sabato 23 novembre 2013

EMERGENZE CLIMA ED AMBIENTE: COSA POTREBBE RISERVARCI IL FUTURO?

Mentre le notizie di disastri ambientali sembrano succedersi senza sosta, in Italia come all'estero, non sembra che nei luoghi "adibiti" vengano prese decisioni capaci di poter imprimere una svolta radicale verso un (probabile) miglioramento. 
Basti riportare quanto riportato in un recente articolo de La Repubblica per poter ottenere ulteriori delucidazioni nel merito della questione: 

"Alla Conferenza Onu sul clima di Varsavia è rottura totale: gli ambientalisti hanno abbandonato per protesta i lavori dipingendo uno scenario disastroso. Mentre il mondo sperimenta in diretta il sapore del cambiamento climatico e gli eventi estremi mordono [...]sul ponte di comando della nave a cui è stata affidata la difesa del clima si guarda un altro film. [...] la conferenza Onu di Varsavia è troppo occupata ad ammirare le prospettive di crescita del carbone e dello shale gas per preoccuparsi dei disastri ambientali. [...] E' la prima volta che accade nella storia del negoziato che si è aperto [...] a Rio de Janeiro con la firma della Convenzione per la difesa del clima: un processo che ha portato alla ratifica del protocollo di Kyoto ma che ora si infrange sul muro della gestione polacca della conferenza. "I primi due giorni della settimana decisiva [...] sono stati dedicati alla World Coal Association, cioè all'ode del carbone cosiddetto pulito, ignorando il semplice fatto che è proprio il carbone a farci pagare il prezzo maggiore in termini di vittime sia da smog sia da cambiamento climatico", accusa [...] il Wwf.[...]
il Giappone ha annunciato una riduzione degli impegni volontari [...] che a livello globale lasciano sostanzialmente inalterato lo scenario chiamato business as usual con le conseguenze precisate a chiare lettere dall'Ipcc, il gruppo di scienziati Onu che ha vinto il Nobel per la pace.
In assenza di tagli rapidi e radicali delle emissioni di gas serra ci attende una crescita di temperatura devastante: attorno ai 4 gradi entro la fine del secolo.
Ma per misurare il pericolo non c'è da attendere tanto: l'aumento dell'energia intrappolata in atmosfera è carburante prezioso per gli uragani che, alla varie latitudini e sotto vari nomi, stanno diventando una presenza sempre più allarmante.[...]"
(Fonte: Repubblica.it)

Più recenti ma ugualmente allarmanti sono le parole tratte da un articolo reperibile sul sitoLescienze.it, sempre a proposito della Conferenza che avrebbe dovuto proporsi l'obiettivo definitivo di affrontare una volta per tutte quella che potrebbe diventare la tragedia più grande con cui l'umanità dovrà essere costretta a fare i conti nei decenni a venire; è possibile leggere, nei fatti, quanto segue: 

"[...]Qualche vaga dichiarazione d'intenti per proseguire sulla strada della mitigazione degli effetti del cambiamento climatico, ma senza nessun impegno legalmente vincolante. Si è conclusa con la più classica melina [...] la 19° Conferenza delle Parti o COP19, della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNCCC). Nelle ultime ore dei lavori le organizzazioni non governative hanno lasciato l'assemblea, sancendo così l'inadeguatezza di questa conferenza sul clima nell'affrontare quanto emerge con sempre maggiore evidenza dagli studi scientifici. [...] Vanno dunque deluse le aspettative di coloro[...] che speravano nel varo di una roadmap per la seconda fase del protocollo di Kyoto, che secondo il programma stabilito dovrebbe iniziare dal 2020.
L'unico risultato è stata la definizione di un accordo quadro su cui discutere, entro il 2015, quando il summit si terrà a Parigi, un accordo globale legalmente vincolante[...]. Ma il testo non pone certo obiettivi ambiziosi[...] 
la partita sul futuro del Protocollo di Kyoto si gioca tra i due big dell'economia mondiale e delle emissioni di inquinanti [...]Cina e Stati Uniti.
Questi ultimi si sentono in posizione di svantaggio nei negoziati, dal momento che la Cina figura dal 1997 tra i paesi in via di sviluppo, quelli esclusi sugli accordi di riduzione delle emissioni.
Ora è invece al primo posto nella classifica del maggiori emettitori di gas serra. [...]
la Cina [...] ha ammesso di detenere questo primato, ma ha anche dichiarato di non voler intervenire in modo drastico sulle emissioni, con il rischio di rallentare la sua tumultuosa crescita economica, prima che la sua popolazione abbia raggiunto il livello di benessere delle nazioni industrializzate.[...]"
(Fonte: lescienze.it)

Ancora una volta di troppo, dunque, l'evidenza di dati scientifici e reali sempre più allarmanti sembra essere stata subordinata alla necessità di mantenere inalterati (ed inalberati) equilibrismi economici di crescita e leadership in un pianeta Terra che sembra essere sempre più provato. 
I critici saranno liberi di sostenere, nuovamente e ripetutamente, concetti secondo i quali allarmarsi per previsioni fittizie e fallaci è completamente inutile; quanto conta vedere e far vedere che fenomeni metereologici sempre più estremi sono, ripetutamente, sotto gli occhi e le vite spazzate via di troppe persone? 
Chi non ha l'attitudine alla scienza non può prendere decisioni vincolanti, secondo alcuni: quanto contano, su questo piano, i modelli e le previsioni climatiche per il futuro elaborate da appositi programmi computerizzati? 
Si riporti quanto segue, tratto dall'opera "Le stranezze del clima - Che cosa sta cambiando e perchè": 

