sabato 6 aprile 2013

FRA ITALIA(NI), CULTURA, ISTRUZIONE E FANALINI DI CODA: QUANTO DA RECUPERARE?

Il rapporto fra cultura ed Italia(ni) è da sempre una questione molto ambigua e di mal (o mai?) affrontata risoluzione: secondo alcuni è pressochè inutile, in quanto "di cultura non si mangia", secondo altri è la bomba più importante (ma ancora non innescata) per cercare di salvare questo Paese da un precipizio senza fine. 
In Italia le componenti culturali sono larghissime ed estese più o meno a macchia d'olio: quanta cultura risiede nei meravigliosi paesaggi che caratterizzano questo stivale? 
Quanta cultura risiede nelle infinite città storiche e nelle infinite manifestazioni di arte pervenute fino a noi e (pur)troppo spesso lasciate marcire/morire? 
Quanta cultura risiede nel capitale umano formato da percorsi di studio ritenuti semplicemente "inutili" od "inadatti" ad un'economia che vede come preponderante una crescita basata sulle sempre medesime "voci"?
Moltissime altre domande sarebbe possibile porsi, ragionando attorno al termine "cultura": si ha l'impressione di vivere in un Paese nel quale ci sia da sempre un ospite positivo, discreto, silenzioso, ingombrante ed al tempo stesso ignorato. 
Quali forze potrebbe muovere in linea teorica la troppo generica voce "cultura", qualora diventasse tematica adeguatamente sollecitata? Ricerche e studi risalenti allo scorso anno hanno dimostrato quali potrebbero essere gli orizzonti migliori (o meno peggiori, a seconda dei punti di vista) per la dimensione culturale italiana. 
Ad oggi, infatti, l'esercito culturale italiano conta circa 470mila addetti; le prospettive di studi promulgati hanno definito la possibilità di poter arrivare a sfiorare il milione di addetti, per una generazione di introiti pari a circa 70 miliardi di Euro. 
Sono recenti altre statistiche tese ad indicare che, purtroppo, il rapporto fra Italia(ni) e cultura stia continuando a precipitare sopra quello stesso, tremendo e mortifero, piano inclinato. 
Stando ad un report diffuso da Eurostat avente indici comparati rispetto all'anno 2011, infatti, le spese per scuola e cultura vedono l'Italia come fanalino di coda dell'intera Unione Europea.
L'Italia, forte di un patrimonio culturale classificato dall'Unesco come maggiormente consistente fra tutti gli Stati del mondo, sembra destinare al settore cultura l'1,1% circa dell'intero PIL nazionale. 
Le statistiche medie europee attestano tale spesa, assumendo a riferimento l'intera Ue, su percentuali prossime al 2,2% del PIL. Quali orizzonti per un settore che viene così poco "irrorato" da risorse economiche?
Quali orizzonti destinare invece alla "fonte energetico-culturale" più importante per il futuro di uno Stato, costituita dal mondo scolastico e dall'istruzione? 
A questa domanda risponde una spesa pari all' 8,5% circa del PIL, a fronte di un 11% medio per l'intera Unione Europea. Quali prospettive riescono a (r)esistere di fronte a tale pochezza?
Può la fuga di cervelli e capitali umani formati essere la voce di risposta principale a domande simili a questa? A prescindere da qualsiasi domanda possibile, rimane un solo dato di fatto: l'Italia è fanalino di coda per cultura ed istruzione, assumendo a riferimento un continente percepito come a metà fra invecchiato ed imbalsamato. Quanto potenziale è stato, è e continuerà a venire bruciato dinanzi ad aspettative simili? 
Il bilancio piange, parimenti alle necessità di tagliare in anni di tremendo rigore: verso quale livello stanno precipitando gli indici di spesa pubblica, comprensivi dei tassi di interesse su un debito pubblico sempre più pesante da onorare per non fallire? Verso quali traguardi (negativi) vanno (ed andranno) direzionandosi gli indici di spesa in materia di sanità, protezione sociale o lotta contro l'emarginazione sociale?
Quali potrebbero essere soluzioni e provvedimenti concreti per cercare di sollecitare le corde giuste al fine di riabilitare l'intero apparato culturale? 
In un periodo dove protesta, proposta, populismo e pragmatismo sembrano mescolarsi indistintamente, può risultare molto complicato rispondere esaustivamente a questa domanda. 
Sarebbe possibile promuovere o valutare la fattibilità di alcune delle misure sinteticamente esposte nel seguito? "[...] incrementare il numero dei visitatori (tra gli altri suggerimenti: accordi con tour operator, miglioramento dei siti internet dei musei, creazione di eventi capaci di costituire un richiamo), ottimizzare l'offerta dei servizi aggiuntivi, diversificarne l'offerta sulla base della clientela (ragazzi, famiglie, studiosi, corporate), ripensare gli spazi destinati alle strutture di accoglienza, così da migliorarne l'attrattività.Inoltre, estendere l'uso del marchio di un sito culturale a una più ampia gamma di categorie merceologiche, oppure cederlo in licenza (come fa il Louvre, dove la valorizzazione del brand rappresenta il 37% delle entrate complessive) e, non ultimo, definire strategie più efficaci per attrarre fondi.[...]"
(Fonte: ilsole24ore.com)

Fino ad allora, sempre e solo fanalini di coda?

martedì 2 aprile 2013

FRA GOVERNO ED ITALIA: COSA PRETENDERE DAI "SAGGI"?


