giovedì 20 settembre 2012

"BOLOGNA BELLA", FRA POESIA ED URBANA MERAVIGLIA...

"[...] tale evocazione l'anima vostra può farla, in certe ore della sera, in certi cantucci di Bologna, innanzi alla bizzarria monumentale delle torri, innanzi al gruppo mistico delle sette chiese riunite, innanzi a quel pezzo di storia antica, di arte antica, che è il portico dei Servi.
Ma se volete avere tutta insieme la poetica, artistica impressione di Bologna, se volete stringere tutta Bologna bella in un solo abbraccio, fatevi condurre dal vostro cocchiere a San Michele in Bosco [...]. Il cocchiere vi condurrà lentamente, perchè oltre ad essere cortese come tutti i bolognesi, è anche sapiente della bellezza del paesaggio. 
Dai Giardini Margherita si parte una bella via di campagna, fra le siepi delle ville tutte verdi, una via che sale, sale, sempre girando attorno al colle come se vi portasse a un ritrovo favorito, in una bianca villa, dove vi aspettano delle leggiadre donne, dei bei fanciulli, degli amici affettuosi e il pesco, e i fiori, e la doppia delizia dei sensi e dello spirito. 
Voi vi lasciate vincere dall'incanto, quasi sonnecchiate, quasi sognate e vi trovate magicamente lassù [...] senza quasi sapere come ci siate arrivati. [...] Qual mai paesaggio, di là, nei saloni eguaglierà quello di Bologna [...]? Quale barbaglio maggiore di colore? 
Dal colle, tutto si vede. 
Bologna ha un color rosso, rosso dei mattoni ond'è fabbricata, rosso delle tegole ond'è coperta, ma il tempo e la pioggia lo hanno un pò sbiadito: è vivida ancora, non fiammeggiante. 
E fra mezzo i suoi magnifici palazzi ogni tanto, e intorno intorno, dappertutto, vi sono orti, giardini, campi, vi è il verde che sorge fra il rosso e lo mitiga e lo circonda e lo abbraccia con senso di riposo, con senso di freschezza. 
Vasta si estende la ricca campagna emiliana sino ai confini nebulosi dell'orizzonte, e Bologna ne sembra il gioiello, il gran gioiello antico e prezioso. 
Dalla città donde più forti, più saldi si librarono il pensiero e la scienza, l'arte e l'amore d'Italia, salgono al cielo nell'aria azzurra le sue torri, solidi monumenti che hanno sfidato il tempo e che sembrano sottili come frecce. 
Tutto pare avvolto in un silenzio, la città è queta nella sua bellezza e nella sua grandezza.
Forse i vostri occhi avranno visto spettacoli brillanti o commoventi, avranno ammirato varie forme di bellezza: ma quando avete passato un'ora lassù, dal tramonto alla sera, voi, certo, porterete via, indimenticabile, invincibile, il fascino dolce di Bologna bella."

(Matilde Serao, L'Italia a Bologna, Milano, Treves, 1888)


da: "Bologna - Parole e immagini attraverso i secoli", Minerva Edizioni


lunedì 17 settembre 2012

CHI ERANO MAI QUESTI BEATLES? FRAMMENTI DI POESIA IN MUSICA...


"Se vuoi toccare sulla fronte il tempo che passa volando/ in un marzo di polvere di fuoco e come il vecchio di oggi sia stato il ragazzo di ieri.
Se vuoi ascoltare non solo per gioco il passo di mille pensieri/ tu chiedi chi erano i Beatles, chiedi chi erano i Beatles...
Se vuoi sentire sul braccio il giorno che corre lontano/ e come una corda di canapa è stata tirata, come la nebbia inchiodata fra giorni sempre più brevi.
Se vuoi toccare col dito il cuore delle ultime nevi tu chiedi chi erano i Beatles, chiedi chi erano i Beatles.../ Chiedilo ad una ragazza di 15 anni di età/ tu chiedi chi erano i Beatles e lei ti risponderà... ...la ragazzina bellina col suo sguardo garbato, gli occhiali e con la vocina/ ma chi erano mai questi Beatles? 
Lei ti risponderà..../ I Beatles non li conosco, neanche il mondo conosco/ si, si conosco Hiroshima ma del resto nè sò poco ,ne sò proprio poco/ 
Ha detto mio padre l'Europa bruciava nel fuoco/ dobbiamo ancora imparare, noi siamo nati ieri, siamo nati ieri.
Dopo le ferie d'agosto non mi ricordo più il mare/ non mi ricordo la musica e fatico a spiegare le cose per restare tranquilla/ scatto a mia nonna le ultime pose/ ma chi erano mai questi Beatles, chi erano mai questi Beatles?
Voi che li avete girati nei giradischi e gridati/ voi che li avete ascoltati e aspettati, bruciati e poi scordati/ voi dovete insegnarmi con tutte le cose non solo a parole/ ma chi erano mai questi Beatles, ma chi erano mai questi Beatles?/ 
Perchè la pioggia che cade è presto asciugata dal sole/ un fiume corre su un divano di pelle, ma chi erano mai questi Beatles?/ 
Di notte sogno città che non hanno mai fine/ e sento tante voci cantare e laggiù gente rispondere/ monto tre onde di sole, cammino nel cielo del mare/ 
Ma chi erano mai questi Beatles, chi erano mai questi Beatles?"

sabato 15 settembre 2012

FRA POLITICA E "PROGRESSISMO": REALTA' OLTRE SLOGAN E VOLTI?


