mercoledì 29 agosto 2012

FRA GOVERNO MONTI ED ELEZIONI (ANTICIPATE?): QUALI TRAGUARDI?


Molti sono stati, stando a quanto diffuso da media ed organi di informazione, i provvedimenti messi in campo dal governo tecnico presieduto da Mario Monti; Governo che, stando alle ultime indiscrezioni, qualcuno vorrebbe far cadere per potersi "garantire" da antichi (ma non troppo, nds) "cavalli di ritorno".
Per quali ragioni, stando a quanto diffuso, qualcuno di anonimo vorrebbe far cadere il Governo per andare al voto nella fatidica data di novembre 2012? Per individuare il (solito) colpevole basti riportare questa frase, tratta da un articolo odierno de La Repubblica ed attribuita allo stesso "mister B": 
"Non abbiamo scelta, il 2013 è troppo lontano. Le procure mi perseguitano, i giudici vogliono condannarmi prima della campagna elettorale.
Chi potrà mai essere questo "perseguitato" di turno? Stando a quanto fatto trapelare, pertanto, l'accordo proposto da un certo "partito ad-personam" sarebbe quello di accettare una nuova legge elettorale a patto di anticipare il voto alla scadenza voluta. A seguito di dichiarazioni ed intenti come questi, viene spontaneo porsi una domanda: Italia ed italiani si trovano già fuori dagli uragani di emergenze economico-finanziarie, speculative e sociali a cui sono sottoposti, ormai da troppo tempo?
E' stata già portata a termine la cosiddetta "ripresa di credibilità" utile al Paese per continuare a finanziarsi, attraendo investitori provenienti dall'estero? 
Se così fosse, vorrebbe dire che il Governo "tecnico"  avrebbe portato a termine i "compiti" assegnati. 
Stando a quanto diffuso inizialmente attraverso l'ormai famosa dichiarazione di intenti, la missione avrebbe dovuto essere quella di realizzare provvedimenti capaci di coniugare termini per molti tratti antitetici l'uno con l'altro: "rigore, equità e crescita", appunto. 
Il rigore si è visto fin troppo, stante la "pioggia" di tasse caduta sulle teste di italiani (allora tenuti) all'oscuro dello stato di assoluta gravità in cui versavano le casse dello Stato: dalla casa alla benzina, fino ad arrivare alle bibite gasate con possibilità di vagliare anche il campo del "cibo spazzatura".  
Tutto è diventato tassa(bile), per poter forse rastrellare risorse "fresche" ed utili a ripianare con urgenza i bilanci.
L'equità è divenuta pressante richiesta da parte di una parte di società onesta che, stante i sacrifici sostenuti (e da sostenere), ha giustamente invocato provvedimenti atti a "smascherare" quell'altra porzione di Italia che fino ad oggi non ha tirato alcun cordone: lotta all'evasione, tagli alla spesa realmente improduttiva (senza bisogno di tagliare posti letto negli ospedali già alla canna del gas, nds) ed analisi profonde sulle infrastrutture in corso di realizzazione (con possibilità di riflettere sui futuri andamenti di fattori essenziali quali ambiente e mobilità, nds) solo per citarne alcuni. 
E' venuto periodo di richieste pressanti alla classe politica, vista (con una buona dose di "arrabbiata miopia") come la Casta da abbattere: riduzione di privilegi, deciso aumento dei sacrifici. 
Se i politic(ant)i fossero lavoratori con contratti a progetto coincidenti con le legislature, cosa potrebbe esserne della loro carriera a fronte di un rendimento simile per uno Stato ridotto a cadavere? La risposta è, ovviamente, scontata. 
Questa è una delle domande che ha cullato correnti antipolitiche e da cui sarebbero dovuti passare, senza colpo ferire, molti dei provvedimenti licenziati da questo Governo "tecnico". 
Altre tracce di mancata equità si sono viste in paurosi errori commessi dagli stessi Ministri "tecnici", a seguito dei quali è stato necessario rimediare adottando manovre mascherate da "spending review" per recuperare risorse utili: si pensi al solo esempio derivato dal problema sintetizzato sotto i cosiddetti "esodati". 
Rigore di bilancio interno ed esterno, da riportare in una cornice europea dove amministrare sta diventando sempre più simile a contabilizzare. Fra "emergenza spread" ed ala tedesca "soffocatrice", la necessità primaria è diventata quella di "convincere" i partner europei sulla stabilità ed affidabilità dell'interlocutore italiano: missione sicuramente riuscita, questa. Dopo il rigore e l'equità, sarebbe dovuta arrivare la crescita. 
Crescita che, ad oggi e non solo per dati di natura macroeconomica, è divenuta paragonabile al "Godot" di turno. 
Necessitando di misure e riforme definite "strutturali", l'Italia ha fino ad oggi visto provvedimenti misti ed esclusivamente potenziali: decreto sviluppo e compiti "promessi" dai Ministri fra le prime "idee" palesate dall'esecutivo. 
Si è formata un'agenda che, salvo eclatanti cambiamenti, potrebbe vedere ridicolizzata la propria attuazione. 
Che ne sarebbe di questi provvedimenti, in caso di voto anticipato per i problemi del "solito pensionato"? 
Guardando nel dettaglio, invece, cosa ne è stato degli altri provvedimenti già dati per "approvati"? 
Stando ad un dossier sviluppato da "Il Sole 24Ore", purtroppo, si potrebbe con tranquillità affermare che sono stati molti i provvedimenti solamente "inaugurati": è questo il quadro a cui si presta il cosiddetto "barometro tecnico" del Governo Monti? Si riporta nel seguito il quadro sintetico della situazione individuata: 
"[...] Sono 84 [...] i provvedimenti deliberati dall'Esecutivo, compresa una legge costituzionale che introduce il pareggio di bilancio nella Costituzione, che in seguito della doppia approvazione da parte del Parlamento, è diventata legge dello Stato. [...] Il Governo Monti [...] ha varato una serie di riforme[...] che per diventare realmente operative hanno bisogno di una serie di decreti attuativi. Provvedimenti di rilievo per il Paese, dal Salva-Italia alle liberalizzazioni, dalle semplificazioni al decreto Sviluppo. Finora dei circa 300 interventi di secondo livello necessari, solo il 20% è stato varato. Dunque per attuare le riforme mancano ancora 240 decreti.[...]"
Si potrebbe quindi dire che, diversamente dall'aspetto potenziale, il "lato" reale vede un Governo che ha visto complet(at)o solo il 20% del proprio lavoro? Guardando ai numeri, invece, si scoprono tratti di urgenza assolutamente non riconosciuti: sono infatti 111 i provvedimenti varati dal Governo Monti attualmente ancora all'esame del Parlamento. 
Che ne sarebbe di questi, in caso di fine legislatura? Rimarrebbero possibilità di completare, necessariamente migliorando, l'incompleta e solo parzialmente giusta "agenda Monti"? 
Guardando alla "tradizione politica" italiana, purtroppo, le risposte sembrano quantomeno controverse. 
Rimangono ancora da intraprendere completamente provvedimenti relativi a molteplici ed importanti argomenti: accordi per la prevenzione delle evasioni fiscali, "ristrutturazione" del sistema giustizia e carceri, ratifiche ed esecuzioni da inserire all'interno del quadro europeo, accordi di cooperazione scientifico-tecnologica, accordi di cooperazione culturale ed istruzione, sviluppo e sostegno al mercato editoriale, sicurezza e prevenzione negli ambienti di lavoro.
A fronte di dati ed argomenti, pertanto, è possibile affermare che larg(hissim)a parte della strada per il consolidamento è ancora da intraprendere? Molti dei provvedimenti "in cantiere" potrebbero, potenzialmente, migliorare l'attuale e fortemente negativo giudizio sui rapporti all'interno del trinomio di rigore, crescita ed equità. 
Ragionare per il "dopo-Monti" dovrebbe significare, nei fatti, andare oltre il ragionamento puramente tecnico per "innescare" una direzione politica maggiormente rapportata a fattori chiave quali progresso, solidarietà ed equità.
Inaugurare la cosiddetta "Terza Repubblica" dovrebbe, nei fatti, oltrepassare definitivamente la necessità di delegare qualcuno per poi farlo sentire "democraticamente autorizzato" a farsi gli "affaracci suoi". 
Qualunque riferimento a fatti o persone reali non è assolutamente casuale.