"[...]Con modelli al computer si può simulare ciò che accade nel mondo reale. [...] I modelli climatici utilizzano le equazioni di base relative alla materia e all'energia per simulare il comportamento dell'atmosfera terrestre, degli oceani, dei ghiacci sulla terraferma o sul mare e della vegetazione. 
Con modelli informatici di questo tipo i climatologi cercano di capire come funziona  il clima, come si è comportato in passato e come gli esseri umani lo stanno influenzando. 
Inoltre usano quei modelli per esplorare i modi in cui il clima potrebbe evolvere nei prossimi decenni. 
Naturalmente non c'è una maniera diretta per verificare queste previsioni (a meno di aspettare decenni, però a quel punto non ne avremo più bisogno). 
Ma è comunque possibile capire se i modelli funzionano, visto che non li si usa soltanto per prevedere i cambiamenti futuri. I modelli si possono testare [...] verificando con quanta  accuratezza simulino il clima attuale, cioè quanto gli andamenti medi della temperatura, delle precipitazioni o della pressione atmosferica previsti dai computer si avvicinino a quelli che misuriamo nel mondo reale. 
Gli scienziati possono testare i modelli anche simulando i cambiamenti climatici del passato[...]
Tenendo conto di vari fattori [...] si trova che i modelli riproducono con buona precisione l'aumento di temperatura osservato nel secolo scorso, sia a livello globale sia nelle variazioni locali. [...] 
Riproducono anche i cambiamenti che abbiamo effettivamente osservato nel ghiaccio marino, nella temperatura degli oceani, nel ciclo dell'acqua [...]
Tutto questo ci fa ritenere che i modelli siano una rappresentazione accurata del clima reale, e che tengano conto di tutti i fattori più importanti.[...]"

Se tutto questo è vero, per quali motivi non è possibile attendersi fedeltà, attendibilità e veridicità nella descrizione di fenomeni futuri? Le risposte a questa domanda sono infinite ed anche infinitamente discutibili, data l'immensa volatilità dei risultati possibili da realizzare. 
L'incertezza inevitabile non dovrebbe però tradursi in un'inarrestabile attesa; la Terra continuerebbe infatti a (far) soffrire, qualora l'umanità continuasse a rimanere inerte dal prendere decisioni rilevanti o preferisse mantenere posizioni simil-pilatesche protese al far prevalere logiche economiche e di rincorsa alla tanto vituperata crescita
La necessità di affrontare la questione climatica è legata direttamente ed indissolubilmente alle necessità di trovare riparo e rimedio per una serie pressochè infinita di potenziali tragedie sociali ad oggi forse neppure ipotizzabili. 
Basti pensare ai costi legati a mancati benefici non perseguiti per tempo: cosa potrebbe esserne degli sfollati a seguito di catastrofi naturali devastanti e senza precedenti? Cosa potrebbe rimanerne di economie falcidiate dagli stessi fenomeni naturali, come è accaduto con il tifone Haiyan nelle isole Filippine?
Chi pagherebbe il costo di spostamenti e migrazioni di massa, qualora intere popolazioni dovessero un domani trasferirsi per sfuggire a morte certa?
A queste e moltissime domande dovrebbe cercare di rispondere una disciplina specifica che, più di tant(issim)e altre, non è ad oggi adeguatamente considerata: la contabilità ambientale.
E' ormai evidente, infatti, la necessità di costruire un modello socio-economico improntanto alla necessità di dare un valore anche a ciò che, ad oggi, un prezzo non lo ha. 
Quanto potrebbe costare in termini reali la scomparsa di un lago o la riduzione del letto di un fiume?
Quanto potrebbe costare in termini reali l'innalzamento delle temperature in termini di colture perdute?
Quanto dovrebbe costare in termini reali la realizzazione di un'infrastruttura (discutibilmente necessaria) destinata ad alterare in maniera permanente vivibilità, sostenibilità ed ecosistema dell'ambiente circostante? Quanto potrebbero costare le vite spezzate e rovinate da tragedie climatico-metereologiche?
In un momento nel quale l'economia sembra determinare vita e morte di qualsivoglia vicenda umana, sarebbe forse necessario ed urgente cercare di trovare risposte il più esaustive possibili a domande come queste. 
Quanto tempo rimane prima dell'inevitabile? Cosa è possibile intendere davvero perinevitabile?
Nel rispondere a queste domande è urgente tener conto della massima attribuita al fisico Richard Feynman:
"Il primo principio è non ingannare te stesso; ma tu sei la persona più facile da ingannare."
Così facendo, pertanto, scienziati ed esperti dovrebbero tralasciare il sensazionalismo di moda per prendere in esame tutte le possibili spiegazioni dei fenomeni osservati. Includendo ma allargando il campo rispetto a quelle più ovvie e convenzionali.
Cosa potrebbe accadere, dunque, qualora le emissioni non fossero controllate e/o limitate? 
Cosa potrebbe forse accadere qualora i consumi non fossero arginati e/o limitati per tempo? 
In altre parole, pertanto, ognuna di queste possibili domande dovrebbe avere il massimo comun denominatore riportato nel seguito: "Che cosa potrebbe riservarci il futuro?"
Partendo da alcuni dati di fatto, a tal proposito, il libro "Le stranezze del clima" sembra fornire alcune potenziali problematiche di rilievo e considerazione: 
  • Quanto sarà aumentata la temperatura nel 2100?;
  • Quale sarà il livello del mare nel 2100?;
  • L'effetto dei gas-serra non cesserà per magia nel 2100;
  • Gli uragani atlantici saranno più rari, ma più intensi;
  • Se il livello del mare continuerà a salire, le onde anomale diventeranno più distruttive;
  • Il cambiamento climatico creerà milioni di sfollati;
  • Il cambiamento climatico è pericoloso per la salute;
  • Il cambiamento climatico può provocare estinzioni;
  • L'acqua dolce inizierà a scarseggiare;
  • Probabilmente ci saranno più periodi di siccità;
  • La produzione alimentare sarà destabilizzata.
Si pensi, ora, a quanto ciascuna di queste domande-affermazioni-ipotesi-[...] può-potrà-potrebbe-[...] influenzare in negativo lo sviluppo e il futuro dell'intero pianeta Terra. 
Si pensi, ora, a quanto ognuno di questi punti possa essere visto come legato edindissolubilmente vincolato al successivo; non è soprattutto per queste ragioni che nelle competenti sedi sarebbe opportuno ed urgente gettare uno sguardo oltre l'ostacolo dell'ennesimo protocollo da inaugurare? 
Sembra infatti che il pianeta Terra non possa infatti attendere altro tempo invano: presto potrebbe forse non essere più possibile anche solo immaginarlo, un futuro?
Chi ha tempo non aspetti peggior clima, appunto. 

