giovedì 11 dicembre 2014

FRA EUROPA, "CONSEGUENZE SPIACEVOLI" E 300 (PRESUNTI) MILIARDI...RISCHI DI ILLUSIONE?

Le dichiarazioni attribuite al Presidente della Commissione Europea Juncker sembrano andare in una sola direzione riguardo all'atteggiamento che le autorità europee potrebbero adottare nei confronti dei Paesi colpevoli di procedere a rilento con le cosiddette 'riforme':

"[...] L’Italia e la Francia dovranno attuare senza indugi le promesse di nuove riforme e nuovi sforzi per rientrare nei parametri del Patto di Stabilità Ue, altrimenti 'le conseguenze non saranno piacevoli. [...] Se alle parole non seguiranno i fatti, le conseguenze non saranno piacevoli. [...] Dobbiamo fidarci di italiani e francesi e poi vedremo, probabilmente nel mese di marzo, come è andata [...] senza le misure annunciate, ci sarà un aggravamento della procedura per disavanzo eccessivo. [...]" (Fonte: "Juncker avverte Italia e Francia: 'Senza riforme conseguenze spiacevoli'", La Stampa)

In altre parole, pertanto, l'intero Paese Italia risulta ancora una volta sotto stretta tutela per la realizzazione veloce delle cosiddette 'riforme' funzionali a stimolare od innescare le condizioni per una ripresa economica consistente che latita da troppo tempo nello stivale.
L'impronta data a questa sbandierata necessità viene tracciata dalle autorità europee, delineando prospettive che sembrano andare in una sola direzione. Per illustrare quali potrebbero essere le richieste da ottemperare, sembra opportuno ricondursi (una volta di più?) ai contenuti riassunti in un'intervista concessa qualche giorno fa da Jirky Katainen, VicePresidente della Commissione Europea con deleghe a crescita e competitività:

"[...] Se restano ostacoli burocratici agli investimenti privati, se l’amministrazione è lenta, se ci sono incognite non finanziarie [...]. Le barriere vanno rimosse, [...] gli Stati devono far ordine in casa: 'La risposta non è nel creare nuovo debito, ma nel focalizzarci sulle riforme che servono a stimolare la ripresa [...] Dobbiamo esser sicuri che i Governi continuino l’azione strutturale. In molti Paesi la crescita manca perché non c’è competitività. Servono riforme ovunque [...]. C’è chi deve agire sul mercato del lavoro, chi sulla domanda. Vale quanto Draghi ha detto più volte: la politica monetaria non aiuterà gli stati se essi non saranno capaci di assorbire i fondi messi in circolazione dalla Bce. Non si può fare a meno delle riforme. [...]"

I punti cardine che l'Europa sembra (continuare a) chiedere agli Stati sono quelli richiamati sostanzialmente in una serie di macro-aree: rimozione o quantomeno riduzione delle burocrazie, aumento della competitività interna, azioni sul mercato del lavoro e sul rapporto fra domanda ed offerta su scala anche sovranazionale.
Con questi interventi i vincoli economici potrebbero subire un allentamento.
Senza gli stessi, invece, gli stessi potrebbero subire un aggravamento.
Sono questi i programmi a cui si richiamano le cosiddette "conseguenze non piacevoli" riferite da Juncker? Di quale e quanta credibilità può disporre il neo-eletto Presidente della Commissione, a fronte di una precedente esperienza politica non certo esente da questioni eticamente discutibili? Anche se magari legislativamente tollerate e regolari(zzate?). (cfr. "Lussemburgo, il buco nero delle tasse", L'Espresso)
Sarebbe lo stesso Juncker a doversi ricordare qualcosa che, al netto delle parole attribuite/effettivamente pronunciate, sembra essersi enormemente allontanato dalle consapevolezze che le stesse autorità nutrono nei confronti della società circostante.
Per introdurre questo concetto, in teoria tanto palese quanto lampante, è possibile impiegare in termini efficaci le parole contenute nell'articolo "L'Europa stupida", proveniente dal blog "Piovono rane" tenuto dal giornalista Alessandro Gilioli. E' possibile infatti leggere quanto segue:

"[...] Lasciamo perdere il fatto che esce dalla bocca di un uomo che ha passato gli ultimi 18 anni [...] a far evadere le tasse ad aziende milionarie, che quindi [...] hanno ulteriormente eroso le casse comuni dei Paesi che oggi minaccia: questo particolare è [...] un risvolto grottesco di tutta la vicenda. Al centro della quale c’è invece un’istituzione – l’Europa [...] – che era nata per idealismo al limite dell’utopia [...] settant’anni fa: e che oggi è odiata dalla gran parte dei suoi cittadini, vista come centro burodirezionale di odiose imposizioni, bislacchi divieti e soprattutto regole dimostrataesi fallimentari. [...]"

Su questo punto, pertanto, appare inevitabile l'innestarsi di un cortocircuito tanto pericoloso quanto pericolante per l'intera architettura europea che questo uomo si propone di rappresentare (seppur con tutte le inevitabili diversità ed accezioni del caso).
La necessità di sbandierare le già citate "conseguenze spiacevoli" risuona come una tanto ulteriore quanto inutile provocazione di fronte ad una popolazione che, fra disinformazione colpevole e non voluta, continua a vivere in preda ad una serie infinita di politiche economiche prepotentemente restrittive. Volendo essere meno retorici e maggiormente analitici, è possibile porsi l'obiettivo di qualificare una ulteriore critica nei confronti dell'attuale Presidente della Commissione Europea. Grazie a quale progetto/slogan è stato infatti portato in un ruolo tanto visibile ed importante?
Per rispondere a questa domanda è sufficiente esaminare il documento "Mettere in moto l'Europa: punti salienti del discorso del Presidente eletto Juncker al Parlamento europeo", visionabile dal sito dello stesso Parlamento Europeo:

"[...] È giunto il momento di stringere un 'grande patto', di creare una [...] coalizione di paesi e tra le principali parti politiche che insieme lavoreranno intorno a una struttura a tre pilastri: riforme strutturali, credibilità di bilancio e investimenti. [...] Non credo nei miracoli: a Bruxelles non abbiamo la bacchetta magica o il pulsante della crescita. Le riforme strutturali, la credibilità di bilancio e gli investimenti a livello nazionale e europeo devono andare di pari passo.' [...] Siamo di fronte a una carenza di investimenti e dobbiamo adoperarci per colmarla.
L'Europa può contribuire a questo scopo. [...] intendo presentare un ambizioso pacchetto di misure per l'occupazione, la crescita e la competitività di 300 miliardi di euro. [...]"

Questo "ambizioso pacchetto" è da settimane sbandierato come fulcro della trattativa che ha condotto, nelle sedi continentali, a far convergere socialisti e popolari sull'elezione dello stesso Juncker a Presidente della Commissione. Al netto delle sbandierate "conseguenze spiacevoli" a cui potrebbero andare incontro gli Stati reprobi, poco o nulla è stato detto sull'entità di questo tanto esaltato (quanto forse poco esaltante?) piano per il riavvio della crescita su scala continentale. A quali altre "conseguenze spiacevoli" potrebbero andare incontro i leader che non presteranno fede alle loro "promesse"? A questa domanda servirebbe rispondere, valorizzando al massimo possibile i contenuti piuttosto che il contenitore.
Quali reali esigenze si nascondono dietro a questo ambizioso pacchetto che sembra abbia caratterizzato il punto più alto e profondo di offerta politica in un momento di crisi tragicamente senza via di uscita definitiva? Su questa domanda, più o meno direttamente, non sembrano essere state gettate luci pe(n)santi ed utili a rendere consapevolezza della necessaria svolta da imprimere all'intero continente.
Da una prima lettura degli intenti, appare una evidente consapevolezza di immettere immense quantità di liquidità per ottemperare alla necessità di sbloccare l'attuale situazione di stallo pressochè imperante. L'immissione di una cifra prossima a 300 miliardi di Euro potrebbe forse essere la panacea necessaria ad innescare un circolo vizioso utile al rivitalizzare la crescita?
Tale riflessione potrebbe valere se, a maggior ragione, si volessero considerare gli andamenti riscontrati dagli investimenti su scala continentale dall'inizio della crisi mondiale ad oggi. Riprendendo una dichiarazione attribuita a Mario Draghi, pertanto, è possibile riportare quanto segue:

"[...] Il calo degli investimenti delle imprese osservato dal 2008 nell’area [...] è molto più marcato che nei cicli economici precedenti [...] dal livello massimo a quello minimo sono diminuiti di circa il 20%, contro il 15% registrato durante la recessione del 1992. Dal 2008 nell’area dell’euro gli investimenti delle imprese mostrano soltanto un lieve miglioramento, mentre negli Stati Uniti superano ormai il livello anteriore alla crisi. [...]"
(Fonte: "Draghi: 'In Europa investimenti carenti. Per ripartire rafforzare politiche strutturali'", Il Fatto Quotidiano)

Le cifre di questo crollo sono definite su scala macro-economica dallo stesso Juncker, internamente alla sintesi fatta relativamente al suo discorso da Presidente eletto: vengono definite infatti riduzioni cumulate pari a circa 500 miliardi di Euro, dall'anno 2007 nel quale venne registrato l'ultimo picco.
A fronte di questi dati, pertanto, emerge spontaneo capire quanto i promessi 300 miliardi potrebbero essere utili. In chiave tanto teorica quanto improbabile, ovviamente. Questo vale perché, richiamandosi al precedente presidente, le premesse non sarebbero affatto buone:

"[...] abbiamo chiesto ai capi di Stato e di governo di attuare rapidamente il patto per la crescita e l'occupazione. [...] a distanza di mesi 'questo patto per la crescita e l'occupazione, con il suo pacchetto da 120 miliardi di euro, ancora non e' stato messo in atto. [...]"
(Fonte: "Crisi: Barroso, non è finita. Attuare piano per crescita", altalex.com)

Era già stato promesso e poi disatteso un primo piano, formulato dall'ex Presidente Barroso. Cosa ne potrebbe essere di questo (ri?)proposto piano di investimenti per scongiurare un riacutizzarsi della crisi economico-finanziaria? Scendendo maggiormente nel dettaglio, è possibile chiedersi quanti di questi fantomatici 300 miliardi risultino effettivamente disponibili ed economicamente esercitabili nel contesto di crisi attuale.
Queste domande, implicitamente molto più importanti, sembrano sgonfiare enormemente il piano di investimenti promosso (e sloganizzato a più non posso) dal neo-eletto Presidente. Analizzando qualche voce critica, è infatti possibile avere un quadro non proprio ottimistico sulla natura del provvedimento realizzatosi:

"[...] Il piano si fonda su 21 miliardi di capitale pubblico (garanzie del bilancio europeo per 16 miliardi, altri 5 miliardi arrivano dalla Banca europea per gli investimenti - Bei). Questi fondi, in virtù di un effetto leva dichiarato di 1 a 15, sarebbero a loro volta in grado di mobilitare complessivamente 315 miliardi di investimenti. [...] la Commissione Juncker stima che per ogni euro investito dal fondo se ne possano mettere in moto altri 15 da parte dei governi dei Paesi membri e anche da parte dei privati. L'attrattiva [...] si dovrebbe fondare sul fatto che il rischio maggiore degli investimenti si sposta sulle garanzie pubbliche. I documenti pubblicati dalla Commissione spiegano l'effetto moltiplicatore applicandolo ad esempio all'attività della Bei. Il fondo europeo farebbe da protezione per nuove attività della Bei: 1 euro aprirebbe alla possibilità di investire da parte della Bei 3 euro in prestiti subordinati, debito a lungo termine con livelli di rischio più elevati o azioni in determinati progetti. [...] questi permetterebbero ai privati di investire 5 euro nelle tranche di debito senior, più sicuro, di quegli stessi progetti: di lì l'effetto leva complessivo di 1 a 15. Dalla Commissione ricordano che si tratta di una stima prudenziale: l'aumento di capitale della Bei del 2013 aveva un effetto leva stimato in 1:18 e il fondo dedicato alle Pmi ha avuto un effetto di 1:20. Ancora da Bruxelles stimano, nel complesso, un'aggiunta di 330-410 miliardi al Pil Ue dei prossimi tre anni. [...]"
(Fonte: "Juncker: 'L'Europa volta pagina". I fondi degli Stati fuori dal Patto', La Repubblica)

In altre parole, semplificando il più possibile, quanti e quali potrebbero essere gli aspetti fortemente critici di questo modello di previsione economico-finanziaria? Rispondendo in maniera divulgativa, è possibile fare riferimento a quanto riportato nel seguito:

"[...] i soldi veri racimolati [...] nel bilancio Ue non sono più di 2 miliardi di euro, a cui si aggiungono 5 miliardi che la Banca europea degli investimenti metterà in un apposito Fondo strategico e [...] altri 14 [...] fra quelli già stanziati per lo sviluppo.
L'intero processo appare lento e macchinoso, ma [...] il vero problema è che l'effetto-leva [...] è inverosimile e improponibile. 
In tutto, la Ue mette a disposizione 21 miliardi di euro, che dovrebbero mobilitare investimenti per quasi 300 miliardi. [...]
il Fondo strategico dovrebbe raccogliere 14 euro di capitali privati per ogni euro che mette a disposizione [...].
"Non ci risulta - scrive Boeri - che fondi di investimento pubblico siano mai riusciti ad attivare una leva finanziaria superiore a 3 a 1, anche ai tempi della finanza allegra". Per i privati che investono, i rischi sarebbero assai alti.
Il Fondo Ue copre le prime perdite dell'investimento, ma, siccome i fondi Ue non arrivano neanche al 7 per cento dell'investimento complessivo, basta una perdita superiore al 7 per cento per spazzare via le garanzie pubbliche. Il resto della perdita ricadrebbe completamente sui privati. [...] Gros spiega che anche quei 21 miliardi di fondi Ue sono [...] una frittata rivoltata.
Infatti, 8 miliardi di euro sono non nuovi capitali, ma garanzie di copertura che [...] erano già previste.
E altri 8 miliardi ugualmente non sono soldi freschi, ma ne hanno solo l'apparenza: si tratta di risorse ottenute tagliando i fondi già previsti per la ricerca o per lo sviluppo delle reti informatiche, cioè alcune delle principali finalità del Fondo strategico. Se i primi 8 miliardi sono il gioco di specchi, questo è il trucco delle tre carte. Neanche gli ultimi 5 miliardi previsti, quelli che dovrebbe mettere la Bei, si capisce da dove vengano, dato che nessuno parla di una ricapitalizzazione dell'istituto. [...]" (Fonte: "Il piano Juncker per la crescita diventa solo un alibi", La Repubblica)

Le "larghe intese" stipulate in sede Europea potrebbero quindi fondarsi su un qualche cosa di ingigantito e/o non corrispondente alle aspettative?
La tendenziale risposta affermativa da dare a questa domanda si definisce osservando ulteriormente i confini attribuiti al piano, ponendo particolare attenzione al contenuto sintetico affidato alla coppia di parole "effetto leva":

"[...] Possibilità di effettuare un investimento che riguarda un elevato ammontare di risorse finanziarie, con un basso tasso di capitale effettivamente impiegato. [...]" (Fonte: morningstar.it)

In altre parole, pertanto, il rapporto di liquidità effettivamente smobilitate sarebbe, includendo tutte le voci, compreso in un intervallo oscillante fra 2 e 14 miliardi di Euro circa. Tali livelli, se confrontati con l'ammontare inizialmente sbandierato, si attestano su cifre percentuali comprese fra lo 0,7% ed il 4,7%. Non sembra essere un pò poco, per un piano che si pone l'obiettivo di trascinare un continente intero fuori dalla crisi economica più grande e grave che l'intera umanità abbia conosciuto mai? Al netto dei punti di vista, la sensazione è che sarebbe necessario avere qualche arma in più da spendere ed utilizzare per dirimere scelte importanti. Per imprimere una radicale svolta al continente intero, dunque. (cfr., per analisi grafiche: http://ftalphaville.ft.com/files/2014/11/Screen-Shot-2014-11-27-at-08.41.22.png)
Il significato più realistico che sembra essere attribuibile all'intero piano risulta richiamato in un articolo presente nel blog phastidio.net:

"[...] Quella che doveva essere una bomba è in realtà un petardo fradicio. [...]"
(Fonte: "Eran 300, deboli e finti", phastidio.net)

A fronte di queste premesse, quali sono state le risposte realmente riscontratesi da parte dei vari stakeholder europei? Quale è stata la risposta potenziale a questo piano di (sbandierati) investimenti, su scala continentale? Per rispondere a queste domande è sufficiente leggere quanto richiamato nel seguito, in termini estesi:

"[...] Gli Stati membri [...] hanno presentato 2.000 proposte di progetto per il finanziamento [...] I 2.000 progetti hanno un valore complessivo di circa 1,3 trilioni di euro, dicono fonti comunitarie. La Banca europea per gli investimenti (Bei) si occuperà di stabilire quali progetti potranno essere finanziati, in modo che la decisione non sia politicizzata [...]"
(Fonte: "Piano Juncker, pioggia di progetti dagli Stati membri: oltre 2mila richieste di finanziamento", La Repubblica)

Rispetto agli intenti iniziali, le aspettative nei confronti di questo piano sono notevoli.
Sono state infatti fatte richieste superiori di oltre tre milioni di volte rispetto agli intenti dimostrati, quantomeno a parole.
Restano, nonostante tutto, tantissime domande: quanti di questi miliardi risulteranno concretamente ed effettivamente smobilitati e/o smobilitabili?
Quanta validità potrà avere l'effetto leva, essenziale per la buona riuscita del piano di (soli?) buoni intenti?
A quali "conseguenze spiacevoli" potrebbero andare incontro gli autori di promesse disattese?
Vale davvero la pena fondare le "larghe intese" continentali su un progetto che sembra fare così tanta acqua ed avere così tante lacune o quantomeno punti di forte incertezza? Le analisi ulteriori ed i punti di vista non si sprecano, in un momento storico prepotentemente bisognoso di miglioramenti.
Rapidi e, purtroppo, non ulteriormente rimandabili.

Fonte immagine: wired.it


mercoledì 10 dicembre 2014

A PROPOSITO DI VITA...E DI (IN)EVITABILI RIPETIZIONI

"[...] E tu dici una bussola, dovevi almeno portarla con te,/ una bussola potevi almeno spiegarmelo come si usa [...] Ci sono amori che non si ricordano/ e baci che non si dimenticano,/ 
persone che passano e non si salutano e sputano,/ e cani bianchi che a volte ritornano./ 
E tu dici la vita dovevi almeno capire perché,/ 
la vita, il tempo che cambia col vento che arriva/ quest'anima stanca che pure respira/ 
quest'angolo piatto che gira, quest'anima/ dolce e cattiva, che dice 'guardami'/ 
dice 'perché non parli...?' [...] Saranno trent'anni che passo da qua,/ 
e adesso fai finta di non riconoscermi./ 
Ma guarda la gente che salti mortali che fa/ e quanti nani sui trampoli, e tu dici:/ 
'Perdonami... ma non credevo che fossi tu, perdonami...'/ 
Va bene perdonami, però perdonami cosa?/ 
E tu dici 'La vita' [...] questa scatola vuota/ 
quest'anima nuda, questa retta finita,/ 
quest'acqua che corre veloce in salita,/ 
quest'anima forte e ferita [...]"
("La linea della vita", F.De Gregori)


lunedì 8 dicembre 2014

CONSIDERAZIONI SU VALORE ED IMPORTANZA DELLA FILOSOFIA DELLA SCIENZA...

"[...] Che cos'è la scienza? [...] tutti sanno che discipline come la fisica, la chimica e la biologia fanno parte della scienza; mentre arte, musica e teologia ne sono escluse. 
Quando però ci chiediamo [...] che cosa sia la scienza non è questo il tipo di risposta che cerchiamo. Non chiediamo una mera lista delle attività che sono di solito chiamate 'scienza'.
Piuttosto ci stiamo interrogando sulla caratteristica comune condivisa da tutte le attività della lista. 
Ovvero su ciò che rende qualcosa una scienza. [...] non si tratta di una domanda banale. [...]
Non è forse vero che la scienza è il tentativo di comprendere, spiegare e prevedere lo sviluppo del mondo in cui viviamo? Questa è certamente una risposta ragionevole; ma è anche completa?
Dopo tutto anche le [...] religioni tentano di comprendere e spiegare il mondo, ma non sono considerate in genere come settori della scienza.
Analogamente, l'astrologia e la lettura del destino sono tentativi di prevedere il futuro, ma la maggioranza delle persone non descriverebbe queste attività come scienza. 
Oppure consideriamo la storia: gli storici cercano di comprendere e spiegare ciò che è accaduto nel passato. Ma la storia è normalmente classificata tra le discipline umanistiche e non tra quelle scientifiche. Molti ritengono che le caratteristiche [...] della scienza risiedano nei metodi particolari che gli scienziati usano nelle loro investigazioni del mondo. 
[...] molte scienze utilizzano specifici metodi di indagine, che non ritroviamo nelle discipline non scientifiche. [...] Non tutte le scienze sono sperimentali, però. [...]
Un'altra caratteristica importante della scienza è la costruzione di teorie. 
Gli scienziati non si limitano a registrare in un libro i risultati di esperimenti e osservazioni - di solito il loro intento è spiegare questi risultati nei termini di una teoria generale. 
Non è sempre facile farlo, ma ci sono stati grandi successi, e uno dei problemi principali della filosofia della scienza è proprio spiegare in che modo tecniche come la sperimentazione, l'osservazione e la costruzione di teorie abbiano permesso agli scienziati di strappare alla natura tanti dei suoi segreti. [...]"



