lunedì 16 aprile 2012

"GREEN ITALY": PERCHE', CREDENDOCI DAVVERO, CE LA POSSIAMO FARE


Si è detto e scritto di un'Italia non più autorizzata a vivere al di sopra delle proprie possibilità, si è detto e scritto di un continente Europeo costretto a "far di conto" con tagli finalizzati al soddisfare la perenne "fame finanziaria" dei mercati. 
Da qualunque punto la si guardi, il mondo attuale è in una condizione di velocissimo sgretolamento: molti dei modelli prioritariamente utilizzati fino ad oggi per creare sviluppo e progresso stanno, impietosamente, dimostrando tutti i loro lati più fragili ed oscuri. Qualunque via di fuga sembra passare solo da un concetto stretto di "crescita"...che allo stato attuale rimane indefinita ed indefinibile: Ministri dello Sviluppo la sintetizzano con termini molto vari che, fra "ideuzze" ed "ideone", sembrano non riassumere affatto le misure necessarie da prendere. 
Nonostante questo, però, le macrotematiche su cui agire sono sempre le solite: riavviare il lavoro, creare occupazione, promuovere infrastrutture, dare priorità al respiro delle piccole-medie imprese ed evitare l'aggravarsi del credit crunch sono solo alcuni dei punti attorno a cui si sta cercando di impostare il tentativo di (ri)crescita dello Stato intero. 
Senza miglioramenti nell'economia sarà probabilmente impossibile ripianare i debiti contratti in campo finanziario innescando, quindi, lo spettro di quanto già paventato nei mesi passati. 
In mezzo alle riflessioni, nonostante tutto, è possibile ipotizzare la necessità di dover agire anche su altre "leve" per cercare di salvare gli italiani e l'Italia? Dentro quali sfere è possibile guardare per (re)inventare un nuovo modello di sviluppo? Può il futuro essere costruito su binari differenti rispetto a quelli fino ad oggi utilizzati? 
Cosa potrebbe promuovere un domani migliore, maggiormente sostenibile ed equo? 
E' ancora possibile scongiurare ciò che fino a pochi mesi fa sembrava inevitabile? 
Dentro quali strade è possibile muoversi per "dimensionare" il futuro sul medio-lungo termine, senza far gravare eventuali errori di percorso interamente sulle spalle dei cittadini di domani?
Se in campi come questi è più che mai necessario rispondere "con i fatti", a quali esempi e "buone pratiche" è possibile guardare con maggiore speranza? 
E' a queste e moltissime altre domande che cerca di rispondere il libro "Green Italy", scritto da Ermete Realacci. 
Attraverso un viaggio lungo un Paese, si cercano legami capaci di unire il più saldamente fra loro i più svariati (e sottovalutati, nds) campi: 
  • La sfida della sostenibilità;
  • Il nuovo "Made in Italy";
  • Le frontiere della conoscenza;
  • Dalla società all'economia;
  • Le radici del futuro; 
  • Le qualità per competere.
La sfida più grande potrebbe passare, pertanto, dal cercare di unire fra loro svariati campi fino ad oggi ritenuti "a comparti stagni"? Cosa accade valutando le eventuali (ma non troppo) azioni combinate su tematiche fra di loro solo apparentemente lontanissime?
A queste domande cerca di rispondere "Green Italy", provando ad inquadrare attraverso una serie di "buone pratiche" piccoli e grandissimi progetti che potrebbero contribuire a descrivere un nuovo "Rinascimento" italiano. 
Si passa da esempi di industrie sostenibili a progetti di imprenditori che, con efficace lungimiranza, hanno provato a riconvertire e modificare le proprie produzioni. 
Si passa da produzioni maggiormente sostenibili ed eque a "transizioni" leggere verso materiali più rispettosi dell'ambiente, fino ad arrivare alle immancabili eccellenze della ricerca italiana: storie di ordinaria grandezza, in cui merito ed italianità vanno assolutamente di pari passo. Su questo sfondo, pertanto, si cerca di costruire anche nuovi legami fra società ed economia: dall'eroico modello Vassallo alla banca del cibo, fino ad arrivare alla necessità di riscrivere il futuro (ri)partendo dalle tematiche energetiche. 
Su questo sfondo, attraverso un vastissimo elenco ragionato di "buone pratiche", si cercano di tracciare nuove strade per mettere nuove radici in un futuro migliore. 
Può questo Paese rinascere e ricostruirsi seguendo (anche/soprattutto) questi indizi?
Le domande sono pressochè infinite, a fronte di un tempo sempre più esiguo per agire. 
Dopotutto, qualche secolo fa, certe strade erano già abbondantemente ragionate:
"Chi governa deve avere a cuore massimamente la bellezza della città, per cagione di diletto e allegrezza ai forestieri, per onore, prosperità e accrescimento della città e dei cittadini."
(Costituto di Siena, 1309)