A fronte di uno stallo istituzionale, è stata trovata (o rimediata?) una soluzione (o tampone?) finalizzata all'impedire la percezione di caos istituzionale: Governo "stabile" per gli affari correnti, Presidente della Repubblica in carica nonostante il "semestre bianco", Parlamento rinnovato e consapevolmente capace di mettersi nell'opera (piena?) delle proprie capacità. 
Lo stallo resta, a prescindere da qualsiasi opinione, piuttosto evidente: quale futuro preventivare per ilPaese-Italia, preda di tragici problemi non certo sopiti o trascorsi? 
In quali criteri di stabilità poter sperare per un'eventuale tornata elettorale, stanti i confini piuttosto ridotti imposti da una legge elettorale indecente e vergognosamente non modificata per tempo?
A quali provvedimenti assegnare priorità politica, a fronte delle tremende vicende sociali-economiche-finanziarie-[...]? Rimane un immobilismo evidente che, forse, potrebbe anche diventare preoccupante: a fronte di queste e moltissime altre domande, il Presidente uscente Napolitano ha incaricato dieci personalità per l'elaborazione di proposte significative sui piani istituzionale, economico e sociale. 
La scelta delle personalità tecnico-politiche che dovranno adoperarsi il più celermente possibile per l'elaborazione di provvedimenti "idonei" alla tragicità della situazione è stata definita come opzione di "saggezza". Gli individui scelti, bollati ormai quasi universalmente come "saggi", dovranno riparare alla situazione di paralisi fino ad oggi maturata e non ancora sbloccata. 
Quale missione assegnare a questo "team", formato purtroppo da soli uomini senza alcuna donna di rilievo? Non era davvero possibile assegnare al presente gruppo una rappresentanza femminile?
La tremenda importanza delle situazioni dovrebbe richiedere l'adozione di provvedimenti "fedeli" ad alcune strette definizioni della parola "saggezza":

"Capacità di valutare e affrontare le situazioni [...]con ragionevolezza e prudenza, utilizzando esperienze già provate." (Fonte: dizionari.corriere.it)

"Attitudine a riconoscere, tra la varie alternative disponibili, quella che arreca il maggior numero di vantaggi, a prescindere dalle apparenze e dalle opinioni comuni." (Fonte: it.wikitionary.org)

Potrebbero esistere veramente soluzioni "adeguatamente sagge" per garantire salvezza e futuro per Italia(ni)? Una soluzione potrebbe essere identificabile come saggia, pertanto, quando capace di guardare nell'insieme ai "confini" esposti nel seguito:
  • maturata grazie ad errori ed (in)esperienze passate da non dover ripercorrere;
  • mirata ad esprimere i propri effetti sul medio-lungo termine;
  • protesa ad escludere interessi di parte, di partito o di qualsivoglia altro schieramento;
  • finalizzata al ragionare in chiave il più oggettivamente ed obiettivamente possibile di certe tematiche;
  • esaminata ed adattata escludendo stereotipi, opinioni comuni od appartenze.
Possono esistere una o più soluzioni su cui può essere impressa l'etichetta della parola "saggezza"?
Esiste una sola soluzione che può essere aggettivata come "saggia", a fronte di altr(ettant)e soluzioni identificabili come imprudenti o sbagliate?
La ricerca di soluzioni sagge rischia di svilire ulteriormente il già (mortalmente?) provato concetto di scelta politica? La chiamata dei "saggi" può avere anche ragioni indipendenti dall'importanza delle scelte da dover assumere per scongiurare il fallimento del sistema Italia? 
A questa domanda risponde l'opinione del costituzionalista Michele Ainis, diffusa ampiamente da mezzi stampa ed informazione: 

"[...]La sua misura è inedita, ma lo è anche la situazione. Quella delle commissioni di saggi può apparire una messa in scena, ma l'alternativa era la scena vuota. [...] La nomina dei saggi, quindi, è un espediente per prolungare la fase di decantazione del governo, nella speranza di un accordo tra i partiti. [...]"
(Fonte: huffingtonpost.it)

