venerdì 28 dicembre 2012

FRA LEGALITA' ED IMPRESA: FRAMMENTI DI EMERGENZA NAZIONALE?


Cosa poter dire o scrivere di fronte alle notizie sempre più evidenti secondo cui beni ed aziende confiscate alle mafie non sembrano fruttare e produrre guadagni in moltissimi luoghi d'Italia? Sono chiare, a questo proposito, le parole pronunciate da Don Luigi Ciotti, fondatore e presidente di Libera:

"[...]Così vincono loro, non vinciamo noi. [...] I numeri parlano molto chiaro: sono soltanto pochissime imprese quelle che resistono e tutte le altre prima o poi muoiono. Questa è una situazione che grida vendetta. [...]"

Frammenti di un'intervista che denunciano quelli che sono, purtroppo, dati senza quartiere e senza possibilità di molteplici interpretazioni: 12670 beni confiscati (11007 immobili, 1663 aziende). Quante fra le realtà aziendali hanno i conti e le economie a posto?
Guardando alle realtà imprenditoriali, solo 35 di queste. sembrano funzionare: in altre parole, facendo affidamento ai dati diffusi dall'Agenzia del demanio e riportati su un odierno articolo de La Repubblica, solamente il 2% delle aziende confiscate godono di bilanci in attivo. 
Cosa poter pensare del rimanente 98% morente (o quasi)? Quali ragioni potrebbero nascondersi dietro a quello che rischia di trasformarsi in un fallimento totale? L'articolo de La Repubblicarisponde precisamente a domande simili: 

"[...]Troppa  burocrazia. Troppa indolenza. Troppo disinteresse.
E troppo il tempo che passa dal sequestro di un bene alla confisca, dalla sua destinazione all'assegnazione definitiva. Cinque ani, sette, anche nove anni. 
Terreni che sono ormai abbandonati. Aziende finite inesorabilmente fuori mercato. Dipendenti a spasso. 
Con banche che revocano i fidi, assicurazioni che non assicurano più, foprnitori che chiedono il rientro immediato dei loro creditori.[...]"

Possono davvero questi tratti dipingere un impietoso fallimento per la vera lotta alla mafia? 
L'articolo risponde con un'affermazione che, in uno Stato degno di essere considerato tale, non può essere minimamente accettabile:

"[...]Tutto funziona perfettamente se è nelle mani dei boss, tutto va in rovina se non ci sono loro.[...]"

La distribuzione geografica delle realtà industriali confiscate sembra essere diffusamente maggioritaria per le Regioni meridionali: Sicilia (37% del totale), Campania (20%), Puglia (8% circa) e Calabria (8% circa). Potrebbe questa voce costituire un ulteriore volano di rilancio per cercare di riabilitare la questione meridionale? Quali provvedimenti sarebbe possibile mettere in campo per proteggere e far guadagnare nuovamente i beni che un tempo erano dei clan? Quali sono i colpevoli di questa silenziosa 'strage'? Può essere tutta colpa dello Stato? 
L'opinione di Don Ciotti sembra essere, a questo proposito, articolata ed obiettiva: 

"[...]Dentro lo Stato ci sono stati anche uomini che si sono spesi e a volte anche strutture che hanno funzionato. 
Sono mancati gli strumenti giusti, è mancata in generale un'aggressione mirata alla questione dei beni confiscati. 
E poi ci sono state reti di complicità, [...] ritardi, [...] silenzi. [...]"

Quali le alternative da mettere in campo, anche se purtroppo in elevato ritardo? 

"[...]Si sarebbe dovuto seguire il modello delle cooperative che sono nate sui terreni confiscati con bando pubblico e con il coinvolgimento dei giovani del territorio. In questi casi è sempre stato riconsegnato il maltolto, i beni sottratti alle mafie sono stati restituiti all'uso sociale e alla collettività grazie alle reti economiche che si sono messe in gioco. [...] Abbiamo bisogno di cose concrete, abbiamo bisogno di speranza.[...]"

Servono cose concrete e speranze, oltre qualunque provvedimento possibile: sarà questo un compito fondamentale a cui dovrà provvedere un prossimo Governo? Gli interventi necessari da mettere urgentemente 'in campo' vengono descritti da Franco La Torre, Presidente di "Flare" (Rete Europea di Associazioni contro il crimine organizzato) e figlio di Pio La Torre: 

"[...]La prima: la presenza di amministratori giudiziari competenti che siano in grado di fare il loro mestiere fino in fondo e di programmare piani a medio e lungo termine per le aziende confiscate. La seconda: sostenere la legge d'iniziativa popolare [...] per la tutela di tutti i dipendenti delle aziende sotto confisca e per garantire loro gli stessi diritti di tutti gli altri lavoratori dei settori in crisi. 
La terza: utilizzare il contante sequestrato e reinvestirlo nelle attività dove si registrano le sofferenze.[...]"

Esistono alternative a queste proposte? Sarà possibile, forse, ribaltare e riabilitare molte delle situazioni sopra descritte? 
"Abbiamo disogno di cose concrete, abbiamo bisogno di speranza."


Per saperne di più: 
"Il crac delle aziende confiscate, così il tesoro delle mafie diventa un buco nero per lo Stato.", A.Bolzoni, La Repubblica
"Ritardi, omissioni e pochi strumenti - questa situazione grida vendetta.", intervista a Don Luigi Ciotti, La Repubblica

domenica 23 dicembre 2012

"LOVE", CITANDO REZOPHONIC...



