giovedì 22 marzo 2012

FRA CINEMA, PASSIONE E GIOVANI: RICORDANDO TONINO GUERRA


CHE LA TERRA TI SIA LIEVE 


"Il nostro petrolio è la bellezza
La bellezza ci fa pensare alto
E noi la buttiamo via come se fosse danaro
dentro tasche bucate
La bellezza grida i suoi dolori in modo silenzioso.
Bisogna curare le orecchie di chi comanda
perché riescano a sentirla
La bellezza è il nutrimento della mente
La bellezza in Italia puoi anche incontrarla per strada
e ti riempie subito di stupore
...
Ma nei piccoli mondi c’è tanta bellezza che sta morendo.
Se noi la salviamo, salviamo noi"
(Tonino Guerra)

"Alle 8.30 della mattina del 21 marzo 2012, in Piazza Ganganelli, a Santarcangelo, nella casa di Tonino Guerra è entrato il silenzio.”

La moglie Lora e il figlio Andrea
 

mercoledì 21 marzo 2012

LE DISCUSSIONI RIPRENDERANNO IL MENO PRESTO POSSIBILE...PER GOVERNI TECNICI


A riforma del lavoro presentata, è possibile fare una prima panoramica sulle possibili conseguenze che l'ormai famoso "non si può discutere all'infinito" potrebbe produrre sul tessuto sociale destinato a metabolizzare in toto i provvedimenti assunti dal Governo Monti. Si è scritto e detto che questo Governo, essendo tecnico, avrebbe potuto compiere scelte lungimiranti e di maggior respiro, essendo svincolato da qualsiasi logica afferente alla ricerca ed al mantenimento del consenso politico. 
Questo punto di vista giustifica la rottura del tavolo di dialogo istituito con le parti sociali?
L'unità sindacale precedentemente ritrovata è davvero un punto di così grande debolezza per il futuro dell'Italia?
Il punto che attualmente è maggiormente in discussione risiede, senza mezzi termini, in quella che può essere vista come "manutenzione" del tanto vituperato Articolo 18: serve solamente premere su questo fattore per cambiare il destino socio-economico di un Paese devastato come l'Italia? 
Nel dettaglio, stando a quanto sintetizzato in un ottimo articolo de La Repubblica, i punti fondamentali su cui la riforma andrà ad agire sono fondamentalmente i seguenti: 
  • articolo 18: reintegro mantenuto per i soli licenziamenti di natura discriminatoria, con estensione alle imprese sotto la soglia dei 15 dipendenti. Nei casi di allontanamenti disciplinari sarà il giudice a decidere, fra reintegro (nei casi gravi) od indennità per un massimo di 27 mensilità. I licenziamenti di natura economica, se contestati, vedranno un solo indennizzo capace di muoversi fra le 15 e le 27 mensilità, basandosi sull'ultima retribuzione ricevuta;
  • assicurazione sociale per l'impiego: capace di sostituire l'odierno sussidio di disoccupazione, verrà versata per importi lordi massimi di 1119 Euro/mese. Sarà poi ridotta del 15%, ogni 6 mesi. Dovrebbe durare un anno complessivo, al fine di abolire progressivamente la mobilità; 
  • vincoli sui contratti a termine: il contratto a tempo indeterminato dovrebbe essere quello dominante sugli altri "per ragioni di produttività e legame fra lavoratori ed imprese". Saranno previsti ostacoli sui contratti intermittenti ed a progetto, con costi sui contratti che potranno essere scaricati in caso di assunzione definitiva;
  • contratti di apprendistato: sarà usato come porta principale d'ingresso nel mondo del lavoro, guardando a tale punto come fattore di post-formazione e non come altra forma di elogio alla flessibilità;
  • contrasto alle partite IVA;
  • stage gratuiti post-formazione: uno dei più grandi fattori di instabilità ed assurdità del sistema italiano troverà, forse, una migliore regolazione. Non sarà più permesso di svolgere stage gratuiti per i giovani al termine di un qualsiasi ciclo formativo;
  • dimissioni in bianco: stabilire un limite a questo altro punto scandaloso sembra essere un punto di partenza base per ricostruire gli argini di dignità e civiltà in un mondo che, come quello del lavoro, ha pesanti implicazioni sul tessuto sociale del Paese; 
  • varie ed eventuali: previsti interventi specifici per ridurre le tempistiche sui processi afferenti al lavoro, con possibilità di vedere riorganizzate, in accordo con le Regioni, le strutture per l'inserimento nell'impiego.