Fonte: bellunopiu.it

Per saperne di più: 

"Onu, è rottura alla conferenza sul clima: gli ambientalisti abbandonano per protesta.",Repubblica.it

"Conferenza di Varsavia, ancora al palo le iniziative sul clima.", Lescienze.it

"Dove si muore per frane ed alluvioni in Italia", Ilpost.it

"Uno spettro si aggira per l'Europa (e non solo): l'inquinamento", bellunopiu.it

"Le stranezze del clima - Che cosa sta cambiando, e perchè", Chiavi di lettura - Zanichelli 
Climate Central

venerdì 22 novembre 2013

domenica 17 novembre 2013

DDL AMBIENTE: QUALI I PASSI COMPIUTI?

"La nostra sfida più grande in questo nuovo secolo è di adottare un'idea che sembra astratta: sviluppo sostenibile."

Da queste parole, attribuite all'ex Segretario Generale delle Nazioni Unite Kofi Annan, potrebbe emergere quell'importanza fondamentale da assegnare a concetti quali: ambiente, natura, ecosistema, [...].
La costruzione di uno sviluppo che sappia essere sostenibile è una missione che sembra essere, oggi ancor più di ieri, assolutamente inderogabile e non più rinviabile. 
Quanti sono i problemi (potenziali e reali) che l'emergenza di un ambiente e di un clima degenerati potrebbe consegnare al pianeta Terra? Basti pensare al "circolo non virtuoso" che l'abuso sfrenato delle risorse naturali potrebbe innescare: tragedie sociali (sfollamenti,evacuazioni permanenti, [...]) o costi economici realmente impossibili da quantificare con esattezza, solo per riportare alcuni "spunti" possibili. 
La sfida di coniugare il termine "sviluppo" con la parola "sostenibile" è una missione che, specialmente alla luce dei troppi possibili cortocircuiti, dovrebbe essere inserita ai primi posti delle agende economico-sociali dei Paesi oggi maggiormente a rischio. 
Il problema più grande, strettamente collegato ai concetti precedenti, è sempre il medesimo che si è soliti incontrare nella messa in pratica di concezioni teoriche, magari al confine fra società, economia e scienza: come cercare di declinare e tradurre in pratica intenti positivi? 
Come cercare di ridefinire nella pratica nuovi "binari" di sviluppo capaci di imprimere benefici tangibili e verificabili (contemporaneamente) a sistemi economico-sociali, ad occupazione, ad equità sociale, a riduzione di consumi ed emissioni, a migliorie energetiche, [...]? 
Riprendendo la citazione attribuita a Kofi Annan, pertanto, sembra essere lecito (r)innovare nel seguente modo la "sfida più grande": 

"La nostra sfida più grande in questo nuovo secolo è di tradurre in atti reali un'idea che sembra astratta: sviluppo sostenibile."

La questione più grande sembra essere, in parole povere, il "come" poter passare dalle parole ai fatti: è su questo piano che è necessario ed urgente combattere la battaglia più grande per avere riscontri positivi sulla realtà. 
In uno Stato come quello italiano, fino a prove contrarie, resta tant(issim)o da fare in materia ambientale; sembrano essere troppi i problemi non risolti o non arginati per tempo, troppi i "bubboni" che rischiano di deflagrare in un futuro più (o meno?) lontano: basti pensare alla tragedia mai troppo ripetuta delle eco-mafie, al problema della cementificazione selvaggia, alle troppe "emergenze rifiuti" che oggi sembrano essere divenute cicliche, alla linea di confine sempre più labile che esiste fra lavoro e morte in alcune zone d'Italia.
Sarebbero troppi gli esempi da poter fare, troppi i punti di vista da affrontare per non sminuire di importanza tragedie ormai divenute conclamate ed acclarate. 
La necessità di tradurre in atti reali un'idea astratta potrebbe presupporre, specialmente in un Paese come l'Italia, la necessità di procedere seguendo la tecnica dei "piccoli passi": analizzare gli strumenti legislativi e tecnici che già ci sono, evidenziandone carenze e mancanze. 
Condizionale d'obbligo, ovviamente: tale lavoro sembra essere infatti solo necessario per innescare una qualche forma di miglioramento, non certo sufficiente ed esaustivo per imprimere un cambiamento reale ed immediato. 
Sembra muoversi in questa direzione la cosiddetta "Agenda Verde" promossa di recente dal Ministero per l'Ambiente, allegato alla Legge di Stabilità attualmente in discussione nelle Aule parlamentari. 
Riprendendo dal sito minambiente.it, è possibile desumere quanto segue:

"[...]Il provvedimento, composto da circa una trentina di articoli, si occupa di protezione della natura, valutazione di impatto ambientale, acquisti ed appalti verdi, gestione dei rifiuti, difesa del suolo, servizio idrico, acqua pubblica e comprende persino nuovi strumenti per calcolare l’importanza dell’ambiente.
Un pacchetto di norme [...] capaci di attivare politiche ambientali virtuose, semplificando il quadro normativo [...] e creando al tempo stesso le condizioni per investimenti e crescita economica nel campo della green economy.
Il tutto con una ferrea attenzione a riduzione dei costi, semplificazione e trasparenza amministrativa. [...]"

Tale Ddl ambientale è frutto di una collaborazione avvenuta e riferita fra i Ministeri dell'Ambiente, del Lavoro, dell'Economia e delle Attività produttive. In cosa consiste il quadro delle normative promosse e sottoposte al vaglio ed all'approvazione delle Aule parlamentari?
Traendo spunto dalla pagina istituzionale del Ministero, è possibile delineare nel seguito un quadro delle proposte: 

  • Art. 2Nomina Direttori Parchi nazionali;
  • Art. 6Unificazione e semplificazione Via e Aia - Questo punto sembra essere importante, in quanto la Valutazione di Impatto Ambientale e la Autorizzazione Integrata Ambientale sono due pilastri tecnico-burocratici fondamentali per l'analisi e per gli studi di fattibilità di infrastrutture, grandi opere e progetti territoriali. Il sito riporta, a proposito di questo articolo, quanto segue: 
"[...] La necessità di provvedere ad adottare misure di semplificazione degli adempimenti posti a carico delle imprese, di accelerazione dei tempi necessari per l’emanazione dei procedimenti burocratici, comporta la scelta di unificare le due Commissioni e di ridurre conseguentemente il numero dei componenti. [...]"

