"[...] Ma guarda intorno a te/ che doni ti hanno fatto:/ ti hanno inventato il mare eh!/ Tu dici non ho niente/ Ti sembra niente il sole!/ La vita/ l'amore/ Meraviglioso/ il bene di una donna/ che ama solo te/ meraviglioso/ La luce di un mattino/ l'abbraccio di un amico/ il viso di un bambino/ meraviglioso/ meraviglioso [...]"
Blog trasferito al seguente indirizzo, reperibile più direttamente anche nella colonna di destra: http://spicchidigiornata.blogspot.com
sabato 25 agosto 2012
"MERAVIGLIOSO" IN MUSICA: FRA PASSATO E PRESENTE...
"[...] Ma guarda intorno a te/ che doni ti hanno fatto:/ ti hanno inventato il mare eh!/ Tu dici non ho niente/ Ti sembra niente il sole!/ La vita/ l'amore/ Meraviglioso/ il bene di una donna/ che ama solo te/ meraviglioso/ La luce di un mattino/ l'abbraccio di un amico/ il viso di un bambino/ meraviglioso/ meraviglioso [...]"
mercoledì 22 agosto 2012
RICOSTRUZIONE POST-SISMA, FRA FATTI SVUOTATI DI RETORICA
Dal terremoto emiliano-romagnolo sono passati mesi, nei quali sono state tante le misure adottate per "tamponare" disagi e problemi derivanti da quelle tremende scosse.
In pochi secondi sono crollate economie, culture, abitazioni, industrie e (non certo da ultimo) vite: nei territori della nebbia e della pianura si sono rivelate potenze sismiche senza alcun "recente precedente".
L'economia ha subito un contraccolpo fortissimo, in quanto nei territori colpiti dal sisma si concentra(va?) circa l'1% dell'intero PIL italiano. Accanto all'Emilia-Romagna sono state colpite anche Veneto e Lombardia, ovviamente senza colpo ferire. Dopo la scossa, la caduta.
Dopo la caduta, la necessaria ripresa da riavviare attraverso provvedimenti urgenti, concreti.
L'episodio accaduto, dalla portata negativamente straordinaria, dovrebbe richiedere altrettanto straordinari "tamponamenti" istituzionali, economici (e non solo...).
Fra questi è, ovviamente e giustamente, impossibile non fare riferimento alla questione relativa al pagamento delle tasse: stando a quanto diffuso da giornali, Enti Locali e media, purtroppo, sarebbero "a rischio" le agevolazioni per le zone ferocemente colpite da questa "pioggia sismica".
Per questo motivo, infatti, i Governatori di Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto hanno inoltrato lettere al Premier Monti ed al Ministro dell'Economia Grillli. Il contenuto essenziale della lettera è riportato, sinteticamente, in un articolo proveniente dal numero odierno de L'Unità:
"[...]Il pagamento delle tasse ad ottobre rischia di mettere nei guai l'Emilia e le altre Regioni colpite dal terremoto.
Per questo Errani insieme con i colleghi Zaia e Formigoni hanno scritto una lettera a Monti. Chiedono che il pagamento delle imposte venga rinviato al 30 ottobre evitando la duplice scadenza[...] prevista dai diversi provvedimenti del Governo. Ma soprattutto vogliono che chi ha una casa od un'azienda inagibile a causa del sisma possa pagare entro giugno del 2013.[...]"
Stando a questa richiesta, sulla cui correttezza è assurdo fare qualsivoglia osservazione, come potrà esprimersi il Presidente del Consiglio Monti? In mezzo alla sua freddezza e metodicità da "contabile rigorista", saprà accogliere la lealtà di una richiesta come questa?
Scendendo nei dettagli, comunque, le richieste circoscritte nelle lettere inoltrate sono essenzialmente le seguenti:
"[...]Le richieste sono due: allineare al 30 novembre prossimo il rinvio degli adempimenti fiscali, tributari, contributivi e amministrativi per tutti i residenti e gli imprenditori nelle zone del cratere, indipendentemente dal fatto che abbiano avuto o no danni alle loro case od alle loro imprese. Questo perchè [...] il rinvio è differenziato.
Alcune voci, come le rate dei mutui, le imposte sul reddito e l'Imu, sono sospese fino al 30 settembre.
Altre, soprattutto quelle sociali ed amministrative, fino al 30 novembre.
La seconda richiesta è invece quella di rinviare al 30 giugno 2013 tutti gli adempimenti tributari, fiscali, contributivi e amministrativi per chi ancora continua ad avere problemi abitativi o produttivi in conseguenza del terremoto.
In sostanza per chi ha ancora la casa inagibile e per le aziende che sono ancora ferme o sono a produzione limitata perchè devono ricostruire, ristrutturare i capannoni od aggiustare i macchinari lesionati dalle scosse.
La sospensione [...] sarebbe un modo per lasciare un pò più di liquidità in tasca a chi deve sopportare i costi ingenti della rinascita.[...]"
Quali saranno le risposte da parte del Governo "tecnico"? Sarà possibile, fra le recenti "luci" in fondo al tunnel intraviste, trovare modi e risorse per rispondere a questa esigenza?
Non basteranno le trascorse visite nei luoghi terremotati, così come non basteranno le (troppe) parole sentite che rischiano di trasformarsi in impietosa retorica: fra le pieghe (o piaghe?) del rigore di bilancio da rispettare, si potranno trovare altrettante "luci" di equità da non sbandierare esclusivamente a convegni di Cl sull'infinito (ed oltre, stile Toy Story?)?
Sulla validità e fondatezza di tali richieste non ha bisogno di molti commenti l'intervento del Governatore Vasco Errani, delegato anche al ruolo di Commissario per la Ricostruzione:
"[...]E' una posizione equilibrata. Una proposta che abbiamo avanzato fin dall'inizio. Un fatto di equità e giustizia.
Non chiediamo mica di non far pagare le tasse per dieci anni alla popolazione di questa terra, che sarebbe insensato. Non abbiamo atteggiamenti propagandistici. Ma quello che è giusto è giusto.