"[...]"In un mondo di opportunità tecnologiche ed economiche senza precedenti, troviamo assolutamente inaccettabile che più di 100 milioni di bambini sotto i cinque anni siano sottopeso, in condizioni di non poter sviluppare a pieno il proprio potenziale umano e socio-economico, e che la malnutrizione infantile uccida ogni anno più di 2,5 milioni di bambini", denunciano [...] FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura), IFAD (Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo) e PAM (Programma Ambientale Mondiale), nella prefazione del rapporto.[...] se da una parte vi sono 870 milioni di persone sottonutrite, il mondo deve fare i conti con un doppio fardello: sottonutrizione cronica e malnutrizione da micronutrienti coesistono infatti con il grave problema dell'obesità, del sovrappeso e delle malattie correlate, che si stima coinvolgano circa 1,4 miliardi di persone al mondo. [...] 
La crescita è necessaria e importante, ma non sempre sufficiente o rapida.   
Da qui la necessità di sistemi di protezione sociale per assicurare che i più vulnerabili non siano lasciati da soli ma possano invece partecipare, contribuire e beneficiare della crescita. 
Per i più deboli, coloro che spesso non possono trarre immediato beneficio dalle opportunità offerte dalla crescita economica, sono necessarie misure come i trasferimenti di denaro, i buoni pasto o la copertura sanitaria. Le reti di protezione sociale possano far migliorare la nutrizione dei bambini - un investimento che ripagherà nel futuro con adulti più robusti, più in salute e con migliori livelli d'istruzione. 
Con reti di protezione sociale a complemento della crescita economica, fame e malnutrizione possono essere eliminate, conclude il rapporto."

Fonte: 
"Nuovo rapporto sulla fame nel mondo - Quasi 870 milioni di persone sono cronicamente sottonutrite.", fao.org (http://www.fao.org/news/story/it/item/161886/icode/)

giovedì 20 dicembre 2012

FRA GIOCO D'AZZARDO E LEGGE DI STABILITA': EMENDAMENTI DISTRUTTIVI?


Un articolo pubblicato sul sito de La Repubblica descrive, in maniera abbastanza chiara, quelli che sarebbero i contenuti di alcuni degli emendamenti apposti alla Legge di stabilità attualmente in corso di (ultima) approvazione: 

"[...]Gioco d'azzardo: Non ci saranno nuove proroghe: entro il 31 gennaio  [...] partiranno le gare per l'apertura di nuove sale per il poker live (le partite nei circoli privati e nelle sale dedicate), nonostante il tentativo di far slittare il bando di sei mesi con emendamenti alla legge di stabilità. La Ragioneria generale dello Stato ha giudicato infatti troppo oneroso uno rinvio, perché la mancata gara implica minori introiti. [...] slitta a giugno l'entrata in vigore della stretta sulle pubblicità dei giochi, prevista dal decreto Balduzzi tra le misure per contrastare la ludopatia.[...]"

Potrebbero quindi arrivare, in caso di celere e distratta approvazione, abbattimenti dei vincoli relativi all'apertura di tante nuove sale per il poker e per il gioco d'azzardo? La stessa sorte di "posticipo" finirà, invece, per investire anche le norme relative alla stretta sulle pubblicità degli stessi giochi. 
Quali sono state, di fronte a queste pessime eventualità, le opinioni del Ministro Balduzzi, autore fra l'altro dello stesso decreto che "limava" per "razionalizzare" il numero di posti letto negli ospedali? Il sito de Il Corriere riporta, in un altro articolo, dichiarazioni apparentemente non equivocabili: 

"[...] Sono sconcertato per gli emendamenti notturni sul gioco d'azzardo patologico che sembrano invertire la direzione che il governo ha avuto rispetto a questa questione di impatto enorme. [...]"

A queste dichiarazione arriva, puntualmente, la replica fatta dal Presidente di Confindustria - 'Sistema Gioco Italia':

"[...]Siamo stupiti e rammaricati per le dichiarazioni del ministro Balduzzi in cui si lamenta che gli operatori del gioco abbiano stravolto i provvedimenti di legge a suo tempo presentati. [...] Dopo che Governo e Parlamento hanno deciso tutto e il contrario di tutto, ora si vuole spostare la responsabilità dei provvedimenti [...] su inesistenti lobbies e su un presunto potere degli operatori del gioco legale che in questa partita nulla hanno fatto. Ricordiamo che gli operatori del gioco sono già pronti all'applicazione delle norme previste dal decreto Balduzzi, con la predisposizione di cartelli e messaggi sulla probabilità di vincita e sui rischi del gioco.[...]"

Servono veramente solo cartelli e messaggi su probabilità di vincita e rischi di gioco per limitare i tragici effetti derivanti dai comportamenti ossessivo-compulsivi riconducibili al gioco d'azzardo? La risposta a questa domanda non può, fortunatamente, essere in alcun modo "puramente affermativa". 
La convizione di arginare questo problema ricorrendo esclusivamente a "cartelli e messaggi sulla probabilità di vincita e sui rischi del gioco" è una questione che, purtroppo, profuma più che mai di cialtroneria e buffonata assoluta. 
I numeri ed i mali del gioco d'azzardo sembrano avere, infatti, radici ben più profonde (ed ottimamente innaffiate?) da estirpare. 
Si riporti, a titolo d'esempio, il contenuto di una dichiarazione promossa da "Libera" relativamente al gioco d'azzardo: 

"[...] Il gioco d’azzardo [...] comporta risvolti etici, educativi e patologici, perché crea dipendenza in una fascia non esigua di giocatori, presentando aspetti sociali perché di fatto costituisce una vera e propria tassa sui poveri che si illudono di far quadrare i propri bilanci tramite scorciatoie. E non da ultimo [...] alimenta gli affari della criminalità perché non solo ad ogni espansione del gioco legale si avverte anche un’espansione del gioco illegale, ma soprattutto perché crea indebitamento e quindi ricorso a fonti di denaro illecito e alla pratica sempre più diffusa dell’usura.[...]"

