sabato 21 settembre 2013

FRA DISTRAZIONE, IVA ED IMU: QUALI REALI PROBLEMI PER L'ITALIA?

Dall'abolizione dell'Imu all'innalzamento dell'Iva, senza però dimenticare fantastiche giornate passate ad ascoltare dibattiti attorno alla decadenza di un condannato dalla poltrona di Senatore che ha avuto, fino ad oggi, il 99.92% di assenze dalle Sedute parlamentari. Il dibattito collettivo è stato, fino ad oggi, concentrato (od indirizzato?) su queste tematiche: aboliamo integralmente o rivediamo al ribasso l'Imu solamente per i meno abbienti? Quali profili far prendere ai Partiti coinvolti (stritolati) nelle (dalle) "larghe intese", su queste tematiche?
In un contraltare di dichiarazioni variegate ed eterne, sono stati comunque davvero affrontati e discussi i reali problemi per cercare di salvare il Paese?
La lacunosa informazione sta facendo emergere solamente ora quelli che dovrebbero essere i temi più importanti su cui concentrare sforzi ed attenzioni, specialmente nei mesi che attendono questa Italia. 
Chiunque avesse affrontato certe tematiche fino a poco tempo fa, sarebbe stato probabilmente etichettato come pessimista e/o troppo critico: la "grandinata" di dati e notizie che sono arrivate in questi giorni dipingono un contorno infatti sempre meno rassicurante per gli equilibri futuri.
Quanto ha infatti annunciato il nuovo Def rimanda nient'altro che ad un qualcosa che, nel male più che nel bene, era già nell'aria e nella sensibilità di chi osserva da sempre con occhio critico l'Italia: economia (ulteriormente) rallenta(ta) con PIL rivisto ancora una volta al ribasso, sforamento del deficit del 3%, probabili manovre di fine anno per assicurare la stabilità nei "confini" stabiliti dagli accordi fatti con le autorità europee. 
Continuano ad emergere anche notizie fortemente debilitanti sul fronte della produttività industriale, in crollo verticale secondo gli (ennesimi) ultimi indici statistici.
Risuonano, su questi fronti, le parole dette dal Presidente del Consiglio Enrico Letta nel suo discorso di insediamento: 

"[...] Il mantenimento degli impegni presi con il Documento di Economia e Finanza è necessario ad uscire [...] dalla procedura di disavanzo eccessivo e per recuperare margini di manovra all’interno dei vincoli europei. Nelle sedi europee e internazionali l’Italia si impegnerà poi per individuare strategie per ravvivare la crescita senza compromettere il processo di risanamento della finanza pubblica. [...] Di solo risanamento l’Italia muore. Dopo più di un decennio senza crescita le politiche per la ripresa non possono più attendere. Semplicemente: non c’è più tempo. [...] L’architrave dell’esecutivo sarà l’impegno a essere seri e credibili sul risanamento e la tenuta dei conti pubblici. [...] la riduzione fiscale senza indebitamento sarà un obiettivo continuo e a tutto campo. Anzitutto, quindi, ridurre le tasse sul lavoro [...].
Poi una politica fiscale della casa che limiti gli effetti recessivi in un settore strategico come quello dell’edilizia, [...] bisogna superare l’attuale sistema di tassazione della prima casa: intanto con lo stop ai pagamenti di giugno per dare il tempo a Governo e Parlamento di elaborare insieme e applicare rapidamente una riforma complessiva che dia ossigeno alle famiglie, soprattutto quelle meno abbienti.
Misure ulteriori dovrebbero essere il pagamento di parte dei debiti delle Amministrazioni pubbliche; l’allentamento del Patto di stabilità interno; la rinuncia all’inasprimento dell’IVA; l’aumento delle dotazioni del Fondo Centrale di Garanzie per le piccole e medie imprese e del Fondo di Solidarietà per i mutui. [...]"

La realizzazione di molti degli impegni sopra riportati è, ad oggi, inevitabilmente a fortissimo rischio? 
Si trattavano già allora di impegni ad elevata improbabilità di concretizzazione? 
Fanno da contrasto a queste tinte cupe le parole del Ministro dell'Economia Saccomanni, secondo cui l'Italia sarebbe all'ultimo giro di boa di una crisi ormai devastante. Quando arriverà la tanto cercata crescita economica?

"[...] E' iniziata in questo terzo trimestre e il quarto sarà positivo. La crescita continuerà nel 2014 e contiamo, nell'arco di 2 anni, di arrivare ad un tasso di crescita del 2%. [...] "

Si arriverà veramente ad un 2% di crescita, dopo anni di 0.x e crolli tendenzialmente prossimi al 3%?
Se la recessione fosse davvero in uscita, sarebbe anche ora di imbastire riflessioni ed informative serie sulla direzione da assegnare a questo Paese una volta che la crisi sarà 'passata' lasciando dietro sè milioni di posti di lavoro bruciati e troppi anni di tempo persi.
Possono le discussioni collettive concentrarsi solamente su Iva, Imu e videomessaggi di condannati in terzo grado quali B.? Possono i dibattiti cercare di definire l'etica ed i punti di vista da riportare nelle sedi Europee, dove sarà prossimamente necessario imbastire serie riflessioni attorno alla necessità inderogabile di rispettare Trattati ed Accordi Europei dalle assai dubbie  validità ed efficacia? 
Potrebbero i dibattiti affrontare non solo dinamiche partitiche ma anche questioni radicalmente fondamentali per riavviare il confronto su potenziali settori per (ri)avviare modalità di crescita "alternativa"?
Il momento per tirare fuori idee nuove per il futuro dell'Italia è infatti adesso, senza se e senza ma. 
Nel breve termine, invece, le promesse inaugurali del Premier Letta saranno probabilmente difficilmente rispettabili per un'Italia così disastrata. Non sono infatti da dimenticare, su questo versante, le parole attribuite  al Commissario UE per gli affari economici Olli Rehn di qualche tempo fa: 

"[...][L'Italia] ha margini di sicurezza molto piccoli per tenere il deficit sotto il 3% dopo le decisioni del nuovo governo sulla tassazione", riferendosi in particolare alla possibilità di togliere l'Imu [...]. Una gran parte di questi margini [...] è già stato usato per il pagamento dei debiti arretrati della pubblica amministrazione, soprattutto alle piccole e medie imprese. [...]"

