martedì 30 aprile 2013

E' NATO UN GOVERNO...FRA (IR)RESPONSABILITA', NUMERI ED ORIZZONTI


Si è composto un Governo che, al netto dell'evidenza, ha finito per seppellire molte delle "asce" brandite in campagna elettorale: coerenza elettorale, programmatica e politica (apparentemente?) abbandonate per un ribaltato quadro di alleanze e contenuti.
Possono il momento di tremenda emergenza sociale-economica-ambientale-pubblica-[...] ed il lunghissimo periodo di stallo politico giustificare appieno la formazione di un Governo "trasversalmente" alle forze precedentemente dichiaratesi (in)disponibili alle larghe intese?
Di fronte all'evoluzione (involuzione?) riscontratasi, sulle cui colpe e sui cui (de)meriti è necessario (far) riflettere, buona parte degli elettori "medi" sono stati posti davanti ad un'inevitabile serie di sentimenti e percezioni fra il contrastante ed il "negativo": scoramento, delusione, disillusione, rassegnazione, rabbia, indignazione, schifo, orrore, stupore, sfiducia [...].
Ognuna di queste reazioni risulta essere, per fortuna o purtroppo, pienamente fondata e consapevolmente giustificabile: quanto erano stati allontanati gli "spettri" del "governissimo" in tempi di campagna elettorale (ricerca del voto [in]utile?)? Era proprio necessario avviare un Governo di solidarietà [ricatto?] nazionale con coloro che hanno contribuito, numeri alla mano, più di molti altri a trasformare l'Italia in un campo di macerie senza quartiere?
Risuonano alla mente frasi "ambiziose" e, senza troppo senno di poi, diventate quasi ridicole e divertenti:

"Pensare che dopo 20 anni di guerra civile in Italia, nasca un governo Bersani-Berlusconi non ha senso. Il governissimo come è stato fatto in Germania qui non è attuabile." (E. Letta, 8-4-2013)

"Non sono praticabili né credibili in nessuna forma accordi di governo fra noi e la destra berlusconiana."
(P.L. Bersani, 6-3-2013)

"In Italia non è possibile che, neppure in una situazione d'emergenza, le maggiori forze politiche del centrosinistra e del centrodestra formino un governo insieme." (M. D'Alema, 8-3-2013)

"Il Pd è unito su una proposta chiara. Noi diciamo no a ipotesi di governissimi con la destra."
(A. Finocchiaro, 5-3-2013)

"Serve un governo del cambiamento che possa dare risposta ai grandi problemi dell'Italia. Nessun governissimo Pd-Pdl." (R. Speranza, 8-4-2013)

