giovedì 12 dicembre 2013

"SULLE ORME DEL GAMBERO": ALLA RICERCA DELLO SBAGLIO

"Il 19 aprile 2013 è la data che ha segnato il collasso della classe dirigente di CentroSinistra in occasione delle elezioni per il Presidente della Repubblica. [...]
una storia al contrario, sulle orme del gambero, per cercare nel passato vicino e lontano le ragioni degli affanni di oggi. Con l'obiettivo di trovare nuove energie nella lotta. Con la volontà di tornare a vincere. 
Lo sguardo sulla vicenda della sinistra italiana è severo e autocritico: la speranza è che i giovani militanti [...] sappiano fare meglio della generazione che ancora si trova nelle postazioni di comando, pur avendo subito pesanti sconfitte. 
Di queste si cerca la radice nelle [...] tradizioni culturali della sinistra italiana e in particolare in quella comunista [...]. Non aver superato criticamente tutte le tradizioni, non aver saputo prendere il meglio lasciando cadere le zavorre, ha appesantito il bagaglio. [...] 
non si è saputo impedire che un personaggio inaudito prendesse la guida del Paese portandolo fuori strada. 
E tuttavia non sono stati solo limiti soggettivi. 
Si è dovuto combattere [...] contro un ciclo della storia mondiale che ha conosciuto il grande inganno del [...] 'trentennio liberista'; e l'Inganno è destinato a durare [...] fino a quando non sorgerà un'alternativa politica, un nuovo pensiero, una positiva critica di civiltà."

E' questa l'introduzione al libro "Sulle orme del gambero", scritto da Walter Tocci e pubblicato da Donzelli Editore. 
Si tratta di un libro dedicato a tutti coloro che vogliano provare ad approfondire le ragioni di troppi mancati successi, a coloro che cercano una serie di risposte fondate alla supponenza di una (certa, non tutta) classe dirigente che con l'invecchiamento sembra aver aumentato la propria dose di incompetenza ed incapacità di decifrare i cambiamenti di una società. Il tutto a discapito dell'esperienza (solo teoricamente) accumulabile, purtroppo.
Tale opera cerca di contribuire all'analisi necessariamente da compiere a posteriori dell'ennesima occasione sprecata, dell'ennesima "prova provata" di una mancata svolta per l'intera società italiana. 
L'opera di analisi e studio degli errori commessi è un'attività da svolgere con attenzione e competenza, senza incorrere in superflue ed inutili generalizzazioni certamente non adatte alla complessità del momento storico ed economico. Come poter svolgere questo "passaggio" cruciale e determinante per poter meglio (aver qualche speranza in più di) riorganizzare il futuro di uno schema ideologico e l'avvenire di uno Stato? 
La sola strada possibile è quella di tornare con gli sguardi all'indietro, al fine di poter meglio "controllare" tutto ciò che non è stato fatto a regola d'arte: 

"[...] La sinistra poteva cambiare il Paese e non c'è riuscita. 
Abbiamo avuto la grande occasione della nostra vita politica e l'abbiamo mancata. 
Bisogna raccontare la storia a ritroso per capire le cause vicine e lontane dell'insuccesso della nostra generazione. Bisogna andare indietro sulle orme del gambero per scovare sotto le pietre le cause delle sconfitte.
Solo così si prendono le decisioni che ribaltano le pietre. [...]"

La necessità di raccontare questa "storia a ritroso" deve forzatamente implicare la possibilità di ragionare attorno alla necessità di rielaborare nuovi piani e rinnovate logiche per costruire un futuro che dovrà essere per forza di cause migliore: fare peggio rischia di essere davvero difficile. 
In un contesto economico e sociale nel quale una forma "generalmente diffusa" di crisi sembra aver minato credibilità e dignità della parola "politica", l'autore dell'opera ci ricorda la ragione più grande che dovrebbe essere riabilitata per (ri)costruire davvero questo fondamentale "spazio" di discussione ed azione per restituire lo slancio ad un Paese (dis)perso. Tale (ultima?) possibilità è rievocata e racchiusa nell'Articolo 49 della Costituzione Italiana, laddove si riconosce il diritto dei cittadini di "associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale". 
Il fine primario della "politica" dovrebbe essere infatti quello di costruire qualcosa per il bene comune, senza tutelare personalismi e/o interessi di parte. Condizionale d'obbligo, visti i tempi e certe (oscene) notizie. 
L'autore, ricordando questa che dovrebbe essere una suprema necessità, riconduce tale problema ad un'esperienza personale percepita come ormai troppo lontana: 

"[...] Nel mondo antico da cui provengo la disciplina non era un vincolo regolamentare, ma un atto spirituale: il senso nobile di sacrificare il proprio punto di vista a favore di un pensiero collettivo che si fa azione; anzi di più, una terapia antinarcisistica che regala la forza di trovarsi insieme agli altri a cambiare il mondo. [...]"

