martedì 9 luglio 2013

ODIANDO LA "CIVIL WAR", CITANDO I GUNS N' ROSES...

Fonte: youtube.com

" [...] My hands are tied/ For all I've seen has changed my mind/ But still the wars go on as the years go by/ With no love of God or human rights/ 'Cause all these dreams are swept aside/ By bloody hands of the hypnotized/ Who carry the cross of homicide/ And history bears the scars of our civil wars [...] I don't need your civil war/It feeds the rich while it buries the poor/ Your power hungry sellin' soldiers/ In a human grocery store/ Ain't that fresh/ And I don't need your civil war [...]" 


venerdì 5 luglio 2013

FRA DEMOCRAZIA, PARTECIPAZIONE E PARTITI: LEGGENDO ENRICO BERLINGUER

"[...]D.: Molti interventi segnalano, con grande allarme per il futuro, il ritardo culturale e politico della Sinistra di fronte ai temi della rivoluzione elettronica. E' anche un tuo giudizio?
R.: Prima di tutto c'è da dire che in Italia i governi non hanno avuto e non hanno neanche la minima consapevolezza dell'esistenza di questi problemi. Lo dimostra lo stato della ricerca. 
Come partito noi abbiamo cominciato ad affrontare in diverse sedi questi problemi. Ma certo il ritardo c'è.
E ciò, nonostante intellettuali e studiosi di sinistra abbiano già elaborato importanti analisi [...]
Direi che il ritardo sta soprattutto nella consapevolezza generale del partito e della gente dell'importanza di questi temi. Su questa questione l'Italia si gioca  infatti la sua appartenenza all'area dei paesi industrializzati. 
D.: Non pensi che sarebbe utile se il PCI, anticipando il Governo, convocasse una grande conferenza nazionale come sbocco di studi ed analisi sul futuro dell'Italia elettronica?
R.: Avevo proposto circa un anno e mezzo fa, al Congresso del Fgci, l'idea di un convegno di futurologia che affrontasse non soltanto i problemi dell'economia e dell'industria, ma tutto l'intero arco delle questioni del nostro futuro...
D.: Forse hai scelto una parola sbagliata: futurologia fa pensare più alla fantascienza che a una concreta 'programmazione' del futuro...
R.: Ho usato quel termine per segnalare che oggi non sono entrati in discussione soltanto gli assetti produttivi e le strutture del capitalismo maturo, ma siamo di fronte ad una vera e propria 'crisi del mondo'.
Viviamo in un'epoca  per molti aspetti suprema della storia  dell'uomo, sia per le possibilità che per i rischi.
L'allarme non riguarda solo il rapporto tra lo Stato e l'elettronica ma riguarda anche i fiumi, i laghi, i mari, l'aria che respiriamo, l'atmosfera e la troposfera della Terra. 
Grava infine sull'umanità l'incubo di una crescente insufficienza delle risorse alimentari. 
Ecco perchè pensavo ad un convegno che mettesse insieme studi e analisi di ambiti diversi: le scienze fisiche, chimiche, biologiche, antropologiche, demografiche, informatiche, mediche.
In sostanza, dunque, un convegno che guardasse al futuro con un pò di fantasia ma sempre  sulla base delle acquisizioni e previsioni delle varie scienze. 
Rigengo che sia stato un errore non esserci ancora arrivati. [...]
D.: Ma in un mondo nel quale le informazioni, anche le più sofisticate, possono arrivare direttamente nelle case della gente, resisterà il partito di massa? Avrà ancora senso un Partito che costruisce un proprio sistema autonomo di informazione con gli iscritti?
R.: La questione esiste ed è anche più ampia di quella che tu poni. Non riguarda solo il PCI ed i partiti di massa ma riguarda il destino e le possibilità stesse dell'associazione collettiva.
Io francamente credo che questa esigenza sia un'esigenza irrinunciabile dell'uomo e continuerà a esistere anche se in forme diverse dal passato. La lotta, la pressione di massa saranno sempre necessarie.
Certo si può immaginare un mondo nel quale la politica si riduca solo al voto ed ai sondaggi;  ma questo sarebbe inaccettabile perchè significherebbe stravolgere l'essenza della vita democratica...
D.: Ma già si parla di 'democrazia elettronica': la gente risponde da casa ai quesiti posti sul video dall'amministrazione...
R.: La democrazia elettronica limitata ad alcuni aspetti della vita associata dell'uomo può anche essere presa in considerazione. Ma non si può accettare che sostituisca tutte le forme della vita democratica.
Anzi credo che bisogna preoccuparsi di essere pronti ad affrontare questo pericolo anche sul terreno legislativo.
Ci vogliono limiti precisi all'uso dei computer come alternativa alle assemblee elettive.
Tra l'altro non credo che si potrà mai capire cosa pensa davvero la gente se l'unica forma di espressione democratica diventa quella di spingere un bottone. 
Ad ogni modo, lo ripeto: io credo che nessuno mai riuscirà a reprimere la naturale tendenza dell'uomo a discutere, a riunirsi, ad associarsi. Ogni epoca, certo, ha ed avrà i suoi movimenti e le sue associazioni.
Vedi per esempio, nella nostra sinistra, i movimenti pacifisti, i movimenti ecologisti, quelli che, in un modo o nell'altro, contrastano l'omologazione dei gusti ed il conformismo: chi avrebbe saputo immaginarli quaranta o anche venti anni fa? Naturalmente compito dei partiti dovrà essere quello di adeguarsi ai tempi ed alle epoche. 
E' qui che si misura la loro tenuta: sulla loro capacità di rinnovarsi.[...]"

Fonte: "Verso il Duemila", Intervista a F.Adornato, L'Unità, 18 dicembre 1983
Contributo tratto da: "Casa per casa, Strada per strada - la passione, il coraggio, le idee", Pierpaolo Farina


martedì 2 luglio 2013

"PERCHE' LE NAZIONI FALLISCONO", STORIA DI UNA (SOLA) CRISI?