sabato 14 aprile 2012

ADDIO AD UNA LEVA CALCISTICA, FRA '68 E '86: RICORDANDO PIERMARIO MOROSINI


Invertendo l'ordine delle cifre, forse, non solo in matematica il risultato è destinato a non cambiare: 
"Sole sul tetto dei palazzi in costruzione,/ sole che batte sul campo di pallone e terra/ e polvere che tira vento e poi magari piove.[...]"
Come moltissimi giocatori della leva calcistica del '68 hanno faticato per affermarsi (od almeno provare a farlo, nds), altrettanto hanno provato a fare quelli della classe '86. Sudore, gavetta e passaggi alla ricerca di vittorie oppure, in alternativa, di un treno che potesse garantire fermate nuove e migliori opportunità. 
Sudando e cercando può capitare, alle volte, anche di morire sul campo? 
Se ne è andato, nel bel mezzo dell'azione, il giocatore classe '86 Piermario Morosini. 
Vagabondo calcistico da sempre, aveva girato in pochi anni moltissime squadre: Atalanta, Udinese, Bologna, Vicenza, Reggina, Padova e Livorno. Girando squadre, forse, per cercare un sogno: era stato per qualche anno più che una promessa, per la nazionale azzurra. Fino al 2009 era stato uno dei protagonisti nelle nazionali giovanili, arrivando in pochi anni dall'Under-17 all'Under-21. 
Passando dalla primavera atalantina, era stato per sua stessa ammissione abituato a lavorare moltissimo sin da piccolo: 
"[...]Penso che la valorizzazione dei propri vivai debba essere una cosa importante: lo dico appunto a difesa dei giovani italiani che vengono un po' penalizzati da queste scelte delle società e all'Atalanta penso di aver conosciuto il massimo dell'organizzazione a livello giovanile: ho avuto la possibilità di crescere facendo tutta la trafila dai pulcini fino alla Primavera, quindi ho visto come viene trattato un bambino che diventa poi un ragazzo e lì credo di aver avuto la fortuna di crescere nel miglior modo possibile per un giovane.[...]"
Crescere fra sudore e polvere, ma non solo dentro ad un campo. 
Stando a quanto diffuso dai media (solo) negli istanti successivi alla morte, il giovane Morosini era stato costretto a crescere moltissimo anche fuori dal campo. Le parole del vecchio allenatore della Primavera atalantina Mino Favini descrivono meglio di qualunque altra persona quello che è stato il significato della sua vita, fino all'ultimo:
"[...]Un ragazzo d'oro, sempre prodigato ad aiutare la famiglia. Questo era Piermario Morosini. [...] E' cresciuto all'Atalanta con me, l'ho visto giocare da piccolissimo. Era un ragazzo fantastico, che aiutava tutti. In primis la famiglia. Viveva per la sua famiglia. Eppure, che ragazzo sfortunato. I genitori persi entrambi prematuramente, il fratello e la sorella con handicap fisici. Il fratellino si è tolto la vita recentemente lanciandosi da un palazzo. Insomma, una vita davvero sfortunata.[...]"
Ha saputo essere anche così, questo ragazzo della leva calcistica '86:
"[...]Nino cammina che sembra un uomo,/ con le scarpette di gomma dura,/ dodici anni e il cuore pieno di paura.[...]"
Diventando un uomo forse troppo presto, se ne è andato altrettanto in fretta. 
Freddato mortalmente da ragioni, colpe e colpevoli che dovranno essere chiariti nelle sedi opportune, se ne è andato proprio per un cuore impaurito che si è fermato. Definitivamente. 
Se ne è andato così, questo esponente della leva calcistica '86: 
"[...]Nino non aver paura a sbagliare un calcio di rigore,/ non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore,/ un giocatore lo vedi dal coraggio, dall'altruismo e dalla fantasia.[...]"
Coraggio, altruismo e fantasia non gli saranno probabilmente mancati, in una breve carriera spesa alla ricerca della grande occasione. Si potrà dire che, in mezzo a tante morti che quotidianamente avvengono, questa non è nient'altro che una goccia nel mare infinito: tutto vero, probabilmente. In casi come questi è estremamente difficile avere un parere obiettivo e realistico. Nulla impedisce, comunque, di elaborare un pensiero e/o un ricordo.
E' anche vero, però, che con la morte di certi giovani se ne va una promessa che, fino a qualche anno fa, non era neppure troppo velata. Se ne è andato un giovane che, con fatica, stava sgomitando per cercare di ritagliarsi uno spazio nel cosiddetto "calcio che conta": 
"[...]Nino capì fin dal primo momento,/ l'allenatore sembrava contento e allora mise il cuore dentro alle scarpe/ e corse più veloce del vento.[...]"
Mettendo (o costretto a mettere, nds) forse quel cuore troppo dentro alle scarpe, se ne è andato più veloce di quel vento che cercava di inseguire. Sullo sfondo rimane un ricordo per un ragazzo che, come tanti ed in mezzo ad altrettanti, ha provato a ritagliarsi uno spazio all'inseguimento del suo sogno. 
La speranza più vivida ed al contempo livida rimane, purtroppo, quella riportata dal calciatore Roberto Baronio:
"Adesso potrai riabbracciare tutta la tua famiglia. Ciao Mario!!"
Sullo sfondo, un pensiero destinato a perdersi in quel vento tanto inseguito. 




Per saperne di più: 
"Favini: 'Morosini viveva per la sua famiglia.'Quotidiano.net, P.Rosato
(http://qn.quotidiano.net/sport/calcio/2012/04/14/697418-favini-parla-di-morosini-viveva-per-la-sua-famiglia.shtml)

"Bologna, Morosini: "Qui sto bene ma se non gioco potrei anche pensare di andar via"tuttomercatoweb.com, F.Graffagnini 
(http://www.tuttomercatoweb.com/?action=read&id=44811)

"Chi era Piermario Morosini, campione sfortunato", Leggo.it
(http://www.leggo.it/sport/calcio/chi_era_piermario_morosini_campione_sfortunato_foto/notizie/175807.shtml)

venerdì 13 aprile 2012

CALCIO E DEBITI: QUALI BILANCI E FALLIMENTI?