Davanti ad un'Italia distrutta e ad una folta schiera di italiani delusi e/o (dis)illusi, purtroppo giustificabilmente, qualsiasi "senso nobile" sembra essersi quasi completamente estinto dalle fibre della Sinistra. 
Parte del (de)merito di tale vicenda è forse anche imputabile a quel già citato "grande Inganno", in base al quale per il futuro che ci attende rischiano di essere irrealizzabili e non concretizzabili tutti i progetti riconducibili ad un'etica di "Sinistra". Il linguaggio sovversivo della verità con cui cercare di informare e sensibilizzare adeguatamente elettori e/o simpatizzanti rischia di esser stato, su questo fronte ma non solo, tremendamente silenziato e/o enormemente silenzioso. 
Lo spazio per "politiche di Sinistra" a seguito della crisi e di certe discutibili azioni promosse per "calmare" i cosiddetti "mercati" rischia di essersi fortemente ridotto: quante risorse è possibile smobilitare ed immettere nel sistema per minimizzare le disuguaglianze e/o per concretizzare ideali di equità e giustizia sociale? 
A domande come queste una "Sinistra" dovrebbe rispondere senza demagogia, illusione o semplificazione; a tali domande una "Sinistra" potrebbe rispondere provando anche a fare una dettagliata analisi dei propri errori (fatali e) fatalmente sottovalutati. 
La necessità di procedere sulle "orme del gambero" presuppone anche la necessità di procedere con cautela nell'analisi del passato, al fine di poter meglio comprendere ciò che non è andato come avrebbe potuto. 
Per questo motivo, infatti, l'autore e Senatore della Repubblica ha ritenuto essenziale "dislocare" i ragionamenti su qualche punto di dignotoso approfondimento: 
  1. Una storia a ritroso: partendo dal bilancio di una generazione capace di collezionare sconfitte senza (apparentemente) trarne esperienze ed insegnamenti (utili), emerge la necessità di indagare approfonditamente nel passato per provare a costruire un nuovo modello di sviluppo ed una forma di "partito nuovo" soddisfacenti per affrontare le complessità del futuro che ci attende;
  2. La divagazione della Seconda Repubblica: con "umità costituzionale" e con spirito critico (o criticamente disilluso) deve essere possibile adoperarsi per apprendere al meglio gli sbagli che hanno condotto ad una superflua ricerca del consenso, ad un "immobilismo riformista" capace di consegnare Italia ed italiani ad un attendismo poi degenerato in "paralisi socio-economica";
  3. Teoria e pratica dell'Inganno: con consapevolezza derivante da un "senno di poi" provato con l'esperienza diretta, è possibile indagare sul destino che attende il pianeta e l'Italia, al fine di comprendere se sia ancora possibile adoperarsi per dare avvio ad una svolta che permetta di (ri)costruire un Paese totalmente devastato;
  4. Alla rovescia del mondo: fra paesaggi italiani, utopie e piazze è necessario adoperarsi per ricercare rinnovate forme capaci di creare lavoro e rinnovare le fibre di un tessuto economico"lancinato"ed ancora lancinante, quasi fosse ancora possibile salvare merito, Istituzioni, giustizia sociale ed uguaglianza collettiva;
  5. Sulla dignità del Politico: l'analisi di questo concetto presuppone, in virtù dello status quo imperante, la possibilità di comprendere le ragioni che hanno condotto (giustificabilmente) la credibilità del fare politica ai minimi pensabili.
E' davvero possibile per una certa classe politica riconquistare la dignità e la credibilità perdute?
A questa domanda si potrebbe rispondere cercando di sfruttare le spinte (costruttive) fornite dallo sdegno e dall'indignazione collettiva e tremendamente percepibile.
Nel caos e nella complessità contemporanei, purtroppo, i primari significati di questi concetti sembrano essere andati dispersi: 

"[...] Il successo ha portato la parola 'in-dignazione' a esagerare e a perdere la modestia delle distinzioni. 
Si è confusa con la parola 's-degno' che, pur assomigliandole per via della comune radice della dignità, rappresenta il contrario. 
L'indignazione esprime la passione di una parte in lotta contro un'altra. 
Lo sdegno, invece, è il rifiuto totale di un mondo indifferenziato.
Entrambe esprimono un'insofferenza verso lo stato di cose esistente ed aspirano a superarlo in una dimensione altra, ma attraverso modi [...] differenti.
L'indignazione è lo stato d'animo propedeutico ad un'azione politica, non solo radicale ma anche riformatrice, poichè rappresenta i problemi della società come divisi in conflitti di interessi e di valori. 
Anzi, la debolezza della sinistra dipende dall'aver smesso di indignarsi, accettando le verità dell'estabilishment. 
Al contrario la forza della destra è stata proprio nelle sue indignazioni - certo regressive ma potenti - contro le tasse, gli stranieri e perfino contro i comunisti inesistenti. 
Lo sdegno [...] è l'unico grido che si ode quando cala il silenzio della spoliticizzazione, quando non c'è più da prendere parte, ma solo da rifiutare la politica.
Così oscura le differenze, rimuove la complessità dei problemi, saltando a piè pari i conflitti delle diverse visioni del mondo e suscitando nei cittadini l'immedesimazione con 'uno come noi' oppoure con 'uno più bravo di noi', cioè con un comico oppure con un tecnico. [...]"

In un momento complesso, purtroppo, anche la Sinistra ha colpe complesse e non facilmente identificabili; chi pretende di risolvere la questione quasi come se i drammi ed i (de)meriti di una classe dirigente fossero un nodo gordiano di facile rottura rischia di essere un interprete inadeguato a raccogliere le difficoltà imperanti che sembrano attendere Italia ed italiani. 
La semplicità deve infatti essere nitidezza di visione e non semplificazione estrema, la difficoltà deve diventare ammaestrabile anche se (all'apparenza) insormontabile. 
In un momento storico-politico nel quale recenti elezioni primarie sembrano aver impresso una svolta (non necessariamente positiva e migliore, ma comunque svolta) ad un Partito (che ambisce a definirsi) di "(Centro)Sinistra", certe capacità di lenta analisi non dovrebbero mai venire meno. 
Condizionale d'obbligo, ovviamente.
A posteri ed elettori le ardue sentenze.


sabato 7 dicembre 2013

FRA MUSICA E STORIA: RITORNANDO ALL'ESSENZA DEL JAZZ...



"Cos'è il Jazz? Amico, se lo devi chiedere, non lo saprai mai." (L.Armstrong)
"Cos'era? Non lo so. Quando non sai cos'è, allora è Jazz." (A.Baricco)

venerdì 6 dicembre 2013

STORIA DI UNA VITA FRAGILE E (PRE)POTENTE: RICORDANDO NELSON MANDELA

Sul valore che regole ed esempi possono attribuire alla vita umana si è detto, scritto, pensato e parlato moltissimo:

"Con la parola alla gente non si fa nulla. Sul piano divino ci vuole la grazia e sul piano umano ci vuole l'esempio.
(Don Lorenzo Milani, cit.)

"Prima di predicare altrui, date voi stessi l'esempio. Sarete seguiti.
(F. Dostoevskij)

"Tieni sveglie le leggi, perchè il sonno le uccide. 
Dà vita ai buoni esempi: sarai esentato dallo scrivere delle buone regole."
(Pitagora, att.)

"Perchè un pensiero cambi il mondo, bisogna che cambi prima la vita di colui che lo esprime. 
Che si cambi in esempio."
(A.Camus, Taccuini)

"Proponiamoci grandi esempi da imitare, piuttosto che vani sistemi da seguire."
(Jean-Jacques Rosseau, Giulia o la Nuova Eloisa - 1761)

"La parola non sostenuta dall'azione è come un artista che dipinge dell'acqua sul muro e non può togliersi con essa la sete. Quando un uomo parla della virtù secondo le sue esperienze, è come se offrisse agli altri del denaro guadagnato con il proprio lavoro."
(Isacco Di Ninive, att.)