La procedura di infrazione revocata avrebbe concesso una quota di investimenti pari a circa12 miliardi di Euro, da poter utilizzare sul breve-medio termine. Tali fondi avrebbero dovuto direzionarsi, in cofinanziamento con l'Unione Europea, su tre filoni fondamentali: 
  • infrastrutture;
  • pagamento dei debiti della Pubblica Amministrazione;
  • piano per l'Occupazione.

In virtù di quali provvedimenti era stata conclamata questa 'uscita' da tale procedura? Per informazioni: (Fonte:http://www.repubblica.it/economia/2013/05/29/news/la_decisione_del_consiglio-59905531/)
Ad oggi, quindi, con l'abrogazione dell'Imu si sono esaurite completamente le possibilità di manovra  ed i margini di sicurezza per non sforare il 'tetto' stabilito del 3%? 
Notizie come queste erano nell'aria da moltissimo tempo, avrebbero dovuto essere adeguatamente inserite ed affrontate nel dibattito collettivo. Cosa attenderci, dunque, per il breve termine? 
La questione dell'Iva è diventata infatti un "problema politico" legato vicendevolmente alla discutibile presa di posizione sull'abolizione dell'Imu: tale questione ha infatti assunto sin dall'inizio i contorni di questione politicamente conveniente prima che economicamente utile.
Quali provvedimenti attendono l'Italia nel futuro più immediato, o quantomeno per l'orizzonte di fine 2013? 
Le parole attribuite al Ministro Saccomanni sono a tal proposito molto chiare: 

"[...] normale manovra di fine anno, che possiamo fare senza ricorrere a particolari misure e che non avrà particolare impatto sulla situazione economica. [...]"

La 'normale manovra' sarà davvero capace di coniugare reali provvedimenti di taglio di spesa con miglioramento dell'equilibrio di bilancio senza intaccare ulteriormente la 'carne viva' del tessuto sociale italiano?
Su questo fronte, soprattutto nei Governi passati, sono state fatte troppe promesse di "equità" non adeguatamente rispettate e mantenute. Si spera che le tradizioni non verranno su questo piano rispettate. 
Sarà anche necessario aumentare le "dosi" di criticità nei confronti delle dichiarazioni di una certa parte politica che, a corrente alternata, continua a destabilizzare e rompere l'impossibile dopo aver contribuito a devastare uno Stato intero: le promesse elettorali di una certa parte politica non possono certo diventare manifesto elettorale di un Governo nato per favorire compromessi e "larghe intese" per fronteggiare un'emergenza devastante. 
Qualora fosse così, Governo e Partiti che lo hanno sostenuto avrebbero qualche buon motivo in più per andare a casa prima della fine della Legislatura. 
Se serve responsabilità, è necessario dosarla e distribuirla soprattutto verso coloro che ad oggi hanno dimostrato con fatti e statistiche di aver fatto aggravare il baratro entro cui Italia ed italiani continuano a navigare. 
Lo spazio di manovra assegnato dai fatti presentati nell'ultimo Def ha riguardato, nei fatti, la possibilità di immettere nel sistema 11 miliardi di Euro circa dilazionati su tre anni per la realizzazione di alcune opere infrastrutturali: 

"Risorse per oltre 11 miliardi di euro in tre anni. Sono le esigenze finanziarie necessarie nel triennio 2014-2016 indicate dal Ministero delle infrastrutture in allegato al Documento di economia e finanza (Def), per realizzare cinque priorità funzionali, tra cui rientrano tra l'altro interventi per le reti stradali e ferroviarie, Tav, Mose, completamento Salerno-Reggio Calabria. [...]"

Le voci che, ad ora, sembrano essere state utilizzate per alimentare il buco nero della spesa sono costituite dalle dolenti voci della Salerno-Calabria e dal Tav, progetto di recente "declassato" nelle priorità dello Stato francese. 
Tale analisi non può tuttavia prescindere dalla conoscenza di argomentazioni fortemente debilitanti per un Governo che si era proposto di interpretare "il linguaggio sovversivo della verità" (cit.): 
  • 'condono' relativo alle società connesse a gioco d'azzardo per far quadrare i conti;
  • clausole di salvaguardia alle misure intraprese che potrebbero attivarsi qualora le coperture prospettate non fossero sufficientemente elevate.
Per saperne di più:

"Governo, Letta incontra Napolitano: 'Non ho intenzione di farmi logorare", La Repubblica, 

"Def, PIL rivisto in calo dell'1,7%. Deficit al 3.1%, 'impegno' a rientrare", La Repubblica, 

"Via libera dalla Commissione UE alla chiusura della procedura sul deficit italiano", La Repubblica,

"Def, 11 miliardi in tre anni per rilanciare le infrastrutture", La Repubblica, 

"Commissione UE: 'Chiudere procedura deficit dell'Italia", La Repubblica, 

"Rischio aumento Ires-Irap e accise", Il Sole 24 Ore, 

"Le raccomandazioni della Commissione", La Repubblica,

"Le stime del Governo sui conti pubblici", La Repubblica,

lunedì 16 settembre 2013

FRA SCUOLA, PRESENTE E FUTURO...

"L'istruzione e la formazione sono le armi più potenti che si possono utilizzare per cambiare il mondo."
(Nelson Mandela, cit.)

domenica 15 settembre 2013

SUL VALORE DELL'INDIPENDENZA, CITANDO NICCOLO' FABI...