(Fonte: Il primo libro di filosofia della scienza, S.Okasha, Piccola Biblioteca Einaudi)


venerdì 5 dicembre 2014

(C)LIMA, L'AMBIENTE E LA SUA TUTELA NON POSSONO PIU' ATTENDERE

Importanti e pesanti dovranno essere i contenuti ed i provvedimenti che dovranno assumere gli oltre 4mila delegati, rappresentanti di 196 Paesi a livello mondiale, riunitisi a Lima in occasione della ventesima Conferenza delle Parti.
La tutela e la prevenzione del patrimonio ambientale sono argomenti tanto importanti quanto tremendamente sottovalutati, nel panorama attuale; servono decisioni che non rimandino all'eterna ricerca del compromesso diplomatico, fatto più per prendere (o perdere, dipende dai punti di vista) tempo che per conseguire risultati importanti sul medio-lungo termine.
Tale vertice dovrebbe essere quindi il meno interlocutorio possibile, avendo come obiettivo quello di spianare la strada e/o minimizzare le difficoltà esistenti in vista del vertice 2015 di Parigi. In vista di tale occorrenza, infatti, si dovrebbe sottoscrivere un nuovo accordo internazionale finalizzato ad andare oltre i canoni previsti dal Protocollo di Kyoto. I tempi per un cambiamento/aggiornamento sembrano essere più che maturi, rispetto alla fine degli anni '90: un cambiamento è tanto urgente quanto imprescindibile da perseguire mediante fatti concreti.
I settori su cui si dovrà riflettere per imporre piani strutturali e concertati a livello mondiale dovranno essere (purtroppo) i soliti, a riprova di una tanto eterna quanto mancata risoluzione delle controversie tematiche fondamentali: tagli ai livelli di emissioni atmosferiche, aumento dell'utilizzo di energie rinnovabili e definizione di metodi pratici per migliorare l'efficienza energetica del patrimonio esistente.
Nonostante le molte premesse e le molt(issim)e ragioni per cui sembra opportuno adoperarsi in maniera sostanziale e non certo formale, allo stato attuale sembra lontano un punto di incontro utile a superare le divergenze. Riportando infatti parole attribuite a delegati chiamati a rappresentare il Wwf, è possibile riportare quanto definito nel seguito:

"[...] Le trattative non sembrano aver cambiato passo. [...] I negoziatori non hanno ricevuto un mandato molto diverso da quello degli altri anni e stanno qui a fronteggiarsi secondo canoni visti già molte altre volte. Da una parte abbiamo bisogno ella riduzione delle emissioni a qualunque costo, tra l'altro a un costo più basso del previsto per evitare il cambiamento climatico. La seconda parte del problema riguarda l'equità, [...] le riduzioni vanno fatte in modo equo tenendo conto della situazione dei paesi e va tenuto conto della responsabilità storica e [...] devono partecipare di più i paesi che inquinano di più. Siamo coscienti che i negoziati sono difficili ma d'altronde abbiamo una sola scelta. Questa è una sfida comune, ma secondo me sarebbe importante che i cittadini del mondo sentano che questa è una sfida comunque. [...]" (Fonte: intervista a M.Midulla, ecoblog.it)

Il cambio di passo avrebbe potuto ricalcare, quantomeno negli intenti, le premesse parzialmente intraviste nel recente accordo fra Usa e Cina; tali Stati rappresentano, sia per estensione che per evidenti ragioni socio-economiche, il 42%-45% delle emissioni totali registrate a livello mondiale.
Da questo punto in poi, sono stati declinati i termini dell'accordo sottoscritto:

"[...] Usa e Cina hanno raggiunto un accordo per ridurre le emissioni di gas serra. [...] Lo storico accordo [...] prevede nuovi obiettivi di riduzione delle emissioni di carbonio degli Usa e l'impegno della Cina di fermarne l'aumento entro il 2030. L'amministrazione Usa si è impegnata a ridurre le emissioni del 25-28 % entro il 2025, sulla base dei dati fissati nel 2005. [...]" (Fonte: repubblica.it)

I punti deboli permangono anche in questo impegno che, nonostante tutte le formalità del caso, sembra avere più di qualche crepa nel merito: quanto saprà essere formale e non strutturale nel tempo? Riuscirà ad incidere nel tessuto micro-economico enormemente difficile da inseguire per la grande complessità dei Paesi sottoscrittori? Quanto riuscirà ad incidere l'azione del Presidente Obama, avendo lo stesso perso il controllo sostanziale dei provvedimenti attuabili a vantaggio repubblicano? Larga parte di queste domande potrebbe trovare conferma in ulteriori aspetti tanto critici quanto (a rigor di logica) necessari da risolvere:

"[...] i tagli promessi sono alquanto modesti. Gli Usa promettono una sforbiciata del 26-28% (rispetto però ai livelli del 2005) entro il 2025, mentre la Cina ha promesso che raggiungerà il proprio picco di emissioni nel 2030 e che dopo quella data si impegna a far calare i gas serra. [...] pare impossibile che i due paesi si impegnino per attuare tagli più corposi in tempi più stretti. [...]" (Fonte: panorama.it)

Al netto di ostacoli e punti di vista, comunque, il summit di Lima dovrà essere più sostanziale che interlocutorio. Questo in vista, soprattutto, della (si spera) definitiva sottoscrizione in vista dell'accordo di Parigi previsto per l'anno 2015.
Oltre agli aspetti afferenti alla tutela ambientale in fatto di emissioni e riduzione di sprechi, sembra essenziale e dirimente strutturare anche importanti provvedimenti sul fronte economico-finanziario. Implicito è, in questo caso, il riferimento ai contenuti previsti internamente al cosiddetto "Fondo Verde":

"[...] Esiste [...] un Fondo Verde per il clima dell'Onu che punta a raccogliere 10 miliardi di dollari entro la fine del 2014, ma per adesso è fermo a 9,4. Una cifra che i rappresentanti dei paesi poveri giudicano risibile, chiedendo lo stanziamento di almeno 15 miliardi. Come si vede siamo in ogni caso [...] lontanissimi da quei 100 miliardi l'anno il cui stanziamento era stato promesso alla fine della Conferenza sul clima di Copenaghen del 2009 entro il 2020. I soldi servono a sviluppare un'economia verde nei paesi poveri [...] con il doppio obiettivo di far uscire milioni di persone dalla povertà e promuovere uno sviluppo a basso tasso di carbonio. Più benessere con meno emissioni, insomma. [...]" (Fonte: panorama.it)

Il dualismo dovrebbe riguardare, nei fatti, le necessità contemporanee di definire percorsi votati a tutelare i Paesi poveri e far pagare ai Paesi emergenti una parte più o meno consistente dei loro vantaggi cumulati in tema di sviluppo economico ed abbattimento dei livelli di tutela ambientale per favorire la stessa crescita economica. L'opinione di Legambiente muove infatti nella direzione di valutare tutele e sicurezze proprio per un argomento come questo, tremendamente complicato da bilanciare e dirimere nella sostanza dei fatti:

"[...] A Lima vedremo se i Governi hanno recepito [...] il messaggio chiaro e forte che viene dai cittadini e dal mondo scientifico e se finalmente passeranno dalle parole all'azione. Sembrano esserci le condizioni affinché superino le incomprensioni del passato e  definiscano una prima bozza del nuovo accordo, in modo da avere tutto il prossimo anno per concordare nei dettagli il testo finale da sottoscrivere a Parigi. [...]
Al centro dell’agenda della Cop20 di Lima vi è la messa a punto del testo negoziale per il nuovo accordo globale sul clima da sottoscrivere il prossimo dicembre 2015 a Parigi. Il nuovo accordo globale sul clima sarà poi operativo solo a partire dal 2020 secondo quanto già concordato nel 2011 a Durban. [...] come evidenzia il recente 'Emission Gap Report' [...] gli impegni di riduzione delle emissioni al 2020 assunti finora sono insufficienti [...] a garantire il rispetto a costi accettabili della soglia critica dei 2°C.  Bisogna adottare subito [...] un piano d’azione per colmare il divario fondato sullo sviluppo delle rinnovabili e l’efficienza energetica, altrimenti più tarderemo a ridurre le emissioni, più alti saranno i costi che dovremo sopportare in futuro. [...]"
(Fonte: greenreport.it)

Al netto di questi e di moltissimi altri possibili dati e punti di vista, pertanto, emerge come imperativa e prevalente la necessità di trarre provvedimenti pesanti per invertire la rotta di quella che sembra una pericolante e pericolosa china. Provvedimenti tanto pesanti quanto concreti, dunque.
Clima e prevenzione ambientale non possono più aspettare, in alcun modo. Senza affidarsi a dualismi e/o polifonie diplomatiche dalla dubbia efficacia.



Per saperne di più:

"Clima, il vertice Onu di Lima in 7 punti", M.Buonadonna, panorama.it
(http://www.panorama.it/scienza/green/clima-onu-vertice/#gallery-0=slide-8)

"Clima, alla COP20 negoziati rigidi", M.Perotta, ecoblog.it
(http://www.ecoblog.it/post/140276/clima-alla-cop20-negoziati-rigidi-intervista-hangout-da-lima-a-mariagrazia-midulla-responsabile-wwf)

"Cambiamenti climatici, accordo tra Cina e Usa per azione globale", ecoblog.it
(http://www.ecoblog.it/post/139344/cambiamenti-climatici-accordo-tra-cina-e-usa-per-azione-globale-i-commenti-di-greenpeace-kyoto-club-e-legambiente)

"Ue,avanti tutta a Lima per accordo vincolante su CO2", ansa.it
(http://www.ansa.it/web/notizie/canali/energiaeambiente/clima/2014/11/30/ueavanti-tutta-a-lima-per-accordo-vincolante-su-co2-_bc1ee641-dd89-4eb5-a887-41970963d27e.html)

"Clima, Legambiente: 'Lima occasione per colmare gap fiducia tra paesi industrializzati e non'", greenreport.it
(http://www.greenreport.it/news/clima/clima-legambiente-lima-occasione-per-colmare-gap-fiducia-paesi-industrializzati-non/#prettyPhoto)

"Clima: al via i negoziati ONU a Lima, presenti oltre 190 Paesi", meteoweb.eu
(http://www.meteoweb.eu/2014/12/clima-via-i-negoziati-onu-lima-presenti-190-paesi/358583/)

"Gas serra, Usa e Cina s'impegnano a ridurre le emissioni 'entro il 2030'", repubblica.it
(http://www.repubblica.it/ambiente/2014/11/12/news/gas_serra_usa_e_cina_s_impegnano_a_ridurre_le_emissioni_entro_il_2030-100336891/)

giovedì 4 dicembre 2014

CAMBIARE E RINNOVARE...IMPIEGANDO (ANCHE) "SPADE MORALI"


"[...] brothers and sisters listen to me/ These are the few things that I leave to thee/ 
The sword of our fathers with lessons hard taught/ 
The shield strong and sturdy from battles well fought/ 
Well this is your sword, this is your shield/ 
This is the power of love revealed/ 
Carry them with you wherever you go/ 
And give all the love that you have in your soul [...]"

mercoledì 3 dicembre 2014

FRA QUOTIDIANA PAURA ED INDIFFERENZA, INSEGUENDO UNA QUALCHE FORMA DI "MOSTRO"...



"[...] Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. [...] 
Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente,
ma nessuno o pochi si domandano: 
se avessi fatto anch'io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà,
sarebbe successo ciò che è successo? [...] 
Vivo, sono partigiano. 
Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti. [...]"

(A.Gramsci, cit.)

domenica 30 novembre 2014

A PROPOSITO DI DEMOCRAZIA, FRA TEORIA E PRATICA...