Di fronte a questi provvedimenti, è obiettivo affermare che qualche punto cruciale è stato affrontato e, forse, preso radicalmente "di petto": i punti potranno cambiare ancora, forse, in sedi di ufficialità e confronto Parlamentare. 
Il "non si può discutere all'infinito", però, avrà ovvia e probabile valenza anche per le forze politiche eventualmente interessante a modificare/migliorare profondamente questo pacchetto normativo. 
I veti posti sui contratti a termine e sulle forme di lavoro gratuite sono un'essenziale misura di civiltà, in una contemporaneità nella quale sicurezza del lavoro ed esistenza hanno fra loro una profonda assonanza. 
Le strutture per l'inserimento nell'impiego devono essere riviste e migliorate, al fine di poter rendere più agevole quell'incrocio fra domanda ed offerta che oggi sembra mancare nella struttura del mercato del lavoro. 
Sopra a tutti questi provvedimenti è rimasta, come un devastante monito, la "manutenzione" dell'articolo 18: le ragioni del dissesto socio-economico dell'Italia sono tutte racchiuse in poche righe contenute nello Statuto dei Lavoratori?
Basterà diluirne i contenuti per permettere agli italiani interi di risollevarsi, vedendo paccate di investimenti giungere come pioggia nell'attuale deserto-Italia
Le domande sembrano avere, purtroppo, una serie di risposte tremendamente scontate. 
La necessità di avere un mercato del lavoro che sia il meno segmentato possibile è un intento esprimibile in atti pratici solamente attraverso la configurazione prevalente data a questa revisione del tanto vituperato articolo 18? 
In cosa consistono le preoccupazioni espresse dalla CGIL? Su questo punto è chiarissimo il vicedirettore de La Repubblica, in un articolo consultabile on-line: 
"[...]La preoccupazione della Camusso, ancorché non del tutto condivisa da Bonanni e Angeletti, è tutt'altro che infondata. In questo nuovo schema l'articolo 18, di fatto, non viene "manutenuto", ma manomesso. I diritti si trasformano in moneta. [...]"
(Fonte: Il velo strappato, M.Giannini)
Vi è forse il rischio di trasformare uno degli ultimi argini di civiltà rimasti, comprimendo ulteriormente quei diritti che le basi della piramide sociale hanno conquistato dopo anni di lotte e battaglie? 
Il problema fondamentale è solo fornire paracadute a quanti perderanno un'occupazione o cercare modi per rilanciare economia e crescita, percorrendo anche strade fino ad oggi per nulla battute?
La sfida più grande, contrariamente a quanto qualunque Monti di turno sostenga, consiste nel riabilitare un sistema a prescindere da qualsiasi manutenzione fatta su un articolo formato da poche righe e da pochi concetti fondanti. 
Riformare il sistema lavoro potrebbe anche significare adoperarsi per pianificare su quali settori del lavoro sia possibile investire o far investire, ponendo le basi per riaccendere occupazione e creare valore. 
Su questo fronte, ad oggi, mancano i provvedimenti atti al coniugare il trinomio ormai divenuto celeberrimo: rigore, crescita ed equità. Non potranno essere sempre gli stessi a "far di conto" con le riforme destinate a rivitalizzare il Paese, così come è indispensabile minimizzare i rischi di mancata coesione sociale derivanti dal dialogo costante con Parti sociali ed Associazioni di categoria. Rimangono, da quanto sembra, pochi momenti utili di discussione per l'infinito divieto imposto dal Governo. Su questo fronte, successivamente, si potranno aprire le porte del confronto parlamentare...salvo dover liquidare qualsiasi buona intenzione con l'ennesima fiducia di turno. 
In tal caso, emendamenti e buoni propositi avranno asintotica tendenza verso lo zero assoluto. 

 

Per saperne di più: 
"Il velo strappato", M.Giannini, LaRepubblica 
(http://www.repubblica.it/politica/2012/03/21/news/velo_strappato-31926518/)

"Lavoro: ecco le proposte del governo", La Repubblica
(http://www.repubblica.it/economia/2012/03/20/news/lavoro_proposte_governo_a_parti_sociali-31909640/)

lunedì 19 marzo 2012

RIFORMARE...SENZA INTESE: RISCHIO OD OPPORTUNITA'?