Se un cittadino ha la casa inagibile è giusto che non paghi l'Imu, anche nel 2013.
Se un'impresa non può produrre, o comunque ha un'attività limitata per i danni subiti dal terremoto, è giusto che non paghi le tasse. [...]"
Quali osservazioni od opinioni poter dare a ragionamenti di questo tipo?
In caso di mancato accordo, come potrebbe involvere l'opinione nei confronti di questo Governo tecnico e contabile all'ennesima potenza? Si chiedano, per informazioni, opinioni agli "addetti ai lavori":
"[...]'Questo è uno schiaffo in faccia a chi ha avuto voglia di rialzarsi con le proprie gambe. [...] Chi me lo fa fare di andare avanti con l'attività? Dove li trovo ora i soldi?' La sua 'Crea-si' [...] Gloria Trevisani la ha riaperta a metà luglio mettendo a rischio la vita per 'trafugare' dallo stabile crollato causa sisma almeno i computer e qualche macchinario. Oggi da Rovereto di Carpi l'attività si è trasferita a Carpi [...]. Ma nel giorno in cui Vasco Errani lavora ad ottenere un'ulteriore proroga alla scadenza per le tasse fissata al 30 settembre, a prevalere in Gloria è la rabbia e l'impotenza davanti ad una condizione economica che resta in bilico.
'Nella vecchia sede ho 150mila Euro di danni [...] e stiamo parlando dei lavori che servirebbero per rimettere in piedi i muri, cui vanno aggiunti quelli per la messa in sicurezza antisismica.' Considerato che, da maggio ad oggi, e malgrado la riapertura, 'abbiamo perso almeno 180mila Euro [...]davvero non so dove andrò a prendere i soldi per vivere. Senza contare che ad ottobre dovrò rincominciare a pagare il mutuo sul canannone crollato, che ancora dovevo finire di pagare.' [...]"
Sono queste richieste che, senza alcuna prova contraria reale, dovrebbero (condizionale improprio, ma d'obbligo) essere accolte senza appello alcuno.
Serviranno forse altre manovre, eventualmente mascherate da "spending review", per reperire fondi finalizzati ad alleviare sofferenze simili? Il buon senso imporrebbe, ovviamente, risposta negativa a tale domanda.
Al momento, fortunatamente, i segnali di "apertura" lasciano ben sperare:
"[...]La prima data utile per discutere di eventuali proroghe è il Consiglio dei Ministri di venerdì.
Il modo equilibrato in cui è stata formulata la proposta dei Governatori, e il precedente accordo con cui è stata formulata la proposta dei governatori, e il precedente del decreto sulla 'spending review', con Errani che è riuscito a convincere Monti sulla necessità di stanziare altri 6 miliardi per la ricostruzione, fa ben sperare. [...]"
Senza contare, poi, la questione legata alle imprese agricole: già massacrate dai sismi, hanno poi visto ulteriormente penalizzati i propri bilanci a seguito della mordente siccità che tutt'ora non accenna a finire.
Ai posteri le ardue sentenze, superando i "pareri negativi" dell'Agenzia delle Entrate di turno.
Per saperne di più:
"Anticipo delle tasse, l'Emilia si ribella", L'Unità 22-8-2012, C.Visani
"'Non facciamo propaganda, chiediamo solo il giusto'", L'Unità 22-8-2012, Intervista a Vasco Errani
"La rabbia degli imprenditori: ' Schiaffo a chi si è rialzato'", L'Unità 22-8-2012, G.Gentile
lunedì 20 agosto 2012
"IMPARARE" A SOGNARE, CITANDO I NEGRITA
"Ho imparato a sognare,/ che non ero bambino/ che non ero neanche un' età [...]
C'era chi era incapace a sognare/ e chi sognava già.
Ho imparato a sognare/ e ho iniziato a sperare/ che chi c'ha avere avrà [...]
Quando inizi a capire/ che sei solo e in mutande/ quando inizi a capire/ che tutto è più grande/ C' era chi era incapace a sognare/ e chi sognava già[...]
Quando tutte le scuse,/ per giocare son buone/ quando tutta la vita/ è una bella canzone
C'era chi era incapace a sognare/ e chi sognava già [...]
C'è che ormai che ho imparato a sognare non smetterò."
sabato 18 agosto 2012
FRA ILVA E BONIFICA: QUANTO SERVIRA'?
Stando a quanto diffuso ufficialmente, l'Ilva di Taranto avrebbe messo a disposizione i primi fondi per bonificare e mitigare l'impatto ambientale degli impianti trasportati, troppo di punto in bianco, sotto l'occhio del ciclone: basteranno i 146 milioni di Euro locati nell'immediata disponibilità? Sono utilizzabili per "ripianare" esclusivamente le spese cumulate nel presente od anche per rimborsare i malesseri (ed i disagi) diffusi nel passato?
Come giustamente deciso dal Governo, relativamente alle questioni afferenti all'Ilva dovrà essere la giustizia a fare il suo corso: nessuno può mettere i bastoni fra le ruote alla (improvvisa?) ricerca delle verità fino ad oggi silenziate.
Dovrà essere l'inchiesta "Ambiente venduto" ad attribuire colpe specifiche, se ne verranno individuate, nei confronti dei vertici dell'Ilva attualmente posti sotto accusa. Si tratta di un provvedimento destinato ad espandersi a gran velocità verso nuovi confini, fra politica ed istituzioni?
Guardando ai "passi" indicati come essenziali per le operazioni di bonifica e miglioramento sembra, purtroppo, che i milioni fino ad ora messi a disposizione siano totalmente insufficienti; è questa l'opinione di un articolo riportato su ilsole24ore.com:
"[...]il colosso siderurgico lavorerà con Governo ed Enti locali per arrivare ad una nuova autorizzazione integrata ambientale che si ponga l'obiettivo di azzerare entro due o tre anni le emissioni e rendere più competitivo il ciclo industriale dell'acciaio. Si metterà mano [...] alle emissioni[...], si troverà una soluzione definitiva per lo spolverio alimentato dal parco minerario[...]. Chi paga? Domanda per nulla oziosa.