"[...] Democrazia è anche accettare una dose sopportabile di ingiustizia per evitare ingiustizie maggiori. [...]" (U.Eco, "A passo di gambero" - 2006)

"[...] Il nostro mondo, il mondo delle democrazie occidentali, non è certamente il migliore di tutti i mondi pensabili o logicamente possibili, ma è tuttavia il migliore di tutti i mondi politici della cui esistenza storica siamo a conoscenza. [...]"
(K.Popper, "Tutta la vita è risolvere problemi" - 1994)

"[...] Una delle virtù della democrazia, ineliminabile, consiste nel fatto che ciascuno deve essere esposto alla maggior quantità possibile di opinioni diverse. [...]"
(S.Rodotà, "Valori, laicità, identità" - 2006)

"[...] Il mio ideale politico è la democrazia. Che ogni uomo sia rispettato come individuo e che nessuno venga idolatrato. E' un'ironia del destino che io stesso sia stato fatto oggetto di eccessiva ammirazione e rispetto dai miei consimili, senza alcun pregio o difetto da parte mia. 
La causa di ciò potrebbe essere il desiderio [...] di capire quel paio di idee che le mie deboli forze hanno raggiunto attraverso incessanti fatiche. 
Sono assolutamente consapevole che per il successo di qualsiasi impresa complessa sia necessario che uno sia colui che pensa, che diriga e che [...] porti la responsabilità. Ma coloro che vengono guidati non devono essere obbligati, devono poter scegliere la loro guida. 
Un sistema autocratico di coercizione [...] degenera ben presto. 
Perché la forza attrae uomini di bassa moralità e io credo che sia una regola invariabile che a tiranni geniali seguano dei farabutti. [...]" 
(A.Einstein, "Il mondo come io lo vedo")


venerdì 28 novembre 2014

"IL CAFFE' AMARO": FRA COSTITUZIONE, SINISTRA, FUTURO E DISSIDENZA COSTRUTTIVA

Attraverso quali vie può essere possibile esercitare una consapevole dissidenza costruttiva in un contesto terribilmente votato all'appiattimento quasi assoluto come quello attuale? Sbaglia forse chi continua a perseverare nel proporre una strada differente con la quale (provare a) progettare un domani, in un periodo socio-economico di tremende arretratezze ed incertezze? Qualsiasi tentativo di discussione appare sprecato, in un contesto come questo nel quale va prendendo sempre più piede una terribile carenza di prospettive differenti a quelle di chi sembra sparare slogan a più non posso.
Il punto più importante su cui concentrarsi, nell'analisi di questioni simili, potrebbe riguardare la necessità di ridiscutere enormemente su una grandissima serie di argomenti, focalizzandosi maggiormente sul contesto politico e partitico delle questioni: coinvolgimento di una platea elettorale sempre più nauseata e distante, pragmatismo rinnovato nella definizione di programmi e progetti realmente compatibili con le disponibilità economiche, validità della cosiddetta "disciplina di Partito" applicata in un modo non attualizzato alle disponibilità comunicative attuali, profonda e radicale trasformazione del sistema partitico al fine di concorrere ad aumentarne maggiormente i margini di partecipazione e discussione, [...].
Si dovrebbe trattare di provare, al netto dei punti di vista differenti, ad attualizzare e rendere maggiormente moderno l'Articolo 49 della Costituzione italiana tanto celebrata ed ammirata (solo a parole?) da moltissimi:

"[...] Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale. [...]"

Che ne rimane del "metodo democratico" polifonicamente inteso in un contesto nel quale le voci divergenti vengono derubricate a semplice brusio, facendo altresì trovare immediata esecutività (o presunta tale) a diktat sferzanti pronunciati da chi magari sembra avere più carisma e capacità comunicativa che idee e competenze reali? In un contesto nel quale la politica nazionale appare per molti sideralmente distante dalla vita quotidiana di moltissimi, sia la sfiducia che la rabbia verso il sistema partitico rischiano di abbattere la solidità di un sistema che dovrebbe garantire sostenibilità e futuro collettivo.
Condizionale obbligatorio, visti alcuni tristi precedenti.
In questo caos di immense problematiche e di drammatica ricerca di soluzioni adeguate, risulta necessario interrogarsi.
E, a maggior ragione, interrogare voci consapevoli che siano attualmente protagoniste dei vari fuochi incrociati che concorrono ad annullare le possibilità di "visione alternativa" precedentemente e sommariamente descritte.
Risulta interessante, a questo proposito, leggere il breve libro-intervista al Parlamentare Corradino Mineo intitolato "Il caffè amaro - Costituzione, Sinistra, Futuro", scritto a "quattro mani" da Roberto Bertoni e Andrea Costi. A prescindere dal contesto, colpisce sin da subito la premessa richiamata in fondo al libro edito da Imprimatur editore:

"[...] La sinistra deve ritrovare l'anima che ha perduto.
Una visione del mondo e della storia che il neoliberismo trionfante le ha sottratto. 
Deve riscoprire l'orgoglio del suo destino, smettere di temere le sfide della mondializzazione e della crisi del capitalismo... ma poco può fare una Sinistra divisa e frastornata da molte sconfitte. Può però battersi [...] perché la nostra democrazia rappresentativa e liberale, certo imperfetta, non venga travolta e sostituita dalla delega a un uomo solo al comando. [...]"

Si cercano risposte in primo luogo dalla (vera o presunta) Sinistra, per una lunghissima serie di motivazioni che questa crisi socio-economica ha riportato e sta riportando agli onori della cronaca: impostazione di politiche mirate non alla conservazione del consenso ma orientate alla tutela reale di una platea di persone socialmente esposte al "vento" di infinite condizioni avverse, definizione di rinnovati metodi partecipativi con cui ricostruire la società e/o tutelare l'immenso patrimonio ambientale in disfacimento come neve al sole, [...].
Sono moltissime le "voci" nei confronti delle quali la Sinistra avrebbe il dovere di rivendicare la propria esperienza ma, soprattutto, di indicare una rotta differente sulla base di proteste realmente pe(n)santi e consapevoli.
Al netto di questi punti di vista, infatti, gli autori della presente intervista definiscono i confini nei quali articolare il dibattito racchiuso fra le pagine stesse del libro in questione:

"[...] Un'intervista serrata, in cui Corradino Mineo si racconta e racconta la sua esperienza - di giornalista prima, di Senatore poi - senza mezzi termini e senza risparmiare nessuno. Un focus originale sull'evoluzione della politica italiana dagli anni Novanta in poi. 
Un'analisi del cambiamento radicale di comportamenti e ruoli conseguenti alla 'crisi delle ideologie'. E il tutto con l'efficacia comunicativa di un grande giornalista. [...]"

Il periodo di crisi delle ideologie e della scarsa efficacia profusa nella realizzazione di una differente proposta programmatico-culturale appare chiara, sin dalle prime righe della presente opera:

"[...] Un caffè amaro [...]. Al primo sorso l'aroma dei diritti, della libertà d'informazione, delle difficoltà della Rai e della necessità di una seria ristrutturazione aziendale nel senso di maggiore innovazione, maggiore apertura alle nuove tecnologie, maggiore investimento sulle idee e sui talenti. Al secondo sorso l'aroma [...] della nuova e non sempre facile dimensione di Senatore della Repubblica. Al terzo il gusto decisamento amaro dell'attualità politica. 
Il caffè [...] ci aiuta a riflettere sul passato, sul presente e sul futuro dell'informazione e dell'azienda nella quale ha lavorato per oltre trent'anni, attraverso il ricordo degli anni della formazione politica, le vicende del '68, i maestri e i compagni di lotta, primo fra tutti Peppino Impastato; il gusto amaro ci aiuta a capire meglio, attraverso un'analisi chiara e precisa, molte questioni che Matteo Renzi tende spesso a eludere o ad affidare all'insufficiente rapidità di un tweet. [...]"

In un contesto ripido e difficoltoso come quello attuale, la spinta al miglioramento proveniente da voci critiche dovrebbe essere valutata nella sua interezza, senza bollare chi cerca di alzare e/o arricchire il dibattito con svariati epiteti dall'indubbia efficacia (solo) comunicativa (per una buona fetta di ascoltanti inconsapevoli e purtroppo spesso disinformati): gufi, rosiconi, professoroni, [...].
Gli argomenti entro cui riabilitare la politica prima che sia troppo tardi (sempre ammesso che non lo sia già) sono, al netto dei fatti, quelli richiamati nel seguito dal presente testo in esame:

"[...] Il lavoro e l'Europa, la Costituzione e la dignità delle persone, il disastrato Pd siciliano e il futuro della Sinistra, i diritti di cittadinanza e le analisi del Professor Piketty, le nuove frontiere dell'informazione e le speranze tradite delle giovani generazioni, le disuguaglianze e i modi per combatterle senza togliere tutele e garanzie a chi oggi ne possiede sempre meno: questo è il caffè che ci offre Mineo, mentre, con forza e coerenza, ribadisce il concetto di come e perché, oggi, stia innanzitutto nella volontà politica di Matteo Renzi [...] l'impegno affinché queste idee e questa visione del mondo possano avere ancora una rappresentanza nel Pd (oppure siano costrette a migrare altrove a causa dell'eccessivo spostamento a destra  del Partito). [...]"

Fra lettura, dubbi e possibili critiche dovrebbe emergere, nei fatti, quello che si prefigura come un dibattito necessario e pesante da dover intraprendere.
Ad ogni costo, pena la possibilità di assistere ad uno sfaldamento definitivo del sistema partitico prima e democratico poi.


giovedì 27 novembre 2014

SUL VERO FINE DELLA PARTECIPAZIONE, FRA SCUOLA E REALE DEMOCRAZIA...

"[...] D: La partecipazione è alla base della politica, è forse la caratteristica principale di un cittadino che voglia dirsi tale. Ma questo ci porta a un altro argomento di importanza cruciale, che può essere allo stesso tempo la chiusura del cerchio [...]: la formazione di quello stesso cittadino, la sua educazione alla cittadinanza. In una parola, la scuola pubblica. 

R: Avevo sperato nel progetto #labuonascuola, nella consultazione di quel mondo. 
Ma di cosa in realtà stiamo parlando? Sappiamo che saranno assunti centocinquantamila precari, sappiamo che servono soldi per l'edilizia scolastica, sappiamo che il Governo intende rafforzare l'insegnamento delle lingue e aprire le classi tecniche alle imprese perché possano svolgere là una parte dell'apprendistato al lavoro. Tutto qui? 
Qual'è l'idea della riforma che si vuole sottoporre a verifica? Quale analisi sul funzionamento della nostra scuola e dei sistemi di istruzione in altri Paesi simili offriamo al confronto? 
Su cosa chiediamo un sì o un no? Temo che ognuno dirà qualcosa di diverso, magari di geniale, ma non connesso a un progetto, non decisivo. 
Così alla fine il decisore farà quello che aveva già deciso, nel rispetto delle disponibilità di bilancio.
Non ci siamo. Avrei preferito che il Governo presentasse un progetto in pochi punti, che se ne trattasse in tutte le scuole e poi si riunisse una grande Convenzione di studenti, insegnanti, dirigenti e dipendenti per discutere e per votare. 
L'unica partecipazione che serve è quella nella quale il cittadino venga davvero messo nelle condizioni di decidere. La partecipazione delegante mi ricorda i bambini che portano i fiori e recitano la canzonetta davanti al Piccolo Padre, il quale graziosamente ascolta e provvede. 
Io non ci sto. [...]"

(Fonte: Il caffè amaro, C.Mineo - R.Bertoni - A. Costi, Imprimatur Editore)

Fonte immagine: thevortex.it

sabato 22 novembre 2014

ESSERE O NON ESSERE, CITANDO NICCOLO' FABI...IN CHIAVE MODERNA


"[...] È una passione giocosa/ un buon sentimento/ 
uno sguardo e un pensiero/ che non si riposa./ 
È la vita che accade/ è la cura del tempo/ è una grande possibilità./ 
Non è una sfida/ non è una rivalsa/ non è la finzione di essere meglio/ 
non è la vittoria l'applauso del mondo/ 
di ciò che succede il senso profondo [...]"

giovedì 20 novembre 2014

"LA PSICOECONOMIA DI CHARLIE BROWN": COME (RI)COSTRUIRE SOCIETA' ED ESSERE UMANO?