  • Art. 10: "Appalti verdinella Pubblica Amministrazione - tale disposizione contribuisce ad innescare meccanismi virtuosi ed incentivi per gli operatori economici che dispongono di certificazioni di qualità ambientale quali Emas ed Ecolabel;
  • Art.11: Applicazione di criteri ambientali minimi negli appalti pubblici per le forniture e negli affidamenti di servizi, anche alimentari - riprendendo dal sito è possibile scrivere quanto segue: 
"[...] Tra le questioni ambientali più rilevanti che l’Italia deve affrontare, vi sono quelle legate al consumo di energia da fonti non rinnovabili [...] e quelle legate alla produzione di rifiuti.
Per entrambe le problematiche, rendere obbligatorio il riferimento ai criteri ambientali per gli acquisti pubblici (Green Public Procurement) può contribuire in maniera rilevante alla loro soluzione, con ricadute positive anche sotto il profilo economico.[...] Si tratta sostanzialmente di introdurre  - accanto allo strumento degli accordi volontari [...] anche strumenti obbligatori [...]"

  • Art.12: Incentivi per la Green economy del riciclo e riutilizzo - riprendendo dal sito è possibile scrivere quanto riportato nel seguito: 
"[...] Una delle novità [...] è rappresentata dall’ introduzione, per la prima volta nella legislazione italiana, di incentivi e meccanismi di sostegno al “mercato dei materiali e dei prodotti riciclati”.
Si introducono [...] un insieme di principi e di incentivi ai consumatori, alle aziende e agli enti locali per sostenere l'acquisto di prodotti realizzati con materia derivata dalle raccolte differenziate post consumo in modo da promuovere il recupero, riciclo e il riutilizzo oltre al recupero energetico, per il quale esistono già numerose forme di incentivo [...]"

  • Art.15Misure per incrementare la raccolta differenziata e il riciclaggio - riprendendo dal sito è possibile scrivere quanto riportato nel seguito: 
"[...] Si stabilisce la previsione di raggiungere di un tasso di raccolta differenziata pari al 65% al [...] 2020.
Tale previsione è perfettamente coerente con le disposizioni europee che non individuano obiettivi di raccolta differenziata ma fissano [...] obiettivi di recupero.
Questo provvedimento si rende necessario per adeguare il dato normativo al dato reale e per evitare che i Comuni incorrano nelle sanzioni correlate al mancato raggiungimento di tali obiettivi negli attuali termini di legge.
Tale modifica si rende necessaria anche alla luce dei recenti dati sulla raccolta differenziata dai quali si evince che gli obiettivi previsti dalla normativa vigente non sono stati perseguiti a livello omogeneo sul territorio nazionale. Attualmente la percentuale media nazionale di raccolta differenziata si attesta sul [...] 39,9% [...]
Con il provvedimento si incentivano i Comuni che raggiungono gli obiettivi prefissi e che verranno premiati con il pagamento di solo il 20% del tributo regionale rispetto ai rifiuti che si conferiscono in discarica.
Per i Comuni che non raggiungono gli obiettivi vengono stabilite delle misure addizionali al tributo.
Tutto il gettito [...] vanno in un fondo che le regioni devono utilizzare per incentivare il mercato del riciclo e quindi della green economy. [...]"

  • Art.20Pianificazione impianti di incenerimento - riprendendo dal sito è possibile scrivere quanto riportato nel seguito della trattazione. Tale articolo dovrebbe anche proporsi la possibilità di guardare con maggiori indagini e realismo alle questioni economico-ambiental-sanitarie-[...] afferenti alla complessa tematica dell'incenerimento:
"[...] Una novità importante riguarda anche il recupero energetico dei rifiuti, con l’attribuzione al Ministero dell’ambiente del compito di individuare la “rete nazionale ed integrata ed adeguata di impianti  di incenerimento dei rifiuti”, in modo da disporre in pochi mesi di un quadro chiaro [...] degli impianti esistenti, di quelli in fase di realizzazione e del fabbisogno residuo.
Un quadro di pianificazione utile per superare le forti disomogeneità territoriali presenti a livello nazionale, completando la rete di impianti senza rischiare fenomeni di eccesso di offerta, come quelli che si registrano attualmente nel nord Europa. [...]"

  • Art.24Difesa del suolo e dissesto idrogeologico - riprendendo dal sito in questione è possibile scrivere quanto riportato nel seguito della trattazione: 
"[...] Si introduce il finanziamento degli interventi di demolizione di immobili abusivi realizzati in aree ad elevato rischio idrogeologico attraverso un meccanismo che rende più agevole la rimozione e la demolizione di opere ed immobili realizzati abusivamente nelle aree del Paese classificate a rischio idrologico elevato. [...]"

  • Art.25Fondo di garanzia per il servizio idrico nazionale - riportando dal sito in questione sarà possibile scrivere quanto riportato nel seguito della trattazione: 
"[...] Al fine di rilanciare i [...] programmi di investimento per il mantenimento e lo sviluppo delle infrastrutture idriche, finalizzati a garantire un’adeguata tutela della risorsa idrica e dell’ambiente secondo le prescrizioni europee e contenendo gli oneri gravanti sulle tariffe[...] dal 2014 è istituito un Fondo di garanzia di interventi finalizzati al potenziamento delle infrastrutture idriche in tutto il territorio nazionale.
Obiettivi prioritari del Fondo sono rilanciare la politica di sviluppo delle infrastrutture nel settore; completare le reti di fognatura e depurazione; evitare sanzioni europee per inadempimento dell’Italia; ridurre l’onere finanziario della realizzazione di investimenti nel settore idrico, con vantaggi per l’utenza; avviare la realizzazione di infrastrutture finalizzate al recepimento dei principi della strategia Blue Print. [...]"