"[...] Indipendenti vogliamo essere indipendenti/ e restare per sempre gli amanti di tutto/ 
vogliamo essere indipendenti/ non c'è cosa che sia più importante/ perchè solo da indipendenti si esiste, si resiste./ Ma chi è davvero indipendente ?/ 
tu vuoi essere indipendente/ è poi felice chi è indipendente da tutto ? [...]"

giovedì 12 settembre 2013

LAVORANDO CON PROBABILITA' DI MORTE

Due saldatori morti, grazie all'esplosione di un silo avvenuto durante "normali" operazioni di manutenzione. 
Un altro operaio gravemente ferito, con ustioni profonde su tutto il corpo. 
Tutto questo sembra avvenuto durante operazioni di manutenzione che dovrebbero essere di ordinaria abitudine. Condizionale d'obbligo, ovviamente. 
L'azienda, divenuta luogo di morte, è uno stabilimento che produce oli raffinati, glicerina e biodiesel: sostanze che, a rigor di logica e teorie ingegneristiche, dovrebbero essere adeguatamente considerate nei loro effetti negativi durante qualsivoglia procedura di lavorazione e/o manutenzione. 
Eppure, al verificarsi di situazioni come queste, quel poco che si potrebbe fare sembra non bastare mai.
Quanto valgono due vite perse? Quanto valgono le mancate sicurezze che hanno causato questi danni?
Se la sicurezza ha dei costi, purtroppo, essi sembrano spesso troppo facili da eliminare; ciò che non produce "core business" va tagliato, specialmente in tempi di crisi. 
Cosa fare qualora qualcuno pretenda maggiori tutele? Cosa fare qualora chi presta lavoro voglia avere garantita una benchè minima dose di sicurezza? Cosa fare quando chi lavora rifiuta qualsivoglia forma di tutela e/o sicurezza? 
A queste e molt(issim)e altre domande è possibile rispondere con la negazione estrema: in assenza di sicurezze, il lavoro può diventare fonte di morte. 
Più un lavoro è fonte di morte tanto più è rischioso, in termini sia fisici che psicologici. 
Dopo episodi come questi, si ricercano e si ricercheranno sempre dei perchè. 
Cosa ha portato a questo? Come è avvenuta la dinamica di questo tragico incidente? 
Era evitabile? Le procedure di stoccaggio e conservazione erano gestite in modo corretto? 
Gli impianti erano davvero conformi alle normative di sicurezza?
Fino ad un attimo prima di ogni incidente, per fortuna o purtroppo, queste domande sembrano non avere quasi mai il peso che dovrebbero meritare. 
Quando il peso perso è quello di una vita, invece, tutti i conti sembrano tornare. 
Quando il peso perso è quello di più di una vita ritornano a manifestarsi tante altre domande: cosa sarebbe potuto succedere se [...]? Quali misure sarebbero state necessarie per evitare che [...]?
Una vita spezzata finisce per produrre un "costo", sempre e comunque: sia esso reale o psicologico, sia esso individuale o collettivo. Quanto "costa" una morte sul lavoro ad una famiglia che rimane con un dolore interiore ed infinito? Quanto "costa" una morte ad un datore di lavoro in termini psicologici? 
Il valore attribuito a domande come queste è un prezzo solitamente inestimabile, incalcolabile, intangibile. 
Quando le condizioni di sicurezza mancano, arriva un'improvvisa fiammata a carbonizzare due operai e a rendere gravemente ustionato un altro. Ritornano alla mente tante parole che, in chiave teorico-legislativa, dovrebbero essere state scritte e spese per impedire il verificarsi di tragedie come queste: 

"[...] Requisiti di salute e di sicurezza [...] Obblighi del Datore di Lavoro [...] Requisiti di sicurezza [...] Informazione, formazione e addestramento [...] Uso dei dispositivi di protezione individuale [...] Relazione tecnica [...] Sanzioni [...] Segnaletica di salute e sicurezza sul lavoro [...] Agenti fisici [...] Valutazione dei Rischi [...] Protezione dei Lavoratori da Rischi di(...) [...] Protezione da Agenti Chimici [...] Misure e Principi generali per la Prevenzione dei Rischi [...] Misure specifiche di protezione e prevenzione [...] Disposizioni in caso di incidenti od emergenze [...] Consultazione e Partecipazione dei Lavoratori [...] Valutazione del Rischio [...] Esposizione ad Agenti Biologici [...] Protezione da Atmosfere esplosive [...]Prevenzione e protezione contro le Esplosioni [...] Valutazione dei rischi di esplosione [...]Aree in cui possono formarsi atmosfere esplosive [...] Disposizioni in materia penale e di procedura penale [...]"

Ognuna di queste parole comporta la necessità di essere tradotta in atti, gesti concreti e coerenti con l'ottica secondo cui il lavoro dovrebbe essere unicamente fonte di vita. 
Quando si verificano episodi come questi, però, la sicurezza sembra diventare solo ed esclusivamente fonte di costo: viene fatta passare per potenziale risparmio, per voce da tagliare.
Si può eliminare la sicurezza, tanto "non succede nulla".
In un momento storico-economico-sociale in cui le tasse sono fra l'elevato e l'insostenibile, in un momento nel quale la produttività ha avuto in pochi anni un crollo quasi verticale, in un momento in cui [...] qualsiasi forma di sicurezza sembra essere un costo da rimuovere. 
Poco importa se, quando quel "nulla" di cui sopra viene a decadere, la mancata sicurezza finisca per assumere un costo ancora più elevato, salato ed insostenibile per la vita e la dignità di quelli che rimangono a sopportare. 
Si nascondono mancate sicurezze dietro ad ogni morte, dietro ad ogni vita rovinata e spezzata. 
Alla fine, oltre il dolore da sopportare per chi rimane, sembrano restare solo statistiche intessute di tragedia. 
Tutto il resto sarà giustizia, si spera uguale per tutti. 


Per saperne di più: 
"Esplode silo in una fabbrica a Lamezia Terme: muoiono due operai, un terzo ferito è grave", La Repubblica

"Lamezia Terme, esplode fabbrica: 2 morti", Corriere.it


venerdì 6 settembre 2013

FRA RAP, POLITICA E SISTEMA PARTITICO: PUO' LA MUSICA ESSERE (ANCHE) PROTESTA E PROPOSTA?

In un'odierna intervista a La Repubblica, il "rapper" Moreno Donadoni ha riservato parole di distacco nei confronti della Festa Democratica di Genova, ove domani dovrà tenere un concerto di chiusura.
Per non parlare, poi, del tono critico (anche condivisibile) con il quale ha giudicato il sistema dei Partiti in Italia.
Alcuni dei concetti espressi ed attribuiti al ragazzo sono degni di essere sottoposti a qualche ragionamento e/o riflessione nel merito del genere musicale che questo "cantante" ha scelto di rappresentare.
I pezzi suscettibili di critiche e riflessioni sono riportati nel seguito: 

"[...]Fa un pò ridere che si dica che io suono alla Festa del Pd. 
Il mio concerto e la Festa democratica sono due cose diverse [...]. 
Sono entrambi a Genova, ma in due zone distinte, ci vogliono due autobus per andare da una all'altra. 
Io vado al concerto di Moreno, cioè al mio show. [...]"