Sono necessarie cifre imponenti. I Riva hanno messo sul piatto i primi investimenti [...].
Gesti apprezzabili, ma si tratta di bruscolini.[...]"
Gesti apprezzabili, ma arrivati forse troppo in ritardo? Era così economicamente conveniente attendere l'allarme della magistratura per "portarsi avanti" con le operazioni di bonifica e miglioramento degli impianti?
La situazione non è sicuramente diventata insostenibile da poco tempo.
Di pari passo, invece, l'improvvisamente allertato Ministro Passera riferisce di un'altra possibile "fetta di finanziamento" consistente in 600 milioni di Euro: tali cifre sarebbero alla base di un non meglio precisato "contratto di programma". Dove finiranno le "voci di corridoio" che tenevano "in conto" svariati miliardi di Euro per rimuovere qualunque residuo di mancanza (ambientale, ma non solo!)? Il totale di (600+146) milioni di Euro non rischia di trasformarsi in una spesa sotto-stimata rispetto alle reali esigenze?
Altro ed immenso discorso meriterebbero le riflessioni promosse dal cosiddetto "Comitato cittadini e operai liberi e pensanti": trattare della "questione Ilva" è necessario, anche facendo immensa attenzione ad alcune tremende storie.
Racconti di vita che, lontano dai riflettori, rischiano di spegnersi in una pericolosa quanto indisponente indolenza: fra tutte, quella che ha più indignato è la storia di Lorenzo, bambino di tre anni costretto a lottare quotidianamente contro mali terribili.
Riecheggiano, su questo fronte, le parole di suo padre Mauro:
"Perchè la scienza non può dirmi con certezza che il tumore che ha colpito mio figlio sia dovuto all'inquinamento di questa città, dell'Ilva e di tutte le altre cose, ma non può nemmeno escluderlo.
Quindi a tutte queste persone, alla gente della mia città, voglio dire che devono aprire gli occhi perchè certe cose succedono, e non devono succedere più."
Non dovrebbe più accadere di avere improvvisi allarmi su emergenze che, come quella dell'Ilva, sono da sempre rimaste sotto gli occhi di tutti.
Il Ministro allo Sviluppo Economico Corrado Passera ha sostenuto che "non ci sono chiare evidenze tra le emissioni attuali e i danni alla salute." La domanda che sorge spontanea è, d'altro conto, una sola: possono o potrebbero esserci più "chiare evidenze" fra emissioni passate e danni alla salute umana?
L'incidenza non può essere in alcun modo esclusa, come sostenuto anche dai documenti citati in moltissimi articoli dei giorni scorsi, presentati da magistrati e tecnici, che hanno optato per la sentenza tanto discussa: "malattia e morte" nel ciclo produttivo dell'acciaio.
Ai posteri l'ardua sentenza...non solo giuridica.
E' urgente fare assolutamente chiarezza, economica e non.
Per saperne di più:
"Ilva, Ferrante: 146 milioni per la bonifica ambientale. Il Governo non ricorrerà alla Consulta.", M.Maugeri, IlSole24ore.com
(http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-08-17/ilva-ferrante-milioni-bonifica-193827.shtml?uuid=AbblEyPG)
"Aria di tregua, Ilva promette '146 milioni per l'ambiente'", S.M.Righi, L'Unità, 18-8-2012
"La città protesta in piazza: 'Basta con le morti.'", L'Unità, 18-8-2012
"'Accolte tutte le indicazioni del Gip, tranne la chiusura degli impianti'", Intervista al Ministro Corrado Clini, L'Unità
martedì 14 agosto 2012
MORIRE DI LAVORO (PER) (N)O(N) MORIRE DI FAME: QUALE SCELTA?
Morire di lavoro o morire di fame? Chiudere e/o fermare le cosiddette "lavorazioni a caldo" di un'impresa siderurgica potrebbe significare infierire colpi mortali ad un indotto sociale, economico ed occupazionale.
Nonostante tutte le possibili domande, sembra ormai urgente ricercare una soluzione che sappia coniugare contemporaneamente salute e lavoro: a quanto tempo fa è possibile far risalire questo tremendo "stato d'urgenza"?
E' stato necessario il responso finale del Gip per portare all'onore delle discussioni nazionali (ed all'urgenza nell'agenda tecnico-politica) un problema che è sempre stato pesante? Più voci hanno detto che serve risanare e migliorare, sul solco di una strada già data per intrapresa dall'azienda stessa: l'emergenza Ilva è sembrata per molto tempo inesistente, agli occhi di un'opinione pubblica (data per) inadeguata ad affrontare tematiche come queste.
Viene fatto un ragionamento simile da Vittorio Emiliani in un articolo apparso sul numero odierno de L'Unità, nel quale è posta una domanda (purtroppo) per molto sottovalutata:
"[...]possibile che si debba giungere ad una simile tragedia sociale per riparlare in Italia di politica industriale e della compatibilità delle fabbriche inquinanti con la vita delle città? Bisogna [...] tentare di rimettere in campo forze, risorse, tecnologie per un piano rigoroso, di misure risanatrici che ridiano vivibilità a Taranto e preservino i livelli di occupazione.[...]"
Ridare vivibilità e dignità, sicuramente non solo a Taranto: le argomentazioni ed i nodi irrisolti che si nascondono dietro la questione "Ilva" sono di rilevanza assolutamente nazionale: per quali motivi si è parlato di questa tragedia solo a "bubbone" esploso, tanto per usare parole più che povere?
Si parla genericamente di evitare la chiusura di uno stabilimento che, nonostante tutte le (eventuali) buone intenzioni, ha apportato, apporta e (forse) apporterà danni alla salute di coloro che sono costretti ad abitare nei pressi dello stesso: lo studio promosso da "Sentieri" (Studio epidemiologico nazionale dei territori e degli insediamenti esposti a rischio di inquindamento, nds) ha diffuso dati che non sono suscettibili di ambiguità alcuna.
Stando a quanto diffuso, infatti, nella cosiddetta "area Ilva" ci sarebbe un'incidenza di tumori maggiore del 15% rispetto alla media, con un picco del 30% circa per i casi di tumori ai polmoni.
