sabato 27 ottobre 2012

PIU' "LAVORO" PER TUTTI...MINATORI COMPRESI


I pilastri dell'azione di Governo sembrano confermare un rigore eccessivo, a fronte di un'equità completamente distanziata da concetti (purtroppo solo apparentemente) elementari quali 'comprensione' o 'solidarietà'.
Stando a quanto diffuso, infatti, il CdM avrebbe approvato il regolamento per 'armonizzare i requisiti di accesso al nuovo sistema pensionistico', chiedendo ai lavoratori di miniere, cave e torbiere la 'necessità' di lavorare un anno in più rispetto alle attuali normative vigenti. 
Potrebbe anche sembrare una cosa giusta, alla luce delle tante 'riforme' frettolosamente fatte in questi mesi: può questo punto di vista cambiare guardando le condizioni al contorno? Potrebbe capitare di sentire qualcuno dire cose del tipo "giusto andare in pensione un anno più tardi, a fronte di un'aspettativa di vita prossima a superare gli 80 anni"; potrebbe altrettanto capitare di porsi domande del tipo "In mezzo all'aspettativa di vita, quanti anni post-lavoro certe categorie potranno passare nel pieno delle loro possibilità?
La pensione, da quanto si può sapere, non costituisce un pre-requisito fondamentale per definire una vecchiaia felice: quante 'carriere pensionistiche' esistono (ed esisteranno, all'ombra di queste 'riforme'?) e sopravvivono 'frenate' da problemi di tipo economico, sociale, post-lavorativo, [...]?
Ne sono esempi concreti le malattie professionali, arrivate magari dopo decenni di lavoro in condizioni proibitive. 
Ne sono esempi concreti quelle 'aspettative di vita media' che, per certe categorie professionali, rischiano di risultare fortemente debilitate.
Esistono casi reali di vecchiaie attaccate al giorno nuovo da ringraziare quotidianamente, giusto per essere arrivati "un pò più in là della sopravvivenza": per informazioni è possibile chiedere, giusto per fornire un esempio fra i (purtroppo) troppi, agli ex-minatori affetti da malattie professionali. 
Guardando in rete è possibile leggere cose simili alle seguenti: 

"Iglesias, con i suoi c. 2.300 Invalidi del Lavoro ed affetti da malattia professionale (Silicosi in particolare), rappresenta  oltre il 28 percento dell’intera provincia di Cagliari ed il 10 percento del totale degli Invalidi del Lavoro di tutta la Sardegna. Un numero straordinariamente elevato di ex minatori che le durissime condizioni di lavoro e di vita nelle miniere del territorio hanno segnato profondamente non solamente nel fisico, precocemente logorato e debilitato, ma anche nel morale nel momento in cui la città ed il territorio li priva di un’adeguata assistenza necessaria ad alleviare le sofferenze alle quali vanno incontro. Sono malati cronici che hanno necessità di assistenza continua [...] Questi ex minatori sono la coscienza civile di un mondo sempre più egoista e settario. Sono uomini speciali che hanno subito le conseguenze devastanti di un mondo del lavoro che era organizzato per altri scopi: il solo profitto, nel quale l’uomo era inteso come: uomo economicus.[...]"
(Fonte: 'Dimenticati gli ex-minatori affetti da malattie professionali'www.0781.info)

Il discorso presentato in tale articolo deve essere fatto rientrare, ovviamente, in un contesto più generalizzato e di maggior respiro: quanti saranno, nei decenni a venire, i minatori segnati profondamente nel fisico, nel morale e nelle sofferenze a cui andranno incontro?
Quali e quante garanzie di tutela potranno ricevere di fronte all'incedere delle loro malattie professionali, in un sistema sanitario che già oggi fatica a 'cumulare' personale specializzato per trattare certi disturbi derivanti da decenni di devastante logorio? 
A domande come queste dovrebbe rispondere, in linea di principio, la parola "equità" ottimamente sintetizzata ma quasi mai declinata dal Governo Monti. 
Non per nulla, infatti, da questa proposta stanno scaturendo proteste senza quartiere: 

"Ma come può essere venuta in mente al Governo una decisione così assurdamente burocratica e vessatoria verso dei lavoratori che hanno svolto lavori fra i più usuranti sulla faccia della terra, e per giunta per tutta una vita?"

E' questa l'opinione di Achille Passoni, Senatore del Partito Democratico. Tale provvedimento è frutto di una "decisione sadica", stando a quanto dichiarato dall'Italia dei Valori. Oltre il sistema-Partiti rimane, più che giustamente, il 'sistema-uomini': incaponirsi nell'eseguire burocratiche e contabili questioni per adempire al quadro di 'riforme' da espletare è quanto di più lontano possa esistere dalla parola 'equità'. 
Le proposte potevano essere quantomeno meglio eseguibili: sono stati fatti tavoli di incontro e concertazione con sindacati ed esperti di questioni simili per mettere in evidenza rischi e pericoli derivanti da scelte come queste? 
Quanto impatta sul bilancio statale mantenere un anno in più al lavoro il popolo dei minatori? 
Quali malattie professionali esistono (ed esisteranno) per queste categorie fragili del sistema lavorativo? 
Quantificare voci come queste dovrebbe significare, a conti fatti, promuovere un'analisi costi-benefici per evidenziare la (s)correttezza di tale provvedimento.
Saranno forse troppo "choosy" anche i minatori per potersi permettere riflessioni di questo tipo? 
Una malattia professionale può, se non adeguatamente valutata e pesata nel presente, fare sentire il suo 'peso economico' in maniera più prepotente nel futuro: per informazioni chiedere alle troppe categorie di malati silenziate in questa sfortunata Italia. 
Quale 'peso economico' potranno avere le malattie professionali (ed i malati) sui conti pubblici di domani?
Il ragionare guardando solamente a questi termini sembra essere una questione schifosa: dove precipita l'aspettativa di vita da trascorrere dignitosamente e felicemente per le persone costrette allo svolgimento di lavori usuranti? 
Si dimentica forse che, in certi luoghi dell'Italia e del mondo, il fare certi tipi di lavoro è radicalmente legato all'impossibilità di ottenerne di altro tipo: non è sempre questione di essere "choosy" in termini di scelte e possibilità. 
Non bastasse scrivere, inoltre, della (fortemente) ridotta aspettativa di vita per lavoratori di settori come questi: si spera in smentite, rinunce, modifiche o quant'altro di necessario per cercare di riscrivere una pagina come questa. 
Se è con questi termini che in futuro servirà delineare i confini del capitolo 'equità' nella cosiddetta "Agenda Monti", è meglio cambiare sin da subito impostazione ed organizzazione di discorsi, trattative e promesse con Europa ed altr(ettant)i attori coinvolti. 
Sullo sfondo, rimane qualche eco di troppo dalla tradizione canora italiana:
"Le mani, la fronte hanno il sudore di chi muore negli occhi, nel cuore, c'è un vuoto grande più del mare, ritorna alla mente il viso caro di chi spera questa sera come tante in un ritorno./ Tu, quando tornavo, eri felice di rivedere le mie mani nere di fumo, bianche d'amore./ Ma un' alba più nera, mentre il paese si risveglia, il sordo fragore ferma il respiro di chi è fuori paura, terrore, sul viso caro di chi spera questa sera come tante in un ritorno.[...]"