Il Ministro al Lavoro Elsa Fornero è stata, specialmente nel suo discorso di ieri a 'Che tempo che fa', comunicativamente chiarissima sul futuro che si prospetta per gli italiani dalle riforme in corso: la loro riuscita in termini efficaci è collegata strettamente alle speranze di rilancio e crescita economica "esterne". 
Senza quelle, dunque, qualunque provvedimento preso potrebbe diventare carta straccia. 
Nell'anno in corso, stando a prospettive ottimistiche, il PIL dovrebbe calare su cifre prossime al 1-2%; percentuali pessimistiche lo decurtano invece di oltre il 4%. Da qui, pertanto, emerge spontaneamente una domanda: quando e di quanto sarebbe necessario "crescere" annualmente per poter definire utili queste riforme e manovre economiche?
La sostenibilità del debito pubblico dipende, in prima istanza, dalla possibilità di poter disporre dei fondi necessari a garantire il ripianamento degli interessi cumulati. 
Su questo fronte, a maggior ragione, le riforme attualmente in corso d'opera hanno richiesto ingenti sacrifici agli italiani nel loro intero: prima la Salva-Italia, poi le semplificazioni ed il prossimo intervento sul mercato del lavoro e degli ammortizzatori sociali. Sono state aggiunte tasse che, fra dirette ed indirette, hanno nei fatti messo ulteriormente alla prova l'avvenire delle famiglie. Il tentativo che sembra essere stato promosso è, a conti fatti, uno solo: scaricare parte del debito pubblico sul (reputato) immenso risparmio privato delle famiglie italiane. 
La scelta di questa misura può essere discutibile e controversa ma, forse, necessaria ad impedire ildefault dello Stato italiano: di fronte ad un debito di credibilità prossimo a sforare i 2mila miliardi di Euro qualsiasi commento ulteriore rischia di diventare superfluo. 
Su questo fronte, pertanto, la concertazione e l'ascolto con le parti sociali si rivela ancora più necessario ed urgente: è impensabile affrontare tematiche (sciaguratamente) rimandate per decenni, in un brevissimo intervallo di tempo, senza rapportarsi e raccordarsi con tutti coloro che devono (dovrebbero) tutelare gli interessi e le urgenze dei lavoratori. 
Il "non si può parlare all'infinito" deve essere retto, di pari passo, da un'altra condizione necessaria:non si può decidere immediatamente. La situazione urgente, è sempre meglio ricordarlo, non è esclusivamente di natura finanziaria: il tessuto sociale dell'Italia intera si va, pian piano, sfaldando completamente. 
I Ministri del Governo lo sapranno molto più di qualunque italiano medio...sempre a patto che si tolgano le paccate di miliardi dagli occhi. L'urgenza per garantire un domani richiede la necessità di far respirare il Paese, contemporaneamente, su una miriade di altri 'settori' non più rinviabili: ambiente, industria, giustizia, troppa burocrazia, mobilità e sempre più ingente peso fiscale. 
Lo sfascio rischia di essere quindi totale, aggravandosi, specialmente in una situazione nella quale sembriamo più che mai dipendenti dagli equilibri macro-economici e finanziari.
Le persone sicuramente più rispettabili e competenti di questo Governo non possono, su questo fronte, rimandare di troppo la necessità di inquadrare la necessità di una svolta epocale nella sua enorme complessità. 
Recuperare credibilità nei confronti del mercato mondiale non deve essere un'azione fatta, però, a totale svantaggio del cittadino medio italiano: le imprese languono, in un Paese nel quale anche l'urgenza minima di ripagare il debito è venuta a mancare. Il tessuto delle piccole e medie imprese attende, secondo cifre suscettibili di variazione, un importo che complessivamente si aggira attorno ai 70 miliardi di Euro. 
Basterebbe sbloccare (tutti o parte di) questi fondi per sperare maggiormente in una qualunque forma di "crescita"? 
Ripianare un debito potrebbe permettere, forse, al generico imprenditore di poter sperare di (re)investire qualcosa in produzione ed occupazione? Siamo ad un punto di svolta in cui, alla luce di tutto questo, l'intervento sull'impianto del lavoro è prioritario ma non costituisce la sola emergenza a cui è necessario dare visibilità ed urgenza. 
Chiedere ai sindacati di cedere qualcosa non equivale, forse, a chiedere ai loro rappresentati di cedereancora qualcosa? 
Non sarebbe meglio chiedere che siano gli istituti bancari a dover cedere qualcosa, in virtù soprattutto degli ingenti prestiti a tassi di interesse esigui e prossimi all'1% circa? 
La degenerazione neoliberista ha come sola condizione di fuga il chiedere sempre di più a chi ha sempre meno per tappare le falle e rimediare gli errori fatti da leader democraticamente eletti ma, anche inconsapevolmente, lasciati fare? 
E' e sarà sempre solo la base della piramide a dover ovviare agli errori macro-economicamentecommessi da altri? 
A questa domanda è urgente trovare una risposta, dato che proprio su questi temi "non si può discutere all'infinito."
La sfida di riscrivere un sistema può essere compiuta solo ed esclusivamente andando nella direzione di comprimere i diritti conquistati dai lavoratori in anni di battaglie? Dove stanno le potenzialità sterminate che, nella sola Italia, risiedono a livello di risorse non ancora sfruttate ed incentivate appieno? 
Se di certe cose si discute all'infinito, infatti, di altrettante sembra che non si discuta proprio: pianificazione energetica, riconversione industriale e sostenibilità ambientale sono solo alcuni dei pilastri su cui potrebbe essere urgente e dirimente adoperarsi. Sono tematiche di un'urgenza pari o superiore a quella del mercato del lavoro, per una serie di ragioni impossibili da sintetizzare. 
La pianificazione energetica, specialmente in un Paese come l'Italia, potrebbe creare sul medio-lungo termine nuovo valore da reinvestire. La sostenibilità ambientale potrebbe condurre il Paese fuori dalla silenziosa tragedia del dissesto idrogeologico, che in (almeno) 60 anni ha fatto dilapidare all'Italia cifre economiche, difficilmente quantificabili, per il mancato intervento. Il piano di riconversione industriale dovrebbe partire dall'analisi concreta di alcuni bisogni fondamentali: fare rete fra le infinite realtà medio-piccole italiane, favorendo una riduzione dei costi d'esercizio e lavorando di pari passo sulle innovazioni per incrementare le possibilità di riscatto "economico". 
Tutto questo andrebbe fatto in quanto, a posteriori, una delle lezioni cumulate nella crisi è di fondamentale importanza: la sicurezza finanziaria e macro-economica sembra essere completamente scollegata alla sicurezza micro-economica. 
Il vento di cambiamento che dovrebbe avvertirsi come dominante fra qualche anno non potrà lasciare indietro questa semplice ma tremenda verità. Le intese, da qualunque punto di vista la si guardi, finiscono con il diventare tremendamente importanti per garantire quel livello di "coesione sociale" necessario a non mettere ogni cittadino del mondo contro l'altro. 
Il dare concretamente spazio ai giovani è una necessità da attuare senza dimenticare tutte queste "condizioni iniziali" di straordinaria importanza. Sarà possibile riuscirci solamente valutando l'enorme problema nella sua complessità, senza esaminarlo per soli comparti stagni. Tutto sembra essere collegato, per fortuna o purtroppo.
A questa verità ormai irrimediabile dobbiamo porre rimedio.
Svoltare, dopotutto, può ancora essere possibile.


 

sabato 17 marzo 2012

"DIPENDE", ASCOLTANDO IL PUNTO DI VISTA: CITANDO GLI JARABE DE PALO


"Che il bianco sia bianco
che il nero sia nero 
che uno e uno siano due 
che la scienza dice il vero 
dipende 
e che siamo di passaggio come nuvole nell'aria 
che si nasce e poi si muore 
questa vita è straordinaria 
dipende 
dipende 
da che dipende? 
da che punto guardi il mondo tutto dipende 
dipende da che dipende? 
da che punto guardi il mondo tutto dipende 
Ma che bello questo amore specialmente in primavera 
che domani sorge il sole perchè siamo in agosto 
dipende 
e che più che passa il tempo e più il vino si fa buono 
e quest'onda fa su e giù e ti porta giù e su 
dipende dipende da che dipende? 
da che punto guardi il mondo tutto dipende 
dipende da che dipende? 
da che punto guardi il mondo tutto dipende 
Non ho mai vissuto niente che mi piaccia come te 
e non troverai nessuno che ti ami come me 
dipende 
e se tu dirai di si con il suono della voce 
mi vedrai come morir 
inchiodato alla tua croce dipende 
dipende a che dipende? 
da che punto guardi il mondo tutto dipende 
dipende da che dipende? 
da che punto guardi il mondo tutto dipende."