"[...] Sono a casa (Genova), finalmente faccio la data a casa mia e non ho bisogno di essere appoggiato da un Partito, qualunque  sia. Non mi sento sotto nessun cappello, posso ringraziare ma una data a Genova l'avrei fatta comunque, sono convinto che la gente aspettasse da tempo il mio concerto, non c'è bisogno di altro. [...]"

"[...] alle Feste dell'Unità c'è sempre la musica, e quest'anno magari si saranno accorti che c'è il rap, di questo ne posso essere solo contento. [...]" 

"[...] Siamo in una situazione politica delicata, io mi voglio concentrare sulla musica e su nient'altro. 
E' importante interessarsi e votare, ma per il resto non dico di più. [...]"

Il concerto di Moreno è stato collocato, fino a prova contraria, dentro al Programma della Festa Democratica fissata nel capoluogo ligure. (Per info: http://www.festademocratica.it/doc/259035/il-programma-di-sabato-7-settembre.htm)
Questo fatto, fino a  prova impossibilmente contraria, dovrebbe far capire quanto tale esibizione sia collegata alla Manifestazione in oggetto. Bastano forse due luoghi differenti per "esiliare" la Festa Democratica?

"[...] Sono entrambi a Genova, ma in due zone distinte [...]" 

Può bastare un luogo per allontanare qualsivoglia anelito di militanza politica? 
Potrebbero davvero bastare solamente gli incassi previsti per suggellare una "convivenza" un pò meno traumatica e forzata? Questo "rapper" ha davvero così bisogno della vetrina di una Festa Democratica per incrementare profitti e successo? Può l'autore di un disco che ha venduto oltre 120mila copie aver bisogno di una vetrina politicizzata dalla quale si dichiara lontano secoli luce? 
Domande come queste, fatte assolutamente sul filo della retorica, indicano che non bastano certo due luoghi diversi a cancellare l'affiliazione ad una Manifestazione. 
Un'altra cosa maggiormente condivisibile e rispettabile attribuita al "rapper" è quella relativa al suo bisogno di praticare musica svincolata da qualsivoglia forma partitica: 

"[...]non ho bisogno di essere appoggiato da un Partito, qualunque sia. [...]"

E' grande prerogativa della musica (vera) quella di saper parlare al cuore ed alla mente degli esseri umani, facendo alle volte riflettere su temi e questioni da punti di vista che, a ragione od a torto, possono essere strumentalizzati dal sistema partitico. 
Le opinioni e le testimonianze che vincolano la musica ad un impegno neutrale ed apartitico nei confronti della società intera sono talmente evidenti nella Storia da risultare quasi scontate. Non si contano le citazioni util(izzabil)i per ricordare a tutti questo pilastro fondante di un'arte fondamentale per l'intero genere umano: 

"Informazione non è conoscenza, | conoscenza non è saggezza, | saggezza non è verità, | verità non è bellezza, | bellezza non è amore, | amore non è musica. | La musica è la cosa migliore che esista." 
(Frank Zappa, attribuito)

"La musica è il piacere che la mente umana prova quando conta senza essere conscia di contare."
(G.W. Von Leibniz)

"La musica ha una fondamentale componente spirituale. Rende meno arida, meno egoista, meno violenta la società. " (Uto Ughi)

"La musica può sicuramente aiutare un risveglio delle coscienze, perché un paese che scade moralmente inevitabilmente scade anche culturalmente." (Uto Ughi)

Leggendo citazioni simili, è possibile capire quanto la Musica dovrebbe riuscire ad innescare positive "mine" di riflessione e meditazione per la società intera. Se la Musica non deve giustamente essere partitica, non può comunque non essere politica.
Qualsiasi canzone applica, nel contesto e nella società in cui è esibita, una qualunque forma di politica: disinteresse verso i problemi reali, distacco verso gli schemi pre-esistenti, volontà di costruire canzonette per stordire, necessità di ragionare su temi reali per innescare riflessioni, [...]. 
Questo per scrivere che, volente o nolente, la Musica per chiamarsi tale ed essere realmente importante ed utile per la società potrebbe essere realmente  appoggiata a forme di "politica": può un artista avere anche una missione sociale nei confronti del suo pubblico?
Può un artista utilizzare la Musica come veicolo per esprimere valori quali solidarietà, rispetto, compassione, volontà, [...] al fine di rendere anche politicamente migliore una società? 
Su domande come queste potrebbe articolarsi la futura proposta del "rapper" Moreno, ad ora ancora abbastanza acerbo (eufemismo). Si potrebbe fare "politica in musica" componendo pezzi fedeli ad un detto attribuito a Bob Marley, seguendo la più completa assenza di fiducia e speranza: 

"La politica non mi interessa, è affare del demonio. 
I politici giocano con la testa delle persone. Mai giocare con la testa delle persone." 
(Bob Marley, attribuito)

Sia che politica e partiti facciano schifo, dovrebbe essere sempre bene non svuotare mai il "fare musica" della sua più autentica missione sociale. Alcune premesse anche nobili questo "rapper" le ha date, guardando a frammenti di alcune sue canzoni contenute nell'ultimo album "Stecca": 

"[...] la mia passione mi mette sotto pressione/ voi non lo vedete, voi che premete solo tasti in rete/ ti lascio in rete come pesci muti/ io canto navigando anche quando il mare è alto/ e se un guadagno non ci sarà/ farò stile libero in un bagno d’umiltà/ so che loro non lo sanno e un dito punteranno/ ma io resto uno smoking appena uscito dal fango. [...]"
(Non mi cambieranno mai, Stecca)

Ad ogni canzone un diverso significato, quindi? Si arriva quindi ad un'altra  frase, inevitabilmente da discutere: 

"[...] quest'anno magari si saranno accorti che c'è il rap, di questo ne posso essere solo contento. [...]"