Quali spettacoli avrebbero finito per prevalere, qualora si fosse affermata la citata "scena vuota"?
Lo schema partitico non sembra, ad oggi, aver battuto colpo alcuno nei confronti della decisione presa: i riferimenti ai cosiddetti "saggi" sono stati, a più riprese, variopinti ed a tratti forse anche sconsiderati. 
Ciascuno di loro è stato bollato dall'uno che (non) vale uno come "badante della democrazia", alcuni li hanno tacciati di incostituzionalità, altri ancora non hanno esitato ad identificarli come efficaci ma non risolutivi per la tremenda emergenza in atto.
Non sono mancati neppure coloro che li hanno protetti e difesi a spada tratta, seguendo quel tanto italiano sentore del "senza se e senza ma". 
Potrebbero queste individualità pensare ed ideare provvedimenti e soluzioni da definire come "sagge"?
In un momento come questo, volente o nolente, è opportuno vedere la saggezza nei fatti e non certo dalle premesse. Guardando esclusivamente ad alcune "premesse" provenienti dai curriculum di certi referenti politici, infatti, le speranze positive troverebbero ben presto giustificabili motivazioni per incrinarsi (cfr.: http://www.youtube.com/watch?v=GJUamGyaANY).
La ricerca di soluzioni "sagge" dovrà essere, pertanto, un'attività svolta con il fine estremo di pensare a provvedimenti specifici capaci, però, di scongiurare quell'insieme di "concetti" che gli elettori identificano ormai rapidamente (e forse giustamente?) sotto la brevissima etichetta di "inciucio".
Soluzioni sagge da assumersi per ridurre il cuneo del disagio sociale, soluzioni sagge da inquadrare per limitare (senza possibilità di successo?) il tragico dissesto economico, soluzioni sagge per rilanciare la produttività e stimolare una differente forma di "crescita" economica rispetto a quella impartita dai modelli fino ad oggi conosciuti e percorsi. 
Sarà possibile articolare innovative soluzioni nel pochissimo tempo utile a disposizione? 
La ricerca di provvedimenti capaci di sintetizzare saggezza, equità, ragionevolezza, prudenza, esperienza  e "crescita" (solo per citarne alcune) è un'attività da svolgere seguendo le strade battute e percorse da binari sempre più pericolanti e scoscesi.
Il tempo stringe sempre più giorni e gole, purtroppo. 


Per saperne di più:

Definizioni della parola "saggezza":
(http://dizionari.corriere.it/dizionario_italiano/S/saggezza.shtml)
(http://it.wiktionary.org/wiki/saggezza)

"Consultazioni, Michele Ainis costituzionalista: 'La commissione dei saggi è un espediente per prolungare la fase di decantazione del governo.'"
(http://www.huffingtonpost.it/2013/04/01/consultazioni-michele-ainis_n_2992490.html?utm_hp_ref=italy)

"Governo, ecco i saggi nominati da Giorgio Napolitano."
(http://www.huffingtonpost.it/2013/03/30/governo-ecco-i-saggi-nomi_n_2985052.html)

Aforismi e citazioni sulla parola "saggezza"
(http://www.aforismario.it/aforismi-saggezza.htm)

venerdì 29 marzo 2013

sabato 23 marzo 2013

FRA LIBRI E STORIA: PUO' LA LETTERATURA TESTIMONIARE EMOZIONI?


Quale è stato, fino ad oggi, il flusso delle emozioni umane contenuto e trasposto nei libri? 
Quante emozioni, opinioni, timori, speranze, dubbi ed esistenze sono state riportate dalle menti di scrittori in volumi ed opere letterarie?
Questo libero "fluire" di contenuti ha subito deviazioni, influenze ed evoluzioni nel corso della Storia: esistono nelle produzioni letterarie sentimenti e parole marcate "a fuoco" per lettori di ogni tempo? 
Sono molte le citazioni e le affermazioni che, da letteratura e letterati, sembrano riecheggiare nell'infinito per assegnare un legame di forte testimonianza delle letterature nei confronti di tutto ciò che è stato: potrebbero letteratura ed opere essere per l'uomo ciò che fossili ed ossa sono state per i dinosauri?
Si potrebbero leggere, in un giorno forse non troppo lontano, segnali di un importante passaggio di una certa forma di "essere umano che fu" nei moltissimi testi letterari partoriti dalla creatività e dalla mente umana: 

"I libri sono l'umanità stampata." (B. Tuchman)

"I libri. Sono stati i miei grandi amici, perché non c'è di meglio che viaggiare con qualcuno che ha fatto già la stessa strada, che ti racconta com'era per paragonare, per sentire un odore che non c'è più, o che c'è ancora." (T. Terzani)

"Nei libri che ricordiamo c'è tutta la sostanza di quelli che abbiamo dimenticato." (E. Canetti)

"Un libro dev'essere un'ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi." (F. Kafka)