Per saperne di più:

"CdM: 'I minatori andranno in pensione un anno più tardi'", LaRepubblica
(http://www.repubblica.it/economia/2012/10/26/news/cdm_i_minatori_andranno_in_pensione_1_anno_pi_tardi-45369243/)

"Pensioni minatori, Carbosulcis in rivolta", Lettera43.it
(http://www.lettera43.it/cronaca/pensioni-minatori-carbosulcis-in-rivolta_4367570032.htm)

"Minatori in pensione un anno più tardi", conquistedellavoro.it
(http://www.conquistedellavoro.it/cdl/it/Archivio_notizie/2012/Ottobre/info1941078768.htm)

"Dimenticati gli ex-minatori affetti da malattie professionali",0781.info
(http://www.0781.info/online/index.php?option=com_content&view=article&id=665:dimenticati-gli-ex-minatori-affetti-da-malattie-professionali&catid=58:nova1&Itemid=125)

"Pensioni, allungamento dell'età per minatori e non solo. Un coro di proteste: 'Vergogna'",controlacrisi.org
(http://www.controlacrisi.org/notizia/Lavoro/2012/10/26/27613-pensioni-allungamento-delleta-per-minatori-e-non-solo-un/?utm_source=feedburner&utm_medium=twitter&utm_campaign=Feed%3A+controlacrisi+(ControLaCrisi.org)

"Gestione minatori", encal.it
(http://www.encal.it/download/Gestione_Minatori.pdf)

"Infortunistica e malattie professionali - Minatori", sistemamusealeamiata.it
(http://www.sistemamusealeamiata.it/j154/index.php?view=article&catid=79&id=162%3Ainfortunistica-e-malattie-professionali&format=pdf&option=com_content&Itemid=100014)


venerdì 26 ottobre 2012

CREDERE, CITANDO "RADIOFRECCIA"...


"Credo nelle rovesciate di Bonimba, e nei riff di Keith Richards. 
Credo al doppio suono di campanello del padrone di casa, che vuole l'affitto ogni primo del mese. Credo che ognuno di noi si meriterebbe un padre e una madre che siano decenti con lui almeno finché non si sta in piedi. 
Credo che un'Inter come quella di Corso, Mazzola e Suarez non ci sarà mai più, ma non è detto che non ce ne saranno altre belle in maniera diversa.
Credo che non sia tutto qui, però prima di credere in qualcos'altro bisogna fare i conti con quello che c'è qua, e allora mi sa che crederò prima o poi in qualche dio. Credo che se mai avrò una famiglia sarà dura tirare avanti con trecento mila al mese, però credo anche che se non leccherò culi come fa il mio caporeparto difficilmente cambieranno le cose.
Credo che c'ho un buco grosso dentro, ma anche che, il rock n' roll, qualche amichetta, il calcio, qualche soddisfazione sul lavoro, le stronzate con gli amici ogni tanto questo buco me lo riempiono. 
Credo che la voglia di scappare da un paese con ventimila abitanti vuol dire che hai voglia di scappare da te stesso, e da te stesso non ci scappi nemmeno se sei Eddie Merckx. 
Credo che non è giusto giudicare la vita degli altri, perché comunque non puoi sapere proprio un cazzo della vita degli altri.
Credo che per credere, certi momenti, ti serva molta energia."

martedì 23 ottobre 2012

"NON CI POSSIAMO PIU' PERMETTERE UNO STATO SOCIALE" - VERO O FALSO?


Sempre più spesso si leggono e sentono frasi del tipo "E' giunto il momento di tirare la cinghia", "Abbiamo vissuto per troppo tempo al di sopra delle nostre possibilità!", "E' ormai necessario perseguire una razionalizzazione della spesa che vada forzatamente a colpire lo stato sociale", [...].
Le infinite frasi che caratterizzano questo periodo storico trascinano nel dibattito quotidiano concetti e problemi che, fino a poco tempo fa, erano completamente immersi nei più sordi silenzi: debito pubblico e sua sostenibilità, 'crescita' economica, controllo sui tassi di interesse con cui ripagare i creditori, agenzie di rating, spread, speculazione, mercati finanziari, [...].
La percezione comune che va aumentando riguarda, nei fatti, la soluzione principale adottata per la risoluzione di questi problemi: è possibile riparare a danni finanziari attingendo credito e risorse dalla cosiddetta 'economia reale'. E' un pò questo che sta accadendo (più o meno) in tutti i Paesi affetti da questa lunga crisi: fra una Manovra e l'altra, il verbo maggiormente associato all'economia è 'tagliare'.
Tagliare nel sociale, tagliare tutta quella spesa definita genericamente 'improduttiva': può così accadere che, in caso di 'spending review', vengano apportati tagli al numero di posti letto negli ospedali. Il 'taglio' fa ormai stretta rima con necessità di rivedere le spese maggiormente incluse nel cosiddetto 'stato sociale': istruzione e sanità solo per citarne alcune. 
Il minimo comune denominatore di tutte queste situazioni sembra coincidere, purtroppo, con un'unica sola frase: 
"Non ci possiamo più permettere uno stato sociale."
Serve privatizzare, serve riformare per mettere 'in sicurezza' conti pubblici devastati. 
Sono però sempre vere queste affermazioni? Siamo davvero condannati ad adeguarci alle necessità imposte dal 'precariato eterno'?
Siamo realmente prossimi al riscoprire una nuova epoca all'insegna del 'meno diritti per più lavoro'? 
A queste e moltissime altre domande cerca di rispondere l'e-book di Federico Rampini, secondo cui la risposta più sintetica a questa domanda coincide con un lapidario "Falso". A quanti e quali traguardi dobbiamo (e dovremo) rinunciare per scongiurare il default dello Stato italiano e, pertanto, la probabile fine dell'Unione Europea? A quali rinunce dovremo abituarci?
La condizione iniziale da qui partire consiste, secondo l'autore, in un discorso da intraprendere con estremo realismo:
"Vista dagli Stati Uniti, la nostra Europa è economicamente defunta. E con lei affonda per sempre una certa idea della solidarietà, dei diritti di cittadinanza: il 'modello sociale europeo'.[...] Vi sono [...] tanti europei espatriati qui in America: quando li incontro [...] possono avere qualche nostalgia, qualche slancio di affetto e di rimpianto verso la qualità della vita nel Vecchio Continente, ma finiscono i loro discorsi con una diagnosi spietata e sempre uguale: 'Non ce lo possiamo più permettere'. Se ne sono convinti anche molti europei che vivono in Europa. [...]"
Esiste qualche rimedio a quello che sembra per molti un destino ineluttabile ed inevitabile? 
Quali margini di miglioramento resistono, contrariamente a quello che sembra divenuto un pensiero comune? 
E' forse vero ciò che sostenne Reagan, secondo il quale "lo Stato non è mai la soluzione, lo Stato è il problema"? 
Molte di queste domande trovano altrettante risposte nelle modalità di azione che i Paesi europei stanno mettendo in opera relativamente alle politiche economiche; su questi fronti si stanno giocando importantissime 'partite' anche fra gli economisti: 
"[...]Non si esce dalla crisi a furia di tagli, ci ammoniscono. Anzi, l'austerity impoverisce a tal punto l'Europa, che al termine della cura è più indebitata di prima.[...]"  Dibattiti come questi stanno diventando ordinaria e quotidiana realtà, non solamente fra gli 'addetti ai lavori': questi problemi sono fondamentali e, purtroppo, terribilmente pericolosi se non affrontati e risolti in tempo. 
In questi fronti si indirizzano i contenuti espressi nel libro di Federico Rampini: guardando all'America in maniera 'biunivoca', quali critiche e punti deboli sarebbe possibile inquadrare nelle politiche socio-lavorative-[...] degli Stati Uniti? 
La questione economica e la necessità di 'tagliare' non vanno, però, risolte guardando esclusivamente al rapporto fra Europa e Stati Uniti: quali e quante promesse ha tradito l'Euro(pa)? Potrebbe il sistema socio-economico costruito dissolversi sul medio termine?
Rispondere a queste domande equivale, in primo luogo, a fare chiarezza sulle prepotenti deformazioni conseguite dalla finanza e dai cosiddetti 'mercati': l'analisi di questi problemi va svolta, però, senza cedere esclusivamente alle distorte 'teorie del complotto'. 
Su questo fronte l'autore dimostra di avere un'opinione chiarissima: 
"[...]Prendersela soltanto con la speculazione è come voler rompere il termometro perchè ci dice che abbiamo la febbre alta. [...] La speculazione ha intravisto contraddizioni, incoerenze, storture del disegno europeo, si è infilata nei varchi, si è arricchita su queste che per lei rappresentano opportunità. 
Nessuno denunciava la speculazione quando era di segno opposto, e consentiva alle banche europee di rimpinguare i bilanci con finanziamenti a tasso zero. 
C'è un'attenzione asimmetrica verso gli speculatori.[...]Finchè l'attenzione [...] si concentra sulla 'caccia all'untore', è un comodo diversivo per governi e banchieri centrali. Inseguire teorie del complotto non aiuta a capire le ragioni profonde di questa crisi. 
A cominciare da una ultradecennale perdita di competitività di tutte le nazioni mediterranee nei confronti dell'azionista di maggioranza dell'Euro, la Germania.
Quante e quali sono le promesse non mantenute dall'Euro: questo è un bilancio che non possiamo eludere. [...]"
Guardare all'Europa è importante per fare un bilancio che va completato, però, riflettendo attentamente sul fondamentale ruolo esercitato da quella che l'autore identifica come 'grande malata': l'Italia, appunto.
Il 'male italiano' sembra costituire anche per il futuro l'emergenza più grave con cui il continente europeo dovrà far 'di conto', ancora per troppo tempo. 
Quale futuro attende un Paese devastato da una serie mortifera di squilibri comportamentali, etici, strutturali, [...]?
Su quali teorie economiche 'alternative' si potrebbe riflettere per cercare di migliorare questa situazione, scegliendo di non compromettere quel bene primario definito come 'stato sociale'? 
Mentre falchi, colombe e gufi dibattono, il lettore può con occhio critico informarsi. 