Come si sono evolute, si evolvono e si evolveranno le disuguaglianze umane nella storia mondiale?
Quali insegnamenti è possibile trarre dalla storia umana per capire quali ulteriori argini potrebbero crollare nell'affannosa ricerca di un'uscita da questo tragico periodo di stallo? 
La vita umana su scala mondiale è legata da sempre a fattori come prosperità, potenza e povertà: il raggiungimento di una di queste implica per forza l'arrivo ad un punto di picco (di fondo), al quale potrà poi far seguito (inevitabilmente?) un processo di declino (di risalita). 
Sono prosperità, potenza e povertà a determinare, scardinare e sconvolgere vite ed esistenze intere: quali sono le strade che le politiche economiche potranno percorrere  per imparare dai molt(issim)i sbagli del passato?
Quante sono le 'vie' rimaste concretamente percorribili, stando agli argomenti del dibattito contemporaneo?
Le Istituzioni di ogni livello e grado dovrebbero riuscire a promuovere politiche consapevoli di indurre benefici a livello socio-economico per i cosiddetti 'utenti finali' della società, intendendo con tale termine tutti i membri della società stessa. Cosa significa, in concreto, la promozione di misure 'giuste' od 'utili' per l'economia e la società di uno Stato o di un continente?
Come si può riabilitare un sistema come quello moderno che sembra, ad oggi, malato terminale per la stessa malattia che qualche decennio fa aveva iniziato a causare i primi 'raffreddori'? 
Dietro a queste e molte altre domande, finiscono per intrecciarsi le 'tre p': prosperità, potenza e povertà.
Il desiderio di realizzazione contemporanea di prosperità e potenza ha condotto, inevitabilmente e senza appello alcuno, larga parte del mondo su un sentiero dissestato di povertà senza quartiere e senza apparente uscita. 
Il desiderio di fuga dalla povertà delle masse ha finito per generare, nella storia, altrettante istanze di potenza che hanno finito per forgiarsi su una 'quarta p' che non è affatto trascurabile: potere. 
I finti equilibri fra prosperità e povertà hanno progressivamente degenerato, esponendo il mondo intero a periodiche crisi che avrebbero dovuto insegnare qualcosa. Condizionale d'obbligo, data la fallace natura umana. 
Al di là di ogni ragionevole interpretazione possibile, data la tremenda complessità del sistema oggi ridotto allo stremo, è comunque possibile cercare di indagare attraverso quali siano le cause che stiano 'dietro' ai concetti di prosperità e povertà.
Nella ricerca della risposta più facile da dare a problemi come questi, si perviene subito al fornire colpe esclusivamente attribuibili al complottismo: è stato tutto gestito ed architettato da poteri superiori ed incontrollabili, è inutile fare qualsiasi sforzo per cercare di capire e/o prevenire le ragioni che hanno portato ad una devastazione socio-economica assoluta. 
Nel tentativo di fornire invece risposte appena più complicate e strutturate, si perviene al grande 'passo' che è necessario fare per cercare di capirne di più: informarsi. 
L'informazione può rendere l'uomo un pò più 'carnefice' ed un pò meno 'vittima' sui mali che sembrano devastare l'umanità intera, in quanto finisce per responsabilizzare sui pochi/tanti errori commessi nell'ambito del personale.
La ricerca vera di una soluzione dietro ai termini di prosperità e povertà conduce, inevitabilmente, alla necessità di attingere ad un'informazione che sappia evitare di battere le strade di un'estrema semplificazione per fini 'non divulgativi'. Questo è l'obiettivo che sembra porsi il libro "Perchè le nazioni falliscono", edito da "Il Saggiatore". 
Il giornale "La Repubblica" ha definito tale testo in maniera breve ma essenziale: 
"Una Bibbia per le nostre classi dirigenti."
Gli autori riportano chiaramente il loro intento sin dall'introduzione della presente opera: 

"[...]Per la scienza sociale è la madre di tutte le domande: perchè ci sono paesi che diventano ricchi e paesi che restano poveri? Per quale ragione nel mondo convivono prosperità e indigenza? [...] Le origini di prosperità e povertà risiedono nelle istituzioni politiche ed economiche che le nazioni si danno. [...] le elitè dominanti preferiscono difendere i proprio privilegi ed estrarre risorse dalla società che avviare un percorso di benessere per tutti. La crescita economica sovverte lo status quo, e per questo è temuta ed ostacolata da chi detiene il potere. Ma alcuni paesi sanno cogliere le opportunità della storia: la nascita di sistemi politici inclusivi e pluralisti diffonde la crescita economica a ogni latitudine. [...] Nell'epoca in cui si assiste al tracollo di molti paesi ed alla travolgente ascesa di altri, 'Perchè le nazioni falliscono' propone una teoria[...] che cambia il nostro modo di vedere il mondo. E, rifuggendo ogni conformismo, mette in discussione le certezze superficiali [...]"

I finti equilibri del mondo si giocano su Istituzioni che compiono scelte, pesanti e potenti; dovendo decidere se praticare politiche di tipo inclusivo od estrattivo, finiscono per stabilire le sorti del mondo intero. 
Questo stesso mondo ha sofferto, soffre e continuerà a farlo in eterno se si continueranno a battere le solite strade che ci hanno condotto fino a questo punto. 
Lo stesso concetto è riconducibile in maniera diretta a parole attribuite al genio Albert Einstein:

"Non possiamo  pretendere che  le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose. [...]  La crisi è la più grande benedizione  per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. [...] E' nella crisi che sorge l'inventiva, le scoperte e le grandi strategie. [...] L' inconveniente delle   persone e delle nazioni  è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita. [...]"