"La vita di un uomo puro e generoso è sempre una cosa sacra e miracolosa, da cui si sprigionano forze inaudite che operano anche in lontananza." (Herman Hesse)

Quali sono regole ed alchimie che riescono a gestire e governare certe esistenze umane è stato, è e resterà per sempre un mistero insondabile ed indissolubile; ciò che conta di più, comunque, è forse che certi uomini siano riusciti a costruire con le loro esistenze un monito per le persone che 'abiteranno' questo Pianeta un oggi più lontano od un domani meno vicino, che scriver si voglia. 
Cosa poter fare, pertanto, per onorare al meglio una vita che è stata e per sempre sarà Esempio con il quale potersi confrontare ed al quale richiamarsi?
In un momento storico-social-economico-[...] nel quale SimboliDonneUomini edEsempi non sembrano abbondare e/o essere portati agli onori che dovrebbero meritare d'onore, la cosa migliore da fare potrebbe essere lasciar 'fluire' le esistenze di certi Uomini. 
Queste vite potrebbero, quasi fossero dirompenti fiumi, arrivare a travolgere anche il cuore più freddo e sordo con una potenza senza tempo e confini: 

"Nelson Mandela  - nato il 18 luglio a Umtata, in Sudafrica, figlio maggiore di un capotribù di lingua xhosa. 
Frequentò la scuola metodista dal 1937 e compì studi per corrispondenza all'Università di Sudafrica, specializzandosi poi in legge all'ateneo di Witwaterstrand (Johannesburg).
Aderì all'Africa Natinal Congress (ANC) nel 1943, svolgendo un ruolo fondamentale nella formazione del movimento giovanile del Partito. 
L'effettivo periodo di apartheid iniziò nel 1948, quando vinse le elezioni il Partito Nazionale.
Nel 1952 Mandela aprì uno studio legale con Oliver Tambo, che sarebbe diventato capo dell'ANC al momento della sua incarcerazione. 
Nel 1956 Nelson fu [...] arrestato [...] con l'accusa di tradimento, anche se la sentenza di un processo fin troppo lungo lo rimise temporaneamente in libertà. 
In seguito al massacro di Sharpville (1960) e alla formazione di un governo di emergenza, egli contribuì a fondare l'Umkhonto we Sizwe, il braccio armato dell'ANC.
Così, nel 1962 fu condannato a cinque anni di prigione per incitamento allo sciopero e violazione del divieto di viaggiare all'estero. 
Nel 1964, il processo di Rivonia lo condannò con altri attivisti all'ergastolo per tradimento e sabotaggio.
Rimase incarcerato per 26 anni, la maggioranza dei quali trascorsi su Robben Island. 
Venne rimesso in libertà nel 1990 e diventò leader indiscusso dell'ANC, il suo Partito ormai legalizzato, iniziando subito le trattative col Presidente F.W. De Klerk per l'autogoverno della magggioranza di colore. 
Per questo, ricevettero insieme il premio Nobel per la pace nel 1993. 
Quando l'ANC vinse le prime elezioni veramente libere, Mandela fu eletto Presidente del Sudafrica (1994), carica che ha lasciato nel 1999; ancora oggi è uno statista ascoltato per la sua saggezza. 
Tutti lo elogiano per aver assicurato la stabilità del Sudafrica e la riconciliazione razziale, quando molti si sarebbero abbandonati alla guerra civile ed alle vendette."

In un'arringa pronunciata in difesa del suo operato e dei suoi obiettivi, questo Uomo aveva pronunciato parole chiarissime a proposito delle troppe ingiustizie sudafricane. Nel seguitoframmenti del suo discorso pronunciato nell'ormai lontano 1964: 

"[...] Sono in possesso di una Laurea e ho esercitato per vari anni [...] la professione di avvocato.
Sono un prigioniero condannato a cinque anni di reclusione per essere uscito dal Paese senza un permesso e per aver incitato la gente a scioperare [...]
La mancanza di dignità sperimentata dagli africani è un risultato diretto della politica di supremazia dei bianchi.
Essa implica l'inferiorità dei neri. 
La legislazione atta a mantenere la supremazia dei bianchi rafforza questa idea. 
I lavori umili in Sudafrica sono invariabilmente svolti da africani. [...]
Con questo atteggiamento, i bianchi tendono a considerare che gli africani una specie animale diversa.
Non li considerano persone che hanno una famiglia, non si rendono conto che hanno emozioni e si innamorano come fanno i bianchi, che vogliono stare con le mogli e con i figli come i bianchi [...], che vogliono guadagnare in modo adegato per mantenere in modo adeguato le loro famiglie, nutrirle e vestirle e mandarle a scuola. 
E quale 'domestico' o 'giardiniere' o bracciante potrà mai sperare di riuscirci? 
Le leggi sui passaporti interni [...] rendono ogni africano soggetto a controlli di polizia in qualsiasi momento. [...]
Ancor peggiore di questo è il fatto che le leggi sui passaporti tengono separati marito e moglie e portano alla distruzione della vita famigliare. 
La povertà e la distruzione della vita familiare producono effetti secondari. 
I bambini vagano per le strade delle 'township' perchè non hanno scuole dove andare o denaro che permetta loro di andare a scuola o genitori a casa che controllino che vadano a scuola, perchè tutti e due i genitori [...] devono lavorare per far sopravvivere la famiglia. 
Ciò porta alla catastrofe dei principi morali, ad un allarmante aumento di situazioni illegittime, e ad una crescente violenza che dilaga non solo nella politica, ma ovunque. [...] 
Aumentano furti e rapine nelle case, malgrado il fatto che ora tali reati siano puniti con la pena capitale. 
La pena di morte non può curare la piaga. 
Gli africani vogliono percepire un salario che permetta loro di vivere. 
Gli africani vogliono fare il lavoro che sono capaci di fare e non un lavoro che il governo dichiara che sono capaci di fare. Gli africani vogliono la possibilità di vivere dove trovano un lavoro e non essere cacciati da un'area perchè non sono nati lì.
Gli africani vogliono avere la possibilità di possedere la terra nei luoghi dove lavorano, e non essere obbligati a vivere in case in affitto che non potranno mai sentire come proprie. 
Gli africani vogliono fare parte delle popolazioni e non essere confinati a vivere nei ghetti. 
Gli uomini africani vogliono che le mogli e i figli vivano con loro dove lavorano, e non essere costretti a condurre un'esistenza innaturale negli ostelli per soli uomini. 
Le donne africane vogliono stare con i loro uomini e non essere lasciate in uno stato di vedovanza permanente nelle riserve. [...] 
Gli africani vogliono la loro giusta parte di tutto il Sudafrica; vogliono la sicurezza ed un ruolo nella società. 
Soprattutto pari diritti politici, perchè senza di essi i nostri handicap saranno permanenti.
So che ai bianchi [...] questo sembra rivoluzionario, perchè la maggioranza degli elettori sarà africana. 
E questo porta i bianchi ad aver paura della democrazia. 
Ma non si può permettere che questo timore blocchi la strada all'unica soluzione che garantisce l'armonia tra le razze e la libertà per tutti. [...] 
La divisione basata sul colore della pelle è totalmente artificiale e, quando scomparirà, scomparirà anche la dominazione di un gruppo su un altro. [...] 
Nel corso della mia esistenza mi sono dedicato a questa lotta [contro il razzismo, nds] del popolo africano. 
Ho combattutto contro la dominazione bianca e ho combattuto contro la dominazione nera. 
Ho accarezzato l'ideale di una società democratica e libera in cui tutte le persone vivano insieme in armonia e con uguali opportunità. 
E' un ideale per il quale spero di vivere e che spero di raggiungere. 
Ma, se sarà necessario, è un ideale per il quale sono pronto a morire. [...]"