domenica 21 ottobre 2012

"ECCO" NICCOLO' FABI, CON "UNA BUONA IDEA"...

Fonte: youtube.com


"Sono un orfano di acqua e di cielo/ Un frutto che da terra guarda il ramo/ Orfano di origine e di storia/ E di una chiara traiettoria/ Sono orfano di valide occasioni/ Del palpitare di un'idea con grandi ali/ Di cibo sano e sane discussioni/ Delle storie, degli anziani, cordoni ombelicali/ Orfano di tempo e silenzio/ Dell'illusione e della sua disillusione/ Di uno slancio che ci porti verso l'alto/ Di una cometa da seguire, un maestro d'ascoltare/ Di ogni mia giornata che è passata/ Vissuta, buttata e mai restituita/ Orfano della morte, e quindi della vita[...]
Sono orfano di pomeriggi al sole, delle mattine senza giustificazione/ Dell'era di lavagne e di vinile, di lenzuola sui balconi/ Di voci nel cortile/ Orfano di partecipazione e di una legge che assomiglia all'uguaglianza/ Di una democrazia che non sia un paravento/ Di onore e dignità, misura e sobrietà/ E di una terra che è soltanto calpestata/ Comprata, sfruttata, usata e poi svilita/ Orfano di una casa, di un'Italia che è sparita [...] Mi basterebbe essere padre di una buona idea[...]"

mercoledì 17 ottobre 2012

"LA SCIENZA NEGATA - IL CASO ITALIANO": FRAMMENTI DI SAPERE REPRESSO


A quali punti è arrivata la cultura scientifica in Italia? Quali sono le potenzialità mai sfruttate legate al sapere ed al progresso non tradizionale? Il libro "La scienza negata" comincia, sin dalla premessa, con toni volutamente (ed aspramente) critici guardando allo stato di scarsa qualità italiano: 
"Più di trent'anni or sono si disse che l'Italia era ormai un Paese in via di sottosviluppo. [...] La definizione era amara, ma dipendeva da alcune indagini internazionali. [...]Negli anni successivi la situazione è andata peggiorando. Secondo le stime recenti del World Economic Forum, siamo infatti caduti dal 26° al 46° posto per la competitività, e dal 31° al 50° per il livello tecnologico.[...]L'ipotesi di un collasso irreversibile è alle porte. 
Ci potremmo riprendere solo facendo leva su scelte forti e strategiche, da programmare in una cornice europea e con scelte coraggiose sul piano finanziario e organizzativo.[...]"
Quali potrebbero essere le scelte forti e strategiche su cui fare leva? Cosa potrebbe accadere se la cultura scientifica dovesse scomparire dall'Italia?
L'opinione di essere immersi in un baratro che potrebbe rivelarsi fatale è un'idea diffusa che sta prendendo sempre più piede e consapevolezza, su svariati campi:
"[...]è buona cosa [...] che in molti settori della società civile siano sempre più sensibili di fronte alla possibilità di una scomparsa dell'Italia scientifica. Una scomparsa che [...] potrebbe essere evitata, poichè il malessere del nostro sistema di ricerca e sviluppo non ha ancora intaccato le capacità di produrre le competenze che ci servono per diventare una nazione moderna. [...] è innegabile che la percezione del declino e delle sue conseguenze si stia diffondendo in settori determinanti dell'economia, della politica e della ricerca. [...]"
Fino a dove potrebbe condurre questo piano inclinato (solo apparentemente?) senza via d'uscita? E' ancora possibile invertire la 'marcia'?
A queste domande cerca di rispondere attentamente e realisticamente il libro in questione:
"[...]Nella prima parte di questo libro racconto [...] le principali vicende del secolare percorso che sfocia nel malessere odierno delle università e dei centri di ricerca. Nella seconda parte descrivo [...] la proliferazione di immagini negative della scienza e della razionalità che ha influito su due fronti: nel generare timori infondati sui pericoli che sarebbero interni alla conoscenza scientifica della natura e nel coagulare simpatie popolari su tali timori.[...]"
Emerge pertanto un'opera capace di sottoporre al lettore la necessità di (ri)partire da alcuni punti ritenuti fondamentali per la ripresa scientifica e la rivalutazione italiana su campi di fondamentale importanza. 
Inquadrare un problema come questo significa, pertanto, ripartire dall'enunciare quella che è etichettabile senza mezzi termini come 'Cronaca di un disastro programmato': quali date, quali volti e quanti passi sbagliati hanno contribuito a far sprofondare cultura e consapevolezza scientifiche fino a questi punti?
A questa domanda risponde la stesura di una Storia, potente e prepotente: come hanno agito politica, economia, cultura e società per aggravare questa crisi senza vie di immediate risoluzione ed uscita? Quanti uomini hanno cercato di 'spingere' per favorire le forze migliori nei processi di riscatto da questa avvilente condizione? Sottovalutare la cultura scientifica significa, pertanto, commettere un errore cruciale nello sviluppo futur(istic)o di uno Stato come l'Italia: dalla ricerca alla progettazione sono, infatti, moltissime le 'corde' che potrebbero essere sollecitate con forza al fine di innescare procedimenti di ulteriore crescita e sviluppo. Cosa significa (soprav)vivere in un Paese che affoga la cultura scientifica?
Senza scienza e sviluppo esiste ugualmente un domani? Quanti italiani potrebbero vivere un futuro migliore in caso di scienza (ri)abilitata e rinforzata?
A queste e moltissime altre domande cerca di rispondere un'opera come questa: attorno ad un'opera come questa ruotano, infatti, gli altr(ettant)i possibili 'sinonimi' della parola 'scienza'. 
Più scienza potrebbe significare maggiori speranze per il futuro, su infinite branche: ingegneria, medicina ed economia solo per scriverne alcune. 
Più scienza potrebbe anche significare tradurre in pratica l'intenzione relativa al 'più lavoro per tutti'. 
Attraverso quali corde è possibile giudicare il progredire della scienza? 
Quali passi fondamentali sono stati compiuti fra studio, ingegni e filosofie? Attraverso quali prospettive servirà declinare il progresso scientifico per sperare in un domani migliore? 'Fare' scienza deve significare, soprattutto, progettare un domani basandosi sugli errori cumulati nella storia vissuta.
Attorno a questo discorso l'essere umano può, fino a prova contraria, (de)scrivere ancora pagine fondamentali ed importanti. 
Dentro questi solchi resta, utilissimo e ben scritto, il libro "La scienza negata" di Enrico Bellone.