Il calcio come sport viene spesso etichettato, nel bene e nel male, come facente parte dell'uso e costume dell'Italia intera. Lo scrisse non troppo tempo fa anche, in termini chiari e poetici, Pier Paolo Pasolini. 
Diventa quotidiano oggetto delle discussioni di moltissimi che, al confine fra tifoso ed allenatore, vorrebbero la propria squadra del cuore fatta ad immagine e somiglianza delle proprie idee: l'attaccante X fa gol solo se supportato dagli assist di Y, il fuorigioco fischiato da Z non era tale in quanto L era "coperto" e tenuto in gioco dal difensore M...ed altrettanto altro di possibile. Se gli intenditori di calcio avessero applicato buona parte dello zelo e della precisione impiegate nel seguire questo sport al sorvegliare le classi dirigenti di questo Paese, forse, qualcosa di molto grande a quest'ora potrebbe andare meglio. 
Il calcio come sport è stato infatti utilizzato come arma di distrazione, arrivando ad essere etichettato addirittura come macchina elettorale (qualunque riferimento a fatti e/o persone NON è casuale, nds).
Calcio è divertimento, tifo, risultato e, puntualmente, anche mercato: l'etica in acquisti, cessioni e stipendi è, in questo sport come in tanti altri, finita da tempo abbondantemente nel dimenticatoio. 
Sono all'ordine del giorno notizie di giocatori pagati milioni di Euro, con stipendi che si muovono su ordini di grandezza esponenzialmente assurdi. Veniva fatto passare, fino a poco tempo fa, per "spettacolo" esclusivamente quello fatto acquistando e vendendo giocatori di grido, capaci di esaltare bisogni esclusivamente momentanei; le squadre che pianificano sul lungo termine erano "merce" divenuta rara. In questi tempi contemporanei, invece, l'Italia sta smarrendo "colpi" e giocatori importanti: di pari passo, da logiche perverse, l'appeal del nostro massimo campionato sembra essere in netta discesa. Da questo fronte, pertanto, qualche leva utile al risparmio ed alla decenza sembra essere stata mossa.
Su questo sfondo per nulla esaltante, come stanno i bilanci delle squadre di calcio? 
Comprare, acquistare e pagare alla ricerca del "grande nome" sono attività dispendiose, soprattutto in termini di risorse economiche: su questo sfondo, pertanto, si conferma dominante la tendenza al "rosso" ed al fallimento. 
Se le squadre di calcio fossero aziende reali e "comuni", sarebbero per la stragrande maggioranza tecnicamente fallite. 
Citando il "Report Calcio 2012" presentato da Figc, Arel e Pricewaterhousecoopers, infatti, nella sola stagione 2010/2011 i club "professionistici" della sola serie A si sarebbero indebitati per un totale di "circa" 2,6 miliardi di Euro: nel dettaglio, si tratta di un incremento debitorio di circa 300 milioni di Euro rispetto alla stagione precedente.
Fra i 107 club analizzati, solo 19 hanno registrato utili netti senza perdite: non è certo un buon biglietto da visita nei confronti del "fair play finanziario" promosso recentemente dall'Uefa. 
La situazione si aggrava guardando anche al fatto che, in termini economici, gli introiti derivanti dalle televisioni stanno superando di netto quelli legati al tifo: dagli stadi arriva circa il 10% dei ricavi totali, a fronte di un 55% circa derivante dai diritti televisivi. Fare calcio, dunque, non conviene più in chiave imprenditoriale: costi enormemente elevati superano qualsivoglia tipo di guadagno. 
In termini di debito netto le squadre più grandi sembrano essere quelle più sofferenti: 335 milioni di Euro per l'Inter, 242 milioni di Euro per la Juventus e circa 240 per il Milan. Il quadro di "rosso" generale dipinge, pertanto, una situazione pessima nella quale costruire uno spettacolo.
Il discorso per l'etica mancante, invece, è ormai cosa purtroppo (troppo) scontata.




Per saperne di più:
"Il calcio italiano ha debiti per 2,6 miliardi. Solo 19 club su 107 producono utili", Il Fatto Quotidiano
(http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/29/calcio-italiano-debiti-miliardi-solo-club-producono-utili/200988/)

"Serie A sempre più appesantita nei conti.", Guerin Sportivo, maggio 2012

martedì 10 aprile 2012

TRACOLLO, FRA BORSA E FINANZA: A QUALE GIOCO ASSISTIAMO?


I dati registrati in quest'ultima giornata sono, purtroppo, impietosi: -5% Piazza Affari, a fronte di altrettanti dati che esprimono (nuovamente) vincoli di "dubbio" e "preoccupazione" legati all'affidabilità di Stati come Spagna ed Italia. 
Le contemporanee perdite costringono a "far di conto" a vista d'occhio: -2,24% a Londra, -3,08% a Parigi, -2,49% a Francoforte e -2,96% a Madrid sono solamente alcune delle cifre registrate sul finire di questa giornata. 
Sono state registrate cifre assai peggiori su alcuni istituti bancari italiani, come Unicredit (-5,8%) od Intesa (-5,9%). 
Sullo sfondo si staglia troppo eloquente un frammento introduttivo a questa situazione proveniente da un articolo de Il Corriere della Sera
"Choc da disincanto sui mercati italiani dove in poche ore sono evaporati i progressi faticosamente messi in fila in quasi cinque mesi di governo tecnico. Con un tonfo del 5% Piazza Affari è tornata ai livelli di fine novembre 2011 con le banche (quasi) in caduta libera.[...]"
(Fonte: Btp sotto pressione, lo spread a 400 puntiCorriere della Sera, P.Pica)
Se è dai livelli di fine novembre 2011 che è partita la riscossa alle "riforme" attuate dal Governo Monti, altrettante "misure di contenimento" dovrà aspettarsi ogni italiano per questo tracollo giornaliero nei mesi a venire? 
I pesanti dati registrati in questo ultimo periodo potrebbero indurre il Governo a promulgare una nuova Manovra "Salva-Italia" (o massacra-italiani, nds)? Le preoccupazioni maturate dal "divin mercato" riguarderebbero, secondo quanto diffuso dagli organi di informazione,  l'affidabilità degli istituti bancari imbottiti di titoli di Stato provenienti da Paesi "sotto osservazione" in quanto pericolanti, come Italia e Spagna. 
Altre fonti di "stress" sarebbero, secondo quanto diffuso, attribuibili ai dati provenienti da Paesi come USA e Cina.
Secondario ma non certo per importanza è, infine, il contenuto dell'allarme lanciato dal Fondo Monetario Internazionale (FMI): in estrema sintesi, l'organo "tutore" delle economie mondiali ha allungato i tempi di potenziale recessione in seguito all'aumento del debito privato delle famiglie. 
In altre parole, dunque, la promozione di riforme pensate agendo solamente sulle "tasche" dei cittadini allontanerebbe ulteriormente quel già attuale "spettro" costituito dal miraggio della "crescita economica". 
E' ormai risaputo, inoltre, che buonissima parte delle probabilità di salvezza per l'Italia (e per l'Europa intera, nds) passano dalla speranza di ottenere, sul breve termine, crescite sul PIL pari ad almeno il 2% l'anno.
Cosa potrebbe accadere all'Italia ed agli italiani in caso di prolungata, aggravata e debilitante recessione? 
Che ne sarebbe della sicurezza economico-finanziaria? 
Quali leve sarebbe necessario sollecitare ulteriormente, sapendo che quella della diminuzione del risparmio privato esercitato sui "soliti noti" potrebbe produrre il contrario di quanto sperato? 
Non da ultimo rimane, infine, il rischio di credit crunch da parte degli istituti bancari: il rischio di insolvenza è sempre più reale, a fronte dei prestiti ottenuti qualche mese fa ed utilizzati per rimpinguare le casse con titoli di Stato provenienti da Paesi ritenuti "a rischio". 
Quali gli scenari all'orizzonte? 
Componendo un quadro con le condizioni oggi tracciate, qualsiasi altra domanda e/o timore risultano plausibili.