Qualche anno dopo, invece, si 'ricorda il ricordo' di un Uomo che stava assistendo ad una faticosa realizzazione di uno fra i propri Sogni più grandi e (pre)potenti:

"[...] Miei concittadini sudafricani, popolo del Sudafrica: questa è veramente una notte di gioia. 
Abbiamo ricevuto i risultati provvisori [...] delle elezioni e siamo soddisfatti dell'enorme sostegno rivolto all'ANC. 
Desidero ringraziare e rendere onore a tutti coloro dell'ANC e del movimento democratico che hanno lavorato così duramente in questi ultimi giorni e in questi lunghi decenni. 
Al popolo del Sudafrica e al mondo che ci sta guardando desidero dire: questa è una notte di gioia per lo spirito umano. E' anche la vostra vittoria. 
Avete contribuito a mettere fine all'apartheid, siete stati con noi durante la transizione. 
Ho osservato, insieme a voi, la nostra gente, decine di migliaia di persone, stare pazientemente in fila per molte ore. Alcuni hanno dormito all'aperto per tutta la notte in attesa di dare quest'importante voto. 
Gli eroi del Sudafrica sono leggende che si tramandano da una generazione all'altra ma siete voi, il popolo, i nostri veri eroi. 
Questo è uno dei momenti più importanti nella storia del nostro Paese. 
Sono davanti a voi traboccante di gioia ed orgoglio. 
Sono fiero dei [...] cittadini di questa nazione. [...]
Adesso possiamo gridare a gran voce la nostra gioia dall'alto dei tetti delle nostre case: siamo finalmente liberi!
Sono qui davanti a voi ammirato dal vostro coraggio, con il cuore colmo d'amore per tutti voi. 
Considero un altissimo onore essere alla guida dell'ANC in questo momento della nostra storia ed essere stato scelto per portare il Paese nel nuovo secolo. 
Prometto di impiegare tutte le mie forze e le mie capacità affinchè io e l'ANC possiamo essere all'altezza delle vostre aspettative. 
Sono personalmente riconoscente ad alcuni dei più grandi leader del Sudafrica, cui rendo omaggio. 
Avrebbero dovuto essere qui a festeggiare con noi, perchè questo risultato è anche loro. 
Domani io e [...] l'ANC saremo di novo al lavoro. 
Ci rimbocchiamo le maniche e iniziamo subito a intervenire sui problemi che la nostra nazione si trova  ad affrontare. Vi chiediamo di unirvi anoi, tornare al vostro lavoro domattina. 
Facciamo lavorare il Sudafrica. Insieme [...] dobbiamo iniziare a costruire una vita migliore per tutti i sudafricani.
Ciò significa creare posti di lavoro, costruire case, fornire educazione e portare pace e sicurezza per tutti. 
L'atmosfera di calma e tolleranza che ha prevalso durante le elezioni prefigura il tipo di Paese che possiamo costruire e pone le basi per il futuro. 
Pur nella diversità, siamo un unico popolo con un destino comune nella notra ricca varietà di culture, razze e tradizioni. Il popolo ha votato per il Partito di sua scelta e noi rispettiamo la sua decisione. 
Questa è la democrazia. 
Tendo la mano in segno di amicizia ai leader di tutti i Partiti e ai loro membri, e chiedo a tutti loro di unirsi a noi e lavorare insieme per risolvere i problemi che noi, in quanto nazione, ci troveremo di fronte. 
Il Governo dell'ANC sarà al servizio di tutto il popolo del Sudafrica, non solo dei suoi membri ed elettori. [...]
E' arrivato ora il momento di festeggiare, i sudafricani si uniscano insieme per celebrare la nascita della democrazia. Brindo a tutti voi che avete lavorato così duramente per conseguire quello che può essere chiamato solo un piccolo miracolo. 
Lasciamo che i nostri festeggiamenti siano in linea con il clima instaurato durante le elezioni, ovvero all'insegna della pace, del rispetto e della disciplina, per dimostrare che siamo un popolo pronto ad assumersi le responsabilità di Governo. 
Prometto che farò del mio meglio per essere degno della fiducia e della stima che avere riposto in me e nella mia organizzazione [...]
Costruiamo il futro insieme, brindiamo ad una vita migliore per tutti i sudafricani. [...]"