Per saperne di più: 
"Il barometro dei provvedimenti del Governo Monti", Il Sole 24Ore
(http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-08-10/barometro-provvedimenti-governo-monti-104543.shtml?uuid=Ab1u7KMG)

"Cresci-Italia: su 53 provvedimenti di attuazione solo 7 al traguardo", Il Sole 24Ore

"Il barometro dei provvedimenti del Governo Monti - dossier", Il Sole 24Ore
(http://www.ilsole24ore.com/dossier/notizie/2012/barometro-governo-monti/index.shtml)

"I provvedimenti del Governo Monti - quali numeri?", Il Sole 24Ore
(http://www.ilsole24ore.com/pdf2010/SoleOnLine5/_Oggetti_Correlati/Documenti/Notizie/2012/08/barometro-governo-monti/provvedimenti-governo-monti.pdf?uuid=5c84cadc-e2cf-11e1-9526-e1750cc0fdfd)

"Provvedimenti deliberati dal Governo Monti - CDM 16/11/2011", Il Sole 24Ore
(http://www.ilsole24ore.com/pdf2010/SoleOnLine5/_Oggetti_Correlati/Documenti/Notizie/2012/08/barometro-governo-monti/84-provvedimenti.pdf)

domenica 26 agosto 2012

COSA RESTA ALL'UMANITA' PER COMPIERE "GRANDI BALZI"? RICORDANDO NEIL ARMSTRONG...


