mercoledì 23 novembre 2011

"A COSA SERVE LA POLITICA?", LEGGENDO LO STRAORDINARIO PIERO ANGELA


Con i dovuti paragoni, moltissimi potrebbero dire a Piero Angela quello che l'ultimo Max Pezzali scrisse, in una sua famosa canzone, alla 'Regina del Celebrità': "[...] chissà se qualcuno ti ha detto mai/ cosa sei stato tu per noi.[...]"
L'opera di straordinaria divulgazione promossa da quest'uomo ha avvolto e contribuito a costruire un interesse verso materie e tematiche che, normalmente, risultano complesse ed orribili se non adeguatamente indirizzate alla comprensione. 
"Hai compreso veramente una cosa solo quando sei in grado di spiegarla a tua nonna."; citando una frase da molti attribuita al grande Einstein è possibile cercare di spiegare ciò che, magari nel suo piccolo, l'opera di Piero Angela ha provato ad essere per molti italiani. 
Le culture scientifiche e tecnologiche sono state difese e perorate, affondando le radici in argomentazioni semplicissime attorno a tematiche enormemente complesse; le (mai troppe, nds) serate spese a guardare Quark prima o SuperQuark poi hanno contribuito a definire argini importanti dentro cui muovere le consapevolezze che dovrebbero, quantomeno teoricamente, muovere l'operato di ogni uomo. 
Sfruttando un mezzo popolare come la televisione, questo grande uomo è riuscito negli anni ad acculturare e promuovere forme di collettiva istruzione, da mandare a tutte le differenti generazioni interessate, senza alcun vincolo di età od appartenenza. Le prime mezz'ore di ogni singolo programma passate a monitorare ed esplorare le esistenze degli animali, le seconde mezz'ore a provare esperimenti affidandosi al metodo sperimentale, giusto per capire quanto fosse facile ed immediato percepire la scienza nelle cose di tutti i giorni. 
In un Paese che vede la cultura scientifica come prepotentemente subordinata a tutte le altre, l'operato di Piero Angela è stato infinite volte straordinario. Nel suo ultimo libro, l'autore e divulgatore prova ad andare oltre all'analisi della semplice barriera scientifica. 
Dal titolo la missione è fin troppo chiara: ragionare sul ruolo occupato dalla politica di oggi, senza ingigantirlo o sminuirlo. Le parole più adatte a riassumere il contenuto racchiuso tra le pagine sono quelle collocate sulla copertina: 
"Un saggio lucido, equilibrato e illuminante per capire qual'è il vero problema dell'Italia. E che cosa si può fare per risolverlo.
Il compito più grande da esaurire l'autore lo risolve con immediatezza nell'introduzione: 
"Oggi c'è un forte risentimento contro la classe politica per i suoi troppi privilegi, per il malcostume diffuso, per i costi, l'arroganza, l'inefficienza, la corruzione ecc. Ma in realtà esiste una questione molto più profonda [...] che riguarda il ruolo stesso della politica nella società. 
Infatti c'è troppa attesa che sia la politica a risolvere i problemi, ad affrontare le sfide del nostro tempo, e che quindi la soluzione sia il prevalere di quel Partito o di quella maggioranza. 
Il fatto è che la politica, pur essendo soltanto uno degli elementi del sistema, è diventata la protagonista assoluta della scena, oscurando quasi tutto il resto. C'è una distorsione [...] che lascia in ombra [...] i veri motori del cambiamento e dello sviluppo. Certo, la politica potrebbe fare molto, ma nel nostro Paese è diventata un sistema a circuito chiuso, dove rimangono imbrigliati anche i suoi uomini migliori. [...] Il nostro Paese è pieno, in tutti i campi, di talenti e di energie represse o non valorizzate, che attendono di essere liberate e di trovare il contesto giusto per potersi esprimere. 
Nell'interesse generale. E' qui che la politica può svolgere il suo vero ruolo. Ma quale politica?[...]"
La domanda in chiusura è proprio quella a cui l'autore, alla sua maniera, cerca di rispondere nell'articolarsi del libro. 
Uno dei mali di questi ultimi anni consiste, forse, nell'aver dato troppa importanza al reale potere della politica? Su questa e moltissime altre domande correlate l'autore prova a fare luce, dipanandosi su più argomenti facenti parte dell'ormai nota anomalia italiana. Le riflessioni spaziando su tematiche molteplici, nel seguito per sommi capi esposte: 
  • La macchina della ricchezza;
  • Naturale e artificiale;
  • Uomini e tecniche;
  • Scienza e cultura;
  • E come Educazione;
  • Ricerca e merito;
  • Io, noi e gli altri;
  • Il debito pubblico;
  • Premi e punizioni;
  • Le diversità italiane;
  • L'acceleratore della televisione;
  • Sostenere una piramide (rovesciata);
  • Difendere l'ecosistema artificiale.
Quali le misure più adatte? Quali le tecniche di prevenzione e salvaguardia dell'infinito capitale umano che questo Paese vede disperdersi, giorno dopo giorno? 
Quale futuro per energia, ambiente e società? Quale sorte spetta alla cultura tecnica, sempre troppo sottovalutata? Quali emergenze hanno la priorità per dimensionare il futuro che attende questa Italia e questo mondo? 
Il problema del debito pubblico è solo una minaccia da affrontare o nasconde un malessere, frutto di decenni di cattiva politica, da rivalutare? Il dibattito, di fronte a domande come queste, è infinito ma non rimandabile. 
Come nel suo stile da decenni, Piero Angela offre spunti, fondati e costruttivi, per utilissime riflessioni. 
Magari discutibili o meno, ma sempre motivate e razionali.

martedì 22 novembre 2011

NEUTRINI, ANCORA PIU' VELOCI DELLA LUCE


A quasi due mesi dalla notizia che potrebbe potenzialmente rivoluzionare la fisica e la contemporanea visione del mondo arriva un'ulteriore notizia a rassicurare sulla buona validità dell'esperimento compiuto sui neutrini ribelli: stando a test riportati da giornali e mass-media, infatti, gli stessi sarebberoeffettivamente risultati ancora una volta più veloci della luce. 
La sfida ad una nuova visione della fisica può, dunque, procedere con moderata ma rinnovata convinzione. 
Il metodo inventato per 'spedire' i neutrini dal Cern di Ginevra al Laboratorio dell'INFN del Gran Sasso è stato, infatti, migliorato e diversificato impacchettando gli stessi in fasci più stretti e separati. 
Così facendo è stato possibile esaminare meglio i risultati che, tali neutrini, hanno fatto registrare proprio nei momenti di 'arrivo'. 'Meglio uno alla volta che tutti assieme', dunque; è stata questa la giusta convinzione dietro al progetto che, a fatti, ha confermato quanto di buono e potenzialmente rivoluzionario era stato registrato non troppo tempo fa.
Minimizzando gli errori derivanti dal trattamento statistico dei dati di viaggio, l'esperimento ha confermato ancora una volta la sua validità. 
Il neutrino ha superato ancora una volta la velocità della luce; si attendono, comunque, altri esiti di conferma o smentita provenienti da laboratori americani e giapponesi. Comunque andrà, qui si sta facendo la storia. 