In un tempo di crisi che pare non conoscere sosta, si vanno susseguendo una lunghissima serie di termini che sembrano essere uno più cupo e scuro dell'altro: spread, stagnazione, recessione, deflazione, disoccupazione. Solo per citarne alcuni.
Ciascuna di queste parole viene vissuta, (pur)troppo spesso da chi la ascolta, come risorse economiche (presenti e future) che, dal proprio portafogli, vengono traslate in un buco nero che sembra non lasciare spazio alcuno a possibilità di ripresa alcuna.
Al netto di queste perdite, però, viene troppo spesso (anche volutamente) evasa una domanda chiave da porsi, nell'affrontare una tematica tanto complessa come quella caratteristica di questo momento storico: il perpetuarsi di questo stallo è riconducibile per quanta parte a colpe anche nostre?
Immaginando di osservarci con la giusta dose di autocritica, possiamo dirci veramente esenti da alcun difetto e/o difetto per l'attuale momento socio-economico? Non è questione di fare speculazione su percentuali per trovare chi abbia concorso maggiormente al concretizzarsi di questa infinita serie di peggioramenti, bensì pare il momento di agire con sane consapevolezze per capire quel poco che (come cittadini) sia possibile fare per migliorare lo status quo. La realtà moderna è completamente svincolata dalle nostre volontà?
Quanta influenza possiamo avere nei confronti del mondo esterno, andando ad incidere anche inconsapevolmente su dinamiche (solo apparentemente?) molto più grandi ed incontrollabili di noi? E' da queste prime domande che è possibile partire con adeguate ma pe(n)santi riflessioni, similmente a quanto richiamato nell'opera "La psicoeconomia di Charlie Brown - Strategie per una società più felice", scritto da Matteo Motterlini e pubblicato da Rizzoli Editore. Il filone tanto comunicativo quanto costruttivo per il presente libro si costruisce mediante la presa di consapevolezza di quali siano le ormai inevitabili condizioni attuali, a seguito di un quasi-decennio che ha ormai sconvolto economie e radicalizzato disparità sociali:

"[...] Nessuno vorrebbe essere stressato, inefficiente e con i conti in rosso.
Ma spesso lo siamo: come individui e come Paese. Lo dimostrano la recente crisi e la persistente difficoltà dei Governi a farci 'fare la cosa giusta': inquinare meno, pagare le tasse, andare alle urne, bere con moderazione...
Perché siamo così difficili da governare? Perché si parte dal presupposto che siamo esseri economicamente razionali. Peccato non sia così, come rivelano numerosi esperimenti sul campo e le immagini del cervello in azione. [...]"

Esistono e/o possono essere costruiti meccanismi particolari per provare a controllare/scoprire/regolare/ [...] i comportamenti umani in tempo di crisi e/o di crescita? Quanto siamo consapevoli delle informazioni che quotidianamente diamo "in pasto" alla realtà esterna, magari senza neppure accorgercene?

"[...] se non siamo razionali, dovremmo prenderne atto. Noi come singoli, ma soprattutto la politica e le istituzioni: economia, finanza e policy making. 
Abbiamo bisogno di ricondurre al mondo reale i modelli economici dei manuali su cui abbiamo costruito le fondamenta di un sistema di vita, laoro e commercio che sta collassando. Solo così potremo trovare nuovi strumenti per risolvere i problemi anzichè complicarli. 
I nostri Governi hanno perso abbastanza tempo con le ideologie e i luoghi comuni sugli italiani. 
Se smettessero di presumere che sanno cosa stanno facendo, e cominciassero a verificare l'efficacia di quello che presumono, potremo tutti iniziare a usare la nostra irrazionalità per il nostro bene. E' quella che si va definendo come la teoria [...] del nudge, la 'spinta gentile' per migliorare le nostre decisioni, il comportamento sociale e la convivenza. [...] Le crisi economiche sono 'crisi' in un senso più ampio di quello finanziario. 
Ma per lo stesso motivo i meccanismi che muovono le nostre decisioni in questo campo sono strumenti potentissimi per intervenire su problemi molto più vasti dell'andamento degli indici di Borsa, del PIL e del debito pubblico: problemi che da sempre si pongono i Governi e i popoli. [...]"

Emerge quindi sempre più necessaria l'impellenza di riferirsi in maniera preponderante allo studio delle dinamiche che interessano davvero le persone, studiando veramente a fondo il 'mondo reale' ed eliminando qualsivoglia forma di slogan e/o verità dimensionata ad hoc per eludere spiegazioni complicate e/o scomode. Non è più il tempo di vendere fumo come se fosse soluzione ad un problema di incendio, dunque.
Serve fare un salto di qualità, indagando a fondo attraverso le dinamiche che (pro)muovono i popoli. I popoli e le persone, quotidianamente.
Nell'opera di 'modellazione' della società da analizzare, buona parte dello sforzo di sintesi può essere affidata ai Peanuts, quell'immensa opera che C.M.Schulz ha consegnato al mondo intero in eredità alla fine di una vita straordinaria.
Vita che, per lui in prima persona, ha avuto termine con quella del fumettista: fu lui infatti a morire poco dopo aver dichiarato definitivamente conclusa una fra le esperienze di fumetto filosofico dall'impatto più profondo e devastante che mai potessero essere scritte da mente umana e, per questo, inevitabilmente limitata. E' proprio nello studio di quelle che Umberto Eco definì personcine che trova coronamento l'analisi intrapresa nel presente testo. Dietro a molte delle vignette e alla loro apparente semplicità, infatti, si nascondono concetti che come dardi infuocati riescono a fare breccia nella consapevolezza del lettore contemporaneamente aperto e critico.
Fu lo stesso Eco, infatti, a descrivere Charlie Brown & Co. come prodotto di una mano che era riuscita a mettere su carta le tensioni e le nevrosi di una popolazione intera durante una lunghissima fase storica:

"[...] Schulz scrive e disegna in un' America che ha conosciuto Freud e riconosce le proprie nevrosi [...]. Ma ti dice com' è l' alba, non com' è il presidente.' Non è la contestazione a entrare dentro Charlie Brown, ma il contrario: 'L' America della contestazione esce da Charlie Brown.' [...]"
(Fonte: "Eco celebra i Peanuts - sono meglio di Salinger", La Repubblica - 25/3/2010)

E' proprio attraverso i molti esempi a disposizione che l'autore trova un filo logico per far capire quanto sia possibile progettare (o resettare, dipende dai punti di vista e di vita) una società tremendamente devastata come quella italiana (ma non solo).
La scelta più importante da compiere è (e deve essere, le vie di fuga sono sempre più residuali) quella di abbinare contesti apparentemente lontanissimi fra di loro, ricercando nuove forme per materializzare rinnovate convergenze con cui (ri)definire nuove regole.
Se il mondo è complicato e franoso/franato, ad ogni crisi deve corrispondere un'opportunità di cambiamento o quantomeno di consapevolezza:

"[...] Siamo personaggi da fumetto e non casi da manuale? Non c'è niente di male. 
Anzi, [...] è un presupposto che apre a strategie utili e ad applicazioni sorprendenti. La psicoeconomia di Charlie Brown non è uno schema filosofico, né tantomeno una coperta di Linus, afferrata per confortare lo specialista in un mondo che tanto non funziona e mai funzionerà.  
E' la proposta di un approccio concreto per cambiare in meglio i comportamenti che influenzano il benessere di tutti. [...]"

E psico-economia sia, dunque. Con l'aiuto di coloro che ancora oggi cercano (tramite Lucy) di vendere Psychiatric help alla modica cifra di 5 cents.
Al netto di punti di vista, è dall'intersezione di discipline solo apparentemente lontane fra loro che è possibile ricavare soluzioni o quantomeno strumenti innovativi per 'progettare' tutto (o parte) il (o del) mondo circostante. Leggendo e/o scoprendo che, magari, non siamo poi così insondabili/ingovernabili/non strumentalizzabili/ [...] come potrebbe apparire a prima vista. O anche dopo un esame approfondito. Le consapevolezze da maturare, alla fine della lettura e della scoperta, dovrebbero essere articolabili su due piani differenti; il primo riguarda, inevitabilmente, quelli che hanno oneri ed onori nel potersi definire come 'classe dirigente'.
Senza strumentalizzazioni, slogan e/o mistificazioni:

"[...] una proposta praticabile in tre semplici passi. 
Il primo è creare un ambiente di scelta più ecologico e salutare: bollette e contratti più trasparenti, termostati più intelligenti, mense scolastiche più sane, informazioni più accessibili. E' la rivoluzione del nudge [...]. Il secondo riguarda la politica, che dovrebbe abbandonare i provvedimenti dettati dall'improvvisazione e dall'ideologia per basarsi sull'evidenza dei dati.
Il terzo dipende da noi, perché le 'regole di Charlie Brown' valgono per tutti nelle decisioni di ogni giorno. [...]"

Il terzo passo coincide anche con il secondo piano di analisi e definizione del reale, a cui l'uomo deve attenersi nella maniera più stretta possibile. A patto, però, di concorrere verso la necessità di mettersi in discussione. Anche pesantemente.

"[...] Con la leggerezza delle loro strisce, i Peanuts mostrano che non è possibile affrontare seriamente le questioni della vita se non si è disposti a giocare. Lo stesso vale per l'ecnomia: se vuole sensatamente avere a che fare con noi, deve mettersi in goco sperimentando con la psicologia almeno quanto con la matematica. Non sono solo i tristi calcoli tecnici su inflazione, tassi d'interesse, debito pubblico e disoccupazione che chiediamo alla nuova scienza economica. Ma un metodo analitico per spiegare i fenomeni che ci circondano, a partire [...] dai meccanismi cognitivi che si celano dietro i comportamenti che osserviamo. Per descrivere non il mondo che vorremmo, ma il mondo come è. Molti di noi infatti vorrebbero cambiarlo, ma per riuscirci bisogna prima comprenderlo. [...]"

Senza comprensione non può esserci cambiamento, di nessun tipo possibile. E positivo.


lunedì 17 novembre 2014

PROFONDITA' MUSICALI DIFFERENTI, FRA OCEANO E MARE...


"[...] Frattanto i pesci/ dai quali discendiamo tutti/ assistettero curiosi/ al dramma collettivo/ 
di questo mondo/ che a loro indubbiamente/ doveva sembrar cattivo/ 
E cominciarono a pensare/ nel loro grande mare/ com'è profondo il mare [...] 
E' chiaro/ che il pensiero dà fastidio/ anche se chi pensa/ è muto come un pesce 
[...] e come pesce è difficile da bloccare/ perchè lo protegge il mare/ 
com'è profondo il mare [...]"