E' davvero "rap" il genere musicale messo in circolo dal giovane ragazzo di Genova? 
Le forme più autentiche di rap sembrano essere sideralmente lontane da quanto questo "fuoriuscito" dai reality possa aver prodotto nella sua ancora giovane carriera. 
Possono bastare solo flow, slang e movenze per fare rap? Dove mettere alcuni importanti contenuti che sono stati attribuiti a questo genere musicale sin dalle sue origini? 
Una canzone rap non è tale solo se cantata quasi fosse un veloce scioglilingua. 
Le canzoni di Moreno non abbondano affatto, in questa veste, di tematiche importanti e contenuti fondamentali per far progredire intellettualmente e culturalmente la società: 

"[...] Sono in stato confusionale,/ come uno sciocco dopo sei shot.[...] Non sputo nel piatto in cui mangio,/ ogni rima è un gancio di boxe,/ chiuditi in box,/ ma se mi ascolti ti lascio il segno, Paolo Fox. [...]Hanno detto "ricicli le rime che butto",/ beh, fidati è brutto, ora le sbocchi distrutto,/ pensavi sugli occhi avessi il prosciutto? (No, no, no)/ Speravi che non me ne accorgessi?/ O rimanessi all'asciutto./ Nel gioco del rap, grande debutto./ Moreno alla Ralph, spaccatutto. [...] Da Adamo ed Eva, viene da chiedermi noi chi siamo./ I politici vanno con Eva ma adesso Eva c'ha il pomo d'Adamo./ Che confusione, di due non ne fate uno neanche con la fusione, man./ Super Saiyan di 'sta scena qua,/ intorno a me e Mister Satan./ Crisi fresca, vedi il fondo, non si disinnesca all'ultimo secondo./ Game over, come o cosa./ Ci siamo quasi, la bomba è esplosa. [...]"
(Che confusione, Stecca)

"[...] Sa-sa-sa, prova costume,/ in quest'ebrezza che accarezza come il fiume./ Metto via il piumino, prenoto il lettino,/ gonfio il materassino e abbasso il finestrino./ Per arrivare prima mi alzo di primo mattino,/ ma quando sono lì mi diverto come un bambino,/ perchè stare qui è divino,/ sono così rosso, posso sembrare in botta di vino. [...]Camicia bianca e occhiali, roba seria,/ ho visto più fondali marini di Valeria. L'estate incombe, con il suo calore, / sta a te capire qual è il posto migliore./ Prendo un estathè al limone,/ che sotto sotto questo sole si muore. Picchia sulla testa, c'è bisogno di un Aulin,/ ma è sapore di sale, come Gino Paoli. [...] Guardo che tutto vada al meglio, come il bagnino,/ a te non posso vederti infradito col calzino,/ non è carino creare una discussione,/ ma se ce l'hai con me avrei bisogno di protezione. Attenzione, che ti si accumula la rabbia,/ non fare il principe solo in un castello di sabbia,/ spero tu sappia che ho più inchiostro di una seppia,/ e dentro questa acqua libera c'è chi ci si rispecchia. [...]"
(Sapore d'estate, Stecca)

Dove sta il vero "rap", dentro testi come questi? 
L'impressione (e la probabile verità) è che il "rapper" Moreno sia nient'altro che prodotto della stessa generazione dei "made in talent show", luoghi nei quali musica ed arte sono sviliti e traditi ormai da troppi anni. 
Tale concezione distruttrice di talenti e  promesse, sacrificate all'insegna del profitto annuale per salvaguardare l'esistenza di major e case discografiche, è stata benissimo sintetizzata da una frase attribuite al (vero) rapper Caparezza: 

"Più che "saranno famosi?" dobbiamo chiederci "saranno capaci?". In questi programmi televisivi la prima cosa che noto è che il talento non conta: per l'audience si vanno a cercare pianti, litigi e storie d'amore. Nei partecipanti manca la creatività: la bella voce da sola non è creatività."

Alla bella voce è necessario abbinare contenuti alle volte pe(n)santi, sbattere ogni tanto "in faccia" scomode verità, approfittando della credibilità e della stima guadagnata soprattutto fra schiere di adoranti giovani e giovanissimi. Cantare ed intonare veloci scioglilingua non è fare rap, per fortuna. 
Risuonano altre parole che, forse, potrebbero chiarire maggiormente quali siano le prospettive e le (dis)illusioni del giovane "rapper" genovese: 

"[...]Sono in stato confusionale [...] Non sputo nel piatto in cui mangio [...]"

Se il piatto richiede banalità e neutralità nei contenuti per essere vendibile o commercializzabili, val bene adeguarsi per non perdere i profitti conquistati? A fan ed interessati l'ardua sentenza. 
Alla fine ma non da ultimo, la frase conclusiva dell'intervista in oggetto: 

"[...] Siamo in una situazione politica delicata, io mi voglio concentrare sulla musica e su nient'altro. 
E' importante interessarsi e votare, ma per il resto non dico di più. [...]"

Quali significati attribuire alla voce verbale "interessarsi"? 
Quali significati assegnare a quel "non dico di più"?
Il patrimonio di forze e persone racchiuso in ognuna delle Feste Democratiche è, di anno in anno, un fattore di partecipazione e condivisione politica che riesce ad andare avanti nonostante gli "errori" (sempre più insostenibili) fatto dal rispondente sistema partitico che dovrebbe portarne avanti le istanze: chiedere ai volontari ed agli ideali che annualmente vengono messi in circolo, per ulteriori conferme a riguardo. 

"[...] La prima gara l'ho fatta in un posto chiamato Fognazza,/ a bombazza c'ho messo la faccia. Girando per centri sociali, in più locali,/ vincendo i campionati regionali e nazionali. Sui piatti ho mangiato beat,/ la prima volta in TV sono stato in gabbia su MTV Spit.Non è stata una corsa in bici, cosa ne dici?/ Ho portato il freestyle persino ad Amici. Continuo senza mettere picchetti da campeggio,/ e tu ti permetti ancora di parlare? Sei il peggio.[...]"