domenica 14 ottobre 2012

"ITALIA, BENE COMUNE": DALLA CARTA D'INTENTI...ALLA PROVA DEI FATTI?


I cardini del "patto" promosso fra le forze (auto)definitesi progressiste e riformiste sembrerebbe basarsi su una "carta d'intenti" arricchita da un titolo propenso a liberare larghissime interpretazioni, moltissimi punti di vista: "Italia. Bene Comune".
Niente di più vero, sembrerebbe: specialmente in questa tragi(comi)ca contemporaneità è fondamentale perseguire la realizzazione di un bene collettivo che sappia "avvolgere" il maggior numero possibile di italiani. 
Gli schieramenti fino ad ora coinvolti nella sottoscrizione del progetto sono tre: Pd, Sel e Psi. 
E' solamente da queste "parti" che può provare a (ri)partire una rinascita? Dovrà spettare a questi Partiti l'onere di riabilitare l'onore di un Paese devastato da cima a fondo? Quale approccio e quanti sforzi sarà necessario perseguire per proseguire la strada stabilita da quello che i più identificano ormai come "montismo"? 
Può l'etica di un percorso "sinistro" coniugarsi ed "adeguarsi" alla necessità di proseguire politiche di rigore a scapito di investimenti sulla crescita sempre più urgenti? Basterà una carta d'intenti per siglare una coerenza di percorso, fra primarie e necessità di governi "pro tempore"?
A domande come queste è essenziale rispondere, provando a mettere però i fatti davanti ai semplici intenti: annunciare alleanze sulla base di semplici "principi" è un'opera che rischia di franare di fronte alla "declinazione" degli intenti pratici. 
I punti fondamentali di questo primo ed embrionale "patto" sono i seguenti: 
  1. Europa: "La crisi che scuote il mondo mette a rischio l'Europa e le sue conquiste di civiltà. [...]non c'è futuro per l'Italia se non dentro la ripresa ed il rilancio del progetto europeo." Parlare di Europa sarà possibile solamente impostando una piattaforma che sappia impegnare "i progressisti" nel promuovere un accordo di legislatura assieme alle forze del cosiddetto "centro liberale";
  2. Democrazia: "Dobbiamo sconfiggere l'ideologia della fine della politica e delle virtù prodigiose di un uomo solo al comando." Di pari passo, quindi, potere da estendere anche alla consapevolezza collettiva (migliorando anche l'informazione, nds). D'altro canto, invece, emerge la necessità inderogabile di avere una politica che sappia "recuperare autorevolezza, promuovere il rinnovamento, ridurre i suoi costi e la sua invadenza in ambiti che non le competono";
  3. Lavoro: parola che sappia diventare "parametro di tutte le politiche". (Ri)definire gli argini del lavoro significherà alleggerire il peso sul lavoro e sull'impresa, attingendo alla "rendita dei grandi patrimoni finanziari e immobiliari";
  4. Uguaglianza: insistere sul "superamento delle disuguaglianze di genere", sottolineando come "nessun discorso sta in piedi se non si rimette il Sud al centro dell'agenda";
  5. Libertà: parola da intendersi come "possibilità concreta per le giovani generazioni di costruire i propri progetti di vita". Documento esclusivamente rivolto ai giovani senza futuro, dunque? Libertà significante anche necessità di oltrepassare gli "aspetti giuridicamente insostenibili" nel campo della legge di procreazione assistita, garantendo "piena applicazione" alla legge sull'aborto;
  6. Sapere: "la scuola e l'università italiane, già fiaccate da un quindicennio di riforme inconcludenti e contraddittorie, hanno ricevuto nell'ultima stagione un colpo quasi letale. Ora si tratta di avviare un'opera di ricostruzione vera e propria." Ricostruire, dando spazio a progetti specifici per riabilitare il pilastro più importante per alleviare i dolori del Domani;
  7. Sviluppo sostenibile: di fronte alla necessità di ridare "centralità alla produzione" sarà più che mai necessario insistere su una politica industriale "integralmente ecologica";
  8. Beni Comuni:"salute, istruzione, sicurezza, ambiente" sono campi dove, in via di principio, "non deve esserci nè ricco nè povero. Perchè sono beni indisponibili alla pura logica del mercato e dei profitti";
  9. Diritti: dalla concessione della cittadinanza italiana ai figli di immigrati nati e cresciuti nel nostro Paese all'urgenza di una legge contro l'omofobia, fino ad arrivare alla necessità di dare "sostanza normativa al principio [...] per cui una coppia omosessuale ha diritto a vivere la propria unione ottenendone il riconoscimento giuridico";
  10. Responsabilità: parola capace di riassumere i cosiddetti "impegni espliciti e vincolanti", assunti dalle forze che compongono la coalizione perchè "l'Italia ha bisogno di un Governo e di una maggioranza stabili e coesi". La declinazione di questa garanzia dovrebbe coincidere con la necessità di "sostenere in modo leale e per l'intero arco della legislatura l'azione del premier scelto con le primarie" che avrà anche "la responsabilità di una composizione del governo snella, sottratta a logiche di spartizione". Quali provvedimenti seguire in caso di controversie su specifici atti parlamentari? Serviranno (ma basteranno?, nds) "votazioni a maggioranza qualificata dei gruppi parlamentari convocati in seduta congiunta."
Il rendere una semplicissima carta d'intenti necessaria e sufficiente al garantire una maggioranza "pro tempore" stabile ed unita sembra essere una missione, visti i tempi e le pressochè azzerate credibilità, di difficilissima risoluzione.