Attribuire nette responsabilità "a posteriori" per comportamenti come questi può risultare, guardando al corso degli eventi maturati, largamente insufficiente: quanto hanno influito in queste scelte i comportamenti di "continua negazione alla negoziazione" del MoVimento 5 Stelle, inossidabilmente fermo nella volontà di non allearsi con Partiti? Quanto ha influito l'impossibilità (voluta?) relativamente alla messa in opera delle Commissioni permanenti in seno al nuovo Parlamento? Serviva costituzionalmente davvero un nuovo Governo per la loro nomina? Quali scenari si sarebbero potuti prospettare qualora il congelato M5S avesse optato per abbandonare la propria (inevitabile ed ineluttabile ai fini del consenso e della tremenda situazione economica?) condizione di stallo ed immobilismo? Sarebbero stati utili o quantomeno apprezzati comportamenti differenti da parte del precedente Premier incaricato? Il "semplice" voto a Rodotà avrebbe davvero potuto dirimere diversamente la questione relativa all'elezione del Presidente della Repubblica?
Quale peso ha avuto l'ottimo discorso tenuto, in occasione della sua rielezione, dal Presidente (per il non cambiamento?) Giorgio Napolitano?
Ci sono stati in esso componenti suscettibili di "estrema unzione" per gli schieramenti partitici facenti parte dell'attuale Parlamento? La sensazione è che, infatti, larga parte del discorso sia assimilabile ad un comando imperativo simile a "o larghe intese o ulteriore disastro istituzionale-sociale-economico".
Quanto ha influito una tragicomica legge elettorale, etichettata come "porcata" dallo stesso ideatore?
Nonostante queste e moltissime altre domande legittime e giustificabili, pertanto, è comunque nato un Governo.
E' nato un Governo magari rispettoso del Paese, capace di percepire (forse?) lo stato di tragica urgenza in cui tutto sembra rimanere, eventualmente autorizzato ad affrontare con mano ferma un momento di svolta forse epocale.
E' nato un Governo capace, però, di contraddire in maniera palese ed acclarata virtù che dovrebbero essere ineliminabili ed inestimabili per fare politica: coerenza, credibilità e verità su tutte, solo per citarne alcune.
E' innegabile che le cosiddette "larghe intese" siano suscettibili di "debolezza" in un Paese nel quale, per fortuna o purtroppo, permangono molte (troppe?) e non risolte "anomalie" concentrate specialmente (a maggioranza? Relativa od assoluta?) in una sola parte politica?
Rischia di diventare sempre più nauseabondo vedere, purtroppo, passati distruttori oggi travestiti da statisti inneggiare oggi a parole quali "bene comune" e "responsabilità".
Rischia di diventare sempre più nauseabondo vedere continui e rapidissimi cambi di opinione, all'insegna di quelle "larghe intese" da onorare anche (forse) sul piano partitico.
Rischia di diventare oltremisura nauseabondo il vedere leader quali Mario Monti cambiare completamente, nel giro di pochi mesi, la propria opinione nei confronti di un vecchio avversario (?) nella passata tornata elettorale: da "pifferaio di Hamelin" a "[uomopiù bravo di tutti [a fare politica]".
Quali limiti di sopportazione e decenza potranno avere in futuro queste (ed altrettante) "nausee"?
A prescindere da qualsiasi domanda, da qualsiasi punto di vista la si guardi, è nato un Governo.
Il Presidente del Consiglio prima incaricato ed ora "fiduciato", Enrico Letta, ha tenuto un discorso capace di sintetizzare (al meglio?) le larghe intese nuovamente (ri)avviate.
Cercando una sintesi ottimistica del discorso tenuto alla Camera dei Deputati ed al Senato, è possibile pervenire allo sbandierato pacchetto di provvedimenti riportato nel seguito:
  1. Blocco dell'Imu: "[...]bisogna superare l'attuale tassazione della prima casa, intanto con lo stop ai pagamenti di giugno, per dare il tempo di elaborare ed applicare una riforma complessiva che dia ossigeno alle famiglie, soprattutto quelle meno abbienti.[...]" Le ampie arie attribuite a tale discorso risentono, inevitabilmente, di un compromesso (forse?) inesistente fra le proposte programmatiche portate avanti, in campagna elettorale, dai partiti delle "coalizioni-carcassa" rimaste in campo. 
  2. Aumento dell'Iva: si dovrebbe lavorare all'insegna di arrivare ad una "rinuncia dell'inasprimento dell'Iva", altrimenti inevitabile dal prossimo mese di luglio (da 21% a 22%);
  3. Tasse sul lavoro: "[...]vogliamo ridurre le tasse sul lavoro: quello stabile, quello sui giovani e sui neoassunti. [...] La burocrazia non deve opprimere la voglia creativa degli italiani, bisogna rivedere l'intero sistema delle autorizzazioni e snellire le procedure.[...]" Se lavorare sull'occupazione giovanile equivale ad inseguire le stesse direzioni perpetuate dalla linea montiana, quali prospettive migliori rimangono nell'immediato futuro, essenziale per l'Italia? Il concetto riguardo allo snellimento burocratico rischia di trasformarsi, per un Paese come quello italiano, nell'ennesima battaglia compresa nella stessa guerra da troppo tempo perpetuata senza alcuna risoluzione;
  4. La Convenzione: la nascita annunciata di una "Convenzione" per le modifiche costituzionali quali bicameralismo, abolizione delle Province o cambiamento della legge elettorale potrebbe potenzialmente riabilitare, qualora ogni sforzo impiegato non fosse già stato sufficiente, la (s)figura di B., da poco ritrasformatosi in statista votato e devoto alla responsabilità ed all'interesse comune;
  5. Italia solidale: "[...] Dobbiamo ricordarci che l'Italia migliore è un'Italia solidale. Ci vogliono misure tese al miglioramento dei servizi, da quelli sanitari a quelli del trasporto, locale e pendolare, con una particolare attenzione per i disabili e i non autosufficienti.[...]" Quali miglioramenti è possibile apportare al contenuto ed alle prestazioni sanitarie, in un momento storico-economico nel quale molti (troppi) danno per collassante il modello di gestione pubblico della sanità? Parte di questi miglioramenti potrebbero convergere verso l'impostazione di modelli efficaci ed efficienti di gestione pubblico-privata? Chiarire le parole aiuterebbe, in questo senso;
  6. Reddito minimo: "[...]Per un welfare attivo, più giovane e femminile, andranno migliorati gli ammortizzatori sociali, estendendoli a chi ne è privo, a partire dai precari; e si potranno studiare forme di reddito minimo, soprattutto per famiglie bisognose con figli.[...]" L'inseguimento di un rinnovamento del welfare, annesso allo studio di nuove misure quali il reddito di cittadinanza, comporterebbe la necessità di annullare l'attuale sistema di ammortizzatori sociali? Potrebbe forse essere possibile accostarsi in maniera "complementare" ad esso?
  7. Soldi ai Partiti: "[...]La riduzione dei costi della politica diventa un dovere di credibilità. Partiamo dal finanziamento pubblico ai Partiti, abolendo la legge [...] approvata l'anno scorso introducendo misure di controllo e di sanzione anche sui gruppi parlamentari e regionali.[...]" E' inevitabile parlare di annullamento o miglioramento dei sistemi di finanziamento pubblico (rimborso elettorale) in termini maggiormente chiari, in quanto deve essere essenziale mantenere una forma di politica partitica aperta a tutti gli onesti interessati all'allontanare ladri e furbetti della "mancata rendicontazione" o del buco nero del rimborso;
  8. Stipendi e ministri: "[...]Ognuno deve fare la sua parte e per fare un esempio dico [...] che [...] il primo atto del Governo sarà eliminare con urgenza lo stipendi dei Ministri parlamentari in aggiunta all'indennità.[...]";
  9. Questione esodati: "[...]Senza crescita, anche gli interventi di urgenza su cui ci siamo impegnati sarebbero insufficienti. In particolare, con i lavoratori esodati la comunità nazionale ha rotto un patto, e la soluzione strutturale di questo tema è un impegno prioritario del Governo.[...]" Quali misure è necessario intraprendere per limitare il dissanguamento "social-esistenzial-previdenziale" a cui sono stati costretti troppi italiani? Quali numeri reali censiscono un'emergenza come questa?
  10. Edilizia scolastica: "[...]Dobbiamo impegnarci per diffondere la pratica sportiva sin dalle scuole elementari con un piano di edilizia scolastica su tutto il territorio nazionale. L'intraprendenza dei giovani e la bellezza dei territori sono d'altra parte due risorse cruciali.[...]" Quanto potrebbe costare un piano credibile e radicale al tempo stesso che fosse capace di migliorare radicalmente la tragica situazione di emergenza in cui versano troppi Istituti scolastici a livello nazionale? 
A fronte di questi impegni largamente urgenti, pertanto, è nato un Governo. 
Sia esso un Governo a tempo pieno o parziale, sia esso un Governo tenuto in vita sotto l'esistenza di veti incrociati da parte delle forze politiche coinvolte nell'ennesima "strana maggioranza". 
Se ne sono viste talmente tante che, purtroppo, è ormai troppo facile scrivere il negativamente classico "non sarebbe la prima volta". 
E' nato un Governo, dunque. E' nato un Governo nel quale, si spera, il Presidente parlerà utilizzando "il linguaggio sovversivo della verità." Ad ora, punti programmatico-generici alla mano, la sovversione sembra essere un largo "miraggio". La questione sulla revisione/abolizione/attualizzazione/sospensione/[...] dell'Imu rischia di essere, inseguendo l'italiana tradizione del breve termine, un puro e semplice "specchietto per le allodole": cosa accadrebbe qualora non fosse possibile annullare definitivamente tale meccanismo di tassazione? 
Dove potrebbe precipitare il senso di responsabilità tanto sbandierato da parte di certi neo-statisti(ci) [dei sondaggi?]? Sul piano di buoni intenti presentato dal Governo pesano, incondizionatamente ed inevitabilmente, i "veti" imposti dall'Europa  e dalla tragica situazione economico-finanziaria nazionale: un PIL disperso fra contrazione e caduta libera, un debito pubblico attestato ormai al 130% dello stesso indice di ricchezza interno, un sistema di tassazione esasperata ed esasperante, un sistema di vincoli europei che rende inevitabile il dichiarare "lontana" qualsiasi forma di allentamento immediato del rigore. 
Non sono infatti novità recente meccanismi approvati, validati e ratificati durante la legislatura precedente quali Fiscal Compact europeo ed inasprimento del Patto di stabilità interno (cfr. nuova formulazione articolo 81 Costituzione): tali meccanismi impongono, in termini brevi, uguaglianza annuale fra entrate ed uscite. 
Non per caso, infatti, il nuovo Premier inaugurerà a breve un tour informativo con i principali leader europei per dissuadere dal rigidissimo rispetto di tutti i vincoli qualificati (fino a troppo poco tempo fa) come "tabù invalicabili". 
Il cosiddetto "piano-crescita" sembra comportare costi economici prossimi a (minimo?) dieci miliardi di Euro; i provvedimenti maggiormente suscettibili di attenzione sono definiti nel seguito:
  • sospensione dei versamenti Imu in giugno per poi rivedere i meccanismi di tassazione;
  • evitare l'inasprimento "automatico" dell'Iva;
  • riduzione delle tasse sul lavoro stabile e dei giovani neo-assunti;
  • soluzione strutturale e definitiva al problema degli esodati (= rimedio alla frettolosa riforma Fornero?);
  • introduzione di un reddito minimo per le famiglie bisognose con figli;
  • estensione del sistema di ammortizzatori sociali a quanti ne sono oggi priv(at)i;
  • realizzazione di un piano pluriennale per l'innovazione, attraverso il meccanismo dei cosiddetti "project bond";
  • nuovo finanziamento della cassa integrazione in deroga, pena il raggiungimento di vere e proprie "vette" di ulteriore disoccupazione;
  • approvazione di piano per l'edilizia scolastica, rifinanziando incentivi per le ristrutturazioni;
  • allentamento contemporaneo del Patto di stabilità interno con Regioni ed Enti Locali.
Se è dunque oggettivo affermare che è nato un Governo, è altrettanto lecito domandarsi con quali risorse sarà possibile mantenere fede ai (troppi?) fatti promessi. Dietro a questa domanda giace la speranza, forse non mal riposta, di un allentamento della morsa economico-finanziaria imposta dalle politiche europee. 
Fino a poco tempo fa era infatti "vietato" discutere di ridiscutere patti di stabilità economico-finanziaria a livello continentale.
Per non scrivere, poi, delle troppe promesse fatte all'auto-nominatosi (ma da altri legittimato?) "padre nobile" della Convenzione costituente e delle misure legislative da lui (tirannicamente?) detenute: conflitto d'interessi ed ineleggibilità solo per citarne alcune. Comunque vada, da qualsiasi punto di vista la si guardi, è nato un Governo. 