Fra buchi neri e "singolarità", fra quasar e pulsar, fra fotoni emessi da stelle c'è stato anche lui. 
Protagonista di un "grande balzo per l'umanità", fatto a fronte di un suo "piccolo passo", se ne è andato Neil Armstrong, primo "uomo della luna". 
Quale "estremo passo" può lasciare in eredità una figura come la sua? 
Stando a citazioni attribuite alla scrittrice Oriana Fallaci, la figura di Neil Armstrong era solita mascherare la timidezza con una forma di arroganza senza quartiere alcuno: 
"[...]Io, quando lo conobbi cinque anni fa, me ne sentii respinta e molta gente m’ha detto d’aver provato la medesima cosa. Anche a causa della sua timidezza che è enorme e che egli combatte con l’arroganza.[...]"
Cosa riusciva ad "infiammare" ed appassionare la personalità ed il carattere di questo astronauta che riuscì a camminare sull'unico satellite della nostra piccola Terra?
"[...] Niente lo interessa fuorché volare, conoscere le macchine che servono a volare. Niente lo seduce fuorché la tecnica necessaria ad andare sulla Luna, e la Luna stessa per lui non è che uno strumento per applicare quella tecnica.[...]"
Spazio all'ingegneria, dunque.
Spazio all'astronomia, allo studio dei corpi celesti e della progettazione di macchine adatte al raggiungerli. 
Spazio agli astronauti che arriveranno, spazio agli altr(ettant)i Curiosity che dovranno "smistare" verso nuovi lidi le ambizioni di un genere umano mai troppo consapevole dell'infinitesimo in cui si trova a "brancolare", quotidianamente e spesso troppo inconsapevolmente. 
Stando sempre all'opinione di Oriana Fallaci, quali erano le sole cose che sapevano accendere in lui un contatto umano migliore della normalità? 
"[...] parlare con lui è una sofferenza che sfiora l’incubo. Io, che l’ho visto più volte in questi anni, non sono mai riuscita a stabilire con lui un contatto che assomigliasse a un contatto umano, a farlo mai indulgere a un attimo di cordialità, di curiosità, di calore, ammenoché non pronunciassi le parole Mercury, Gemini’, Apollo, LM. [...]"
Spazio allo spazio, dunque: verso l'infinito ed oltre, si potrebbe dire. 
Quale lezione potrebbe lasciare questo 82enne astronauta che ha saputo incarnare una nuova fase di sogni, speranze e progetti? Riuscirebbe forse a liberare la troppo compressa consapevolezza umana? 
Saprebbe forse insegnare all'umanità ed a coloro che detengono quella cosa chiamata "potere" l'infinita inconsistenza di moltissimi deliri di onnipotenza anche quotidianamente esercitati? 
Ieri Neil Armstrong, oggi e domani chissà: quali frontiere attendono la sete di conoscenza (e progresso scientifico) del genere umano? Dove riuscirà ad arrivare una creatura che ha "scoperto" l'ingegneria con selce ed utensili? 
L'universo respirato da Neil Armstrong e da pochi(ssimi) altri fortunati racchiude un'infinita serie di segreti che, forse, mai riusciremo come umanità a capire pienamente: resterà un 95% di "sconosciuto", all'interno di quello che chiamiamo "universo". 
Resteranno per molte vite le luci di stelle che, all'interno di un romantico cielo di mezza estate, saranno in realtà già spente a troppi anni luce di distanza dai nostri occhi. 
Resteranno e continueranno altrettanti "piccoli passi" compiuti da uomini che, come Neil Armstrong, cercheranno di fornire un contributo per fare compiere all'umanità i "grandi passi" di cui ha bisogno per non sentirsi sola e dispersa, su una altrettanto sperduta astronave chiamata "Terra". 
Rimarranno altrettante possibilità di migliorare e progredire, smentendo forse parte della "relatività" che avvolge e pervade questo mistero che chiamiamo "universo". 
Neil Armstrong è stato, è e rimarrà per sempre un eroe che è riuscito a compiere importanti passi all'interno di questa immensità straordinaria e straordinariamente capace di suscitare paura e dubbi. 
Quel primo passo sulla Luna nient'altro dovrebbe essere che parte della chiave con cui continuare ad aprire la grande "serratura" di quella stessa "porta" chiamata "Universo".
Quanti altri Neil Armstrong serviranno, forse, nei millenni a venire? 
Se l'umanità non dovesse riuscire nella (negativamente) straordinaria missione di estinguersi da sola, potrebbero servire ancora miliardi di "piccoli grandi passi". 
Laddove c'era freddezza, forse, "abitavano" anche una passione ed una sterminata volontà di "toccare con piede" tutto quello che (soprav)vive, totalmente indifferente all'uomo, oltre lo strato di ozono che tutto contribuisce a rendere più blu e meno scuro. 
Rimarranno stupende leggi, capaci di imprimere all'astronomia una sorta di "irrazionale razionalizzazione".
Resteranno lì, studiate sui libri di scuola e verificate nell'infinito che ci circonda. 
Resteranno, per sempre, altrettanti eroi che hanno consegnato all'umanità qualche "arma" in più per provare a "guardare oltre": Galileo, Copernico, Keplero e Tycho Brahe, solo per citarne alcuni. 
Da quando l'uomo ha ricordo (e storia), ha sempre cercato di capire cosa ci sia nell'infinitamente grande e, successivamente, di cosa sia fatto quell'infinitamente piccolo che fa altrettanto paura. 
Oltre questi binari, oltre questi "piccoli grandi passi", rimangono le più grandi lezioni che Neil Armstrong possa regalare, intatte, all'umanità intera: ricerca, consapevolezza delle proprie "dimensioni esistenziali" di umanità, capacità di guardare oltre il "velo di Maya" imposto dall'atmosfera di turno, conoscenza e, non certo da ultimo, amore ed ammirazione per quella cosa terribilmente difficile ma incredibilmente affascinante chiamata "Scienza". 
Per il resto, infatti, anche questi "elementi" potrebbero riuscire a comporre un "one small step for [a] man, one giant leap for mankind". 

sabato 25 agosto 2012

"MERAVIGLIOSO" IN MUSICA: FRA PASSATO E PRESENTE...


"[...] Ma guarda intorno a te/ che doni ti hanno fatto:/ ti hanno inventato il mare eh!/ Tu dici non ho niente/ Ti sembra niente il sole!/ La vita/  l'amore/ Meraviglioso/ il bene di una donnache ama solo te/ meraviglioso/ La luce di un mattinol'abbraccio di un amicoil viso di un bambinomeraviglioso/ meraviglioso [...]"