Fra democratici, primarie e progressisti dovrebbe delinearsi un campo di epocali (ma potenziali) sfide, a cui dovrebbe essere altrettanto irresponsabile sottrarsi. Davanti ad un mondo sempre più complesso ed intricato, per fortuna o purtroppo, la "materie prime" con cui cercare di risolvere od arginare i problemi sono sempre le stesse: consapevolezza, competenza, solidarietà, lavoro e merito solo per citarne alcune. 
Dietro a parole, però, serve (oggi più che mai) sostanza: come declinare in campo corrente (e coerente) parole dall'assoluta importanza? Esiste un binario oggettivo dentro cui la politica può ritrovare la dignità perduta in anni tristi come quelli presenti? L'epoca presente racchiude in sè una serie di sfide che è impossibile rimandare, soprattutto per uno Stato (divenuto) troppo attendista come l'Italia: se l'Europa richiede rigore, è lecito interrogarsi su quanto questa "medicina" possa far stare peggio il paziente. 
Se l'Italia ha bisogno di "crescita" per continuare a sperare in una salvezza solo timidamente promessa da riforme strutturali, è sempre più urgente domandarsi attraverso quali strade pratiche poterla realizzare: quale politica industriale è possibile promuovere, dinanzi a fabbriche e (passati) colossi industriali costretti a chiudere o facilitati a delocalizzare? 
Quante "Fabbrica Italia" potrebbero un giorno non essere realizzate, contrariamente alle promesse di altr(ettant)i manager che sembrano mettere i diritti subordinati rispetto alla produttività? Mettendo ai primi posti la parola "lavoro", serv(irebb)e fornire risposte o tentativi di risoluzione a molte tematiche che rimangono al momento insolute: quali sforzi poter promuovere per cercare di salvare indotti socio-economici correlati alle Alcoa-Sulcis-Ilva di un domani non troppo lontano? 
Quante forze potrebbe mobilitare la Politica attraverso tentativi, stime o congetture afferenti a procedure quali bonifica, riqualificazione o ristrutturazione di realtà industriali immerse in contesti sociali da non compromettere?
Incrociando l'industria con tematiche quali diritti e sicurezza, forse, si potrebbero premiare sul lungo termine le aziende che meglio riescono a coniugare produttività con responsabilità sociale sul proprio indotto: è tremendo, specialmente in tempi caotici come questi, vedere esseri umani ritornare ad essere semplici matricole. 
Riabilitare la visione dell'Italia come "bene comune" significa veramente, forse, saper coniugare in una nuova visione i punti di vista "vincenti" della politica e della tecnica: su questo fronte, pertanto, l'andare "oltre Monti" presuppone una verità che avrebbe dovuto manifestarsi molto prima del "rischio default". 
Sentire politic(ant)i discutere di "agenda Monti" o, peggio ancora, di "Monti dopo Monti", rischia forse di confondere ancora di più le idee di un elettorato disperso e, purtroppo, non pienamente consapevole delle difficoltà (maturate e pilotate) presenti in questi tempi: cosa si nasconde dietro a questi potenzialmente sterminati campi? 
Quali provvedimenti "tecnici" vuole difendere e realizzare una politica che intenda pienamente provare a riabilitarsi dai troppi errori commessi nel passato? Serve una "visione" chiara e limpida da mettere in pratica, agendo senza se e senza ma su leve ancora (purtroppo) poco sollecitate. 
Cosa proporre per diminuire la pressione fiscale in termini reali? 
A domande come queste, purtroppo forse per la classe politica percepita come sempre più distante dalle richieste degli italiani, serve rispondere in termini chiari per allontanare spettri di cosiddetto "populismo" e "privilegio": cosa rispondere a chi chiede tagli anche nel campo delle spese militari o delle infrastrutture (ritenute) inutili? 
Tematiche quali "acquistare meno aerei e veicoli militari per mantenere e salvare più servizi" sono figli di errori comunicativi forse impressionanti, ma non certo legati a doppio filo esclusivamente a tematiche quali "populismo" o "demagogia". "Cavalcare" tematiche come queste è, poi, un altro problema figlio del precedente. 
Su questo fronte, pertanto, la classe "politico-tecnica" chiamata a governare dovrà dimostrarsi (o maturarsi, a seconda dei punti di vista) progressista anche sul fronte della comunicazione e della chiarezza delle proprie scelte.
Servirebbe anche un'Europa più solidale ed interessata al bene comune, senza dover per forza richiedere a Stati "europeisticamente reprobi" di svolgere "memorandum" votati al massacro dello stato sociale senza fondamento alcuno di equità. 