p.s.: quanto sono essenziali competenze e percorsi di studio-formazione per svolgere consapevolmente il ruolo di Ministri? Per Sanità ed Ambiente sono state individuate persone realmente competente per ruoli così importanti?
Ai posteri l'ennesimo post scriptum...

domenica 28 aprile 2013

"SEMPRE PIU' VELOCI", FRA UMANITA' E RINCORSA ALLA CONOSCENZA

"Una cosa ho imparato nella mia lunga vita: che tutta la nostra scienza è primitiva e infantile eppure è la cosa più preziosa che abbiamo."
Fu un certo Albert Einstein a ricordare, riprendendo una citazione ancora oggi attuale, la reale importanza della scienza in un mondo confuso come quello contemporaneo. Nonostante il periodo di crisi economico-finanziaria, nonostante i dilemmi ancora irrisolti su ciò che ci circonda, nonostante quella (stra)grande maggioranza di universo che continuiamo a non conoscere, la scienza rimane lì; sembra restare immobile e disponibile, per essere perfezionata e migliorata nell'obiettivo di migliorare il proprio ruolo di "lente di ingrandimento" sul mondo.
In un anno fondamentale come quello appena passato, infatti, i pesi di scienza e ricerca sembrano essere aumentati a dismisura: con la scoperta e successiva conferma dell'esistenza del bosone di Higgs, infatti, le luci con cui illuminare l'universo sembrano essersi enormemente auto-alimentate ed aumentate.
L'esistenza e la possibilità di guardare "da vicino" certi traguardi ignoti sembrano condurre, infatti, ad un invisibile confine fra scienza e filosofia, fra consapevolezza ed ignoto.
Dinanzi a certe scoperte, infatti, quella stessa scienza "primitiva e infantile" sembra collegarsi ad un punto di vista inscindibile (ancora? fino a quando?) con una consapevolezza prettamente filosofico-umanistica.
Sono molte le citazioni attribuite  a scienziati ed esperti che sembrano identificare appieno questo invisibile "confine":