Il problema, specialmente in caso di convergenza con le cosiddette "forze moderate", dovrà essere quello di garantire un'unità di intenti che dovrà andare per forza "oltre" la semplice carta sottoscritta e controfirmata. 
Si potrebbe anche soffiare sul fuoco, affrontando il complesso tema relativo alla nuova legge elettorale: cosa accadrebbe se gli accordi presi dovessero tradursi in numeri incapaci di consegnare agli italiani una maggioranza degna di essere chiamata tale? Su questo fronte persistono le voci che sembrano alimentare un eventuale nuovo "governo" di emergenza nazionale: creare una "maggioranza" larga potrebbe essere l'unica via per proseguire l'opera di risanamento del Paese? A questa domanda sembra rispondere, almeno parzialmente, il punto della riassunta Carta d'Intenti: non servirà veramente più chiamare un "uomo solo al comando" per risollevare il Paese e riequilibrare le disuguaglianze? 
Fino ad ora, purtroppo, le primarie combattute a colpi di vo(l)ti e parole "chiave" sembrano non rendere pieno merito a questa ottica: quali programmi declinare alla prova dei fatti? Chiedere un voto od un sostegno deve significa esclusivamente sottoporre all'opinione pubblica solamente termini quali "rottamazione", "solidarietà" od "equità"? Chiedere un voto non potrebbe significare, invece, spiegare specialmente come declinare questi propositi compatibilmente con i dissestati conti pubblici? Come muoversi nel passaggio da "carta d'intenti" a "prova dei fatti"? 
Il rispondere consapevolmente a domande come queste sembra, per fortuna o purtroppo, una missione ardua da sintetizzare al meglio: quali fatti realizzare con chi ha opinioni opposte su temi di vincolante importanza quali sostenibilità o diritti civili, tanto per citare due campi?
Quali politiche perseguire includendo contemporaneamente in un solo schieramento chi ha difeso ed aspramente criticato il governo Monti?
Quali diritti civili instaurare con chi sembra precluso a qualunque forma di ascolto se non accentrato su una non meglio definita "moderazione"? 
Da difficoltà come queste potrebbero emergere, salvo differenti visioni, nuove sfide da risolvere: da questo punto di vista, forse, si potrebbero anche descrivere nuovi punti di svolta. Quali confini poter imprimere alle "voglie" di quei moderati che vorrebbero più di ogni altra cosa un "Monti aeternus"? 
Quali rassicurazioni e "certezze" poter dare a quei "poteri forti" che vogliono anch'essi un "Monti per sempre"? 
A queste domande dovrà saper rispondere, invece, una classe politica bisognosa di riacquistare fattori essenziali all'attività di Governo: chiedere di coerenza e credibilità per ulteriori esempi chiarificatori.
Oltre la politica ed i buoni intenti dovranno trovare spazio, senza appello alcuno, le prove dei fatti: quali visioni e prospettive poter condividere per l'istruzione con eventuali forze moderate che hanno sostenuto e giustificato la "riforma" Gelmini? Su quali binari (ri)costruire il lavoro per migliorare il Paese includendo contemporaneamente sostenitori e detrattori dello "spartiacque" Monti?
Quale idea di Europa poter disegnare per il futuro? Quale nuovo "bilancio" realizzare per ristabilire un equilibrio fra rigore, crescita ed equità su scala (solo inizialmente) continentale? Quante e quali "porzioni" di sovranità cedere per inserirsi in una cornice di maggior respiro?
Quali provvedimenti poter realizzare concretamente in settori afferenti alle politiche energetiche o riqualificazione delle aree industriali? 
Quali passi muovere realmente nei confronti della responsabilità sociale d'impresa o della prevenzione nell'ambiente di lavoro? 
Quali procedimenti poter concertare e realizzare assieme a "moderati" di vecchia (o vetusta,  a seconda dei punti di vista) matrice nel campo dei diritti?
A queste ed altre domande dovrà (od avrebbe dovuto rispondere, a seconda dei punti di vista) un "progetto" degno di tale nome; sarà necessario inseguire, però, una progettualità polivalente e contemporaneamente vicina ad un numero pressochè indefinito di campi.
Dal sociale all'ambientale, dall'economico al gestionale, dal tecnico al normativo, dal burocratico all'emozionale, solo per citarne alcuni: realizzare un progetto inseguendo, senza se e senza ma, una lungimiranza forse mai appieno palesata. 
Moltissimi altri discorsi sarebbero possibili, moltissime altre domande sarebbero realizzabili: cosa servirà per dirottarsi su un governo politico, abbandonando definitivamente questo (divenuto) perenne stato di "emergenza nazionale"?
Ad elettori (e candidati a primarie) le ardue sentenze. 

Per saperne di più:
"Europa, lavoro, diritti e responsabilità: ecco i cardini dell'alleanza", L'Unità, 14-10-2012;

"La 'Carta d'Intenti' del Centro-Sinistra", ilpost.it,
(http://www.ilpost.it/2012/10/13/la-carta-dintenti-del-centrosinistra/2/)

"La nuova legge elettorale: Pd, Sel e Psi senza maggioranza", Pubblicogiornale.it,
(http://pubblicogiornale.it/politica/la-nuova-legge-elettorale-sel-pd-e-psi-senza-maggioranza/)

venerdì 12 ottobre 2012

"LA GUERRA DI PIERO", RICORDANDO FABER...


"[...] Dormi sepolto in un campo di grano/ non è la rosa non è il tulipano/ che ti fan veglia dall'ombra dei fossi/ ma sono mille papaveri rossi."

martedì 9 ottobre 2012

RIGORE, CRESCITA ED EQUITA'...OLTRE ALLA STABILITA'?