mercoledì 22 agosto 2012

RICOSTRUZIONE POST-SISMA, FRA FATTI SVUOTATI DI RETORICA


Dal terremoto emiliano-romagnolo sono passati mesi, nei quali sono state tante le misure adottate per "tamponare" disagi e problemi derivanti da quelle tremende scosse. 
In pochi secondi sono crollate economie, culture, abitazioni, industrie e (non certo da ultimo) vite: nei territori della nebbia e della pianura si sono rivelate potenze sismiche senza alcun "recente precedente". 
L'economia ha subito un contraccolpo fortissimo, in quanto nei territori colpiti dal sisma si concentra(va?) circa l'1% dell'intero PIL italiano. Accanto all'Emilia-Romagna sono state colpite anche Veneto e Lombardia, ovviamente senza colpo ferire. Dopo la scossa, la caduta. 
Dopo la caduta, la necessaria ripresa da riavviare attraverso provvedimenti urgenti, concreti. 
L'episodio accaduto, dalla portata negativamente straordinaria, dovrebbe richiedere altrettanto straordinari "tamponamenti" istituzionali, economici (e non solo...). 
Fra questi è, ovviamente e giustamente, impossibile non fare riferimento alla questione relativa al pagamento delle tasse: stando a quanto diffuso da giornali, Enti Locali e media, purtroppo, sarebbero "a rischio" le agevolazioni per le zone ferocemente colpite da questa "pioggia sismica". 
Per questo motivo, infatti, i Governatori di Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto hanno inoltrato lettere al Premier Monti ed al Ministro dell'Economia Grillli. Il contenuto essenziale della lettera è riportato, sinteticamente, in un articolo proveniente dal numero odierno de L'Unità
"[...]Il pagamento delle tasse ad ottobre rischia di mettere nei guai l'Emilia e le altre Regioni colpite dal terremoto. 
Per questo Errani insieme con i colleghi Zaia e Formigoni hanno scritto una lettera a Monti. Chiedono che il pagamento delle imposte venga rinviato al 30 ottobre evitando la duplice scadenza[...] prevista dai diversi provvedimenti del Governo. Ma soprattutto vogliono che chi ha una casa od un'azienda inagibile a causa del sisma possa pagare entro giugno del 2013.[...]"
Stando a questa richiesta, sulla cui correttezza è assurdo fare qualsivoglia osservazione, come potrà esprimersi il Presidente del Consiglio Monti? In mezzo alla sua freddezza e metodicità da "contabile rigorista", saprà accogliere la lealtà di una richiesta come questa? 
Scendendo nei dettagli, comunque, le richieste circoscritte nelle lettere inoltrate sono essenzialmente le seguenti: 
"[...]Le richieste sono due: allineare al 30 novembre prossimo il rinvio degli adempimenti fiscali, tributari, contributivi e amministrativi per tutti i residenti e gli imprenditori nelle zone del cratere, indipendentemente dal fatto che abbiano avuto o no danni alle loro case od alle loro imprese. Questo perchè [...] il rinvio è differenziato. 
Alcune voci, come le rate dei mutui, le imposte sul reddito e l'Imu, sono sospese fino al 30 settembre. 
Altre, soprattutto quelle sociali ed amministrative, fino al 30 novembre. 
La seconda richiesta è invece quella di rinviare al 30 giugno 2013 tutti gli adempimenti tributari, fiscali, contributivi e amministrativi per chi ancora continua ad avere problemi abitativi o produttivi in conseguenza del terremoto. 
In sostanza per chi ha ancora la casa inagibile e per le aziende che sono ancora ferme o sono a produzione limitata perchè devono ricostruire, ristrutturare i capannoni od aggiustare i macchinari lesionati dalle scosse
La sospensione [...] sarebbe un modo per lasciare un pò più di liquidità in tasca a chi deve sopportare i costi ingenti della rinascita.[...]"
Quali saranno le risposte da parte del Governo "tecnico"? Sarà possibile, fra le recenti "luci" in fondo al tunnel intraviste, trovare modi e risorse per rispondere a questa esigenza? 
Non basteranno le trascorse visite nei luoghi terremotati, così come non basteranno le (troppe) parole sentite che rischiano di trasformarsi in impietosa retorica: fra le pieghe (o piaghe?) del rigore di bilancio da rispettare, si potranno trovare altrettante "luci" di equità da non sbandierare esclusivamente a convegni di Cl sull'infinito (ed oltre, stile Toy Story?)? 
Sulla validità e fondatezza di tali richieste non ha bisogno di molti commenti l'intervento del Governatore Vasco Errani, delegato anche al ruolo di Commissario per la Ricostruzione: 
"[...]E' una posizione equilibrata. Una proposta che abbiamo avanzato fin dall'inizio. Un fatto di equità e giustizia. 
Non chiediamo mica di non far pagare le tasse per dieci anni alla popolazione di questa terra, che sarebbe insensato. Non abbiamo atteggiamenti propagandistici. Ma quello che è giusto è giusto. 
Se un cittadino ha la casa inagibile è giusto che non paghi l'Imu, anche nel 2013. 
Se un'impresa non può produrre, o comunque ha un'attività limitata per i danni subiti dal terremoto, è giusto che non paghi le tasse. [...]"
Quali osservazioni od opinioni poter dare a ragionamenti di questo tipo?
In caso di mancato accordo, come potrebbe involvere l'opinione nei confronti di questo Governo tecnico e contabile all'ennesima potenza? Si chiedano, per informazioni, opinioni agli "addetti ai lavori": 
"[...]'Questo è uno schiaffo in faccia a chi ha avuto voglia di rialzarsi con le proprie gambe. [...] Chi me lo fa fare di andare avanti con l'attività? Dove li trovo ora i soldi?' La sua 'Crea-si' [...] Gloria Trevisani la ha riaperta a metà luglio mettendo a rischio la vita per 'trafugare' dallo stabile crollato causa sisma almeno i computer e qualche macchinario. Oggi da Rovereto di Carpi l'attività si è trasferita a Carpi [...]. Ma nel giorno in cui Vasco Errani lavora ad ottenere un'ulteriore proroga alla scadenza per le tasse fissata al 30 settembre, a prevalere in Gloria è la rabbia e l'impotenza davanti ad una condizione economica che resta in bilico.
'Nella vecchia sede ho 150mila Euro di danni [...] e stiamo parlando dei lavori che servirebbero per rimettere in piedi i muri, cui vanno aggiunti quelli per la messa in sicurezza antisismica.' Considerato che, da maggio ad oggi, e malgrado la riapertura, 'abbiamo perso almeno 180mila Euro [...]davvero non so dove andrò a prendere i soldi per vivere. Senza contare che ad ottobre dovrò rincominciare a pagare il mutuo sul canannone crollato, che ancora dovevo finire di pagare.' [...]"
Sono queste richieste che, senza alcuna prova contraria reale, dovrebbero (condizionale improprio, ma d'obbligo) essere accolte senza appello alcuno. 
Serviranno forse altre manovre, eventualmente mascherate da "spending review", per reperire fondi finalizzati ad alleviare sofferenze simili? Il buon senso imporrebbe, ovviamente, risposta negativa a tale domanda. 
Al momento, fortunatamente, i segnali di "apertura" lasciano ben sperare: 
"[...]La prima data utile per discutere di eventuali proroghe è il Consiglio dei Ministri di venerdì. 
Il modo equilibrato in cui è stata formulata la proposta dei Governatori, e il precedente accordo con cui è stata formulata la proposta dei governatori, e il precedente del decreto sulla 'spending review', con Errani che è riuscito a convincere Monti sulla necessità di stanziare altri 6 miliardi per la ricostruzione, fa ben sperare. [...]"
Senza contare, poi, la questione legata alle imprese agricole: già massacrate dai sismi, hanno poi visto ulteriormente penalizzati i propri bilanci a seguito della mordente siccità che tutt'ora non accenna a finire.
Ai posteri le ardue sentenze, superando i "pareri negativi" dell'Agenzia delle Entrate di turno. 




Per saperne di più: 
"Anticipo delle tasse, l'Emilia si ribella", L'Unità 22-8-2012, C.Visani

"'Non facciamo propaganda, chiediamo solo il giusto'", L'Unità 22-8-2012, Intervista a Vasco Errani

"La rabbia degli imprenditori: ' Schiaffo a chi si è rialzato'", L'Unità 22-8-2012, G.Gentile


lunedì 20 agosto 2012

"IMPARARE" A SOGNARE, CITANDO I NEGRITA


"Ho imparato a sognare,/ che non ero bambino/ che non ero neanche un' età [...]  C'era chi era incapace a sognare/ e chi sognava già. 
Ho imparato a sognare/ e ho iniziato a sperare/ che chi c'ha avere avrà [...]  
Quando inizi a capire/ che sei solo e in mutande/ quando inizi a capire/ che tutto è più grande/ C' era chi era incapace a sognare/ e chi sognava già[...] Quando tutte le scuse,/ per giocare son buone/ quando tutta la vita/ è una bella canzone 
C'era chi era incapace a sognare/ e chi sognava già [...] 
C'è che ormai che ho imparato a sognare non smetterò."

sabato 18 agosto 2012

FRA ILVA E BONIFICA: QUANTO SERVIRA'?


