martedì 15 gennaio 2013

QUANTI PIANETI SIMILI ALLA TERRA? QUALI PROSPETTIVE PER L'UOMO?


Nel suo viaggio, fra Storia e Scienza, nella mente dell'uomo è balenata molto spesso (fra le molte altre domande) la questione facente rima stretta con la questione del "Siamo soli nell'Universo?
Da questa risposta sono 'scese' teorie, ricerche ed esperimenti finalizzati alla ricerca di altre forme di vita simili od almeno comprensibili per la nostra; potrebbero infatti esistere altre forme di esistenza da noi non conosciute e, pertanto, per noi assai difficilmente concepibili?
Lo sviluppo della vita sarebbe forse più facile all'interno di un pianeta simile a quello terrestre? 
Attraverso quali declinazioni si potrebbe pervenire alla scoperta di altre razze intelligenti, eventualmente complementari all'essere umano? 
Dalla ricerca di risposte a domande simili a queste sono nate teorie, formule e ricerche finalizzate alla definizione di certezze capaci di far sentire (forse) l'essere umano meno solo.
All'interno del dibattito scientifico, fra domande e questioni tutt'ora largamente irrisolte, rimangono solo pochi capisaldi destinati ad essere assunti come "certezze"; il primo su tutti è richiamato da una frase attribuita ad grandissimo scienziato (ed uomo) che, senza particolare sorpresa, riesce a riassumere al meglio due limiti (/potenzialità) del genere umano:

"Due cose sono infinite: l'universo e la stupidità umana. Della prima non sono ancora sicuro."

Intendendo la stupidità in termini "allargati", è forse possibile riferirla anche al percorso che rimane (e rimarrà) da fare per fare luce sui troppi elementi attualmente sconosciuti nei confronti dell'infinitamente grande? All'interno di un Universo infinito (ed infinitamente sconosciuto) sono stati moltissimi i tentativi promossi per capire quante altre forme di vita simili alla nostra potessero esserci. 
Sono state effettuate ricerche, elaborate formule, ripensati esperimenti e complesse teorie. 
Sono stati costruiti "palazzi " meravigliosi, utilizzando i medesimi criteri radicati nella sola disciplina che potrebbe (forse) farci sentire un pò meno "universalmente stupidi":

"Una cosa ho imparato nella mia lunga vita: che tutta la nostra scienza è primitiva e infantile eppure è la cosa più preziosa che abbiamo."

Citando ancora una volta frasi attribuite al celeberrimo Albert Einstein, è sempre possibile trovare immense forme di spunto e riflessione: siamo veramente costretti a fare luce sui misteri che ci avvolgono utilizzando una luce al tempo stesso primitiva, infantile e preziosa? Saremo costretti a farlo per sempre? 
Quanta solitudine ha l'essere umano nell'infinitamente grande che lo circonda? 
In un Universo infinito ma stranamente in espansione, emerge una citazione abbastanza famosa nella letteratura e poi nella cinematografia: 

"Se fossimo soli nell'Universo allora l'Universo stesso sarebbe solo un grande spreco di spazio."

E' davvero solamente questo il punto centrale e risolutivo della questione? 
In un'eternità fisica piena di stelle, buchi neri, galassie, pianeti, asteroidi, [...] l'uomo può veramente definirsi "solo"? A domande come queste si sono aggiunte poi le riflessioni imposte dalle teorie religiose, seguendo un piano inclinato su cui la razionalità fa alle volte moltissima difficoltà a rimanere in equilibrio.
Quanto è solo l'essere umano, dentro ad un sistema immenso come questo?
Quanti pianeti simili alla Terra potrebbero esistere nell'Universo, rimanendo fedeli alla definizione di vita come esclusivamente similare a quella umana? A domande come queste hanno cercato di rispondere anche equazioni particolari (cfr. Equazione di Drake), quasi come se la determinazione della vita potesse essere una questione di rilevanza ed esattezza matematiche. 
Può essere la solitudine della Terra un'inevitabile verità con cui far di conto? 
Quali informazioni provengono da ultimi studi condotti nel settore scientifico? 
Stando a quanto riportato dai giornali, durante il meeting dell'American Astronomical Society, è stato presentato uno studio riguardante il numero presunto di pianeti extrasolari simili alla nostra astronave-Terra: tale report ha condotto ad un risultato pari a circa 17 miliardi di pianeti dalla "taglia" simile a quella terrestre, anche se nella sola Via Lattea. 
Alcuni di questi pianeti potrebbero essere, inoltre, sufficientemente predisposti alla formazione di un qualche cosa di assimilabile alla "vita": acqua ed illuminazione sono solo due delle condizioni minime per poter permettere la concreta formazione di questo grandissimo ma sconosciuto mistero. 
Condanna a rimanere soli o possibilità di vedere meglio sfruttato questo immenso spazio che ci avvolge? 
A posteri ed esperti le ardue sentenze. 
Maturate grazie a lenti scientifiche, ovviamente. 


Per saperne di più:

"Nella Via Lattea 17 miliardi di pianeti simili alla Terra", Corriere.it,
(http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/13_gennaio_08/via-lattea-pianeti-come-terra_245388a4-59a0-11e2-bf1c-a7535a9f5f63.shtml)

"L'equazione di Drake ieri ed oggi. Ma domani?", IlSole24Ore.com,
(http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2010-08-27/lequazione-drake-ieri-oggi-101908.shtml)


domenica 13 gennaio 2013

"PSYCO", CITANDO SAMUELE BERSANI...