Quali i risvolti reali ed economici di questa alternativa distruttiva? Si riportino le seguenti parole, tratte dal sito cesda.net:

"[...]l’Italia è il terzo Paese nel mondo dopo Giappone e Regno Unito per volume di gioco, ed il primo per spesa pro capite: circa 1260 euro di spesa procapite (neonati compresi). Tra il 2003 e il 2010 il volume del gioco d’azzardo in Italia ha avuto un andamento crescente, a ritmi che non hanno ceduto affatto alla crisi economica [...]."

Se nell'ormai lontano 2007 la mole di gioco era pari a 'soli' 42 miliardi di Euro, nel solo 2011 si sono raggiunte cifre prossime ai 76 miliardi: quale grande sforzo, in tempo di crisi. La pagina prosegue in maniera purtroppo chiara sul silenzioso male causato da questa devastante ossessione: 

"[...]L’incidenza del Gioco d’Azzardo Patologico (GAP) tra gli adulti riguarda l’1-2 % della popolazione. 
Il forte aumento della pressione pubblicitariaha determinato una maggiore propensione a giocare d’azzardo con conseguente crescita della patologia. 
Negli ultimi anni si è riscontrato un proporzionale aumento di livello consumo, abuso e dipendenza. 
Secondo stime del Dipartimento delle Politiche Antidroga si rischia di passare dal quadro degli anni 2007-2008, in cui l’incidenza del gioco patologico era pari all’1% e quella del gioco problematico pari al 5% della popolazione, ad un’incidenza del gioco patologico pari al 7-10% e del gioco problematico del 10-18% . Grave è la compromissione sociale e finanziaria sui prestiti usuranti.
Fra il 2005 e il 2010 l’Ufficio Antiracket e Antiusura del Ministero dell’Interno ha visto un  aumento del 165% delle istanze di accesso al fondo di solidarietà di vittime dell’usura, conaumento di denuncia per usura anche in Regioni prima non considerate a rischio, fra cui l’Emilia,la Lombardia, la Toscana, e molti casi vedono l’azzardo fra cause e concause. [...]"

Studi promossi dal Coordinamento Nazionale per i Giocatori d'Azzardo, risalenti al 2011, hanno messo in evidenza fortissime probabilità di correlazione fra ricorso al gioco e minore scolarizzazione: quante famiglie finiscono per avere esistenze azzerate di fronte a fortune dilapidate dinanzi a vere e proprie macchinette "ammazza-uomo"?
Quante sarebbero le esistenze spezzate (o spezzabili?) per colpa di questo tremendo male? Esistono stime affidabili ed attendibili? 
Si riporti qualche frammento utile tratto da un articolo de "Il Sole 24Ore": 

"[...] Quattro italiani su dieci sono catturati dal gioco d'azzardo. Il giocatore tipo è un maschio, con la licenza media inferiore, che beve alcolici e fuma. Ma la categoria più a rischio è quella dei giovani giocatori, che abusano anche di farmaci come i tranquillanti. [...]"

Stando al medesimo articolo, riportando fonti del Cnr, si avrebbero circa 15 milioni di adulti puntualmente "interessati" a questa ossessione; è davvero sufficiente applicare "cartelli e messaggi sulla probabilità di vincita e sui rischi del gioco"? 
Quanti e quali sono i costi sociali derivanti dalle cure necessarie da apportare sul piano umano per cercare di salvare le esistenze distrutte da questo male?
A questa domanda cercano di rispondere le Acli (Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani), riportando nel seguito cifre che non hanno bisogno di spiegazioni o chiarimenti: 

"[...] Sono oltre 6 miliardi di euro i costi complessivi per la società dovuti al gioco d’azzardo in Italia.
800.000 gli italiani che presentano problemi di ludopatia.
Questi i dati evidenziati da “Mettiamoci in gioco”, campagna nazionale contro i rischi del gioco di azzardo promossa dalle Acli [...].
Le cifre sono imponenti. Nel 2011 il mercato mondiale dei giochi d’azzardo ha raccolto 417 miliardi di euro. 
L’Italia [...] rappresenta oltre il 15% del mercato europeo del gioco e oltre 4,4% del mercato mondiale.  
La spesa pro capite per ogni italiano maggiorenne va da 1703 euro [...] a 1890 euro e la stima della spesa complessiva per l’anno 2012 è di 94 miliardi di euro [...]Mentre la crisi colpisce i consumi e i risparmi delle famiglie italiane, la “passione” per il gioco cresce e continua a pesare sullo Stato, con costi sanitari (ricorso al medico di base più alto del 48% per i ludopatici, interventi psicologici, ricoveri, perdita di performance lavorativa del 28%) e relazionali(problematiche familiari, divorzi, violenze, depressione, ansia, deficit di attenzione, bassa resistenza ad altre dipendenze, idee suicide).[...]"

Cosa poter fare per arginare questo male sia economico che sociale? La risposta ha una chiarezza che trova, purtroppo, pochissima luce nelle cifre derivanti dai fondi circolanti nei conti pubblici "grazie" a queste tematiche. Citando un articolo de "Il fatto quotidiano" si ha, infatti, quanto segue: 

"[...]Nel corso del 2011 le entrate totali sul gioco d’azzardo hanno consentito allo Stato italiano di incassare 13,7 miliardi di euro con una crescita di oltre 1 miliardo di euro rispetto all’anno precedente che vale, in termini percentuali, un significativo +8,4%. [...] Nel corso del 2011, ha reso noto l’AAMS , l’Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato, il fatturato dei giochi d’azzardo ha sfiorato gli 80 miliardi di eurocontro i 61,4 del 2010. Al netto delle vincite pagate e delle tasse pagate allo Stato (cui si sommano quelle versate dai vincitori stessi), i concessionari di Lotto – la cui raccolta, grazie ai famosi numeri “ritardatari” è cresciuta del 30% – , videopoker, gratta e vinci e scommesse sportive varie, si sono portati a casa un guadagno netto di oltre 9 miliardi. [...]"