"
Con buona pace del bosone, che, con questa straordinaria storia del millenario dialogo tra l'uomo e Dio sul pianeta Terra non c'entra proprio per nulla. Preferiremmo soltanto che si smettesse di definire il bosone «particella di Dio». È una definizione che anche a noi laici suona irrispettosa e che può soltanto suscitare confusione."
(Arrigo Levi)

"
Il bosone di Higgs non solo ora lo abbiamo davanti agli occhi ma ha anche aperto una nuova fisica. Le sue caratteristiche sono un po' diverse da come la teoria l'aveva immaginato e presenta alcune anomalie che prospettano nuovi mondi della conoscenza da indagare. Ed è quello che faremo nei prossimi mesi."
(Guido Tonelli)

"
Io lo chiamo addirittura Dio poiché é la particella che spiega come si forma la materia delle altre particelle e siccome queste sono quelle da cui poi deriva tutto – le stelle, gli elementi che abbiamo sulla terra, compresi quelli che compongono gli esseri umani – questa particella è veramente Dio."
(Margherita Hack)

Grazie a quali strumenti si è arrivati, pertanto, alla scoperta ed al riconoscimento di questa incredibile particella?
L'applicazione attorno ad una scienza al tempo stesso "primitiva e infantile" ha prodotto, attraverso secoli di sforzo e ricerca, un risultato destinato forse ad aprire la porta su mondi e dimensioni non ancora esplorate.
Quanti infiniti piccoli passi sono stati compiuti per giungere ad un risultato (forse) così prepotente per l'intera umanità? A queste e moltissime altre possibili domande cerca di rispondere il libro "Sempre più veloci", scritto dal professore e studioso Ugo Amaldi.
Lo scopo fondamentale del libro, pubblicato all'interno della collana divulgativa "Chiavi di Lettura" edita da Zanichelli, sembra essere chiaro sin dalla sintesi presentata a fondo testo:

"Nell'estate 2012 l'annuncio della scoperta del bosone di Higgs a fatto conoscere a tutti il CERN di Ginevra e il suo anello sotterraneo LHC [...].
Ma perchè i fisici costruiscono acceleratori di particelle sempre più potenti? Che cosa vogliono scoprire?
E quegli acceleratori servono soltanto a produrre conoscenza, o hanno anche qualche applicazione nella vita quotidiana? [...] Un'avventura affascinante che ha anche straordinarie ricadute: da un lato permette di esplorare i primi istanti di vita dell'Universo, dall'altro produce apparecchi capaci di diagnosticare le malattie e perfino di curare il cancro."

Si delinea, pertanto, un percorso fatto di scoperte "trasversalmente" utili per l'umanità intera: dall'Universo fino ad arrivare a tutto ciò che di infinitamente piccolo ci circonda, da malattie oggi non diagnosticabili alla possibilità di gettare luci su tutto ciò che, ad oggi, rimane inalterato in tutto quello che è infinitamente grande.
Un altro suggerimento su come, fortunatamente, leggere equivalga al tempo stesso ad aumentare conoscenza e consapevolezza sul ruolo che l'umanità può rivestire in un mondo "alla svolta" come quello attuale. 


giovedì 25 aprile 2013

25 APRILE, FRA RE-ESISTENZA E MUSICA


"Benvenuta 
stava scritto sui fiori per te 
ma io rimango solo 
solo qui 
coi fiori e le speranze 
non chiedermi perché 
quanta gente aspetta un treno 
e come gli altri io sicuro 
aspettavo te 
Dio quanto tempo 
son felice di vederti 
hai fatto tardi non importa 
ma non ferirmi un'altra volta.

E ho comprato champagne e pasticcini 
e mi son sentito quasi un uomo 
a trattarti da signora 
e a scordarmi quel che è stato 
ti offrirò la mia allegria 
quel che non posso dare agli altri 
e anche io lo sai 
so ridere e scherzare 
preparo la faccia da proporti 
un po' stupita, un po' contenta 
ecco sono pronto ad incontrarti 
e ho una macchina nuova 
tutta pronta per portarti 
verso nuovi sentimenti 
più maturi, più contenti. 

Che amarezza però 
rimanere così da soli 
sul marciapiede 
mi vengono in mente le altre volte 
ad aspettare te 
e non c'è niente più da fare 
aspettare un altro treno 
tu non verrai e che stupido son stato 
venire subito da te 
chiederti perché 
ma non importa, 
che t'importa 
m'infilerò in questo locale jazz 
ti cerco un po' prendo una birra 
e un altro po' d'amore 
se ne va."

sabato 20 aprile 2013

"JUST THE WAY YOU ARE", CITANDO BILLY JOEL


"Don't go changing, to try and please me
You never let me down before
Don't imagine you're too familiar
And I don't see you anymore
I wouldn't leave you in times of trouble
We never could have come this far
I took the good times, I'll take the bad times
I'll take you just the way you are
Don't go trying some new fashion
Don't change the color of your hair
You always have my unspoken passion
Although I might not seem to care
I don't want clever conversation
I never want to work that hard
I just want someone that I can talk to
I want you just the way you are.
I need to know that you will always be
The same old someone that I knew
What will it take till you believe in me
The way that I believe in you.
I said I love you and that's forever
And this I promise from the heart
I could not love you any better
I love you just the way you are."