Fonte: 
"Il neutrino è ancora più veloce della luce", G.Caprara, Corriere.it;
"Superata la velocità della luce: il Cern mette in dubbio Einstein", G.Caprara, Corriere.it.


domenica 20 novembre 2011

UTILITA' DELLA POLITICA, CITANDO PIERO ANGELA


"Oggi c'è un forte risentimento contro la classe politica per i suoi troppi privilegi, per il malcostume diffuso, per i costi, l'arroganza, l'inefficienza, la corruzione ecc. Ma in realtà esiste una questione molto più profonda [...] che riguarda il ruolo stesso della politica nella società. 
Infatti c'è troppa attesa che sia la politica a risolvere i problemi, ad affrontare le sfide del nostro tempo, e che quindi la soluzione sia il prevalere di quel Partito o di quella maggioranza. 
Il fatto è che la politica, pur essendo soltanto uno degli elementi del sistema, è diventata la protagonista assoluta della scena, oscurando quasi tutto il resto. C'è una distorsione visiva, alla quale contribuiscono in buona parte la cultura e l'informazione, che lascia in ombra [...] i veri motori del cambiamento e dello sviluppo. 
Certo, la politica potrebbe fare molto, ma nel nostro Paese è diventata un sistema a circuito chiuso, dove rimangono imbrigliati anche i suoi uomini migliori. [...] Il nostro Paese è pieno, in tutti i campi, di talenti e di energie represse o non valorizzate, che attendono di essere liberate e di trovare il contesto giusto per potersi esprimere. 
Nell'interesse generale. 
E' qui che la politica può svolgere il suo vero ruolo. 
Ma quale politica?[...]"

Fonte: "A cosa serve la politica?", Piero Angela, Mondadori Editore


venerdì 18 novembre 2011

TRA TECNICA E POLITICA: QUESTIONE (NON) RISOLTA


L'insediamento del Nuovo Governo è stato benedetto o maledetto da larghissima parte dell'Italia; oltrepassando il confine degli ultimi anni, ciò che è certo più di altre infinite questioni è l'autorevolezza ed il passato delle persone individuate come Ministri. Lo sottolinea, in termini inequivocabili, lo stesso Michele Serra nella sua Amaca
"[...]Il grigio-banca del governo Monti sembra un antidoto alla pacchianeria sgargiante che ci ha sommersi, incanagliti, instupiditi per tanti di quegli anni che quando vediamo passare in televisione, tra gli stucchi di Palazzo, una faccia normale, una persona noiosa, sbarriamo gli occhi per l'incredulità. Per ogni Ministro nominato fate così: cercate di ricordarvi chi era il suo predecessore. Vedrete che in nove casi su dieci il passo in avanti è stato grandioso. 
A prescindere."
Altrettanto a prescindere, nei fatti, il periodo che si è aperto sarà contraddistinto da una serie di epocali cambi di marcia e di regolazione delle sfere politiche ed economiche: quelle che sono state le parole del nuovo Premier dovranno diventare, sotto l'occhio del ciclone, inevitabili ed epocali fatti. 
I criteri di equità dovranno diventare promossi e non semplicemente promessi, così come sarà opportuno cercare di salvare la situazione (o il semplice salvabile?, nds) non raschiando dal barile già stremato dei soliti noti
I numeri larghissimi della nuova maggioranza preannunciano quella che, a fatti, sembra essere una nuova fase nella quale gli schieramenti politici vogliano, alternativamente, ricostruirsi una coerenza orifarsi la verginità.
Vedere leghisti all'opposizione inneggiare allo sfascio di un Governo non eletto è una cosa ridicola sotto tutti gli aspetti, in virtù del fatto che tutti gli attuali Parlamentari risultano non eletti o nominati, che scriver si voglia. 
Allo stesso modo, di pari passo, gli schieramenti che hanno manifestato istanze di alternativa dovranno sapere come intercettare quella che, per loro, potrebbe presto rivelarsi una prepotente spada di Damocle: la miccia del consenso elettorale potrebbe, a fronte di un successo di questo schieramentoallargato, costituire una prepotente minaccia. 
Vadano bene la responsabilità nazionale e l'amor di Patria per mettere al sicuro questa Italia, ma non dimentichiamo quella che sembra essere una verità di fondo: siamo costretti a questa situazione perchè, negli anni precedenti, non è stato fatto abbastanza
La responsabilità nazionale passa, nei fatti storici, per una diffusa irresponsabilitàprecedente percepita e storicamente radicata; sotto queste premesse, può un Governo tecnico a scadenza rettificare una situazione già devastata come la nostra? Difendere l'Italia equivale, come sottolineato dallo stesso Monti, a salvare gli italiani, l'Europa e l'Euro. 
Nei termini, comunque, quali saranno i campi su cui questa squadra dovrà intervenire? 
Riducendo ai minimi termini il discorso, il campo d'azione è circoscrivibile ai seguenti argomenti:
EuropaDebitoPrevidenzaEvasioneFiscoLavoro-welfare Crescita
La missione parte dal presupposto, diviso e condiviso, secondo il quale l'Italia versa in condizioni troppo grandi per poter essere salvata da Fondi appositi senza qualsivoglia riforma strutturale finalizzata a costruire miglioramenti perenni. 
L'eliminazione dei privilegi, il riordino degli Enti inutili e l'inquadramento dei reali sprechi sono misure che è impossibile prorogare. Su questo, un Governo tecnico, sorretto da una seria Maggioranza Parlamentare, ha qualche carta in più per procedere: la tecnocrazia instaurata, se positivamente intesa, può avere qualche possibilità in più di mettere in sicurezza il Paese? 
La definizione di tecnocrate chiarisce, senza possibilità di seconde interpretazioni, quella che deve essere la missione di chi è svincolato dalla moderna forma di politica: 
"Tecnòcrate: [...] uomo politico o alto funzionario la cui autorità si fonda prevalentemente sulla competenza tecnica."
Su questo passo, quindi, un governo di tecnocrati dovrà avere un'autorità fondata 'prevalentemente sulla competenza tecnica.' Su questo fronte, con questa oscena situazione, una tecnica votata all'amor di patria è sicuramente meglio della totale assenza di politica percepita in questi ultimi anni. 
Indipendentemente da qualsiasi ragionamento promosso da ignoranti, comunque, l'Italia attuale consegna un quadro politico fortemente privato della credibilità necessaria per rinnovare il sistema. 
Il rapporto tra politica e tecnica intreccia, in questi momenti, un nuovo e forse inscindibile legame: chi ètecnico può fare politica? L'accezione contemporanea di politica può presupporre, nei fatti, una parziale commistione con chi conosce fino in fondo normative e regole con l'occhio di chi è competente
Esiste una definizione di politica che non esclude questa fusione
"Polìtica: [...] indirizzo dato dal Governo a tutte le forme di attività statuale esercitate entro i confini dello Stato; [...]Atteggiamento, condotta mantenuta in vista del raggiungimento di determinati fini [...]"
E' forse lecito dire che, a prescindere dalla tecnica padroneggiata, chi esercita le proprie conoscenze in qualunque campo promuove sempre una forma di politica
Giunti a questo punto, pertanto, la politica ha dovuto accostarsi ad un indirizzo preciso per provare a riabilitare, con cognizione di causa, l'equilibrio degli italiani prima che dello Stato. 
C'è chi ha scritto, inoltre, che tale Governo sarebbe frutto di un'imposizione bancaria, di un'impostazione (de)generata da ben conosciuti poteri forti. Su questo fronte, comunque, è oggettivo scrivere che certi indizi possono motivare con sufficiente ragionevolezza certe congetture: un Governo affondato a colpi di spread tassi di interesse è l'indizio più grande che, forse, chi predica certe tesi non sia così lontano dal pianeta Terra. 
Tuttavia, è altrettanto opportuno promuovere una qualche forma di speranza per un'Italia che, ad oggi, non vede più un raggio di sole neppure con il lanternino. 
Il varco di giudizio sarà costituito e costruito sulle prime misure realmente prese, affinchè l'equità di fondo diventi promossa e non semplicemente promessa
Di tradimenti ne abbiamo già sopportati troppi: la politica e la tecnica assieme, forse, potranno contribuire a riabilitare il futuro di questa Italia. Le speranze, tuttavia, rimangono comunque ancora basse. 
Sullo sfondo, come sempre, pensieri di un ignorante italiano in cerca di risposte e novità.