Il presente libro si è proposto di indicare, pertanto, l'insieme delle 'stesse cose ' da non ripetere pena la possibilità di ritornare, identicamente, a precedenti problemi da riaffrontare in versione peggiorata ed aggravata.
I capitoli più significativi sembrano essere illuminanti e sferzanti sin da titoli e didascalie a corredo di essi:
  • "Teorie che non funzionano" - I paesi poveri non sono tali a causa della loro geografia o cultura, o perchè i loro leader non sanno quali politiche arricchirebbero i cittadini;
  • "La costruzione di prosperità e povertà" - Come prosperità economica e povertà sono determinate dagli incentivi creati dalle Istituzioni e come la politica determina le istituzioni di una nazione;
  • "Piccole differenze e congiunture critiche: il peso della storia" - Come le istituzioni cambiano con il conflitto politico e come il passato plasma il presente;
  • "'Ho visto il futuro e so che funziona': la crescita economica sotto regimi estrattivi" - Ciò che Stalin, il re Shyaam, la rivoluzione neolitica e le città-stato maya hanno in comune, e come questo spiega perchè l'attuale crescita economica cinese non può durare;
  • "L'arresto dello sviluppo" - Come il colonialismo europeo impoverì vaste aree del mondo;
  • "Il circolo virtuoso" - Come le istituzioni che incoraggiano la prosperità creano circoli virtuosi che le mettono al paro dalle élite che le minacciano;
  • "Il circolo vizioso" - Come le istituzioni che creano la povertà generano circoli viziosi che consentono loro di perdurare;
  • "Infrangere le barriere" - Come diversi paesi hanno cambiato traiettoria economica cambiando istituzioni;
  • "Comprendere prosperità e povertà" - Come il mondo avrebbe potuto essere diverso, e come la comprensione di ciò spiega perchè gran parte dei tentativi di combattere la povertà sono falliti.
Al di là di ogni interpretazione possibile, i fenomeni finanziari che sono diventati problema conclamato e conosciuto solo di recente hanno radici ben più gravi e pesanti, legittimate da politiche sbagliate o non adeguatamente ponderate in tutta la loro 'potenziale prepotenza'. 
Il presente libro cerca di fare luce in un abisso di drammi, problemi e tragedie di matrice socio-economica: nessun passo più pesante ed importante può essere fatto senza comprendere gli esempi 'pratici' che hanno condotto zone del mondo a devastare od incrinare i propri livelli di benessere, conoscenza e competenza.
Il passo più importante deve essere ragionato ed assimilato ricorrendo ancora una volta al grande valore dato dall'Esempio: solo attraverso la conoscenza di quello che è stato è infatti possibile capire come migliorare ciò che sarà o potrebbe essere del futuro. 
A seguito di studi e ricerche durate oltre quindici anni, ha trovato vita il saggio "Perchè le nazioni falliscono". 
Dietro a questo titolo potrebbe nascondersene, però, un altro per certi aspetti più calzante:
"Affinchè le nazioni non falliscano"
Dietro ad ogni domanda ed ogni titolo si nascondono e si nasconderanno, forse per sempre, concetti riassunti da parole semplici ma devastanti: prosperità, povertà, potenza, potere, prepotenza, possibilità o passato solo per citarne alcune. Se il mondo ha bisogno di riflettere (oggi più che mai), lo deve fare sapendo di attingere ad obiettive e complete fonti di informazione. 
In questa direzione, infatti, il saggio "Perchè le nazioni falliscono" sembra gettare qualche luce in un abisso di ombre e tragedia sociale. 

sabato 29 giugno 2013

"CONSIGLI PER ASPIRANTI ASTRONOMI", RICORDANDO MARGHERITA HACK

"[...] D.: Che consigli darebbe ad un giovane che voglia intraprendere una carriera simile alla sua?
R.: Intanto gli devono piacere la matematica e la fisica, poi deve essere costante, non scoraggiarsi davanti alle difficoltà, e poi deve avere il piacere della ricerca, della libertà della ricerca, senza preoccuparsi troppo del guadagno, perchè il ricercatore non diventa ricco.
Oggi, poi, se va avanti così, diventerà molto povero!
Finora si poteva sopravvivere in maniera decente, non certo diventare ricchi, ma c'erano altri vantaggi: la possibilità di studiare quello che si vuole e conoscere il mondo grazie ai viaggi per osservazioni e congressi.
E poi, dal punto di vista culturale ed intellettuale, l'astrofisica ci fa conoscere l'universo, ci fa conoscere la nostra origine, perchè noi oggi sappiamo che la materia di cui siamo fatti è stata costruita dalle reazioni nucleari che avvengono dentro stelle molto più grandi del Sole, che esplodono sparpagliando gli elementi prodotti nel mezzo interstellare da cui si formerano altre stelle, i loro eventuali pianeti e anche la vita. [...]" 
(Fonte: "Idee per diventare Astrofisico, M.Hack, Zanichelli - I mestieri della scienza)

Siamo polvere di stelle, appunto. 
Ciascuno di questi granelli, alla fine di un percorso più o meno lungo e di una vita più o meno intensa, (ri)torna da qualche parte differente da quella che conosciamo "abitualmente". 
Che la Terra continui a fare il suo giro.



lunedì 24 giugno 2013

FRA CRISI E DEMOCRAZIA: ACCETTARE 'CONSIGLI' DA JP MORGAN?

Pur rimanendo nell'ambito delle voci, con a corredo una comunque inevitabile serie di ipotesi fondate e/o speculazioni complottiste, è stata diffusa nei giorni scorsi la notizia secondo cui il colosso finanziario Jp Morgan vorrebbe imporre la (vera o presunta) abolizione/ modifica dei Trattati Costituzionali per la realizzazione delle politiche di austerity che vanno avendo la meglio in tutta Europa (e non solo?). 
L'intento sarebbe stato chiarito da un report, pubblicato nello scorso 28 maggio, secondo cui "il più grande ostacolo alla diffusione delle politiche liberiste e di austerity nell'Europa meridionale sono le carte costituzionali, nate dalla resistenza e dall'antifascismo, che impediscono le necessarie riforme strutturali perchè tutelano troppo i lavoratori, dando loro addirittura 'licenza di protestare'." [Fonte: Il Fatto Quotidiano]
Il report in questione, riportando le parole di articoli tratti dalla Rete e dalla stampa, proporrebbe un'analisi critica delle difficoltà d'integrazione degli Stati meridionali della cosiddetta 'Eurozona':

"[...]Quando la crisi è iniziata era diffusa l'idea che questi limiti intrinseci (all'attuazione delle politiche di austerity) avessero natura prettamente economica [...]. Ma col tempo è divenuto chiaro che esistono anche limiti di natura politica. I sistemi politici del Sud, e in particolare le loro Costituzioni, [...] presentano una serie di caratteristiche che paiono inadatte a favorire la maggiore integrazione dell'area Europea.[...]" 

Laddove un primo 'attacco' sia stato sferrato all'equilibrio politico, è altrettanto possibile che un'offesa venga lanciata nei confronti dei troppi 'misteriosi' fattori che cercherebbero di ostacolare l'affermazione completa ed assoluta delle politiche neoliberiste nei mercati mondiali: 

"[...]I sistemi politici della periferia meridionale sono stati instaurati a seguito della caduta di dittature, e sono rimasti segnati da quell'esperienza. Le Costituzioni mostrano una forte influenza delle idee socialiste, e in ciò riflettono la grande forza politica raggiunta dai partiti di sinistra dopo la sconfitta del fascismo. [...] 
I sistemi [...] del sud presentano le seguenti caratteristiche: esecutivi deboli nei confronti dei Parlamenti; Governi centrali deboli nei confronti delle regioni; tutele costituzionali dei diritti dei lavoratori; [...] la licenza di protestare se sono proposte modifiche sgradite dello status quo [...]. Vi è una crescente consapevolezza della portata di questo problema, sia nel centro che nella periferia dell'Europa."