"[...] C'è troppa pioggia e sto perdendo quota/ attraversando vuoti d'aria tra le nuvole./ 
Se piango in acqua non si nota/ e in mezzo agli altri si consiglia di sorridere./ 
A volte io ho paura di voi più che della solitudine.  [...]"

lunedì 7 gennaio 2013

"IDEE PER DIVENTARE MATEMATICO", LEGGENDO ODIFREDDI


A quale disciplina appartengono le basi a cui si ancorano le scienze che oggi sembrano descrivere meglio il mondo circostante, fra infinitamente grande ed infinitamente piccolo? Attorno a quali fondamenti sono legate discipline come la fisica, l'ingegneria, la biologia o la medicina, solo per citarne alcune?
A domande come queste, il ruolo della matematica sembra rispondere in maniera esauriente: rimane veramente solo lei alla base di fattori come questi? 
Dalla scienza del calcolo si sono dipartite, nel corso dei secoli, moltissime altre branche grazie alle quali è stato possibile realizzare grandissime scoperte, oggi sottovalutate in quanto ritenute "all'ordine del giorno": cosa ne sarebbe, ad esempio, del controllo dell'elettricità senza matematica?
Cosa rimarrebbe dei computer e della logica informatica senza gli ordinamenti matematici? Cosa resterebbe della scienza e della fisica senza le basi matematiche? Alla modernità sono infatti collegate, a "cascata", altrettante branche oggi essenziali nelle esistenze di tutti: tecnologia, informatica, fisica ed applicazioni correlate (trasportienergia, [...]), impiantistica solo per citarne alcune. 
Se larga parte del mondo è matematizzabile, come è possibile descrivere la matematica ed il ruolo del matematico?
E' attorno a questioni come queste che si muove "Idee per diventare matematico", un libro-intervista-dialogo fatto con il famoso divulgatore e Professore Piergiorgio Odifreddi: grazie al racconto di una vita (lavorativa e non) dedicata allo studio ed all'approfondimento di questa disciplina, vengono fornite opinioni e pensieri riguardo all'importanza del "saper far di conto". 
Matematica intesa come sport per giovani, matematica vista come grande trama "intessuta" di volti, dimostrazioni ed esperimenti.
Matematica intesa come disciplina rigorosa, a cui è impossibile sfuggire definendola una semplice opinione: fino a quando potrà reggere il detto "La matematica non è un'opinione?
A cosa sono attribuibili le pessime opinioni sulla matematica che studenti ed alunni hanno (purtroppo) maturato dopo anni di studio?
Quali sono le storie e le vite di esseri umani che hanno donato la propria vita all'insegna della matematica? 
Quali sono i percorsi di vita del "matematico medio"? A quali esercizi e congetture mentali si deve sottoporre nel corso della vita? 
Sono tantissime le domande e moltissimi gli ostacoli che un testo come questo riesce a portare all'attenzione del lettore: quali confini può assumere la matematica, fra passione e lavoro? 
Cosa dovrebbe rimanere nelle menti di coloro che, pur non essendo matematici di professione, includono questa disciplina come principale fondamento della loro preparazione e formazione? A questa domanda risponde, in maniera significativa, la declinazione di cultura in chiave matematica (ma non solo!): 

"[...]La cultura matematica, così come la cultura in generale, in fondo è ciò che ti rimane quando ti sei 'dimenticato' tutto quello che hai letto od imparato. In altre parole, la cultura non è un fatto di nozioni da telequiz, che si dimenticano tanto velocemente quanto si sono apprese, ma è la forma mentale che quelle nozioni ti hanno dato, plasmandoti in qualche modo il cervello. 
In matematica [...] non è così importante ricordare a memoria mille teoremi o dimostrazioni o formule. 
Certo, le tabelline è utile saperle, così come bisogna saper muovere le dita per saper suonare. 
Ma ciò che è veramente importante è imparare un metodo che permetta di ritrovare da soli ciò che si è dimenticato, e magari ogni tanto anche di trovare qualcosa di nuovo che non si conosceva e che, se si è fortunati, non aveva mai saputo nessuno.[...]"

Può capitare di trovare qualcosa di nuovo, fra illuminazione e dimostrazione rigorosa: sono frequenti nella storia esempi di matematici che sono pervenuti a risoluzioni di dimostrazioni e problemi quasi per caso, magari a seguito di inconsce elaborazioni di nozioni e trasversali componenti della "cultura" sopra dall'autore definita. 
Quali prospettive dare infine a coloro che vedono ed immaginano la matematica come facente parte in una qualche maniera del loro percorso lavorativo e/o esistenziali? Quali suggerimenti ed esperienze raccontare a chi vuole avvicinarsi con ottimistico approccio allo studio di questa disciplina? 
A queste domande viene data risposta, cercando di illustrare soprattutto quelle fondamenta che fanno della matematica una scienza strettamente collegata a moltissime altre tematiche: 

"[...]La causa finale (della divulgazione scientifica intrapresa dall'intervistato) è stata l'esigenza di andare oltre il tecnicismo, per  capire e riuscire a far capire quanto e come la matematica sia parte della cultura in generale: qualcosa [...] che ha legami e interazioni non soltanto con tutte le scienze, ovviamente, ma anche con la filosofia, la musica, la pittura, la letteratura, la teologia, [...]"

Conoscere la matematica per poter conoscere meglio il mondo, dunque? 
E' attorno ad argomentazioni come queste che si muovono le trame di questo libro-intervista: quale ruolo può avere la matematica nelle esistenze di ognuno di noi? Conoscere bene la scienza matematica (e le sue applicazioni pratiche nella vita di ogni giorno) a cosa può servire? Quali potenzialità può "regalare"?