  • Art.26Tariffa sociale del servizio idrico integrato - riportando dal sito in questione sarà possibile scrivere quanto riportato nel seguito della trattazione. Sarebbe stato forse opportuno inserire all'interno di tale concentrato di articoli provvedimenti volti ad incamerare risorse per il miglioramento e l'ottimizzazione degli impianti idrici esistenti, volti per esempio a minimizzare le perdite esistenti nella rete: 
"[...] La disposizione mira a rendere effettivo l’obiettivo di rafforzare la natura “pubblica” della risorsa acqua, come richiesto anche dal Referendum del giugno 2011 e dalla stessa relazione del Gruppo di Lavoro  in materia economico e sociale ed europea [...] e come [...]affermato nella normativa nazionale.
Con questa norma l'Autorità per l'energia elettrica ed il gas [...] assicura agli utenti domestici a basso reddito del servizio idrico integrato, l'accesso a condizioni agevolate alla quantità di acqua necessaria per il soddisfacimento dei bisogni fondamentali. La sostenibilità dell’intervento e la copertura dei relativi costi viene garantita dalla previsione di un’apposita componente tariffaria in capo alle utenze non agevolate del servizio idrico integrato. [...]"

  • Art.27Morosità nel servizio idrico integrato - riprendendo dal sito in questione è possibile scrivere quanto riportato nel seguito: 
"[...] Il provvedimento mira a regolamentare le modalità di gestione del fenomeno della morosità per limitarne l’insorgenza, assicurarne l’efficace contrasto in modo che i costi non ricadano sugli utenti non morosi e per garantire un livello minimo di fornitura di acqua anche alle utenze non in regola con i pagamenti. [...]"

La questione di maggior (potenziale) rilevanza sembra essere però contenuta nell'Articolo 31, inerente alla realizzazione dei principi della cosiddetta contabilità ambientale
Citando dal sito greenreport.it, sarà possibile scrivere quanto segue: 

"[...]Si tratta di un articolo ancora «in fase di studio», come riferisce il ministero dell’Ambiente, ma potrebbe risultare una mossa determinante per colmare una lacuna decisiva che si protrae da anni nel nostro Paese. L’Italia [...] manca di una seria contabilità ambientale: un’assenza che mina alla base la sostenibilità (e l’intelligenza) di ogni politica industriale degna di questo nome.
Senza risorse, infatti, non c’è industria. Ogni manifattura, a sua volta, produce scarti che vanno gestiti. Il throughput dei flussi di materia e di energia è ciò che mantiene in vita i nostri processi economici, ed è una follia politica non saperne decifrare qualità, quantità, movimenti.
Un’infermità per la programmazione che potrebbe adesso ridursi. [...]"

La priorità di un argomento quale è quello della contabilità ambientale è urgente e di fondamentale importanza: quanti costi e quali benefici è possibile enumerare di volta in volta per la realizzazione di opere od infrastrutture? 
Questo sembra essere forse uno dei punti su cui vale la pena fare "ricerca" ed investire di più in futuro, pena la possibilità di derubricare questo proposito a semplicissima "buona intenzione". 
Al quadro tracciato sono state apposte critiche dalle Associazioni competenti nell'ambito dell'ambientalismo, sintetizzate nel seguito: 

"[...]Sul disegno di legge ambientale, collegato alla legge di stabilità, ci sono passi avanti importanti ma anche modifiche gravi, quali quelle che interessano lo smaltimento in discarica con il pagamento della relativa multa e la nomina dei presidenti dei parchi nazionali. [...]" (Fonte: insic.it)

"[...] Il ddl in materia ambientale, collegato alla legge di stabilità, non convince pienamente Legambiente. [...] presentata un’attenta analisi delle modifiche normative [...]: per Legambiente, "il testo in esame contiene certamente diversi provvedimenti condivisibili come la moratoria per i nuovi inceneritori, nuove norme per gli acquisti verdi da parte delle pubbliche amministrazioni e per contrastare gli incidenti in mare, finanziamenti per abbattere gli edifici abusivi costruiti in aree ad elevato rischio idrogeologico sui quali l’associazione ambientalista si augura che il consiglio dei ministri continui a fare importanti passi avanti.[...]" 
(Fonte: zeroemission.eu)

A prescindere dall osservazioni, su cui le autorità competenti avranno l'estremo dovere di fare chiarezza, è possibile affermare che con tale ddl si è (forse) riusciti a porre fondamenta potenzialmente importanti per la costruzione e la discussione attorno ad una tematica di radicale importanza per il futuro dell'Italia intera.
Si è forse compiuto qualche passo in avanti verso quel concetto di sviluppo sostenibile
Si è davvero un pò più vicini dal concretizzare quell'idea astratta?
A sostenitori, esperti, tecnici...e critici le ardue sentenze. 




Per saperne di più:

"Cdm - approvato il decreto ambiente.", La Repubblica

"Cdm approva il collegato ambientale", Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare

"L'agenda verde approvata in Consiglio dei Ministri", governo.it

"Approvato il DDL Ambiente", Greenreport.it

"Orlando, approvato ddl Ambiente - L'Agenda verde del Governo", Ansa.it

"Appalti verdi e semplificazioni per VIA ed AIA nel collegato ambiente",professionearchitetto.it

"Legge di Stabilità: Legambiente scrive a Ministro Orlando", zeroemission.eu,

"Critiche al Ddl ambiente: Legambiente si rivolge al Ministro Orlando", insic.it

"Spiagge, stadi e consumo suolo: le critiche al DDL Stabilità", zeroemission.eu

martedì 12 novembre 2013

"NOI NON CI SAREMO", FRA NOMADI E GUCCINI


"[...]E dai boschi e dal mare ritorna la vita,/ e ancora la terra sarà popolata;/ 
fra notti e giorni il sole farà le mille stagioni e ancora il mondo percorrerà/ 
gli spazi di sempre per mille secoli almeno,/ ma noi non ci saremo, noi non ci saremo,/ 
ma noi non ci saremo."

lunedì 11 novembre 2013

FRA TIFONE HAIYAN E PREVENZIONE: COME DIREZIONARE IL FUTURO?