Parole e gesti che, come schegge verso l'infinito, hanno consegnato alle generazioni di ogni tempo un Esempio a cui poter sempre guardare. 
Quasi come se, nei momenti di sfiducia verso la propria anima e verso l'umanità intera, una voce invisibile potesse riuscire ad arrivare nelle intimità individuali a dire:
"Non avere sfiducia, un Uomo od una Donna possono arrivare anche a realizzare gesti come questi."
E via di seguito con una biografia individuale fatta di battaglie, di prezzi enormi pagati per idee di uguaglianza e libertà in un contesto straniato e straniante, in un mondo dove paura e (pre)potenza finivano per soffocare dignità e diritto all'esistenza di qualunque tipo di essere umano. 
E' esistito qualcuno che ha cercato ed è riuscito a lottare per cambiare qualcosa di grande, radicalmente: 

"Il coraggio non è la mancanza di paura, ma la capacità di vincerla. [...] L'uomo coraggioso non è colui che non prova paura, ma colui che riesce a superarla." (Nelson Mandela, cit.)

Lottare per cambiare, lottare per realizzare sogni di democrazia da anteporre ad incubi che avvolgono realtà e dimensioni quotidiane. Lottare per cambiare significa, in primo luogo, effettuare un grande Lavoro dentro la propria anima. La storia di questo piccolo ma grandissimo Uomo dovrebbe insegnare anche questo, in un ricordo senza dimora e senza tempo alcuno. 
Le speranze che oggi rimangono di vedere un mondo migliore e rinnovato non devono estinguersi con la dipartita di questo straordinario Eroe: 

"Nell'uomo la bontà è una fiamma che può rimanere celata, ma mai estinguersi completamente."
(Nelson Mandela, cit.)

Chiunque ha ed avrà per sempre un qualcosa da dire e da dare al mondo per provare a farlo migliorare, dunque. Esistenze come quelle di Nelson Mandela sono, forse, passate sulla nostra stessa Terra per ricordare proprio questo: il mondo può essere cambiato, davvero e radicalmente. 
Qualche altro grande Uomo un giorno disse una frase che, anche in questo caso, finirà per diventare inevitabilmente profetica del domani che attende questa umanità: 

"[...] gli uomini passano, le idee restano, restano le loro tensioni morali, continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini. [...]" (Giovanni Falcone, cit.)
I migliori modi per ricordare ed onorare le vite di Donne od Uomini come Nelson Mandela potrebbero essere proprio questi: 'addestrarsi' per comprendere come limitare e 'scardinare' la complessità e l'ingiustizia dilagante in questo mondo, facendo leva sulla necessità di farci accompagnare da altre persone disposte ad accompagnarci durante questo 'viaggio'. Non c'è che l'imbarazzo della scelta riguardo al 'punto' da cui partire.
Il fine dell'Esistenza umana, forse, risiede specialmente dentro questo fine. 
Condizionale d'obbligo, purtroppo: la Vita e l'Esempio lasciato da Nelson Mandela contribuiranno forse a rendere meno improbabile questo 'potere' affidato all'essere umano. 
Uomini come Nelson Mandela sono anche la più vivida rappresentazione del fatto che certe battaglie possano contribuire a costruire davvero qualcosa di grande e migliore, con passione e responsabilità (teoricamente) essenziali per la nostra dimensione di esseri intelligenti: 

"Dobbiamo cercare di fare il meglio di ciò che siamo capaci, è la nostra sacra responsabilità di esseri umani. Qualsiasi cosa in meno è imperdonabile." (Albert Einstein, cit.)

Per tutto e per tutto ciò che è scappato scritto/ detto, pertanto, un piccolo ma intenso pensiero rivolto all'anima ed alle battaglie di Nelson Mandela. Con tutta la forza e l'umanità possibili, pertanto, una corta ma semplicissima parola: GRAZIE. Da parte di chi c'è stato, c'è e ci sarà un domani più e/o meno lontano.
Semplicemente questo. Che la Terra ti sia lieve ed il Ricordo un pò meno. 
Abbiamo ed avremo sempre bisogno di Esempi ed Eroi, forse per umana imperfezione:

"Sventurata è la Terra che ha bisogno di Eroi." (Bertolt Brecht)

O forse no, nessuno può assumersi il diritto di dettare legge su questioni così delicate ed insondabili.


Discorsi e biografia tratti da: "I discorsi che hanno cambiato il mondo", Edizioni White Star

giovedì 5 dicembre 2013

ITALIA(NI) IN CORTOCIRCUITO ELETTORAL-SOCIALE-[...]: IMMERSI NEL "GRANDE INCUBO"

Una legge elettorale (auto)definita "porcata" dal suo stesso ideatore  è stata (giustamente) definita incostituzionale da una Corte Costituzionale dopo 'qualche' anno di riflessione e discussione. 
Lo stesso autore di tale legge elettorale era quello che, nelle vesti di Ministro della Semplificazione Normativa, pretendeva di adempire al proprio ruolo istituzionale dando fisicamente fuoco ad oltre '375mila leggi' ritenute inutili.
(Fonte:http://www.repubblica.it/politica/2010/03/24/foto/il_rogo_di_calderoli_fuoco_alle_375_mila_norme-2867851/1/). Da cotante menti, forse, non sarebbe stato possibile attendersi nulla di più. 
Condizionale d'obbligo, ovviamente: al peggio non c'è mai fine. Soprattutto in Italia.
Le decisioni di ieri, peraltro già facilmente immaginabili, hanno cercato di indurre la politica ed il sistema partitico a comprendere la necessità di risolvere nella maniera migliore (o meno peggiore, a seconda dei punti di vista) un problema troppo sottovalutato di rappresentanza democratica.
Si sta parlando di ritorno al Mattarellum, di modifiche al Porcellum per ridurre gli argini di incostituzionalità manifestati, di Parlamento sovrano nell'elaborazione di una nuova legge elettorale (fino ad oggi strada mai percorsa, nonostante possibili occasioni e maggioranze alternative a disposizione) e di altri scenari non pienamente sintetizzabili e comprensibili per 'estranei' e non competenti in materie giuridiche. 
A prescindere dagli scenari possibili, però, emerge da tale situazione un quadro confuso e capace di illustrare, una volta di più se ce ne fosse bisogno, la straniante situazione di caos nella quale Italia ed italiani sono immersi, da troppo tempo a questa parte: questo scenario è praticamente definibile come "Bordellum", per rimanere fedeli al Buongiorno pubblicato suLa Stampa di oggi da Massimo Gramellini. 
La situazione allucinante è degna, contemporaneamente, sia di risate che di lacrime: 