Per saperne di più:
"Btp sotto pressione, lo spread a 400 punti - Piazza Affari in picchiata (-5%) con le banche", Corriere.it, Paolo Pica
(http://www.corriere.it/economia/12_aprile_10/btp-borsa-spread_78b582e6-82df-11e1-b660-48593c628107.shtml)

"FMI: recessione severa con la bolla del debito privato", Wall Street Italia
(http://www.wallstreetitalia.com/article/1358443/fmi-recessione-severa-con-boom-debito-privato.aspx)

"Borse, profondo rosso: Milano -5% Spread Btp/Bund "vola" a 405 punti", Agi.it
(http://www.agi.it/in-primo-piano/notizie/borse-profondo-rosso-milano--5-spread-btp/bund-vola-a-405-punti)

"Borse europee in rosso: Piazza Affari affonda e chiude a -4,98%. Spread a 404", Il Sole 24Ore
(http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2012-04-10/sale-sorpresa-surplus-commerciale-081313.shtml)


domenica 8 aprile 2012

GRECIA E SOCIETA': DI QUALE FALLIMENTO PARLARE?


La frase che più saprebbe sintetizzare ciò che sta avvenendo in questi ultimi anni potrebbe essere, a conti e notizie registrate, la seguente: "Tranquillizzare i 'mercati' per terrorizzare le genti".
Laddove entità misteriose vogliano rassicurazioni (macro)economiche, sembra necessario rimediare provvedendo a "raschiare" il barile della base di una società: poco importa se, così facendo, si contribuisca a rovinare il domani di coloro che ancora hanno un'intera vita davanti.
Resettare una società per salvare un sistema, senza preoccuparsi (almeno apparentemente, nds) di garantire quella sostenibilità a medio-lungo termine per rendere meno peggiore la vita delle future generazioni: la degenerazione fondamentale della crisi sembra essere proprio questa. 
E' altrettanto necessario ripartire da questo punto, provando a mescolare fra loro "ingredienti" mai provati fino ad ora. 
Quali "indizi" è possibile percepire attorno a noi per inquadrare i sintomi di questa immane (ma non troppo potenziale, nds) devastazione? E' stato detto e scritto che la situazione Italia è stata pericolosamente 'parallela' alla tragedia Grecia, sotto moltissimi punti di vista: (in)sostenibilità del debito pubblico, mancata disponibilità a ripagare interessi elevatissimi e sistema bancario necessariamente da sostenere per evitare il tracollo sono solo alcuni dei punti su cui lo stivale si è dimostrato, di punto in bianco, troppo fragile ed inadeguato. 
Altri hanno detto e scritto che, cronache alla mano, la Grecia ha anticipato l'Italia per quanto riguarda il sistema di "riforme" attuate: in altre parole, alcuni sostengono che l'Italia è destinata a ripercorrere le orme della Grecia nei mesi a venire. Altri ancora hanno descritto "fondamentali" buoni, capaci di allontanare lo spettro del default macro-economico dalle nostre vite: basteranno solo aumenti di tasse per scongiurare il deflagramento della bomba?
Nonostante tutte le ipotesi, gettare il cuore oltre l'ostacolo del tempo che passa può spingere a far capire quali siano le conseguenze gettate sulle spalle di giovani e giovanissimi ad opera della necessità di "salvare" il sistema. 
In parole povere, quale fotografia è possibile fare sullo stato dei giovani in Paesi che stanno risentendo più di altri della crisi economico-finanziaria da tempo in atto? La situazione italiana è, purtroppo, troppo conosciuta: disoccupazione giovanile galoppante, dove per "giovane" si individua colui il/ colei la quale è under 35, eserciti di sfiduciati ed emarginati che, fra studio e lavoro, hanno ormai perso qualunque fiducia nel futuro.
A questo proposito, invece, cosa è possibile sapere della situazione Grecia? In quanto a "misure" per garantire la "sostenibilità" del Paese, il territorio ellenico è di qualche passo avanti al nostro.  
A questa domanda ha provato a rispondere il report UNICEF "La condizione dell'infanzia in Grecia - 2012": la situazione fotografata è inquadrabile senza troppi giri di parole e/o frasi. 
Il 23% dei bambini vive in uno stato di povertà, a fronte di un indice medio europeo pari a circa il 20%: sono circa 440mila i giovanissimi che vivono in condizioni di indigenza assoluta.
Se non è tragica urgenza questa, cosa altro può esserlo?
Quasi 1 famiglia su 3 con bambini si è ritrovata in condizioni di estrema povertà, emarginazione ed esclusione sociale. 
Come se non bastasse, alle condizioni di povertà si stanno affiancando quelle di denutrizione e malnutrizione: svenimenti di bambini in classe sono fenomeni ormai, purtroppo, all'ordine del giorno. 
Il rapporto UNICEF riporta, infine, opinioni autorevoli secondo le quali oltre 100mila minorenni lavorerebbero in condizioni di sfruttamento per contribuire a migliorare il bilancio familiare. 
Altre fonti denunciano di neonati denutriti, in quanto le loro famiglie non erano in grado di nutrirli ed alimentarli "come dovuto". L'anormalità e l'assurdità di queste situazioni sembrano, ovviamente, destinate a peggiorare nel tempo. 
Le "riforme" votate dal Parlamento greco produrranno uno 'tsunami' di effetti che, purtroppo, farà registrare il suo peggio solamente negli anni a venire. 
Alla luce di tutto ciò, la domanda è una sola: di quale fallimento stiamo parlando e scrivendo? 
Il default deve essere solamente di natura economica, statale o finanziaria? 
Uno Stato europeo in cui tornano a comparire malnutrizione, denutrizione e lavoro minorile come può essere definito, alla soglia del 2012? Chi ha un domani davanti merita di pagare le colpe di un passato benessere troppo elevato o delle scelte inadeguate di oscene classi dirigenti? 
Devastare una società per sostenere la voracità finanziaria è una ricetta vincente? 
Qualsiasi altra parola sembra essere superflua. 