mercoledì 14 marzo 2012

BAMBINI COME PICCOLI PRINCIPI: RICORDANDO LE FORME PIU' PERFETTE

"Un bambino è la forma più perfetta di essere umano."  (Vladimir Nabokov)
Per episodi come quello accaduto presso Sierre qualsiasi parola non basterà, mai.
La vicinanza umana è quella sola cosa che potrà, forse e soprattutto in futuro, far sentire meno opprimente il peso atroce di un dolore senza quartiere che rimarrà vivo, perforante e martellante nelle anime di genitori, parenti e amici.
Un pensiero per i 22 bambini che sono morti, in un assurdo incidente su cui sarà necessario e doveroso fare luce; rimane un Paese intero in lutto, per infinite speranze che hanno lasciato troppo presto questa Terra. Un pensiero per tutti gli altri che, ogni giorno, muoiono lontano dai riflettori distorti di un mondo che non mette da troppo tempo al primo posto la tutela del domani e di quelle generazioni che dovranno viverlo.
Su questa lotta l'intero mondo non dovrebbe recedere ed arretrare, mai.
Una speranza per quelli che, feriti, stanno combattendo, anche in questi momenti, un'immane sfida fra la vita e la morte: c'è qualcuno che prova a starvi interiormente "vicino", per quel che potrà mai contare.
Morire al ritorno da una vacanza, morire sognando con quello stato di perenne felicità nella quale moltissimi bambini vivono e con la quale cercano di dipingere il mondo:
"I fanciulli trovano il tutto nel nulla, gli uomini il nulla nel tutto." (Giacomo Leopardi)
Poche parole, di fronte a sordi e tragici eventi come questi.
Che la Terra vi sia lieve, a tutti. Che il dolore sia il meno insopportabile possibile per tutti coloro che lo dovranno vivere dentro.



martedì 13 marzo 2012

FAMIGLIE ITALIANE, INDIETRO TUTTA

Nonostante i tentativi pluri-ripetuti per mettere in sicurezza il Paese, sembra rimanga a livello microeconomico ancora molto da fare: le famiglie italiane, da sempre percepite come principale sistema di sicurezza per l'Italia intera, sono in condizioni di sempre maggiore difficoltà.
L'ennesimo report, questa volta redatto da Intesa Sanpaolo, sembra confermare quello che è l'orientamento generale di questi ultimi tempi: ulteriore depressione dei consumi e degli extra, a fronte di maggiori spese derivanti da tasse (dirette ed indirette, nds), trasporti e cibo.
Le condizioni dichiarate nel documento in questione sono riportate esplicitamente dagli stessi autori:
"[...]Si tratta in parte di un trend strutturale legato al minore consumo di alcune voci [...] ma che segnala anche le evidenti difficoltà del consumatore italiano che, a fronte delle tensioni sul mercato del lavoro e sul reddito disponibile, riduce ulteriormente gli sprechi e modera gli acquisti anche in un comparto dei bisogni poco comprimibili come l'agroalimentare.[...]"
Meno consumi dove, ovviamente, risulta possibile e meno complicato risparmiare. 
Le domande che subito sorgono spontanee sono, di pari passo, altre: fino a quando sarà possibile comprimere le spese senza compromettere vita e dignità? Quando sarà raggiunto il punto di minimo? Dove e come è possibile lavorare per innescare risalita e ripresa favorendo quella che sembra la tanto disperata ed osannata crescita
Cosa potrebbe succedere all'italiano medio, ed alla famiglia media, a seguito della manovra Salva-Italia promossa dal Governo Monti?  Sarà possibile e lecito etichettarla, a posteriori, come Manovra Salva-Italiani? Serviranno altre Manovre per mettere in sicurezza conti pubblici e privati? Cosa sarà necessario promuovere per innescare la crescita?
Le risposte a queste domande vengono, senza troppi giri di parole, dal dossier in questione: 
"[...]l'incremento della disoccupazione unito agli effetti delle manovre di correzione dei conti pubblici sulle famiglie fanno prevedere una nuova riduzione dei consumi.[...]"
Da questo punto trova pertanto conferma qualunque possibile dubbio. 
Le contraddizioni non sembrano essere, tuttavia, finite; stando a quanto diffuso da giornali e mass-media, la voce auto+bollette ha superato la voce delle spese alimentari. 
Può questo essere normale per una famiglia che deve puntare a raggiungere attraverso acrobazie impossibili la fatidica fine mese
Può questo squilibrio generare crescita e sostenibilità economica sul lungo termine?
Allo stato attuale, a recessione tecnica appena iniziata, i livelli di consumo delle famiglie sono arretrati di trent'anni lambendo quelli degli anni '80. 
Come è possibile intervenire a livello micro-economico per sollecitare la crescita su larga scala? Le domande possibili sono tantissime: spetta ad una tecnica e politica più rispettabili e sensibili concertare le migliori risposte possibili. 
La percezione è che il tempo stringa, sempre più. 

Per saperne di più:
"Famiglie, la spesa alimentare torna agli anni '80- Lo stipendio se ne va in benzina e trasporti", Corriere.it 




domenica 11 marzo 2012

11 MARZO 2011 - 11 MARZO 2012: PERCEPENDO LA GRANDE PAURA


In un pomeriggio di marzo, giusto un anno fa, un episodio devastante sconvolgeva la Terra del Sol Levante e, per riflesso ma non troppo, il mondo intero: un terremoto devastante, con un epicentro situato a 30 km di profondità, arrivava con una scossa lunga 6 tremendi minuti. Magnitudo del 9.0, la quarta più potente mai registrata sul pianeta Terra. Vibrazioni che, a cascata, furono capaci di innescare terribili conseguenze: maremoti, inondazioni, paesaggi sventrati e morti senza quartiere. Strade e paesaggi completamente distrutti, meccanismi di previsione dei sismi che si rivelarono imperfetti. Anche in un Paese abituato a "far di conto", con fenomeni simili, come quello giapponese.
Si vide acqua mista a fuoco lambire le terre di paesi inconsapevoli, si videro barche trascinate in vortici marini di sterminata potenza. Si contarono morti, divenuti solo statisticamente prossimi a circa 19mila unità. 
Unità che, fra morti e dispersi, finiscono ormai per avere lo stesso, nerissimo, colore. 
Arrivarono immagini senza quartiere, ritratti di un Paese distrutto che aveva come sola missione quella di riprendersi. 
Riprendersi, senza aver neppure il tempo di recuperare da uno shock così tremendo. Serviva solo recuperare, ricostruire. 
E' poi arrivato l'incubo nucleare, nella centrale di morte situata presso la tristemente famosa Fukushima: si è trattato (e si sta trattando, nds) di un disastro silenzioso, nel quale piena luce non riuscirà forse mai ad essere fatta. 
Dopo qualche giorno, non troppo silenziosamente, la paura è giunta a farla da padrona: sarà stata o meno peggio di Chernobyl? Le parole e le cifre non si sono sprecate, all'insegna di una vicenda che ha aperto una (si spera definitiva, nds) discussione nei confronti di una tecnologia percepita come decadente, morta, insicura ed obsoleta. Si è parlato di classifica INES, di livello massimo oltrepassato, di Fukushima come futura "terra di nessuno". 
Da lì, come da triste abitudine, la tematica energetica è per breve tempo tornata a farla da padrone: politiche energetiche da rivedere, di pari passo ad improvvisi ed immediati piani di sicurezza da mettere in opera per certificare la completa sicurezza di quella che era percepita come "tecnologia di morte". 
A quasi un anno, vengono ricordati gli errori di trasparenza e di metodo mossi dal Governo Giapponese: dalla nube radioattiva ai dati Tepco troppo confusi ed oscurati non troppo tempo è passato.
Ad un anno di distanza, per quel che può contare, un semplice e troppo umano pensiero da parte di chi ha assistito impotente e sordo al tremendo evento.