"[...]la matematica non è tutto, ma è già qualcosa: se la conosciamo, abbiamo a disposizione non solo un mezzo per capire la scienza e la tecnologia che permeano il mondo in cui viviamo, ma anche un linguaggio che ci serve per interpretare i fatti della vita quotidiana. 
Non mi sembra poco ed più di ciò che offrono le altre parrocchie, sacre o profane. 
Teniamola da conto, allora, e cerchiamo di farne un buon uso: non ci deluderà.[...]"

Leggere per conoscere, dunque. 

venerdì 4 gennaio 2013

PROPOSITI PER L'ANNO NUOVO, CITANDO CHARLIE BROWN...



"[...] l'anno vecchio è finito ormai/ ma qualcosa ancora qui non va. [...] 
L'anno che sta arrivando tra un anno passerà/ io mi sto preparando è questa la novità. [...]"
(Lucio Dalla, L'anno che verrà)


domenica 30 dicembre 2012

IL VALORE DELL'ESEMPIO...RICORDANDO RITA LEVI MONTALCINI.


"I giovani non hanno bisogno di sermoni, 
i giovani hanno bisogno di esempi di onestà, coerenza ed altruismo.
(Sandro Pertini, cit.)

Semplicemente GRAZIE.

venerdì 28 dicembre 2012

FRA LEGALITA' ED IMPRESA: FRAMMENTI DI EMERGENZA NAZIONALE?


Cosa poter dire o scrivere di fronte alle notizie sempre più evidenti secondo cui beni ed aziende confiscate alle mafie non sembrano fruttare e produrre guadagni in moltissimi luoghi d'Italia? Sono chiare, a questo proposito, le parole pronunciate da Don Luigi Ciotti, fondatore e presidente di Libera:

"[...]Così vincono loro, non vinciamo noi. [...] I numeri parlano molto chiaro: sono soltanto pochissime imprese quelle che resistono e tutte le altre prima o poi muoiono. Questa è una situazione che grida vendetta. [...]"

Frammenti di un'intervista che denunciano quelli che sono, purtroppo, dati senza quartiere e senza possibilità di molteplici interpretazioni: 12670 beni confiscati (11007 immobili, 1663 aziende). Quante fra le realtà aziendali hanno i conti e le economie a posto?
Guardando alle realtà imprenditoriali, solo 35 di queste. sembrano funzionare: in altre parole, facendo affidamento ai dati diffusi dall'Agenzia del demanio e riportati su un odierno articolo de La Repubblica, solamente il 2% delle aziende confiscate godono di bilanci in attivo. 
Cosa poter pensare del rimanente 98% morente (o quasi)? Quali ragioni potrebbero nascondersi dietro a quello che rischia di trasformarsi in un fallimento totale? L'articolo de La Repubblicarisponde precisamente a domande simili: 

"[...]Troppa  burocrazia. Troppa indolenza. Troppo disinteresse.
E troppo il tempo che passa dal sequestro di un bene alla confisca, dalla sua destinazione all'assegnazione definitiva. Cinque ani, sette, anche nove anni. 
Terreni che sono ormai abbandonati. Aziende finite inesorabilmente fuori mercato. Dipendenti a spasso. 
Con banche che revocano i fidi, assicurazioni che non assicurano più, foprnitori che chiedono il rientro immediato dei loro creditori.[...]"

Possono davvero questi tratti dipingere un impietoso fallimento per la vera lotta alla mafia? 
L'articolo risponde con un'affermazione che, in uno Stato degno di essere considerato tale, non può essere minimamente accettabile:

"[...]Tutto funziona perfettamente se è nelle mani dei boss, tutto va in rovina se non ci sono loro.[...]"

La distribuzione geografica delle realtà industriali confiscate sembra essere diffusamente maggioritaria per le Regioni meridionali: Sicilia (37% del totale), Campania (20%), Puglia (8% circa) e Calabria (8% circa). Potrebbe questa voce costituire un ulteriore volano di rilancio per cercare di riabilitare la questione meridionale? Quali provvedimenti sarebbe possibile mettere in campo per proteggere e far guadagnare nuovamente i beni che un tempo erano dei clan? Quali sono i colpevoli di questa silenziosa 'strage'? Può essere tutta colpa dello Stato? 
L'opinione di Don Ciotti sembra essere, a questo proposito, articolata ed obiettiva: 

"[...]Dentro lo Stato ci sono stati anche uomini che si sono spesi e a volte anche strutture che hanno funzionato. 
Sono mancati gli strumenti giusti, è mancata in generale un'aggressione mirata alla questione dei beni confiscati. 
E poi ci sono state reti di complicità, [...] ritardi, [...] silenzi. [...]"

Quali le alternative da mettere in campo, anche se purtroppo in elevato ritardo? 

"[...]Si sarebbe dovuto seguire il modello delle cooperative che sono nate sui terreni confiscati con bando pubblico e con il coinvolgimento dei giovani del territorio. In questi casi è sempre stato riconsegnato il maltolto, i beni sottratti alle mafie sono stati restituiti all'uso sociale e alla collettività grazie alle reti economiche che si sono messe in gioco. [...] Abbiamo bisogno di cose concrete, abbiamo bisogno di speranza.[...]"

Servono cose concrete e speranze, oltre qualunque provvedimento possibile: sarà questo un compito fondamentale a cui dovrà provvedere un prossimo Governo? Gli interventi necessari da mettere urgentemente 'in campo' vengono descritti da Franco La Torre, Presidente di "Flare" (Rete Europea di Associazioni contro il crimine organizzato) e figlio di Pio La Torre: 

"[...]La prima: la presenza di amministratori giudiziari competenti che siano in grado di fare il loro mestiere fino in fondo e di programmare piani a medio e lungo termine per le aziende confiscate. La seconda: sostenere la legge d'iniziativa popolare [...] per la tutela di tutti i dipendenti delle aziende sotto confisca e per garantire loro gli stessi diritti di tutti gli altri lavoratori dei settori in crisi. 
La terza: utilizzare il contante sequestrato e reinvestirlo nelle attività dove si registrano le sofferenze.[...]"