Al motto rigorecrescita ed equità si potrebbe aggiungere forse anche la parola "creatività"? 
Di fronte alla necessità di riequilibrare i conti pubblici, infatti, si starebbero prospettando ulteriori "aggiustamenti" ai conti per una cifra prossima ai 12 miliardi di Euro: quella che sembra l'ennesima manovra mascherata è questa volta stata etichettata come "legge di stabilità". 
Uno degli obiettivi dichiarati per la stesura di questo pacchetto di misure sarebbe, infatti, quello di (ri)evitare l'aumento dell'Iva: stando alle cronache, però, si tratta forse di quello stesso obiettivo già messo in cantiere e dato per scongiurato per mezzo dell'altra manovra etichettata come "spending review". 
"Spending review" e "legge di stabilità" rischiano di essere percepiti, forse, come altri due tasselli dello stesso "puzzle": garantire il rigore nei conti pubblici, senza se e senza ma. Quello stesso rigore che nella prima ha spinto a tagliare il numero di posti letto negli ospedali a quali "traguardi" potrebbe portare questa volta? 
Si vocifera di altri tagli, per un totale di circa 11,6 miliardi di Euro "diluiti" su tre anni: 6.6 nel solo 2013, 4.1 nel 2014 ed infine 0.9 nel 2015. 
Le voci che si susseguono riguardo alle misure pensate riguardano, nei fatti, i punti principali di seguito riportati:
  • Stop agli acquisti per le Pubbliche Amministrazioni: acquisto od affitto di nuovi immobili (se non per realizzare profitti), acquisto o leasing di autovetture, acquisto di arredi e spese per consulenze informatiche sarebbero solo alcuni dei punti allo studio;
  • Risparmio energetico: via all'operazione "cieli bui", al fine di realizzare contenimento della spesa pubblica al fine di stabilire "standard tecnici di fonti di illuminazione e misure di moderazione del loro utilizzo";
  • Tagli alla sanità: sono allo studio tagli al fabbisogno del servizio sanitario nazionale, includendo anche "revisioni" di spesa all'acquisto di dispositivi medici. Sembra allo studio anche una stretta su permessi per disabili o per cura di parenti affetti da handicap, includendo anche l'assistenza a parenti disabili;
  • Questione produttività: rimanendo fedeli alla speranza (utopica?) di poter riprendere il discorso della crescita entro il 2013, sarebbero allo studio misure atte"alla riduzione del cuneo fiscale e contributivo individuale", in coordinamento con il Ministero del Lavoro;
  • Fondi per TAV e Mose: inclusi nella "legge di stabilità" fondi per le due opere, con possibilità di impiegarli per attività di "finanziamento di studi, progetti, attività e lavori preliminari, lavori definitivi". Per il (discutibile) TAV si vocifera di risorse dilazionate in 3 anni (160 mln/ 2013+ 100 mln/ 2014 + 530 mln/ 2015), mentre al Mose spetterebbero fondi dilazionati su un quadriennio (50mln + 400mlnx3). L'importante sembra, non solo in queste infrastrutture, sottostare al "diktat" secondo cui "Ce lo chiede l'Europa!";
  • Ponte sullo Stretto: 300 milioni di Euro stanziati per il pagamento di penalità contrattuali relative alla mancata realizzazione dell'ormai celeberrima opera fondamentale per rimettere in moto l'intero Sud-Italia. Questa opera, invece, "ce la chiede(va) l'Europa"? Od anche qualcun altro rimasto poi nell'ombra?
  • Trasporti locali: un miliardo e 600 milioni di Euro destinati, a partire dal 2013, per l'implementazione ed il finanziamento del sistema di trasporto pubblico locale;
  • Fondi per la Campania: stanziati circa 160 milioni di Euro che la regione Campania aspettava da quasi 25 anni, da utilizzare nell'ambito della spesa sanitaria;
  • Agenzia per la Coesione: si tratta di un organismo pensato per intervenire nella "promozione dello sviluppo economico e della coesione economica, sociale e territoriale e nella rimozione degli squilibri economici, sociali, istituzionali e amministrativi del Paese al fine di favorire l'effettivo esercizio dei diritti della persona.";
  • Imu alla Chiesa, costi delle intercettazioni e tagli ai patronati: sono queste le altre tre voci riportate nella già citata "legge di stabilità";
  • Budget per le Università: sembrano essere al vaglio aumenti del 3-4% l'anno per le Università, da differenziarsi sulla base degli enti di ricerca. 
Sarebbe demagogia spicciola affermare di essere di fronte ad un contemporaneo taglio alla sanità fatto per finanziare (parzialmente o totalmente) il pagamento di multe per il ponte sullo Stretto? A domande come queste dovrà trovare risposte esaurienti e convincenti un Governo che ha infarcito (a parole) la sua azione (quasi esclusivamente) contabile con principi di "equità". 
Restano anche palliativi assunti su posizioni controverse, quali ad esempio l'ormai celebre "Tobin tax" da portare avanti nelle opportune sedi Europee. 
La "legge di stabilità" dovrebbe, guardando ad altri "fronti", agire anche nelle direzioni seguenti: 
  • tassa sulle transazione finanziarie;
  • revisione delle detrazioni fiscali;
  • eliminazione del finanziamento di alcune leggi bocciate dalla UE;
  • finalità di costruire un fondo "ad hoc" per cercare di disinnescare la "bomba esodati". 
Tutto questo fatto, ovviamente, per contribuire ad evitare (nuovamente) l'innalzamento dell'ormai troppo famosa IVA.
La posizione finalmente schiarita sulla "Tobin tax" rischia di trasformarsi, alla luce dei tagli potenzialmente paventati, in un semplicissimo palliativo da condurre nelle opportune sedi europee (ma non solo, nds). Al Consiglio dei Ministri "creativo", invece, ulteriori misure. 
Sorge infine spontanea un'altra domanda: quanti avranno il coraggio di sposare "in toto" la realizzazione della tanto citata e mai specificata "agenda Monti"?
Ai moderati (da ricompattare?) le ardue sentenze. 


Per saperne di più:

"Il Governo prepara interventi per 11,6 miliardi", Corriere della Sera

"'La legge di stabilità sarà da 12 miliardi': risparmi su case, auto e luce pubblica", Repubblica.it

"Legge stabilità, scoppia la polemica - Il Pd: 'Niente tagli allla sanità", Repubblica.it

domenica 7 ottobre 2012

IMMORTALITA' IN MUSICA, FRA PIERANGELO BERTOLI ED AUGUSTO DAOLIO


"Se canti solo con la voce, prima o poi dovrai tacere. 
Canta con il cuore, affinchè non dovrai mai tacere."
(Augusto Daolio, 18/2/1947 - 7/10/1992)


 

"Canterò le mie canzoni per la strada/ ed affronterò la vita a muso duro/ un guerriero senza patria e senza spada/ con un piede nel passato/ e lo sguardo dritto e aperto nel futuro./ E non so se avrò gli amici a farmi il coro/ o se avrò soltanto volti sconosciuti./ Canterò le mie canzoni a tutti loro/ e alla fine della strada/ potrò dire che i miei giorni li ho vissuti."
(Pierangelo Bertoli, 5/11/1942 - 7/10/2002)


Fonte video: youtube.com


venerdì 5 ottobre 2012

IPHONE 5, TRA COSTI REALI E CONSUMISMO: QUALE CONFINE?