(Com'è profondo il mare, L.Dalla)

venerdì 14 novembre 2014

INVESTIRE IN SENTIMENTI E SENSAZIONI...IN OGNI SENSO E #RETE POSSIBILE

"[...] Se le emozioni sono [...] rilevanti nell'influenzare le nostre decisioni, individuali e collettive, non si potrebbe arrivare addirittura a predire l'andamento di un indice borsistico misurando semplicemente l'umore della gente, se è arrabbiata, triste, indignata, felice o tranquilla?
Ovvero: è possibile fare soldi 'prendendo la temperatura emotiva' alla folla? [...]
Scandagliare i social network, analizzarne i dati e ottenerne predizioni non sarà una moda passeggera. Google Trends [...] consente di prevedere come si comporterà nel breve periodo un film al botteghino in base all'analisi delle ricerche nella categoria 'film/cinema', oppure come andranno le immatricolazioni d'auto il prossimo mese in base alle ricerche nella categoria 'acquisto/vendita auto' di questi giorni. [...] C'è già chi ha fatto dell'analisi delle emozioni sociali e dello studio della loro influenza sui mercati un autentico business. 
E, come vedremo, altri stanno studiando l'uso di questi strumenti per indurre comportamenti virtuosi nei cittadini, studiarne le relazioni, orientarne le scelte. 
Prima ancora di sapere cosa pensano i vostri amici su Facebook  Twitter [...] qualcuno ne ha già sondato i messaggi, e ha magari inviato le [...] informazioni che vi si celano a qualche hedge fund che tenterà di monetizzarle. [...] sofisticati algoritmi di analisi semantica che consentono di distillare le 'emozioni collettive' in un determinato momento per un dato titolo, indice, commodity, EDF, settore, valuta o quant'altro. Programmi di computer che decodificano milioni di dati [...] ventiquattr'ore al giorno, opinioni, giudizi e persino emoticon [...] per separare [...] 'l'umore della folla' dal rumore di fondo. [...]
il Dow Jones pubblica un sentiment index basato sull'analisi testuale dei quindici principali giornali americani; ma come molti altri dello stesso genere, prepararlo richiede tempo e dunque si arriva spesso [...] a giochi fatti. E, si sa, il tempo è denaro.
Poter misurare quantitativamente il livello globale e settoriale di paura, ansia, fiducia, incertezza, gioia, rabbia, disgusto in tempo reale, momento per momento, consente [...] di essere i primi a prevederne gli effetti, o almeno a tentare di farlo. 
Non sorprende quindi l'interesse mostrato dagli hedge fund nell'affiancare a indicatori di investimento più tradizionali (prezzo/utili [...]) ance l'originalissima sentiment analysis. 
Prima di svelare le vostre emozioni nel prossimo tweet, pensateci bene: Wall Street vi osserva. [...]"



Fonte citazione: La psicoeconomia di Charlie Brown, M.Motterlini, Rizzoli Editore
Fonte immagine: gema.it


giovedì 13 novembre 2014

A PROPOSITO DI NEMICI...


"[...] il mio nemico non ha divisa/ ama le armi ma non le usa/ 
nella fondina tiene le carte Visa/ e quando uccide non chiede scusa [...] 
e se non hai morale/ e se non hai passione/ se nessun dubbio ti assale/ 
perché la sola ragione che ti interessa avere/ è una ragione sociale/ 
soprattutto se hai qualche dannata guerra da fare/ non farla nel mio nome [...] 
che non hai mai domandato la mia autorizzazione/ se ti difenderai non farlo nel mio nome/ 
che non hai mai domandato la mia opinione/ finché sei in tempo tira/ 
e non sbagliare mira [...]"

lunedì 10 novembre 2014

FUGA DI CAPITALI, FRA LUSSEMBURGO ED EUROPA... #PIU'EQUITA'

Le notizie e le comunicazioni dei giorni passati hanno evidenziato la natura di profonda disparità ed iniquità promossa dal report redatto da ICIJ (International Consortium of Investigative Journalists) internamente (anche, non solo) allo stato Europeo del Lussemburgo.
Da una lettura anche sommaria delle cifre del dossier contenente documenti riservati, è possibile denotare un quadro fortemente compromesso per la credibilità di vari attori che stanno tutt'ora continuando a recitare un ruolo di primaria importanza durante questa crisi economico-finanziaria.
Esulando dall'affrontare nel dettaglio le questioni tecnico-economiche specifiche, è possibile rifarsi a quanto sintetizzato in maniera divulgativa dal settimanale L'Espresso, in un numero dal titolo fin troppo eloquente:

"Ecco chi scappa dal fisco italiano"

A questo proposito, richiamandosi alla natura dello Stato, è possibile citare quanto segue:

"[...] C'è un buco nero nel cuore dell'Europa, un piccolo Stato grande come la Provincia di Bergamo, [...]. E' il Lussemburgo, membro fondatore dell'Unione Europea [...]
E' un Paese ricco, ricchissimo. La sua fortuna sono le tasse. Quelle degli altri.
Nel senso che da almeno mezzo secolo è diventato la meta preferita delle aziende alla ricerca di un trattamento fiscale di favore. [...]"

I numeri di questo Stato, nonostante le dimensioni, dovrebbero far riflettere e rabbrividire al tempo stesso. Richiamando una mappa concettuale da L'Espresso, è possibile scrivere quanto di seguito richiamato:

"[...] Lussemburgo: 

  • Superficie: 2586 kmq - dimensioni di una provincia italiana;
  • Reddito pro capite: più alto del mondo - 110mila dollari;
  • Asset di Holding Company: superano i [...] 1600 miliardi di Euro;
  • 149 istituzioni bancarie hanno sede in Lussemburgo [...] per un attivo di bilancio complessivo di poco inferiore a 750 miliardi di Euro;
  • Oltre 11 mila società holding [...];
  • Fondi: gestiscono asset per oltre 3 mila miliardi di Euro;
  • Segreto bancario: finirà nel 2017;
  • Abitanti: 550 mila, 40% nati fuori dal Paese;
  • Debito pubblico: 23% circa del Pil. [...]"


Le ricchezze economico-finanziarie mobilitate e/o attraibili sono imponenti, a fronte di uno Stato dall'estensione ridottissima.
Il punto più scottante, però, è concentrarsi sulle misure e sui provvedimenti legislativi ed economici con cui queste ricchezze sono state attratte ed introitate dalle casse di quello che sembra a tutti gli effetti un vero e proprio paradiso fiscale. A questo proposito, pertanto, risulta essere (pur)troppo chiaro quanto contenuto in un articolo riportato sul sito wired.it. A tale proposito, si richiamano nel seguito le parole dello stesso:

"[...] La cosiddetta LuxLeaks è un’inchiesta nata dalla collaborazione tra 80 giornalisti provenienti da 26 Paesi e coordinati dalConsorzio internazionale del giornalismo investigativo (Icij), con la quale è stata rivelata una lista di agevolazioni fiscali concessesegretamente tra il 2002 e il 2010 dal Governo del Lussemburgo a grandi aziende multinazionali. Nell’inchiesta sono coinvolti oltre 40 organi di informazione [...] i quali negli ultimi 6 mesi si sono occupati di controllare 28mila pagine di documenti fiscali lussemburghesi prima di renderli pubblici [...]. L’analisi dei registri di oltre 340 aziende e banche multinazionali ha mostrato come, tramiteaccordi fiscali occulti, siano stati evitati o aggirati milioni di euro di tasse, viste le aliquote irrisorie applicate in Lussemburgo (spesso inferiori all’1%). [...] nell’inchiesta ci sono anche indagini sui regimi fiscali favorevoli concessi alle imprese in Irlanda e Olanda, i quali secondo l’Icij [...] sottolineano la necessita di creare condizioni fiscali paritarie in tutta Europa per la tassazione delle imprese, come auspicato anche dall’Ocse. [...]"

Osservando la situazione con un esempio generico, si è riscontrata la situazione definita nel seguito attingendo dal settimanale L'Espresso:

"[...] dossier confidenziali che descrivono gli accordi siglati da oltre 300 società di tutto il mondo, tra cui molte italiane, con le autorità lussemburghesi. Grazie a queste intese, il peso delle tasse è stato ridotto in misura sostanziale, se non azzerato. [...]
Le aziende spostano nel Granducato flussi finanziari per centinaia di miliardi di dollari e in cambio hanno la possibilità di un trattamento tributario d'eccezione. A farne le spese sono i Paesi d'origine delle società, costretti a rinunciare al gettitosugli affari dirottati nel paradiso fiscale. [...]
sui 95 miliardi di dollari di profitti che le grandi società americane hanno realizzato oltremare nel 2012, passando per il Granducato, hanno lasciato al Fisco del Lussemburgo poco più di 1 miliardo di dollari, appena l'1,1%. [...]"

In altre parole, pertanto, si potrebbe essere davanti a quello che definire "trattamento di favore" sarebbe poco. I contorni di questa vicenda avrebbero riguardato, stando sempre a quanto definito da L'Espresso, una larghissima serie di aziende e realtà imprenditoriali anche molto note:

"[...] Nei file troviamo alcuni dei marchi più conosciuti del business mondiale: da Amazon a Ikea, da Deutsche Bank a Procter&Gamble, da Pepsi a Gazprom, fino alle italiane Finmeccanica e Intesa e ai fondi di Deustsche Bank e di Hines [...]"

Pur rimanendo in un ambito di legalità accettata e/o tollerata, è lecito chiedersi quanto una questione come questa possa essere eticamente accettabile all'interno di un Vecchio continente ancora più invecchiato grazie ad una tragica crisi economico-finanziaria che non pare conoscere sosta.
Quante ricchezze sono sfuggite al controllo dei confini di ogni singola nazione, grazie a meccanismi sottaciuti ma accettati come questi?
Quali autorità avrebbero dovuto prendersi l'onere di controllare ed eventualmente arginare/limitare/circoscrivere/[...] il dilagare di fenomeni come questi? Senza voler sparare nel mucchio, è lecito inquadrare preliminarmente il periodo di monitoraggio delimitato dagli articoli: da 2002 a 2010, appunto. Sono esistiti sicuramente responsabili politici che avrebbero potuto/dovuto, forse, muoversi con procedimenti e misure differenti.
Fra tutti i nomi possibili, purtroppo più che per fortuna, colpisce un uomo solo che pare aver ottenuto nei mesi scorsi una rapida promozione ai vertici delle autorità governative europee. Si richiama a questo proposito quanto definito dall'articolo riassunto di wired.it:

"[...] L’inchiesta getta nuove ombre sul regime fiscale a cui sono sottoposte le imprese lussemburghesi [...] nel momento in cui l’ex primo ministro del Paese (nonché ministro delle finanze per quasi 20 anni, dal 1995 al 2013) Jean-Claude Juncker è appena subentrato a capo della nuova Commissione europea. Nonostante le richieste di dimissioni già avanzate da alcuni parlamentari europei, Juncker si è detto sereno, anche se ha annullato la partecipazione a una conferenza in programma a Bruxelles e ora la sua credibilità rischia di essere compromessa. [...]"