A prescindere dalla piena validità o meno del report in questione, rimangono (non) pochi indizi della presunta validità politico-tecnica di questi 'desideri' da overdose finanziario-liberista; quanti esempi recenti sono annoverabili nella sola Italia? A seguito di alcune decisioni prese dal Governo Monti prima e non modificate (fino ad ora?) dal Governo Letta poi, è possibile ricordare (da minimo) i punti seguenti:
  • 'frettolosa' revisione-abolizione-modifica-aggiornamento-[...] dell'Articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori: annunciato e realizzato nel gran trambusto come primo reale 'provvedimento' dell'ex-Ministro Fornero, è finita con un 'compromesso' al ribasso volto all'avvicinamento verso la realtà tedesca;
  • modifica ed approvazione del nuovo Articolo 81 della Costituzione Italiana, all'insegna di un silenzio generale sia politico che giornalistico inquietante.
Si è, a seguito di questi punti, assistito al verificarsi di una serie di conseguenze (strettamente?) correlate al solco dei contenuti e degli intenti ribaditi dal report attribuito a Jp Morgan: (attribuita) alterazione (positiva) dei meccanismi di flessibilità e licenziabilità in uscita, affermazione della politica del pareggio di bilancio annuale, equilibrio dei conti pubblici da imporre a livello Europeo. 
Queste sono solo alcune delle decisioni 'nostrane' che sembrano muoversi nella direzione piena evidenziata dalle proposte 'soluzioni' di Jp Morgan; ridurre il solco dei diritti e delle 'prerogative' costituzionali è veramente l'unica strada percorribile per uscire dalla crisi? Seguire fedelmente la 'voce' di istituti quali Jp Morgan od agenzie di rating è davvero l'unico modo per costruire un mondo che abbia veramente assimilato gli errori prodotti da tale crisi ormai imperante da anni? A prescindere dalle risposte possibili a queste domande, è più che lecito promuovere un'altra serie di osservazioni: quando il report definisce sistemi e "coordinate di stabilità" politica instaurate a seguito di 'caduta di dittature', si potrebbero cercare di gettare più luci e significati possibili sul concetto di 'dittature'? Potrebbero esistere anche altre forme di 'dittature', oltre a quelle 'fisicamente intese' che hanno fatto parte del passato? Alcune di queste 'nuove' forme di 'dittatura' sono presenti già oggi?
L'abolizione non ragionata e ponderata di importanti solchi costituzionali potrebbe contribuire ad inaugurare/ affermare ulteriormente quella che, purtroppo, sembra possibile definire non a torto come 'dittatura' di matrice economico-finanziaria e non solamente politica. 
Gli equilibri socio-politici dei singoli Stati dovrebbero fare, più di ogni altra cosa, attenzione al rischio di attribuire a queste 'voci' crediti ed onori eccessivi per concorrere alla risoluzione della crisi: è improprio e così sbagliato affermare che il contributo assegnato da realtà quali (ad esempio) Jp Morgan è stato anche negativo?
Non per nulla sono forse 'piovute' le denunce fatte dalla Casa Bianca alla stessa Jp Morgan nei confronti della crisi sui mutui subprime, da molt(issim)i identificata come fattore scatenante della vera e propria crisi mondiale che sta imperando ancora oggi? 
L'impressione comune a molti cittadini "de-complottizzati" o minimalmente informati è riportata in un articolo proveniente da internet, in un articolo de La Repubblica: "[...] La crisi finanziaria e poi economica più grave dalla Grande Depressione è nata così (attraverso la svalutazione del problema sui mutui subprime, nds): e il bello, anzi il brutto, è che quei furboni lo sapevano. La recessione, insomma, è stata tutta una truffa. [...]"
Un'ulteriore risposta alle molte domande poste è definibile, ad oggi, come la necessità assoluta di promuovere decisioni per limitare al meglio possibile quel perverso fenomeno secondo cui l'ammanco negativo di risorse finanziarie venga 'rimediato' attingendo ai contenuti dell'economia reale.
Le declinazioni di questo intento sembrano andare, per fortuna o purtroppo, in parziale o netta controtendenza rispetto a quanto vanno predicando coloro che hanno contribuito a convalidare la progressiva affermazione di 'indizi' per l'affermarsi di quella che sembra una vera e propria "dittatura del capitale economico-finanziario".
Esistono altre ricette, appunto. Sempre ammesso che chi deve decidere di metterle in pratica abbia veramente competenze, capacità ed influenze per poterle realizzare al meglio possibile.


Per saperne di più: 
"Troppa democrazia. E la crisi resta.", L.Pisapia, Il Fatto Quotidiano, sabato 22 giugno 2013

"Obama chiede i danni a Jp Morgan per la crisi dei mutui subprime", A.Aquaro, Repubblica.it 

"Jp Morgan: denunciata da California per abusi nelle carte di credito", Corriere.it

"Crisi finanziaria, Jp Morgan conosceva i rischi dei derivati sui mutui subprime.", M.Cavallito, Il Fatto Quotidiano

sabato 22 giugno 2013

OMAGGIO ALL'ESTATE, FRA MUSICA E CITAZIONI...


"Non c'è che una stagione: l'estate. Tanto bella che le altre le girano attorno. L'autunno la ricorda, l'inverno la invoca, la primavera la invidia e tenta puerilmente di guastarla."
(Ennio Flaiano)

giovedì 13 giugno 2013

QUANDO IL SONNO DELLA "VOCE" GENERA MOSTRI: FRA POLITICA E (FALSE) SOLUZIONI

Nel post "Fate sentire la vostra voce!", il comico travestito da politico (o viceversa?) sembra inviare una disperata richiesta di aiuto e consapevolezza a quella parte di Italia(ni) che sembra(no) remare contro per affossare l'intera nazione, colpita da immani problemi di qualsivoglia natura ed origine: 

"[...]Fate sentire la vostra voce! L'Italia sta crollando. Non è una previsione, è una certezza. Chiunque sia stato colpito dal morbo della disoccupazione, dello sfratto, della chiusura della sua azienda lo sa.[...] L'Italia potrà cambiare solo grazie a voi, alla vostra partecipazione, al vostro sdegno. Non perdete la capacità di incazzarvi, non dovete.[...] Fate sentire vostra voce alta e forte o l'Italia sarà perduta. [...] Senza di voi, vinceranno loro. Ognuno deve valere uno per riportare la democrazia in questo Paese espropriato di ogni cosa, dalla sovranità territoriale, a quella monetaria, a quella economica, alla rappresentanza in Parlamento. [...] Fate sentire la vostra voce! La vostra voce è fondamentale, tiratela fuori nei bar, nei taxi, al lavoro, negli studi televisivi, in rete, nei tribunali. Ovunque ci sia qualcuno da informare, una verità da gridare. [...] Non abbassate mai la testa.[...] La realtà è intorno a voi: raccontatela![...] Ovunque voi siate, fate sentire la vostra voce. Ognuno di voi è importante. Io ho una voce sola.[...]" (Fonte: Fate sentire la vostra voce!beppegrillo.it