Si sono viste "tribù" di affamati fan trascorrere notti intere davanti ad Apple Store di città italiane.
Si sono viste aperture notturne, con mani desiderose di afferrare saldamente l'oggetto del desiderio.
Si sono viste rincorse al primo telefonino da acquistare "live", quasi fosse questione "di vita o di morte" avere subito fra le mani l'ultima novità in fatto di tecnologia; sono state fatte interviste con ospiti allucinati e devastati. L'importante era, volente o nolente, possedere prima di tutti l'ultima novità della serie Iphone. La voglia di averlo sembrava incontrollabile, indomabile: si è forse trattato di una pulsione istintiva impossibile da dominare?
Nel mentre, ovviamente, la malata informazione italiana ha percorso tutte le tappe di questo "straordinario" viaggio (?): sono state intavolate riflessioni, discussioni e dibattiti su un nulla tremendamente preoccupante. 
Per alcuni (sempre troppi, nds) italiani l'imperativo è stato "singolarmente categorico": averlo subito, senza se e senza ma. 
Dietro a questa pioggia di acquisti e prenotazioni si nasconde, forse, un altro segno (pur)troppo evidente della crisi che attanaglia questo malcapitato stivale: si tratta forse di un'esasperazione spinta verso il "voler apparire" ad ogni costo. 
Possedere prima di tutti un qualcosa, che chiamare semplicemente cellulare è riduttivo, sembra essere più importante di qualunque altra priorità o difficoltà economica: l'importante è averla, possederla questa ultima "novità". 
Novità che decadrà purtroppo prestissimo, diventando "semplicemente" la (n-1)esima trovata in fatto di tecnologia: nonostante tutto ciò, è stato importante averla subito. Possederla, quasi contenesse aria da respirare in un'atmosfera fatta di vuoto. 
Avrebbe voluto tutto questo il geniale Steve Jobs, autore dell'ormai celeberrimo appello ai giovani incentrato sulla necessità di dover essere contemporaneamente "affamati" e "folli"? 
Un Genio visionario come lui avrebbe voluto vedere folle accatastate alle porte di negozi "etichettati" dalla mela avvelenata di Alan Turing? 
Hanno attribuito all'uomo Steve Jobs dichiarazioni secoli-luce lontane da questo modo di vivere la così chiamata "ingegnerizzazione di prodotto": 
"Il sogno dei vostri clienti è una vita migliore e più felice. Non muovere prodotti, arricchisci le loro vite."
Stando a elementi come questi, la domanda è una sola: dove sta la discrepanza fra politiche di marketing, esagerazioni di fan e convinzioni del Visionario Jobs? Domanda unica, ma con molteplici risposte: cosa ha spinto intere folle a muoversi per avere qualche speranza di "arraffare", filmare e/o fotografare gioielli tecnologici costituiti da questo "magico" Iphone5? 
Se alla questione etico-sociale-comportamentale-psicologica-[...] si aggiunge anche la tematica legata al costo del prodotto, niente trova miglioramento. 
La tematica relativa alla scelta del costo necessario a coprire gli investimenti è una scelta che, a conti fatti e pensati, risulta spesso terribilmente complicata: costi fissi, costi variabili, costi correlati al trasporto ed al personale, costi legati alle strutture ed alle tecnologie impiegate, [...]. 
Con l'aumento della qualità dei prodotti, solitamente, cresce anche la quantità di voci annoverabili nel "parco costi": tutto questo va inquadrato, per fortuna o purtroppo, entro la necessità di dover (ri)coprire le spese sostenute ad inizio progetto.
Costruire un prodotto tecnologicamente più avanzato come l'ultimo modello uscito comporta, con elevata probabilità, la necessità di sostenere spese inevitabilmente maggiori delle precedenti: è poi possibile condensare il tutto nella ricerca del prezzo "adatto". 
Adatto a cosa? Stabilizzato per coprire gli investimenti fatti od adatto per aumentare ed alimentare gli utili? 
Attraverso domande come queste si sono, probabilmente, diramate anche le scelte fatte dal corpo marketing della Apple "post-Steve Jobs". 
Fra domanda e domanda è arrivato, nonostante tutto, il prezzo per la cosiddetta "versione base": 729 Euro. 
Le rimanenti versioni tecnologicamente più "dotate" si aggiornano su prezzi rispettivamente pari a 839 e 949 Euro: si tratta di un medio stipendio dell'italiano medio, forse? Se così fosse, si ritorna inevitabilmente alla questione sopra riportata relativamente alla scelta del prezzo: costo stabilizzato per coprire gli investimenti o gonfiato (ad hoc) per incrementare gli utili? 
A quanto ammontano i prezzi medi negli altri Stati dove è stato effettuato il lancio di questo "ultimo grido"? 
Ragionando su scala mondiale, quali sono state le stime prodotte da quello che è stato un vero e proprio "boom" di vendite e prenotazioni? 
Stime riferite parlano di "circa" dieci milioni di vendite in soli due giorni: a quanto ammonterebbero, rimanendo su queste cifre, profitti e ricavi su scala generale? A queste congetture è possibile aggiungere anche un'altra stima, fatta dalla "banca d'affari" Jp-Morgan (la stessa cui ha fatto causa il Presidente Obama, nds) : la "questione" Iphone5 potrebbe produrre, da sola, un aumento dell'intero PIL americano prossimo a raggiungere il mezzo punto percentuale. La sola variabile "indesiderata" dovrebbe essere legata alla facilità con cui la Apple saprebbe gestire la cosiddetta "domanda impazzita". 
Domanda impazzita, appunto, su cui ritornano impietose le eco provenienti dalle parole del Genio Jobs: "Il sogno dei vostri clienti è una vita migliore e più felice...Non muovere prodotti, arricchisci le loro vite."
Riecheggiano, di pari passo, altre importanti tematiche: prezzi stabilizzati per massimizzare gli utili, aumento del PIL americano, necessità di gestire una domanda impazzita almeno quanto i nostri tempi, sfruttamento della manodopera a basso costo, reti "anti-suicidi" mescolate ad incidenti mortali. 
E' questo il quadro che avrebbe voluto perseguire e realizzare il Fondatore Jobs? 
A fronte di un prezzo simile, a quanto finisce di ammontare il costo realmente utilizzato per la produzione di un singolo Iphone5? 
Il costo reale riesce a giustificare prezzi così elevati? 
Uno studio citato in rete riporta, sinteticamente, quale potrebbe essere stato il costo reale sostenuto dall'azienda per la produzione di un singolo Iphone5: stando alle stime, si riferisce di "circa" 167,50 dollari. Assumendo che 1 dollaro valga circa 0,76 Euro, si arriva ad un costo reale totale di 129 Euro (arrotondati per notevole eccesso, nds). Stando alla validità (vera, presunta o non certificata, nds) di queste cifre, il divario è palese ed evidentemente incolmabile: quali necessità per decidere (imporre?) prezzi così elevati a fronte di costi così contenuti? 
Vicino a domande come queste riecheggiano, inevitabilmente e senza sosta, altr(ettant)e questioni dalla portanza imbarazzante: come riutilizzare gli utili prodotti, come investire in eventuali responsabilità sociali (le fabbriche cinesi della Apple ne sapranno purtroppo qualcosa, nds), incremento previsto del PIL americano legato (inevitabilmente?) ad una domanda definita "impazzita". 
Domanda impazzita, così come impazziti sono i tempi ed impazzite sono state (sono e saranno) le impietose folle in attesa del prodotto. 
Finirà forse per valere il detto "Siate affamati" e basta?
Ai posteri l'ardua sentenza, incrementi di PIL permettendo. 