Il passaggio del tifone Haiyan ha prodotto, fino ad ora, conseguenze devastanti: oltre 10milamorti, 660mila sfollati, quattro milioni di bambini bisognosi di aiuti secondo stime ancora provvisorie dell'Unicef.
Fenomeni quali piogge torrenziali e venti dalle velocità superiori a 300 km/h si sono abbattuti su zone già dissestate, producendo quella tragedia che è ad ora sotto gli occhi del mondo intero. 
Vada bene la doverosa solidarietà, vadano bene gli aiuti per i "sopravvissuti ridotti a zombie", vadano bene i sopralluoghi e le visite delle Unità di crisi per vedere quel che è distrutto e tutto quanto sarà da ricostruire. 
Sono già numerose e concrete le possibilità per provvedere ad aiutare la regione e le popolazioni sopravvissute a questa tragedia 'naturale'; citando da un articolo di La Repubblica è possibile riportare quanto segue: 

"[...] L'Unicef che sta accelerando l'invio di aiuti d'emergenza nelle zone delle Filippine devastate. "Vista la drammatica situazione, abbiamo deciso di aprire una campagna di raccolta fondi a favore dei bambini delle Filippine - ha detto il presidente dell'Unicef Italia Giacomo Guerrera - rivolgiamo un appello a tutti: è possibile donare tramite il sito Unicef.it e i consueti canali".
L'Unicef ha già mobilitato aiuti - in particolare cibo terapeutico per bambini, kit igienico-sanitari, acqua - per 3.000 famiglie delle zone colpite; non appena sarà possibile l'accesso, verranno distribuiti, con priorità nell'area di Tacloban. "Stiamo facendo più in fretta possibile per procurarci aiuti essenziali per i bambini che stanno sopportando il peso di questa crisi", ha detto il rappresentante Unicef per le Filippine Tomoo Hozumi. "Raggiungere le zone più colpite è molto difficile; l'accesso è limitato a causa dei danni provocati dal tifone alle infrastrutture e alle comunicazioni, ma stiamo lavorando giorno e notte per trovare modi per rendere disponibili più rapidamente gli aiuti per i bambini, non appena le condizioni lo consentiranno". [...] 
Save the Children ha lanciato un appello di raccolta fondi globale di 30 milioni di dollari (22,3 milioni di euro) per rispondere all'emergenza soccorsi nelle Filippine, dopo la devastazione portata da Hayan, uno dei più potenti tifoni mai registrati, che ha colpito la parte orientale del paese l'8 novembre scorso. C'è infatti urgente bisogno di acqua pulita, cibo, generi di prima necessità, medicine, materiali per costruire rifugi, ma anche interventi di supporto psicologico, ha avvertito l'organizzazione. [...]"

Dalla lettura di ulteriori articoli in rete è infine possibile desumere che, stando a Report diffusi dal National Disaster Risk Reduction and Management Council, le persone colpite da tale tifone potrebbero ammontare ad oltre 4milioni.
Oltre all'emergenza aiuti ed oltre la tragedia consumata è necessario approfondire domande e riflessioni che rimangono comunque nascoste dietro ad un fenomeno naturale definibile come 'estremo'. 
La formazione e la forza del tifone Haiyan potrebbero essere fenomeni in qualche modo ascrivibili al cambiamento climatico? Qualora le agende climatiche non fossero poste concretamente ai primi posti delle politiche mondiali potrebbe attenderci un futuro fatto di fenomeni metereologici sempre più estremi ed incontrollati? Quanti e quali costi scaricano sul sociale tragedie come queste, destinate a verificarsi potenzialmente in aree sempre più vaste del pianeta Terra? 
Basti pensare, facendo riferimento esclusivo al tifone Haiyan, alle dimensioni effettive di un fenomeno che è riuscito a produrre conseguenze talmente devastanti: tornado valutato di categoria 5, fronte d'azione registrato pari a circa 600 km, classificato da esperti come il più potente mai registrato. 
Di fronte a notizie come queste e ad informative sempre più allarmanti, dalle sensibilità dei (pochi) esseri umani interessati potrebbe emergere un giustificabile senso del sospetto: l'umanità intera sarà nei decenni a venire costretta a vivere in un pianeta con eventi metereologici 'forti' sempre più frequenti, estesi e devastanti?
E' possibile cercare di arginare/limitare lo "sfacelo climatico" o è davvero inevitabile arrendersi ad un futuro così estrem(izzat)o? L'inquinamento prodotto dall'essere umano ha davvero contribuito nei secoli alla distruzione dell'ecosistema terrestre o è, come sostengono altri, tutto imputabile a cause non dipendenti dall'abuso umano inflitto al pianeta Terra? 
Per cercare di "rispondere" a fenomeni tragici e sordi simili a questi, pertanto, è opportuno riflettere ancora una volta sulla possibilità di (ri)strutturare il sistema economico per definire, in una potenziale ottica di nuovo sviluppo, progetti concreti che sappiano cercare risposta alla necessità di garantire lavoro e sicurezza alle popolazioni potenzialmente soggette a devastanti fenomeni climatici: 

"[...]Secondo i dati recentemente diffusi dall’Agenzia italiana risposta emergenze sui disastri naturali causati dai cambiamenti climatici [...] nel 2012 nel mondo, si sono verificati 357 disastri naturali, che hanno colpito oltre 124 milioni di persone e causato danni per più di 157 miliardi di dollari.
Si continua ad intervenire solo dopo che i disastri sono avvenuti mentre servirebbero serie politiche di prevenzione e manutenzione del territorio, per mitigare i rischi, salvare vite umane, risparmiare risorse economiche, creare occupazione. [...]"