Stando a quanto diffuso ufficialmente, l'Ilva di Taranto avrebbe messo a disposizione i primi fondi per bonificare e mitigare l'impatto ambientale degli impianti trasportati, troppo di punto in bianco, sotto l'occhio del ciclone: basteranno i 146 milioni di Euro locati nell'immediata disponibilità? Sono utilizzabili per "ripianare" esclusivamente le spese cumulate nel presente od anche per rimborsare i malesseri (ed i disagi) diffusi nel passato? 
Come giustamente deciso dal Governo, relativamente alle questioni afferenti all'Ilva dovrà essere la giustizia a fare il suo corso: nessuno può mettere i bastoni fra le ruote alla (improvvisa?) ricerca delle verità fino ad oggi silenziate. 
Dovrà essere l'inchiesta "Ambiente venduto" ad attribuire colpe specifiche, se ne verranno individuate, nei confronti dei vertici dell'Ilva attualmente posti sotto accusa. Si tratta di un provvedimento destinato ad espandersi a gran velocità verso nuovi confini, fra politica ed istituzioni? 
Guardando ai "passi" indicati come essenziali per le operazioni di bonifica e miglioramento sembra, purtroppo, che i milioni fino ad ora messi a disposizione siano totalmente insufficienti; è questa l'opinione di un articolo riportato su ilsole24ore.com
"[...]il colosso siderurgico lavorerà con Governo ed Enti locali per arrivare ad una nuova autorizzazione integrata ambientale che si ponga l'obiettivo di azzerare entro due o tre anni le emissioni e rendere più competitivo il ciclo industriale dell'acciaio. Si metterà mano [...] alle emissioni[...], si troverà una soluzione definitiva per lo spolverio alimentato dal parco minerario[...]. Chi paga? Domanda per nulla oziosa. 
Sono necessarie cifre imponenti. I Riva hanno messo sul piatto i primi investimenti [...].
Gesti apprezzabili, ma si tratta di bruscolini.[...]"
Gesti apprezzabili, ma arrivati forse troppo in ritardo? Era così economicamente conveniente attendere l'allarme della magistratura per "portarsi avanti" con le operazioni di bonifica e miglioramento degli impianti? 
La situazione non è sicuramente diventata insostenibile da poco tempo. 
Di pari passo, invece, l'improvvisamente allertato Ministro Passera riferisce di un'altra possibile "fetta di finanziamento" consistente in 600 milioni di Euro: tali cifre sarebbero alla base di un non meglio  precisato "contratto di programma". Dove finiranno le "voci di corridoio" che tenevano "in conto" svariati miliardi di Euro per rimuovere qualunque residuo di mancanza (ambientale, ma non solo!)? Il totale di (600+146) milioni di Euro non rischia di trasformarsi in una spesa sotto-stimata rispetto alle reali esigenze? 
Altro ed immenso discorso meriterebbero le riflessioni promosse dal cosiddetto "Comitato cittadini e operai liberi e pensanti": trattare della "questione Ilva" è necessario, anche facendo immensa attenzione ad alcune tremende storie. 
Racconti di vita che, lontano dai riflettori, rischiano di spegnersi in una pericolosa quanto indisponente indolenza: fra tutte, quella che ha più indignato è la storia di Lorenzo, bambino di tre anni costretto a lottare quotidianamente contro mali terribili. 
Riecheggiano, su questo fronte, le parole di suo padre Mauro:
"Perchè la scienza non può dirmi con certezza che il tumore che ha colpito mio figlio sia dovuto all'inquinamento di questa città, dell'Ilva e di tutte le altre cose, ma non può nemmeno escluderlo. 
Quindi a tutte queste persone, alla gente della mia città, voglio dire che devono aprire gli occhi perchè certe cose succedono, e non devono succedere più."
Non dovrebbe più accadere di avere improvvisi allarmi su emergenze che, come quella dell'Ilva, sono da sempre rimaste sotto gli occhi di tutti. 
Il Ministro allo Sviluppo Economico Corrado Passera ha sostenuto che "non ci sono chiare evidenze tra le emissioni attuali e i danni alla salute." La domanda che sorge spontanea è, d'altro conto, una sola: possono o potrebbero esserci più "chiare evidenze" fra emissioni passate e danni alla salute umana? 
L'incidenza non può essere in alcun modo esclusa, come sostenuto anche dai documenti citati in moltissimi articoli dei giorni scorsi, presentati da magistrati e tecnici, che hanno optato per la sentenza tanto discussa: "malattia e morte" nel ciclo produttivo dell'acciaio. 
Ai posteri l'ardua sentenza...non solo giuridica. 
E' urgente fare assolutamente chiarezza, economica e non.




Per saperne di più: 
"Ilva, Ferrante: 146 milioni per la bonifica ambientale. Il Governo non ricorrerà alla Consulta.", M.Maugeri, IlSole24ore.com
(http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-08-17/ilva-ferrante-milioni-bonifica-193827.shtml?uuid=AbblEyPG)

"Aria di tregua, Ilva promette '146 milioni per l'ambiente'", S.M.Righi, L'Unità, 18-8-2012

"La città protesta in piazza: 'Basta con le morti.'", L'Unità, 18-8-2012

"'Accolte tutte le indicazioni del Gip, tranne la chiusura degli impianti'", Intervista al Ministro Corrado Clini, L'Unità

martedì 14 agosto 2012

MORIRE DI LAVORO (PER) (N)O(N) MORIRE DI FAME: QUALE SCELTA?


