Si è detto e scritto di un'Italia non più autorizzata a vivere al di sopra delle proprie possibilità, si è detto e scritto di un continente Europeo costretto a "far di conto" con tagli finalizzati al soddisfare la perenne "fame finanziaria" dei mercati.
Da qualunque punto la si guardi, il mondo attuale è in una condizione di velocissimo sgretolamento: molti dei modelli prioritariamente utilizzati fino ad oggi per creare sviluppo e progresso stanno, impietosamente, dimostrando tutti i loro lati più fragili ed oscuri. Qualunque via di fuga sembra passare solo da un concetto stretto di "crescita"...che allo stato attuale rimane indefinita ed indefinibile: Ministri dello Sviluppo la sintetizzano con termini molto vari che, fra "ideuzze" ed "ideone", sembrano non riassumere affatto le misure necessarie da prendere.
Nonostante questo, però, le macrotematiche su cui agire sono sempre le solite: riavviare il lavoro, creare occupazione, promuovere infrastrutture, dare priorità al respiro delle piccole-medie imprese ed evitare l'aggravarsi del credit crunch sono solo alcuni dei punti attorno a cui si sta cercando di impostare il tentativo di (ri)crescita dello Stato intero.
Senza miglioramenti nell'economia sarà probabilmente impossibile ripianare i debiti contratti in campo finanziario innescando, quindi, lo spettro di quanto già paventato nei mesi passati.
In mezzo alle riflessioni, nonostante tutto, è possibile ipotizzare la necessità di dover agire anche su altre "leve" per cercare di salvare gli italiani e l'Italia? Dentro quali sfere è possibile guardare per (re)inventare un nuovo modello di sviluppo? Può il futuro essere costruito su binari differenti rispetto a quelli fino ad oggi utilizzati?
Cosa potrebbe promuovere un domani migliore, maggiormente sostenibile ed equo?
E' ancora possibile scongiurare ciò che fino a pochi mesi fa sembrava inevitabile?
Dentro quali strade è possibile muoversi per "dimensionare" il futuro sul medio-lungo termine, senza far gravare eventuali errori di percorso interamente sulle spalle dei cittadini di domani?
Se in campi come questi è più che mai necessario rispondere "con i fatti", a quali esempi e "buone pratiche" è possibile guardare con maggiore speranza?
E' a queste e moltissime altre domande che cerca di rispondere il libro "Green Italy", scritto da Ermete Realacci.
Attraverso un viaggio lungo un Paese, si cercano legami capaci di unire il più saldamente fra loro i più svariati (e sottovalutati, nds) campi:
- La sfida della sostenibilità;
- Il nuovo "Made in Italy";
- Le frontiere della conoscenza;
- Dalla società all'economia;
- Le radici del futuro;
- Le qualità per competere.
La sfida più grande potrebbe passare, pertanto, dal cercare di unire fra loro svariati campi fino ad oggi ritenuti "a comparti stagni"? Cosa accade valutando le eventuali (ma non troppo) azioni combinate su tematiche fra di loro solo apparentemente lontanissime?
A queste domande cerca di rispondere "Green Italy", provando ad inquadrare attraverso una serie di "buone pratiche" piccoli e grandissimi progetti che potrebbero contribuire a descrivere un nuovo "Rinascimento" italiano.
Si passa da esempi di industrie sostenibili a progetti di imprenditori che, con efficace lungimiranza, hanno provato a riconvertire e modificare le proprie produzioni.
Si passa da produzioni maggiormente sostenibili ed eque a "transizioni" leggere verso materiali più rispettosi dell'ambiente, fino ad arrivare alle immancabili eccellenze della ricerca italiana: storie di ordinaria grandezza, in cui merito ed italianità vanno assolutamente di pari passo. Su questo sfondo, pertanto, si cerca di costruire anche nuovi legami fra società ed economia: dall'eroico modello Vassallo alla banca del cibo, fino ad arrivare alla necessità di riscrivere il futuro (ri)partendo dalle tematiche energetiche.
Su questo sfondo, attraverso un vastissimo elenco ragionato di "buone pratiche", si cercano di tracciare nuove strade per mettere nuove radici in un futuro migliore.
Può questo Paese rinascere e ricostruirsi seguendo (anche/soprattutto) questi indizi?
Le domande sono pressochè infinite, a fronte di un tempo sempre più esiguo per agire.
Dopotutto, qualche secolo fa, certe strade erano già abbondantemente ragionate:
"Chi governa deve avere a cuore massimamente la bellezza della città, per cagione di diletto e allegrezza ai forestieri, per onore, prosperità e accrescimento della città e dei cittadini."
(Costituto di Siena, 1309)