giovedì 17 novembre 2011

ITALIA E SICUREZZA SUL LAVORO: MULTE IN CHIAVE EUROPA


Se il dramma delle morti sul lavoro ha portato ad un conteggio inferiore alle 1000 morti per anno, rimane comunque la domanda afferente al se sia possibile o meno migliorare l'entità di queste morti che chiamano bianche.
L'Italia e le autorità competenti hanno fatto e faranno il possibile per limitare quei fenomeni troppo poco segnalati ma sempre presenti nel panorama italiano? 
Ai conti ufficiali sfuggono purtroppo le cifre del lavoro nero o sommerso, che scriver si voglia.
Nel periodo di tremenda crisi che sta mordendo sistema Italia e multiverso Europa giungono, purtroppo, anche altre misure di allerta molto poco considerate e divulgate dall'informazione. 
Il nostro Paese è stato, infatti, messo in mora dall'Unione Europea per non aver rispettato le disposizioni in materia di sicurezza sul lavoro; a Roma rimangono poche settimane per fare fronte agiustificazioni
Al termine di questo periodo scatteranno, quasi certamente, le infrazioni stabilite dalle legislazioni vigenti.
L'Italia è accusata, in parole povere, di non fare abbastanza per arginare il fenomeno delle già citate morti bianche
Il caso è pervenuto alle autorità europee grazie alla segnalazione, presso la Commissione Europea, fatta da un operaio metalmeccanico impiegato in un'azienda produttrice di frantoi per il settore enologico nel fiorentino.
Sotto la lente della Direzione Generale per l'Occupazione ed i Servizi Sociali sono finiti sei punti del Testo Unico sulla Sicurezza sul lavoro, a partire dal punto concernente la 'deresponsabilizzazione del datore in caso di delega e subdelega', già sotto esame nell'ormai ex-Governo B. La procedura di infrazione, grazie all'accoglimento derivante dalla lettera scritta dall'operaio infortunato, è stata messa in opera nel periodo aprile 2010-maggio 2011.
Al 30 settembre 2011, puntuale come tante altre scadenze che stanno piovendo in questo periodo, è giunta al Governo italiano la lettera di messa in mora per presunta violazione della Direttiva UE 89/391, sulla sicurezza e salute nei luoghi di lavoro. Rimangono pochi giorni per evitare, di fatto, un'infrazione che potrebbe condurre ad altre multe pesantissime. 
Nel mentre, anche nel 2011 si continua a morire. 
Secondo l’Osservatorio indipendente di Bologna, infatti, dall’inizio del 2011 i morti per infortuni sui luoghi di lavoro sono stati ben 542. Una cifra che può superare i 900 morti (minimo) se si aggiungono i lavoratori deceduti in itinere, ovvero lungo il tragitto casa-lavoro e lavoro-casa.
Rimane ancora tanto da fare, per tutelare questa inestimabile forma di capitale umano che a gran giornate, ogni anno, se ne va senza una ragione. Le statistiche implacabili, aggiunte all'ascolto insperato di un semplice operaio infortunato, hanno prodotto una messa in mora che potrebbe presto produrre altri (brutti) risultati. 



Fonte:
"Morti bianche, l'Italia rischia la procedura di infrazione europea", A.Pisanò, Il Fatto Quotidiano

martedì 15 novembre 2011

TRA ERRORI ED INGEGNERIA: PARADIGMI DI PROGETTAZIONE


"[...]Per quanto possa essere facile riconoscere gli errori a posteriori, il compito degli ingegneri è quello di anticiparli ed evitarli in fase di progettazione. [...] Zetlin, la cui prestigiosa carriera di ingegnere strutturale annovera numerosi progetti di grande rilievo, sostiene che: 
'Gli ingegneri dovrebbero essere leggermente paranoici durante la fase di progettazione. Dovrebbero considerare che l'impossibile può verificarsi. Non dovrebbero avere un atteggiamento troppo compiaciuto e sicuro, confidando che sia sufficiente attenersi ai requisiti previsti dai manuali di progettazione per garantire la sicurezza e la solidità di una struttura.'
Zetlin afferma inoltre che per migliorare la qualità dei progetti e l'affidabilità delle strutture è necessaria un'ingegneria 'preventiva e curativa.' 
Per spiegare meglio tale concetto egli illustra la propria tecnica di progettazione e revisione:
'Cerco di immaginare un disastro in tutto ciò che osservo. La mia paura è costante. L'immaginazione e la paura sono fra gli strumenti più preziosi di cui un ingegnere dispone per scongiurare una tragedia.' 
Non vogliamo certo affermare che gli ingegneri di oggi debbano sentirsi inibiti dal processo di progettazione, ma Zetlin si limita a ripetere quanto era stato già affermato da grandi ingegneri come R.Stephenson e H.Hoover, i quali non riuscivano ad addormentarsi perchè il pensiero dei propri problemi di progettazione non li abbandonava mai. 
Invece di diventare la maledizione degli ingegneri, tale forma di apprensione dovrebbe divenire il vanto di questa professione. [...] Il detto di Santayana, secondo il quale coloro che non ricordano il passato sono condannati a ripeterlo, dovrebbe sempre essere tenuto ben a mente dagli ingegneri.[...] Ne consegue che sarebbe auspicabile, se non addirittura necessario, che tutti gli ingegneri che si occupano di progettazione avessero la maggior dimestichezza possibile con gli errori commessi nel passato[...]"