Se chi critica è "il peggio", l'impressione è che un "rapper" possa fare sicuramente molto meglio per onorare un genere musicale dalle tradizioni saldamente forgiate a principi e volontà di una società migliore. 
Se chi canta è "il peggio", è comunque esistito (ed esiste, anche se non mediaticamente vendibile) chi ha costruito un rap fatto di protesta costruttiva, di canzoni per onorare e celebrare le fasce deboli di una società corrotta, di testimonianze vere per immaginare un domani differente. 
Qualche testimonianza? Basti riportare qualche frammento da canzoni (fra le molte possibili) riportate nel seguito: 

"[...]Se potessi rivivere i miei giorni da teppista/ Mi siederei a ricordare, amico, la felicità dei tempi andati/ Mi fermo e osservo i più giovani, il mio cuore va da loro/ Sono stati testati e ne è stata sottolineata l'inferiorità/ Ai giorni nostri le cose sono cambiate/ Tutti si vergognano dei giovani perché la verità appare strana/ E per me è il contrario, gli abbiamo lasciato/ Un mondo tormentato, e fa male/ Perché un giorno qualsiasi premeranno il bottone/ e urleranno condannati come Malcolm x e Bobby Hunton,/ Che sono morti per niente/ Non lasciare che facciano riempire i miei occhi di lacrime,/ Il mondo sembra monotono/ Ma quando ti asciughi gli occhi, lo vedi chiaramente/ Non c'è bisogno che tu abbia paura di me/ Se ti prendi tempo per ascoltarmi,/ Forse puoi imparare a fare il tifo per me/ Non si tratta di nero o bianco, perché siamo umani [...]"
(Trad. Ghetto Gospel, Tupac A.S.)

"[...] Non vedo cambiamenti, mi sveglio al mattino e mi chiedo/ E degna di essere vissuta la vita, dovrei spararmi?/ Sono stanco di essere povero e peggio ancora sono nero./ Mi duole lo stomaco e sto cercando un borsellino da scippare/ Ai poliziotti non frega niente di un Negro/ Preme il grilletto, uccide [...] è un eroe/ Dà il crack ai ragazzini, chi diavolo se ne cura/ Una bocca da sfamare in meno sul welfare./ Prima spediscono loro la droga poi li lasciano trattare coi fratelli/ [...] Ho amore per il mio fratello ma non possiamo andare da nessuna parte/ Se non lo condividiamo l'uno con l'altro/ Dobbiamo cominciare a fare dei cambiamenti/ Impara a vedermi come fratello invece che essere due lontani stranieri. [...]Non vedo cambiamenti, vedo solo facce razziste./ L'odio fuori luogo è una disgrazia per le razze/ Noi quaggiù, mi chiedo cosa ci vuole per rendere questo/ Un posto migliore, cancelliamo l'immondizia/ Togli il male dalle persone, si comporteranno bene/ Perché sia il Nero che il bianco fumano crack stasera/ E solo quando ci raffreddiamo e quando ci uccidiamo l'un l'altro/ Ci vuole capacità per essere veri, e tempo di guarirci l'un l'altro/ E anche se sembra mandato dal cielo/ Non siamo pronti/ A vedere un Presidente Nero [...]Dobbiamo fare un cambiamento/ E' ora che noi, come popolo, cominciamo a fare dei cambiamenti/ Cambiamo il modo di mangiare, cambiamo il modo di vivere/ E cambiamo il modo in cui ci trattiamo l'un l'altro./ Vedi, il vecchio modo non funzionava, allora sta a noi fare/ Quel che dobbiamo fare, per sopravvivere./ E ancora non vedo cambiamenti, un fratello non può avere un po di pace/ E' guerra nelle strade e guerra nel Medio Oriente/ Invece di fare guerra alla povertà, fanno la guerra alle droghe/ Così la polizia può darmi fastidio/ E non ho mai fatto un crimine e non ne ho da commettere/ [...] Non lasciare che tinnervosiscano, che ti facciano indietreggiare/ Che ti mettano fuori uso e che i papponi ti prendano a schiaffi/ Devi imparare a reggerti da te [...]"
(Trad. Changes, Tupac A.S.)

Poteva essere un altro Artista a chiudere una rassegna politica di rilievo nazionale?
E' davvero possibile provare a lanciare un nuovo modo di intendere l'arte, mettendo in soffitta o nel dimenticatoio quel tremendo vaso di Pandora costituito dal mondo del reality?
Ai posteri (ed a veri rapper passati) le ardue sentenze.


Per saperne di più: 
"Rap", wikipedia

"E il rapper Moreno ripudia la Festa: 'La mia musica non c'entra nulla col Pd'" , La Repubblica, C.Moretti

giovedì 5 settembre 2013

GOVERNO D'AZZARDO...E DI (S)FIDUCIA.

Nel nato (e declinante?) Governo delle cosiddette "larghe intese", quasi fosse un gioco di parole, è stato spesso il malinteso a farla da padrone. 
Assediato dal ricatto costante di un "Partito" suddiviso fra colombe, falchi e pitonesse, l'esecutivo si è più volte visto attribuire lo 'status' di precario o cadente per motivi radicalmente fondamentali per la salvezza del Paese:
  • abolizione integrale dell'Imu;
  • slittamento dell'innalzamento dell'Iva;
  • decadenza del Senatore B. che, dall'inizio della Legislatura, ha dato un contributo fondamentale per il Paese intero e le politiche finalizzate alla salvezza del Paese;
  • eccessivo (stra)parlare dei Ministri Saccomanni e Zanonato, colpevoli di aver paventato l'impossibilità di trovare coperture economiche adeguate per l'abolizione dell'Imposta sulla prima casa in un bilancio statale dissanguato. 
Le ultime trattative per evitare la decadenza del Senatore B. hanno condotto a qualsivoglia neologismo o possibilità per evitare arresti domiciliari e/o servizi sociali: "agibilità" politica, richiesta di grazia (!!) da inoltrare al Presidente della Repubblica, ricorso alla Corte Costituzionale, ricorso alla Corte Europea per i diritti dell'uomo, ricorso ad una presunta non costituzionalità della Legge Severino, appello alle forze maggiormente "responsabili" per evitare decisioni controproducenti in Giunta prima ed in Senato poi. 
Non è bastato giungere fino ad un Terzo Grado di giudizio, insomma.E' essenziale richiederne un quarto, anche se non previsto da alcun ordinamento giuridico.
L'ennesimo (estremo?) 'salvacondotto' andrebbe promulgato nei confronti di un rappresentante istituzionale che, dall'inizio della presente Legislatura, ha dato un contributo fondamentale in fatto di presenze e leggi:
  • presente nello 0.08% delle Sedute;
  • assente nel 99,92% delle Sedute; 
  • zero missioni svolte nel periodo previsto. 
Non si capisce pertanto quali siano le ragioni "istituzionali" per salvare un rappresentante così produttivo ed utile per lo Stato italiano.
L'importanza strategico-elettorale dell'abolizione dell'Imu è divenuta, a contorno dei moltissimi fatti di giustizia accaduti, una bandiera da utilizzare per rivendicare la vittoria su un lunghissimo braccio di ferro maturato dentro i confini delle "larghe intese". Poco importa, poi, se dal 2014 tale imposta ritornerà anche se sotto un rinnovato nome: Taser o qualsivoglia altra possibile combinazione. 
Ritornano, non troppo di soppiatto, concetti espressi più volte nel libro 1984 scritto da George Orwell: 

