Imporre una spending review per reperire cifre sufficienti ad evitare (ritardare?) l'innalzamento dell'Iva dal 21% al 23%: sembra questo l'obiettivo primario consegnato a quella che, salvo imprevisti, si appresta a poter diventare un'altra manovra economica. L'equivalente economico dovrebbe rispondere alla necessità di reperire, minimo, circa 4 miliardi e 200 milioni di Euro attraverso tagli e/o riduzioni della spesa corrente.
Stando agli ultimi dati diffusi da organi e mezzi di informazione, gli organismi preposti ed afferenti al supercommissario Enrico Bondi starebbero lavorando ad un piano di ben più largo respiro, rispetto alle cifre precedentemente messe in conto e limitate al solo "rifugio anti-Iva": calendarizzare entro la fine del 2012 risparmi prossimi a 8-10 miliardi di Euro, salvo aggiungere entro l'intero 2013 altri 20 miliardi circa.
A conti fatti, pertanto, imporre una spending review significherebbe razionalizzare (tagliare?) nella spesa corrente cifre che in un anno e mezzo toccherebbero i 30 miliardi di Euro. La domanda, allontanandosi dai numeri, è sempre una sola: dove e cosa razionalizzare?
Le ultime indiscrezioni riferite conducono a pre-pensionamenti nei confronti dei dirigenti per le Pubbliche Amministrazioni, applicando una deroga rispetto alla prima riforma "targata" Fornero. Stime sindacali riferiscono, a questo proposito, di riduzioni organiche prossime a circa 13mila unità: riduzioni che, salvo straordinarie riprese, non potranno trasformarsi in sostituzioni. Parallelamente a questo sembra si stia cercando di inserire, anche a giusta ragione, misure e provvedimenti relativi alla riduzione del numero di Province.
Sullo sfondo (ma non troppo) rimangono, invece, due macro-tematiche su cui è opportuno insistere e soffermarsi con più attenzione: tagli alle spese per beni e servizi alla sanità, in abbinamento alla riduzione di incentivi alle imprese.
Nonostante le (sbandierate) dichiarazioni del Sottosegretario Catricalà, secondo cui questa manovra occulta(ta) andrebbe ad incrementare le possibilità di ricerca della "crescita", è assai difficile capire come si possa inseguire in termini reali questa opera: tagli alla sanità e riduzione ulteriore dei contribuiti alle imprese significano forse miglioramenti certi?
Rispondere in termini chiari a questa domanda sembra al momento impossibile, in quanto non sono state ancora diffuse nel dettaglio le "zone" di intervento e di applicazione dei tagli.
Risparmiare in sanità sembra significare, in termini reali, ricercare a quali voci sarà necessario attingere per reperire risorse: accanto alle "limature" nell'acquisto di beni e servizi, sarà veramente necessario intervenire ulteriormente sul settore (assai più importante) dei Servizi alla Persona e del Benessere?
Su questo fronte, non certo per errore, sembrano sempre più vive le preoccupazioni di Regioni e Sindacati.
Praticare la spending review significa forse procedere attraverso tagli lineari attraverso campi già provati come imprese, benessere e servizi alla persona: servivano davvero tecnici e (super)tecnici per realizzare provvedimenti aventi questo denominatore comune? Serviva forse questa ennesima "spending review" per qualificare ulteriormente lo stato di emergenza nella quale è immerso il Paese intero?
Spending review per reperire a malapena 5 miliardi di Euro, a fronte di una produttività interna che supera(va) i 1600 miliardi di Euro: le cifre smobilitabili e riducibili hanno davvero margini così ristretti di azione?
Sembra inoltre al vaglio l'ipotesi di estendere, in chiave maggiormente centralista e (forse) meno iniqua, a tutti i Ministeri quanto già previsto per il dicastero dell'Economia: riduzione del 20% degli organici dirigenziali, parallelamente ad una riduzione del 10% di tutti i "rimanenti" dipendenti.
Nonostante qualsiasi smentita di rito, i tratti di questa "revisione di spesa" sembrano delineare i contorni di un'altra manovra che, nelle sue linee generali, sembra non escludere affatto la necessità di predisporre altri tagli in zone nevralgiche e "scottanti".
Promuovere (disperata ricerca della) crescita trovando in chiave europea insperate basi per un nuovo asse entro cui cercare una (ri)costruzione non basta, mentre in terra italica si susseguono voci che fanno riferimento ad altri tagli concentrati in settori "critici", giusto per usare un eufemismo.
Si attendono delucidazioni, dettagli ed eventuali smentite: ai posteri l'ardua sentenza.
Per saperne di più:
"Dipendenti pubblici in pensione con le vecchie norme", B. Di Giovanni, L'Unità, 1-7-2012