"[I libri] Li interrogo e mi rispondono. E parlano e cantano per me. Alcuni mi portano il riso sulle labbra o la consolazione nel cuore. Altri mi insegnano a conoscere me stesso e mi ricordano che i giorni corrono veloci e che la vita fugge via. Chiedono solo un unico premio: avere un libero accesso in casa mia, vivere con me quando tanto pochi sono i veri amici." (F. Petrarca)

"Quanti di noi sarebbero naufraghi senza speranza in una notte atlantica, senza le voci che si levano e ci chiamano dai libri." (G. Ceronetti) 

Possono pertanto i libri essere contemporaneamente testimonianza piena di un passato, riassunto di speranze nel presente ed attesa di meravigliosi sogni per il futuro? 
Se fosse possibile riassumere tutto il contenuto delle parole fatte "fluire" nei libri nel corso della Storia, quali e quante tappe sarebbe possibile intravedere per l'umanità intera? 
Alla fine delle opinioni, forse, i libri sanno e dovrebbero essere semplicemente questo: testimonianza reale del passaggio di pensieri, parole umane e tensioni morali. 
Dal contenuto delle opere letterarie è possibile percepire qualche tratto dell'evoluzione morale che ha caratterizzato nei secoli l'essere umano? E' altresì lecito scorgere in essi una qualche forma di involuzione? 
Se ad ogni differente epoca storica sono stati associati sentimenti ed emozioni altrettanto differenti, quale potrebbe essere il "bilancio" delineato fino ad oggi da queste creazioni umane? 
A domande come queste ha cercato di rispondere un interessante studio riportato in rete e promosso dall'Università di Bristol: 

"[...] A scoprirlo è stata una approfondita analisi statistica sull'uso delle parole che veicolano stati emozionali, condotta su un'ampissima base di dati relativa ai libri pubblicati nel XX secolo, e illustrata in un articolo [...]"  

Durante tale analisi, infatti, gli addetti a tale ricerca "hanno sfruttato [...] Google, che contiene la digitalizzazione di oltre cinque milioni di libri, prendendo in considerazione quelli pubblicati in Gran Bretagna e negli Stati Uniti fra il 1900 e il 2000. [...]"

In mezzo ad oceani di parole è stato spontaneo cercare di inquadrare sin dall'inizio "filoni" di apposite parole-chiave: rabbia, disgusto, paura, gioia, tristezza e sorpresa. 
Quali sono stati i cambiamenti indotti dai fatti storici e consegnati alla memoria eterna dalle produzioni letterarie? 
L'interessante esperimento ha riprodotto periodi storici equivalenti a "periodi" letterari:

"[...] il primo risultato è stato l'emergere [...] di periodi in cui è molto più frequente l'uso di espressioni che indicano felicità e di altri in cui invece prevale la tristezza, periodi che corrispondono a grandi eventi storici. [...]"

La cronicità storica e le tensioni morali da lei indotte hanno finito per essere riportate, pertanto, all'interno delle stesse produzioni letterarie. Quale ha finito per essere, a grandi tratti, la seconda conseguenza di questo studio? 

"[...]Il secondo dato [...] è la diminuzione generale, sempre più netta e progressiva, dell'uso di parole relative a stati d'animo [...]"

Lo stato d'animo registrato come in aumento è stato, forse non a caso, quello etichettabile come "paura". Cosa non è indotto da una qualche forma di paura, in questi tempi contemporanei nei quali l'essere umano finisce per diventare "impaurito cronico"? 
Le produzioni letterarie sembrano aver svolto, soprattutto in questo senso, le importantissime funzioni di "certificatori" e "qualificatori" emozionali. 
Cosa sarebbe possibile scoprire allargando il campo degli studi ad un Paese come l'Italia, qualora fosse possibile farlo? Quali sarebbero le parole chiave tipiche di questi anni di crisi socio-economica-ambientale-[...] e di (apparentemente?) costante degrado civile e morale?
Fra tutte le possibili altre domande e le altr(ettant)e potenziali risposte, sarà possibile porre rimedio con una sola ed unica azione: 

"Se vogliamo capire un libro, un quadro o un pensiero, dobbiamo portare consciamente o inconsciamente dentro di noi tutti gli altri libri, quadri e pensieri della terra." (P.Citati)




Per saperne di più: 

"Come cambiano le emozioni nei libri del XX Secolo", LeScienze.it 

domenica 17 marzo 2013

FRAMMENTI DI LEGISLATURA: CITANDO PIERO GRASSO.....






"Care senatrici, cari senatori,
mi scuserete, ma voglio rivolgere questo mio primo discorso soprattutto a quei cittadini che stanno seguendo i lavori di quest’Aula con speranza e apprensione per il futuro del nostro Paese.

Il Paese mai come oggi ha bisogno di risposte rapide ed efficaci all’altezza della crisi economica e sociale, ma anche politica, che sta vivendo. Mai come ora la storia italiana si intreccia con quella europea e i destini sono comuni, mai come oggi il compito della politica è quello di restituire ai cittadini la coscienza di questa sfida.