Di fronte a tali incitamenti, quali voci devono avere il diritto (e dovere) di sentirsi invocate da questo appello? 
L'uomo (travestito da) megafono sembra richiamare a sè le forze dei "soli" nove milioni che, nelle scorse elezioni politiche, hanno scelto di affidare al M5S le proprie speranze (e timori) per un'Italia migliore e diversa. 
Queste tante "voci" hanno prodotto un 25% di consensi che, in termini reali, ha finito per pesare oltre qualsivoglia immaginazione...sfuggita forse alla consapevolezza ed alle aspettative dello stesso duo Grillo-Casaleggio? 
Dopo le elezioni politiche è stato, invece, il turno delle amministrative in numerosi Enti Locali italiani: ci sono stati cali/crolli di consenso? E' possibile ipotizzare che, in virtù di tale crollo, M5S e megafono Grillo abbiano sbagliato qualcosa? E' possibile anteporre alla visione ed alla conduzione del M5S qualche velo di ombra e scetticismo? 
Il M5S può davvero ambire a definirsi "movimento perfetto"? 
La risposta alle critiche piovute da esponenti parlamentari ha prodotto un altro post, sempre dallo stesso blog, che parla ad Italia ed italiani realizzando interventi di fuoco amico e nemico al tempo stesso:

"[...]Uno vale uno, quando costruisce. Quando del dibattito fa crescita, arricchimento, fatica per arrivare un passo più oltre.[...] Uno vale uno quando è un uomo libero, che mette in pratica la democrazia nel senso più nobile ed alto: la libertà di sé nel rispetto delle regole. [...] Uno vale uno quando rispetta, vive e conosce a fonde l'etica politica del progetto a cui partecipa, e che gli chiede impegno e partecipazione quotidiana.[...] Uno vale uno quando ci mette la faccia.[...] Uno vale uno quando è consapevole che l'opportunità unica che gli è stata offerta non è per i suoi meriti, ma per servire un Paese alla canna del gas e i suoi disperati cittadini.[...]" 
(Fonte: Quando uno vale niente, beppegrillo.it)

In qualsiasi caso contrario a quelli sopra elencati, il generico uno può arrivare a valere niente: quanto misura, in termini effettivi, il principio secondo cui "uno vale uno" all'interno del M5S? Quanto misurano mano e voce dello stesso Grillo (e dell'alter ego Casaleggio?) all'interno della struttura del M5S? 
Cosa sarebbe il M5S se privato della (pre)potenza e dell'aggressività del comico travestito da politico?
Cosa rimarrebbe del consenso qualora la figura di Grillo scegliesse quantomeno di diminuire la propria influenza? 
Sono sufficienti davvero tsunami tour e nuotate attraverso Stretti per veicolare un consenso (solo apparentemente?) sviato da stampa e mass-media corrotti? 
Quanti "punti elettorali" potrebbe aver regalato la mancata presenza diretta del leader in televisioni e mezzi stampa? A prescindere da queste e moltissime altre domande, operando un ideale collage di contenuti, sarebbe possibile esprimere comunque una serie di oggettive e condivisibili verità di fondo: è un momento storico-sociale nel quale è urgente ricercare voci liberamente capaci di urlare quello che non va, quello che potrebbe andare meglio. E' un momento storico nel quale queste "voci" diventano forti solo se capaci (od abituate?) di procedere vicine ed unite nella risoluzione di problemi comuni, partendo anche da punti di vista differenti. 
E' un momento storico nel quale queste "voci", per potersi affermare, sono obbligate a conoscere a fondo anche l'etica (non solo) politica di uno Stato devastato e ferito da individui che oggi si atteggiano a statisti travestiti da responsabilità. E' un momento storico nel quale queste "voci" devono cercare di conoscere a fondo il sistema e le complicatissime regole che lo governano, per poter riuscire a modificarlo a fondo ed in positivo. 
E' un momento storico nel quale queste "voci" scelgono, nel bene più che nel troppo male, di metterci la faccia per ragionare attorno alla tremenda tragedia che le avvolge. 
E' un momento storico nel quale ciascuna "voce" scelta per motivi di rappresentanza deve sentirsi obbligata ad onorare la dignità dei singoli che la hanno votata. 
Chiunque non si attenga a questi oneri ed onori, sembra essere (giustamente) invitato ad accomodarsi. 
Andando oltre le precedenti, sembra essere comunque lecita la possibilità di porsi qualche ulteriore domanda: possono essere davvero solo ed esclusivamente attendibili e credibili le "voci" che giudicano positivamente l'operato e le "eroiche" gesta del M5S? Cosa poter pensare delle "voci" che combattono per cambiare le cose dentro a Partiti che, dinanzi all'arrivo della Terza Repubblica, sembrano esser volutamente ritornati ad abbracciare assurde logiche da Prima Repubblica? 
Cosa poter pensare di quelle molt(issim)e "voci" interessate a cambiare precise "fette" del sistema solo dopo averne capito a fondo tranelli, regole e tremende complessità? 
Cosa pensare di quelle "voci" autorizzate dal sistema a credere in una forma di "ragionevole incazzatura", successiva all'accumulo di esperienze e competenze necessarie a capire fino in fondo come scardinare quella "fetta" schifosa e puzzolente dell'odiato sistema?
Come guardare a quelle persone che cercano una via di salvezza esterna ma non aliena da certe positive intenzioni delegate dall'elettorato M5S alle mani del comico travestito da megafono?
Come guardare ad ogni individuo che, nel mettersi in gioco dal livello più "basso" delle Istituzioni, sceglie di applicare sulla propria persona qualche "taglio" a già ridicoli "costi della politica" senza troppo spargere voce in giro? Come giudicare quelle "voci" che, seppur intenzionate a muoversi per una qualche forma di interesse comune, trovano irrisolte e tragicomiche zone d'ombra nella politica e negli atteggiamenti promossi dalla "piramide virtuale" che ha il suo vertice nel duo Grillo-Casaleggio?
Come valutare quelle "voci" che sembrano cercare comunque una visione del mondo alternativa, senza dover per forza demolire "in toto" quella esistente e (fino a poco tempo fa) quasi completamente ignorata da molt(issim)i?
Se "uno vale uno quando costruisce", cosa potrebbe valere chi sembra demolire solamente tutto e tutti?
Come valutare quelle "voci" che cercano conoscenze ed etica per praticare forme di "guerra" alternativa rispetto alla lotta condotta dal duo Grillo-Casaleggio?
E' ai soli esponenti del M5S che appartiene la licenza di sbagliare e/o di commettere passi falsi "in itinere"?
Come valutare quelle "voci" che credono, diversamente da quanto sbandierato da Grillo, in un mondo capace di risollevarsi solo grazie all'applicazione di soluzioni per niente facili?
Come reputare quelle "voci" che reputano una vera e propria barzelletta la teoria secondo cui "uno vale uno" nell'applicazione alla tanto miracolosa "rete"? 
Italia ed italiani finiranno per crollare anche per (de)merito di queste "voci"? 
Beppe Grillo ha una "voce sola" che, però, sembra "pesare" molto più di tutte le altre; sembra autorizzata ad azzerare la credibilità politica (da lui esponenzialmente resa asintotica a quella personale) di qualcuno attraverso post (scriptum) sul blog, attraverso comizi e devastati tour. 
E' ipocrita scrivere che, all'interno della Rete, la voce di Grillo finisce per pesare molto di più rispetto a quella del singolo militante? Sono giuste solo le "voci" che invocano fedeltà eterna all'etica ed all'ottica del M5S? 
Come giudicare le "voci" che, schifate e nauseate dal sistema partitico odierno, cercano di lottare per ripristinare la dignità "costituzionalmente riposta" nell'Art.49 del nostro testo Costituzionale? 
Si è giudicati davvero alternativi solo se affiliati al M5S? 
Quando, dove e come può finire una "voce" indirizzata a cercare nuove forme per praticare il bene comune anche se lontana dal M5S? Cosa succede a quelle "voci" che, in un contesto disastrato come quello italiano, cercano quando possibile di accumulare esperienze e competenze necessarie per restituire dignità e valore al concetto di "bene comune"? Cosa succede a quelle "voci" che guardano alla sostenibilità ambientale in termini pratici, cercando di conoscere concretamente quali "tasti" poter sollecitare per migliorare il contenuto complessivo dell'astronave Terra che abbiamo sotto ai piedi? 
Cosa può succedere ad una "voce" alternativa all'urlo ed alle invettive del comico travestito da megafono? 
Cosa può succedere a quelle "voci" che reputano follia pura lo pseudo-progetto visionario definito da "Gaia", noto filmato divulgato in rete anni fa dalla stessa Casaleggio Associati? 
Come giudicare tutte quelle "voci" che reputano "assurde" (eufemismo, nds) le teorie e le applicazioni pratiche richiamate nel libro "Tu sei rete - La rivoluzione del business, del marketing e della politica attraverso le reti sociali" scritto da Davide Casaleggio qualche anno fa? 
Come giudicare quelle "voci" che praticano una ricerca del bene comune ritenendo "non idonei" gli esperimenti di "ingegneria sociale" praticati dal famigerato "staffgrillo"? 
Come giudicare tutte queste "voci"? 
A queste e molt(issim)e altre domande sembra (colpevolmente?) impossibile ottenere risposta alcuna; a prescindere dai punti di vista, anche contro Grillo, risuonano come un'arma a doppio taglio parole sue: 