Diffusi tratti del report promosso da "Sentieri" illustrano ancora altri punti "dolentemente negativi" della questione "Ilva": "[...] incrementi significativi della mortalità rispetto al resto della Puglia si verificano per tutte le cause e tutti i tumori. Tra questi mesoteliomi pleurici, neoplasie epatiche, polmonari, linfomi, demenze e malattie ischemiche del cuore.[...]"
Se questo non bastasse, si aggiunga anche la situazione relativa ai rischi cosiddetti "pre-nascita":
"[...]c'è un eccesso del 15% di mortalità legata alle malformazioni congenite.[...]"
Le misure riportate nello studio si riferiscono alla pericolosità derivante dalle esposizioni professionali (e non, nds) alle sostanze chimiche utilizzate od emesse nei processi produttivi presenti nell'area incriminata.
Gli stessi inquinanti definiti di origine "professionale" sarebbero abbondanti, di pari passo, anche negli ambienti normalmente "usati" nella vita quotidiana.
Non mancano comunque gli appelli all'attenzione ed alla cautela, rispetto alla tragicità dello studio citato:
"I dati sull'incremento dei casi di tumore vanno valutati molto attentamente e bisognerebbe vedere come è stato condotto lo studio. Questa tipologia di problemi va infatti osservata in modo adeguato, perché c'è sempre il rischio di creare da una parte un eccesso di allarmismo, e dall'altra di sottovalutare i risultati."
E' questa l'opinione di Silvio Garattini, direttore dell'Istituto di Ricerche Farmacologiche "Mario Negri" di Milano.
D'altra opinione sembra essere, invece, il responso dell'Associazione Italiana di Epidemiologia; tale Associazione considera infatti "[...]solidi e affidabili i risultati della perizia epidemiologica che ha permesso al gip di Taranto di quantificare i danni sanitari determinati, sia nel passato sia nel presente, dalle emissioni nocive degli impianti dell'Ilva.[...]"
Al di là di ogni opinione, comunque, è oggettivo dire che le emissioni ed i residui derivanti da lavorazioni siderurgiche non facciano assolutamente bene alla salute: serviva lo "stop" dato dalla magistratura per portare un'emergenza come questa sotto i "tragicomici riflettori" della politica e della tecnica (che dovrebbe risolvere tale problema, nds)?
Risanare un'attività industriale è un'attività che è impensabile svolgere "a titolo gratuito": quali cifre sarà necessario mobilitare per assicurare un miglior legame fra lavoro, ambiente e salute?
Citando l'articolo sopra riportato di Vittorio Emiliani, è possibile aprire su questo fronte un'altra questione di importanza essenziale: "[...] Chi sosterrà i costi di questo colossale quanto indispensabile risanamento? Lo Stato, l'Ilva od entrambi? [...]"
Prima di rispondere a queste domande, è necessario stabilire con urgenza quali e quante risorse sia necessario mobilitare per rispondere alla generica parola "risanamento": quali impianti è necessario migliorare ed ottimizzare per limitare appieno le emissioni? Esistono "costi" non ammortizzati provenienti dal passato?
Quali e quante vite sono state rovinate per problemi non solamente afferenti alle emissioni?
Sono esistiti ed esistono problematiche afferenti alla (mancata) sicurezza nei luoghi di lavoro?
Servono "bilanci" compilati sottostando a principi essenziali quali chiarezza, trasparenza e consapevolezza: niente (e nessuno) può essere lasciato "indietro".
Costi di questa natura non devono essere in nessun modo affidati a (vere o presunte) "voci di corridoio".
La "questione Ilva" è stata definita come di sostanziale importanza per l'industria italiana: tale affermazione nasconde una verità assoluta, non solo da un punto di vista produttivo.
Quali e quante "altre Ilva" continuano a nascondersi all'interno del territorio italiano?
Attraverso quali altre "disposizioni" della magistratura sarà necessario passare per affrontare consapevolmente certe spinose questioni?
Salute ed ambiente non dovrebbero in alcun modo essere "subordinate" a fattori come produttività ed economia.
Condizionale d'obbligo, ovviamente. Visti i tempi...
Per saperne di più:
"Ilva, Severino: soluzione per lavoro e salute", Corriere.it
(http://www.corriere.it/salute/sportello_cancro/12_agosto_13/ilva-taranto-tumori_a6d1e63a-e52a-11e1-97d9-de28e70d5d31.shtml)
"Tenere aperto l'impianto e risanare: va fatto insieme", L'Unità, 14-8-2012, V.Emiliani
"Ilva, il Governo ricorre alla Consulta contro il Gip", L'Unità, 14-8-2012, B. Di Giovanni
sabato 11 agosto 2012
"MORTI BIANCHE": DIARIO DAL MONDO DEL LAVORO
Il sottotitolo al titolo del libro è chiarissimo sugli intenti del testo:
"[...]morti, infortuni, malattie, come cambia la vita di chi rimane coinvolto, cosa fanno i sindacati e che ruolo svolge la politica.[...]"
"Edito" virtualmente dalla controversa Casaleggio Associati e presentato dall'ancora più criticato (e criticabile) Beppe Grillo, il libro "Morti bianche" è un'opera della scrittrice Samanta di Persio. Sono qui raccontate "semplicemente" Storie, storie ed ancora storie: racconti di persone che hanno visto, (pur)troppo spesso improvvisamente, la loro vita radicalmente cambiata od annullata.
Ci sono racconti di madri quotidianamente straziate dal dolore per aver perso figli e/o mariti sotto le fauci di macchine, catene di montaggio od impianti. Si leggono racconti di parenti e familiari che, anche dopo molti anni, continuano a lottare per chiedere giustizia e prevenzione.
Alla fine, contrariamente a quanto logica vorrebbe, quello stesso "trittico" morti-infortuni-malattie finisce per diventare solo ed esclusivamente pura statistica: statistiche a loro volta capaci di esprimere solamente tendenzialità positive o negative rispetto ad altre(ttante) statistiche precedenti.