Servirebbe una positiva applicazione dell'attualmente esasperato concetto secondo cui "non sono i popoli a dover aver paura dei propri governi, ma i governi che devono aver paura dei propri popoli": attualizzare questa situazione significa andare oltre i cosiddetti "poteri forti" che hanno, fino a prova contraria, attratto a loro una buona "fetta" dei privilegi fino ad oggi perpetuati senza sosta.
Servirebbe una politica capace di realizzare "uguaglianza" ad ogni livello "socialmente bisognoso", senza però dover etichettare per forza ogni provvedimento come complottista o populista. Realizzare una piattaforma democratico-progressista di Governo potrebbe significare, in termini reali, confrontarsi su alcune tematiche fino ad oggi poco o per nulla sfiorate: energia, cultura, "lotta allo spreco" e (ri)qualificazione dell'esistente solo per citare alcuni campi. 
Tutto questo, ovviamente, da "rincorrere" sottostando a programmi chiari ed essenzialmente sostenibili: quanto servirebbe per predisporre un piano energetico capace di alimentare l'Italia con la maggior quantità possibile di energia pulita e rinnovabile? Entro quali limiti poter parlare consapevolmente di argomenti quali risparmio energetico? 
Portare questi argomenti al vaglio dell'opinione pubblica od esperta (ma esterna alla politica) potrebbe forse significare trovare anche parte delle soluzioni che sono alla stessa politica fino ad oggi scappate? 
In mezzo ai "beni comuni" rimane, giustamente inalterata, anche la necessità di offrire "sicurezza": provvedimenti che sappiano muoversi a 360°, dal lavoro alla salute. 
Essere progressisti potrebbe significare anche, fortunatamente, la necessità prioritaria di capire ed implementare le potenzialità che il multimediale ed il digitale possono offrire. 
Essere progressisti significa, per fortuna, aprire prospettive e discussioni che sappiano andare oltre volti e nomi misti fra rinnovamento, "usato sicuro" od "outsider".
L'Italia ha bisogno, infatti, di confrontarsi su programmi e non su volti carichi di promesse.
Le campagne "elettoralmente vuote", infatti, rischiano di non attrarre più di tanto...per usare un concetto rivestito di eufemismo, ovviamente. 

martedì 11 settembre 2012

SICUREZZA NELLE SCUOLE: QUANTE E QUALI URGENZE?


Guardando al ritratto delineato delle scuole italiane, si assiste ad una situazione impietosa: in una scuola su tre mancano i certificati di sicurezza, mentre migliaia rimangono su territori a forte rischio sismico od idrogeologico. 
Problematiche quali intonaco, infiltrazioni di acqua ed umidità rischiano di essere, forse, solamente semplici "peli nell'uovo". 
Il quadro delineato da un articolo odierno comparso su L'Unità pone alcune domande a cui, in un paese civile, dovrebbero essere date risposte chiare e precise: è meglio aprire una scuola non a norma o lasciare a casa i bambini? 
Ci sono state, ci sono (e ci saranno, purtroppo) edifici scolastici chiusi per inagibilità, od ancora per mancanza di elementi o certificazioni di base. 
A supporto di questi pessimi dati viene "in soccorso" il report presentato da Cittadinanza Attiva, Legambiente e Fcl Cgil. 
Stando a quanto riportato nell'articolo, infatti, i (quasi) 42mila edifici scolastici italiani hanno, nel dettaglio, le problematiche seguenti: 
  • 29% non ha il certificato di agibilità sanitaria;
  • 42% non dispone di certificato di agibilità statica;
  • 48% (circa) non rispetta le norme anti-incendio;
  • 60% non dispone di scale di sicurezza, uscite di emergenza o porte anti-panico. 
Sullo sfondo (ma non troppo), invece, rimangono scuole con amianto (12% circa) o con gas radioattivi come il radon. 
Se a questo si aggiunge che più della metà degli edifici scolastici esistenti (56%) non ha avuto manutenzioni negli ultimi cinque anni, qualunque ulteriore osservazione risulta superflua. 
All'inseguimento di un barlume di equità, fortunatamente, il Governo Monti avrebbe previsto un piano straordinario di manutenzioni con la mappatura degli interventi da intraprendere. I soldi "veri, che partono subito" (Miur dixit) saranno, stando alle indiscrezioni ed al piano di sviluppo presentato, pari a circa un miliardo di Euro. 
Basteranno questi a risanare scuole (rese) anziane ed invecchiate? Quante altre risorse sarà urgente mettere in campo per mettere in sicurezza quello che forse è il pilastro più fondamentale per uno Stato che sappia dirsi civile? 
Le scuole sono luoghi in cui, fisicamente ed intellettualmente, viene accolto e formato il Domani che dovrà ereditare la gestione del mondo. Questioni come queste non vanno dimenticate, mai. 