"[...]Fate sentire la vostra voce! [...] La vostra voce è fondamentale, tiratela fuori [...] Ovunque ci sia qualcuno da informare, una verità da gridare. [...] Non abbassate mai la testa.[...]"

In un momento storico-sociale fatto da partiti politici abbattuti, termovalorizzati e/o con conclamate crisi aggravate da condotte assurde, esistono "voci" che continuano a non credere nelle esclusive soluzioni propinate da un comico travestito da megafono. 

mercoledì 12 giugno 2013

"INNAMORATEVI", CITANDO ROBERTO BENIGNI...


"[...]non v’affrettate, non scrivete subito poesie d’amore, che sono le più difficili, aspettate almeno almeno un’ottantina d’anni. Scrivetele su un altro argomento, che ne so, sul mare, il vento, un termosifone, un tram in ritardo...non esiste una cosa più poetica di un’altra! Avete capito? La poesia non è fuori, è dentro! Cos’è la poesia, non chiedermelo più,guardati nello specchio, la poesia sei tu! Vestitele bene le poesie, cercate bene le parole… dovete sceglierle! A volte ci vogliono otto mesi per trovare una parola!
Sceglietele che la bellezza è cominciata quando qualcuno ha cominciato a scegliere.[...]
Innamoratevi, se non vi innamorate è tutto morto... Morto!
Vi dovete innamorare e tutto diventa vivo, si muove tutto… Dilapidate la gioia, sperperate l’allegria e siate tristi e taciturni con esuberanza!
Fate soffiare in faccia alla gente la felicità! E come si fa? Fammi vedere gli appunti che mi sono scordato; questo è quello che dovete fare. [...]
Per trasmettere la felicità, bisogna essere felici; per trasmettere il dolore, bisogna essere felici. Siate felici! Dovete patire, stare male, soffrire.. non abbiate paura di soffrire, tutto il mondo soffre! E se non avete i mezzi non vi preoccupate, tanto per fare poesie una sola cosa è necessaria: tutto.
Avete capito? Non cercate la novità; la novità è la cosa più vecchia che ci sia.E se il verso non vi viene, da questa posizione, né da questa [...] buttatevi in terra! Mettetevi così! Ecco [...] è da distesi che si vede il cielo.
Guarda che bellezza, perché non mi ci sono messo prima.  I poeti non guardano, vedono.
Fatevi obbedire dalle parole! [...] Questa è la bellezza, come quei versi là che voglio che rimangano scritti li per sempre. Forza, cancellate tutto che dobbiamo cominciare! [...]"

giovedì 6 giugno 2013

"COME UN CANE IN CHIESA", LEGGENDO DON ANDREA GALLO

L'intento dell'opera postuma del "prete da marciapiede" deceduto poco tempo fa è chiaro sin dalla prefazione: 

"Le parole ribelli del Vangelo - [...] ho scelto di raccontare in questo libro le pagine più radicali e scandalose dei quattro Vangeli, quelle che amo di più, quelle a cui mi aggrappo da  sempre, [...]. Mi auguro che almeno una di queste 'schegge' possa diventare nel cuore di chi legge una 'buona novella' dei miti e degli umili, che soprende e scuote, diverte e rincuora.[...]"