Cosa rimane dentro e dietro a vite strozzate, cosa resta dentro e dietro a famiglie costrette a (soprav)vivere con dolori laceranti ed ineliminabili? Cosa può oltrepassare il "velo" imposto dai puri dati numerici?
Muovendosi attorno a queste (e moltissime altre) domande, il libro "Morti bianche" cerca di lasciare più di qualche elemento di riflessione a disposizione del lettore: cosa c'è dietro ad ogni infortunio destinato a diventare semplice numero? Quali le motivazioni per un lavoro alle volte asintoticamente tendente a morte o a forme di invalidità permanente? Dalle parole e dalle testimonianze di infortunati ed attori coinvolti nei lavori attorno alla (mancata) sicurezza negli ambienti di lavoro, si percepiscono importanti e pesanti elementi su cui interrogarsi: quando è realmente possibile fare qualcosa? Investire in sicurezza e miglioramento di impianti spesso obsoleti od insicuri è davvero una spesa inutile?
Le parti su cui il libro si "muove" sono, nei fondamenti, le seguenti:
- Testimonianze di infortuni sul lavoro: storie di lavori per sperare in una vita migliore, storie di giustizie dimenticate e di eroi ammazzati dal lavoro. Fra lotte per sopravvivere e morti prima del tempo, si cerca di capire quali possano essere le "regole" con cui circoscrivere e delimitare questa "strada della tragedia";
- Le morti dell'Ilva Taranto: storie e testimonianze di un contesto aziendale che, contrariamente agli allarmi improvvisamente lanciati dalla (malata) informazione italiana, da lungo tempo aveva al suo interno qualche elemento degno di "riflessione" e discussione;
- Testimonianze di malattie professionali: silicosi, asbestosi, amianto, fibre di vetro, eternit e chi più ne ha più ne metta. Cosa accade quando un lavoro ti lascia uno spiacevole "dono" per la vita? Quali sono le lotte e le fatiche da subire per continuare a condurre un'esistenza il meno anormale possibile? Come reagire quando, di fronte ad un mesotelioma pleurico, le probabilità di vivere vengono azzerate nel giro di massimo un anno? Chi paga il prezzo versato da certe esistenze rovinate?
- Testimonianze di impegno per la sicurezza sul lavoro: accanto alle (giustissime) "proteste", rimangono le proposte e l'impegno di quanti cercano quotidianamente con ogni mezzo di adoperarsi per arginare questa tremenda emergenza mai sopita. Testimonianze di RLS, RSPP, medici competenti ASL e tecnici della prevenzione dimostrano che non tutte le formazioni risultano vane, in termini di sicurezza negli ambienti di lavoro.
Laddove l'impegno rimane, sembra che purtroppo non venga fatto mai abbastanza: ascoltare o leggere storie e tremende testimonianze di chi è sopravvissuto ad una tragedia è sufficiente per trarre elementi con cui innescare miglioramenti (ed adeguati provvedimenti) su scala nazionale?
Storie, storie ed ancora storie: un diario dal mondo del lavoro, con nomi di protagonisti che hanno lasciato troppo in fretta le "luci" del palcoscenico. Nonostante i recenti miglioramenti in materia di statistiche macro, infatti, non basta più dire o scrivere semplicemente "per non dimenticare".
A qualche anno di distanza dalla pubblicazione del libro, infatti, rimane ancora troppo da migliorare.
giovedì 9 agosto 2012
FRA AUTUNNI CALDI ED INVERNI BOLLENTI...COSA ATTENDE L'ITALIA?
Euro(pa) irreversibile, misure di forza da prendere nell'autunno che si preannuncia "caldo", dialoghi continui internamente a Stati (più o meno) a rischio, senza però dimenticare la situazione di stand-by messa in opera dalla Bce. Il quadro, nonostante un'apparente calma, sembra essere sempre più complesso, eterogeneo e difficile da risolvere: quanto saranno efficaci e duraturi i "compiti a casa" fatti da Stati sotto osservazione come l'Italia?
L'aver perseguito una politica fatta di continui voti di fiducia è una situazione giustificata pienamente dall'emergenza attuale (ed attualmente non terminata)?
Non servivano le dichiarazioni del Ministro Fornero a ricordare ciò che potrebbe (continuare ad) accadere dal prossimo autunno: "[...]Sicuramente l'autunno non sarà facile, come dimostrano i recenti dati sulla produzione industriale. Questa crisi è molto pesante e mette a rischio il futuro industriale nel nostro Paese.[...]"
Laddove il Ministro chiama, l'italiano mediamente informato risponde: "Sai che novità?"
La recessione aggravata e conclamata da un -2,5% sul Pil e la produzione industriale crollata dell'8,2% su base annua sono le "migliori" testimonianze possibile dell'autunno "caldo" messo in conto dal Ministro Fornero.
Senza contare, ovviamente, l'ormai scontata necessità di mettere in conto ulteriori tagli ai conti pubblici dal mese di settembre: quando manca la crescita sono queste le conseguenze minime.
Serviranno altre(ttante) manovre, altre(ttante) "spending review" con cui razionalizzare i consumi nelle attuali situazioni? Nonostante le misure rivolte a "rassicurare" i mercati, la montagna di debito pubblico rimane lì impassibile: 123% del Pil, allo stato attuale.
Sono al vaglio del Governo proposte per limare questa immensa mole di "crediti passivi": sembra essere questo, al momento, l'ostacolo più grande per il futuro del Paese. Dalle dismissioni pubbliche al "think-thank" promosso dall'associazione Astrid, l'obiettivo minimo sembra rendere i (quasi) 2mila miliardi di Euro maggiormente sostenibili per le (strette) spalle dello Stato italiano.
Altrettanto complicata sembra la situazione relativa agli indici del cosiddetto "spread", capace di esprimere i tassi di interesse necessari a finanziare l'Italia nel mondo dei cosiddetti "mercati": da stime è emerso che uno spread "giusto" per il nostro Paese dovrebbe essere prossimo a 200 "punti base".