(Fonte: Gli errori degli ingegneri, H.Petroski, Pendragon Editore)

domenica 13 novembre 2011

13 NOVEMBRE 2011: (RI)COSTRUIRE OLTRE B.


A fantoccio decaduto, è più che mai necessario provare a guardare oltre. 
Con la giornata di ieri, a capitolo terminato, si è chiusa una parentesi durata quasi un ventennio. 
Si è concluso, forse definitivamente, un arco di tempo fatto di ogni possibile incubo per lo Stato italiano: nessun miracolo è avvenuto, in un tempo nel quale il grido di 'Forza Italia' è stato urlato solo guidando in retromarcia. 
I mesi che attendono questo Paese non saranno per niente facili, nè si può urlare a piena voce di essere ormai fuori dalla tempesta. L'impedimento maggiore è stato rimosso o, per meglio scrivere, fatto rimuovere
Il merito più grande della fuga spetta a fattori che, un domani, potrebbero costituire pericolosi precedenti per gli equilibri e le indipendenze della politica: il commissariamento statale e la dipartita di B. sono stati affidati ad enti economici e terribilmente aleatori, quali mercati finanziari ed economie mondiali. 
Ad ora, oggettivamente, le congetture di esecuzione sono state favorevolmente accolte dalle coincidenze storico-politiche contingenti. 
Lo straordinariamente negativo deficit di credibilità cumulato da questo Governo aveva raggiunto livelli di allarmante pericolosità, finendo con l'esercitare sfinenti contraccolpi anche sull'affidabilità dell'estinzione dell'immensa mole di debito pubblico agli infiniti creditori che se lo contendono. 
La pericolosità, da adesso in poi, potrebbe essere quella di (ri)vedere una politica definitivamente subordinata alle decisioni imposte dalle alte economie.
Cosa fare se uno Stato non funziona adeguatamente? Far rimuovere la sua massima classe dirigente premendo su livelli di spread deficit non potrà costituire, per sempre, una soluzione definitiva ad ogni possibile problema. 
Il signor B. ha avuto vent'anni a disposizione per cercare, in un qualche modo, la costruzione di una qualche forma di miracolo: la sua più completa inettitudine e lo sfregio assoluto delle Istituzioni hanno giustificato positivamente questo allontanamento. Guardando oltre, nonostante tutto, è necessario sperare anche in un risveglio collettivo che sappia smuovere civismo e responsabilità partendo dalle basi. 
Le urla e le grida riesumate ieri nelle piazze dovranno, negli anni a venire, trasformarsi in un costante e più silenzioso presidio dei valori essenziali con cui mantenere vive dignità e sensibilità di uno Stato glorioso come quello italiano: non si dimentichi mai che, purtroppo, è stata la maggioranza (assoluta o relativa è indifferente, nds) degli italiani a permettere che la macchietta B. continuasse ad esercitare perentoriamente il suo (stra)potere politico. 
Termina un periodo nel quale, di fatto, l'inettitudine di una certa politica è stata resa manifesta ed innocua dall'avvento di quelli che qualcuno chiama poteri forti
Termina un periodo da cui, ad ora, è ancora impossibile trarre precise e definite conclusioni. 
Al Governo (tecnico) che verrà buona parte dell'Italia chiede equità e riforme finalizzate a stabilizzare o frenare questa terribile notte nella quale siamo precipitati. 
Si guardi agli squilibri sociali, con un occhio di riguardo per gli Enti Locali che fino ad oggi hanno risposto alle carenze provenienti dai vertici della base statale. 
Si pensi ad una politica energetica lungimirante, capace di sfruttare appieno quelle straordinarie ed uniche caratteristiche che solo questa penisola possiede in maniera così concentrata. Si ripensino reali riforme di fattori essenziali quali scuola ed università, accostandole in più fasi a quel mondo del lavoro che ha tanto bisogno di nuovo capitale umano da plasmare. Si pensi ad una società meno dipendente dalle decisioni della finanza, dotata di una base meno vincolata a subire le decisioni imposte da squilibri istantanei ed indici negativi di borsa. 
Siano pesate esperienze e competenze, a svantaggio di posti di rilievo da ereditare per vincoli di coalizione o di Partito. 
Siano ripensati ed ottimizzati i legami che intercorrono nella tutela del capitale umano, in una società che ha finito con il far diventare l'insicurezza generalizzata il suo primo valore di riferimento.
Si costruisca una società nuova e rinnovata, nella quale sia possibile predisporre un piano di opere precise che possano limitare i danni potenziali attinenti al dissesto idrogeologico che minaccia l'82% dei centri abitati di questo Paese.
Si facciano governi con programmi precisi, senza far rimanere nel dimenticatoio per anni riforme e misure 'essenziali ma critiche'. La politica deve, a pieno diritto, tornare ad affermare a piena voce quanto sostenuto da Vittorio Foa non troppo tempo fa: 
"Si deve pensare oltre che a sè stessi anche agli altri e oltre che al presente anche al futuro."
Negli anni a venire, forse, riusciremo a guardare a questi anni tremendi con un sorriso sulle labbra. 
Potremmo sorridere guardando manifesti elettorali in cui un pensionato senza capelli chiedeva consensi tramite slogan e prospettive mai realizzate. 
Si conclude un periodo che, nel bene e nel male, è diventato fondamentale.
Al termine di questo l'intera società intera dovrà riuscire a purificarsi completamente, privilegiando onestà a sete di consenso. Il commissariamento di economia e finanza su politica e società non dovrà diventare, però, soluzione unica per risolvere mali endemici. 
Sullo sfondo, altrettanti quarti Stati di Volpedo rimarranno vividi a marciare e chiedere portavoce consapevoli ed onesti.