Per saperne di più: 
"Una scuola su tre a rischio sicurezza", L.Cimino, L'Unità, 11-9-2012

sabato 8 settembre 2012

RIASSUMERE LA STORIA...IN DUE MINUTI?



Fonte: youtube.com, utente: drivinman687

Sul tema, invece, qualche citazione "in libertà": 

"La storia dell'evoluzione insegna che l'universo non ha mai smesso di essere creativo o inventivo."
(Karl Popper)

"Quanto piccolo l'uomo dinanzi l'universo - quanto grande lui che l'Universo comprende!"
(Carlo Dossi)

"Ci basta l'incomprensibilità dell'Universo; volerlo comprendere significa essere meno che uomini, perchè essere uomini è sapere che non si comprende."
(Fernando Pessoa)

"L'Universo è una sfera il cui raggio è uguale alla portata della mia immaginazione."
(Ardengo Soffici)









venerdì 7 settembre 2012

FRA M5S, GRILLO E CASALEGGIO: QUALI LE ANOMALIE E QUALI LE DOMANDE?


Il ritratto dipinto degli alti vertici del "Movimento 5 Stelle" (davvero spontaneamente?) dal Consigliere Regionale Giovanni Favia disegna un quadro che, a fondo, sembra annientare il massimo comune denominatore dello schieramento: il celeberrimo "uno vale uno", appunto. 
Il fondatore del Movimento Grillo sarebbe infatti "subordinato" alla figura di Gianroberto Casaleggio, definito con toni non certo esaltanti: persona che "prende per il cu.o tutti", mente "freddissima, molto acculturata e molto intelligente", grande intenditore di complessi argomenti quali "organizzazione, dinamiche umane e politica." 
Si avrebbero così democrazie inesistenti, infiltrati nelle liste elettorali, cosiddetta "e-democracy" resa nulla da (potenziali) veti imposti dai cosiddetti "alti livelli": è questo il quadro di un movimento che ha inaugurato una cosiddetta "trasparenza giustizialista"? E' questa la voce a cui hanno prestato attenzioni ed ascolto elettori sfiduciati e delusi dall'intero sistema politico? Cosa avrebbe consigliato Favia ai "reali vertici" di questo schieramento? 
Il consiglio è impietoso: "[...]o si levano dai co..ioni oppure il movimento gli esploderà in mano.[...]"
Stando a questa "raccomandazione", la domanda successiva è un'altra: cosa finirebbe per essere il M5S senza le figure di Grillo e Casaleggio (Associati)? Dove potrebbero finire i consensi accumulati e perpetuati attraverso confronti assenti ed esclusivi interventi in "incazzato monologo" o post sull'altrettanto famoso blog? 
La figura catalizzatrice di Grillo è stata, a detta di moltissimi elett(or)i e simpatizzanti del M5S, uno straordinario megafono per l'intero schieramento: sembra sia riuscita ad attrarre consensi, dati per provenienti sia da destra che da sinistra. 
Poco sembra importare, poi, di quanto lo stesso Grillo sia solito ripetere: il suo modo di intendere la politica sembra intravedere un esclusivo "bene comune", solo da lui stesso percepito. 
Individuare questo "bene" è cosa semplicissima da fare: è cosa talmente semplice che non è neppure interessante spiegarla. Il modo di intendere la politica del "megafono" del M5S è sembrata, purtroppo troppo spesso, questo: come articolare una proposta basandomi sulla realtà dei fatti? Come provare a risollevare un Paese, esulando da slogan e provvedimenti ovviamente condivisibili? 
Le "accuse" potenzialmente fondate da muovere all'"uomo- megafono" riguardano, essenzialmente, il "come" articolare e discutere di quanto affermato più volte nei suoi "monologhi politici": tutto questo senza sfiorare, ovviamente, l'argomento della classe-casta politica. E' retorico e scontato affermare che, per moltissimi tratti, la protesta affidata alla voce di Grillo abbia, su tematiche come queste, tutte le ragioni per essere definita quantomeno "fondata". 
Qualora il megafono dovesse trasformarsi in un "citofono" capace di pronunciarsi solo su richiesta, quanti continuerebbero a scegliere di affidarsi allo stesso M5S? Ad una domanda come questa la risposta sembra essere, per fortuna o purtroppo, assolutamente scontata. 
Data per ammessa l'importanza della figura di Grillo internamente al M5S, cosa è possibile scrivere dell'accusato Casaleggio? La sua figura sembra essere controversa e, di conseguenza, differentemente giudicabile: è oggettivo dire che, nonostante lui e Grillo stiano "fianco a fianco", la sua popolarità sia largamente inferiore rispetto a quella del comico trasformatosi in politico. 
Andando a "curiosare" nella rete, quale progetto è possibile trovare internamente alla sua "Casaleggio Associati"? 
Fra i (troppo) pochi documenti disponibili, è interessante guardare al video "Gaia - Il futuro della politica". 
Questo progetto, per più di qualche tratto, ha qualche cosa di complottista ed inneggiante alla necessità di imporre un "nuovo ordine mondiale" basato sulla rete e sull'utilizzo dei mezzi informatici. 
E' un video breve, nel quale vengono fatte previsioni su un arco temporale prossimo a raggiungere il 2054. 
Viene descritto un mondo devastato, nel quale rimarrà vivo solo un miliardo di persone. 
Viene descritta la necessità di imporre una sorta di "intelligenza collettiva", capace di annientare le barriere imposte da diversità, soggettività e conflitti di interesse (di qualunque tipo): grazie ad un Governo eletto tramite la rete sarà possibile, un domani non troppo lontano, guidare il mondo perseguendo un bene che sia davvero per tutti "comune".
Nel mezzo, ovviamente, sarebbe necessario neutralizzare tutte le voci cosiddette "dissidenti": via giornali, dunque. 
Sarebbe probabilmente necessario annientare anche le televisioni, per poter consegnare tutto alla virtualità certificata da un sistema infallibile chiamato "earthlink". 
Potrebbe decidere tutto questa intelligenza collettiva, sul medio-lungo termine: zero litigi, zero conflitti, zero proteste. 
A cosa richiama questa visione forse troppo lungimirante? E' possibile vedere nell'odierno M5S un primo timido passo di un percorso che vorrebbe avere in questo progetto un arrivo?
Scendendo nei dettagli, è possibile fare altre domande non certo secondarie: chi dovrebbe assumersi oneri ed onori di sviluppare adeguati codici di programmazione capaci di trasferire la piattaforma democratica dal reale al virtuale?
Quanti e quali passi sarebbe necessario compiere, nei fatti, per realizzare quello che (per 'qualche' sfumatura) sembra essere un folle progetto di "reincarnazione multimediale"? 
In sintesi estrema, pertanto: chi dovrebbe regolare il flusso di questa "intelligenza collettiva" capace di trovare soluzioni a qualunque problema? Quali algoritmi e codici di programmazione dovrebbero servire? 
A queste domande, forse, potrebbe/ vorrebbe attingere in quel futuro non lontano la stessa "Casaleggio Associati"? 
Stando ad oggi, sono domande a cui sembra impossibile trovare risposta esauriente: i mezzi di informazione sono "medium" assolutamente incapaci ed inadatti a ricevere le soluzioni del "megafono umano".
Queste e moltissime altre sono le questioni a cui, purtroppo per elettori e simpatizzanti, la coppia criticata sembra non voler rispondere in maniera esauriente: questi sono discorsi che andrebbero risolti prescindendo dalle dichiarazioni (inconsapevolmente??) strappate al Consigliere Regionale Favia. 
Su fronti come quelli di onestà e trasparenza il M5S ha praticato da sempre un ineguagliabile giustizialismo. 
Questi discorsi vanno inquadrati, ovviamente, all'interno di un progetto ben più grande da contemplare: questione del marchio, contributi e post sul blog solo per ricordarne alcuni. 
La "questione-Favia", invece, meriterebbe ancora altri piani di analisi: se queste dichiarazioni fossero frutto di una volontà afferente alla necessità di rimanere in politica? Se fossero frasi pensate e non certo elaborate in modo spontaneo? Le domande sono tante, ma rappresentano dubbi sollevati da uno solo e su cui solo la cosiddetta "democrazia interna" potrà fare chiarezza: ben diverso è, invece, ragionare sul grande dubbio rappresentato da un Movimento percepito come variabile impazzitadell'attuale scena "politica(nte)" italiana.
Il M5S è comunque destinato ad esplodere nelle mani dei suoi creatori, prima o poi?
E' invece destinato a trionfare, con più che legittime giustificazioni da parte di una classe politica percepita come inqualificabilmente lontana dalle reali esigenze di italiani distrutti e completamente sfiduciati?
Le domande sembrano essere moltissime: le dichiarazioni estrapolate dal Consigliere Regionale Favia rischiano di essere, per fortuna o purtroppo, una goccia in un oceano di "anomalie". 
Stendendo infiniti veli pietosi, ovviamente, sulle altrettante "stranezze" di classi dirigenti che hanno contribuito a devastare un Paese intero: in mezzo a questo oceano, per fortuna o purtroppo, la "questione M5S" rischia di essere un'altra semplice goccia. 
A posteri ed elett(or)i le ardue sentenze. 