E' ovvio affermare che, essendo ora stabilmente sopra i 400/ 450 punti base, qualcosa resta da risolvere: muoversi per arginare tale emergenza potrebbe significare, nei fatti, accedere al tanto conclamato scudo/ fondo "salva spread"? Quale "memorandum" di impegni sarebbe necessario sottoscrivere per accedere a tale "ancora di salvezza"?
E' significativamente negativo notare come, allo stato attuale, dibattiti su temi (eventuali ma non troppo) come questi manchino: basta forse crogiolarsi all'insegna dell'estate calda e del tremendo sole di agosto?
Abbassare lo spread sottoscrivendo "impegni" capaci di compromettere ulteriormente lo stato sociale è davvero la sola mossa vincente? Da questo punto di vista, purtroppo, la situazione greca continua ad insegnare qualcosa.
Quale è attualmente la situazione economico-sociale di uno Stato rimasto, per (troppo) poco tempo, sotto la luce dei riflettori dettati dall'emergenza?
Stando a quanto riportato in un odierno articolo de L'Unità, il governo greco è ancora adesso al lavoro per ricavare ulteriori 11 miliardi e mezzo di Euro da tagliare, per fare fronte ai "memorandum" europei.
A fronte di questa situazione, come avvoltoi sono arrivate le agenzie di rating: Standard&Poor's ha declassato l'outlook sulle prospettive elleniche da "stabile" a "negativo", stendendo quindi ulteriori ombre sul futuro greco.
Il Pil è dato in decrescita esponenziale, su percentuali da capogiro: si parla di un -11% fino (minimo) al 2013.
Cosa accadrebbe in caso di uscita della Grecia dall'Euro(pa)? A questa domanda risponde in maniera (purtroppo) chiara J.C. Juncker, Presidente dell'Eurogruppo:
"[...]un'eventuale uscita della Grecia dalla moneta unica sarebbe gestibile, ma questo non vuol dire che sia augurabile.[...]"
Fra situazioni gestibili ed eventualità augurabili rimane, attualmente, al vaglio degli esperti l'ultima ipotesi della cosiddetta "eurodracma": usare l'Euro per scambi esteri, usare la dracma per il commercio interno.
Chi perderebbe maggiormente percorrendo tale "eventualità"? La risposta è, purtroppo, scontata.
Quali sono i pareri di economisti sul futuro del popolo ellenico e, eventualmente, di quello dell'intera Europa?
Si riporti quanto scritto dall'economista Nouriel Roubini:
"[...]Il problema di sacrifici della trojka per la Grecia porta ad un continuo peggioramento della crisi economica.[...]"
In termini reali, cosa potrebbe accadere? Grecia fuori dall'Euro(pa) entro il 2013, con conseguente caduta dell'attuale Governo di "semi-commissariamento".
Stando a queste "progressioni" quale futuro prospettare per l'Italia e per gli italiani?
Mentre il braccio di ferro fra rigore e crescita continua, specialmente nelle sedi europee e bancarie, è lecito interrogarsi sui provvedimenti da adottare per "rallentare" la discesa degli italiani in questo "piano inclinato" di problemi. A conferma di questo, purtroppo, sembra arrivare quanto diffuso dalla Cgia di Mestre:
"[...]i dati più generali della Cgia di Mestre sottolineano come la crisi economica ha impoverito le famiglie ed il reddito è tornato ai livelli di 10 anni fa. 'La crisi [...]ha fatto decurtare i risparmi del 26,4%, a fronte di un aumento della spesa per i consumi finali [...] del 4%. Le famiglie sono alle corde, spendono sempre meno, e così la situazione economica dei piccoli commercianti e degli artigiani si fa sempre più difficile'.[...]"
Alla luce di tali informazioni, purtroppo, sembra purtroppo riduttivo parlare di autunno "caldo".
Senza includere, poi, dell'eventuale (ma non troppo) aggravio di tasse qualora gli effetti della "spending review" non tardino a manifestarsi: da dove potrebbero attingere Enti Locali e Regioni, qualora i finanziamenti venissero ulteriormente stroncati?
La risposta è, anche qui, purtroppo scontata.
Si attende, contrariamente alle previsioni meteo, anche un inverno bollente?
Fonte immagine: www.thefreak.it
Per saperne di più:
"Il piano di Astrid per il debito: '200 miliardi in 5 anni'.", L'Unità, 9-8-2012
"Napolitano: troppi decreti a causa dell'emergenza.", L'Unità, 9-8-2012
"Fornero prevede un autunno caldo", M.Ventimiglia, L'Unità, 9-8-2012
lunedì 6 agosto 2012
FRA CURIOSITY E MARTE, QUALCHE "PASSO" AVANTI...
"That's one small step for [a] man, one giant leap for mankind."
domenica 5 agosto 2012
PROGRESSISTI, MODERATI, RIBELLI & CO.: QUALI ORIZZONTI?
"[...] Credo che nel giro di poco tempo tutto si chiarirà perchè mi sembra che alla base ci sia un equivoco comunicativo. Nessuno ha parlato di un'alleanza fra Bersani, Vendola e Casini. Questa è stata la vulgata ma la realtà è un'altra. Noi pensiamo ad un campo tra democratici e progressisti, non solo tra i partiti ma con associazioni e movimenti, rivolgendoci a tutte quelle forze che non accettano la deriva populista, di destra e anti-europeista, che sta sempre più prendendo piede.[...]"
Fra equivoci ed incomprensioni, sembra essere questo il contenuto fondamentale della proposta politica divulgata dal Pd a livello nazionale: di fronte ad un momento negativamente straordinario della storia italiana, è opportuno e necessario che tutti provino a dare forza al malato-Italia.
Il "campo" fra democratici e progressisti dovrà, alla prova dei fatti, cercare con ogni mezzo di evitare la degenerazione in camposanto riformatore: sarà nei fatti possibile realizzare pienamente la carta d'intenti promossa, considerando quanto negativamente i "mercati" possano incidere sulle nature democratiche degli Stati ritenuti maggiormente "a rischio"?
L'urgenza prioritaria delineata (a parole) è quella di "tenere insieme questione democratica e questione sociale", cercando di non navigare a vista fra le emergenze (improvvisamente?) venute fuori in questi mesi: recessione ed economia, seguite a ruota da questioni afferenti al campo dei diritti civili (attualmente repressi).