Quali dovrebbero essere le misure da impiegare per estirpare questo male?
Si riporti, nel seguito, qualche spunto di riflessione interessante:

"[...] la propensione dei giovani alla dipendenza da gioco è stata al centro di un dibattito accesosi ulteriormente negli ultimi tempi. Da più parti si è chiesto al governo di intervenire perbloccare con una legge le contestate pubblicità sul "gioco responsabile” con le quali, di fatto, viene promossa l’attività dei monopoli. Un piano legislativo di intervento sulla dipendenza [...] è ancora assente. L’ultimo ‘Atto di indirizzo sulla politica fiscale’, comunque, impegna formalmente l’esecutivo a operare nel contrasto ai fenomeni di “ludopatia, gioco compulsivo e gioco da parte dei minori” e a quelli “di esercizio illegale e non autorizzato del gioco” con l’obiettivo, tra le altre cose, di “consolidare il gettito fiscale”. Adesso, ovviamente, si attende anche il provvedimento di legge.[...]"

Le direzioni funzionali sembravano essere state particolarmente avviate, forse, con parte dei provvedimenti successivamente indeboliti dagli emendamenti alla legge di stabilità. Le proposte della Commissione Antimafia sarebbero, invece, ricollegabili a quelle definite nel seguito: 

"[...]La Commissione Antimafia si è pronunciata [...] richiedendo al Primo Ministro Monti un Decreto con cinque misure essenziali:
  • tutela dei minori;
  • responsabilità civile dei gestori verso le famiglie dei gamblers;
  • divieto assoluto di pubblicità ingannevole;
  • trasparenza sulle società concessionarie con sede all’estero;
  • applicazione norme antimafia sui gestori, anche retroattive.[...]"
Qualunque ulteriore commento sembra essere, purtroppo, superfluo...ma comunque in attesa di importanti e positivi cambiamenti.


Per saperne di più:

"Ddl stabilità, slitta la stretta su spot giochi.Tav, oltre due miliardi alla Torino-Lione", Repubblica.it

"Balduzzi «sconcertato» sulla legge di Stabilità«Sul gioco d'azzardo direzione sbagliata»", Corriere.it,

"Numeri e cifre del gioco d'azzardo in Italia", aise.it

"I numeri del gioco d'azzardo in Italia ed in Toscana", cesda.it,

"Quattro italiani su dieci dipendenti dal gioco d'azzardo. Uomini e giovani i più a rischio.", Il Sole 24Ore,

"Gioco d'azzardo: 6 miliardi di costi sociali", acli.it,

"Gioco d’azzardo, +30 per cento di guadagno nel 2011. Per lo Stato entrate da 9 miliardi", Il Fatto Quotidiano



lunedì 17 dicembre 2012

"TITOLI DI CODA", AUTORE GIANFRANCO CIVOLANI: ULTIMA OPERA OD OPERA ULTIMA?