Per saperne di più:
"Grecia, gli effetti della crisi - 400mila minori in povertà estrema", unicef.it
(http://www.unicef.it/doc/3756/grecia-gli-effetti-della-crisi-440mila-minori-in-poverta-estrema.htm)

"Unicef: in Grecia 439mila bambini soffrono la fame per la crisi", Ilsole24ore.com
(http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-04-06/unicef-grecia-439mila-bambini-192328.shtml?uuid=AbZAS9JF)

venerdì 6 aprile 2012

CERVELLO UMANO, FRA SEMPLICITA' E MERAVIGLIA


La meraviglia dell'essere umano rivela al suo interno elementi sempre più incredibili: man mano che scienza e medicina procedono, nuove stupende forme arrivano a tracciare meglio quel quadro stupendo costituito da ognuno di noi. 
Esiste un limite alla conoscenza umana? Fino a quando sarà possibile spingersi e migliorarsi con il livello di tecnologia, progresso e consapevolezza senza alterare la salute dell'astronave Terra? 
Le domande potrebbero essere infinite, ma il massimo comune denominatore di tutto resta sempre lo stesso: l'essere umano. Essere umani significa pensare, significa essere consapevoli, può significare cercare ossessivamente risposte a domande che non ne hanno (e mai ne avranno?, nds).
Pensiero, consapevolezza e capacità di interrogarsi sono le tre qualità che, più di tutte le altre, escono dal bilancio mai completamente risolto fra cervello e cuore. 
Il cervello rappresenta, meglio di qualsiasi altra cosa possibile, una delle più stupende sintesi di mistero e natura percepibili: si tratta di un organo dalle potenzialità ancora largamente sconosciute e, forse, sottovalutate. 
Nonostante questo, un cervello è stato "dimensionato" per partorire qualunque cosa: pensieri, percezioni, ricordi e sentimenti sono solo alcune delle prime cose che vengono "in mente" pensando alla famosa materia grigia. 
Ogni cervello conta, mediamente, circa 100 miliardi di cellule nervose: si tratta di un numero imponente, capace di rendere solo parzialmente l'idea di quante meraviglie possano esistere in così poco spazio. 
Quanti pensieri possono essere potenzialmente generati da un numero così immenso di "componenti fondamentali"? 
Quanto sappiamo veramente delle potenzialità che ognuna di queste cellule ha? 
Le domande sono infinite, di pari passo ad una meraviglia straordinaria che tutti abbiamo dentro. 
Come sono disposte, fra loro, tutte queste cellule nervose? 
Con quale architettura sono disposte? 
A questa domanda hanno risposto in maniera brillante articoli apparsi in queste ultime settimane: citando uno studio pubblicato su Science e finanziato parzialmente dal National Institute of Health e dal Human connectome Project, si è scoperto qualcosa di più su questa contemporaneamente piccola ed immensa meraviglia. 
Grazie ad una nuova tecnica definita "brain imaging", infatti, si è scoperto che il cervello umano è forgiato secondo un'architettura straordinariamente semplice: segue una griglia tridimensionale organizzata lungo gli assi cartesiani, con incroci che formano solo angoli retti. 
E' stata "fotografata" un'architettura ordinata e precisa, lontanissima dall'intreccio indistinto ed involuto che una tale enormità di cellule potrebbe far pensare. Le connessioni cerebrali sono, pertanto, straordinariamente regolari: hanno una loro solidità, una loro incredibile e meravigliosa geometria. 
Sembra di essere davanti, ancora una volta, ad uno dei principi cardine del fare scienza: semplicità e bellezza devono procedere di pari passo, in moltissimi contesti. 
Nuove tecnologie, pertanto, hanno visto autostrade di neuroni intrecciarsi, le une sulle altre, seguendo angoli perfettamente retti.
Se passi e scoperte come queste non hanno profumo di una meraviglia quasi miracolosa, cosa altro potrà mai averlo?




Foto da Science



Fonte: 

"Geometria e funzionalità - com'è ordinato il cervello", Repubblica.it, A.Manfredi, 
(http://www.repubblica.it/scienze/2012/03/29/news/ricerca_cervello_science_struttura_semplice_tre_d-32369852/)

"Il cervello come le strade di New York - la sua struttura semplice ed ordinata", Ansa.it
(http://www.ansa.it/scienza/notizie/rubriche/biotech/2012/03/30/visualizza_new.html_158803658.html?idPhoto=2)

martedì 3 aprile 2012

OBIETTIVO LAVORO (MANCANTE)