Attraverso le parole di Don Andrea Gallo, corredate dalle vignette di Vauro, vengono commentati passi del Vangelo e delle Scritture ritenute dimora implicita di "cani in chiesa" oggi (purtroppo) tremendamente dimenticati: barboni, sbandati, trans, senzalavoro e senzadiritti solo per citarne alcuni. 
Le colpe di queste dimenticanze a chi vanno attribuite? 
A chi spettano le colpe per aver ucciso e/o colpito mortalmente fasce deboli(ssime) come quelle sopra citate
Le cause di questi comportamenti vanno ricercate, parafrasando il compianto prete, nella "[...]società del perbenismo di facciata[...]" che ha trasformato tutto e ribaltato qualsiasi valore possibile ed immaginabile.
Il viaggio di questo "cane" in chiesa si snoda, silenzioso ma efficace, lungo una serie di ostacoli impervi e votati (forse) all'impedire moti di demolizione di questa società "di facciata", qualsiasi possano essere i volti ed i sentimenti da assegnarle:

I. "Il giorno del giudizio" - Avevo fame e mi avete dato da mangiare: risuonano come lampi a ciel serenissimo le parole del prete ribelle, secondo cui è opportuno adoperarsi per ritrovare nella società e nei suoi squilibri da migliorare una forma anche embrionale di speranza per un domani diverso e rinnovato. 
Tutto questo percorso è svolto alla ricerca della misericordia vera, di quella forma di "pietas" oggi soffocata da quei troppi valori "di facciata" che si è soliti ribadire e difendere solamente a parol(acc)e;

II. "Anche i trans ci precederanno" - I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio: consapevole della (pre)potenza delle sue  parole, il "prete da marciapiede" ha continuato a ribadire fino all'ultimo le sue convinzioni: 
"[...] I miei lettori sanno che quel che faccio e dico dà fastidio a più di un benpensante. Don Gallo? Quello che parla solo di pu..ane e tossici? Ma pensi a fare il prete, che è meglio! Sono parole che sento dire nei miei confronti da anni, ma vorrei rassicurare quelli che nutrono per me simpatia umana: sono critiche che non toccano minimamente le mie convinzioni più profonde.[...]" 
Il punto fondamentale di un capitolo di indagine e denuncia si muove attorno a pochissimi valori chiave: uguaglianza, equità e recupero della dignità umana che deve (dovrebbe) essere assegnata (di diritto?) ad ogni essere umano (e non solo!);

III. "Beatitudini e felicità" - Beati gli operatori di pace: quale miglior augurio può essere dato oggi quando, senza retorica alcuna, si è soliti dire "siate felici"? Chi può definirsi realmente "felice"? 
Attraverso quali "strumenti" può essere costruita questa "felicità"? Dove dimora questo sentimento che sembra trovare alloggio addirittura in uno "Stupido Hotel" cantato da un Vasco che ha perduto l'amore? 
Possono esistere "tre C" per riequilibrare e restituire concetti importanti e di felicità? 
E' possibile diventare "felici" rendendo meno tristi gli altri? 
"[...] Sarebbe questa la giustizia umana? Sarebbe questo il cosiddetto sviluppo? 
Un abominio che prevede che per far crescere la qualità della vita di una parte del mondo l'altra si debba impoverire proporzionalmente? La frase latina 'a ciascuno il suo' è diventata 'a ciascuno il suo destino'. 
Se ti va bene, perchè nato nel nord del mondo, allora sei benestante e fortunato, se sei nato nel Sud del mondo, allora sei destinato alla fame ed alla miseria.[...]"

IV. "I sepolcri imbiancati di oggi" - Guai a voi, scribi e farisei ipocriti: a chi rivolgere il pacato epiteto di "sepolcri bianchi", storicamente sinonimo di fosse comuni di raccolta dei cadaveri coperte da pietre e calce bianca? 
Nell'attualizzare tale definizione, le parole del prete trovano troppo eloquente capacità chiarificatrice: 
"[...] E chi sono i sepolcri imbiancati di oggi? Non ho dubbi, sono i 'rispettabili' giocatori che muovono le pedine sulla scacchiera del mondo e tutte le incarnazioni del potere avido e perverso. 
E quando parlo di potere, intendo ogni genere di lobby di interesse: la politica, la finanza, le mafie dei colletti bianchi, le logge occulte, le caste degli ordini professionali...E, naturalmente, l'istituzione temporale della Chiesa, il primo tra i poteri ad essere ipocrita![...]"
La denuncia di certi ripetuti crimini è un'attività da compiere, stoicamente e continuamente, per consegnare alla storia testimonianze importanti con cui scongiurare il ripetersi di certi orrori: quali strumenti utilizzare? Quali convinzioni (auto)alimentare per sentirsi meno soli e meno silenziati in questo combattimento? Fratellanza, dovere civico, ricerca della verità o capacità di arginare gli abusi di potere;

V. "Quelli che si credono 'a posto'" - Non sono venuto a chiamare i giusti: Quale lessico della speranza assegnare ad un tempo (apparentemente?) senza riscatto come quello contemporaneo? Quali parole riabilitare e riutilizzare per cercare di riscrivere un futuro diverso? 
"[...] In questi ultimi anni non si è fatto altro che parlare di crisi economica, di recessione, di tagli e di disagi, come se i poveri non facessero già da sempre sforzi sovrumani per vivere decentemente.
La parola che sento dire da ogni parte è: sacrifici. Possibile che la politica non riesca a ritrovare un lessico della speranza? [...]" 
Basta dare voce a chi è mut(ilat)o per inaugurare un futuro migliore? Serve davvero combattere l'odio verso il fratello più prossimo? Quanto sforzo è necessario compiere  per lasciarsi alle spalle certi 'vizi'?

VI. "A tavola con gli ultimi" - Conduci qui poveri, storpi, ciechi e zoppi: quali confini e quali voci si nascondono dentro coloro che cercano di lottare quotidianamente per restituire credibilità ed onore al mai cessato grido dei poveri? Quali colpe abbiamo come esseri umani, immersi in un tempo sempre più assurdo ed assurdamente frettoloso? 
"[...] Gli uomini di oggi, storditi dal rumore della loro vita, afferrati dall'ingranaggio dei propri affari, non sentono più il grido dei poveri. Passano accanto alla miseria senza vederla. Stanno troppo bene per capirla. Hanno troppo da fare per fermarsi. [...]"
Sono ragioni veritiere o scuse retoriche e parzialmente (completamente) smentibili alla luce del numero sempre più esteso ed allargato di poveri? 