"[...]In fin dei conti, come facciamo a sapere che due più due fa quattro? O che la forza di gravità esiste davvero? O che il passato è immutabile? Che cosa succede, se il passato e il mondo esterno esistono solo nella vostra mente e la vostra mente è sotto controllo? [...]"

"[...]Sapere e non sapere; credere fermamente di dire verità sacrosante mentre si pronunciavano le menzogne più artefatte; ritenere contemporaneamente valide due opinioni che si annullano a vicenda; sapendole contraddittorie fra di loro e tuttavia credendo in entrambe, [...] dimenticare tutto ciò che era necessario dimenticare ma, all'occorrenza, essere pronti a richiamarlo alla memoria, per poi eventualmente dimenticarlo di nuovo. Sopratutto, saper applicare il medesimo procedimento al procedimento stesso.
Era questa, la sottigliezza estrema: essere pienamente consapevoli nell'indurre l'inconsapevolezza e diventare poi inconsapevoli della pratica ipnotica che avevate appena posto in atto. Anche la sola comprensione della parola "bipensiero" ne implicava l'utilizzazione.[...]"

Allo stesso modo, quindi, brandire l'abolizione dell'Imu come una vittoria sarà una prerogativa inevitabilmente destinata ad essere strumentalizzata, malcelando gli aspetti più nascosti e controproducenti di un provvedimento altamente discutibile per la salvezza economica e per l'equità sociale dell'Italia(no). 
L'abolizione dell'Imu rischia di trasformarsi, in realtà, in un regresso che potrà comportare, nei fatti, la necessità di attingere a coperture economiche da scegliere raschiando ulteriormente il 'barile' economico di uno Stato devastato. 
L'Italia si trova infatti in una condizione economico-finanziaria alquanto 'complicata'', essendo la stessa collocata all'interno di una complessa (e sbagliata) 'tela di ragno' che ha finito per renderla ancora più vulnerabile: 
  • imposizione del pareggio di bilancio in Costituzione;
  • prossimo meccanismo di livellamento del debito pubblico ad una percentuale del 60% circa in rapporto al PIL;
  • necessità di non sforare il 3% annuo di deficit, pena la possibilità di incorrere in ulteriori sanzioni economiche.
Il quadro è estremamente complicato, per non scrivere impossibile da risolvere senza ulteriori danni per il tessuto sociale ed economico del Paese intero. In mezzo ad un quadro a tinte sempre più fosche per gli anni a venire, l'abolizione dell'Imu non può essere in alcun modo fatta passare per provvedimento chiave per riavviare i consumi del Paese. Quale fine hanno fatto altre emergenze di primaria importanza per il Paese intero? 
Si ricorda, in ordine sparso e senza gerarchia di importanza, qualche "emergenza" ancora irrisolta: 
  • problema esodati e disoccupati, derivanti da effetti non tempestivamente valutati della Riforma Fornero;
  • questione ambientale e della tutela dei principi di sostenibilità e biodiversità;
  • problemi legati al dissesto idrogeologico, per merito dei quali Italia ed italiani rischiano di trovarsi in precario 'equilibrio' e sicurezza fino alla prossima tragedia naturale;
  • problemi legati ad inquinamento ed eccessiva cementificazione; 
  • questioni legate a dibattiti su riconversione industriale, delocalizzazione selvaggia, riconversione ed ottimizzazione dei processi produttivi su scala nazionale;
  • possibilità di abbassare e rendere maggiormente equo il livello di tassazione sulla forza lavoro ed imprenditoriale; 
  • pianificazione di strategie finalizzate alla restituzione dei pagamenti dovuti dalla Pubblica Amministrazione alle imprese.
A fronte di emergenze praticamente infinite, può la questione Imu essere il provvedimento più importante per riabilitare le sorti del Paese? La risposta dovrebbe essere, purtroppo o per fortuna, assolutamente scontata. 
La  domanda successiva da porsi potrebbe essere, non troppo retoricamente, un'altra: quali coperture economiche sono state raschiate dal fondo del "barile" per provvedere all'abolizione dell'Imu? 
A questa domanda è possibile affiancare anche un'altra delle tante emergenze sottotraccia di questo storto Paese: questioni legate a malattie da compulsione del gioco d'azzardo. 
Si riportino le parole provenienti dalla presentazione del dossier "Azzardopoli 2.0", redatto lo scorso anno dall'Associazione Libera in collaborazione con altrettante associazioni ed Istituzioni statali: 