Esistono alternative a queste proposte? Sarà possibile, forse, ribaltare e riabilitare molte delle situazioni sopra descritte? 
"Abbiamo disogno di cose concrete, abbiamo bisogno di speranza."


Per saperne di più: 
"Il crac delle aziende confiscate, così il tesoro delle mafie diventa un buco nero per lo Stato.", A.Bolzoni, La Repubblica
"Ritardi, omissioni e pochi strumenti - questa situazione grida vendetta.", intervista a Don Luigi Ciotti, La Repubblica

domenica 23 dicembre 2012

"LOVE", CITANDO REZOPHONIC...



"[...]"In un mondo di opportunità tecnologiche ed economiche senza precedenti, troviamo assolutamente inaccettabile che più di 100 milioni di bambini sotto i cinque anni siano sottopeso, in condizioni di non poter sviluppare a pieno il proprio potenziale umano e socio-economico, e che la malnutrizione infantile uccida ogni anno più di 2,5 milioni di bambini", denunciano [...] FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura), IFAD (Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo) e PAM (Programma Ambientale Mondiale), nella prefazione del rapporto.[...] se da una parte vi sono 870 milioni di persone sottonutrite, il mondo deve fare i conti con un doppio fardello: sottonutrizione cronica e malnutrizione da micronutrienti coesistono infatti con il grave problema dell'obesità, del sovrappeso e delle malattie correlate, che si stima coinvolgano circa 1,4 miliardi di persone al mondo. [...] 
La crescita è necessaria e importante, ma non sempre sufficiente o rapida.   
Da qui la necessità di sistemi di protezione sociale per assicurare che i più vulnerabili non siano lasciati da soli ma possano invece partecipare, contribuire e beneficiare della crescita. 
Per i più deboli, coloro che spesso non possono trarre immediato beneficio dalle opportunità offerte dalla crescita economica, sono necessarie misure come i trasferimenti di denaro, i buoni pasto o la copertura sanitaria. Le reti di protezione sociale possano far migliorare la nutrizione dei bambini - un investimento che ripagherà nel futuro con adulti più robusti, più in salute e con migliori livelli d'istruzione. 
Con reti di protezione sociale a complemento della crescita economica, fame e malnutrizione possono essere eliminate, conclude il rapporto."

Fonte: 
"Nuovo rapporto sulla fame nel mondo - Quasi 870 milioni di persone sono cronicamente sottonutrite.", fao.org (http://www.fao.org/news/story/it/item/161886/icode/)

giovedì 20 dicembre 2012

FRA GIOCO D'AZZARDO E LEGGE DI STABILITA': EMENDAMENTI DISTRUTTIVI?


Un articolo pubblicato sul sito de La Repubblica descrive, in maniera abbastanza chiara, quelli che sarebbero i contenuti di alcuni degli emendamenti apposti alla Legge di stabilità attualmente in corso di (ultima) approvazione: 

"[...]Gioco d'azzardo: Non ci saranno nuove proroghe: entro il 31 gennaio  [...] partiranno le gare per l'apertura di nuove sale per il poker live (le partite nei circoli privati e nelle sale dedicate), nonostante il tentativo di far slittare il bando di sei mesi con emendamenti alla legge di stabilità. La Ragioneria generale dello Stato ha giudicato infatti troppo oneroso uno rinvio, perché la mancata gara implica minori introiti. [...] slitta a giugno l'entrata in vigore della stretta sulle pubblicità dei giochi, prevista dal decreto Balduzzi tra le misure per contrastare la ludopatia.[...]"

Potrebbero quindi arrivare, in caso di celere e distratta approvazione, abbattimenti dei vincoli relativi all'apertura di tante nuove sale per il poker e per il gioco d'azzardo? La stessa sorte di "posticipo" finirà, invece, per investire anche le norme relative alla stretta sulle pubblicità degli stessi giochi. 
Quali sono state, di fronte a queste pessime eventualità, le opinioni del Ministro Balduzzi, autore fra l'altro dello stesso decreto che "limava" per "razionalizzare" il numero di posti letto negli ospedali? Il sito de Il Corriere riporta, in un altro articolo, dichiarazioni apparentemente non equivocabili: 

"[...] Sono sconcertato per gli emendamenti notturni sul gioco d'azzardo patologico che sembrano invertire la direzione che il governo ha avuto rispetto a questa questione di impatto enorme. [...]"

A queste dichiarazione arriva, puntualmente, la replica fatta dal Presidente di Confindustria - 'Sistema Gioco Italia':

"[...]Siamo stupiti e rammaricati per le dichiarazioni del ministro Balduzzi in cui si lamenta che gli operatori del gioco abbiano stravolto i provvedimenti di legge a suo tempo presentati. [...] Dopo che Governo e Parlamento hanno deciso tutto e il contrario di tutto, ora si vuole spostare la responsabilità dei provvedimenti [...] su inesistenti lobbies e su un presunto potere degli operatori del gioco legale che in questa partita nulla hanno fatto. Ricordiamo che gli operatori del gioco sono già pronti all'applicazione delle norme previste dal decreto Balduzzi, con la predisposizione di cartelli e messaggi sulla probabilità di vincita e sui rischi del gioco.[...]"