giovedì 18 aprile 2013

(SPERANDO IN UNA) "ITALIA D'ORO", CITANDO PIERANGELO BERTOLI


"Racconteranno che adesso è più facile 
che la giustizia si rafforzerà 
che la ragione è servire il più forte 
e un calcio in culo all'umanità.
Ditemi ora se tutto è mutevole 
se il criminale fu chi assassinò 
poi l'interesse così prepotente che conta solo chi più sterminò. 
Romba il potere che detta le regole 
cade la voce della libertà 
mentre sui conti dei lupi economici 
non resta il sangue di chi pagherà.
Italia d'oro frutto del lavoro cinta dall'alloro 
trovati una scusa tu se lo puoi 
Italia nera sotto la bandiera vecchia vivandiera te ne sbatti di noi 
mangiati quel che vuoi fin quando lo potrai 
tanto non paghi mai.
Tutto si perde in un suono di missili 
mentre altri spari risuonano già 
sopra alle strade viaggiate dai deboli 
la nostra guerra non si spegnerà. 
E torneranno a parlarci di lacrime dei risultati della povertà 
delle tangenti e dei boss tutti liberi 
di un'altra bomba scoppiata in città 
Spero soltanto di stare tra gli uomini 
che l'ignoranza non la spunterà 
che smetteremo di essere complici 
che cambieremo chi deciderà. 
Italia d'oro frutto del lavoro cinta dall'alloro 
trovati una scusa tu se lo puoi 
Italia nera sotto la bandiera vecchia vivandiera te ne sbatti di noi 
mangiati quel che vuoi fin quando lo potrai 
tanto non paghi mai. 
Fratelli d'Italia, l'Italia s'è desta 
dell'elmo di Scipio s'è cinta la testa."

martedì 16 aprile 2013

"OGGI E' UN ALTRO GIORNO", QUALE POLITICA DOPO LA POLITICA?


"Da quanto tempo aspettiamo il futuro? [...] quando abbiamo dimenticato come si fa a costruirlo? [...]"
Inizia con queste semplici ed al tempo stesso terribili domande l'introduzione a "Oggi è un altro giorno", ultimo libro scritto da Giovanni Floris. L'Italia si configura, dunque, come un Paese da troppo tempo senza futuro e (da ancora più tempo) senza nessuna speranza: a chi spettano le colpe per aver "ucciso" i destini di troppi giovani che oggi vedono il futuro come inesistente?
E' (de)merito degli esclusivi eletti della classe politica od è anche responsabilità degli elettori che non hanno adeguatamente sorvegliato i loro "dipendenti" nelle fasi post-elettorali?
Le risposte a queste e moltissime altre possibili domande sono divenute, nel tempo di italiana memoria, veri e propri spot in un clima da perenne campagna elettorale:
"[...]Non è da ieri che il dibattito pubblico si avvita su sè stesso nell'ossessione di domande specifiche quanto sterili: Imu o non Imu? Intercettazioni sì od intercettazioni no?
Ma non sono questi i reali problemi.
[...]"
Se non sono queste le questioni reali su cui valga la pena discutere e decidere veramente, su quali fronti potrebbero concentrarsi informazione, tecnica e/o soprattutto politica?
"[...]Oggi che siamo reduci da un diluvio che ha cambiato radicalmente il panorama politico, oggi che siamo nel pieno della traversata nel deserto della crisi, il vero quesito non può che essere: che cosa resta?
In quali valori vogliamo ancora credere e soprattutto in quali vogliamo che credano coloro che ci rappresentano?
[...]" 
Il mondo intero e l'Italia stanno attraversando, da tempo ormai troppo lungo, un cambiamento forse non ancora opportunamente colto: quali direzioni dovranno prendere le politiche nazionali ed internazionali un domani che è stato, almeno in terra italiana, (pur)troppo spesso dato per posticipato o disperso?
In un tremendo magma di problemi sociali, politici, economici, ambientali, tecnologici, logistici, industriali, [...] attraverso quali "voci" cercare di riavviare il sistema? Dobbiamo veramente arrenderci ad un declino costante, inesorabile ed inarrestabile? E' ancora possibile svoltare per invertire la rotta?
A quali capisaldi è necessario aggrapparsi per non precipitare dentro un baratro di ancora più grave oscurità?
Le proposte dell'autore spaziano nella ricerca di valori fondamentali a cui è essenziale sorreggersi per non sprofondare:
"[...] L'apertura, la laicità, la competitività, la ricchezza, il rigore: obiettivi che non possiamo, a nessun costo, mancare.[...]"
Servirà declinare, quindi, una società che sappia essere (o diventare) capace di rispondere in tutto e per tutto a queste nuove ed imprescindibili esigenze per un domani diverso e, forse, anche migliore.
Il giorno in cui intraprendere questa svolta è già arrivato, non certo senza avvertirci: sono stati disattese e tradite per troppo tempo promesse e speranze di cambiamento.
Può bastare un lunghissimo periodo di "crisi" mondiale per convincerci davvero a svoltare e (ri)costruire un mondo diverso e migliore? Dietro ad ogni crisi ci sono, infatti, occasioni ed opportunità per cercare di risolverla.
Tornano alla mente, a questo proposito, parole attribuite al grandissimo scienziato-filosofo-fisico-[...] Albert Einstein:
"[...] Non pretendiamo che le cose cambino se continuiamo a farle nello stesso modo. La crisi è la miglior cosa che possa accadere a persone e interi paesi perché è proprio la crisi a portare il progresso. La creatività nasce dall'ansia, come il giorno nasce dalla notte oscura. E‘ nella crisi che nasce l'inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera se stesso senza essere superato. Chi attribuisce le sue sconfitte e i suoi errori alla crisi, violenta il proprio talento e rispetta più i problemi che le soluzioni. La vera crisi è la crisi dell'incompetenza. Lo sbaglio delle persone e dei paesi è la pigrizia nel trovare soluzioni. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è routine, una lenta agonia.
Senza crisi non ci sono meriti. E‘ nella crisi che il 
meglio di ognuno di noi affiora perché senza crisi qualsiasi vento è una carezza. Parlare di crisi è creare movimento; adagiarsi su di essa vuol dire esaltare il conformismo. Invece di questo, lavoriamo duro! L'unica crisi minacciosa è la tragedia di non voler lottare per superarla.[...]"
Parte della crisi italiana non è forse attribuibile a molte delle parole chiave esposte nel frammento sopra riportato? Non siamo precipitati in questo periodo di crisi per assenza di progresso, eccessiva incompetenza e pigrizia nell'innovare o nel trovare soluzioni ai nostri (secolari) problemi?
Non siamo precipitati in questa crisi per ragioni vicine alla mancanza (tendenzialmente asintotica verso lo zero) di meritocrazia, alla scarsità di "movimento" contestuale all'eccessiva presenza di fenomeni quali conformismo e perbenismo? L'enorme mole di problemi di questa Italia e degli italiani di domani è attribuibile solamente alla crisi? Esistevano fattori pre-esistenti che ne hanno progressivamente favorito la formazione e l'aggravarsi?
Risuonano ancora una volta, in risposta a questa domanda, frammenti del discorso attribuito ad Einstein:

"[...]Chi attribuisce le sue sconfitte ed i suoi errori alla crisi, violenta il proprio talento e rispetta più i problemi che le soluzioni.[...]"

L'Italia è, su questo fronte, piena di talento inespresso, inascoltato ed ignorato: quali radici valoriali imporre alla società da riabilitare? I pilastri su cui ragionare sono definiti dall'autore attraverso il breve elenco sotto riportato:
  • apertura;
  • laicità;
  • competitività;
  • ricchezza;
  • rigore.
Così come ad ogni traguardo corrispondono solitamente buoni onori, è altrettanto vero che, riprendendo una bellissima canzone di Carmen Consoli, "[...]ad ogni rinuncia corrisponde una contropartita considerevole [...]". 
Inseguendo questi valori per una riabilitazione della società italiana, a quali rinunce dovrem(m)o fare l'abitudine?
L'autore regala indizi sulle possibili risposte a questa pesante domanda attraverso altre domande degne di nota e considerazione: servirebbe una società aperta ad ogni possibile sviluppo ed a molte incertezze o sarebbe preferibile avere un'Italia "protetta" da uno Stato forte?
Servirebbe una società laica disposta ad accettare ogni credo, includendo anche persone con usi e costumi potenzialmente inconciliabili con i nostri? Sarebbe preferibile forse avere una terra capace di difendere la sua identità? A che punto risiede il confine fra queste domande?
In caso di società competitiva, dove sappiano regnare merito e competenze, a quanta tutela del più debole dovremmo eventualmente rinunciare? E' possibile davvero coniugare merito, solidarietà, competitività e cooperazione? Se no, quale strada dovrebbe comunque scegliere l'Italia per il suo futuro?
In caso di società ricca, si potrebbe parlare di responsabilità sociale per ricchi e poveri? Ricchezza equivale davvero a benessere? Esistono valori più attendibili per giudicare consapevolmente il benessere di una nazione, partendo magari da "voci" come felicità od armonia sociale?
In caso di società rigorosa, quale confine sarebbe opportuno mantenere per mantenere vive soglie di "misericordia"? Il rigore finisce per escludere sempre e comunque altri valori quali flessibilità, umanità, capacità di andare oltre gli schemi per contribuire a salvare l'uomo, assieme a tutte le sue contraddizioni?

"[...] dire sì è facile ma fare sì non è per niente ovvio.
Non lo sarà, per chi è stato scelto per governarci.
Occorre che vigiliamo affinchè affronti questi temi e che lo aiutiamo ad orientarsi.
[...]"

Su questo fronte, infatti, l'altro giorno è arrivato: oggi è già qui. 

mercoledì 10 aprile 2013

"HEY JUDE", AL CONFINE FRA POESIA E MUSICA

"Credo che la cosa più importante per un musicista sia quella di trasmettere a chi lo ascolta un'immagine di tutte le cose meravigliose che sente e avverte nell'Universo.
Questo è ciò che la musica significa per me, semplicemente una possibilità, tra le molte altre, di dire che viviamo in un mondo immenso e meraviglioso, un mondo che ci è stato donato."
(John Coltrane)

sabato 6 aprile 2013

FRA ITALIA(NI), CULTURA, ISTRUZIONE E FANALINI DI CODA: QUANTO DA RECUPERARE?