venerdì 11 novembre 2011

"IL CODICE DELLE INVENZIONI": COSTRUIRE UN MONDO MIGLIORE, CON CURIOSITA' E MERAVIGLIA


Cosa significa inventare? Da cosa parte quella spinta a realizzare un qualcosa che possa, nel bene o nel male, cambiare le sorti dell'umanità intera? 
Il mestiere dell'invenzione è un mistero, di straordinaria importanza. Innovando si può costruire un domani migliore, per tutti o per pochi scelti. Cosa significa, esattamente, costruire o realizzare qualcosa di nuovo? 
Ideando e progettando si contribuisce, su piccola o larga scala, a dimensionare una qualche forma di futuro che sappia essere utile a tutti: 
"Il modo migliore per predire il futuro è inventarlo."  (A.Kay, informatico)
Inizia con questa citazione il libro "Il codice delle invenzioni", scritto da Massimo Temporelli ed edito da Hoepli. 
Grazie alla scienza ed all'investimento sulla realizzazione della creatività, nei fatti, l'essere umano può essere maggiormente padrone del proprio futuro. 
Se è difficile classificare e qualificare il progresso realizzato su scala umana da fattori quali scienza e tecnologia, non è comunque impossibile provarci. E' questo il tentativo promosso, ottimamente, dal libro in questione. 
L'argomento del fare scienza è un percorso complicatissimo, che ha visto intrecci radicati con storia ed umanità. 
Le fasi storiche che hanno prodotto invenzioni ed inventori sono state precise e molto articolabili, in periodi imperniati su vincoli economici e logiche di potere: 
  • 1760-1860: progettisti di Stato;
  • 1860-1930: inventori imprenditori;
  • 1930-a tutt'oggi: tecnologi di R&S
Quasi fosse un curriculum d'esperienza in costante miglioramento, la scienza ha nei confronti dell'umanità ancora infiniti traguardi da raggiungere. All'inizio della storia, essere inventori o promotori di invenzioni erano qualità comuni a moltissimi: 
"[...]Gli inventori, gli scopritori, gli industriali, gli imprenditori- non è facile distinguerli gli uni dagli altri in un periodo di così rapido mutamento-provenivano da ogni classe sociale e da tutte le parti del Paese.[...]" 
(T.S.Ashton, storico)
L'esponenziale miglioramento raggiunto dall'umana scienza è qualificata, in termini temporali, da una massima storica del filosofo Tommaso Campanella: 
"[...]Vi è più historia in cent'anni che non ebbe il mondo in quattromila; e più libri si fecero in questi cento che in cinquemila; e le invenzioni stupende della calamita e stampe ed archibugi sono gran segno dell'unione del mondo.[...]"
Esistono invenzioni che, nel loro piccolo, sono capaci di fornire concrete manifestazioni della straordinaria ed affascinante potenzialità racchiusa in ogni essere umano. 
Il come inventare è una procedura impossibile da spiegare, frutto di una familiarità con la tecnica acquisibile solo in determinati campi di specializzazione. Diversamente da tempi lontani, infatti, sarà sempre meno possibile poter porre le basi per invenzioni che sappiano spaziare su lontanissimi campi dello scibile umano. 
Inventare si basa sul saper concretizzare una qualche pulsione nuova elaborata dal pensiero umano; inventare è fare scoperte maledettamente fortunate e casuali. 
Inventare è saper costruire un qualcosa da concedere a pubblico beneficio del mondo intero, prescindendo dalla dimensione storica nella quale è possibile immergersi. 
Inventare è demolire barriere apparentemente insormontabili, cercando di oltrepassare limiti solo apparentemente imposti. L'invenzione è articolabile, sulla base dei fatti esposti nel libro, nelle tappe principali che seguono: 
  • Scoprire l'invenzione;
  • Dal contesto all'idea; 
  • Dal disegno al prototipo;
  • Il brevetto e il mito della paternità;
  • Ingegnerizzazione e commercializzazione.
Su queste fasi, pertanto, la modernità prova a (ri)costruire qualcosa di utile per l'umanità. 
Scegliendo di riportare esempi di Invenzioni, il libro finisce inevitabilmente con il fare nomi precisi di grandissimi Inventori. 
Uomini che hanno avuto spesso intelligenze totalmente ricettive, non riconducibili spesso ad un solo campo della conoscenza umana: 
  • Telegrafo, con richiami a Samuel Morse;
  • Radio, diversificando tra Maxwell e Hertz; 
  • Televisione, tra meccanica ed elettronica;
  • Personal Computer, tra Von Neumann e Steve Jobs. 
Sono solo alcuni dei fondamentali passi che l'umanità è riuscita a compiere, grazie ad un organo magico quanto difficile chiamato cervello
Se le invenzioni hanno un codice, è anche attraverso quello che è possibile concepire quello straordinario percorso straordinario percorso che chiamiamo umanità. Proponendo spunti per riflessione e ricostruzione, pertanto, questo testo riesce a costruire argini importanti. Dopotutto, per inventare servono coraggio e creatività. 
All'umanità non manca nessuna di queste fondamentali caratteristiche. 

mercoledì 9 novembre 2011

V(U)OTI DI FIDUCIA TRA ECONOMIE IMPAZZITE: RISCRIVERE UN SISTEMA


I tassi di interesse sui Btp hanno superato quella che, da molti statisti ed analisti, è stata da sempre classificata soglia di rischio: ad ora sono prossimi a raggiungere il 7.4%. Il cosiddetto spread ha sforato quota 560, oltrepassando quel limite di allerta che ha prodotto quello che, nei fatti, è un vero e proprio commissariamento da parte degli organi tecnici di vigilanza e tutela monetaria. 
Le dimissioni (non ancora certe, nds) del triste B. rischiano di produrre qualcosa che, a fatti, rischia di concretizzare il titolo di un recente libro scritto da Oliviero Beha: 'Dopo di lui, il diluvio.'
Con la fine di questo uomo, si apre una fase di turbolenza politica ed, ovviamente, partitica senza precedente alcuno. 
Rimasto incollato alla poltrona fino all'ultimo momento, forte di una legittimazione popolare indiscutibile datata 2008, ha aggravato quella che per l'Italia era già da tempo una crisi conclamata. 
Negando progressivamente e ripetutamente crisi economiche devastanti, il Governo del Fare ha coperto falle di ogni tipo con manovre economiche raffazzonate che, per indiretta conferma dei vertici europei, rischiano di essere le prime di una infinita sequela. Cosa accadrà a questo punto? Come reggerà alla tempesta in arrivo una terra di frontiera già stremata come l'Italia? Cosa succederà alla soglia di quel fatidico 7% ormai ampliamente alle spalle? 
Lo chiarisce, in poche righe, un frammento di articolo de L'Unità di oggi:
"[...]Che cosa succede dopo il 7%? Semplicemente che la anzione interessata non viene ritenuta più in grado di camminare con le proprie gambe, come già accaduto a Grecia, Portogallo e Irlanda, ed è quindi 'obbligata' ad accettare gli aiuti ed il rigido controllo delle autorità internazionali. 
Del resto, oltrepassato il limite, il rischio immediato non è quello del colossale esborso per onorare gli interessi sul debito, [...] ma la fuga dall'acquisto di titoli, ritenuti troppo pericolosi. [...]"
(Fonte: 'Spread a quota 500', M.Ventimiglia, L'Unità, 9-11-2011)
Il rischio più grande, quindi, è che l'affidabilità e la credibilità del sistema Italia vengano dal mondo declassate definitivamente a spazzatura
Le misure aggiuntive richieste dall'Europa non potranno più essere esaudite raschiando un barile già stremato, stando agli sforzi già (negativamente) straordinari compiuti con le ultime manovre. Quel miracolo italiano promesso dal Signor B. nel lontano '94 è, ad oggi, un più che totale fallimento. Così facendo, ora, si rischia di veder affogare la nave Italia assieme al suo pensionato ed anziano timoniere. 
Poco importa se, di fronte ai tanti segnali progressivamente lanciati, un uomo solo abbia in questi anni contribuito a ridicolizzare di fronte al mondo uno Stato intero. Il fatto che stia finendo un'epoca (forse) non coincide con il fatto che stiano giungendo a completa risoluzione problemi a cui sarà complicatissimo porre rimedio. 
Il signor B. non era, nè sarà forse mai, l'esclusiva causa di tutti i mali di questa Italia; alla sua figura per certi tratti indegna saranno associate, tra qualche anno, analisi storiche migliori di qualsiasi intepretazione possibile allo stato attuale. Il magma di questo momento storico rimane, nei fatti, un qualcosa di realmente indescrivibile. 
In chiave futura sarà essenziale lavorare sulla questione più spinosa e maggiormente deficitaria emersa in questi ultimi tempi: economia e finanza non devono poter determinare e sconvolgere completamente le sorti della politica, ed indirettamente dell'avvenire prossimo e venturo di un qualunque Stato. 
La finanza non può bruciare liberamente i contenuti di manovre economiche salva-conti, promosse a spese del tessuto sociale di uno Stato già debole come quello italiano. Sarebbe come dire che, forse, i sacrifici (ulteriori) esercitati sulle fasce deboli siano stati resi nulli da mercati e speculatori senza cura alcuna.
I 200ed oltre miliardi di Euro raschiati complessivamente fino ad oggi diventeranno, a quanto sembra, carta straccia
La stabilità dell'Italia si conferma affidata a quei fondamentali buoni che ci allontanano dal rischio Grecia: fino a quando rimarrà radicata e salda questa (eccessiva o motivata?) consapevolezza? 
Superato questo momento, forse, potremmo un giorno chiederci come abbia fatto un uomo come B. a guidare un Paese tanto nobile per così tanto tempo? La rete di consenso-assenso da lui creata e perpetuata ha scaricato su molteplici fronti un sistema di discutibile affidabilità: politica, informazione, società, sport, attacchi alla giustizia ed infinite altre branche dell'umana realtà hanno permesso a B. di arrivare fino a questo punto. 
Ora, però, è necessario andare oltre.
Il passato sarà doloroso, lascia una macchina Italia con motore fuso e ruote sgonfie. 
Le nuove generazioni vengono insignite di una missione che, condizioni al contorno incluse, si rivela poco più che proibitiva: ricostruire un Paese partendo dallo zero (quasi assoluto). 
Quello che in fisica e termodinamica si configura come il punto più basso possibile sembra, per questo Paese, ormai prossimo all'arrivare. Avere la sola Haiti dietro nelle classifiche di crescita e competitività economica è un dato che, oggettivamente, non conforta. 
Su questo fronte, per quando deciderà di togliersi di mezzo, il triste B. avrà buona parte di colpa. 
Altra parte di colpa sarà destinata (destinabile?) ad una politica che ha preferito preferire il consenso alla lungimiranza, con carichi pesati distribuiti da ogni parte. 
La condizione imprescindibile per riscrivere una funzione matematica è, nei fatti, far variare quelle che sono chiamate condizioni al contorno. Abbiamo scoperto, con tragici riscontri sul piano sociale, che il modello Italia fino ad oggi ritenuto valido ha prodotto risultati potenzialmente capaci di uccidere il futuro. 
L'applicazione di un galileiano metodo sperimentale al fare politica, pertanto, impone di rinnovare completamente le modalità di ricostruzione della società. Su questo senso, pertanto, recuperare valori come credibilità ed affidabilità sembra la missione più urgente da ottemperare. 
Il futuro non può più aspettare, nè potranno attendere di nascere quell'Italia e quelle nazioni che dovranno progettare qualcosa di migliore per chi verrà ad ereditare il mondo. 
Attualmente, il commissariamento è nei fatti già presente. 
L'Italia è sotto controllo, sia nei conti che nell'affidabilità. 
Su questo sfondo, il pensionato B. rappresenta nient'altro che un antiquato castello di sabbia asciutta sotto un vento impetuoso. Guardare oltre, rinnovando ovviamente anche buona parte degli altri attori. 
'Dopo di lui, il diluvio', appunto. Scrivere che servono almeno ombrelli per le nuove generazioni sembra, purtroppo, cosa minima e quasi retorica.