Servono veramente solo cartelli e messaggi su probabilità di vincita e rischi di gioco per limitare i tragici effetti derivanti dai comportamenti ossessivo-compulsivi riconducibili al gioco d'azzardo? La risposta a questa domanda non può, fortunatamente, essere in alcun modo "puramente affermativa". 
La convizione di arginare questo problema ricorrendo esclusivamente a "cartelli e messaggi sulla probabilità di vincita e sui rischi del gioco" è una questione che, purtroppo, profuma più che mai di cialtroneria e buffonata assoluta. 
I numeri ed i mali del gioco d'azzardo sembrano avere, infatti, radici ben più profonde (ed ottimamente innaffiate?) da estirpare. 
Si riporti, a titolo d'esempio, il contenuto di una dichiarazione promossa da "Libera" relativamente al gioco d'azzardo: 

"[...] Il gioco d’azzardo [...] comporta risvolti etici, educativi e patologici, perché crea dipendenza in una fascia non esigua di giocatori, presentando aspetti sociali perché di fatto costituisce una vera e propria tassa sui poveri che si illudono di far quadrare i propri bilanci tramite scorciatoie. E non da ultimo [...] alimenta gli affari della criminalità perché non solo ad ogni espansione del gioco legale si avverte anche un’espansione del gioco illegale, ma soprattutto perché crea indebitamento e quindi ricorso a fonti di denaro illecito e alla pratica sempre più diffusa dell’usura.[...]"

Quali i risvolti reali ed economici di questa alternativa distruttiva? Si riportino le seguenti parole, tratte dal sito cesda.net:

"[...]l’Italia è il terzo Paese nel mondo dopo Giappone e Regno Unito per volume di gioco, ed il primo per spesa pro capite: circa 1260 euro di spesa procapite (neonati compresi). Tra il 2003 e il 2010 il volume del gioco d’azzardo in Italia ha avuto un andamento crescente, a ritmi che non hanno ceduto affatto alla crisi economica [...]."

Se nell'ormai lontano 2007 la mole di gioco era pari a 'soli' 42 miliardi di Euro, nel solo 2011 si sono raggiunte cifre prossime ai 76 miliardi: quale grande sforzo, in tempo di crisi. La pagina prosegue in maniera purtroppo chiara sul silenzioso male causato da questa devastante ossessione: 

"[...]L’incidenza del Gioco d’Azzardo Patologico (GAP) tra gli adulti riguarda l’1-2 % della popolazione. 
Il forte aumento della pressione pubblicitariaha determinato una maggiore propensione a giocare d’azzardo con conseguente crescita della patologia. 
Negli ultimi anni si è riscontrato un proporzionale aumento di livello consumo, abuso e dipendenza. 
Secondo stime del Dipartimento delle Politiche Antidroga si rischia di passare dal quadro degli anni 2007-2008, in cui l’incidenza del gioco patologico era pari all’1% e quella del gioco problematico pari al 5% della popolazione, ad un’incidenza del gioco patologico pari al 7-10% e del gioco problematico del 10-18% . Grave è la compromissione sociale e finanziaria sui prestiti usuranti.
Fra il 2005 e il 2010 l’Ufficio Antiracket e Antiusura del Ministero dell’Interno ha visto un  aumento del 165% delle istanze di accesso al fondo di solidarietà di vittime dell’usura, conaumento di denuncia per usura anche in Regioni prima non considerate a rischio, fra cui l’Emilia,la Lombardia, la Toscana, e molti casi vedono l’azzardo fra cause e concause. [...]"

Studi promossi dal Coordinamento Nazionale per i Giocatori d'Azzardo, risalenti al 2011, hanno messo in evidenza fortissime probabilità di correlazione fra ricorso al gioco e minore scolarizzazione: quante famiglie finiscono per avere esistenze azzerate di fronte a fortune dilapidate dinanzi a vere e proprie macchinette "ammazza-uomo"?
Quante sarebbero le esistenze spezzate (o spezzabili?) per colpa di questo tremendo male? Esistono stime affidabili ed attendibili? 
Si riporti qualche frammento utile tratto da un articolo de "Il Sole 24Ore": 

"[...] Quattro italiani su dieci sono catturati dal gioco d'azzardo. Il giocatore tipo è un maschio, con la licenza media inferiore, che beve alcolici e fuma. Ma la categoria più a rischio è quella dei giovani giocatori, che abusano anche di farmaci come i tranquillanti. [...]"

Stando al medesimo articolo, riportando fonti del Cnr, si avrebbero circa 15 milioni di adulti puntualmente "interessati" a questa ossessione; è davvero sufficiente applicare "cartelli e messaggi sulla probabilità di vincita e sui rischi del gioco"? 
Quanti e quali sono i costi sociali derivanti dalle cure necessarie da apportare sul piano umano per cercare di salvare le esistenze distrutte da questo male?
A questa domanda cercano di rispondere le Acli (Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani), riportando nel seguito cifre che non hanno bisogno di spiegazioni o chiarimenti: 

"[...] Sono oltre 6 miliardi di euro i costi complessivi per la società dovuti al gioco d’azzardo in Italia.
800.000 gli italiani che presentano problemi di ludopatia.
Questi i dati evidenziati da “Mettiamoci in gioco”, campagna nazionale contro i rischi del gioco di azzardo promossa dalle Acli [...].
Le cifre sono imponenti. Nel 2011 il mercato mondiale dei giochi d’azzardo ha raccolto 417 miliardi di euro. 
L’Italia [...] rappresenta oltre il 15% del mercato europeo del gioco e oltre 4,4% del mercato mondiale.  
La spesa pro capite per ogni italiano maggiorenne va da 1703 euro [...] a 1890 euro e la stima della spesa complessiva per l’anno 2012 è di 94 miliardi di euro [...]Mentre la crisi colpisce i consumi e i risparmi delle famiglie italiane, la “passione” per il gioco cresce e continua a pesare sullo Stato, con costi sanitari (ricorso al medico di base più alto del 48% per i ludopatici, interventi psicologici, ricoveri, perdita di performance lavorativa del 28%) e relazionali(problematiche familiari, divorzi, violenze, depressione, ansia, deficit di attenzione, bassa resistenza ad altre dipendenze, idee suicide).[...]"