Il rapporto fra cultura ed Italia(ni) è da sempre una questione molto ambigua e di mal (o mai?) affrontata risoluzione: secondo alcuni è pressochè inutile, in quanto "di cultura non si mangia", secondo altri è la bomba più importante (ma ancora non innescata) per cercare di salvare questo Paese da un precipizio senza fine. 
In Italia le componenti culturali sono larghissime ed estese più o meno a macchia d'olio: quanta cultura risiede nei meravigliosi paesaggi che caratterizzano questo stivale? 
Quanta cultura risiede nelle infinite città storiche e nelle infinite manifestazioni di arte pervenute fino a noi e (pur)troppo spesso lasciate marcire/morire? 
Quanta cultura risiede nel capitale umano formato da percorsi di studio ritenuti semplicemente "inutili" od "inadatti" ad un'economia che vede come preponderante una crescita basata sulle sempre medesime "voci"?
Moltissime altre domande sarebbe possibile porsi, ragionando attorno al termine "cultura": si ha l'impressione di vivere in un Paese nel quale ci sia da sempre un ospite positivo, discreto, silenzioso, ingombrante ed al tempo stesso ignorato. 
Quali forze potrebbe muovere in linea teorica la troppo generica voce "cultura", qualora diventasse tematica adeguatamente sollecitata? Ricerche e studi risalenti allo scorso anno hanno dimostrato quali potrebbero essere gli orizzonti migliori (o meno peggiori, a seconda dei punti di vista) per la dimensione culturale italiana. 
Ad oggi, infatti, l'esercito culturale italiano conta circa 470mila addetti; le prospettive di studi promulgati hanno definito la possibilità di poter arrivare a sfiorare il milione di addetti, per una generazione di introiti pari a circa 70 miliardi di Euro. 
Sono recenti altre statistiche tese ad indicare che, purtroppo, il rapporto fra Italia(ni) e cultura stia continuando a precipitare sopra quello stesso, tremendo e mortifero, piano inclinato. 
Stando ad un report diffuso da Eurostat avente indici comparati rispetto all'anno 2011, infatti, le spese per scuola e cultura vedono l'Italia come fanalino di coda dell'intera Unione Europea.
L'Italia, forte di un patrimonio culturale classificato dall'Unesco come maggiormente consistente fra tutti gli Stati del mondo, sembra destinare al settore cultura l'1,1% circa dell'intero PIL nazionale. 
Le statistiche medie europee attestano tale spesa, assumendo a riferimento l'intera Ue, su percentuali prossime al 2,2% del PIL. Quali orizzonti per un settore che viene così poco "irrorato" da risorse economiche?
Quali orizzonti destinare invece alla "fonte energetico-culturale" più importante per il futuro di uno Stato, costituita dal mondo scolastico e dall'istruzione? 
A questa domanda risponde una spesa pari all' 8,5% circa del PIL, a fronte di un 11% medio per l'intera Unione Europea. Quali prospettive riescono a (r)esistere di fronte a tale pochezza?
Può la fuga di cervelli e capitali umani formati essere la voce di risposta principale a domande simili a questa? A prescindere da qualsiasi domanda possibile, rimane un solo dato di fatto: l'Italia è fanalino di coda per cultura ed istruzione, assumendo a riferimento un continente percepito come a metà fra invecchiato ed imbalsamato. Quanto potenziale è stato, è e continuerà a venire bruciato dinanzi ad aspettative simili? 
Il bilancio piange, parimenti alle necessità di tagliare in anni di tremendo rigore: verso quale livello stanno precipitando gli indici di spesa pubblica, comprensivi dei tassi di interesse su un debito pubblico sempre più pesante da onorare per non fallire? Verso quali traguardi (negativi) vanno (ed andranno) direzionandosi gli indici di spesa in materia di sanità, protezione sociale o lotta contro l'emarginazione sociale?
Quali potrebbero essere soluzioni e provvedimenti concreti per cercare di sollecitare le corde giuste al fine di riabilitare l'intero apparato culturale? 
In un periodo dove protesta, proposta, populismo e pragmatismo sembrano mescolarsi indistintamente, può risultare molto complicato rispondere esaustivamente a questa domanda. 
Sarebbe possibile promuovere o valutare la fattibilità di alcune delle misure sinteticamente esposte nel seguito? "[...] incrementare il numero dei visitatori (tra gli altri suggerimenti: accordi con tour operator, miglioramento dei siti internet dei musei, creazione di eventi capaci di costituire un richiamo), ottimizzare l'offerta dei servizi aggiuntivi, diversificarne l'offerta sulla base della clientela (ragazzi, famiglie, studiosi, corporate), ripensare gli spazi destinati alle strutture di accoglienza, così da migliorarne l'attrattività.Inoltre, estendere l'uso del marchio di un sito culturale a una più ampia gamma di categorie merceologiche, oppure cederlo in licenza (come fa il Louvre, dove la valorizzazione del brand rappresenta il 37% delle entrate complessive) e, non ultimo, definire strategie più efficaci per attrarre fondi.[...]"
(Fonte: ilsole24ore.com)

Fino ad allora, sempre e solo fanalini di coda?

martedì 2 aprile 2013

FRA GOVERNO ED ITALIA: COSA PRETENDERE DAI "SAGGI"?


A fronte di uno stallo istituzionale, è stata trovata (o rimediata?) una soluzione (o tampone?) finalizzata all'impedire la percezione di caos istituzionale: Governo "stabile" per gli affari correnti, Presidente della Repubblica in carica nonostante il "semestre bianco", Parlamento rinnovato e consapevolmente capace di mettersi nell'opera (piena?) delle proprie capacità. 
Lo stallo resta, a prescindere da qualsiasi opinione, piuttosto evidente: quale futuro preventivare per ilPaese-Italia, preda di tragici problemi non certo sopiti o trascorsi? 
In quali criteri di stabilità poter sperare per un'eventuale tornata elettorale, stanti i confini piuttosto ridotti imposti da una legge elettorale indecente e vergognosamente non modificata per tempo?
A quali provvedimenti assegnare priorità politica, a fronte delle tremende vicende sociali-economiche-finanziarie-[...]? Rimane un immobilismo evidente che, forse, potrebbe anche diventare preoccupante: a fronte di queste e moltissime altre domande, il Presidente uscente Napolitano ha incaricato dieci personalità per l'elaborazione di proposte significative sui piani istituzionale, economico e sociale. 
La scelta delle personalità tecnico-politiche che dovranno adoperarsi il più celermente possibile per l'elaborazione di provvedimenti "idonei" alla tragicità della situazione è stata definita come opzione di "saggezza". Gli individui scelti, bollati ormai quasi universalmente come "saggi", dovranno riparare alla situazione di paralisi fino ad oggi maturata e non ancora sbloccata. 
Quale missione assegnare a questo "team", formato purtroppo da soli uomini senza alcuna donna di rilievo? Non era davvero possibile assegnare al presente gruppo una rappresentanza femminile?
La tremenda importanza delle situazioni dovrebbe richiedere l'adozione di provvedimenti "fedeli" ad alcune strette definizioni della parola "saggezza":