Leggendo, ascoltando e rileggendo l'opinionista bolognese Gianfranco Civolani si ha, molto spesso, l'impressione di avere a che fare con una sorta di "biblioteca" universale di ricordi, fatti ed opinioni: dallo sport alla politica, dal cinema al teatro, dal basket alla musica. 
Sono veramente moltissimi i 'campi' che hanno attraversato la produzione radiofonica, letteraria, giornalistica e televisiva di questo uomo: giudizi netti, spigolosi e spesso obiettivi hanno a più riprese dipinto una personalità che non sembra accettare compromessi su moltissimi argomenti. 
Tifosissimo del Bologna Calcio, squadra adorata e descritta alla pari di una fede, è un giornalista che è conosciutissimo per quasi tutti i cittadini della "selva turrita". La sua produzione letteraria si è spesso mossa, negli anni, attorno ad opere comprensive ma non circoscritte alla realtà bolognese: 
"Commendator Paradiso - Renato Dall'Ara e il giallo dello scudetto di Bologna", "Le città del pallone", "A Capocabana!", "I miei trenta allenatori", "A Neviork!", "Trenta storie benedette e maledette", "Lui e Lei", "Presidenti e contorno" sono solo alcune delle opere scritte in questi ultimi anni. 
Fra Bologna, mondo, sport, politica e passioni si è costruita la personalità di un uomo: viaggi, cronache, ricordi e discorsi di vario tipo sono disseminate in una produzione variegata e multiforme. 
E' recente la sua opera ultima, intitolata "Titoli di Coda", che potrebbe essere forse anche un'ultima opera?
Il titolo sembra introdurre nel lettore, a questa domanda, più di qualche dubbio in merito. 
Alla richiesta l'autore sembra rispondere con una dissertazione non troppo preoccupata dell'eventualità:
"[...]'Titoli di coda'. Qualcuno mi ha detto che porta male.
Ma cosa può succedermi? Sono titoli di coda lunghi, magari sui miei personalissimi schermi durano ancora un pò.
Altri mi dicono: una cavalcata di sessant'anni cos'è? E' una cavalcata che mi ha tanto arricchito ed insegnato. 
E adesso vorrei, e magari potrei, arricchire altri o insegnare a chi comincia, ma in questo mondo di tutti imparati c'è qualcuno che ha bisogno di maestri e, soprattutto, i maestri servono a qualcosa?[...]"
Se non servono i maestri, però, potrebbero servire persone capaci di fornire utili esempi con cui potersi misurare e confrontare, eventualmente 'bagnati' da anni ed anni di esperienza e vita da raccontare. Gianfranco Civolani sembra avere, al di là di ogni opinione condivisibile o meno, esperienze ed esistenze assolutamente degne di essere raccontate: è attorno a questo concetto che si muove, spigoloso ed inafferrabile, l'opera in questione. 
Può quindi capitare di leggere esperienze cumulate in viaggi e trasferte che, in tutta questa vita, hanno costellato l'esistenza di questo giornalista.
Potrebbe pertanto capitare di leggere di classifiche (personali, ma non troppo), di giocatori e di atleti, di mari e di monti, di vacanze e 'giornalismi'. 
Potrebbe anche succedere di conoscere, fra i tanti episodi presentati e da raccontare, di un'intervista fatta al grandissimo Lucio Dalla, di un incontro (mitologico o realistico?) avvenuto con una stupenda Grace Kelly, di incontri fatti con Allenatori e Presidenti appartenenti (forse) ad uno sport d'altri tempi. Se ogni episodio vale un racconto, se ogni esempio vale uno spunto di riflessione, allora anche un libro come "Titoli di coda" può riuscire ad insegnare qualcosa. 
Si ritrovano infatti descrizioni di un calcio malato, di un basket femminile troppo sottovalutato e ridotto ai minimi termini, di realtà radiotelevisive minoritarie attorno a cui si radicano e si (ri)costruiscono le sensibilità di un tifo 'localistico' su cui sarebbe possibile scrivere più di una dissertazione di Laurea. Non mancano neppure consigli ed elogi alla lettura, vista come virtù da riscoprire e rivalutare sotto moltissimi aspetti: 
"[...]La lettura apre la mente e aiuta a dialogare - per chi lo vuole - sui massimi sistemi. E oggi tanti giovani spendono il loro tempo con Internet (che io non ho e non voglio) e con Facebook e con tutta quella roba lì, ma il tempo per leggere di tanto e di tutto lo devono trovare. 
E poi - come diceva il poeta Roversi - un uomo con un libro in mano non è mai solo.[...]"
Leggere di tanto e di tutto, dunque, proprio per poter riuscire a conoscere e spiegare (forse) quel piccolo mistero che si nasconde dietro ad un "Chiedi chi erano i Beatles". In mezzo a quel tutto da dover leggere, forse, potrebbe starci anche un libro pieno di episodi ed 'esempi' come questo? 
Sicuramente, sotto moltissimi punti di vista. 
Non possono poi mancare inevitabili riferimenti per il futuro calcistico, con previsioni sul futuro della squadra bolognese che (un tempo ormai lontano) tremare il mondo fa(ceva). Non mancano voti, ricordi di giocatori e di incontri, di interviste e di obiettivi. 
Cosa rispondere a chi potrebbe, forse legittimamente, fare qualche domanda relativa all'autore? Risponde a questa domanda lo stesso giornalista, con un incisivamente scherzoso "Lei non sa chi sono io":
"[...]Le elementari alle Scuole Belletti di Porta San Mamolo, le medie al San Domenico, ginnasio e Liceo al Galvani. Sempre buoni voti e alla maturità la media del sette mancata per un solo voto perchè a Storia dell'Arte feci cilecca e mi diedero la sufficienza impietositi dai bei voti che avevo preso in latino, greco, storia e filosofia. Poi la Facoltà di Legge (e voto di 103 alla Laurea) e tre anni all'Istituto di Psicologia del Lavoro dell'Ente Nazionale Prevenzione Infortuni prima di firmare a venticinque anni un sospirato contratto giornalistico. [...]"
Esempi, esempi ed ancora esempi.
Ai lettori le ardue sentenze, per il resto. 


giovedì 13 dicembre 2012

"BACK IN BLACK", CITANDO GLI AC/DC...


"Tutto nasce dal ritmo: è la base del feeling di ciò che suoniamo. 
Noi vogliamo che la gente riesca a sentire fisicamente l'energia che sprigioniamo. 
Vogliamo che ingoi ogni singolo watt!"

(Angus Young)

venerdì 7 dicembre 2012

FUORI DAL GOVERNO MONTI: PER COLPA DI CHI?