Immagine presa da: http://enricosabatino.blogspot.com


martedì 8 novembre 2011

DECENNIO DI TERREMOTI, UN BILANCIO PESANTE


Fra terremoto e terremoto, il bilancio di questo ultimo decennio è risultato pesantissimo. 
Stando ad uno studio pubblicato su Lancet e citato in Italia da Repubblica, nell'ultimo decennio 2001-2011 i terremoti hanno provocato in tutto il mondo oltre 780mila morti. 
Solo loro sono responsabili del 60% circa dei decessi avvenuti per catastrofi ambientali, a fronte di quasi due miliardi di persone che hanno avuto la vita turbata dall'impatto diretto con manifestazioni sismiche di ogni genere. 
Il rischio futuro converge ed amplifica la propria portata a fronte del fatto che, all'oggi, larga parte delle aree più densamente popolate sorgono su megalopoli collocate in zone sismiche od altamente sismiche. 
L'anno più terribile dell'ultimo decennio è stato, anche sotto questo punto di vista, il 2010: su tutti il solo terremoto di Haiti, che ha provocato oltre 316mila morti lasciando dietro di sè una devastazione senza pari. 
A regime di mortalità seguono, dopo quest'ultimo, il sisma che produsse lo tsunami nell'Oceano Indiano del 2004 (227mila morti), seguito dal terremoto che ha colpito la provincia cinese del Sichuan nel 2008 (87mila500 vittime).
Rimane, affidandosi ai numeri, un decennio di stragi naturali che ha visto anche pesantissime conseguenze post-sisma colpire le vite dei sopravvissuti: attacchi cardiaci e problemi psicologici sono tristemente all'ordine del giorno per chi ha la fortuna di uscire indenne da un evento così devastante. 
Prevenzione e preparazione da implementare nelle procedure di rimedio ai sismi si confermano, forse, due delle migliori strategie per arginare questa silenziosa ma devastante girandola di morte. 
Ovviamente imprevedibile (?), si intenda.




Fonte: "Terremoti, decennio nero dal 2001", LaRepubblica

domenica 6 novembre 2011

'METEREOLOGICAMENTE' MORTI: ESISTONO COLPE PRECISE?


I problemi metereologici stanno incrementando progressivamente la propria gravità, di pari passo ad una domanda importante ma di troppo difficile risoluzione: laddove il meteo provoca morti, con quanta e quale frequenza interferiscono le colpe umane? 
L'architetto Vezio De Lucia riporta a ruolo, in un'intervista su L'Unità di oggi, un'amara ma purtroppo vera consapevolezza: 
"[...]la sempre maggiore frequenza con cui si verificano eventi climatici estremi fa perdere quel carattere di eccezionalità per assumere quello di ordinarietà. Il mondo scientifico ci ha messo in allarme da tempo e per questo non ce la possiamo prendere con la natura, perchè sappiamo che si tratta di scenari con cui ci dovremo misurare sempre più frequentemente.[...]"
Ciò che è stato straordinario fino ad oggi, dunque, dovrà forse trasformarsi in abitudine.
Risolvere un problema serio come questo presuppone una lungimiranza che, all'attuale stato dei fatti, è forse venuta progressivamente meno. Ne è convinto lo stesso architetto ed urbanista, seguendo l'intervista in oggetto: 
"[...]La messa in sicurezza del Paese ha potenzialità di densità occupazionale molto forti. Si tratta di operazioni anche minute, ci vorrebbe un piano del lavoro, [...] solo che oggi dovrebbe essere rivolto a ceti preparati per il recupero agricolo, per i centri storici, per l'assetto idrogeologico. Quanti partiti hanno considerato questo problema di difesa del territorio, che è anche un problema di difesa della vita umana, una priorità nazionale assoluta?[...]"
Servirebbero lungimiranza ed attenzione, mettendo in conto la rinuncia a certe grandi opere per lasciare priorità a moltissimi micro-interventi da attuare a fini di tutela e prevenzione?
"[...]Le spese si pianificano, non è una questione che si risolve dall'oggi al domani, ma un tema che riguarda intere generazioni future. C'è la priorità politica che [...] dovrebbe essere allargata al paesaggio. [...] Sicurezza, integrità fisica, difesa del suolo e delle acque: si devono intrecciare crisi economica e crisi ambientale in un grande tema nazionale.[...]"
Le responsabilità potrebbero essere molteplici, derivanti da altrettanti anni di cattive priorità politico-tecniche a cui oggi, forse, è minimamente possibile porre rimedio. Quali colpe muovono la morte nel maltempo? 
Incidenti e catastrofi come queste dovrebbero, in linea di massima, suggerire precise linee di azione alle massime classi dirigenti. Il condizionale è d'obbligo, seguendo la minima precauzione di questi tempi. 