"Capacità di valutare e affrontare le situazioni [...]con ragionevolezza e prudenza, utilizzando esperienze già provate." (Fonte: dizionari.corriere.it)

"Attitudine a riconoscere, tra la varie alternative disponibili, quella che arreca il maggior numero di vantaggi, a prescindere dalle apparenze e dalle opinioni comuni." (Fonte: it.wikitionary.org)

Potrebbero esistere veramente soluzioni "adeguatamente sagge" per garantire salvezza e futuro per Italia(ni)? Una soluzione potrebbe essere identificabile come saggia, pertanto, quando capace di guardare nell'insieme ai "confini" esposti nel seguito:
  • maturata grazie ad errori ed (in)esperienze passate da non dover ripercorrere;
  • mirata ad esprimere i propri effetti sul medio-lungo termine;
  • protesa ad escludere interessi di parte, di partito o di qualsivoglia altro schieramento;
  • finalizzata al ragionare in chiave il più oggettivamente ed obiettivamente possibile di certe tematiche;
  • esaminata ed adattata escludendo stereotipi, opinioni comuni od appartenze.
Possono esistere una o più soluzioni su cui può essere impressa l'etichetta della parola "saggezza"?
Esiste una sola soluzione che può essere aggettivata come "saggia", a fronte di altr(ettant)e soluzioni identificabili come imprudenti o sbagliate?
La ricerca di soluzioni sagge rischia di svilire ulteriormente il già (mortalmente?) provato concetto di scelta politica? La chiamata dei "saggi" può avere anche ragioni indipendenti dall'importanza delle scelte da dover assumere per scongiurare il fallimento del sistema Italia? 
A questa domanda risponde l'opinione del costituzionalista Michele Ainis, diffusa ampiamente da mezzi stampa ed informazione: 

"[...]La sua misura è inedita, ma lo è anche la situazione. Quella delle commissioni di saggi può apparire una messa in scena, ma l'alternativa era la scena vuota. [...] La nomina dei saggi, quindi, è un espediente per prolungare la fase di decantazione del governo, nella speranza di un accordo tra i partiti. [...]"
(Fonte: huffingtonpost.it)

Quali spettacoli avrebbero finito per prevalere, qualora si fosse affermata la citata "scena vuota"?
Lo schema partitico non sembra, ad oggi, aver battuto colpo alcuno nei confronti della decisione presa: i riferimenti ai cosiddetti "saggi" sono stati, a più riprese, variopinti ed a tratti forse anche sconsiderati. 
Ciascuno di loro è stato bollato dall'uno che (non) vale uno come "badante della democrazia", alcuni li hanno tacciati di incostituzionalità, altri ancora non hanno esitato ad identificarli come efficaci ma non risolutivi per la tremenda emergenza in atto.
Non sono mancati neppure coloro che li hanno protetti e difesi a spada tratta, seguendo quel tanto italiano sentore del "senza se e senza ma". 
Potrebbero queste individualità pensare ed ideare provvedimenti e soluzioni da definire come "sagge"?
In un momento come questo, volente o nolente, è opportuno vedere la saggezza nei fatti e non certo dalle premesse. Guardando esclusivamente ad alcune "premesse" provenienti dai curriculum di certi referenti politici, infatti, le speranze positive troverebbero ben presto giustificabili motivazioni per incrinarsi (cfr.: http://www.youtube.com/watch?v=GJUamGyaANY).
La ricerca di soluzioni "sagge" dovrà essere, pertanto, un'attività svolta con il fine estremo di pensare a provvedimenti specifici capaci, però, di scongiurare quell'insieme di "concetti" che gli elettori identificano ormai rapidamente (e forse giustamente?) sotto la brevissima etichetta di "inciucio".
Soluzioni sagge da assumersi per ridurre il cuneo del disagio sociale, soluzioni sagge da inquadrare per limitare (senza possibilità di successo?) il tragico dissesto economico, soluzioni sagge per rilanciare la produttività e stimolare una differente forma di "crescita" economica rispetto a quella impartita dai modelli fino ad oggi conosciuti e percorsi. 
Sarà possibile articolare innovative soluzioni nel pochissimo tempo utile a disposizione? 
La ricerca di provvedimenti capaci di sintetizzare saggezza, equità, ragionevolezza, prudenza, esperienza  e "crescita" (solo per citarne alcune) è un'attività da svolgere seguendo le strade battute e percorse da binari sempre più pericolanti e scoscesi.
Il tempo stringe sempre più giorni e gole, purtroppo. 


Per saperne di più:

Definizioni della parola "saggezza":
(http://dizionari.corriere.it/dizionario_italiano/S/saggezza.shtml)
(http://it.wiktionary.org/wiki/saggezza)

"Consultazioni, Michele Ainis costituzionalista: 'La commissione dei saggi è un espediente per prolungare la fase di decantazione del governo.'"
(http://www.huffingtonpost.it/2013/04/01/consultazioni-michele-ainis_n_2992490.html?utm_hp_ref=italy)

"Governo, ecco i saggi nominati da Giorgio Napolitano."
(http://www.huffingtonpost.it/2013/03/30/governo-ecco-i-saggi-nomi_n_2985052.html)

Aforismi e citazioni sulla parola "saggezza"
(http://www.aforismario.it/aforismi-saggezza.htm)