Morire di lavoro o morire di fame? Chiudere e/o fermare le cosiddette "lavorazioni a caldo" di un'impresa siderurgica potrebbe significare infierire colpi mortali ad un indotto sociale, economico ed occupazionale. 
Nonostante tutte le possibili domande, sembra ormai urgente ricercare una soluzione che sappia coniugare contemporaneamente salute e lavoro: a quanto tempo fa è possibile far risalire questo tremendo "stato d'urgenza"? 
E' stato necessario il responso finale del Gip per portare all'onore delle discussioni nazionali (ed all'urgenza nell'agenda tecnico-politica) un problema che è sempre stato pesante? Più voci hanno detto che serve risanare e migliorare, sul solco di una strada già data per intrapresa dall'azienda stessa: l'emergenza Ilva è sembrata per molto tempo inesistente, agli occhi di un'opinione pubblica (data per) inadeguata ad affrontare tematiche come queste. 
Viene fatto un ragionamento simile da Vittorio Emiliani in un articolo apparso sul numero odierno de L'Unità, nel quale è posta una domanda (purtroppo) per molto sottovalutata: 
"[...]possibile che si debba giungere ad una simile tragedia sociale per riparlare in Italia di politica industriale e della compatibilità delle fabbriche inquinanti con la vita delle città? Bisogna [...] tentare di rimettere in campo forze, risorse, tecnologie per un piano rigoroso, di misure risanatrici che ridiano vivibilità a Taranto e preservino i livelli di occupazione.[...]"
Ridare vivibilità e dignità, sicuramente non solo a Taranto: le argomentazioni ed i nodi irrisolti che si nascondono dietro la questione "Ilva" sono di rilevanza assolutamente nazionale: per quali motivi si è parlato di questa tragedia solo a "bubbone" esploso, tanto per usare parole più che povere? 
Si parla genericamente di evitare la chiusura di uno stabilimento che, nonostante tutte le (eventuali) buone intenzioni, ha apportato, apporta e (forse) apporterà danni alla salute di coloro che sono costretti ad abitare nei pressi dello stesso: lo studio promosso da "Sentieri" (Studio epidemiologico nazionale dei territori e degli insediamenti esposti a rischio di inquindamento, nds) ha diffuso dati che non sono suscettibili di ambiguità alcuna. 
Stando a quanto diffuso, infatti, nella cosiddetta "area Ilva" ci sarebbe un'incidenza di tumori maggiore del 15% rispetto alla media, con un picco del 30% circa per i casi di tumori ai polmoni. 
Diffusi tratti del report promosso da "Sentieri" illustrano ancora altri punti "dolentemente negativi" della questione "Ilva": "[...] incrementi significativi della mortalità rispetto al resto della Puglia si verificano per tutte le cause e tutti i tumori. Tra questi mesoteliomi pleurici, neoplasie epatiche, polmonari, linfomi, demenze e malattie ischemiche del cuore.[...]"
Se questo non bastasse, si aggiunga anche la situazione relativa ai rischi cosiddetti "pre-nascita": 
"[...]c'è un eccesso del 15% di mortalità legata alle malformazioni congenite.[...]"
Le misure riportate nello studio si riferiscono alla pericolosità derivante dalle esposizioni professionali (e non, nds) alle sostanze chimiche utilizzate od emesse nei processi produttivi presenti nell'area incriminata. 
Gli stessi inquinanti definiti di origine "professionale" sarebbero abbondanti, di pari passo, anche negli ambienti normalmente "usati" nella vita quotidiana. 
Non mancano comunque gli appelli all'attenzione ed alla cautela, rispetto alla tragicità dello studio citato: 
"I dati sull'incremento dei casi di tumore vanno valutati molto attentamente e bisognerebbe vedere come è stato condotto lo studio. Questa tipologia di problemi va infatti osservata in modo adeguato, perché c'è sempre il rischio di creare da una parte un eccesso di allarmismo, e dall'altra di sottovalutare i risultati.
E' questa l'opinione di Silvio Garattini, direttore dell'Istituto di Ricerche Farmacologiche "Mario Negri" di Milano. 
D'altra opinione sembra essere, invece, il responso dell'Associazione Italiana di Epidemiologia; tale Associazione considera infatti "[...]solidi e affidabili i risultati della perizia epidemiologica che ha permesso al gip di Taranto di quantificare i danni sanitari determinati, sia nel passato sia nel presente, dalle emissioni nocive degli impianti dell'Ilva.[...]"
Al di là di ogni opinione, comunque, è oggettivo dire che le emissioni ed i residui derivanti da lavorazioni siderurgiche non facciano assolutamente bene alla salute: serviva lo "stop" dato dalla magistratura per portare un'emergenza come questa sotto i "tragicomici riflettori" della politica e della tecnica (che dovrebbe risolvere tale problema, nds)? 
Risanare un'attività industriale è un'attività che è impensabile svolgere "a titolo gratuito": quali cifre sarà necessario mobilitare per assicurare un miglior legame fra lavoro, ambiente e salute? 
Citando l'articolo sopra riportato di Vittorio Emiliani, è possibile aprire su questo fronte un'altra questione di importanza essenziale: "[...] Chi sosterrà i costi di questo colossale quanto indispensabile risanamento? Lo Stato, l'Ilva od entrambi? [...]"
Prima di rispondere a queste domande, è necessario stabilire con urgenza quali e quante risorse sia necessario mobilitare per rispondere alla generica parola "risanamento": quali impianti è necessario migliorare ed ottimizzare per limitare appieno le emissioni? Esistono "costi" non ammortizzati provenienti dal passato? 
Quali e quante vite sono state rovinate per problemi non solamente afferenti alle emissioni? 
Sono esistiti ed esistono problematiche afferenti alla (mancata) sicurezza nei luoghi di lavoro? 
Servono "bilanci" compilati sottostando a principi essenziali quali chiarezza, trasparenza e consapevolezza: niente (e nessuno) può essere lasciato "indietro". 
Costi di questa natura non devono essere in nessun modo affidati a (vere o presunte) "voci di corridoio". 
La "questione Ilva" è stata definita come di sostanziale importanza per l'industria italiana: tale affermazione nasconde una verità assoluta, non solo da un punto di vista produttivo. 
Quali e quante "altre Ilva" continuano a nascondersi all'interno del territorio italiano? 
Attraverso quali altre "disposizioni" della magistratura sarà necessario passare per affrontare consapevolmente certe spinose questioni?
Salute ed ambiente non dovrebbero in alcun modo essere "subordinate" a fattori come produttività ed economia. 
Condizionale d'obbligo, ovviamente. Visti i tempi...