VII. "Uomini che odiano le donne" - Chi di voi è senza peccato...: quale futuro attende la donna tradita e svilita sempre più spesso da forme indicibili ed assurde di quella forma di violenza travestita da "amore"? 
Quale domani attende quell'arcaico insieme di "reticolati" che tengono ancorati uomini e donne a forme cristallizzate di sessualità sempre identicamente valide per ogni tempo? 
Quali forme di educazione reale e realmente aperta è necessario insegnare per abituare le generazioni (passate e future) al rispetto nei confronti del corpo? Quante e quali cure spirituali è opportuno assegnare agli esseri umani bisognosi di punti di riferimento? 
"[...]La parola che usavano i primi cristiani per esprimere il perdono era 'metanoia',, che vuol dire letteralmente 'tagliar la testa e metterne una nuova', cioè cambiare idea, cambiar pensiero: questa è la vera penitenza, la vera conversione, la vera riconciliazione. Cambiare la testa e metterne una nuova: la dignità umana, la dignità dei figli e delle figlie di Dio, è a portata di mano. Cosa aspettiamo a prendercela?[...]"

VIII. "Gli altri siamo noi" - Amerai il tuo prossimo come te stesso: Cosa potrebbe accadere qualora fosse vero fino in fondo il modificato detto secondo cui si dice "Ama il prossimo, è te stesso"? 
Basta credere nell'uomo, recitando magari quanto riportato dal grandissimo Faber nella canzone "Laudate hominem"? "[...] Laudate hominem./ No, non voglio pensarti figlio di Dio ma figlio dell'uomo, fratello anche mio. Ma figlio dell'uomo, fratello anche mio./ Laudate hominem.[...]"
Quale sarebbe il punto di vista dell'essere umano credente (e non?) qualora al posto di "peccato originale" ci fosse la "benedizione originale"? 
"[...]Anzichè di peccato originale, io preferisco parlare di una 'benedizione originale' di Dio su ogni uomo che nasce, e questa benedizione originale, che riguarda tutti gli esseri umani, è l'immagine e somiglianza con Dio e la capacità di scegliere il bene. Certo, rimane il mistero della fragilità umana, della sua parte oscura.[...]" 
Quali confini può avere l'impronta d'amore che caratterizza l'essere umano?
A quanto serve credere nell'amore, avendo rispetto anche per sè stessi e per l'insieme di beni comuni che sono (oggi più che mai) da difendere con ogni sforzo possibile? 

IX. "Se l'altra guancia brucia" - Amate i vostri nemici: quale può essere la definizione di 'nemico'? Quanto può distanziarsi dal concetto di 'altro', semplicemente 'differente' dal nostro punto di vista abitualmente usato per guardare il mondo? Quali sono i "credenti credibili"? Dove sono nascosti, se esistono ancora? 
Può essere la mancanza d'amore il principale peccato esistente oggi? 
Basta solo questa cosa ad uccidere il mondo, giorno dopo giorno?
Quante e quali verità ha il punto di vista di chi è 'altro' differente da noi? Se l'amore è un sentimento inestimabile ed incommensurabile, quali confini e quali voci è necessario utilizzare per circoscrivere il significato del cosiddetto 'amore a perdere'? 
"[...]L'accoglienza dell'altro [...] è pratica dell'amore puro; un amore che non si nutre di pratiche devozionali, ma di gesti concreti: compagnia, soccorso, condivisione. E' un amore puro perchè i barboni, gli stranieri ed i disperati non potranno mai contraccambiare, ma proprio per questo la pratica di questo genere d'amore ci rende più umani e forse ci renderà degni, un giorno, di contemplare il volto di Cristo.[...]"

X. "La provvidenza non dimentica" - Guardate i gigli del campo: Quali forme di spiritualità e capacità di introspezione restano, nell'essere umano, in questi tempi di tragedie ed affanni collettivi senza apparente fine? 
La maledizione delle "tre A" sembra incombere sull'essere umano, finendo per devastare qualunque buona intenzione e bell'anima: apparire, appropriarsi ed avere. Questa maledizione ci ha definitivamente privato dell'etica dell'essere? Quali e quanti veli oscuri sono stati calati (definitivamente?) su creatività e laboriosità umane? E' possibile una qualsivoglia forma di riscatto e riconquista del bene comune? 
Quali confini avrà il dolore di esistere che l'umanità si trascina avanti sin dai tempi del decadentismo? 
A quali livelli l'essere umano riuscirà ad abitare il presente per migliorare il futuro, proprio e della collettività intera?

XI. "Una lezione di laicità" - Date a Cesare quel che è di Cesare: quali confini assegnare al rapporto fra Stato e Religione, all'insegna di valori fondamentali quali laicità ed onestà intellettuale? 
Possono convivere e convincere forme di rispettosa ricerca di un equilibrio fra credenti, scettici e totalmente estranei a qualsiasi forma di fede? Si tratta di una soluzione davvero così difficile da ricercare? 
"[...]Nel baratro dell'attuale scarsità globale di verità e giustizia, in cui tutto puzza di menzogna, la vigilanza e la denuncia sono la nostra unica salvezza. Vigiliamo affinchè il nostro Cesare amministri bene, con giustizia e lungimiranza.[...]";

XII. "Chiesa e Potere" - Chi vuol essere il primo tra voi sarà il servo di tutti: quali sono i punti deboli del potere temporale, per una Chiesa che deve essere riformata e modificata per poter ritornare ad essere credibile agli occhi della collettività intera? Quanto c'è di attualmente vero nel detto secondo cui è necessario essere "ultimi fra gli ultimi"? Quando potrà essere completata la transizione da obbedienza ad autenticità?

A seguito di tante letture, altrettante domande. 
A seguito di tante testimonianze, altrettante riflessioni. 
A ricordo di un "prete da marciapiede" che, fino all'ultimo, ha cercato di lottare per difendere la sua forma di verità. Ciao, Don. 


lunedì 3 giugno 2013

MESSAGGIO AI GIOVANI FRA MUSICA, LETTERATURA E POESIA: CITANDO TIZIANO TERZANI



"Capita a tutti, soprattutto ai giovani, di pensare di avere il mondo in pugno, e a volte è anche vero. 
Ma nell'attimo stesso in cui uno è convinto che tutto vada per il meglio, ci sono leggi statistiche che lavorano alle sue spalle, pronte a fregarlo."
(C.Bukowski)