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Fonte: "Un piano del lavoro contro crisi economica e disastri ambientali", J.Bufalini, L'Unità, 6-11-2011

venerdì 4 novembre 2011

MORTI A CAUSA DEL MALTEMPO: MANCATO INTERVENTO A DIFESA DELLA VITA

In quel di Genova si stanno consumando le ennesime testimonianze del male che attanaglia l'Italia intera nelle stagioni ritenute 'metereologicamente' non favorevoli; la giornata di oggi consegna alle cronache l'ennesimo massacro di vite per motivi che, forse, con una maggior prevenzione e tutela del rischio avrebbero potuto essere evitati o limitati. 
Sei sono le vittime che hanno, tristemente, perso (ad ora?)  la vita per motivi attinenti al maltempo; le cronache riportano testimonianze indicibili, ma forse degne di un paese (in)civilmente ridotto quale è l'Italia.
Onde di piena, nubifragi ed alluvioni sono i tratti distintivi dell'ennesima, triste, giornata. 
Lo sviluppo di politiche di prevenzione e tutela del rischio ha, guardando ai fatti, riconfermato tragicamente la propria mancanza. La domanda è, purtroppo a posteriori, una sola: si poteva evitare la strage?
Report specifici hanno, nel tempo, confermato a più riprese la necessità di predisporre interventi adeguati a limitare gli incidenti. Dinanzi a queste tragedie, però, sembra necessario ripetere sempre le stesse cose e perorare identicamente gli stessi argomenti. 
Il dissesto idrogeologico costa, allo Stato intero, cifre di vite destinate ad aumentare se non arginato: frane ed alluvioni rappresentano una concreta realtà per l'Italia, un male con cui è parzialmente imprescindibile fare i conti. 
Sarebbe potuto essere differente l'apporto dato, invece, da politiche adeguate di prevenzione e tutela del territorio.  
Il mancato od insufficiente controllo sta invece pagando, a carissimo prezzo, con le vite spezzate di innocenti cittadini. 
Nonostante tutte le morti, comunque, più di qualche campanello d'allarme viene da molto lanciato. 
Nel seguito, a titolo di esempio, qualche frammento tratto dal rapporto "Terra&Sviluppo", redatto nel 2010 dal Consiglio Nazionale dei Geologi: 
"[...]5. Popolazione e patrimonio a rischio
Il rischio naturale interessa praticamente tutto il territorio nazionale. L’Italia è un territorio fragile: le aree ad elevata criticità idrogeologica rappresentano il 10% della  superficie italiana e riguardano l’89% dei comuni; le aree ad elevato rischio sismico sono circa il 50% del territorio nazionale e il 38% dei comuni. La tutela della popolazione residente in queste aree, il risanamento idrogeologico del territorio e la messa in sicurezza del patrimonio dagli eventi disastrosi diventano prioritarie per il Paese.[...]
5.1. Il rischio idrogeologico in Italia 
Secondo la recente indagine elaborata dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare le aree ad elevata criticità idrogeologica interessano il 10% circa della superficie territoriale del Paese, pari a più di 29.500 kmq, e l’82% dei comuni italiani, per un totale di 6.631 comuni. La superficie territoriale ad elevata criticità idrogeologica è per il 58% soggetta a fenomeni di frana, che interessano un’area di circa 17.200  kmq, e per il 42% a rischio alluvione, ovvero 12.300 kmq superficie territoriale.  
A partire dalle aree ad elevata criticità è stato possibile calcolare sia la popolazione presente in ciascuno di questi territori che il patrimonio edilizio esistente. Ne risulta che la popolazione potenzialmente esposta al rischio idrogeologico è attualmente pari al 10%, per un totale di circa 5,8 milioni di persone (2,4 milioni di famiglie), e gli edifici interessati sono circa 1,3 milioni. [...]"
Se il rischio generico è esteso al 9,8% del territorio, il rischio sulle zone abitate impatta addirittura all'82% dei Comuni italiani, tradizionalmente zone maggiormente urbanizzate ed abitate dell'Italia. 
La popolazione ed il patrimonio a rischio confermano, a morti avvenute, che il costo dovuto al mancato intervento supererà a gran giornate quello dovuto, teoricamente, all'esclusivo intervento per pura esemplice prevenzione. 
Quell'emergenza fondamentale per il Paese intero è stata forse sottovalutata da chi avrebbe dovuto garantire sicurezza? Quelle vite spezzate hanno un costo in capitale umano che sarà impossibile qualificare, o quantificare. 
Di fronte a quattro donne e due bambine decedute, nessuna parola ulteriore è possibile.
L'indignazione finisce per spingere a scrivere sempre le stesse cose, a consigliare sempre la giustificata sopravvalutazione di un'emergenza come questa. 
Un quadro prospettico e tecnico del tragico quadro italiano è contenuto nell'ottimo Report "Terra&Sviluppo" sopra citato, reperibile e consultabile in toto al link citato nel seguito:   

http://www.consiglionazionalegeologi.it/cngwww/AODocumento.asp?iddoc=5648&idcat=10

La responsabilità, su argomenti come questi, non può nè fare lo scaricabarile e neppure recitare la parte della classica goccia di pioggia, destinata a scappare via dopo la prossima stagione nel sole
L'allerta meteo proseguirà fino a domenica prossima: sarà occasione di pioggia...e fiamme di giusto sdegno.
Il meteo non può essere il solo colpevole. Od almeno è l'indignazione (si spera collettiva, nds) a credere questo. 