Per saperne di più: 
"L'Iphone5 farà salire il PIL USA?", Euronews

"Iphone 5, i prezzi ufficiali", webnews.it

"Ecco il costo reale di un Iphone5 sommando il prezzo di tutti i componenti", 

"Ecco il reale costo dei componenti necessari ad assemblare l'Iphone5", appletvitalia.it

"Costo reale dell'Iphone5: 167,5 dollari", Paperblog Italia

"Cina, suicidi ed incidenti mortali nella fabbrica Apple di Shenzhen", ilfattoquotidiano.it

"Offerte Iphone 5: prezzo in Italia, quanto costa in Svizzera ed Europa", 

"Le dodici citazioni più belle di Steve Jobs sul business", ninjamarketing.it

"Obama chiede i danni alla JpMorgan per la crisi dei mutui subprime", Repubblica.it

mercoledì 3 ottobre 2012

TOBIN TAX, FRA FINANZA ED EQUITA': STRUMENTO GIUSTO O SBAGLIATO?


Potrebbero equità, crescita e sviluppo (ri)partire dall'imposizione della cosiddetta Tobin tax? E' giusto che "mercati" e finanza possano speculare indisturbati senza alcuna misura capace di poterne arginare la (divenuta) intollerabile prepotenza? 
In cosa dovrebbe esattamente consistere la cosiddetta Tobin tax di cui periodicamente si ritorna a discutere in sedi nazionali e continentali? 
Ideata e proposta da James Tobin, Premio Nobel per l'economia, è una tassa che si propone l'obiettivo di colpire tutte le transazioni sui mercati valutari al fine di stabilizzare flussi economici per minimizzare, appunto, possibili speculazioni. Tale proposta è in circolazione da oltre quarant'anni, senza mai essere stata realmente attuata sui mercati finanziari di scala mondiale. 
La Tobin Tax si pone l'obiettivo di agire nella limitazione e nel controllo di investimenti e speculazioni, penalizzando soprattutto quelle sul breve termine: stando alle opinioni avvalorate dai contrari alla sua applicazione, infatti, l'istituire una tassa sulle rendite finanziarie potrebbe condurre ad una fuga di capitali (e quindi investimenti) impossibile da immaginare. 
Perchè dover bocciare la proposta della Tobin tax? Stando a quanto riportato in rete, si riporta nel seguito l'opinione dello storico dell'economia Giulio Sapelli: 
"[...]Perché se c’è qualcosa di cui ha bisogno tutta l’Europa [...] è di attrarre semmai investimenti. Quando la Tobin tax è stata applicata in Thailandia nel ’97 ha scatenato a catena la fuga dei capitali stranieri e la crisi asiatica. È una misura assolutamente inconcludente, populistica e demagogica.[...] La Francia già ha introdotto la tassa patrimoniale: c’è una fuga dei capitali francesi verso Bruxelles e Londra. Adesso mettiamo anche la Tobin tax che non ha mai avuto alcuno esito positivo. [...]L’Italia è un Paese in cui ciò che è mancato storicamente è il capitale. Giusto? Il nostro è un capitalismo senza capitali. Se mettiamo anche la Tobin tax andiamo a picco. Moriremmo tutti di fame.[...]"
D'altro canto, però, è purtroppo evidente agli occhi (ed ai portafogli) di tutti quanto lo (stra)potere finanziario sia riuscito nell'impresa di deteriorare rovinosamente valori e potenzialità dell'economia reale: chi può negare questa verità? 
Chi può negare come, fra "piigs" e manovre economiche, sia stato necessario raddrizzare gli alterati conti pubblici attingendo a risorse provenienti dalla cosiddetta "economia reale"? In un mondo dove distruggere le microeconomie sembra essere divenuto il solo modo per salvare le macroeconomie potrebbe la Tobin Tax imprimere tracce di equità ad un sistema percepito come malato terminale? 
A domande come queste rispondono le opinioni di altrettanti autorevoli esperti. Si riporta nel seguito l'opinione esposta da Jean-Paul Fitoussi: 
"E' una proposta di grande valore sia sul piano economico che sul piano morale, che potrebbe fornire risorse significative per la crescita. 
E' importante che alcuni grandi Paesi dell'UE abbiano assunto questa iniziativa, ma occorre insistere perchè si arrivi ad una tassa sulle transazioni finanziarie valida per tutti. Raggiungere questo obiettivo porterebbe a modificare i rapporti fra politica e finanza."
Modificare rapporti fra politica e finanza, appunto. 
La questione fondamentale non sembra essere, purtroppo, figlia della esclusiva necessità di impedire la fuga di capitali ed investimenti: ci sono economie reali da salvaguardare, tracce di equità da ristabilire. In un complesso terreno come quello di investimenti e spese finanziarie, in cosa consiste esattamente questa Tobin Tax? Stando a quanto pensato, per fortuna o purtroppo, niente di etichettabile come "salasso":
  • Imposta pari allo 0,1% da applicare sulle operazioni di carattere speculativo;
  • Aliquota pari allo 0,01% sui cosiddetti "derivati".
Guardando all'Europa intera, stando a quanto citato dall'Eurobarometro, il 66% dei cittadini sarebbe favorevole all'istituzione di tale tassazione. 
In termini economici "reali", invece, quali benefici sarebbe possibile avere? Si parla di circa 60 miliardi di Euro l'anno, ovviamente disponibili per tutta l'Unione Europea. Potrebbe il Governo "tecnico" presieduto da Mario Monti difendere e sostenere in sede europea l'istituzione di questa tassazione supplementare? Mantenere fede allo sbandierato trittico "rigore, crescita ed equità" imporrebbe sicuramente una risposta affermativa a questa domanda: l'equità dimostrata fino ad oggi sembra essere altamente inferiore rispetto al rigore fino ad oggi profuso nella difesa e "messa in sicurezza" dei conti pubblici. 
Citando l'opinione di un altro Premio Nobel come Dario Fo, sostenere l'istituzione della Tobin tax è importante perchè: 
"[...]Siamo di fronte al solito gioco dei furbi internazionali e non di quartiere. 
Si fanno pagare ai poveri cristi rogne e infamità che banche e grande finanza scaricano nell'economia del mondo.
C'è qualcuno convinto che non si debbano tassare le transazioni finanziarie mentre si tagliano pensioni e salari e si brucia il presente e il futuro dei ragazzi?
Noi non intendiamo rassegnarci. Ben venga la Tobin tax europea."
Qualora fosse sostenuta ed avvalorata in chiave europea, quante e quali risorse potrebbero essere destinate all'Italia? 
Sarebbe fondamentale chiarire, sin da subito, la destinazione delle eventuali risorse derivanti dalla sua applicazione: farle confluire nel calderone dei conti pubblici senza distinzioni alcune non conviene a nessuno. 
A posteri, tecnici, parlamentari e governanti l'ardua sentenza su un tema di fondamentale importanza.


Per saperne di più:
"In poche ore migliaia di adesione per la Tobin Tax", L'Unità, 3-10-2012;

"Sapelli: 'Che errore la Tobin Tax!", www.vita.it
(http://www.vita.it/economia/finanza-etica/sapelli-che-errore-la-tobin-tax.html)