Per saperne di più: 

Rifugi nucleari giapponesi, fotografie da un Paese distrutto
(http://www.boston.com/bigpicture/2012/03/japans_nuclear_refugees.html)

Fotogrammi dallo tsunami: prima e dopo
(http://www.boston.com/bigpicture/2012/03/japan_tsunami_pictures_before.html)

La voce dell'incubo
(http://www.youtube.com/watch?v=10Wq1p7GE4E)



venerdì 9 marzo 2012

"LE AGENZIE DI RATING", LADDOVE L'INCERTEZZA REGNA SOVRANA


Fra giudizio e giudizio, possono bastare pochi anni per passare dal grado di eccellenza al grado junk, ossia spazzatura; le valutazioni delle agenzie di rating non si sono affatto sprecate, soprattutto in questi ultimi anni di devastante crisi economica. Esaltate dall'informazione, sono sembrate essere quasi giudici inarrestabili, invisibili ma pur sempre presenti. 
Le agenzie di rating ufficialmente certificano l'affidabilità e la solvibilità dei debiti di qualsiasi cosa ne abbia contratti: Stati, regioni e banche sono solo i primi esempi che è possibile fare.
Possono promuovere o "rimandare", seguendo un arbitrio ed una logica che è da sempre complicato inquadrare con certezza assoluta. E' successo che abbiano più volte rimandato un'Italia o bocciato una Grecia, sull'onda di ragioni alle volte anche difficilmente interpretabili con chiarezza. Le agenzie di rating catapultate all'attenzione collettiva sono state, specialmente in questi ultimi mesi, solamente tre: "Standard&Poor's", "Moody's" e "Fitch". 
Dopo il giudizio di una, arrivavano quasi subito le sentenze delle altre: per l'Italia i loro giudizi sono stati, sono e (forse) saranno ancora per molto incubi da scongiurare. Come e cosa valutano queste misteriose agenzie di rating che sono capaci, nei fatti, di "influenzare" l'andamento e l'orientamento dei mercati finanziari mondiali? 
Secondo quali schemi valutano? Quali convenzioni e normative utilizzano per certificare che qualcuno vada declassato o promosso in termini di "solvibilità" debitoria? 
Quali sono gli argini che dovrebbero delimitarne l'operato? Chi lavora dietro a questi tre semplicissimi nomi? 
Le domande sorgono spontanee come funghi, nell'ambito di quella che sembra una vera e propria "giungla" complicatissima da decifrare; su questo fronte, il libro "I signori del rating" cerca di fare buona luce. 
La trama documentaristica del libro si snoda attraverso potenziali problemi determinati da presunti conflitti d'interesse in seno alle stesse agenzie, ponendo dall'inizio una semplice domanda a cui risulta complicato dare una risposta chiara:
"Che cos'è il rating e a chi dà vantaggi?
Entro quali argini viene penalizzato chi subisce un declassamento? Con quali modalità vengono certificati rischi di mancata solvibilità? Da qualunque punto di vista la si guardi, sembra fondamentale provare ad analizzare queste realtà che, tutte assieme, sono capaci di influenzare il 95% del mercato circa. 
La sostanza complottistica è da evitare, in quanto per procedere in un'analisi come questa è più che mai necessario guardare a dati, realtà e precedenti giudizi sbagliati. Hanno mai sbagliato le agenzie di rating nel giudicare? 
Sono sempre state completamente infallibili ed esenti da errore?
Il libro ricorda, su questo fronte, qualche "esempio" in cui la cattiva solvibilità non è stata inquadrata per tempo...con le ovvie conseguenze maturate a seguito di fallimenti. Con quali pesi esprimono valutazioni? Quali altri rami possono "influenzare" grazie alle loro sentenze? Come influenzano il mercato e le relazioni fra investitori e creditori? 
Quali relazioni pericolose hanno al loro interno? Quali questioni irrisolte non sono state capaci di inquadrare e rendere maggiormente trasparenti? Le agenzie di rating sono divenute, un pò come i mercati finanziari, misteriose entità agli occhi degli abitanti di mezzo mondo: vengono inquadrate e trattate come se fossero entità uniche, quasi divine, con poche possibilità di capirne veramente a fondo gli operati. 
Si può fare qualcosa per limitarne o circoscriverne le azioni? Quali misure è possibile prendere per cercare di migliorarne gli operati? Il libro in questione prova a fare luce anche su queste, legittime e giustissime, domande. 
Quali "precedenti" ci sono stati, sia a livello europeo che extra-continentale? 
Come è possibile controbattere al loro "fuoco" proveniente da una sola direzione?
Su quali pilastri si dovrebbero costruire riforme e misure atte al delimitarne gli effetti? 
Il libro propone cinque semplicissimi concetti da cui è essenziale ripartire: responsabilità, concorrenza, trasparenza, efficienza ed indipendenza. Quale "rating" attribuire alle agenzie di rating? 
Le opinioni e le esperienze non si sprecano. 


mercoledì 7 marzo 2012

"WORKING ON A DREAM", CITANDO BRUCE SPRINGSTEEN...