Per saperne di più:
"GAIA - Il futuro della politica
(http://www.youtube.com/watch?v=9mYgbCW8XNA)

mercoledì 5 settembre 2012

"IL BUIO OLTRE LE STELLE", ESPLORANDO L'UNIVERSO


L'obiettivo principale dell'opera sembra essere quello di fare, di verbo e di fatto, "luce" sui misteri dell'Universo che caratterizzano l'esistenza umana (ed extraterrestre?) dall'alba dei tempi: 
"Viviamo su una placida isola di ignoranza in mezzo ai neri mari dell'infinito." (H.P.Lovecraft)
E' questa la citazione con cui, non a caso, si aprono gli scenari e le storie di questo testo; vivere su una piccola "isola" come la Terra, spesso, non rende piena consapevolezza degli altrettanti "oceani e mari" entro cui il nostro pianeta è costretto a muoversi: altr(ettant)i pianeti, stelle giovani o già spente, quasar, pulsar e buchi neri (solo per citarne alcuni). 
Districarsi in un Universo sconosciuto come il nostro significa, a conti ed esperimenti fatti, cercare di poterne conoscere il più alto numero di misteri possibili: fatica, studio, sperimentazione e ricerca sono solo alcuni degli ingredienti utili per capire quanto è riassumibile come "infinitamente grande". 
L'obiettivo di questo testo sembra essere, su questo fronte, proprio quello di spingere il lettore ad intraprendere un viaggio bellissimo attraverso questo straordinario Mistero: sfogliando poche pagine è infatti possibile ricoprire immense distanze, muovendosi "agevolmente" fra un anno luce e l'altro. 
Superata una galassia, in fondo a destra è possibile trovare l'ennesimo buco nero. 
Libro che descrive storie, scoperte e volti di quanti hanno cercato di fare luce su questi grandi (ed ancora attuali, nds) misteri: scoprire l'Universo per far progredire le scienze, astronomiche e non solo. 
Dentro alla storia umana, infatti, timore e paura per l'infinitamente diverso (sia grande che piccolo) sono sempre andate di pari passo: in questa cornice è possibile fare rientrare, pertanto, tutti i "rami" scientifici attualmente esistenti.
Quali ragioni dietro alla necessità di intraprendere un viaggio attraverso l'immenso progredire delle discipline astronomiche? "Tutta la storia dell'astronomia, in fondo, altro non è che una lunga lotta dell'uomo contro l'oscurità."
E' per questa ragione che, forse, tanti "oggetti" e misteri dell'astronomia riescono a suscitare così tanta paura e riflessioni: la trama rappresentata nel libro cerca, oltre ogni limite imposto dal conosciuto, di andare incontro a tutti i moderni misteri ancora non risolti.
Stando alle statistiche elaborate da astronomi ed esperti, infatti, il conosciuto è enormemente minore di tutto quello che ancora non è stato scoperto e capito. Se il totale dell'esistente fosse infatti 100, ciò che è stato realmente scoperto (e capito) sarebbe pari a circa 5
Cosa resta di quel 95% di sconosciuto che si nasconde all'interno dell'Universo? 
Quali misteri si nascondono dietro all'esistenza di buchi neri, stelle e galassie? 
A queste e moltissime altre domande cerca di rispondere, con occhio esperto, l'autore Amedeo Balbi: storie, personaggi e scoperte hanno permesso di compiere microscopici (ma costanti) passi per arrivare ad una migliore conoscenza di tutto quello che è stato, è e (forse) potrà essere in un futuro non lontano. 
Dai buchi neri all'antimateria, dai fotoni ai neutrini, dall'interazione fra forze attraverso lo studio della già individuata "particella di Dio", dai pianeti all'uomo (ed alle sue paure): sono tanti i "segmenti" attraverso cui si plasmano le pagine di un libro che cerca di andare oltre i molti inarrestabili "veli di buio" esistenti. 
Quali saranno gli orizzonti ereditati dal Big Bang che diede origine al tutto che oggi (solo in ridicola parte) conosciamo?
Quali potrebbero essere le strade da intraprendere, giorno dopo giorno, per cercare di esplorare quel 95% senza dover forzatamente brancolare nel buio? 
Potrebbe essere possibile l'esistenza di altrettanti "universi" paralleli al nostro? 
Quante probabilità abbiamo di apostrofare correttamente quello che (indifferente) rimane attorno a noi con il nome di "multiverso"? In mezzo a tutte queste domande, restano risposte date da uomini che hanno fatto della scienza una ragione di vita: formule, congetture ed esperimenti sono le tappe necessarie da dover percorrere per avere maggiori speranze di vedere un traguardo alla fine del "viaggio". 
Affrontare le scienze con consapevolezza significa, per fortuna o purtroppo, partire con il presupposto che niente può essere definito scontato o retorico: ogni modello può crollare, se (de)legittimato dalle giuste argomentazioni. 
Se l'uomo ha da sempre avuto qualcosa di grande dentro, alla fine delle formule di turno, lo deve proprio alla straordinaria possibilità di pensiero che lo caratterizza: non c'è forse un qualcosa di "astronomico" anche in questo?
Abitare la placida "isola di ignoranza" precedentemente citata significa accettare, nel bene e nel male, che grazie alla commistione fra pensiero e ricerca qualcosa di grande potrebbe cambiare...anche nel futuro più immediato. 
Quanta strada resta da percorrere? L'autore è chiarissimo, nel rispondere ad un argomento come questo: 
"[...]Dare un volto alla materia e all'energia oscura, che sembrano essere le componenti preponderanti del nostro universo, è sicuramente il più importante e impegnativo dei problemi da risolvere per la cosmologia contemporanea. E' una lacuna che, se non sarà colmata, potrebbe addirittura costringerci a rimettere in discussione alcune delle ipotesi fisiche su cui ci siamo basati fino ad ora per interpretare l'Universo. [...] "
Dal conosciuto cielo notturno estivo a quell'altr(ettant)a parte che resta sconosciuta: è questa la trama di un libro che, ad ora e forse per sempre, ha solamente una partenza. 
L'arrivo, ad oggi, è ancora un luogo completamente sconosciuto.