Considerare conclusa l'esperienza di Governo Monti, attribuendo interamente all'opera dello stesso l'ulteriore aggravamento della crisi economico-finanziaria attualmente in atto. Laddove non sono riusciti i comunisti, ha provveduto ad arrivare l'opera del Governo "tecnico": fuori dalla "maggioranza", dunque, in una legislatura che ormai sembra non avere più nulla da dire. 
Il "partito" del popolo delle libertà ha rimproverato al Governo anche la mancata esecuzione di provvedimenti ritenuti fondamentali per arginare il momento di crisi: abuso delle intercettazioni e responsabilità civile dei magistrati. Serviva infatti una riforma della Giustizia modellata "ad hoc" per salvare l'opera del Governo, tagliando ovviamente l'argomento relativo alle "liste pulite" e alla non candidabilità dei condannati.
Potrebbe essere anche questo uno dei motivi che hanno spinto questo "partito" liquefatto alla nuova posizione di "astensione", al fine di evitare lo sfascio. 
Evitare lo sfascio dello Stato e, di pari passo, arginare lo sfacelo di uno schieramento "ad personam", ormai destinato ad autodistruggersi: è per questo che, forse, l'uomo del (fu) miracolo ha deciso di rientrare in campo. 
Non se ne è neppure mai andato, forse: la scelta di dimettersi fu, oltre un anno fa, imputabile ad una esclusiva scelta di "responsabilità". 
Con quella scelta è arrivato un Governo che, cumulando sicuramente moltissimi errori, sembra abbia cercato di "tamponare" ed onorare i durissimi impegni sottoscritti dalla coppia B.-T., poco prima del crollo, in sede Europea: pareggio di bilancio su tutti, ovviamente. 
Da quella scelta arrivarono manovre e provvedimenti che, disposti per emergenza e fretta, erano rivolti alla necessità di raggiungere la liquidità necessaria per onorare gli impegni che l'assoluta mancanza di credibilità aveva prodotto. Dopo un anno, dunque, sembra ritornato il momento per vedere all'opera l'uomo dell'incubo: con il suo ritorno, qualunque forma di democratica consultazione è stata abolita. 
Non serviranno più le primarie, non servirà più raccogliere firme e candidature.
Chi oggi si vanta di essere fuori dal Governo per scelta "responsabile" è, dunque, lo stesso che fino a poco tempo fa professava una serie di astronomiche fanfaronate: crisi inesistente, disoccupazione contenuta, debito pubblico sotto controllo, spread inutile, ottimismo sufficiente a combattere uno stato di malessere solo psicologico, sostenibilità dei conti pubblici assicurata, [...]. 
Questo elenco di assurdità dette e poi "applicate" ha contribuito a produrre, a conti fatti, un ulteriore aggravamento della crisi le cui congiunture erano comunque di "matrice" largamente sovra-nazionale. Alla fine di ogni conto, comunque, la morale sembra essere una sola: i più grandi "co-autori" dell'aggravamento italiano della crisi sono gli stessi che, oggi, hanno avuto la grande idea di chiamarsi fuori da qualunque forma di (ir)responsabilità.
Se la campagna elettorale è iniziata, purtroppo, si spera che il messaggio 'vero' della questione non tarderà ad essere percepito: coloro che hanno aggravato la crisi sono oggi gli stessi che si (ri)propongono di risolverla. 
Il Governo Monti, secondo questi stessi colpevoli, avrebbe prodotto numerosi errori attribuibili, ancora una volta, ai "comunisti" ed ai loro derivati: Pd, Fiom e Cgil. Sempre i soliti noti, ovviamente.
Inutile spiegare del rimanente "contorno" che, per fortuna o purtroppo, non dovrebbe mai essere dimenticato in situazioni come queste:recessione galoppante, prodotto interno lordo in contrazione, disoccupazione crescente, disoccupazione giovanile su dati allarmanti (36% circa), crollo della produttività, calo dei consumi, debito pubblico in crescita costante (circa 2mila miliardi di Euro) e quant'altro di conosciuto. 
A tutti questi problemi, quale nuova soluzione proporre? Qualunque risposta a questa domanda è (ri)affidata, nuovamente, al ritorno del satiro d'Italia: mister B., appunto. 
Le responsabilità sono sempre altrui, non imputabili certamente ad altri fattori quali: "partito" ad-personam in liquefazione completa, crollo nei sondaggi e nel consenso (la credibilità dovrebbe essere stata perduta anni-luce fa, nds), necessità(/impossibilità?) di scrivere liste cosiddette "pulite" per le prossime elezioni, [...]. La risposta sarà, da oggi in poi, una sola: astensione
La stessa risposta che, fino ad oggi, è stata data nei fatti (purtroppo sotto gli occhi di tutti) ai problemi dell'Italia. 
La stessa risposta che, fino ad oggi, ha accompagnato i troppi "diktat" forniti da quello stesso satiro che, oggi, vuole ripresentarsi come uomo del (mai avvenuto) miracolo italiano. 
Rimarrà, sullo sfondo ma non troppo, una forza che dovrà saper essere (ancora per una volta) all'altezza di fornire risposte adeguate ad evitare un ulteriore aggravamento della crisi su scala reale: molt(issim)i di questi destini sembrano essere "nelle corde" del centrosinistra e dei progressisti.
Anti-partitismo a parte, ovviamente: larga parte del suo merito elettorale è infatti attribuibile senza alcun dubbio ai cumulati demeriti della classe politica di questi ultimi decenni. 
Sperando che, ovviamente, non arrivi una legge elettorale appositamente studiata per favorire la realizzazione di un nuovo Governo "Tecnico".

martedì 4 dicembre 2012

"BEAUTIFUL DAY", CITANDO GLI U2...



"The heart is a bloom/ Shoots up through the stony ground/ There's no room/ No space to rent in this town/ You're out of luck/ And the reason that you had to care/ The traffic is stuck/ And you're not moving anywhere [...]"

giovedì 29 novembre 2012

"DANCING IN THE DARK", CITANDO BRUCE SPRINGSTEEN



"[...] You can’t start a fire/ You can’t start a fire without a spark/ This gun’s for hire/ even if we’re just dancing in the dark [...] You can’t start a fire sitting ’round crying over a broken heart/ This gun’s for hire/ Even if we’re just dancing in the dark/ You can’t start a fire worrying about your little world falling apart/ This gun’s for hire/ 
Even if we’re just dancing in the dark [...]"

martedì 27 novembre 2012

FRA ILVA E VITA: QUANTO PUO' VALERE DAVVERO UNA "MINCHIATA"?