Cosa poter fare per arginare questo male sia economico che sociale? La risposta ha una chiarezza che trova, purtroppo, pochissima luce nelle cifre derivanti dai fondi circolanti nei conti pubblici "grazie" a queste tematiche. Citando un articolo de "Il fatto quotidiano" si ha, infatti, quanto segue: 

"[...]Nel corso del 2011 le entrate totali sul gioco d’azzardo hanno consentito allo Stato italiano di incassare 13,7 miliardi di euro con una crescita di oltre 1 miliardo di euro rispetto all’anno precedente che vale, in termini percentuali, un significativo +8,4%. [...] Nel corso del 2011, ha reso noto l’AAMS , l’Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato, il fatturato dei giochi d’azzardo ha sfiorato gli 80 miliardi di eurocontro i 61,4 del 2010. Al netto delle vincite pagate e delle tasse pagate allo Stato (cui si sommano quelle versate dai vincitori stessi), i concessionari di Lotto – la cui raccolta, grazie ai famosi numeri “ritardatari” è cresciuta del 30% – , videopoker, gratta e vinci e scommesse sportive varie, si sono portati a casa un guadagno netto di oltre 9 miliardi. [...]"

Quali dovrebbero essere le misure da impiegare per estirpare questo male?
Si riporti, nel seguito, qualche spunto di riflessione interessante:

"[...] la propensione dei giovani alla dipendenza da gioco è stata al centro di un dibattito accesosi ulteriormente negli ultimi tempi. Da più parti si è chiesto al governo di intervenire perbloccare con una legge le contestate pubblicità sul "gioco responsabile” con le quali, di fatto, viene promossa l’attività dei monopoli. Un piano legislativo di intervento sulla dipendenza [...] è ancora assente. L’ultimo ‘Atto di indirizzo sulla politica fiscale’, comunque, impegna formalmente l’esecutivo a operare nel contrasto ai fenomeni di “ludopatia, gioco compulsivo e gioco da parte dei minori” e a quelli “di esercizio illegale e non autorizzato del gioco” con l’obiettivo, tra le altre cose, di “consolidare il gettito fiscale”. Adesso, ovviamente, si attende anche il provvedimento di legge.[...]"

Le direzioni funzionali sembravano essere state particolarmente avviate, forse, con parte dei provvedimenti successivamente indeboliti dagli emendamenti alla legge di stabilità. Le proposte della Commissione Antimafia sarebbero, invece, ricollegabili a quelle definite nel seguito: 

"[...]La Commissione Antimafia si è pronunciata [...] richiedendo al Primo Ministro Monti un Decreto con cinque misure essenziali:
  • tutela dei minori;
  • responsabilità civile dei gestori verso le famiglie dei gamblers;
  • divieto assoluto di pubblicità ingannevole;
  • trasparenza sulle società concessionarie con sede all’estero;
  • applicazione norme antimafia sui gestori, anche retroattive.[...]"
Qualunque ulteriore commento sembra essere, purtroppo, superfluo...ma comunque in attesa di importanti e positivi cambiamenti.


Per saperne di più:

"Ddl stabilità, slitta la stretta su spot giochi.Tav, oltre due miliardi alla Torino-Lione", Repubblica.it

"Balduzzi «sconcertato» sulla legge di Stabilità«Sul gioco d'azzardo direzione sbagliata»", Corriere.it,

"Numeri e cifre del gioco d'azzardo in Italia", aise.it

"I numeri del gioco d'azzardo in Italia ed in Toscana", cesda.it,

"Quattro italiani su dieci dipendenti dal gioco d'azzardo. Uomini e giovani i più a rischio.", Il Sole 24Ore,

"Gioco d'azzardo: 6 miliardi di costi sociali", acli.it,

"Gioco d’azzardo, +30 per cento di guadagno nel 2011. Per lo Stato entrate da 9 miliardi", Il Fatto Quotidiano



lunedì 17 dicembre 2012

"TITOLI DI CODA", AUTORE GIANFRANCO CIVOLANI: ULTIMA OPERA OD OPERA ULTIMA?