Pur rimanendo in una questione complessivamente (resa?) legale/legalizzata, il Presidente della Commissione Europea dovrebbe avere una credibilità ed un'etica compromessa, quantomeno sulla dimensione dell'equità e della tanto conclamata "giustizia fiscale".
La recente battaglia promossa a suon di sole (tanto esclusive quanto elusive e strumentali) parole con il Governo italiano sembra aver visto, nel breve, l'ennesima banalizzazione avvenuta ed apportata al dibattito collettivo: da una parte il Presidente del Consiglio italiano punta il dito, dall'altra la Commissione di "euroburocrati" deve adoperarsi al meglio per applicare alla lettera (?) il "Patto di stabilità e di crescita" a suo tempo sottoscritto dai singoli Stati facenti parte del Vecchio (ed invecchiato) continente.
Quali sono state, sono e saranno le vicende che hanno riguardato ricchezze fuggite dallo Stato italiano per rifugiarsi, nel tempo di monitoraggio ma non solo, internamente allo Stato del Lussemburgo? Stando a quanto diffuso da wired.it, pertanto, nei documenti redatti da Icij ci sarebbero oltre trenta realtà italiane che hanno introitato capitali a bassissimi indici di tassazione:

"[...] soprattutto ci sono 31 imprese italiane, fra cui Fiat, Finmeccanica, Intesa San Paolo,Unicredit, Banca Marche e Banca Sella. [...]"

Servirebbero parole forti, soprattutto su questo tema eticamente discutibile, prima che atti legislativo-normativi degni di attenzione e considerazione.
Gli asset raggiungono, stando a quanto diffuso, capitali prossimi ad equipararsi all'intero Pil italiano; quanto c'è di eticamente discutibile in provvedimenti come quello attualmente in corso di discussione?
Se ad ogni parola deve corrispondere un significato, è interessante richiamare quale è sembrato essere il citato evolversi delle dichiarazioni rilasciate dallo stesso Juncker, nei mesi scorsi relativamente a questa tematica. Citando il settimanale L'Espresso, è infatti possibile scrivere quanto segue:

"[...] Nel marzo scorso [2014] Juncker aveva rilasciato un'intervista dai toni accesi al settimanale tedesco 'Der Spiegel' in cui respingeva sospetti e attacchi. 'L'affermazione [...] che io favorisco attivamente l'evasione fiscale è un insulto contro il mio Paese e la mia persona.' [...] A luglio, però, mentre si avvicinava il voto per la nomina al vertice della Commissione, i toni [...] si sono addolciti e in un discorso tenuto a Bruxelles ha promesso di 'combattere evasione ed elusione fiscale [...] per introdurre principi etici nello scenario fiscale europeo.' [...]"

Il concetto di principio etico è riferibile alla necessità di impedire/limitare/arginare eventuali fughe di capitali nel solo futuro? Potrebbero essere altresì previste misure di compensazione per le fughe di capitali consumatesi nel passato?
Rispondere eticamente a questa domanda significherebbe liquidare con un sì entrambe le questioni poste all'attenzione del dibattito.
Condizionale obbligatorio, date le precarie condizioni che sembrano indirizzate alla protesta più che alla proposta: sarebbe sempre più urgente adoperarsi per delimitare con prepotenza il margine di squilibrio che intercorre fra ciò che è eticamente accettabile da quanto è legislativamente tollerato e/o tollerabile. Le soluzioni a situazioni simili quali potrebbero essere?
Quali sono invece le dimensioni che sono riconducibili ad un fenomeno devastante come questo?
Citando un frammento tratto dal libro "Caccia al tesoro" di Nunzia Penelope, è possibile riportare quanto segue:

"[...] Come non ci si mette mai d'accordo sul numero dei Paesi classificabili come 'paradisi', anche sul tesoro che custodiscono regna la massima incertezza. Non a caso lo chiamano il 'buco nero dell'economia mondiale'. [...] Lo studio più approfondito sull'argomento è quello realizzato nel 2012 da James Henry, ex economista di McKinsey [...]
Una ricerca completa e documentata, divisa in tre parti per un totale di un centinaio di pagine ricche di tabelle, schemi e soprattutto credibili spiegazioni dal titolo 'The price of Offshore Revisited'. 
Per metterla a punto, Henry ha utilizzato documenti della Banca Mondiale, del Fondo Monetario Internazionale, delle Nazioni Unite, delle banche centrali di mezzo mondo, ha consultato i dati sull'acquisto di oro e valuta pregiata e altre numerose fonti [...]
'Quello che ne deriva [...] è il più rigoroso e completo conteggio dei flussi di capitali non registrati e dei patrimoni offshore fin qui realizzato.' [...]
Secondo i calcoli dell'economista [...] nei paradisi ci sarebbe una montagna di soldi pari a trentaduemila miliardi di dollari. [...]"

Il peso di una stimata cifra simile è impressionante, specialmente se rapportato alle ricchezze ed ai debiti presenti su scala macroeconomica nella sola Italia. E' possibile infatti scrivere che 32mila miliardi di dollari rispondono a:

  • 20 anni di PIL italiano;
  • 15 volte il nostro debito pubblico;
  • 3mila volte i tesori del Vaticano.

La prepotenza di queste cifre risulta consistente, parimenti a quanto risulta importante trovare prime forme di soluzioni e/o di utili provvedimenti richiamandosi a quanto dovrebbe accadere, successivamente all'anno 2017, con l'abolizione del segreto bancario.
I demeriti di Juncker, nella fattispecie del solo Lussemburgo, dovranno essere corretti da un surplus etico di provvedimenti strutturati e votati alla realizzazione di principi eticamente inappuntabili: trasparenza, tracciabilità dei capitali e quant'altro di necessario e funzionale.
Avrebbe avuto un senso intraprendere una battaglia eticamente necessaria come questa, in sede europea, piuttosto che concentrare tutte le attenzioni mediatiche su una rissa di dichiarazioni tipiche da caccia all'untore. La tematica appare tremendamente complessa e, parimenti, assai poco risolvibile in termini tanto esclusivi quanto elusivi. Si attendono miglioramenti necessari.



Per saperne di più:

"Ecco chi scappa dal fisco italiano - Esclusivo", L'Espresso

"Il buco nero delle tasse", P.Biondani - V.Malagutti - L.Sisti, L'Espresso

"LuxLeaks, in Lussemburgo lo schema fiscale segreto. Juncker sotto pressione", L.Sali, Ansa.it

"Lussemburgo, il buco nero delle tasse", espresso.it
(http://espresso.repubblica.it/plus/articoli/2014/11/05/news/il-segreto-del-paradiso-fiscale-il-buco-nero-delle-tasse-1.186704)

"Che cos'è l'inchiesta LuxLeaks sul Lussemburgo", wired.it
(http://www.wired.it/attualita/politica/2014/11/07/cosa-inchiesta-luxleaks-lussemburgo/)

Documenti del report Icij: http://www.icij.org/project/luxembourg-leaks/explore-documents-luxembourg-leaks-database

venerdì 7 novembre 2014

"L'EREDITA' DI LEONARDO", INSEGUENDO UN GENIO CHE REINVENTO' IL MONDO...

Cosa è stato e cosa ha rappresentato per l'essere umano la figura di Leonardo Da Vinci?
Quali sono stati i fondamenti del suo agire, quali le basi del suo procedere?
Il suo passaggio nel mondo ha prodotto una fama che è nota ancora oggi: c'è chi lo definisce genio assoluto e senza precedenti (e neppure successori), c'è chi lo definisce una mente sopravvalutata in quanto poco avvezza alle arti del calcolo.
Al netto dei punti di vista possibili, dovrebbe essere più che mai significativo analizzarne sia la personalità che l'operato alla luce dell'eredità consegnata al mondo intero. Cerca di aggiungere argomenti a corredo di questo scopo il libro "L'eredità di Leonardo", scritto da Stefan Klein e pubblicato da Bollati Boringhieri. Il fine di questa opera si propone di inquadrare un filo tanto corrente quanto coerente con le gesta e le opere di uno fra gli uomini più straordinari e controversi della storia italiana:

"[...] come riuscì un umo a unificare apparentemente in sé il sapere del mondo intero, e a tradurre in modo impareggiabile le sue conoscenze in un'opera? Come riuscì a creare dipinti d'importanza fondamentale, e al tempo stesso a riflettere con grandissima intensità su macchine volanti, automi, altre apparecchiature di ogni sorta, e su una grande varietà di problemi scientifici? Che una persona, nel breve lasso di tempo di una vita umana, abbia potuto essere attiva [...] in un così gran numero di campi ci sembra un vero miracolo. [...]"

Quel che fece Da Vinci, infatti, fu interessarsi ad un tanto vasto quanto difficile da circoscrivere numero di discipline specifiche: dall'arte alla pittura, dalla fluidodinamica all'architettura, dall'anatomia all'ingegneria, dal disegno tecnico alla disciplina del volo. Solo per citarne alcune.
Descrivendo le imprese e gli studi realizzati da questa strepitosa e discussa individualità, capita come minimo di domandarsi come abbia potuto fare ad eccellere al tempo in così tanti campi. Anche molto distanti fra loro. Quello che l'architetto Giorgio Vasari descrisse nel 1550 come persona dotata di un intelletto 'divino e maraviglioso', alla luce di queste considerazioni, è ancora oggi una figura di grande fascino, ammirazione e di enorme fonte di curiosità.
La grande intelligenza contenuta in scritti ed appunti è stata, parimenti, anche volutamente occultata e malcelata dallo stesso studioso: è il caso di stili di scrittura speculari, nascosti o cammuffati accanto a suoi disegni tecnici e schizzi specifici.
Da quanto emerge, pertanto, anche lo stesso Da Vinci contribuì nella missione di non farsi comprendere in maniera coerente e trasparente dalle moltitudini di persone che hanno esaminato (nei secoli) i suoi scritti e studi. Quanto può offrirci oggi l'analisi e la discussione attorno a questo uomo?
A questa domanda risponde, in maniera molto chiara, il libro scritto da Klein:

"[...] oggi Leonardo può offrirci molto più di un sogno.
Il vero significato del suo creare si è chiarito in verità solo negli ultimi tempi, quando alcuni ricercatori hanno ricominciato a esaminare i fogli e i volumi [...] Leonardo ha visto infine crescere, accanto alla sua fama di artista, anche quella di ricercatore scientifico. 
Da qualche anno esperti in tutti i campi possibili dello scibile hanno cominciato a occuparsi del maestro di Vinci. Mentre molti schizzi e pensieri [...] rimanevano incomprensibili agli storici d'arte, che si erano ovviamente occupati soprattutto del Leonardo artista, cardiochirurghi, fisici o ingegneri possono comprenderli oggi dal punto di vista delle loro discipline, e sono colti da un grande stupore. [...]"

Lo stupore caratteristico di quanti riescano a provare meraviglia per una persona che, in tempi storicamente proibitivi, è riuscita a spingere la mente umana nella ricerca di una serie di limiti apparentemente invalicabili.
La ricerca di specificità tecnologico-artistiche ha generato, negli anni, una considerazione enorme nei confronti di questa figura: basti pensare al quadro de La Gioconda, mai pienamente studiato e compreso in annali e decenni di analisi. Al netto di studi ed interpretazioni, cosa rimane di ancora attuale osservando il più da vicino possibile studi e consapevolezze di questo essere umano?

"[...] Nel suo modo di affrontare la realtà [...] trovò la risposta ai problemi di un'epoca in cui d'improvviso antiche certezze avevano perduto ogni valore e in cui le persone si trovavano a dover affrontare problemi mai immaginati prima, proprio come accade a noi oggi. 
Leonardo fu molto più di un artista straordinario: egli investigò il mondo e lo inventò di nuovo. [...]"