martedì 4 settembre 2012

"QUELLO CHE CI MANCA", CITANDO MARIO VENUTI...

"La mia giovinezza io l’ho bevuta a grandi sorsi,/ e se mi ha dato ebbrezza però/ non ha spento la mia sete./ Sono ancora capace/ di aggiungere senso al passar delle ore./ Sono ancora capace/ di muovere il cielo e la terra per amore. [...] 
Io credo che l’amore/ non è quel che abbiamo ma quello che ci manca/ quello che ci manca/ che ci manca/ quello che ci manca."

sabato 1 settembre 2012

GOVERNO MONTI: OBIETTIVI FALLITI?


Fra (molto) rigore, (solo potenziale?) equità e (zero) crescita è possibile trarre qualche conclusione riguardo all'operato del Governo presieduto da Mario Monti? Stando ad un articolo presentato nel numero settimanale di "Left", è assolutamente lecito rispondere affermativamente a questa domanda. 
Il titolo del pezzo in questione è chiarissimo, fin dall'inizio: "Obiettivo fallito". 
A quasi un anno dall'insediamento, sono assolutamente lecite moltissime domande: quali effetti ha prodotto la "pioggia" di tasse a cui è andato (ed andrà, nds) incontro l'italiano medio? 
Ripianare i conti pubblici attraverso una politica impostata per la maggiore su tassazioni, quali conseguenze ha prodotto? 
Il rapporto fra PIL e debito pubblico ha risentito negativamente o positivamente delle (continue) manovre intraprese? 
Andando oltre i (troppi) discorsi fatti di luci in fondo al tunnel, non sembrano esserci prospettive esclusivamente benefiche: la cura (unica possibile?, nds) scelta sembra aver fatto (e farà?) molto più male della malattia. 
In pochi anni, infatti, la quantità di risorse "recuperate" attraverso manovre e variazioni di bilancio è stata, stando a quanto presentato nell'articolo in questione, impressionante: ai 145 miliardi di Euro provenienti dalle manovre d'emergenza del Governo Berlusconi si sono aggiunti i (quasi) 64 miliardi di Euro racimolati dal Governo Monti. 
Stando alle cifre, quindi, si tratta di un "esborso" pari ad oltre 200 miliardi di Euro.
Andando oltre nomi ambigui e spesso illusori come "Salva-Italia" o "spending review", quali benefici è stato possibile riscontrare? Guardando al breve termine, purtroppo, l'aver (momentaneamente?) ritardato il default od una sorta di "Grecia-bis". 
Stando alle cifre tanto care alla "contabile freddezza" di tecnici e governanti, infatti, l'articolo riferisce di una contrazione del reddito in seno al popolo italiano pari a "soli" 20 miliardi di Euro. L'equazione si traduce, purtroppo, in una sentenza semplicissima: più tasse e meno servizi = cittadini più poveri
Era possibile operare diversamente, cercando di recuperare risorse attingendo a "tasche" differenti? 
La necessità di approvare misure definite strutturali dovrebbe presupporre, in linea teorica, la possibilità di impostare un qualcosa che sappia lambire il medio-lungo termine: si auspicano in questo contesto migliori conseguenze per il futuro. 
Meno consumi, meno produzione e meno reddito per ottenere che cosa? Troppo semplice, purtroppo: più debito. 
Stando a quanto diffuso dall'articolo, infatti, sono stati per primi i numeri su base macroeconomica ad essere stati completamente disattesi: questo è accaduto più o meno su ogni fronte. 
Si guardi, per iniziare, all'andamento delle previsioni che hanno coinvolto il PIL. 
I dati presentati si riferiscono, ovviamente, alla variazione (presunta) annuale del prodotto interno lordo: 
  • aprile 2011: stima di un +1,3% (fonti Governo Berlusconi);
  • dicembre 2011: stima di un -0,4% (fonti Governo Monti);
  • aprile 2012: stima di un -1,2% (fonti Governo Monti); 
  • aprile 2012: stima di un -1,2% (fonti Fmi);
  • luglio 2012: stima di un -2.0% (fonti Bankitalia);
  • agosto 2012: stima di un -2.5% (fonti Istat). 
Stando alle cifre, è possibile rapportarsi ad uno scarto previsionale prossimo ai quattro punti percentuali in valori assoluti: questi "errori" potrebbero avere conseguenze nell'immediato futuro? 
Sicuramente sì, all'interno delle solite "voci": debito pubblico, disavanzo primario ed interessi sul debito, tanto per citarne solamente tre. I provvedimenti per arginare la "marea" speculativa sono stati moltissimi, all'insegna di una (paventata) credibilità da riacquistare: Imu, aumento dell'Iva (solo momentaneamente scongiurato?), nuove tasse, taglio delle pensioni, blocchi (stipendi+turn over) nel pubblico impiego solo per ricordarne alcune.
In mezzo a questo fiume di provvedimenti, che fine ha fatto il debito pubblico? 
Fra 2012 e 2013, purtroppo, il rapporto debito/PIL dovrebbe attestarsi stabilmente attorno al 124%: questo per due anni (minimo?), ovviamente. Le previsioni del Governo "tecnico" erano state largamente più ottimistiche: si parlava di un 121,5% nell'ormai imminente 2013.
Debito non ridotto, dunque. Cosa comporterebbe, in termini reali, l'avere ancora oggi una spada di Damocle come questa sulle nostre teste? La risposta a questa domanda è, purtroppo, ancora più cupa: una "mole" di interessi esageratamente alta, tanto per guardare all'aspetto esclusivamente contabile. 
Stime più o meno ufficiali riportano di interessi prossimi a "circa" 80 miliardi di Euro...all'anno. 
Attraverso quali voci di bilancio dovrà essere per forza possibile recuperare queste risorse? 
Serviranno (inevitabilmente?) altre manovre dall'impronta recessiva? 
Fino a quando gli indici di crescita rimarranno sottozero, a questa domanda sembra esserci una sola risposta possibile. 
Potrebbe servire a qualcosa alzare l'inflazione, stando a quanto presentato dall'articolo in questione: 
"[...]'La realtà è che in questo momento l'unico strumento che resta al Governo per combattere il deficit è l'inflazione, che in Italia si attesta [...] un punto percentuale sopra la media europea.' L'aumento dei prezzi [...] riduce il valore del debito pubblico[...] l'inflazione non produce un aggravio sui conti pubblici.'[...]"
Se aumentare l'inflazione "conviene" alla sostenibilità del debito pubblico, conviene anche alle tasche degli italiani? 
La risposta a questa domanda sembra essere, purtroppo, scontata. 
Sotto la spinta di una recessione forse pluriennale, pertanto, si aprirebbero (auto)strade per la stesura di altre manovre "Salva-Italia". Sembra essere fantasia anche la voce di guadagno che avrebbe voluto crescita economica "trainata" da export ed investimenti esteri, stando al quadro in corso di maturazione in chiave europea ed internazionale. 
In mezzo a questo quadro, cosa è possibile scrivere della "cornice" definita dal cosiddetto "fiscal compact"? 
Il trattato Europeo votato ed approvato dal Parlamento (in grandissima fretta e straordinari silenzi, nds) dovrebbe prevedere una riduzione del debito pubblico superiore al 60% del PIL di un ventesimo l'anno, per venti anni. 
Attualizzando tale condizione all'Italia, purtroppo, sarebbe forse necessario intervenire obbligatoriamente con tagli netti pari a "circa" 40-50 miliardi di Euro all'anno. 
La sproporzione e l'irreale possibilità di certe proposte risultano, purtroppo, fin troppo chiare. 
Nonostante le "luci in fondo al tunnel" viste da Presidente del Consiglio e Ministro allo Sviluppo Economico, forse, qualcosa continua purtroppo a non quadrare: l'avvitamento economico e sociale sembra essere dietro l'angolo. 
Che ne sarà dei "magici" punti di PIL promessi dall'esecutivo Monti a seguito dei provvedimenti adottati per lo "Sviluppo"? A cosa serviranno liberalizzazioni, licenziamenti "facili" dovuti alla "ristrutturazione" dell'articolo 18 e dismissioni del patrimonio pubblico? 
A queste e moltissime altre domande dovrebbe saper rispondere, con competenza e lungimiranza, il prossimo Governo: sarà possibile migliorare e/o riscrivere completamente almeno parte delle riforme formulate in gran fretta ed emergenza (paventata) dal Governo Monti? Servirà garantire una redistribuzione delle risorse, riequilibrando il flusso delle ricchezze all'interno di un'Italia sempre più al palo. 
La vera assunzione di responsabilità deve, forse, ancora arrivare? 
Agli italiani tutti l'ardua sentenza, appunto. 


Per saperne di più: 
"Obiettivo fallito", M.Bonaccorsi, "Left" - numero 35, settembre 2012

mercoledì 29 agosto 2012

FRA GOVERNO MONTI ED ELEZIONI (ANTICIPATE?): QUALI TRAGUARDI?