Quando ieri sono entrato per la prima volta da Senatore in quest’Aula mi ha colpito l’affresco sul soffitto, che vi invito a guardare. Riporta quattro parole che sono state sempre di grande ispirazione per la mia vita e che spero lo saranno ogni giorno per ciascuno di noi nei lavori che andremo ad affrontare: Giustizia, Diritto, Fortezza e Concordia.

Quella concordia, e quella pace sociale, di cui il Paese ha ora disperatamente bisogno.
Domani è l’Anniversario dell’Unità d’Italia, quel 17 marzo di 152 anni fa in cui è cominciata la nostra Storia come comunità nazionale dopo un lungo e difficile cammino di unificazione. Nei 152 anni della nostra Storia, soprattutto nei momenti più difficili, abbiamo saputo unirci, superare le differenze, affermare con fermezza i nostri valori comuni e trovare insieme un sentiero condiviso. Il primo pensiero va sicuramente alla fase costituente della nostra Repubblica, quando uomini e donne di diversa cultura hanno saputo darci quella che è ancora oggi considerata una delle Carte Costituzionali più belle e moderne del mondo.
Lasciatemi in questo momento ricordare Teresa Mattei, che dell’Assemblea Costituente fu la più giovane donna eletta, che per tutta la vita è stata attiva per affermare e difendere i diritti delle donne, troppo spesso calpestati anche nel nostro Paese, e che ci ha lasciato pochi giorni fa.

Siamo davanti a un passaggio storico straordinario: abbiamo il dovere di esserne consapevoli, il diritto e la responsabilità di indicare un cambiamento possibile perché in gioco è la qualità della democrazia che stiamo vivendo e che lasceremo in eredità ai nostri figli e ai nostri nipoti.

La crisi è a un punto tale che potremo risalire solo se riusciremo a trovare il modo di volare alto e proporre soluzioni condivise, innovative e, lasciatemi dire, sorprendenti che sappiano affrontare le priorità e allo stesso tempo avviare un cammino a lungo termine: dobbiamo davvero iniziare una nuova fase costituente che sappia stupire e stupirci.

Oggi è il 16 marzo e non posso che ringraziare il Presidente Colombo che stamattina ci ha commosso con il ricordo dell’anniversario del rapimento di Aldo Moro e della strage di via Fani che provocò la morte dei 5 agenti di scorta Raffaele Iozzino, Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Giulio Rivera e Francesco Zizzi. Al loro sacrificio di servitori dello Stato va il nostro omaggio deferente e commosso. Oggi bisogna ridare dignità e risorse alle Forze dell’Ordine e alla Magistratura.

Sono trascorsi 35 anni da quel tragico giorno che non fu solo il dramma di un uomo e di una famiglia, ma dell’intero Paese: in Aldo Moro il terrorismo brigatista individuò il nemico più consapevole di un progetto davvero riformatore, l’uomo e il dirigente politico che aveva compreso il bisogno e le speranze di rigenerazione che animavano dal profondo e tormentavano la società italiana. Come Moro scrisse in un suo saggio giovanile «Forse il destino dell’uomo non è di realizzare pienamente la giustizia, ma di avere perpetuamente della giustizia fame e sete. Ma è sempre un grande destino».

Oggi inoltre migliaia di giovani a Firenze hanno partecipato alla“Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime delle mafie”, e mi è molto dispiaciuto non poter essere con loro come ogni anno. Hanno pronunciato e ascoltato gli oltre 900 nomi di vittime della criminalità organizzata. Nomi di cittadini, appartenenti alle forze dell’ordine, sindacalisti, politici, amministratori locali, giornalisti, sacerdoti, imprenditori, magistrati, persone innocenti uccise nel pieno della loro vita. Il loro impegno, il loro sacrificio, il loro esempio dovrà essere il nostro faro.
Ho dedicato la mia vita alla lotta alla mafia in qualità di magistrato. E devo dirvi che dopo essermi dimesso dalla magistratura pensavo di poter essere utile al Paese in forza della mia esperienza professionale nel mondo della giustizia, ma la vita riserva sempre delle sorprese. Oggi interpreto questo mio nuovo e imprevisto impegno con spirito di servizio per contribuire alla soluzione dei problemi di questo Paese. Ho sempre cercato Verità e Giustizia e continuerò a cercarle da questo scranno, auspicando che venga istituita una nuova Commissione d’Inchiesta su tutte le Stragi irrisolte del nostro Paese.
Se oggi, davanti a voi, dovessi scegliere un momento in cui raccogliere la storia della mia vita professionale precedente non vorrei limitarmi a menzionare gli amici e i colleghi caduti in difesa della democrazia e dello Stato di diritto che ho conosciuto. Non c’è infatti un solo nome e volto che può racchiuderli tutti e purtroppo, se dovessi citarli tutti, la lista sarebbe troppo lunga. Mi viene piuttosto in mente e nel cuore un momento che li abbraccia uno a uno ed è il ricordo della voce e delle parole di una giovane donna. Mi riferisco al dolore straziato di Rosaria Costa, la moglie dell’agente Vito Schifani morto insieme ai colleghi Rocco Dicillo e Antonino Montinaro nella strage di Capaci il 22 maggio 1992 in cui persero la vita i magistrati Giovanni Falcone e Francesca Morvillo.
Non ho dimenticato le sue parole il giorno dei funerali del marito, quel microfono strappato ai riti e alle convenzioni delle cerimonie:
«chiedo innanzitutto che venga fatta giustizia, adesso. Rivolgendomi agli uomini della mafia, perché ci sono qua dentro (e non), ma certamente non cristiani, sappiate che anche per voi c’è possibilità di perdono: io vi perdono, però vi dovete mettere in ginocchio, se avete il coraggio di cambiare…Ma loro non cambiano… [...] …loro non vogliono cambiare…Vi chiediamo [...] di operare anche voi per la pace, la giustizia, la speranza e l’amore per tutti»