Leggendo, ascoltando e rileggendo l'opinionista bolognese Gianfranco Civolani si ha, molto spesso, l'impressione di avere a che fare con una sorta di "biblioteca" universale di ricordi, fatti ed opinioni: dallo sport alla politica, dal cinema al teatro, dal basket alla musica. 
Sono veramente moltissimi i 'campi' che hanno attraversato la produzione radiofonica, letteraria, giornalistica e televisiva di questo uomo: giudizi netti, spigolosi e spesso obiettivi hanno a più riprese dipinto una personalità che non sembra accettare compromessi su moltissimi argomenti. 
Tifosissimo del Bologna Calcio, squadra adorata e descritta alla pari di una fede, è un giornalista che è conosciutissimo per quasi tutti i cittadini della "selva turrita". La sua produzione letteraria si è spesso mossa, negli anni, attorno ad opere comprensive ma non circoscritte alla realtà bolognese: 
"Commendator Paradiso - Renato Dall'Ara e il giallo dello scudetto di Bologna", "Le città del pallone", "A Capocabana!", "I miei trenta allenatori", "A Neviork!", "Trenta storie benedette e maledette", "Lui e Lei", "Presidenti e contorno" sono solo alcune delle opere scritte in questi ultimi anni. 
Fra Bologna, mondo, sport, politica e passioni si è costruita la personalità di un uomo: viaggi, cronache, ricordi e discorsi di vario tipo sono disseminate in una produzione variegata e multiforme. 
E' recente la sua opera ultima, intitolata "Titoli di Coda", che potrebbe essere forse anche un'ultima opera?
Il titolo sembra introdurre nel lettore, a questa domanda, più di qualche dubbio in merito. 
Alla richiesta l'autore sembra rispondere con una dissertazione non troppo preoccupata dell'eventualità:
"[...]'Titoli di coda'. Qualcuno mi ha detto che porta male.
Ma cosa può succedermi? Sono titoli di coda lunghi, magari sui miei personalissimi schermi durano ancora un pò.
Altri mi dicono: una cavalcata di sessant'anni cos'è? E' una cavalcata che mi ha tanto arricchito ed insegnato. 
E adesso vorrei, e magari potrei, arricchire altri o insegnare a chi comincia, ma in questo mondo di tutti imparati c'è qualcuno che ha bisogno di maestri e, soprattutto, i maestri servono a qualcosa?[...]"
Se non servono i maestri, però, potrebbero servire persone capaci di fornire utili esempi con cui potersi misurare e confrontare, eventualmente 'bagnati' da anni ed anni di esperienza e vita da raccontare. Gianfranco Civolani sembra avere, al di là di ogni opinione condivisibile o meno, esperienze ed esistenze assolutamente degne di essere raccontate: è attorno a questo concetto che si muove, spigoloso ed inafferrabile, l'opera in questione. 
Può quindi capitare di leggere esperienze cumulate in viaggi e trasferte che, in tutta questa vita, hanno costellato l'esistenza di questo giornalista.
Potrebbe pertanto capitare di leggere di classifiche (personali, ma non troppo), di giocatori e di atleti, di mari e di monti, di vacanze e 'giornalismi'. 
Potrebbe anche succedere di conoscere, fra i tanti episodi presentati e da raccontare, di un'intervista fatta al grandissimo Lucio Dalla, di un incontro (mitologico o realistico?) avvenuto con una stupenda Grace Kelly, di incontri fatti con Allenatori e Presidenti appartenenti (forse) ad uno sport d'altri tempi. Se ogni episodio vale un racconto, se ogni esempio vale uno spunto di riflessione, allora anche un libro come "Titoli di coda" può riuscire ad insegnare qualcosa. 
Si ritrovano infatti descrizioni di un calcio malato, di un basket femminile troppo sottovalutato e ridotto ai minimi termini, di realtà radiotelevisive minoritarie attorno a cui si radicano e si (ri)costruiscono le sensibilità di un tifo 'localistico' su cui sarebbe possibile scrivere più di una dissertazione di Laurea. Non mancano neppure consigli ed elogi alla lettura, vista come virtù da riscoprire e rivalutare sotto moltissimi aspetti: 
"[...]La lettura apre la mente e aiuta a dialogare - per chi lo vuole - sui massimi sistemi. E oggi tanti giovani spendono il loro tempo con Internet (che io non ho e non voglio) e con Facebook e con tutta quella roba lì, ma il tempo per leggere di tanto e di tutto lo devono trovare. 
E poi - come diceva il poeta Roversi - un uomo con un libro in mano non è mai solo.[...]"
Leggere di tanto e di tutto, dunque, proprio per poter riuscire a conoscere e spiegare (forse) quel piccolo mistero che si nasconde dietro ad un "Chiedi chi erano i Beatles". In mezzo a quel tutto da dover leggere, forse, potrebbe starci anche un libro pieno di episodi ed 'esempi' come questo? 
Sicuramente, sotto moltissimi punti di vista. 
Non possono poi mancare inevitabili riferimenti per il futuro calcistico, con previsioni sul futuro della squadra bolognese che (un tempo ormai lontano) tremare il mondo fa(ceva). Non mancano voti, ricordi di giocatori e di incontri, di interviste e di obiettivi. 
Cosa rispondere a chi potrebbe, forse legittimamente, fare qualche domanda relativa all'autore? Risponde a questa domanda lo stesso giornalista, con un incisivamente scherzoso "Lei non sa chi sono io":
"[...]Le elementari alle Scuole Belletti di Porta San Mamolo, le medie al San Domenico, ginnasio e Liceo al Galvani. Sempre buoni voti e alla maturità la media del sette mancata per un solo voto perchè a Storia dell'Arte feci cilecca e mi diedero la sufficienza impietositi dai bei voti che avevo preso in latino, greco, storia e filosofia. Poi la Facoltà di Legge (e voto di 103 alla Laurea) e tre anni all'Istituto di Psicologia del Lavoro dell'Ente Nazionale Prevenzione Infortuni prima di firmare a venticinque anni un sospirato contratto giornalistico. [...]"
Esempi, esempi ed ancora esempi.
Ai lettori le ardue sentenze, per il resto. 


giovedì 13 dicembre 2012

"BACK IN BLACK", CITANDO GLI AC/DC...


"Tutto nasce dal ritmo: è la base del feeling di ciò che suoniamo. 
Noi vogliamo che la gente riesca a sentire fisicamente l'energia che sprigioniamo. 
Vogliamo che ingoi ogni singolo watt!"

(Angus Young)

venerdì 7 dicembre 2012

FUORI DAL GOVERNO MONTI: PER COLPA DI CHI?