Alla luce degli ultimi dati presentati dall'Istat qualunque barriera ideologica relativa all'assoluta modifica di un residuo pilastro come l'articolo 18 perde qualunque altra solidità possibile. Se l'Italia è definitasolida nel corso di visite istituzionali nei paesi asiatici, la situazione degli italiani sembra assolutamente sempre più precaria. 
Dare alle imprese la possibilità di licenziare ricorrendo alla modifica di un articolo equivale, forse, ad arrampicarsi su specchi che già riflettono un quadro impietoso: quasi 340mila disoccupati in più, in un solo anno. 
45mila di questi sono stati certificati dall'Istat nel solo mese di febbraio: su questo sfondo, serve veramente inserire la flessibilità in uscita come pilastro di una Riforma del Lavoro? Intestardirsi sullo stravolgimento di un articolo impugnato come ultimo residuo di diritto e dignità potrebbe essere un'attività che allontani ancora di più la percezione dal reale stato di (mancata) salute del Paese intero? 
I dati non si sprecano, su un quadro che vede fasce già deboli accentuare sempre più le loro fragilità: giovani, donne ed abitanti del Sud sono le "ferite" sempre più dolenti del corpo-Italia. 
La disoccupazione ha sforato il tetto del 9%, in "coerente" rialzo con gli ultimi tempi: quale futuro potrà mai essere garantito a queste persone, al momento fuori da qualunque gerarchia sociale e di sostentamento economico? 
Il quadro è enormemente peggiore anche sul fronte della disoccupazione giovanile: quasi il 32% dei giovani under24 risulta senza un'occupazione, in rialzo di oltre 4 punti rispetto al 2010. 
Se è possibile farlo, cosa si potrà mai leggere da queste cifre? 
Quale stato di salute potrà mai essere inquadrato, alla luce di questi sintomi? 
Non è un caso forse che, stando a quanto riportato da alcuni mezzi di informazione, potrebbero esserci nuove misure e manovre di "austerity" sul conto Italia: la strada maestra sembra essere solo quella della crescita come speranza, a fronte di una certezza che ad oggi sembra lontana secoli luce. 
A proposito di speranze mancate, invece, quanto potrà mai valere tutto quel capitale umano bruciato costituito da quanti non si formano, studiano e neppure lavorano in questi momenti di "lenta catastrofe"? 
Stando a quanto riportato, purtroppo, il peso totale dei "Neet" (not in employment, education or training) si aggira sui 27 miliardi di Euro l'anno: siamo davanti ad un potenziale sprecato, figlio di guadagni mancati e di necessari sostegni da dare sotto varie forme per permettere ugualmente che questi invisibili possano riuscire a sopravvivere mangiando non solo aria. Tale cifra è pari, stando alle stime, a circa l'1,7% del PIL italiano: coltivando maggiormente queste speranze, è utopico scrivere che forse questa pluriennale recessione avrebbe potuto essere un pò meno pesante? 
Se il danno è oggi purtroppo fatto, è necessario ed urgente promuovere riflessioni e misure "tecnico-politiche" per impedire che altrettanti errori non si ripresentino domani. Dove sono stati gli sbagli? 
Correggere questi errori con una riforma del lavoro è una cosa possibile che, per qualche tratto, sembra sia stata già impostata. Le "limature" promesse al vituperato Articolo 18 sono realmente così necessarie? 
Le cifre, ammesso che vogliano dire qualcosa, esprimono un disagio dilagante ed un futuro per niente semplificato: se la solidità a livello macro-economico è garantita, altrettanto non può essere detto di quella micro-economica. 
La pioggia infuocata di tasse dirette ed indirette rende ancora solo parziale idea di quanto fattori come coesione ed indipendenza sociale siano fortemente compromessi od incrinati. 
Per il resto, come sempre, ai posteri l'ardua sentenza. 
Sempre se sarà possibile assistere a spettacolo e ripresa, ovviamente. 

Per saperne di più: 
"Occupazione in caduta libera - Giovani e donne pagano di più", G.Vespo, L'Unità, 3 aprile 2012

"Articolo 18, pressing di Partiti e Sindacati - Monti: solo limature", N.Andriolo, L'Unità, 3 aprile 2012

"FT: 'In Italia verso nuove misure di austerity', P.Chigi: non servono misure correttive", Ansa.it
(http://ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2012/04/03/visualizza_new.html_160592982.html)



sabato 31 marzo 2012

"IL DISAGIO DELLA LIBERTA'": (DIS)PIACE AVERE PADRONI?


Cosa significa essere liberi? Cosa significa, rileggendo la questione in chiave contemporanea, essere cittadini capaci di vivere liberamente il proprio futuro? 
Cosa significa vivere in un contesto storico, sociale ed economico dove una parola come libertà è stata ormai confusa, svilita e svuotata? Essere liberi è una virtù od una condanna da pagare? 
Libertà significa consapevolezza nel difendere i diritti di tutti od equivale al permettere agli automatismi delle cose di prendere il sopravvento? Le opinioni sono confuse e confondibili, in un contesto tremendamente complesso come quello che stiamo vivendo: la libertà sembra essere diventato unconcetto definibile con un campo di diritti sempre più ristretto, circoscritto. Perorare convintamente la tesi di un'Italia più libera potrebbe, forse, coincidere con il difendere il diritto di ogni singolo italiano medio ad essere più libero? 
La libertà è veramente ciò che l'italiano medio desidera? E' preferibile liberare progetti oppure delegare intenti ed azioni a qualcun altro? Cosa potrebbe significare veramente vivere in un Paese che ospita trasversali e molteplici concetti di libertà? Libertà non è, infatti, dote afferibile esclusivamente alle competenze di stampo economico-finanziario. 
Libertà dovrebbe essere, anche, discussione consapevole ed interessata sul futuro migliore da dare ad uno Stato come quello italiano: la delega dovrebbe essere un mestiere impossibile, specialmente in momenti di svolta epocale come quello in corso
Pretendere più libertà significa avere un futuro migliore per ogni cittadino? 
L'italiano medio quale forma di libertà preferisce? E' solito usufruire di forme di forzata libera libertà
A queste ed altrettanto infinite domande cerca di rispondere Corrado Augias, nel suo ultimo libro "Il disagio della libertà". 
Siamo in un Paese dove i cittadini sono soliti reggere il peso della libertà con gli onori e gli oneri necessari? 
Preferiamo una libertà eterna od una libertà "usa e getta", quasi soggetta a logiche di costante propaganda?
Quanti anni di mancata libertà abbiamo gettato al vento, storia e leader che ci hanno governato alla mano? 
Quali e quanti sono stati gli anni più brutti della vita italiana dove i capi di ieri hanno fatto sì che finisse per mancare il respiro alle generazioni di domani? 
La risposta più chiara a questa domanda risiede, di fatto, nei tempi che stiamo vivendo: la crisi economico-finanziaria, eventualmente anche architettata, sta crivellando con pericolosi colpi mortali gli spazi e le dimensioni delle nuove generazioni. All'indecenza dovrebbe rispondere risponde la rabbia, all'abuso risponderà l'indignazione per un futuro svuotato: è questo il prezzo da pagare per l'eccessiva libertà d'azione concessa a chi non ha mai avuto mani adatte a controllare il divenire di un sistema complesso come quello moderno? 
Quali e quante sono le componenti della libertà? Quale doppia morale si nasconde dietro al desiderio didelega e seguente condanna che il cittadino attua nei confronti di tragicomici amministratori del bene pubblico? 
Da dove ripartire per poter inquadrare nuove e migliori forme di libertà? 
Quali sono le nuove fondamenta su cui (ri)costruire nuovi argini? 
Riscrivere un sistema è un'azione da fare passare anche attraverso il rinnovamento di pilastri come la libertà?
Per rispondere a domande complesse come queste servono, volente o nolente, abilità ed ambiente per poter guardare lontano. Quali le armi per migliorare il proprio futuro? 
Ricerca, sapere e conoscenza possono essere indizi di strade nuove da battere? 
Quali e quante altre strade potrebbero contribuire a farci diventare "ulteriormente" liberi? 
A così tante infinite domande, con il consueto stile, il giornalista e scrittore Corrado Augias cerca di dare risposte. 
Se il passato di uno Stato può essere assimilato ad una carta di identità, quale futuro può attendere l'Italia e gli italiani? 
Dove libertà chiede, dopotutto, Italia risponde. 