Giustizia e cambiamento, questa è la sfida che abbiamo davanti. Ci attende un intenso lavoro comune per rispondere, con i fatti, alle attese dei cittadini che chiedono anzitutto più giustizia sociale e più etica, nella consapevolezza che il lavoro è uno dei principali problemi di questo Paese.

Penso alle risposte che al più presto, ed è già tardi, dovremo dare ai disoccupati, ai cassintegrati, agli esodati, alle imprese e a tutti quei giovani che vivono una vita a metà: hanno prospettive incerte, lavori, chi ce l’ha, poco retribuiti, quando riescono a uscire dalla casa dei genitori vivono in appartamenti che non possono comprare, cercando di costruire una famiglia che non sanno come sostenere.

Penso all’insostenibile situazione delle carceri nel nostro Paese, che hanno bisogno di interventi prioritari, a una giustizia che oggi va riformata in modo organico, agli immigrati che cercano qui una speranza di futuro, ai diritti in quanto tali, che non possono essere elargiti col ricatto del dovere e che non possono conoscere limiti, altrimenti diventano privilegi.

Penso alle Istituzioni sul territorio, ai Sindaci dei Comuni che stanno soffrendo e faticano a garantire i servizi essenziali ai loro cittadini. Sappiano che lo Stato è dalla loro parte, e che il nostro impegno sarà di fare il massimo sforzo per garantire loro l’ossigeno di cui hanno bisogno.

Penso al mondo della Scuola, nelle cui aule ogni giorno si affaccia il futuro del nostro Paese, e agli insegnanti che fra mille difficoltà si impegnano a formare cittadini attivi e responsabili

Penso alla nostra posizione sullo scenario europeo: siamo tra i Paesi fondatori dell’Unione e il nostro compito è portare nelle Istituzioni comunitarie le esigenze e i bisogni dei cittadini. L’Europa non è solo moneta ed economia, deve essere anche l’incontro tra popoli e culture.

Penso a questa politica, alla quale mi sono appena avvicinato, che ha bisogno di essere cambiata e ripensata dal profondo, nei suoi costi, nelle sue regole, nei suoi riti, nelle sue consuetudini, nella sua immagine, rispondendo ai segnali che i cittadini ci hanno mandato e ci mandano in ogni occasione. Sogno che quest’Aula diventi una casa di vetro, e questa scelta possa contagiare tutte le altre Istituzioni.

Di quanto radicale e urgente sia il tempo del cambiamento lo dimostra la scelta del nuovo Pontefice, Papa Francesco, i cui primi atti hanno evidenziato un’attenzione prioritaria verso i bisogni reali delle persone.

Voglio in conclusione rivolgere a nome dell’Assemblea dei senatori e mio personale un deferente saluto al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, supremo garante della Costituzione e dell’unità italiana che con saggezza e salda cultura istituzionale esercita il suo mandato di Capo dello Stato.

Desidero anche ringraziare il mio predecessore, il senatore Renato Schifani, per l’impegno profuso al servizio di questa assemblea.
Un omaggio speciale indirizzo ai Presidenti emeriti della Repubblica, ai senatori a vita e a Emilio Colombo che ha presieduto con inesauribile energia la fase iniziale di questa XVII legislatura, lui che ha visto nascere la Repubblica partecipando ai lavori dell’Assemblea Costituente.
Chiudo ricordando cosa mi disse il Capo dell’ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo Antonino Caponnetto, poco prima di entrare nell’aula del maxi processo «Fatti forza, ragazzo, vai avanti a schiena dritta e testa alta e segui sempre e soltanto la voce della tua coscienza».
Sono certo che in questo momento e in quest’Aula l’avrebbe ripetuto a ciascuno di noi."

sabato 16 marzo 2013

FRAMMENTI DI LEGISLATURA: CITANDO LAURA BOLDRINI...