E' questo lo spunto da non sottovalutare, fatto pervenire dalla Cgil nazionale all'attenzione della (ennesimaConferenza delle Nazioni Unite per i cambiamenti climatici
E' necessario adoperarsi concretamente per fare qualcosa di concretamente utile, prima che sia troppo tardi.
Cosa sarebbe invece possibile fare per minimizzare i danni e razionalizzare i benefici, qualora fosse già troppo tardi per migliorare la situazione? 
Servono aiuti, iniziative e proposte soprattutto in questo senso; come concretizzare il celebre detto secondo cui "prevenire è meglio che curare"? 
Senza trascurare, inoltre, la prima emergenza riguardante la necessità di informare concretamente le popolazioni relativamente a quanto si sa (e non si sa) su modelli climatici e potenziali scenari di futuro.
Riprendendo le parole dell'opinionista e Premio Pulitzer Thomas Friedman, è possibile scrivere quanto riportato nel seguito: 

"[...]Sebbene l'esistenza del cambiamento climatico sia confermata da una marea di ricerche svolte da varie istituzioni, i cittadini sono sempre più perplessi. 
Che cosa sta accadendo davvero? 
A mio parere la comunità dei climatologi dovrebbe riunire i maggiori esperti - da istituzioni come la NASA, i laboratori governativi [...] - e stilare una semplice relazione di cinquanta pagine. 
Potrebbero intitolarla 'Che cosa sappiamo sul clima', riassumendovi lo stato attuale delle conoscenze sul cambiamento climatico in un linguaggio comprensibile a un ragazzino, con inoppugnabili note di approfondimento controllate da altri esperti. [...]" 

Perorando tale tesi, nelle pagine introduttive al libro "Le stranezze del clima -che cosa sta cambiando e perchè" si trovano affermazioni dirette ad avvalorare tali necessità e confermare certi giustificabili paradossi: 

"[...] Gli scienziati comprendono sempre meglio le cause e gli effetti del cambiamento climatico, e ormai hanno pochi dubbi sul fatto che esso possa rappresentare una seria minaccia alle persone, alle cose e agli ecosistemi: eppure, sorprendentemente, i cittadini sembrano più confusi che mai. [...] 
se il cambiamento climatico è davvero destinato ad avere effetti devastanti, ignorarlo sarebbe molto pericoloso; e se invece gli effetti saranno minimi, rischiamo di sprecare molte risorse inutilmente. 
Il problema è che, se aspettiamo che gli scienziati appurino ogni dettaglio con assoluta certezza, sarà troppo tardi per rimediare ai danni, qualunque essi siano. 
E' quindi necessario che il pubblico e le autorità comprendano ciò che sappiamo sul cambiamento climatico: che cosa riteniamo fortemente probabile, in base ai dati disponibili, e su che cosa siamo ancora incerti. 
Tale comprensione è necessaria per prendere le decisioni a ragion veduta. [...]"

La comprensione di tali fenomeni è necessaria, così come è necessario approfondire ed indagare a fondo le (eventuali) cause che si nascondono dietro la natura di fenomeni tragicamente estremi come quello del tifone Haiyan. Senza le doverose analisi ed i necessari provvedimenti, forse, un domani sarà impossibile prendere decisioni "a ragion veduta". Il precedentemente citato "troppo tardi"  sarà, forse, già arrivato.



Per saperne di più:

"Filippine, 4 milioni i bambini colpiti da tifone. L'Onu: 'Diecimila morti solo a Tacloban'",Repubblica.it

"Tifone nelle Filippine, la paura per gli italiani - Scatta la solidarietà internazionale",Corriere.it

"Super-tifone 'Haiyan', venti a 300 km/h. Già tre morti.", internazionale.it

"Per chi suona la campana delle Filippine: la Conferenza sul Clima e il tifone Haiyan",Greenreport.it

"Le stranezze del clima - Che cosa sta cambiando, e perchè", Climate Central, Chiavi di Lettura - Zanichelli

giovedì 7 novembre 2013

"CHI HA SBAGLIATO PIU' FORTE": RICERCANDO RAGIONI PER LE (TROPPE) SCONFITTE

"Dal sogno della 'Canzone popolare' di Ivano Fossati, l'inno dell'Ulivo, ai centouno che a volto coperto hanno eliminato Prodi dalla corsa per il Quirinale.
Dalla democrazia dei cittadini alla palude delle larghe intese. 
E' il risultato di una guerra civile a sinistra durata vent'anni.
Una catena di ambizioni personali, rivalità tra capi, logiche di conservazione degli apparati che ha spezzato la speranza di un Partito nuovo e ha condotto a scelte disastrose. 
Una debolezza culturale, istituzionale, perfino etica, che si è conclusa con una catastrofe.[...]"

Queste sono parte delle righe riportate nel libro "Chi ha sbagliato più forte", ultima opera del giornalista ed inviato di politica interna de "L'Espresso" Marco Damilano. 
Si tratta di un diario, di una "cronistoria" fatta di volti che hanno elaborato progetti, tradito ambizioni, soffocato (consapevolmente) progetti politico-partitici precedenti per dare il via e/o istituzionalizzare (troppe volte, senza generalizzare) "giochetti di palazzo".
La presente opera è il risultato di un lavoro che, a detta dello stesso autore, ha radici lontanissime e profonde derivanti dall'esperienza lavorativa dell'autore: 

"[...]Tra le tante interpretazioni possibili ho scelto la mia, di certo non neutrale.
La chiave di una narrazione in presa diretta. 
Mi sono affidato alle testimonianze di alcuni protagonisti, pochi, e soprattutto alla memoria e agli strumenti del mio mestiere. Uno, in particolare, il più umile e resistente: i miei quaderni, fedeli ai fatti e soggettivi come l'occhio di una cinepresa, fogli a quadretti bagnati di pioggia o ingialliti dal sole, apunti raccolti in posizione di fortuna, in una tribuna stampa, in piedi di corsa durante una manifestazione o seduto per terra sotto un palco.
Impressioni frettolosamente trascritte, qualche perla dimenticata da ripescare in un mare di parole spesso inutili.
Frammenti di discorso politico. Nevrosi, ossessioni, discrepanze. Delusioni, passioni, speranze. [...]"