Quali "paletti" anteporre agli eventuali confini da non oltrepassare per realizzare una futura compagine (coerente) di Governo in (dis)continuità con le politiche passate? Il primo è, fra tutti, un netto "no" a posizioni regressive anti-Euro, anti-fisco ed anti-immigrati. Il secondo principale sembra sia infine afferente alla necessità di radunare esponenti di "[...]forze moderate per le quali non è possibile cedere alle sirene populiste.[...]".
Il richiamo al populismo risuona come univocamente direzionato verso quelle "forze politiche" che, ad oggi, continuano a promettere di risolvere gli stessi problemi che hanno aggravato loro: spunta un PdL (o PdB) che promette un piano di dismissioni, abbassamento delle tasse e del livello di debito pubblico.
Chi ha contribuito ad infiammare l'Italia continua, imperterrito, a dichiarare intenti "ondivaghi", giusto per seguire l'orientamento istantaneo del consenso da intercettare: prima un no all'Europa, poi un forse ed infine un sì condizionato esclusivamente alle "colpe" della Germania.
In secondo piano, tornano "all'arrembaggio" voci ed interviste inneggianti all'abolizione dell'Imu ed alla soppressione di Equitalia. Tutto, ovviamente, da realizzarsi alla ricerca della soluzione più facile da vendere: come cercare di migliorare l'esistente cercando di alleggerire le spalle di chi è (quasi o già) alla canna del gas? A quali risorse attingere per colmare l'eventuale gap prodotto dal mancato introito della tassa sull'abitazione?
A queste e moltissime altre domande dovrebbe rispondere, con serietà e consapevolezza, una forza capace di definirsi progressista e non populista. Scrivere ulteriormente di certe dichiarazioni (e certi fantocci) è per certi versi peggio che sparare sull'ambulanza (del manicomio).
Guardando all'orizzonte del 2013, pertanto, risulta un pò meno difficile destreggiarsi in mezzo a certa melma: su questo fronte, fino a prova contraria, il Pd sembra avere forse un'(altra) occasione chiave da non gettare al vento.
Come promuovere una vera alternativa di Governo senza cadere nella trappola dettata da strapotere e squilibrio finanziario? L'intervista fatta al Segretario Bersani sembra muovere qualche (timidissimo) tentativo di circoscrivere l'eventuale rischio di nuove largh(issim)e intese:
"[...]Tutto dipende da quelle che succede nelle prossime settimane. L'altro ieri, con la riunione della Bce, c'è stato un passo avanti, ma non risolutivo. Quello che viene fuori è che un Paese, in parte vittima dei suoi problemi, in parte dell'attacco al sistema Euro, per far mettere in moto procedure che lo aiutino [...]deve chiedere l'intervento europeo facendo scattare procedure di supervisione e se nza sapere quali sono le condizioni che questo pone.[...]"
In altre parole, stando a quanto dichiarato, in caso di richieste d'aiuto scatterebbe una sorta di "commissariamento incognito": è questa l'unica soluzione (o compromesso) che un'Europa multi(de)forme è stata capace di elaborare?
Sulla necessità di fornire "garanzie politiche" da parte di chi dovrà amministrare in futuro cosa è possibile dichiarare?
"[...]Ricordo che i Governi di centrosinistra hanno più volte dimostrato di saper affrontare e superare i problemi. Non c'è bisogno di ricorrere ai governissimi.[...]"
Stando alle nuove condizioni al contorno ed alle degenerazioni maturate in questi ultimi periodi, sarà ancora possibile dichiarare di poter seguire i propri intenti senza riserva alcuna? La storia recente sembra fornire, purtroppo, risposta negativa alla precedente domanda.
Sullo sfondo di dichiarazioni ed intenti, per fortuna o purtroppo, rimangono sigle e bandiere di Partiti "costretti" a doversi alleare per avere la possibilità di governare (dopo l'approvazione di una legge elettorale degna).
A quali "voci" ha scelto di parlare il Partito Democratico? L'intento sembra, al momento, quello di delineare un "campo di democratici e progressisti": quali "etichette politiche" sintetizzare sotto questo titolo?
Al momento, salvo diverse intese, il quadro contempla Pd accanto a Sel.
Dalla cornice è stato "espulso" (forse troppo velocemente) l'Idv, vittima di un'eterna rincorsa all'untore.
E' possibile espellere uno schieramento basandosi esclusivamente su (certe) dichiarazioni fatte dal suo leader incapace di minimizzare le distanze tra fasi di protesta e proposta?
Costruendo alleanze su base governativa, è possibile richiamarsi alle moltissime esperienze cumulate a livello locale dove il "trittico" Pd-IdV-Sel ha fatto (e sta facendo) ottenere qualche soddisfazione?
Quale sembra essere al momento l'orientamento del Pd nel rapporto con l'Idv?
"[...]Io credo- avendo mostrato, in tutti questi mesi, assoluto rispetto per l'Idv e Di Pietro ed avendo sentito posizioni inaccettabili [...]-che la scelta di Di Pietro sia inequivocabile. Di fronte al passaggio che abbiamo davanti, cioè govenare una crisi inedita [...], Di Pietro ha scelto il disimpegno e da questa scelta sono derivati dei comportamenti che hanno portato a questa situazione. Nessuno potrà mai dire che è responsabilità del Pd.[...]"
Quale sembra essere invece la voce di Di Pietro di fronte a questa scelta, ritenuta inevitabile per colpe unilaterali?
"[...]La storia dei nostri ultimi anni dice che siamo un partito di centrosinistra. Infatti [...]noi siamo in linea con i dieci punti del programma di Bersani e del Pd. Il punto è che quei dieci punti sono antitetici a quello che Pd e Udc stanno votando in aula in questi mesi.[...]"
Si misura purtroppo su questo il mancato confine intravisto fra protesta e proposta: che ne potrebbe essere ora dell'Italia (e degli italiani) senza le "rassicuranti" misure fatte approvare dal Governo Monti?
E' più comodo (e funzionale al consenso) demolire, anzichè cercare di costruire qualcosa.