Molti sono stati, stando a quanto diffuso da media ed organi di informazione, i provvedimenti messi in campo dal governo tecnico presieduto da Mario Monti; Governo che, stando alle ultime indiscrezioni, qualcuno vorrebbe far cadere per potersi "garantire" da antichi (ma non troppo, nds) "cavalli di ritorno".
Per quali ragioni, stando a quanto diffuso, qualcuno di anonimo vorrebbe far cadere il Governo per andare al voto nella fatidica data di novembre 2012? Per individuare il (solito) colpevole basti riportare questa frase, tratta da un articolo odierno de La Repubblica ed attribuita allo stesso "mister B": 
"Non abbiamo scelta, il 2013 è troppo lontano. Le procure mi perseguitano, i giudici vogliono condannarmi prima della campagna elettorale.
Chi potrà mai essere questo "perseguitato" di turno? Stando a quanto fatto trapelare, pertanto, l'accordo proposto da un certo "partito ad-personam" sarebbe quello di accettare una nuova legge elettorale a patto di anticipare il voto alla scadenza voluta. A seguito di dichiarazioni ed intenti come questi, viene spontaneo porsi una domanda: Italia ed italiani si trovano già fuori dagli uragani di emergenze economico-finanziarie, speculative e sociali a cui sono sottoposti, ormai da troppo tempo?
E' stata già portata a termine la cosiddetta "ripresa di credibilità" utile al Paese per continuare a finanziarsi, attraendo investitori provenienti dall'estero? 
Se così fosse, vorrebbe dire che il Governo "tecnico"  avrebbe portato a termine i "compiti" assegnati. 
Stando a quanto diffuso inizialmente attraverso l'ormai famosa dichiarazione di intenti, la missione avrebbe dovuto essere quella di realizzare provvedimenti capaci di coniugare termini per molti tratti antitetici l'uno con l'altro: "rigore, equità e crescita", appunto. 
Il rigore si è visto fin troppo, stante la "pioggia" di tasse caduta sulle teste di italiani (allora tenuti) all'oscuro dello stato di assoluta gravità in cui versavano le casse dello Stato: dalla casa alla benzina, fino ad arrivare alle bibite gasate con possibilità di vagliare anche il campo del "cibo spazzatura".  
Tutto è diventato tassa(bile), per poter forse rastrellare risorse "fresche" ed utili a ripianare con urgenza i bilanci.
L'equità è divenuta pressante richiesta da parte di una parte di società onesta che, stante i sacrifici sostenuti (e da sostenere), ha giustamente invocato provvedimenti atti a "smascherare" quell'altra porzione di Italia che fino ad oggi non ha tirato alcun cordone: lotta all'evasione, tagli alla spesa realmente improduttiva (senza bisogno di tagliare posti letto negli ospedali già alla canna del gas, nds) ed analisi profonde sulle infrastrutture in corso di realizzazione (con possibilità di riflettere sui futuri andamenti di fattori essenziali quali ambiente e mobilità, nds) solo per citarne alcuni. 
E' venuto periodo di richieste pressanti alla classe politica, vista (con una buona dose di "arrabbiata miopia") come la Casta da abbattere: riduzione di privilegi, deciso aumento dei sacrifici. 
Se i politic(ant)i fossero lavoratori con contratti a progetto coincidenti con le legislature, cosa potrebbe esserne della loro carriera a fronte di un rendimento simile per uno Stato ridotto a cadavere? La risposta è, ovviamente, scontata. 
Questa è una delle domande che ha cullato correnti antipolitiche e da cui sarebbero dovuti passare, senza colpo ferire, molti dei provvedimenti licenziati da questo Governo "tecnico". 
Altre tracce di mancata equità si sono viste in paurosi errori commessi dagli stessi Ministri "tecnici", a seguito dei quali è stato necessario rimediare adottando manovre mascherate da "spending review" per recuperare risorse utili: si pensi al solo esempio derivato dal problema sintetizzato sotto i cosiddetti "esodati". 
Rigore di bilancio interno ed esterno, da riportare in una cornice europea dove amministrare sta diventando sempre più simile a contabilizzare. Fra "emergenza spread" ed ala tedesca "soffocatrice", la necessità primaria è diventata quella di "convincere" i partner europei sulla stabilità ed affidabilità dell'interlocutore italiano: missione sicuramente riuscita, questa. Dopo il rigore e l'equità, sarebbe dovuta arrivare la crescita. 
Crescita che, ad oggi e non solo per dati di natura macroeconomica, è divenuta paragonabile al "Godot" di turno. 
Necessitando di misure e riforme definite "strutturali", l'Italia ha fino ad oggi visto provvedimenti misti ed esclusivamente potenziali: decreto sviluppo e compiti "promessi" dai Ministri fra le prime "idee" palesate dall'esecutivo. 
Si è formata un'agenda che, salvo eclatanti cambiamenti, potrebbe vedere ridicolizzata la propria attuazione. 
Che ne sarebbe di questi provvedimenti, in caso di voto anticipato per i problemi del "solito pensionato"? 
Guardando nel dettaglio, invece, cosa ne è stato degli altri provvedimenti già dati per "approvati"? 
Stando ad un dossier sviluppato da "Il Sole 24Ore", purtroppo, si potrebbe con tranquillità affermare che sono stati molti i provvedimenti solamente "inaugurati": è questo il quadro a cui si presta il cosiddetto "barometro tecnico" del Governo Monti? Si riporta nel seguito il quadro sintetico della situazione individuata: 
"[...] Sono 84 [...] i provvedimenti deliberati dall'Esecutivo, compresa una legge costituzionale che introduce il pareggio di bilancio nella Costituzione, che in seguito della doppia approvazione da parte del Parlamento, è diventata legge dello Stato. [...] Il Governo Monti [...] ha varato una serie di riforme[...] che per diventare realmente operative hanno bisogno di una serie di decreti attuativi. Provvedimenti di rilievo per il Paese, dal Salva-Italia alle liberalizzazioni, dalle semplificazioni al decreto Sviluppo. Finora dei circa 300 interventi di secondo livello necessari, solo il 20% è stato varato. Dunque per attuare le riforme mancano ancora 240 decreti.[...]"
Si potrebbe quindi dire che, diversamente dall'aspetto potenziale, il "lato" reale vede un Governo che ha visto complet(at)o solo il 20% del proprio lavoro? Guardando ai numeri, invece, si scoprono tratti di urgenza assolutamente non riconosciuti: sono infatti 111 i provvedimenti varati dal Governo Monti attualmente ancora all'esame del Parlamento. 
Che ne sarebbe di questi, in caso di fine legislatura? Rimarrebbero possibilità di completare, necessariamente migliorando, l'incompleta e solo parzialmente giusta "agenda Monti"? 
Guardando alla "tradizione politica" italiana, purtroppo, le risposte sembrano quantomeno controverse. 
Rimangono ancora da intraprendere completamente provvedimenti relativi a molteplici ed importanti argomenti: accordi per la prevenzione delle evasioni fiscali, "ristrutturazione" del sistema giustizia e carceri, ratifiche ed esecuzioni da inserire all'interno del quadro europeo, accordi di cooperazione scientifico-tecnologica, accordi di cooperazione culturale ed istruzione, sviluppo e sostegno al mercato editoriale, sicurezza e prevenzione negli ambienti di lavoro.
A fronte di dati ed argomenti, pertanto, è possibile affermare che larg(hissim)a parte della strada per il consolidamento è ancora da intraprendere? Molti dei provvedimenti "in cantiere" potrebbero, potenzialmente, migliorare l'attuale e fortemente negativo giudizio sui rapporti all'interno del trinomio di rigore, crescita ed equità. 
Ragionare per il "dopo-Monti" dovrebbe significare, nei fatti, andare oltre il ragionamento puramente tecnico per "innescare" una direzione politica maggiormente rapportata a fattori chiave quali progresso, solidarietà ed equità.
Inaugurare la cosiddetta "Terza Repubblica" dovrebbe, nei fatti, oltrepassare definitivamente la necessità di delegare qualcuno per poi farlo sentire "democraticamente autorizzato" a farsi gli "affaracci suoi". 
Qualunque riferimento a fatti o persone reali non è assolutamente casuale.