"[...]Sto lavorando ad un sogno anche sa a volte sembra così lontano/ Sto lavorando ad un sogno e so che un giorno sarà mio./ Sto lavorando ad un sogno anche se i problemi sembrano non andarsene/ Sto lavorando ad un sogno/ Ma il nostro amore caccerà via i problemi[...]
Il sole sorge ed io salgo la scala/ Comincia un nuovo giorno/ Sto lavorando ad un sogno[...]
Sto lavorando ad un sogno anche sa a volte sembra così lontano/ Sto lavorando ad un sogno/ Il nostro amore lo realizzerà un giorno/ Sto lavorando ad un sogno anche se a volte sembra così lontano/ Sto lavorando ad un sogno/ Il nostro amore lo realizzerà un giorno.[...]"


martedì 6 marzo 2012

LEGA DI GOVERNO, DI LOTTA E...DI INSULTO


In un Paese dalle mille contraddizioni, si è visto per molto tempo amministrare un Partito che, da Statuto, vuole disfare lo Stato italiano per dare piena vita ad un'entità dalle sconosciute forme chiamata "Padania"; si sono succeduti Ministri leghisti agli Interni, alle Riforme ed al presuntoFederalismo Municipale
Si sono viste buffonate clamorose, come l'inaugurazione di tre Ministeri distaccati o decentrati, collocati dentro uffici nei quali mancavano anche le linee telefoniche. Si sono pronunciate frasi degne di Ministri della Repubblica, con le quali il fondatore del Partito più popolare e federalista d'Italia voleva consigliare a signore patriottiche di utilizzare la bandiera tricolore per pulirsi il fondoschiena. 
Si sono visti parlamentari complici ed ottimamente addestrati, che sono stati coinvolti a 361° nella distruzione del Paese operata dall'ultimo Governo B. E' stato più volte paventato, inoltre, il raggiungimento di un obiettivo sacro con parole stupendamente poetiche: "Ci dobbiamo impegnare e accendere il fuoco del federalismo sull’intero territorio, attraverso grandi manifestazioni popolari, ma anche attraverso manifestazioni in ogni comune della Padania. Fuochi che si devono accendere in tutta la Padania a richiamare il patto fondante della nostra libertà che è il federalismo."
Gli unici fuochi veramente accesi sono stati, ad oggi, quelli di un Paese che sta tutt'ora bruciando vivo...assieme all'immensa quota di capitale umano e sociale che lo compone. 
Nessun miracolo federalista è stato compiuto, nessuna panacea rivoluzionaria è stata trovata. 
A questo "partito" va attribuito il (de)merito di aver portato straordinarie individualità al Parlamento Europeo, quali ad esempio lo stesso Mario Borghezio. 
Sono stati accesi fuochi per salvare gli agricoltori e le quote latte, con fondi che si è detto siano stati sottratti ai malati oncologici. Per informazioni guardare alla pagina seguente: 
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2011/02/26/soldi-per-le-quote-latte-tolti.html
E' bene non dimenticarsi mai di queste stupende gesta, di questa meravigliosa gente. 
Per un Paese normale, avere individualità così in Parlamento potrebbe essere oggetto di profonda e necessaria riflessione. Nel tempo avanzato, a Governo B. terminato, è giunto il momento di ritornare all'opposizione per riconquistare una verginità perduta...dopo aver ovviamente contribuito ad infierire poderose fucilate al Paese Italia. 
Al Partito di Governo si è sostituito un Partito di Lotta, nel quale un leader carismatico ma al tramonto tornava ad indossare bianche canottiere per ritrovare un'indole popolare precipitata e frantumata.
Fra cerchi e poligoni magici, sono ricomparsi come funghi meravigliosi insulti ed offese alle pubbliche Istituzioni ed a coloro che, volente o nolente, provano a raddrizzare la barra di un Paese allo stremo. 
A chi sono attribuibili le colpe per un debito pubblico aumentato di 16 punti percentuali in poco meno di tre anni?
A chi sono attribuibili le mancate lotte a tutela del territorio con una meravigliosa pianificazione energetica che aveva avvallato senza condizione alcuna un repentino ritorno all'energia nucleare? 
A chi sono attribuibili i tantissimi tira e molla nei confronti delle politiche atte a salvaguardare i semi buoni provenienti dall'Italia meridionale? A chi sono attribuibili le colossali buffonate promosse negli anni formidabili passati al Governo di un Paese trasformato nell'ombra di sè stesso?
Ne sono state fatte talmente tante che è impossibile ricordarle con esattezza...Accanto agli atti, ovviamente, non potevano mancare parole di fuoco: offese a zingari, stranieri e quant'altro diestraibile dal cilindro delle varietà. 
Non sono mancati figli di leader politici avviati verso una meravigliosa carriera politica, dopo aver raschiato il tagliando per un'insperata maturità a furor di bocciature pluri-ripetute. Le citazioni sul meraviglioso popolo padano non si sprecano, soprattutto nei manifesti di propaganda politico-elettorale: 
"Quando un popolo come quello padano cammina, piega la Storia."
Si potrebbe anche scrivere, a maggior ragione, che "quando un partito come la Lega si muove, riesce a distruggere un intero Paese." Riesce a farlo anche in pochissimo tempo, a maggior ragione di ciò che è sotto gli occhi di tutti. 
C'è un Partito che odia il Sud e, contemporaneamente, un altro Partito che regala salvifici paracadute ai Cosentino di turno implicati per mafia. C'è un Partito che promuove congressi e partecipazione popolare distruggendo ed isolando, contemporaneamente, quanti cercano di incrinare la distruttiva leadership promossa dal leggendario capitano in canottiera. C'è un Partito che prevede test in dialetto per tutti, quasi come fosse l'esclusiva padronanza linguistica a determinare la validità di un qualsivoglia professionista. 
Padani paragonati agli Indiani d'America, massacrati nello sterminato continente americano giusto qualche secolo fa. 
La morale, comunque, sembra essere una sola: parlare di certi Partiti è un pò come sparare sull'ambulanza, specialmente quando si ricerca una verginità impossibile da riacquistare. 
Esistono Padri fondatori che, in quel glorioso 15 settembre del 1996, proclamarono l'indipendenza della Padania attraverso una splendida dichiarazione di Indipendenza. Accanto alla Lega di lotta e di Governo rimane, immutabile ed immutata, la Lega "d'insulto": rimane lì, imperterrita, a sparare raffiche di offese contro chiunque. 
Offende il tricolore, offende l'inno italiano, offende le Istituzioni ad ogni livello, offende stranieri e zingari, colpendo dove può: sullo sfondo, imperterrito, il leggendario capitano in canottiera
In un momento dove uno fra i pochissimi giovani a star bene è il talentuosissimo figlio fiondato in Consiglio Regionale, forse senza che neppure lui lo sappia, non la smette più di insultare chiunque. Le ultime sentenze sparate vanno contro il Presidente del Consiglio Mario Monti:
"Rischia la vita, il Nord lo farà fuori. Stanno riempiendo il Nord [...] di mafiosi in soggiorno obbligatorio, prima o poi qualcuno si decide a impiccarli sulla pubblica piazza. Hanno mandato a Padova il figlio di un mafioso siciliano; come i miei figli sono leghisti, i figli dei mafiosi... Il Governo Monti [...] è antifederalista, dà retta solo alle banche e all'Europa.
(Fonte: www.ansa.it)
Pur rimanendo nello stato di cose appartenenti ad una persona in evidente bisogno di cure ed aiuti psicologici, è necessario non dimenticarsi che si tratta di un ex-Ministro della Repubblica. 
Dove era questa voce ribelle quando Ruby veniva dichiarata nipote di Mubarak? 
Dove stava questo capitano in canottiera quando il debito pubblico schizzava alle stelle? 
Dove era questo vispo padano quando le piccole-medie imprese del Nord serravano (e serrano ancora, nds) i battenti, l'una dopo l'altra? Dove stava questa voce popolare in questi momenti? 
Il tenore ed il tono delle dichiarazioni fatte, ma poi (guarda caso) puntualmente smentite, è così ridicolo da commentarsi ottimamente da solo. Pur rimanendo lontani dal fare un salvifico bagno nei provvedimenti del Governo Monti, è opportuno riflettere per non dimenticare mai lo straordinario contributo distruttivo apportato dai verdani al sistema-Italia.
Sullo sfondo, invece, rimangono leader ben contenti di amministrare il bene pubblico dalle poltrone romane: 
"Noi marcerem verso Roma ladrona perché chi va a Roma prende la poltrona.
(Fonte: Inno Verdano, Caparezza) 
Tutto ciò, ovviamente, va scritto per non dimenticare. 
La speranza è solo che, nelle prossime politiche, l'Italia sensibile al voto verdano dimostri di aver oltrepassato queste allucinanti buffonate. 