Di Pietro non dovrebbe dimenticare che, proprio dall'Idv, sono "spuntati" come funghi velenosi alcune tra le figure più indecenti degli ultimi anni che hanno contribuito, salvo differenti visioni, a tenere in vita quell'orrore rimasto in piedi fino all'ottobre del 2011: mai scordare i fatti del passato, appunto.
Sullo sfondo rimane, comunque, la necessità di oltrepassare la visione del "partito personale", attualmente sicuramente incarnata (non solo!) dall'Idv: l'elettore medio sembra voler infatti superare la visione del leader maximo a cui consegnare lo "scettro del potere".
Idv o non Idv? Essendo incerto fra protesta e proposta, la domanda sembra restare attualmente irrisolvibile.
Esiste un senso anche nelle parole di Di Pietro? In parte, sicuramente sì: andare "oltre" il Governo Monti può significare (ri)tornare su alcuni discutibili passi promossi ed avvallati in una situazione di emergenza (dichiarata) gravissima? Sarà possibile apporre miglioramenti a qualche provvedimento senza incorrere nella ribellione dei "mercati" e, pertanto, in un nuovo incubo di default finanziario (e quindi sociale)?
Su queste domande si gioca larga parte della carta d'intenti siglata ed inaugurata come manifesto da cui ripartire.
Su queste domande si gioca anche larghissima parte del "patto" con quelle forze "moderate" che hanno fino ad oggi sostenuto il Governo Monti senza distinguo alcuno: l'UdC primo fra tutti.
Quali le parole e quali, quindi, gli intenti conseguenti?
"[...] Alle elezioni ciascuno si presenterà con i propri programmi e le proprie liste [...] e la direzione di marcia è quella del Governo Monti, indietro non si torna. Abbiamo sottoscritto gli impegni della Bce, a partire dal fiscal compact e dal pareggio di bilancio, dunque la strada della prossima legislatura è segnata. [...]"
Se le condizioni lo permetteranno sarà poi possibile una "convergenza" con il Pd, da siglarsi per il "bene del Paese": quali orizzonti hanno dichiarazioni come queste? Quali confini ha la "disponibilità" dimostrata e sintetizzata dal leader centrista? Appoggiare in toto quanto fatto approvare dal Governo Monti (errori compresi) è un gesto azzardato, sotto moltissimi punti di vista. Quali battaglie intraprendere nel campo dei diritti civili, nel quale certi "moderati" sembrano avere posizioni più estremiste che mai?
La sfida sembra essere grande, forse anche troppo per la (mancata) fiducia data al sistema partitico nelle condizioni attuali: l'apertura alla società civile (e coerentemente determinata nel volersi mettere in gioco) sembra, in questo senso, inevitabile. Esiste la possibilità di coinvolgere concretamente "voci" veramente disposte a mettersi in gioco per il bene del Paese, senza dover per forza (e pigrizia?) delegare il tutto a forze partitiche ritenute imbarazzanti?
Il campo di "battaglia" sembra essere immenso, sia a livello di intenti che di programmi.
Protesta ed indignazione andranno ascoltate, capite e "ragionate" in termini e misure concrete capaci di evitare l'esclusivo beneficio sul breve termine; se così non sarà, probabilmente, il conto non si fermerà alle "cinque stelle" che fino ad ora si sono "manifestate" ai Partiti.
Le "etichette" dovranno trovare conferma nei fatti, ovviamente.
Ai posteri (ed elettori) l'ardua sentenza.
giovedì 2 agosto 2012
2 AGOSTO 1980 - 2 AGOSTO 2012: OLTRE LA MEMORIA
Serve Memoria, servirebbe sangue freddo e serve Ricordo.
C'è un tempo per ricordare che non dovrebbe essere fatto esclusivamente di rigide cadenze, strette e quasi "contabilizzate" dall'inarrestabile incedere dei giorni.
C'è un tempo che ha segnato occhi, pensieri, sguardi e ricordi di vite, sopravvissute e defunte: c'è uno stesso tempo che ha consegnato queste anime ad un cambiamento troppo repentino, troppo veloce ed immeritato.
(R)esiste ancora oggi un Paese, quasi "immerso" e contemporaneamente parallelo al nostro, nel quale ogni verità possibile sembra destinata a ridursi, per poi dimezzarsi: (r)esiste il Paese delle mezze verità, appunto.
Depistaggi e dichiarazioni imbarazzanti si mescolano fra loro, offuscando la visione di una "normalità" ancora stordita, affogata in quell'esasperata ed infinita "calendarizzazione" sopra riportata.
Serve Memoria, appunto.
Servirebbe Memoria costruita su un tempo indefinito, capace di essere potenzialmente sintetizzato nelle parole attribuite allo scrittore Stephen King: "Nel Paese della Memoria il tempo è sempre Ora."
Tempo istintivo, infinitesimo, reale e tangibile: è questa parte del fulcro attorno a cui poter (ri)costruire una rafforzata forma di Memoria? Nel Paese (r)esistente delle mezze verità, invece, qualunque parola rischia di finire affogata o strumentalizzata: serve, anche su questo fronte, assolutamente buona Memoria.
Come può essere (ri)utilizzata questa Memoria da non disperdere?
Parziale risposta a questa domanda è contenuta in una citazione attribuita al filosofo Friedrich Nietzsche:
"Bisogna avere buona memoria per mantenere le promesse."
Servirebbero Promesse e servirebbe Rispetto, specialmente per tutti coloro che hanno perso qualcuno in una maniera così "veloce", sorda e tragica.
E' servita, serve e servirà ancora Memoria, applicata strettamente a quella "Storia" definita dalla scrittrice Elsa Morante come costruita (e vissuta intimamente) sulle spalle e nei cuori delle persone costrette a subire le conseguenze, sia positive che negative, derivanti dal susseguirsi di epoche e gesti fatti da pochi.
Memoria, Ricordo e Consapevolezza: trentadue anni dopo, più forti(ficate) che mai.
Condizionale d'obbligo, ovviamente.
Iscriviti a:
Post (Atom)