"Due casi di tumore in più all'anno? Una minchiata!" - è stato questo il contenuto attribuito al dialogo fra due dirigenti dell'Ilva intercettati durante l'inchiesta promossa nell'ambito della medesima questione relativa all'azienda. Cosa altro è possibile pensare di fronte a sentenze come queste?
Se qualche caso di tumore in più è "una minchiata", quante altre "minchiate" potranno valere le eventuali vite rovinate e/o spezzate dalla chiusura dell'azienda e dal conseguente allentamento (/annullamento) delle produzioni nelle altre realtà industriali strettamente collegate all'Ilva? 
Può rispondere a questa domanda, in maniera più o meno obiettiva, un frammento di intervista a Maurizio Landini riportata sul numero odierno di "Pubblico": 
"[...] D: Quanti lavoratori sono davvero coinvolti nella possibile chiusura dell'Ilva?
R: Tra lavoratori diretti e dell'indotto, nelle varie sedi, parliamo di 30-40 mila persone. Poi ci sono tutti quelli che lavorano i prodotti finali. Arriviamo a 100mila persone. [...]"
Da questo empirico conto sembrano poi essere escluse tutte quelle altre vite che, 'a cascata', si dipartono nei lavoratori delle famiglie e dell'indotto. 
Stando ad altrettanti conti rivolti alla quantificazione delle cifre necessarie ad imporre un risanamento, si è osservato come potrebbero servire circa 3-4 miliardi di Euro per la rimessa in sufficiente sicurezza della realtà industriale. 
E' ancora possibile intervenire, nonostante l'avvenuta chiusura dell'area a freddo? Quante 'minchiate' potrebbero valere le vite spezzate e/o rovinate dalla chiusura (così come dal funzionamento) di questo distretto industriale?
Sarà possibile trovare una soluzione definitiva alla 'questione Ilva', dopo anni di silenzio e tragicità insabbiate? 
Sarà possibile arginare il disastro ambientale ormai acclarato ed il dissesto socio-economico derivante dalla sospensione delle attività?
Rispondere a domande come queste sembra, a tutt'ora, quasi una missione impossibile: la colpa di ciò è imputabile forse a tutti coloro i quali hanno permesso che il lavoro diventasse, al contempo, fonte di vita e sorgente di morte? 
Quanto vale l'unità di misura "minchiata" con cui i dirigenti responsabili sembrano aver inquadrato esistenze distrutte da qualche tumore in più? Sarebbe possibile fornire a questi dirigenti incriminati qualche suggerimento utile per la conversione in termini economici delle vite perdute, linguaggio sicuramente a loro più congeniale e comprensibile?
Esistono in rete moltissimi "Safety Calculator" (Es.:http://smallbusiness.healthandsafetycentre.org/sc/tours/default.htm), capaci di quantificare sommariamente (ma sempre meglio della nuova unità di misura 'minchiata', nds) il costo di un'esistenza distrutta a seguito di un generico infortunio sul lavoro. Sarebbe opportuno che certi dirigenti conoscessero (o che le autorità competenti avessero provveduto per tempo a far sapere loro, nds) il reale impatto di una vita spezzata e/o danneggiata dall'attività lavorativa: quante componenti della società finiscono per essere danneggiate? 
L'impatto della 'minchiata' è, a fatti, traducibile in costi di ricarico che dovrebbero (condizionale d'obbligo, nds) impattare su società, famiglia ed industria: chi ha dato lavoro non può essere esente, al di là di qualunque 'minimizzazione della minchiata' possibile e pensabile. 
Il nome dell'inchiesta che ha innescato questo tremendo 'effetto domino' spiega, purtroppo, lucidamente il tutto: "Ambiente svenduto". 
Completano il quadro le (quasi) 600 pagine di motivazione dell'ordinanza di custodia cautelare e le autorizzazioni 'sporche' descritte nei rapporti, solo per citare alcuni esempi. Qualche dirigente e/o responsabile avrebbe potuto compiere per tempo qualche "minchiata" in meno? 
Quanto sarebbe costato un intervento adeguato in tempi non sospetti? A quanto rischiano di ammontare i costi del mancato intervento nei tempi (purtroppo) sospetti che verranno? A posteri, lavoratori e Governo le ardue risposte. 

lunedì 26 novembre 2012

FRA PRIMARIE E "BENE COMUNE": COME RISCRIVERE DAVVERO L'ITALIA?