"Care deputate e cari deputati, 

permettetemi di esprimere il mio più sentito ringraziamento per l’alto onore e responsabilità che comporta il compito di presiedere i lavori di questa assemblea.

Vorrei innanzitutto rivolgere il saluto rispettoso e riconoscente di tutta l’assemblea e mio personale al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che è custode rigoroso dell’unità del Paese e dei valori della Costituzione Repubblicana.
Vorrei inoltre inviare un saluto cordiale al Presidente dalla Corte Costituzionale e al Presidente del Consiglio.
Faccio a tutti voi i miei auguri di buon lavoro, soprattutto ai più giovani, a chi siede per la prima volta in quest’aula. 


Sono sicura che in un momento così difficile per il nostro paese, insieme, insieme riusciremo ad affrontare l’impegno straordinario di rappresentare nel migliore dei modi le istituzioni repubblicane.

Vorrei rivolgere inoltre un cordiale saluto a chi mi ha preceduto, al presidente Gianfranco Fini che ha svolto con responsabilità la sua funzione costituzionale.
Arrivo a questo incarico dopo aver trascorso tanti anni a difendere e rappresentare i diritti degli ultimi in Italia come in molte periferie del mondo. 


E’ un’esperienza che mi accompagnerà sempre e che da oggi metto al servizio di questa Camera. Farò in modo che questa istituzione sia anche il luogo di cittadinanza di chi ha più bisogno.

Il mio pensiero va a chi ha perduto certezze e speranze. 

Dovremmo impegnarci tutti a restituire piena dignità a ogni diritto. 
Dovremo ingaggiare una battaglia vera contro la povertà, e non contro i poveri. 
In questa aula sono stati scritti i diritti universali della nostra Costituzione, la più bella del mondo. 

La responsabilità di questa istituzione si misura anche nella capacità di saperli rappresentare e garantire uno a uno.

Quest’aula dovrà ascoltare la sofferenza sociale. 


Di una generazione cha ha smarrito se stessa, prigioniera della precarietà, costretta spesso a portare i propri talenti lontano dall’Italia.

Dovremo farci carico dell’umiliazione delle donne che subiscono violenza travestita da amore. 


Ed è un impegno che fin dal primo giorno affidiamo alla responsabilità della politica e del Parlamento.

Dovremo stare accanto a chi è caduto senza trovare la forza o l’aiuto per rialzarsi, ai tanti detenuti che oggi vivono in una condizione disumana e degradante come ha autorevolmente denunziato la Corte europea dei diritti umani di Strasburgo.
Dovremo dare strumenti a chi ha perso il lavoro o non lo ha mai trovato, a chi rischia di smarrire perfino l’ultimo sollievo della cassa integrazione, ai cosiddetti esodati, che nessuno di noi ha dimenticato.
Ai tanti imprenditori che costituiscono una risorsa essenziale per l’economia italiana e che oggi sono schiacciati dal peso della crisi, alle vittime del terremoto e a chi subisce ogni giorno gli effetti della scarsa cura del nostro territorio.
Dovremo impegnarci per restituire fiducia a quei pensionati che hanno lavorato tutta la vita e che oggi non riescono ad andare avanti.
Dovremo imparare a capire il mondo con lo sguardo aperto di chi arriva da lontano, con l’intensità e lo stupore di un bambino, con la ricchezza interiore inesplorata di un disabile.
In Parlamento sono stati scritti questi diritti, ma sono stati costruiti fuori da qui, liberando l’Italia e gli italiani dal fascismo.
Ricordiamo il sacrificio di chi è morto per le istituzioni e per questa democrazia. Anche con questo spirito siamo idealmente vicini a chi oggi a Firenze, assieme a Luigi Ciotti, ricorda tutti i morti per mano mafiosa. 


Al loro sacrificio ciascuno di noi e questo Paese devono molto.

E molto, molto dobbiamo anche al sacrificio di Aldo Moro e della sua scorta che ricordiamo con commozione oggi nel giorno in cui cade l’anniversario del loro assassinio.
Questo è un Parlamento largamente rinnovato. 

Scrolliamoci di dosso ogni indugio, nel dare piena dignità alla nostra istituzione che saprà riprendersi la centralità e la responsabilità del proprio ruolo. 
Facciamo di questa Camera la casa della buona politica. 
Rendiamo il Parlamento e il nostro lavoro trasparenti, anche in una scelta di sobrietà che dobbiamo agli italiani.
Sarò la Presidente di tutti, a partire da chi non mi ha votato, mi impegnerò perché la mia funzione sia luogo di garanzia per ciascuno di voi e per tutto il Paese.