"[...] la campagna [...] stima in una cifra compresa tra i 5,5 e i 6,6 miliardi di euro annui i costi sociali e sanitari che il gioco d'azzardo patologico comporta per la collettività. A questi vanno aggiunti 3,8 miliardi di euro di mancato versamento dell'iva [...]. Ma ci sono poi i costi non facilmente stimabiliche riguardano l'aggravarsi di fenomeni sociali rilevanti: le infiltrazioni mafiose nei giochi, la crescita del ricorso all'usura, il peggioramento delle condizioni delle persone più fragili e povere, maggiormente esposte alla seduzione di slot e biglietti della lotteria, i sussidi da versare a chi si rovina giocando, l'incremento delle separazioni e dei divorzi, un aumento impressionante di giocatori tra i minorenni. [...] 
La campagna stima tra gli 88 e i 94 miliardi di euro il business dell'azzardo, nel nostro paese, [...] terza industria nazionale con il 4% del Pil prodotto. Ma se il giro d'affari cresce, le entrate per lo Stato [...] scendono incessantemente: si è passati dal 29,4% del 2004 all'8,4% del 2012, sul totale del fatturato. Che significa una cifra più o meno simile di entrate fiscali mentre il fatturato è cresciuto di quasi il 400 per cento!
Mentre i consumi e i risparmi delle famiglie italiane decrescono [...] le spese per i giochi non conoscono crisi: siamo il primo paese al mondo per il Gratta e vinci, abbiamo un numero pro capite di macchine da gioco di ultima generazione - le Vlt - triplo rispetto agli Stati Uniti, deteniamo il 23% del mercato mondiale del gioco on line. La spesa pro capite annua per ogni italiano maggiorenne va, a seconda delle stime, da 1703 a 1890 euro. Le persone che hanno problemi di dipendenza sono tra le 500mila e le 800mila, quelle a rischio sono quasi due milioni. Insomma, l'Italia è tra i primi paesi al mondo per consumi di gioco d'azzardo.[...] 
Il Dossier [...] segnala cifre allarmanti anche per quanto riguarda il coinvolgimento delle mafie e il gioco illegale. Ammonta a 15 miliardi di euro il fatturato stimato del gioco illegale per il 2012.
Ben 49 clan gestiscono giochi di vario genere: dai Casalesi di Bidognetti ai Mallardo, dai Santapaola ai Condello, dai Mancuso ai Cava, dai Lo Piccolo agli Schiavone.[...]"

In un contesto simile, qualsivoglia ulteriore osservazione rischia di essere superflua. 
I costi per le malattie derivanti da gioco d'azzardo sono di difficoltosa quantificazione, contrariamente agli incassi che gli stessi riescono a procurare annualmente. 
Come abbinare la questione relativa alle coperture per l'abolizione dell'Imu con quella relativa al gioco d'azzardo?
Le risposte a questa domanda sono contenute in una notizia "ufficialmente ufficiosa" diffusa in questi ultimi giorni.
Si riportino, a titolo d'esempio, parole provenienti da un dossier redatto da L'Espresso:

"[...] Stavolta il governo Letta ha fatto [...] "jackpot": da una parte abolisce l'Imu per la gioia di Berlusconi e, dall'altra, trova i soldi per cancellare la tassa facendo un bello sconto ai concessionari di slot machine. 
Se l'esecutivo delle larghe intese ha infatti potuto sfoderare il suo colpo, lo deve a un dettaglio [...]: gran parte della copertura finanziaria dovrebbe arrivare (ma il condizionale è d'obbligo) da un super sconto sulla multa comminata a dieci società attive nel business dell'azzardo.
Società che, in cambio di un versamento rapido del contante, otterranno una bella agevolazione: dovranno infatti versare solo un quarto di quanto stabilito dalla Corte dei Conti, risparmiando così quasi due miliardi di euro. 
Per capire meglio la vicenda serve però fare un passo indietro: nel 2012, dopo oltre 5 anni di battaglie legali, la Corte dei Conti commina una multa record da 2,5 miliardi di euro a dieci concessionarie di slot machine.
La loro colpa, passata in primo grado, è quella di non aver collegato le macchine alla rete dei Monopoli che ne poteva controllare l'attività.
Questa 'dimenticanza', andata avanti per anni, prevedeva multe pari a 50 euro per ogni ora di attività 'non collegata'. Secondo la Guardia di finanza, e per la richiesta del pm che si occupava del caso, il conto da saldare era quindi di circa 90 miliardi di euro. La Corte dei Conti non la pensava così e decise di accogliere la richiesta subordinata di 'appena' 2,5 miliardi di euro. 
Vista l'enormità delle cifra, assai comoda per manovre politiche di ogni tipo, l'idea di una sanatoria che potesse sbloccare subito parte dei fondi in cambio di una riduzione della multa girava da tempo. Pochi tra gli addetti ai lavori si sono quindi stupiti nel trovarla nella bozza del decreto legge sull'Imu, che adesso dovrà però passare dal Parlamento, dove l'opposizione e parte della maggioranza non sembrano essere troppo contenti della scelta fatta da Letta. [...]"

La speranza è che, di fronte ad opzioni come queste, il 'condizionale d'obbligo' riportato nell'estratto precedente riesca ad assumere tinte negative. 
Andare fino in fondo all'articolo in questione, è inevitabile scoprire ulteriori elementi di indignazione: 

"[...]Il dettaglio finale [...] è scoprire chi sarà il maggior beneficiario della sanatoria. Si chiama Francesco Corallo, fondatore della Bplus, arrestato lo scorso agosto per un giro di corruzione dopo una latitanza di oltre un anno. La società di Corallo, con un giro di affari da 30 miliardi di euro l'anno, avrebbe dovuto pagare una multa di 845 milioni. Con lo sconto del governo Letta diventeranno poco più di duecento.[...]"

Abolire l'Imu è un provvedimento (ingiusto, discutibile ed iniquo) realizzabile solo attraverso un 'condono' mascherato da rimborso con il mondo collegato al gioco d'azzardo?
E' davvero così impossibile reperire fondi adeguati per coprire un ammanco pari a circa lo0.03% dell'intero PIL italiano? La situazione è veramente così drammatica e senza via d'uscita da spingere i tecnici competenti a prospettare solo ed esclusivamente questa soluzione?
Lo 'sgambetto' odierno e le situazioni riscontratisi nella giornata di oggi rischiano di gettare altr(ettant)e ombre nei confronti di un drammatico problema che dovrebbe essere ad ogni costo arginato e combattuto.
Condizionale d'obbligo, anche su questa questione. 
Il solo imperativo utilizzato sembra abbia riguardato l'abolizione mascherata dell'Imu. 
Nel mentre, il dibattito si è fermato e concentrato sulla decadenza dell'(in)utile Senator B.



Per saperne di più: 

"Slot, il condono della vergogna", M.Munafò, L'Espresso

"Libera - I costi sociali e sanitari del gioco d'azzardo", Libera.it

"Governo battuto al Senato sui giochi d'azzardo", Ansa.it

"Il PD blocca le nuove slot (per sbaglio). Ma la mozione del Senato è 'inapplicabile'.",Il Fatto Quotidiano

"Gioco d'azzardo, Governo battuto. 
Respinta mozione M5S contro condono sulle slot machines", International business Times Italia

"Senato: M5S, bocciato stop condono concessionari slot machine", Asca.it