Per saperne di più: 
"Ilva, Severino: soluzione per lavoro e salute", Corriere.it
(http://www.corriere.it/salute/sportello_cancro/12_agosto_13/ilva-taranto-tumori_a6d1e63a-e52a-11e1-97d9-de28e70d5d31.shtml)

"Tenere aperto l'impianto e risanare: va fatto insieme", L'Unità, 14-8-2012, V.Emiliani

"Ilva, il Governo ricorre alla Consulta contro il Gip", L'Unità, 14-8-2012, B. Di Giovanni

sabato 11 agosto 2012

"MORTI BIANCHE": DIARIO DAL MONDO DEL LAVORO


Il sottotitolo al titolo del libro è chiarissimo sugli intenti del testo: 
"[...]morti, infortuni, malattie, come cambia la vita di chi rimane coinvolto, cosa fanno i sindacati e che ruolo svolge la politica.[...]" 
"Edito" virtualmente dalla controversa Casaleggio Associati e presentato dall'ancora più criticato (e criticabile) Beppe Grillo, il libro "Morti bianche" è un'opera della scrittrice Samanta di Persio. Sono qui raccontate "semplicemente" Storie, storie ed ancora storie: racconti di persone che hanno visto, (pur)troppo spesso improvvisamente, la loro vita radicalmente cambiata od annullata. 
Ci sono racconti di madri quotidianamente straziate dal dolore per aver perso figli e/o mariti sotto le fauci di macchine, catene di montaggio od impianti. Si leggono racconti di parenti e familiari che, anche dopo molti anni, continuano a lottare per chiedere giustizia e prevenzione. 
Alla fine, contrariamente a quanto logica vorrebbe, quello stesso "trittico" morti-infortuni-malattie finisce per diventare solo ed esclusivamente pura statistica: statistiche a loro volta capaci di esprimere solamente tendenzialità positive o negative rispetto ad altre(ttante) statistiche precedenti. 
Cosa rimane dentro e dietro a vite strozzate, cosa resta dentro e dietro a famiglie costrette a (soprav)vivere con dolori laceranti ed ineliminabili? Cosa può oltrepassare il "velo" imposto dai puri dati numerici? 
Muovendosi attorno a queste (e moltissime altre) domande, il libro "Morti bianche" cerca di lasciare più di qualche elemento di riflessione a disposizione del lettore: cosa c'è dietro ad ogni infortunio destinato a diventare semplice numero? Quali le motivazioni per un lavoro alle volte asintoticamente tendente a morte o a forme di invalidità permanente? Dalle parole e dalle testimonianze di infortunati ed attori coinvolti nei lavori attorno alla (mancata) sicurezza negli ambienti di lavoro, si percepiscono importanti e pesanti elementi su cui interrogarsi: quando è realmente possibile fare qualcosa? Investire in sicurezza e miglioramento di impianti spesso obsoleti od insicuri è davvero una spesa inutile? 
Le parti su cui il libro si "muove" sono, nei fondamenti, le seguenti: 
  • Testimonianze di infortuni sul lavoro: storie di lavori per sperare in una vita migliore, storie di giustizie dimenticate e di eroi ammazzati dal lavoro. Fra lotte per sopravvivere e morti prima del tempo, si cerca di capire quali possano essere le "regole" con cui circoscrivere e delimitare questa "strada della tragedia";
  • Le morti dell'Ilva Taranto: storie e testimonianze di un contesto aziendale che, contrariamente agli allarmi improvvisamente lanciati dalla (malata) informazione italiana, da lungo tempo aveva al suo interno qualche elemento degno di "riflessione" e discussione;
  • Testimonianze di malattie professionali: silicosi, asbestosi, amianto, fibre di vetro, eternit e chi più ne ha più ne metta. Cosa accade quando un lavoro ti lascia uno spiacevole "dono" per la vita? Quali sono le lotte e le fatiche da subire per continuare a condurre un'esistenza il meno anormale possibile? Come reagire quando, di fronte ad un mesotelioma pleurico, le probabilità di vivere vengono azzerate nel giro di massimo un anno? Chi paga il prezzo versato da certe esistenze rovinate? 
  • Testimonianze di impegno per la sicurezza sul lavoro: accanto alle (giustissime) "proteste", rimangono le proposte e l'impegno di quanti cercano quotidianamente con ogni mezzo di adoperarsi per arginare questa tremenda emergenza mai sopita. Testimonianze di RLS, RSPP, medici competenti ASL e tecnici della prevenzione dimostrano che non tutte le formazioni risultano vane, in termini di sicurezza negli ambienti di lavoro. 
Laddove l'impegno rimane, sembra che purtroppo non venga fatto mai abbastanza: ascoltare o leggere storie e tremende testimonianze di chi è sopravvissuto ad una tragedia è sufficiente per trarre elementi con cui innescare miglioramenti (ed adeguati provvedimenti) su scala nazionale? 
Storie, storie ed ancora storie: un diario dal mondo del lavoro, con nomi di protagonisti che hanno lasciato troppo in fretta le "luci" del palcoscenico. Nonostante i recenti miglioramenti in materia di statistiche macro, infatti, non basta più dire o scrivere semplicemente "per non dimenticare". 
A qualche anno di distanza dalla pubblicazione del libro, infatti, rimane ancora troppo da migliorare. 


giovedì 9 agosto 2012

FRA AUTUNNI CALDI ED INVERNI BOLLENTI...COSA ATTENDE L'ITALIA?