Considerare conclusa l'esperienza di Governo Monti, attribuendo interamente all'opera dello stesso l'ulteriore aggravamento della crisi economico-finanziaria attualmente in atto. Laddove non sono riusciti i comunisti, ha provveduto ad arrivare l'opera del Governo "tecnico": fuori dalla "maggioranza", dunque, in una legislatura che ormai sembra non avere più nulla da dire. 
Il "partito" del popolo delle libertà ha rimproverato al Governo anche la mancata esecuzione di provvedimenti ritenuti fondamentali per arginare il momento di crisi: abuso delle intercettazioni e responsabilità civile dei magistrati. Serviva infatti una riforma della Giustizia modellata "ad hoc" per salvare l'opera del Governo, tagliando ovviamente l'argomento relativo alle "liste pulite" e alla non candidabilità dei condannati.
Potrebbe essere anche questo uno dei motivi che hanno spinto questo "partito" liquefatto alla nuova posizione di "astensione", al fine di evitare lo sfascio. 
Evitare lo sfascio dello Stato e, di pari passo, arginare lo sfacelo di uno schieramento "ad personam", ormai destinato ad autodistruggersi: è per questo che, forse, l'uomo del (fu) miracolo ha deciso di rientrare in campo. 
Non se ne è neppure mai andato, forse: la scelta di dimettersi fu, oltre un anno fa, imputabile ad una esclusiva scelta di "responsabilità". 
Con quella scelta è arrivato un Governo che, cumulando sicuramente moltissimi errori, sembra abbia cercato di "tamponare" ed onorare i durissimi impegni sottoscritti dalla coppia B.-T., poco prima del crollo, in sede Europea: pareggio di bilancio su tutti, ovviamente. 
Da quella scelta arrivarono manovre e provvedimenti che, disposti per emergenza e fretta, erano rivolti alla necessità di raggiungere la liquidità necessaria per onorare gli impegni che l'assoluta mancanza di credibilità aveva prodotto. Dopo un anno, dunque, sembra ritornato il momento per vedere all'opera l'uomo dell'incubo: con il suo ritorno, qualunque forma di democratica consultazione è stata abolita. 
Non serviranno più le primarie, non servirà più raccogliere firme e candidature.
Chi oggi si vanta di essere fuori dal Governo per scelta "responsabile" è, dunque, lo stesso che fino a poco tempo fa professava una serie di astronomiche fanfaronate: crisi inesistente, disoccupazione contenuta, debito pubblico sotto controllo, spread inutile, ottimismo sufficiente a combattere uno stato di malessere solo psicologico, sostenibilità dei conti pubblici assicurata, [...]. 
Questo elenco di assurdità dette e poi "applicate" ha contribuito a produrre, a conti fatti, un ulteriore aggravamento della crisi le cui congiunture erano comunque di "matrice" largamente sovra-nazionale. Alla fine di ogni conto, comunque, la morale sembra essere una sola: i più grandi "co-autori" dell'aggravamento italiano della crisi sono gli stessi che, oggi, hanno avuto la grande idea di chiamarsi fuori da qualunque forma di (ir)responsabilità.
Se la campagna elettorale è iniziata, purtroppo, si spera che il messaggio 'vero' della questione non tarderà ad essere percepito: coloro che hanno aggravato la crisi sono oggi gli stessi che si (ri)propongono di risolverla. 
Il Governo Monti, secondo questi stessi colpevoli, avrebbe prodotto numerosi errori attribuibili, ancora una volta, ai "comunisti" ed ai loro derivati: Pd, Fiom e Cgil. Sempre i soliti noti, ovviamente.
Inutile spiegare del rimanente "contorno" che, per fortuna o purtroppo, non dovrebbe mai essere dimenticato in situazioni come queste:recessione galoppante, prodotto interno lordo in contrazione, disoccupazione crescente, disoccupazione giovanile su dati allarmanti (36% circa), crollo della produttività, calo dei consumi, debito pubblico in crescita costante (circa 2mila miliardi di Euro) e quant'altro di conosciuto. 
A tutti questi problemi, quale nuova soluzione proporre? Qualunque risposta a questa domanda è (ri)affidata, nuovamente, al ritorno del satiro d'Italia: mister B., appunto. 
Le responsabilità sono sempre altrui, non imputabili certamente ad altri fattori quali: "partito" ad-personam in liquefazione completa, crollo nei sondaggi e nel consenso (la credibilità dovrebbe essere stata perduta anni-luce fa, nds), necessità(/impossibilità?) di scrivere liste cosiddette "pulite" per le prossime elezioni, [...]. La risposta sarà, da oggi in poi, una sola: astensione
La stessa risposta che, fino ad oggi, è stata data nei fatti (purtroppo sotto gli occhi di tutti) ai problemi dell'Italia. 
La stessa risposta che, fino ad oggi, ha accompagnato i troppi "diktat" forniti da quello stesso satiro che, oggi, vuole ripresentarsi come uomo del (mai avvenuto) miracolo italiano. 
Rimarrà, sullo sfondo ma non troppo, una forza che dovrà saper essere (ancora per una volta) all'altezza di fornire risposte adeguate ad evitare un ulteriore aggravamento della crisi su scala reale: molt(issim)i di questi destini sembrano essere "nelle corde" del centrosinistra e dei progressisti.
Anti-partitismo a parte, ovviamente: larga parte del suo merito elettorale è infatti attribuibile senza alcun dubbio ai cumulati demeriti della classe politica di questi ultimi decenni. 
Sperando che, ovviamente, non arrivi una legge elettorale appositamente studiata per favorire la realizzazione di un nuovo Governo "Tecnico".

martedì 4 dicembre 2012

"BEAUTIFUL DAY", CITANDO GLI U2...



"The heart is a bloom/ Shoots up through the stony ground/ There's no room/ No space to rent in this town/ You're out of luck/ And the reason that you had to care/ The traffic is stuck/ And you're not moving anywhere [...]"