"Per la Corte Costituzionale la legge elettorale detta Porcellum è illegittima.
Dunque tutti i parlamentari nominati dai partiti con quella norma e da noi svogliatamente votati negli ultimi otto anni sono illegittimi. E così i loro atti. Illegittima la prima incoronazione di Napolitano. Pure la seconda.
Illegittimi i governi Prodi, Berlusconi, Monti, Letta. Illegittimi i senatori a vita scelti dal Capo dello Stato, per cui di oltre mille parlamentari l’unico in regola sarebbe l’ex presidente Ciampi.
Illegittime le riforme del lavoro e delle pensioni, le tasse sulla casa e in genere le spremiture decretate da governi illegittimi e convertite in legge da parlamenti illegittimi.
Illegittimo il voto su Mubarak zio di Ruby, ma anche quello sulla decadenza di Papi. Illegittimi gli stipendi, i rimborsi, i portaborse, i panini della buvette.
Illegittime le interviste dei presunti onorevoli e dei millantati senatori. Doppiamente illegittime le lauree prepagate, le solerti raccomandazioni, le appetitose lottizzazioni.
Tutto ciò che è stato detto, fatto e cospirato in Parlamento negli ultimi tremila giorni è illegittimo.
E poiché non vi è regolamento, codice o postilla su cui gli illegittimi in questi anni non abbiano messo becco, l’intero Paese può a buon diritto definirsi illegittimo.  
Sembrerebbe l’accrocco definitivo. Se non fosse che anche la Corte Costituzionale è stata nominata in larga parte da un parlamento e da un presidente illegittimi.
Ne consegue che la sua sentenza di illegittimità è da considerarsi illegittima. La patria è salva. Il Bordellum continua."

L'illegittimità è stata per (troppi) anni fatta passare per legittimità, quasi come se giocando con le parole potesse essere possibile nascondere sensi di nausea e schifo ormai divenuti (giustificabilmente) dilaganti fra ogni singolo italiano (desideroso di ambire ad essere) orgoglioso nel definirsi tale.
Non si poteva modificare la legge elettorale per non svilire 'patti di maggioranza' (?) stipulati con Partiti (teoricamente) opposti fra loro sul piano etico, politico e programmatico. 
La riforma della legge elettorale è stata oggetto di ripetuti 'studi' da parte di saggi, approfondite da commissioni di esperti e da autorevoli Ministri che hanno di recente dichiarato di avere 'bello e pronto' nel cassetto un Disegno di Legge capace di riformare anche i costi della politica parlamentare. 
Si potrebbe gioire di una meritata incostituzionalità, si potrebbero esaltare i legittimi sospetti fino ad oggi portati avanti da una 'minoranza' ribelle che aveva cercato di opporsi alla 'maggioranza' imperante sul troppo 'nulla' raccolto. Si potrebbe invocare una nuova metodologia legislativa di rappresentanza. 
Conzionali d'obbligo, ancora una volta. 
Davanti alle possibili e lecite gioie rimangono le delusioni e l'indignazione per l'aver assistito all'ennesimo spettacolo che conferma quanto di più logico è (purtroppo) lecito attendersi per Italia ed italiani: uno Stato quasi completamente deragliato, nei valori come nei meccanismi di rappresentanza. 
Uno Stato nel quale l'illegittimità sembra essere sovrana anche (o soprattutto) su materie non elettorali, uno Stato nel quale si fa (purtroppo) prima a definire ciò (od anche chi?) che è rimasto normale.
Quanto è stato deliberato e deciso ieri rischia di essere l'ennesimo segno dell'incubo moralmente illegittimo nel quale Italia ed italiani sono precipitati, non solo durante questi ultimi otto anni. 
Un incubo nel quale un Ministro 'piromane' può rappresentare degnamente le Istituzioni inscenando pagliacciate istituzionali, un incubo nel quale si fanno comizi elettorali promettendo di poter arrivare a curare il cancro. 
Un incubo nel quale le 'minoranze' sono troppo spesso calpestate, un incubo nel quale le 'ali estreme' e portatrici di certe ideologie reputate altrettanto 'estreme' devono essere tagliate. 
Un incubo nel quale chi è salito (e poi decaduto) (d)al potere lo ha fatto per liberare l'Italia dal 'comunismo' al fine di innescare una 'rivoluzione liberale', un incubo nel quale chi doveva adoperarsi per abbattere (politicamente) certe logiche e certi Governi ha dato la percezione di aver fatto spallucce (sempre una volta di troppo). Un incubo da fare invidia alla creatività ed alla mano di Johann Heinrich Fussli, un incubo che ha visto per troppo tempo certi allarmi di dissesto idrogeologico e tutela dell'ambiente come fumo negli occhi.
Un incubo che continua ad inseguire una crescita senza progetto economico, un incubo che continua a vedere generazioni intere potenzialmente (ma non troppo) private del pe(n)sante concetto di 'futuro'.
Un incubo nel quale troppi istituti scolastici sono fuori norma, un incubo dal quale cervelli con competenze e studi all'avanguardia sono fuggiti, stanno fuggendo e fuggiranno. 
Un incubo nel quale le infrastrutture sono state promesse e promosse per veicolare consensi elettorali, un incubo nel quale rifiuti tossici e scorie nucleari sono state sepolte sotto le case di ignari cittadini. 
Un incubo troppo spesso ingigantito da un segreto di Stato schiacciante, pesante ed opprimente. 
Un incubo dove demagogia populismo sono diventati dilaganti e leciti, a fronte di un'informazione e di una politica che (quasi) mai hanno fornito le risposte che avrebbero dovuto dare per tempo. 
Un incubo che ha consegnato, consegna e consegnerà per troppo tempo ancora sintomi troppo evidenti di un malessere generalizzato che attanaglia un Paese intero. 
Immersi in una sorta di "grande incubo" del quale il porcellum nient'altro è che l'ennesima rappresentazione: come finirà, se finirà, questo cappio al collo travestito da mancate riforme ed occasioni sprecate? 
Se una risposta esiste rischia di essere troppo complessa per essere sintetizzata. 
Nonostante tutto, infatti, questo 'grande incubo' rimane: 

"[...] vado via e non tornerò/ mentre nel mondo tutti dormono/ poi anch'io mi sveglierò/ con la sveglia scarica ormai/ e con mia madre che mi dice "dai,/ come fai tutte le volte a non svegliarti mai"/ e tutto questo finirà così a un secolo da qui."