Euro(pa) irreversibile, misure di forza da prendere nell'autunno che si preannuncia "caldo", dialoghi continui internamente a Stati (più o meno) a rischio, senza però dimenticare la situazione di stand-by messa in opera dalla Bce. Il quadro, nonostante un'apparente calma, sembra essere sempre più complesso, eterogeneo e difficile da risolvere: quanto saranno efficaci e duraturi i "compiti a casa" fatti da Stati sotto osservazione come l'Italia? 
L'aver perseguito una politica fatta di continui voti di fiducia è una situazione giustificata pienamente dall'emergenza attuale (ed attualmente non terminata)? 
Non servivano le dichiarazioni del Ministro Fornero a ricordare ciò che potrebbe (continuare ad) accadere dal prossimo autunno: "[...]Sicuramente l'autunno non sarà facile, come dimostrano i recenti dati sulla produzione industriale. Questa crisi è molto pesante e mette a rischio il futuro industriale nel nostro Paese.[...]"
Laddove il Ministro chiama, l'italiano mediamente informato risponde: "Sai che novità?"
La recessione aggravata e conclamata da un -2,5% sul Pil e la produzione industriale crollata dell'8,2% su base annua sono le "migliori" testimonianze possibile dell'autunno "caldo" messo in conto dal Ministro Fornero. 
Senza contare, ovviamente, l'ormai scontata necessità di mettere in conto ulteriori tagli ai conti pubblici dal mese di settembre: quando manca la crescita sono queste le conseguenze minime. 
Serviranno altre(ttante) manovre, altre(ttante) "spending review" con cui razionalizzare i consumi nelle attuali situazioni? Nonostante le misure rivolte a "rassicurare" i mercati, la montagna di debito pubblico rimane lì impassibile: 123% del Pil, allo stato attuale. 
Sono al vaglio del Governo proposte per limare questa immensa mole di "crediti passivi": sembra essere questo, al momento, l'ostacolo più grande per il futuro del Paese. Dalle dismissioni pubbliche al "think-thank" promosso dall'associazione Astrid, l'obiettivo minimo sembra rendere i (quasi) 2mila miliardi di Euro maggiormente sostenibili per le (strette) spalle dello Stato italiano. 
Altrettanto complicata sembra la situazione relativa agli indici del cosiddetto "spread", capace di esprimere i tassi di interesse necessari a finanziare l'Italia nel mondo dei cosiddetti "mercati": da stime è emerso che uno spread "giusto" per il nostro Paese dovrebbe essere prossimo a 200 "punti base". 
E' ovvio affermare che, essendo ora stabilmente sopra i 400/ 450 punti base, qualcosa resta da risolvere: muoversi per arginare tale emergenza potrebbe significare, nei fatti, accedere al tanto conclamato scudo/ fondo "salva spread"? Quale "memorandum" di impegni sarebbe necessario sottoscrivere per accedere a tale "ancora di salvezza"?
E' significativamente negativo notare come, allo stato attuale, dibattiti su temi (eventuali ma non troppo) come questi manchino: basta forse crogiolarsi all'insegna dell'estate calda e del tremendo sole di agosto? 
Abbassare lo spread sottoscrivendo "impegni" capaci di compromettere ulteriormente lo stato sociale è davvero la sola mossa vincente? Da questo punto di vista, purtroppo, la situazione greca continua ad insegnare qualcosa. 
Quale è attualmente la situazione economico-sociale di uno Stato rimasto, per (troppo) poco tempo, sotto la luce dei riflettori dettati dall'emergenza? 
Stando a quanto riportato in un odierno articolo de L'Unità, il governo greco è ancora adesso al lavoro per ricavare ulteriori 11 miliardi e mezzo di Euro da tagliare, per fare fronte ai "memorandum" europei.
A fronte di questa situazione, come avvoltoi sono arrivate le agenzie di rating: Standard&Poor's ha declassato l'outlook sulle prospettive elleniche da "stabile" a "negativo", stendendo quindi ulteriori ombre sul futuro greco. 
Il Pil è dato in decrescita esponenziale, su percentuali da capogiro: si parla di un -11% fino (minimo) al 2013. 
Cosa accadrebbe in caso di uscita della Grecia dall'Euro(pa)? A questa domanda risponde in maniera (purtroppo) chiara J.C. Juncker, Presidente dell'Eurogruppo: 
"[...]un'eventuale uscita della Grecia dalla moneta unica sarebbe gestibile, ma questo non vuol dire che sia augurabile.[...]"
Fra situazioni gestibili ed eventualità augurabili rimane, attualmente, al vaglio degli esperti l'ultima ipotesi della cosiddetta "eurodracma": usare l'Euro per scambi esteri, usare la dracma per il commercio interno. 
Chi perderebbe maggiormente percorrendo tale "eventualità"? La risposta è, purtroppo, scontata.
Quali sono i pareri di economisti sul futuro del popolo ellenico e, eventualmente, di quello dell'intera Europa? 
Si riporti quanto scritto dall'economista Nouriel Roubini:
"[...]Il problema di sacrifici della trojka per la Grecia porta ad un continuo peggioramento della crisi economica.[...]"
In termini reali, cosa potrebbe accadere? Grecia fuori dall'Euro(pa) entro il 2013, con conseguente caduta dell'attuale Governo di "semi-commissariamento". 
Stando a queste "progressioni" quale futuro prospettare per l'Italia e per gli italiani? 
Mentre il braccio di ferro fra rigore e crescita continua, specialmente nelle sedi europee e bancarie, è lecito interrogarsi sui provvedimenti da adottare per "rallentare" la discesa degli italiani in questo "piano inclinato" di problemi. A conferma di questo, purtroppo, sembra arrivare quanto diffuso dalla Cgia di Mestre: 
"[...]i dati più generali della Cgia di Mestre sottolineano come la crisi economica ha impoverito le famiglie ed il reddito è tornato ai livelli di 10 anni fa. 'La crisi [...]ha fatto decurtare i risparmi del 26,4%, a fronte di un aumento della spesa per i consumi finali [...] del 4%. Le famiglie sono alle corde, spendono sempre meno, e così la situazione economica dei piccoli commercianti e degli artigiani si fa sempre più difficile'.[...]"
Alla luce di tali informazioni, purtroppo, sembra purtroppo riduttivo parlare di autunno "caldo". 
Senza includere, poi, dell'eventuale (ma non troppo) aggravio di tasse qualora gli effetti della "spending review" non tardino a manifestarsi: da dove potrebbero attingere Enti Locali e Regioni, qualora i finanziamenti venissero ulteriormente stroncati? 
La risposta è, anche qui, purtroppo scontata. 
Si attende, contrariamente alle previsioni meteo, anche un inverno bollente? 


Fonte immagine: www.thefreak.it

Per saperne di più: 
"Il piano di Astrid per il debito: '200 miliardi in 5 anni'.", L'Unità, 9-8-2012

"Napolitano: troppi decreti a causa dell'emergenza.", L'Unità, 9-8-2012

"Fornero prevede un autunno caldo", M.Ventimiglia, L'Unità, 9-8-2012