Contribuì ad effettuare un'analisi tanto radicale e devastante quanto incompleta, essendo la sua conoscenza vincolata più all'osservazione dei fenomeni naturali che alla definizione tecnica delle formule nascoste e/o ricavabili. Una scarsa conoscenza della matematica e della descrizione analitica dei fenomeni fisici riuscì ad essere, per Leonardo Da Vinci, un fattore contemporaneo di freno e spinta verso nuove forme di scoperta ed approfondimento.

"[...] Benché la padronanza e l'inventiva siano valse a Leonardo la fama di un genio universale in più di una decina di campi diversi, egli non aveva [...] un talento superiore in tutti i campi. Sulla matematica, per esempio, si affaticò per molti anni pur non riuscendo neppure a padroneggiare perfettamente la divisione. Tali carenze non influirono peraltro negativamente sulla sua enorme produttività. Leonardo attingeva [...] la sua forza dal talento che gli aveva dato la natura di sfruttare al meglio la sua immaginazione. 
Un matematico avrebbe descritto la somiglianza della ramificazione di alberi e del sistema arterioso per mezzo di formule e numeri: Leonardo, al quale questa via era preclusa, confrontò i due modelli sotto forma di immagini.Perciò sviluppò una forma di pensiero tagliata su misura sulle sue doti. [...]"

Lavorando solo per il piacere di capire e (provare a) comprendere il mondo intero, Leonardo Da Vinci contribuì ad innescare riflessioni e metodi di ragionamento ed indagine su una larghissima serie di settori e di campi.
Al fine di trovare e comprendere possibili strade di riscoperta di un genio, è opportuna e consigliata la lettura di un testo propenso alla riscoperta di una personalità tanto completa e affascinante:

"[...] Se c'è un personaggio storico che merita di essere definito 'genio universale', nessun dubbio che esso sia Leonardo Da Vinci, semplicemente un gigante. Progettò i primi automi funzionanti; immaginò i computer digitali; costruì la prima valvola cardiaca; affrontò i primi studi accurati di anatomia; inventò le prime macchine volanti; rivoluzionò [...] l'ingegneria militare...l'elenco dei campi di applicazione del suo ingegno è vertiginoso. 
[...] i suoi contemporanei lodavano e corteggiavano in lui [...] l'ingegnere, l'architetto, l'inventore di marchingegni terribili e portentosi, colui che impersonava una nuova era grazie alle sue scoperte meravigliose. Perché Leonardo è stato a tutti gli effetti il primo visionario della storia, ha inventato un nuovo modo di pensare , e, grazie alla sua prodigiosa capacità di osservazione della natura e alle sue folgoranti intuizioni, ha rivoluzionato ogni campo della conoscenza a cui si è applicato. [...]"


martedì 4 novembre 2014

SPOLITICIZZAZIONE ITALIANA...RISCHIO POTENZIALE O REALTA' ATTUALE?

"[...] Prevedo la spoliticizzazione completa dell'Italia: diventeremo un gran corpo senza nervi, senza più riflessi. Lo so: i comitati di quartiere, la partecipazione dei genitori nelle scuole, la politica dal basso. [...]Ma sono tutte iniziative pratiche, utilitaristiche, in definitiva non politiche. 
La strada maestra, fatta di qualunquismo e di alienante egoismo, è già tracciata. Resterà forse, come sempre è accaduto in passato, qualche sentiero: non so però chi lo percorrerà, e come. [...]"
(P.P.Pasolini, att.)


domenica 2 novembre 2014

IPCC, CAMBIAMENTO CLIMATICO E FUTURO... #CRISISENZASOSTA

Da quanto sembra leggendo fra i dati emessi dall'ente Ipcc, pare esserci sempre meno tempo per provare a salvare il pianeta Terra. Gli avvisi sul clima emersi sono drammatici e sempre più allarmanti, stando a quanto riscontrato e diffuso dai mass media.
Leggendo dal sito di Ansa, infatti, è possibile riportare quanto segue:

"[...] Le concentrazioni di gas serra nell'atmosfera hanno raggiunto i più alti livelli 'in 800 mila anni', 'resta poco tempo' per riuscire a mantenere l'aumento della temperatura entro i 2 gradi centigradi. [...]"

In altre parole, pertanto, mai tanto inquinamento si era registrato nell'atmosfera terrestre dalla comparsa dell'essere umano.
Tale quadro ha tinte fosche ulteriormente perpetuate da quanto sintetizzato dal giornale La Repubblica:

"[...] Tra il 1880 e il 2012 la temperatura della superficie terrestre e degli Oceani è salita di 0,85°C, a un ritmo troppo veloce. Resta poco tempo per intervenire e mantenere il riscaldamento globale sotto la soglia dei  2°C. [...] Oltre all'impatto dell'uomo, analizza come i cambiamenti climatici siano già in corso e possano diventare irreversibili a meno che le emissioni di gas serra non siano tagliate. [...] gli scienziati sono certi al 95% che l'aumento dei gas serra dovuto a combustione di carboni fossili e la deforestazione siano le principali cause del riscaldamento dalla metà del ventesimo secolo. [...]"

Esisterebbe, pertanto, una probabilità assai consistente che l'aumento dei gas serra sia imputabile a fenomeni generatisi strettamente per cause umane: (ab)uso di combustibili fossili e deforestazione. Tali fattori intervengono infatti, sin dalle loro componenti minime, sul ciclo di produzione di ossigeno ed anidride carbonica; in termini minimali la presenza di meno alberi può abbattere il ricambio di ossigeno, aumentando quindi la componente carbonica nell'atmosfera. Tale fenomeno sembra avere numeri sempre più lancinanti ed allarmanti, stando a quanto diffuso da studi richiamati su internet.
Citando infatti uno studio dell'anno 2013, intitolato "High-Resolution Global Maps of 21st-Century Forest Cover Change", è possibile richiamare quanto segue dal sito greenreport.it:

"[...] il mondo sta perdendo 50 campi di calcio di foresta ogni minuto di ogni giorno, l’equivalente di 68.000 campi da calcio ogni giorno nel corso degli ultimi 13 anni. [...]"

Vengono statisticamente bruciati, da quanto pare, 2mila chilometri quadrati di foreste tropicali.
Mediamente, ogni singolo anno. Con tutto quel che può conseguirne a livello mondiale.
Dati climatici come quelli denunciati da Ipcc possono realizzarsi, purtroppo, anche (o soprattutto) per via di fenomeni troppo sottovalutati come questi.
La crisi climatico-ambientale attualmente in corso dovrebbe essere percepita come enormemente più importante (ed urgente) di quella economico-finanziaria, in quanto notevolmente ridotti sembrano essere i margini di manovra per scongiurare ulteriori peggioramenti.
Peggioramenti da cui, è necessario scriverlo, non potranno che trarne cattiva sopravvivenza soprattutto le generazioni future.
Servono urgentemente soluzioni, tanto radicali quanto capaci di andare in manifesta controtendenza con le forme attualmente perpetuate di: sviluppo economico, politiche energetiche, politiche industriali, provvedimenti di politica sostenibile, [...].
Quali risultati sembra necessario adoperarsi per raggiungere, in un quadro di ottimizzazione delle politiche globali?
A tale domanda rispondono entrambi gli articoli diffusi su internet; il sito Ansa definisce infatti quanto richiamato nel seguito:

"[...] Le emissioni mondiali di gas serra devono essere ridotte dal 40 al 70% tra il 2010 e il 2050 e sparire dal 2100 [...]"

Quanto tempo resta, pertanto, prima del raggiungimento del punto di non ritorno?
Cosa potrebbe accadere, invece, qualora dovessimo scoprire di averlo già raggiunto?
Le domande sono molte, moltissime; è urgente fornire pronte risposte da non esercitare solamente a parole. Cosa potrebbe succedere con l'aumentare delle alterazioni ambientali già largamente in corso d'opera? Stando a report e testi diffusi, le conseguenze che sembrano definibili come minime potrebbero essere richiamate dal seguente elenco:

  • Innalzamento dei mari a livello globale;
  • Peggioramento dell'azione indotta dai gas serra stessi;
  • Uragani più intensi e più frequenti, con possibilità di avere anche un aggravamento dei fenomeni metereologici estremi;
  • Creazione potenziale di milioni di sfollati, a seguito di un concentrarsi di fenomeni differenti;
  • Pericolo per la sopravvivenza della specie umana e di altre specie animali;
  • Aumento dei periodi di siccità, parimenti a quelli di precipitazioni anche eccessive;
  • Destabilizzarsi delle produzioni alimentari, con aggravamento delle condizioni di vita globali. 

Non sembra esserci, pertanto, più adeguato tempo per fermarsi a riflettere.
La prima questione su cui concentrare i dibattiti nelle prossime conferenze ambientali sembra essere, al netto di diplomazie e dichiarazioni rituali, una sola ed ottimamente sintetizzata da La Repubblica:

"[...] La sfida più difficile sarà decidere chi dovrà fare cosa. Ma già si prevede una lotta tra i Paesi ricchi e quelli in via di sviluppo. I primi chiederanno a tutti di abbracciare obiettivi ambiziosi, mentre i secondi potrebbero continuare a sostenere che ci sono nazioni che storicamente hanno maggiori responsabilità e dovrebbero essere in prima linea per aiutare i Paesi più poveri a far fronte all'impatto del riscaldamento globale. [...]"

Non sembrano, pertanto, esserci più margini disponibili per tardare nell'intraprendere azioni concrete. Azioni complesse, adatte all'enorme difficoltà della situazione che l'umanità pare trovarsi davanti.



Fonti:

"Allarme Onu sul clima", Ansa.it
(http://www.ansa.it/web/notizie/canali/energiaeambiente/clima/2014/11/02/onu-gas-serra-ai-massimi-da-800-mila-anni_6f15e6f1-2047-4312-9bbf-fc59ecd195f9.html)

"Climate change 2014 - Synthesis report", Ipcc.ch
(http://www.ipcc.ch/pdf/assessment-report/ar5/syr/SYR_AR5_SPM.pdf)

"Clima - Agire subito per fermare il riscaldamento globale", La Repubblica
(http://www.repubblica.it/ambiente/2014/11/02/news/clima_le_concentrazioni_di_gas_serra_al_massimo_da_800_000_anni-99571639/)

"Deforestazione senza fine", greenreport.it
(http://www.greenreport.it/news/aree-protette-e-biodiversita/deforestazione-senza-fine-alber/)


sabato 1 novembre 2014

FRA SOGNO E "FANCIULLEZZA", INCROCIANDO MUSICA E POESIA...


"[...] Era un tempo che la malvagità umana e le sciagure della virtù mi movevano a sdegno, e il mio dolore nasceva [...]. Ma ora io piango l’infelicità degli schiavi e de’ tiranni, degli oppressi e degli oppressori, de’ buoni e de’ cattivi, e nella mia tristezza non è più scintilla d’ira [...]. 
E molto meno ho forza di conservar mal animo contro gli sciocchi e gl’ignoranti [...]; e perché l’andamento e le usanze e gli avvenimenti e i luoghi di questa mia vita sono [...] infantili, io tengo afferrati con ambe le mani questi ultimi avanzi e queste ombre di quel benedetto e beato tempo, dov’io sperava e sognava la felicità, e sperando e sognando la godeva, ed è passato né tornerà mai più, certo mai più; vedendo con eccessivo terrore che insieme colla fanciullezza è finito il mondo e la vita per me e per tutti quelli che pensano e sentono; sicché non vivono fino alla morte se non quei molti che restano fanciulli tutta la vita. [...]" (G.Leopardi, cit.)