Ai 'viventi' nel "Bordellum" le ardue sentenze di mancata italianità



Per saperne di più: 

"Il Porcellum è incostituzionale, ed ora?", Il Post

"Via il Porcellum, era una legge truffa", La Repubblica

"Bordellum - Buongiorno", La Stampa

martedì 3 dicembre 2013

FRA (CENTRO)SINISTRA ED ASSENZA DI SPIRITO CRITICO: COSTRUIRE LA FABBRICA DELLA SCONFITTA

"[...] La Sinistra poteva cambiare il Paese e non c'è riuscita. 
Abbiamo avuto la grande occasione della nostra vita politica e l'abbiamo mancata. 
Bisogna raccontare la storia a ritroso per capire le cause vicine e lontane dell'insuccesso della nostra generazione. 
Bisogna andare sulle orme del gambero per scovare sotto le pietre le cause delle sconfitte. 
Solo così si prendono le decisioni che ribaltano le pietre. 
C'è un riconoscimento da elaborare, prima di tornare a vincere.[...]"

E' questo il punto di vista fondante ed al tempo stesso più scottante del libro "Sulle orme del gambero", scritto da Walter Tocci e pubblicato da Donzelli editore.
Nella visione di un'Italia distrutta, purtroppo, emerge un quadro desolante in primo luogo per chi avrebbe dovuto adoperarsi per governarla al meglio nelle sedi nazionali e via di seguito, fino ai livelli più bassi. 
Al sistema partitico in generale non crede ormai più nessuno (o quasi), soprattutto a fronte di cifre di astensione/non voto che sono ormai cronicamente prossime al 50%. 
I problemi con cui da due anni a questa parte siamo costretti a far di conto sembrano essere apparsi all'improvviso, quasi come se fino al 2011 i problemi di debito pubblico non riguardassero l'Italia e le questioni di unità economico-politica da perfezionare non riguardassero l'Europa. 
Cosa poter consigliare a coloro che hanno mancato di realizzare quella "grande occasione" sopra riportata? 
E' davvero sufficiente parteggiare a spada tratta per il nuovo che avanza facendosi strada con slogan fra il difficile e l'impossibile da realizzare nel breve, medio e lungo termine?
Può davvero bastare sostenere in maniera completamente acritica e priva di analisi di (auto)valutazione chi, nascondendo polveri(era) di lontana memoria, si propone di costruire (per l'ennesima volta) un Partito bello e democratico? E' davvero sufficiente affiliarsi ad una certa informazione (non tutta, fortunatamente) che tende ad escludere dal dibattito pubblico proposte concrete e volti per dilettarsi nella rincorsa continua di personalità da convertire il più velocemente possibile in fenomeni da baraccone
A prescindere dall'infinita varietà di possibili risposte, con un Paese distrutto mortalmente alle spalle dovrebbe essere ormai chiara l'elevata possibilità di realizzare nei fatti la celebre massima gattopardesca secondo cui "tutto cambia affinchè nulla cambi". 
L'aver posto Italia ed italiani di fronte a problemi tremendi quando era forse troppo tardi ha messo in mostra alcune questioni che avrebbero dovuto essere inevitabili sin dalla prima opportunità possibile di confronto: 
  • scarsa attitudine di parte degli italiani verso la necessità di informarsi e comprendere la (divenuta) complessità del sistema circostante;
  • (troppo) elevata abitudine di parte degli italiani a delegare le proprie responsabilità a rappresentanti tecnico-politici, senza poi interessarsi minimamente di quanto e come le stesse deleghe venissero esercitate;
  • punti di vista (largamente) inadeguati dal punto di vista politico, 'grazie' al quale è stato possibile far diventare sovversivo/isolato/inadeguato/[...] chi cercava di parlare il 'linguaggio della verità', ponendo eventualmente domande e/o questioni definibili come 'scomode';
  • estrema irrazionalità dell'informazione, finita (forse inconsapevolmente) per assumere tinte di distrazione e distruzione della coscienza collettiva.
All'esperienza personale la percentuale da attribuire ai precedenti "parte di".
L'Italia è divenuto infatti un Paese nella quale la coscienza collettiva sembra mobilitarsi per emergenze usa & getta, salvo poi rientrare nella normalità non appena questa urgenza viene fatta percepire in diminuzione. 
Quanti sono stati, sono e saranno i problemi di immane importanza che finiranno schiacciati dalla discontinuità dell'informazione? Basti pensare ad alcuni dei "campanelli d'allarme" che puntualmente risuonano come se fosse, ogni volta, la prima volta: dissesto idrogeologico, tutela e salvaguardia del welfare state pubblico, necessità di costruire un nuovo modello economico capace di coniugare crescita economica con ripresa dell'occupazione reale,green economyspending review, operazioni di miglioramento strutturale e snellimento burocratico, definizione di piani energetici capaci di imprimere effetti positivi sul medio-lungo termine, difesa e miglioramento di settori legati a ricerca, istruzione e cultura, realizzazione di studi di fattibilità che riuscissero a coniugare sostenibilità ambientale con una ripresa di attività lavorative inquinanti, [...].
Quanti sono i possibili punti di vista per cui sono mancate completamente discussioni e decisioni nelle sedi competenti? Qualora ci siano invece state, per quali motivi non sono stati allargati i confini del dibattito pubblico? 
A domande come queste sembra rispondere quel necessario "riconoscimento da elaborare" precedentemente riportato. Mentre sembrano necessari dibattiti attorno ad ImuIucTasi,Taser, [...] non sembra urgente affrontare dibattiti attorno a (mancata o mancante?) crescita, radicale cambiamento di accordi europei ratificati senza (forse) le necessarie consapevolezze e tant(issim)e altre questioni simili alle precedentemente citate. 
La necessità di indagare a ritroso attraverso le orme del gambero rischia di essere, quindi, una missione ardua se non impossibile da compiere con le necessarie dosi di dignità, competenza, serenità e serietà: "sotto le pietre" dei tragitti passati non ci sono infatti semplici buchi ma interi labirinti sotterranei dai troppi intricati percorsi. 
Non sembrano nè possibili e neppure realizzabili le promesse di quanti sostengono convintamente di realizzare svolte epocal-radicali attraverso cambiamenti istantanei e veloc(issim)i: dove finiscono le (generate) complessità di fronte alla volontà di imprimere mutamenti radicali ai problemi che attanagliano Stati e pianeta Terra?
Chi può promettere di voler concorrere al miglioramento dell'ambiente quando si è addirittura riusciti ad inventare metodi di compravendita delle emissioni fra Stati?
Chi può affermare di voler convintamente realizzare un miglioramento delle condizioni di vita per realizzare uno 'sviluppo sostenibile' quando si riescono ad organizzare conferenze che puntualmente scoppiano in nulla e/o bolle di sapone? Chi può affermare di voler guarire in breve tempo 'malattie' italiane che sono state nella realtà così tanto accettate da parte di un 'certo' Paese da produrre un incancrenimento (forse) senza possibilità di risoluzione? 
Chi può parlare di crescita degli investimenti pubblici in uno scenario nazionale che, in virtù di politiche macro-economiche discutibili (eufemismo), rischia di vedere solo tagli (potenzialmente indiscriminati) alla spesa pubblica? 
In altre parole, semplificando: chi può parlare senza riconoscere i propri errori e/o senza utilizzare le necessarie dosi di spirito critico con cui cercare di (ri)definire nuovi scenari da cui poter ripartire? 
Il riformismo vero dovrebbe presupporre analisi attente, ricerche di esigenze non attribuibili alle sole maggioranze, dibattiti e confronti per sostenere equilibri destinati a produrre esiti positivi sul medio-lungo termine. Condizionale d'obbligo, ovviamente. 
Quali sono le verità e le difficoltà che i cittadini avrebbero potuto verificare con mano, qualora avessero assistito a forme di politica ed informazioni coerenti, corrette e credibili?
L'impressione più viva ed al tempo stesso più triste e straniante è che si siano prese decisioni sull'onda di un 'entusiasmo' finalizzato alla ricerca di consensi facili, finendo per concorrere alla banalizzazione di problemi potenzialmente tragici sul medio-lungo termine. 
La (pre)potenza dei cosiddetti populismi nasce anche (ma non solo, sia chiaro) dall'assenza prolungata di risposte da parte di chi avrebbe dovuto confrontarsi e/o fornirle in tempo utile.
Accorgersi in ritardo di questa svista potrebbe rivelarsi persino controproducente.
Quali sono le altre parole utilizzabili per descrivere questa devastante 'moda' di discussione e risoluzione di problemi importanti? Parole importanti per costruire una riflessione utile si ritrovano nello stesso libro citato nell'incipit: 