p.s.: quanto scritto non corrisponde a verità ed è frutto di una mente palesemente malata e distorta. 






lunedì 5 marzo 2012

SOUL MAN E BLUES BROTHERS, RICORDANDO JOHN BELUSHI

"I miei personaggi dicono che va bene essere incasinati. La gente non deve necessariamente essere perfetta. Non deve essere intelligentissima. Non deve seguire le regole. Può divertirsi. La maggior parte dei film di oggi fa sentire la gente inadeguata. Io no."
(John Belushi, 'Una dolcissima ape da una tonnellata, 2002)


"Jake: 'Ah! Ti prego, non ucciderci! Ti prego, ti prego, non ucciderci! Lo sai che ti amo, baby! Non ti volevo lasciare! Non è stata colpa mia!'
Ex-fidanzata di Jake: 'Che bugiardo schifoso! Credi di riuscire a cavartela così? Dopo avermi tradito?'
Jake: 'Non ti ho tradito. Dico sul serio. Ero... rimasto senza benzina. Avevo una gomma a terra. Non avevo i soldi per prendere il taxi. La tintoria non mi aveva portato il tight. C'era il funerale di mia madre! Era crollata la casa! C'è stato un terremoto! Una tremenda inondazione! Le cavallette! Non è stata colpa mia! Lo giuro su Dio!' "