L’Italia fa parte del nucleo dei fondatori del processo di integrazione europea, dovremo impegnarci ad avvicinare i cittadini italiani a questa sfida, a un progetto che sappia recuperare per intero la visione e la missione che furono pensate, con lungimiranza, da Altiero Spinelli.

Lavoriamo perché l’Europa torni ad essere un grande sogno, un crocevia di popoli e di culture, un approdo certo per i diritti delle persone, un luogo della libertà, della fraternità e della pace.
Anche i protagonisti della vita spirituale religiosa ci spronano ad osare di più: per questo abbiamo accolto con gioia i gesti e le parole del nuovo pontefice, venuto emblematicamente “dalla fine del mondo”. 

A Papa Francesco il saluto carico di speranze di tutti noi.
Consentitemi un saluto anche alle istituzioni internazionali, alle associazioni e alle organizzazioni delle Nazioni Unite in cui ho lavorato per 24 anni e permettetemi – visto che questo è stato fino ad oggi il mio impegno – un pensiero per i molti, troppi morti senza nome che il nostro Mediterraneo custodisce. 

Un mare che dovrà sempre più diventare un ponte verso altri luoghi, altre culture, altre religioni.

Sento forte l’alto richiamo del Presidente della Repubblica sull’unità del Paese, un richiamo che questa aula è chiamata a raccogliere con pienezza e con convinzione.
La politica deve tornare ad essere una speranza, un servizio, una passione.
Stiamo iniziando un viaggio, oggi iniziamo un viaggio. 

Cercherò di portare assieme a ciascuno di voi, con cura e umiltà, la richiesta di cambiamento che alla politica oggi rivolgono tutti gli italiani, soprattutto i nostri figli. 
Grazie."

giovedì 14 marzo 2013

A PROPOSITO DI GENIO RIBELLE...(RI)GUARDANDO "WILL HUNTING"


"[...] Se ti chiedessi sull'arte probabilmente mi citeresti tutti i libri di arte mai scritti: Michelangelo. 
Sai tante cose su di lui: le sue opere, le aspirazioni politiche, lui e il papa, le sue tendenze sessuali, tutto quanto vero? 
Ma scommetto che non sai dirmi che odore c'è nella Cappella Sistina
Non sei mai stato lì con la testa rivolta verso quel bellissimo soffitto...mai visto. 
Se ti chiedessi sulle donne, probabilmente mi faresti un compendio sulle tue preferenze, potrai perfino aver scopato qualche volta ma non sai dirmi che cosa si prova a risvegliarsi accanto a una donna e sentirsi veramente felici
Sei uno tosto. E se ti chiedessi sulla guerra probabilmente mi getteresti Shakespeare in faccia eh? Ancora una volta sulla breccia cari amici?
Ma non ne hai mai sfiorata una. Non hai mai tenuto in grembo la testa del tuo migliore amico vedendolo esalare l'ultimo respiro mentre con lo sguardo chiede aiuto.
Se ti chiedessi sull'amore probabilmente mi diresti un sonetto. 
Ma guardando una donna non sei mai stato del tutto vulnerabile
Non ne conosci una che ti risollevi con gli occhi, sentendo che Dio ha mandato un Angelo sulla Terra solo per te, per salvarti dagli abissi dell'inferno. 
Non sai cosa si prova ad essere il suo Angelo, avere tanto amore per lei, vicino a lei per sempre, in ogni circostanza, incluso il cancro. 
Non sai cosa si prova a dormire su una sedia d'ospedale per due mesi tenendole la mano, perché i dottori vedano nei tuoi occhi che il termine "orario delle visite" non si applica a te. Non sai cos'è la vera perdita, perché questa si verifica solo quando ami qualcosa più di te stesso: dubito che tu abbia mai osato amare qualcuno a tal punto. 
Io ti guardo, e non vedo un uomo intelligente, sicuro di sé, vedo un bulletto che si caga sotto dalla paura. Ma sei un genio Will, chi lo nega questo. 
Nessuno può comprendere ciò che hai nel profondo
Ma tu hai la pretesa di sapere tutto di me perché hai visto un mio dipinto e hai fatto a pezzi la mia vita [...]Sei orfano giusto? 
Credi che io riesca a inquadrare quanto sia stata difficile la tua vita, cosa provi, chi sei, perché ho letto Oliver Twist? Basta questo ad incasellarti? 
Personalmente, me ne strafrego di tutto questo, perché sai una cosa, non c'è niente che possa imparare da te che non legga in qualche libro [...].
A meno che tu non voglia parlare di te
Di chi sei. Allora la cosa mi affascina. 
Ci sto. Ma tu non vuoi farlo, vero campione?
Sei terrorizzato da quello che diresti.
A te la mossa, Capo.[...] "