"[...] Solo in Italia la parola riforma è ridotta a indicare la mera approvazione di una legge. 
Invece, dovrebbe essere un processo graduale e multifunzionale: definizione condivisa degli obiettivi; ricognizione delle risorse finanziarie, professionali ed organizzative; analisi di esperienze analoghe; implementazione sociale delle regole; organizzazione delle strutture preposte all'attuazione; formazione degli operatori. 
Alla fine si dovrebbero analizzare i risultati, secondo le metodologie internazionali della 'policy analysis' [...] per correggere gli errori ed orientare i provvedimenti successivi.  [...] 
Decidere in politica significa produrre leggi e la forza del leader è misurata sempre più sulla capacità di imporle sbaragliando le resistenze. 'Legifero, ergo sum' è il motto del politico nell'epoca della personalizzazione.
Ci sono le 'leggi manifesto' che rispondono a momenti di emozione dell'opinione pubblica, inventando norme inutili o dannose per dimostrare che si fa qualcosa [...]
Ci sono poi le leggi ideologiche, che pretendono di applicare i principi identitari di una parte e spesso finiscono per arenarsi nel contezioso costituzionale [...]
Ci sono poi le leggi bugiarde che dicono una cosa positiva per nascondere quella negativa,[...].
Ci sono le leggi approvate per calmare i mercati, che si sono sempre risolte con il peggioramento del deficit, come le leggi finanziarie dell'ultimo decennio. [...]
Si invoca la velocità nell'attività parlamentare, ma le leggi approvate in fretta sono anche le più dannose: il Porcellum in poche settimane, le norme 'ad personam' di gran carriera, le leggi Fornero sotto lo sguardo ansioso dei mercati, mentre tutti ora vorrebbero correggerle. 
Questo 'futurismo legislativo' si riveste del buon senso di frasi fatte come 'il mondo cambia e bisogna fare in fretta, ma diffonde solo l'epidemia burocratica. 
Aveva ragione Luigi Einaudi nel considrare la lentezza parlamentare una fortuna proprio perchè limita l'ipertrofia normativa. Bisogna riscoprire la virtù dell'indugio che fa decantare la discussione pubblica fino a che non si deposita in solide certezze, alle quali si potrà dare il sigillo [...] dello Stato. 
L'iper-normativismo è la miseria del decisionismo. [...] 
Solo nel teatrino politico-mediatico si può credere che i problemi italiani saranno risolti con la revisione del bicameralismo e la riduzione dei parlamentari. 
E' molto più interessante domandarsi perchè proposte tanto modeste siano diventate una vera ossessione nel dibattito politico italiano da trent'anni, come non accade in nessun Paese occidentale.
E' difficile credere che la nostra Carta sia tanto più difettosa delle altre da meritare uno straordinario impegno revisionistico. E' più probabile che il problema dipenda dagli improbabili costituenti. [...]"
(Fonte: "Sulle orme del gambero", W.Tocci, Donzelli Editore) 

Perchè tutto cambi in meglio, dunque, si suggeriscono poche ma (teoricamente) semplici virtù: voglia di approfondire, desiderio di informarsi, analisi precedente e sintesi successiva, consapevolezza, spirito critico, coerenza, credibilità, verità e dignità solo per citare alcune delle (troppe) possibili. 

Fonte immagine: SkyTg24 - 'Cruel' vignetta


lunedì 2 dicembre 2013

FRA "CANZONE", AMORE E RICORDI: QUANDO LUCIO DALLA INCONTRA SAMUELE BERSANI...

"[...] Canzone cercala se puoi/ dille che non mi lasci mai/ va' per le strade e tra la gente/ 
diglielo dolcemente./ E come lacrime la pioggia/ Mi ricorda la sua faccia/ 
Io la vedo in ogni goccia/ Che mi cade sulla giacca. [...] 
Canzone trovala se puoi/ dille che l'amo e se lo vuoi/ va' per le strade e tra la gente/ 
diglielo veramente/ non può restare indifferente/ e se rimane indifferente/ non è lei."