giovedì 3 novembre 2011

FUKUSHIMA "SICURA": SERVIRANNO TRENT'ANNI


Quanto tempo sarà necessario per guarire dall'incidente, tutt'ora in corso ma silenzioso, maturato non troppi mesi fa nella centrale nucleare di Fukushima? Quanto tempo sarà necessario per garantire nuovamente sicurezza  e tutela ai territori ed alle popolazioni coinvolte dai disastrosi effetti dello tsunami?
Il silenzio maturato dai mass-media e dai mezzi di informazione non rende pieno merito alle ultime novità emerse dalla terra nipponica. Serviranno, secondo stime ottimistiche, oltre trent'anni per smantellare e bonificare i quattro reattori dell'impianto nucleare in questione. 
Dallo tsunami conseguente al terremoto dell'11 marzo 2011 sono passati quasi otto mesi, all'interno dei quali è accaduto tutto il possibile: indici di radioattività non più misurabili si sono mescolati ad ingenti perdite di radioattività e territori divenuti fantasma. Un rapporto della Commissione giapponese per l'energia atomica stima, come scritto precedentemente, in trent'anni il periodo necessario a renderesicure le aree attorno alla centrale nucleare. 
Seguendo quanto citato in rete e nei mezzi di informazione, infatti, la rimozione di detriti e combustibile esausto dovrebbe iniziare a fine 2021; tutto ciò, ovviamente, sarebbe possibile solo dopo l'arresto completo dei reattori a freddo. 
Con quali costi sarebbe possibile eseguire e completare queste operazioni di bonifica?
L'arresto completo dei reattori a freddo era, seguendo fonti di informazione provenienti dalla Tepco, stato preventivato comunque per metà gennaio 2012. A prescindere dalla tempistica, è essenziale notare come questi trenta, lunghissimi, anni siano vincolati alla messa in sicurezza del visibile
Entro quanto tempo sarà invece possibile assorbire completamente quella minaccia tutt'ora presente e costituita dagli indici di radioattività dispersi? Nell'incidente più grave dopo (forse?) quello di Chernobyl del 1986 sembra, purtroppo, sceso un grave silenzio da parte delle autorità mondialmente competenti in materia di informazione. 
Dal 1986, in quelle zone, rimangono indici di radioattività percepita ancora molto alti: sotto questo punto, anche a Fukushima, servirà forse molto più tempo. 
Sullo sfondo, non da ultimo, una possibile fissione nucleare localizzata. 


Fonte: "Fukushima, trent'anni per bonificare", LaStampa

martedì 1 novembre 2011

BORSA E FINANZA: I 'CONTI' NON TORNANO


La giornata dell'1 novembre 2011 si preannuncia come l'ennesima, tragica, manifestazione della crisi economico-finanziaria che sta devastando il mondo intero. Sfruttando l'annuncio del referendum greco, le cifre si sono scatenate in maniera imprevedibile e, da quanto sembra, devastante. 
I numeri raggiunti superano qualunque pessimistica previsione: crollo del 7% nelle piazze italiane, a fronte di uno spread che ha ampliamente oltrepassato la soglia 400.
Nel mentre, ovviamente, dai giorni scorsi qualche altro elemento utile è possibile trovarlo: il piazzamento di titoli decennali attrae investitori solamente con interessi superiori al 6%. 
Ciò equivale a scrivere che, in breve, con interessi inferiori l'Italia non è in alcun modo appetibile sul mercato. 
L'analisi della situazione sul numero odierno de L'Unità riporta, tra le righe, un frammento fin troppo significativo:
"[...]Il tasso dei Btp italiani al 6,18 è stato accolto come un presagio disastroso. Quota 7, quella cui per convenzione si fissa il livello oltre il quale i rimborsi dei titoli diventano insostenibile e si precipita nel burrone del default, è ormai ad un passo. 
E molti insistono su un precedente inquietante: finora la soglia del 6% è stata superata solo da Grecia, Irlanda e Portogallo e dal momento in cui ciò è avvenuto sono passati solo 150 giorni fino al momento in cui è stato necessario ricorrere agli aiuti diretti. Se i precedenti valgono come regola, per l'Italia c'è tempo fino alla primavera.[...]"
(Fonte: L'analisi, P.Soldini, L'Unità, 1 novembre 2011)
In mezzo al magma, purtroppo, l'Italia se la passa malissimo. 
Il futuro sembra, guardando in prospettiva, ancora più nero ed irrealizzabile del presente. 
La primavera, a fatti, potrebbe essere preceduta da un inverno terribilmente caldo sotto moltissimi fronti: i mercati non aspettano più, la finanza sembra diventata implacabile. 
Le manovre aggiusta-conti varate nei mesi scorsi sono divenute ormai carta straccia, così come niente rischia di rimanere di quel decreto sviluppo che voleva promettere 'nozze con i fichi secchi.' (B. dixit, nds)
La stabilità è un lontano ricordo, di fronte agli ondivaghi e fluttuanti andamenti di questi ultimi giorni. 
La differenza con chi sta economicamente meglio di noi è assolutamente evidente: se l'Italia per finanziarsi paga a dieci anni interessi che superano il 6%, la Germania si assesta più comodamente su indici prossimi all'1,8%. 
Un articolo apparso su Repubblica.it  riporta chiaramente quelli che gli operatori finanziari individuano come punti deboli del sistema Italia: 
"[...]"Le misure annunciate il 26 ottobre scorso dai Grandi dell'Europa hanno avuto un beneficio momentaneo sul mercato, poi sono tornate le vendite. Il motivo è dovuto al fatto che non c'è ancora chiarezza su come verrà finanziato il Fondo salva Stati. Molti grandi Paesi[...] vogliono più garanzie, soprattutto su come uscire dalla crisi", spiega il capo economista di Banca Intesa, Gregorio De Felice. "A disposizione del Fondo ci sono 200 miliardi e bisogna capire come arrivare a 1000. Raccogliere questi fondi non è facile sono tutti molti guardinghi", aggiunge[...]. 
In questo scenario, secondo De Felice, l'Italia "è il sorvegliato speciale" per via della sua "bassa credibilità". "Il rincaro dello spread si spiega con l'immagine del nostro del Paese che non è certo delle migliori. Abbiamo oggi poca credibilità", sostiene l'economista. Tornano così le vendite sui titoli di Stato italiani. "Ci sono molti investitori che scaricano sul mercato i titoli del debito italiano e non si trovano compratori", spiega un operatore di una sim milanese sul mercato obbligazionario. "Le vendite deprimono i prezzi e fanno salire i rendimenti alle stelle, si spiega così l'impennata degli spread italiani",[...]."
(Fonte: 'Gli operatori: serve un piano credibile', W.Galbiati, Repubblica.it)
L'andamento dello spread coincide con il modo che i mercati hanno di chiedere un piano credibile ed attendibile per finanziare i titoli pubblici di uno Stato devastato come quello italiano. 
La situazione non sembra rosea, nè tantomeno chiara: i 150 giorni che la statistica annovera comeanticamera del default possono ancora essere utilizzati al meglio? 
Essendoci anche un problema di credibilità nell'autorità politica, si auspica ancora una volta un'immediata presa di consapevolezza e vera responsabilità da parte dei governanti attuali. 
L'Italia è, per ammissione degli stessi addetti ai lavori, un vero e proprio sorvegliato speciale. Ciascun Euro dei 1911 miliardi che compongono il nostro debito pubblico costituisce un serio rischio per il futuro e la sostenibilità che attendono le generazioni che dovranno ricostruire questa Italia, ormai percepita come ridotta allo stato di malato terminale. 
Il default, nelle sue potenzialmente infinite manifestazioni, affogherebbe ulteriormente le scarse speranze di ripresa che questo Stato possiede. Includendo il rischio di contagio fra Statifinanziariamente limitrofi, inoltre, non si vede un'uscita nell'immediato da questa tremenda situazione.