p.s.: Libertà è, per fortuna, una stupenda parola che non ammette sinonimo alcuno alla sua grandezza.
Qualunque ripetizione è, pertanto, ritenuta necessaria.



giovedì 29 marzo 2012

DARSI FUOCO...IN UNA TERRA BRUCIATA


Per quale motivo si potrebbe scegliere di bruciarsi vivi? Per lanciare, forse, alla società intera un monito di estrema sfiducia nei confronti del futuro?
Per mandare a qualcuno "fiamme" inversamente proporzionali alla speranza di un domani?
Siamo in un momento storico nel quale vedere un avvenire è praticamente impossibile, per una serie sterminata di motivazioni e ragioni: alla recessione globale si è mescolata un'eccessivafinanziarizzazione che ha fatto (e farà, nds) gravare sulle spalle dei più deboli le decisioni sbagliate in decenni di cattive politiche. 
Guardare al medio-lungo termine per progettare un'esistenza è diventato un mestiere quasi utopico, su tutti i fronti: dal genitore al ricercatore, dal lavoratore al cassintegrato, dall'esodato al disoccupato. 
Viene richiesta puntualità nei pagamenti anche a chi non ha entrate sufficienti neppure a sopravvivere, a fronte di ritardi e burocrazie con le quali è necessario "far di conto". Tasse, accise sulle benzine che schizzano alle stelle, tasse indirette che vengono buttate "a pioggia" sulle spalle di ogni italiano; il motivo divulgato di tali aumenti sembra essere sempre lo stesso: fare sacrifici ora per impedire il realizzarsi di peggiori (leggasi default, nds). 
Ulteriori ritenute sulle buste-paga ed IMU saranno i prossimi fardelli con cui ogni italiano dovrà confrontarsi; è questo il prezzo da pagare per salvare il Paese da un default finanziario? Quando coesione ed equilibrio sociale vengono pericolosamente incrinate non è possibile paventare altre possibili tipologie di "default"? 
Le tasse rimangono, sempre e comunque, puntualissime nel loro incedere: ad una ne seguirà un'altra, precise come orologi svizzeri. Maggiori tasse corrispondono, in chiave non troppo estesa, a minori spese: sotto questa premessa con quali fondamenta è possibile riavviare un sistema per consentire il raggiungimento di quella "crescita" tanto desiderata?
Quali ferite è opportuno curare per riabilitare il malato terminale Italia? 
Di pari passo, per ogni posto di lavoro che non c'è oggi, sembra che non ce ne sarà uno neppure domani: la recessione tecnica è appena iniziata, con un rintocco che si protrarrà almeno fino al 2014. 
Per il 2012 da poco iniziato si promettono cifre ottimisticamente vicine al -1,6%, per il 2013 si vedrà al variare delle condizioni al contorno. Quando un lavoro viene a mancare, purtroppo, per qualcuno viene a morire anche la dignità. 
Può succedere di vivere in un Paese dove, giorno dopo giorno, qualche italiano sceglie di farla finita: c'è chi si suicida, chi ancora mette fine alla sua vita per non rovinare con contenziosi sempre troppo lunghi le esistenze dei suoi familiari. 
Fare tutto questo, come se con una morte le vite dei propri cari non vengano già tragicamente rovinate. 
Ricevere mensilmente lo stipendio è per alcuni cosa completamente fuori dal normale: sono (e saranno?) sempre più quelli che vivono di cortesie ed elemosine quotidiane. 
Quando qualcuno non sa più a quale porta bussare, qualunque via d'uscita sembra sbarrata. 
Cosa mai sarà umanamente possibile scrivere quando si arriva al punto di darsi fuoco per pretendere attenzione, ascolto e/o fine delle sofferenze? Cosa è possibile aggiungere alle tante potenziali bombe mortifere che stanno precipitando, a valanga, sulle teste degli italiani?
Quale Italia si prospetta, alla fine di questo immenso incendio? Le fiamme stanno mangiando tutto, giorno dopo giorno: dall'ambiente all'economia, dal lavoro alla società. Quale Italia e quali italiani si prospettano all'uscita dal tunnel?
Il rischio di emulazione è una miccia che, sempre più accesa, rischia di deflagrare in tutta la sua (ancora sconosciuta) prepotenza. Mobilità ed instabilità saranno i pilastri fondanti su cui sarà costruita l'Italia di domani?
Quanti ancora avranno la fortuna di poter arrivare ad una Laurea, a fronte di tasse sempre più elevate e proibitive? 
Anche su questo fronte, purtroppo, il merito rischierà di confondersi con una buona sorte di stampo ereditario.
Quanto ancora le vite dei singoli dovranno scontare colpe e delitti commessi dal "macroeconomico delirio" in cui l'intero sistema mondo è attualmente immerso? 
Quanto manca ancora alla fermata "Terra bruciata"? 
Al rintocco della campana-articolo 18, forse, qualcuno dall'alto dice che potremmo saperne di più. 