Per saperne di più: 
"Il barometro dei provvedimenti del Governo Monti", Il Sole 24Ore
(http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-08-10/barometro-provvedimenti-governo-monti-104543.shtml?uuid=Ab1u7KMG)

"Cresci-Italia: su 53 provvedimenti di attuazione solo 7 al traguardo", Il Sole 24Ore

"Il barometro dei provvedimenti del Governo Monti - dossier", Il Sole 24Ore
(http://www.ilsole24ore.com/dossier/notizie/2012/barometro-governo-monti/index.shtml)

"I provvedimenti del Governo Monti - quali numeri?", Il Sole 24Ore
(http://www.ilsole24ore.com/pdf2010/SoleOnLine5/_Oggetti_Correlati/Documenti/Notizie/2012/08/barometro-governo-monti/provvedimenti-governo-monti.pdf?uuid=5c84cadc-e2cf-11e1-9526-e1750cc0fdfd)

"Provvedimenti deliberati dal Governo Monti - CDM 16/11/2011", Il Sole 24Ore
(http://www.ilsole24ore.com/pdf2010/SoleOnLine5/_Oggetti_Correlati/Documenti/Notizie/2012/08/barometro-governo-monti/84-provvedimenti.pdf)

domenica 26 agosto 2012

COSA RESTA ALL'UMANITA' PER COMPIERE "GRANDI BALZI"? RICORDANDO NEIL ARMSTRONG...


Fra buchi neri e "singolarità", fra quasar e pulsar, fra fotoni emessi da stelle c'è stato anche lui. 
Protagonista di un "grande balzo per l'umanità", fatto a fronte di un suo "piccolo passo", se ne è andato Neil Armstrong, primo "uomo della luna". 
Quale "estremo passo" può lasciare in eredità una figura come la sua? 
Stando a citazioni attribuite alla scrittrice Oriana Fallaci, la figura di Neil Armstrong era solita mascherare la timidezza con una forma di arroganza senza quartiere alcuno: 
"[...]Io, quando lo conobbi cinque anni fa, me ne sentii respinta e molta gente m’ha detto d’aver provato la medesima cosa. Anche a causa della sua timidezza che è enorme e che egli combatte con l’arroganza.[...]"
Cosa riusciva ad "infiammare" ed appassionare la personalità ed il carattere di questo astronauta che riuscì a camminare sull'unico satellite della nostra piccola Terra?
"[...] Niente lo interessa fuorché volare, conoscere le macchine che servono a volare. Niente lo seduce fuorché la tecnica necessaria ad andare sulla Luna, e la Luna stessa per lui non è che uno strumento per applicare quella tecnica.[...]"
Spazio all'ingegneria, dunque.
Spazio all'astronomia, allo studio dei corpi celesti e della progettazione di macchine adatte al raggiungerli. 
Spazio agli astronauti che arriveranno, spazio agli altr(ettant)i Curiosity che dovranno "smistare" verso nuovi lidi le ambizioni di un genere umano mai troppo consapevole dell'infinitesimo in cui si trova a "brancolare", quotidianamente e spesso troppo inconsapevolmente. 
Stando sempre all'opinione di Oriana Fallaci, quali erano le sole cose che sapevano accendere in lui un contatto umano migliore della normalità? 
"[...] parlare con lui è una sofferenza che sfiora l’incubo. Io, che l’ho visto più volte in questi anni, non sono mai riuscita a stabilire con lui un contatto che assomigliasse a un contatto umano, a farlo mai indulgere a un attimo di cordialità, di curiosità, di calore, ammenoché non pronunciassi le parole Mercury, Gemini’, Apollo, LM. [...]"
Spazio allo spazio, dunque: verso l'infinito ed oltre, si potrebbe dire. 
Quale lezione potrebbe lasciare questo 82enne astronauta che ha saputo incarnare una nuova fase di sogni, speranze e progetti? Riuscirebbe forse a liberare la troppo compressa consapevolezza umana? 
Saprebbe forse insegnare all'umanità ed a coloro che detengono quella cosa chiamata "potere" l'infinita inconsistenza di moltissimi deliri di onnipotenza anche quotidianamente esercitati? 
Ieri Neil Armstrong, oggi e domani chissà: quali frontiere attendono la sete di conoscenza (e progresso scientifico) del genere umano? Dove riuscirà ad arrivare una creatura che ha "scoperto" l'ingegneria con selce ed utensili? 
L'universo respirato da Neil Armstrong e da pochi(ssimi) altri fortunati racchiude un'infinita serie di segreti che, forse, mai riusciremo come umanità a capire pienamente: resterà un 95% di "sconosciuto", all'interno di quello che chiamiamo "universo". 
Resteranno per molte vite le luci di stelle che, all'interno di un romantico cielo di mezza estate, saranno in realtà già spente a troppi anni luce di distanza dai nostri occhi. 
Resteranno e continueranno altrettanti "piccoli passi" compiuti da uomini che, come Neil Armstrong, cercheranno di fornire un contributo per fare compiere all'umanità i "grandi passi" di cui ha bisogno per non sentirsi sola e dispersa, su una altrettanto sperduta astronave chiamata "Terra". 
Rimarranno altrettante possibilità di migliorare e progredire, smentendo forse parte della "relatività" che avvolge e pervade questo mistero che chiamiamo "universo". 
Neil Armstrong è stato, è e rimarrà per sempre un eroe che è riuscito a compiere importanti passi all'interno di questa immensità straordinaria e straordinariamente capace di suscitare paura e dubbi. 
Quel primo passo sulla Luna nient'altro dovrebbe essere che parte della chiave con cui continuare ad aprire la grande "serratura" di quella stessa "porta" chiamata "Universo".
Quanti altri Neil Armstrong serviranno, forse, nei millenni a venire? 
Se l'umanità non dovesse riuscire nella (negativamente) straordinaria missione di estinguersi da sola, potrebbero servire ancora miliardi di "piccoli grandi passi". 
Laddove c'era freddezza, forse, "abitavano" anche una passione ed una sterminata volontà di "toccare con piede" tutto quello che (soprav)vive, totalmente indifferente all'uomo, oltre lo strato di ozono che tutto contribuisce a rendere più blu e meno scuro. 
Rimarranno stupende leggi, capaci di imprimere all'astronomia una sorta di "irrazionale razionalizzazione".
Resteranno lì, studiate sui libri di scuola e verificate nell'infinito che ci circonda. 
Resteranno, per sempre, altrettanti eroi che hanno consegnato all'umanità qualche "arma" in più per provare a "guardare oltre": Galileo, Copernico, Keplero e Tycho Brahe, solo per citarne alcuni. 
Da quando l'uomo ha ricordo (e storia), ha sempre cercato di capire cosa ci sia nell'infinitamente grande e, successivamente, di cosa sia fatto quell'infinitamente piccolo che fa altrettanto paura. 
Oltre questi binari, oltre questi "piccoli grandi passi", rimangono le più grandi lezioni che Neil Armstrong possa regalare, intatte, all'umanità intera: ricerca, consapevolezza delle proprie "dimensioni esistenziali" di umanità, capacità di guardare oltre il "velo di Maya" imposto dall'atmosfera di turno, conoscenza e, non certo da ultimo, amore ed ammirazione per quella cosa terribilmente difficile ma incredibilmente affascinante chiamata "Scienza". 
Per il resto, infatti, anche questi "elementi" potrebbero riuscire a comporre un "one small step for [a] man, one giant leap for mankind".