Oltre tre milioni di persone, per una sfida che potrebbe senza alcun dubbio decidere le sorti della politica (e dell'Italia) intera per i prossimi anni: sono stati numeri impressionanti quelli che hanno contraddistinto il primo turno delle primarie "Italia, Bene Comune". 
Il secondo turno dovrà determinare un nome che potrà, salvo Monti-bis, governare il Paese.
Avrà l'arduo compito di governarlo a piene mani, forte (e consapevole) di una (pre)potente ed importante legittimazione democratica: sembra essere sempre più chiaro e nitido il grande obiettivo che andrà a configurarsi dopo il 2 dicembre.
Servirà una larghissima svolta, nella quale non dovranno essere più pochi uomini al comando a tessere le "trame" di Governo per l'Italia che verrà: la grande svolta per un Paese migliore può essere innescata solamente con l'apporto ed il supporto di tutti. 
Sarà necessario essere chiari, lucidi e trasparenti sul non certo esaurito "stato di allerta": toccherà alla politica essere coerente nell'ammettere che le emergenze non sono affatto terminate con la fine della "tecnocrazia". Nell'essere coerenti, sarà necessario adoperarsi di conseguenza: guardando a generiche tematiche come queste, la questione delle primarie non può essere sfigurata in un ridicolo volto fatto di sole percentuali, vincitori e vinti.
Dal candidato vincitore dovranno essere perfezionate squadre capaci di sintetizzare (e migliorare) i contenuti programmatici presentati da ciascun protagonista di questo confronto. 
Migliorare il programma dovrebbe significare, per fortuna o purtroppo, saper andare oltre le semplici dichiarazioni di intenti e troppe altr(ettant)e ridicole polemiche: rimangono domande ben più gravi a cui è necessario rispondere. 
  • Come coniugare le necessità di crescita (ed investimento) con le prospettive di salvaguardia esclusiva del rigore che si prefigurano come predominanti per i conti pubblici italiani? 
  • Attraverso quali risorse sarà possibile realizzare positivi cambiamenti, a fronte di oneri di spesa da rispettare necessariamente ogni anno? 
A domande come queste dovranno rispondere, per fortuna o purtroppo, le cifre che qualunque candidato vincitore dovrà, se eletto democraticamente, gestire con la miglior competenza possibile: dove reperire 80 miliardi di Euro l'anno per "onorare" gli interessi maturati sul debito pubblico? Su quali voci di bilancio sarà necessario operare per sottostare a quanto sottoscritto (e da rispettare annualmente) nel patto di stabilità europeo? 
  • In caso di crescita mancata, o di percentuali non elevate quanto le attese, si dovrebbero prefigurare esclusivamente operazioni di "taglio" già praticate con ampie critiche dai precedenti Governi (sia 'tecnici' che politici)?
La preferenza nell'urna, guardando al secondo turno del 2 dicembre prossimo, dovrebbe essere data facendo affidamento sulla necessità prioritaria di ottenere risposte precise a domande tremendamente importanti come queste. Quale rilevanza sarà data ad alcuni degli aspetti più validi presenti nei programmi degli altri candidati, usciti 'sconfitti' dal primo turno? Come si potranno sintetizzare punti di vista politici ed operativi molto distanti (apparentemente?) l'uno dall'altro? 
Nella settimana che separa l'elettore progressista (o desideroso di progresso, a seconda dei punti di vista) dal secondo turno delle primarie sarà necessario impostare ragionamenti costruttivi attorno a molte delle tematiche che potrebbero determinare in maniera radicale il (riabilitato?) futuro di questa Italia: 
  • Quali politiche portare avanti nelle sedi mondiali e continentali? Sarà possibile riequilibrare gli accordi di "rigore prevalente" fino ad oggi sottoscritti? Attraverso quali voci e quali garanzie sarà possibile farlo?
  • Attraverso quali reali provvedimenti coniugare prevenzione del territorio, protezione dalle emergenze di dissesto idrogeologico e/o sismico?
  • Attraverso quali strategie (/risorse/programmi/progetti[...]) poter procedere per creare occupazione ed adeguati indici di crescita?
  • Come affrontare il problema energetico? Come poter cambiare la politica energetica di un Paese intero dopo anni di nulla e (cumulate) scelte sciagurate?
  • Quali provvedimenti prendere per salvaguardare e preservare il mondo delle imprese e, contemporaneamente, tutelare quello dei lavoratori? 
  • Su quali realtà confrontarsi per definire quanti e quali tagli mettere in campo in tema di spese militari, guerre e politiche di pace (/gestione dei conflitti)?
  • Attraverso quali provvedimenti concreti realizzare riqualificazioni industriali situate in zone dove il lavoro è riuscito a diventare, al tempo stesso, fonte di vita e sorgente di morte? Esistono margini per migliorare o rinnovare investimenti e cicli produttivi oggi in manifesto declino? 
  • Come muoversi per tradurre in realtà concetti generici quali "prevenzione" e "sostenibilità ambientale"? 
  • Quale spazio riservare a questioni fondamentali ma troppo sottovalutate come diritti civili, integrazione e cittadinanza ai minori nati (e cresciuti) in Italia?
  • Quali risorse e quali provvedimenti mettere in opera, guardando a conti pubblici "ingessati", per migliorare questioni afferenti al lavoro?
  • In cosa consiste esattamente la cosiddetta "Agenda Monti"? Cosa significa realmente e concretamente aggiungere "qualcosa in più" a quest'ultima?
Sono ancora troppe le domande che sarebbe possibile scrivere, moltissime le risposte su cui sarebbe necessario strutturare un dibattito costruttivo al fine di rendere più stabile quella che sembra essere diventata la sola Speranza su cui fare affidamento per impedire all'Italia intera di precipitare definitivamente nel baratro. L'elettore, guardando alla cosiddetta "ultima croce", potrebbe guardare concretamente all'incontro fra idee e non certo allo scontro di candidati e posizioni "di partito". Sono infatti gli stessi partiti a doversi mettere ad assoluta disposizione (e subordinazione) dei cittadini, non certo il contrario. Solo così, forse, sarà possibile agevolare una miglior ripresa di credibilità ed una meno indolore transizione verso la Terza Repubblica? 
Il periodo che separa il popolo dei "sensibili" dal secondo turno potrebbe essere un periodo nel quale elaborare uno "scontro costruttivo" fra visioni differenti, cercando magari di integrare il tutto con frammenti di proposta provenienti dagli "sconfitti"? 
Sembra ridicolo rispondere a domande come queste con esclusive percentuali o con "incisivi" dibattiti circoscritti al rinnovato dualismo interno (ed esterno) al solo Partito Democratico. Le elezioni primarie sono, infatti, solo un primo "scoglio" che è necessario superare per tentare di arrivare al Governo del Paese: in caso di sconfitta o passi sbagliati, infatti, la "rottamazione" rischia di diventare collettiva. 
Il rischio più grande è, infatti, quello di rimanere "collettivamente orfani" di un qualcosa di terribilmente più grande: 
"[...] Sono orfano [...] di partecipazione e di una legge che assomiglia all'uguaglianza/ Di una democrazia che non sia un paravento/ Di onore e dignità, misura e sobrietà/ E di una terra che è soltanto calpestata/ Comprata, sfruttata, usata e poi svilita/ Orfan di una casa, di un'Italia che è sparita [...]"

 p.s.: quali risposte poter dare all'uomo (travestito da megafono) che ha descritto la giornata di ieri come "[...]rappresentazione senza contenuti, un'auto celebrazione di comparse, un grottesco viaggio nella pazzia [...]  un bromuro sociale, un calmante, [...]"? Risposte esaurienti al contenuto politico-programmatico della questione potranno darle, per fortuna o purtroppo, solamente il tempo ed una degna legge elettorale non "confezionata ad hoc" per favorire un "Monti-bis". Le risposte migliori sul contenuto socio-personale della questione possono comunque darle, tanto per cominciare, quelle moltissime persone che hanno scelto di votare, assieme a tutti quei volontari che hanno scelto, per un giorno, di credere alla possibilità di poter essere piccola parte di un sogno. Potrebbe l'uomo-megafono (assieme all'uomo parlante?) andare, seggio per seggio, ad accusare votanti e volontari di essere vittime illuse e tradite di un sistema finto e pilotato? Quali "risposte" potrebbe ottenere? Quali più importanti risposte dovrebbe dare invece questo uomo-megafono, prima di tutto agli aventi diritto che hanno scelto di votare il suo "Movimento"? Dovrebbe spiegare troppe cose che, fino ad oggi, non ha purtroppo ancora fatto in maniera adeguata ed esauriente. Di tempo per rispondere, comunque, ne resta ancora abbastanza.
Sempre "dall'alto di un blog", ovviamente.