venerdì 2 marzo 2012

"GRAZIE NO", LONTANO DAI FALSI MITI...LEGGENDO GIORGIO BOCCA


Arrivati al 2012, guardando al mondo, la cosa migliore che chiunque può dire è "qualcosa non va": dall'economia all'ambiente, dalla società all'informazione, dalla sicurezza alla mobilità...Qualcosa può essere migliorato?
Viene spesso detto, scritto o fatto riferimento alle grandi occasioni che le nuove generazioni hanno davanti: nulla di meglio della possibilità di riscrivere un mondo nuovo, ponendo le basi per una società più equa e sostenibile. 
Se le occasioni non mancano, però, quelli che sembrano mancare sono gli spazi e (soprattutto) i tempi: la (ri)costruzione va di pari passo all'incedere inarrestabile del presunto (ma non troppo, nds) punto dinon ritorno. 
Fino a quando sarà possibile rallentare od invertire la marcia per procedere ad un rinnovamento socio-culturale? 
Fino a quando certi "modelli" saranno considerati invalicabili, inalienabili ed inevitabili?
Se è necessario ed urgente dare avvio ad un mondo nuovo, serve anche rimettere totalmente in discussione le fondamenta su cui è fondata l'intera società? Da quali basi pratiche è necessario (ri)partire per scongiurare il ripresentarsi di certi orrendi "sintomi"? C'è, in fondo a tutto al caotico magma contemporaneo, qualcosa che non è più utile accettare incondizionatamente ed eternamente? 
Servono riflessioni pesanti, nelle quali far convergere le migliori intelligenze, competenze ed esperienze possibili: senza dimenticare le condizioni "al contorno" ed i "precedenti" riscontrati, urge darsi da fare. 
Oggi più che mai, unendo fra loro competenze e campi (anche apparentemente) lontani anni-luce fra loro. 
Non potendo più accettare passivamente (ed inconsapevolmente) certe idee, serve adoperarsi per migliorare. 
Fra le tante voci possibili, giunge importante la voce del compianto giornalista Giorgio Bocca: quelle sopra esposte sono le domande fondamentali attorno a cui si articola il suo ultimo libro-raccolta "Grazie NO - 7 idee che non possiamo più accettare". Attraverso conversazioni e tematiche già approfondite nelle sue produzioni, il cronista denuncia quelli che potrebbero essere gli ostacoli da rimuovere per un domani maggiormente sostenibile ed "alla portata": 
  • la crescita folle: è possibile salvare sistema e società solamente perseguendo il mito dell'economia galoppante? Esistono visioni alternative e lungimiranti con cui governare la sostenibilità sul lungo termine?
  • la produttività, il nuovo Dio: è possibile vedere calpestate vite e diritti dei lavoratori per rendere merito e gloria all'aumento delle possibilità di successo delle curve di domanda-offerta? E' possibile governare tutto all'insegna dell'esclusivo motto "vivere per lavorare"? Esistono visioni alternative alle mode dei tempi recenti?
  • la lingua impura: restituire pregio alla lingua in un tempo come questo equivale a rimuovere significati sviliti di fronte a parole importanti quali libertàamoresostenibilità scelta. Quali argini e confini è necessario ricostruire per migliorare questo status quo?
  • il dominio della finanza: come rimediare ai danni prodotti dalla finanza senza gravare sulle spalle e sul futuro della base della piramide-società? Quali misure è possibile mettere in atto per circoscrivere e limitare i (potenziali ma non troppo) danni che una nuova crisi "del mercato" produrrebbe nell'avvenire di ogni singolo cittadino del mondo? 
  • la corruzione generale: come arginare questo scompenso? Si tratta di un problema economico o prima di tutto culturale? Dove trovare e qualificare le radici di un sistema percepito come malato terminale? Come adoperarsi per porre solide basi di prevenzione e/o minimizzazione del rischio? Dove (ri)trovare le fibre di una società sana e maggioritaria?
  • la fine del giornalismo: come andare oltre l'epoca dei dossier canaglia? Come superare l'epoca del reale asservimento mascherato da finto giornalismo? Come riabilitare un ruolo importante ed essenziale come quello dell'informazione? Quale pregio ed importanza attribuire nuovamente a coloro che da sempre lottano per l'onore (e l'onere) della verità?
  • l'Italia senza speranza: come mai il nostro Paese ha risorse che manifesta e riesce a tirare fuori solamente quando è costretto a farlo? Per quale ragione deve ritrovarsi sul punto del collasso prima di riprendersi? Come addestrarsi ad essere cittadini più responsabili per salvare questo Stato da possibili collassi futuri? Entro quali argini collocare l'italiano medio (e non) per consegnarlo ad un domani migliore di questo oggi? Come tutelare le future generazioni?
Gli argini di riflessione sono, specialmente per tematiche come queste, importanti e pesanti. 
E' necessario addestrarsi, giorno dopo giorno, nel superare sbarramenti e resistenze di qualunque tipo. In mezzo alla necessità di rinnovamento rimangono, discutibili o meno, gli ultimi pensieri dell'italiano Giorgio Bocca. 
Ai posteri le ardue sentenze...sperando in un mondo migliore, ovviamente. 

giovedì 1 marzo 2012

"CHE COSA RESTERA' DI ME", RICORDANDO LUCIO DALLA


Dopo aver sempre cercato di descrivere la "Vita", si è spento troppo improvvisamente Lucio Dalla. 
E' stato uno straordinario artigiano della musica che ha provato a descrivere, come tutti gli Artisti che si rispettino, "Com'è profondo il mare" delle emozioni e delle anime umane. 
Ha provato a regalare agli uomini, fino all'ultimo, tutte "le stelle nel sacco" che un cantante del suo calibro sapeva trovare...ed interpretare. Un giorno, forse, scopriremo di essere stati tutti presi in giro: potremmo rivederlo in un frammento di "Piazza Grande", girando fra un portico e l'altro della nostra straordinaria "Dark Bologna"?
Sarà lì, con una "Canzone" fra le labbra ed uno strumento fra le mani, ad inseguire la sua "sera dei miracoli". 
Potremmo forse ritrovarlo in uno sperduto angolo del centro, trasparente ma non troppo, a chiedere al bencapitato passante, fra mille "Angoli nel cielo", se "puoi sentirmi?"
Potremmo ritrovarlo ancora a "Broadway", a "Milano" o "Washington"? Potrebbe pure essere a "Rimini", sperduto dentro ad un'inevitabile "Malinconia d'ottobre" di fine estate. Potrebbe diventare anche "Come il vento", capace di cullare eternamente tutti gli uomini che, come "le rondini", sapranno usare tutti i suoi capolavori come spinte vitali.
Potrebbe capitare di vederlo brindare a "L'anno che verrà", in una sperduta e lontana "Itaca"?
Potrebbe succedere di rivederlo fra i più grandi, assieme a "Nuvolari" od "Ayrton"? 
Quante domande si potrebbero fare, ma senza più poter dire a lui un categorico "Rispondimi". 
Da quel "4-3-1943" moltissime delle sue canzoni hanno cercato di dire alle anime degli uomini "Apriti Cuore"...a chi non è riuscito ad apprezzarlo si è sempre limitato a dire, con coerenza e riservatezza straordinarie, semplicemente "Prendimi così". Da oggi in poi, forse, potrà capitare di vederlo cantare e fischiettare fra qualche nuvola. 
Se ne è andato, in incognito e troppo velocemente, fra oltre "12000 lune"...Potremmo un giorno riuscire a scorgerlo mettendo davanti ai nostri occhi "due dita sotto il cielo"? Sono convinto che potrebbe anche salutarci, fra un "Ciao" ed un "Amen". Cantando "Se io fossi un angelo", sono più che convinto, qualsiasi periodo ipotetico potrà diventare ora realtà. 
"Che cosa resterà di me"...serve ancora chiederselo? 
Ciao Lucio, che la Terra ti sia lieve.