La presente opera potrebbe costituire un'agenda del passato, una "carta di navigazione" dedicata a tutti coloro che vogliano approfondire con spirito critico i percorsi e gli errori che hanno contribuito a fare dell'Italia la "melma" istituzional-economico-sociale-[...] che è oggi. 
Dalla lettura, fra una pagina e l'altra, si riesce a definire un "diario di bordo" fatto di volti, di assurde presunzioni, di "discutibili" pretese, di logoramenti intestini e di guerre politiche impossibili da nascondere sul lungo termine.
Non per nulla, infatti, il titolo del libro è "Chi ha sbagliato più forte"; a chi potrebbe essere anche utile questa opera? Si potrebbe consigliare la lettura di tale libro anche a chi ritiene che, per (conveniente?) miopia e/o per spirito critico assente, ancora oggi tutto continui ad andare bene.
Si potrebbe raccomandare la lettura di questo libro soprattutto a coloro che credono cheforme metodi dell'essere partito non vadano riformati e/o attualizzati, potendosi ancora reggere su logiche e dinamiche ormai vetuste e radicalmente antiquate per tempi ed esigenze di partecipazione che l'elettorato sensibile richiede. 
Un'opera come questa dovrebbe essere letta da chi rifiuta il confronto con coloro che cercano di osservare con spirito critico gli operati di persone che sono state "leader" solamente su carte e programmi elettorali, senza rispettare adeguatamente oneri ed onori che un mestiere complesso come quello della politica dovrebbe comportare. 
Tale libro potrebbe rappresentare anche una "mappa", capace di definire i percorsi da non ripetere per fare sì che le "ombre" di ieri possano ripresentarsi anche domani; si tratta di una sfida che, per fortuna o purtroppo, chi si candida a rappresentare uno schieramento politico ha il dovere di porsi. 
Come poter procedere per uscire definitivamente dalla palude delle "larghe intese" (sia reali che percepite) che da troppo tempo a questa parte sembrano scandire i tempi politico-istituzionali di un'Italia alla deriva più totale?
Come cercare di valorizzare al meglio sia le esperienze positive che i traguardi realizzati durante anni di Governo-positiva amministrazione esercitata da parte di forze ambiziose nel definirsi di (centro)sinistra?
A prescindere da qualunque opinione, pertanto, la strada sembra essere lunghissima ed intricatissima: tanti i problemi drammatici del Paese esplosi e/o non affrontati per tempo, tanta la (giustificabile) perdita di credibilità nei confronti dell'elettorato, tante le positive partecipazioni non trasformate in occasioni per una crescita degli organi di rappresentanza, tanti i "leader" (politicamente) antiquati e (politicamente) incartapecoriti che sembrano aver messo davanti logiche di palazzo ad espressione di volontà popolare, [...].
Quando verranno sviliti e superati i confini fra i "tanto" precedentemente citati ed i "troppo" che potrebbero innescare inevitabili e definitivi meccanismi di crollo radicale dei consensi e di (ulteriore) fuga dalle realtà partitiche?
Tale libro potrebbe essere anche dedicato a coloro che hanno da sempre dato priorità esclusiva al sostegno esclusivo ed incondizionato di leader e personaggi, senza privilegiare adeguatamente forme di incontro/scontro/confronto di idee e progetti reali. 
Suggerimenti utili dalla lettura di tale testo potrebbero essere dati anche a coloro che continuano a vedere la "rottamazione" anagrafica come sola fonte di creazione e costruzione di una politica "diversa": quanti sono i leader che hanno (ripetutamente) contribuito a realizzare il fallimento attualmente sotto gli occhi di tutti?
Quanti di questi leader, un tempo (più) giovani, hanno avuto il coraggio di portare avanti (a parole) idee per il tempo innovative e radicalmente destinate a cambiare l'allora status quo?
La vera forma di "rottamazione" dovrebbe invece spazzare via, fra le troppe cose possibili, vecchie logiche di pensiero, antiquati metodi di costruzione e mantenimento del consenso ed inadeguati metodi di descrizione della realtà (sia presente che futura).
Tale opera potrebbe suggerire spunti interessanti anche a coloro che, nella colpevolezza più totale, rifiutano completamente di interessarsi a politica e tutela del bene pubblico: quanti giochi di palazzo si sarebbero potuti evitare se i meccanismi di sorveglianza fossero stati adeguatamente elevati?
Aumentare il fiato sul collo di politic(ant)i e pigliavoti avrebbe forse contribuito a cambiare la melma nella quale affonda il Paese oggi? 
Queste domande nascono da una storia che, da troppo tempo a questa parte, ha prodottologiche fossili di partecipazione e di delega politica, troppo spesso pietosamente confinata alla sola urna elettorale.
Quante altre domande si potrebbero fare? Quante altre aspettative potrebbero tradire i leader (passati e futuri) e le persone che hanno contribuito a scrivere le pagine chiare escure di questa storia?
Il rischio più grande e reale è quello di assistere, fra un numero di anni indefinito, alle lente ma inesauribili ed inevitabili rottamazioni degli organi costituzionalmente addetti all'espressione ed alla salvaguardia dell'interesse pubblico: i partiti, appunto. Per informazioni si consulti l'Art.49 della Costituzione italiana.
Quali i consigli da poter dare a chi è, anagraficamente ma non solo, autorizzato a coltivare speranze e progetti per l'Italia che verrà? Riprendendo quanto detto da Nanni Moretti e riportato nel libro in questione, sarebbe possibile forse rispondere nel seguente modo: 

"[...] Chi vincerà? Ci vuole un cambiamento di costume, culturale. 
Vincerà chi capisce che il gioco è cambiato e che bisogna farne uno completamente nuovo. 
Ci volevano un altro tipo di persone, un altro modo di fare politica. 
Un'altra solidità, un altro rigore. 
Un'altra integrità. [...]"

Chi perderà? A (e)lettori le ardue sentenze.


sabato 2 novembre 2013

"LET THE GOOD TIMES ROLL", CITANDO RAY CHARLES...


"Hey everybody,/ Let's have some fun/ 
You only live but once/ And when you're dead you're done/ 
So let the good times roll,/ I said let the good times roll,/ 
I don't care if you're young or old,/ 
You oughtta get together and let the good times roll [...]"