Per saperne di più: 
"Debiti, esuberi, la vergogna del fallimento - La Spoon River degli imprenditori", Repubblica.it
(http://www.repubblica.it/cronaca/2012/03/21/news/nord_est_la_spoon_river_degli_imprenditori-32395296/)

"Vita dignitosa in Italia? Con 2500 Euro al mese", ANSA.it
(http://ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2012/03/29/visualizza_new.html_158687509.html)

"Verona, uomo si dà fuoco - "Senza stipendio da mesi"", Repubblica.it,
(http://www.repubblica.it/cronaca/2012/03/29/news/operaio_fuoco_verona-32394524/)

"Lavoro - La grande crisi", Repubblica.it,
(http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2012/02/08/news/lavoro_la_grande_crisi-29273673/#1)



martedì 27 marzo 2012

"GHETTO GOSPEL": SCORCI DI CONTEMPORANEITA'


"[...] Se potessi rivivere i miei giorni da teppista/ Mi siederei a ricordare, amico, la felicità dei tempi andati/ Mi fermo e osservo i più giovani, il mio cuore va da loro/ Sono stati testati e ne è stata sottolineata l'inferiorità/ Ai giorni nostri le cose sono cambiate/ Tutti si vergognano dei giovani perché la verità appare strana/ E per me è il contrario, gli abbiamo lasciato / Un mondo tormentato, e fa male/ Perché un giorno qualsiasi premeranno il bottone/ e urleranno condannati come Malcolm x e Bobby Hunton,/ Che sono morti per niente/ Non lasciare che facciano riempire i miei occhi di lacrime,/ Il mondo sembra monotono/ Ma quando ti asciughi gli occhi, lo vedi chiaramente/ Non c’è bisogno che tu abbia paura di me/ Se ti prendi tempo per ascoltarmi,/ Forse puoi imparare a fare il tifo per me/ Non si tratta di nero o bianco, perché siamo umani/ Spero di vedere la luce prima che vada distrutto/ Il mio gospel del ghetto [...]" 

sabato 24 marzo 2012

SICUREZZA E PREVENZIONE: PRIORITA' DIMENTICATE?


Poco importa scrivere che soldi investiti per strutturare ed implementare le misure di sicurezza e prevenzione rendono, mediamente, benefici che sul medio-lungo termine hanno un valore molto più alto del loro iniziale: spendere 1 potendo, a regime, risparmiare in infortuni, rischi e/o sanzioni per un totale di 7/10. 
In un sistema che procede all'indietro, purtroppo, il monito del lavoro ad ogni costo può indurre rapidamente datori di lavoro e lavoratori a trascurare l'applicazione di misure di sicurezza fondamentali a garantire incolumità e vita. 
Le tendenze recessive e disarmanti che il sistema italiano sta imboccando non devono convincere, in alcun modo, sulla necessità di adoperarsi per diminuire le dosi di sicurezza in maniera proporzionale al lavoro che manca. 
Il paradosso del lavoro che fa morire è una convinzione che, a fatti, risulta tutt'altro che eliminata: il problema costituisce una delle troppe gravissime emergenze di cui questa Italia, qualche volta di troppo, puntualmente si dimentica. 
Servono morti che diventano statistiche per parlarne riportando, forse, in maggiore attualità un reale pericolo costantemente presente. 
La necessità di produrre sembra essere prioritariamente importante, al fine di non trascurare quellacrescita indefinita che dobbiamo inseguire tutti per salvare un sistema pericolosamente incrinato. Cosa fare per ricordare quanto sicurezza e prevenzione siano fondamentali in un sistema socio-economico come quello italiano? 
A rigor di statistiche, purtroppo, basta dire che nella sola giornata di ieri sono arrivate altre tre morti acoagulare ulteriormente queste sventure. 
Ad un operaio folgorato si aggiunge un operaio morto schiacciato da una struttura di 200 kg a cuisegue un imprenditore 64enne deceduto per essere stato investito da balle di lana grezza che stava movimentando con un muletto. 
Scritta così, fa un pò l'effetto di un ufficio di collocamento & morte: non significa forse anche questo, oggi, il lavoro in certe precarie condizioni di contratto e prestazioni?
Più produttività significa meno tutela per le condizioni di vita e lavoro umane?
La domanda, per un sistema che cerca come quello italiano di riscrivere le sue regole, dovrebbe essere tremendamente scontata: alla luce delle statistiche, invece, la tendenza sembra invece essere differente. 
Il punto di vista più eloquente e significativo lo offre il Segretario confederale della CGIL, Vincenzo Scudiere: 
"[...]Chiudiamo l'ennesima settimana dal bilancio drammatico di morti sul lavoro. Troppi incidenti che risuonano come un campanello d'allarme a dimostrazione di come nella crisi diminuiscono le ore lavorate per la dose massiccia di cassa integrazione ma allo stesso tempo l'attenzione sui temi della sicurezza diventa secondaria rispetto alla necessità di produrre. [...] questa situazione deve vedere maggiormente impegnato il Governo che deve interessarsene e soprattutto rendere operative le norme già esistenti e poco applicate. C'è un'eccessiva distrazione sui temi della sicurezza sul lavoro, sintomo di una sottovalutazione grave sia della crisi economica e produttiva sia delle condizioni di lavoro.[...]"
La sottovalutazione della crisi economica scorre anche attraverso (soprattutto su, a seconda dei punti di vista) questi temi, a totale inseguimento di quella necessità di produrre che tanto dovrebbe servire su temi come questi. 
Potrebbero questi infiniti campanelli d'allarme suscitare riflessioni sulla necessità di impiegare risorse ulteriori per implementare misure che possano, a regime, isolare ed arginare queste degenerazioni nei luoghi di lavoro?
Potrebbero sicurezza e prevenzione essere inserite fra le misure che possano contribuire a rilanciare una differente forma di crescita differente da quella tipica della sola analisi dei rapporti domanda-offerta?
Così come le riflessioni non si sprecano, anche la fila per un eventuale Paradiso aumenta. 

Per saperne di più: 
"Tre morti sul lavoro in un giorno - CGIL: Governo agisca su sicurezza", L'Unità, 
(http://www.unita.it/economia/tre-morti-sul-lavoro-in-un-giorno-br-cgil-governo-agisca-sicurezza-1.394478)