sabato 16 luglio 2011

"TE LO DICO CON PAROLE TUE" DI PIERO BIANUCCI: COME RICOSTRUIRE LA SOCIETA' PARTENDO DALLA SCIENZA


Scrivere per giungere al prossimo e per farsi capire può essere al tempo stesso scienza ed arte?
La capacità di esprimere concetti difficili con parole semplicissime è un mestiere perseguibile con sforzo, applicazione e costanza. Il patrimonio culturale che va tramandato ed espanso ai posteri è un'eredità pesante che, in tempi come questi, è fondamentale non disperdere. 
Sulle difficoltà di scrivere e sulla capacità essenziale di rendere comprensibili da tutti notizie pesanti e complesse scrive Piero Bianucci nel suo libro "Te lo dico con parole tue". 
Partendo da alcuni dati di fatto vengono elaborati attentamente i confini del saper fare informazione, in maniera consapevole ed obiettiva. 
Vengono date le misure per paletti utili a chi si interessa di scrittura, a quanti vedono il fare informazione come una razionale modalità per essere utili al mondo. 
Andando oltre pratiche ricette per poter scrivere meglio sono chiamate in causa le intersezioni che persistono tra scienza, coscienza e società. 
I fili indissolubili che legano queste sfere della dimensione umana fanno rima con parole pesanti: da etica e deontologia più che professionali, fino ad arrivare alla complessa visione del mestiere nobilitante al quale si è chiamati. 
Ne è simbolo la citazione seguente, in incipit del capitolo "Scienza e coscienza": 
"Chi maneggia un mezzo di comunicazione ha evidenti responsabilità sociali: il giornalista è tenuto al rispetto sia del singolo lettore sia di valori e di interessi collettivi. [...]"
Rimangono poi come pilastri fondamentali la fedeltà ai fatti, i contenuti ed altrettanto fortemente la chiarezza del messaggio. Tutto ciò per favorire, appunto, la divulgazione di dati importanti. 
Alla coscienza di chi fa informazione vengono attribuiti i compiti espressi dai cinque principi di Edmund Lambeth; sarebbero utili soprattutto a larga parte dell'informazione italiana:
  • principio di verità: il giornalista deve tendere alla verità dei fatti, una verità che sarà sempre personale ma non per questo arbitraria, e ciò comporta una ricerca accurata delle informazioni, la loro verifica, l'assenza di falsificazioni e uno sforzo per inserire la notizia nel suo contesto,[...];
  • principio di giustizia: chi scrive deve tendere all'imparzialità, un atteggiamento più adeguato alla pratica giornalistica di quello, [...] che ha come riferimento l'obiettività, [...] attribuendo la giusta rilevanza alle diverse notizie;
  • principio di libertà: chi scrive può avvalersi del riconoscimento della libertà di stampa come fondamento della democrazia e della propria indipendenza;
  • principio di umanità: impone di non danneggiare terze persone od istituzioni nè psicologicamente nè economicamente o fisicamente;
  • principio di responsabilità: comporta il dovere di fare buon uso delle prerogative di cui gode il giornalista, mettendole al servizio della società civile, ed include la disponibilità al dialogo con lettori, istituzioni politiche e sociali, altri organi di informazione. 
Dietro a queste chiavi si costruisce il futuro di un mestiere importante e, in chiave allargata, di un intero Paese. 
Su questo piano sono costruiti i rapporti chiave tra scienza e società, guardando specialmente al fondamentale impatto che deve avere l'informazione scientifica nel contesto-mondo
E' oggettivo scrivere che cultura ed informazione scientifica sono, in questi tempi, tremendamente sottovalutate e spesso percepite come poco comprensibili. 
Su questi cardini l'autore cerca forse di costruire una razionalità scientifica strutturata su più campi, con la quale ricostruire larga parte del mondo che ci circonda. 
Elogio essenziale riveste in questo campo l'applicazione del metodo sperimentale al modo di fare informazione, politica e bene per le future generazioni. In parole più semplici è essenziale riabilitare il metodo di fare conoscenza scientifica per applicarlo alla società intera. 
Ne è convinto lo stesso autore, contrariamente ai troppi e tristi esempi moderni:

"[...](Il concetto di metodo scientifico, nds) è molto potente: in un certo senso è la carta costituzionale della Ragione. 
Se si trasmette al lettore o telespettatore la consapevolezza del metodo che guida la ricerca, non soltanto migliorerà la qualità dell'informazione, ma avremo anche la fondata speranza che un metodo altrettanto capace di trovare consenso tra i cittadini possa un giorno avere applicazione anche nei comportamenti sociali e- se non è chiedere troppo- persino nella politica. "

Scienza come bene di pubblica utilità, dunque. 

venerdì 15 luglio 2011

RITRATTO D'ITALIA SEMPRE PIU' POVERA


L'Italia corre sia economicamente che finanziariamente verso un burrone senza precedenti. 
Se il debito pubblico accumulato nel tempo può essere ripianato negli indici e nelle graduatorie europee dai tassi di risparmio privato, è altrettanto vero che il ritratto delle famiglie italiane dipinto dagli istituti di statistica è sempre più nero e cupo. 
Quella che circa vent'anni fa era stata annunciata come una rivoluzione liberale si è rivelata nel tempo una politica fragorosamente fallimentare. 
Le tasche degli italiani languono, con portafogli sempre più vuoti ed accise che si accumulano indisturbate tra tasse sempre più elevate. Non basta sentire che solo un italiano su cinque sceglierà di andare in vacanza, nè basta leggere di quei troppi anziani costretti a vivere con assegni pensionistici di circa 500 Euro/mese che arrivano a singhiozzo.
Chi si ricorda più della fantastica social card,  che avrebbe permesso fantastici acquisti sostenendo anziani e famiglie disagiate con ricariche di 40 Euro/mese? 
Scherzi a parte, la fotografia dell'Istat giunge implacabile a segnare la nuova forbice sociale. 
Il cuneo si fa sempre più largo, con pochi(ssimi?, nds) che stanno meglio e molti(ssimi?, nds) che stanno sempre peggio. 
Stando all'ultimo report presentato, la situazione è complessivamente pessima.
Nel 2010 1 milione e 156mila famiglie sono risultate in condizioni di povertà assoluta, per un totale di circa 3 milioni e 129 mila individui. 
In altre parole, il 5,2% circa della popolazione vede la fine del mese come un miraggio inarrivabile. Quello che il report certifica come standard di povertà prevede, nel contempo, quella soglia minima necessaria ad acquisire il paniere di beni e servizi ritenuto essenziale per uno standard di vita minimamente accettabile.
Le più colpite dalla crisi e dalla mancanza di liquidità risultano le famiglie con membri aggregati, quelle in cui almeno un componente non ha mai lavorato o cerca lavoro e le altre dove l'individuo di riferimento ha almeno un diploma di scuola secondaria superiore. 
Risulterà purtroppo ovvio scrivere che le famiglie più povere saranno quelle con indici di istruzione complessivamente più bassi (punte percentuali dell'8,3%, nds) in aggiunta a quelle con individui in cerca di occupazione e con figli a carico. 
Sullo sfondo rimane il pensionato silente. 
Finiti gli sproloqui contro la magistratura ossessionata dai suoi problemi, il vecchietto più famoso d'Italia ritorna fuori spudorato: "Agli italiani è andata di lusso.", il commento pronunciato secondo L'Unità. 
Se così fosse, solo una cosa: vai a casa, buffone. 


Per saperne di più: 

http://www.unita.it/economia/l-allarme-lanciato-dall-istat-br-tre-milioni-in-poverta-assoluta-1.313905

http://www.unita.it/italia/berlusconi-senza-pudore-br-agli-italiani-e-andata-di-lusso-1.313853



giovedì 14 luglio 2011

FRA ITALIA ED ECONOMIA: LE MANOVRE AZZARDATE PROSEGUONO


Per rimediare all'inarrestabile (ed inevitabile?, nds) salasso dei conti pubblici la manovra economica arriva a coinvolgere qualche miliardo in più. 
Prima cifre inesatte prossime a sfiorare il tetto dei 50 miliardi di Euro, poi altre sparate sulla necessità di colpire qualsiasi fascia sociale per assicurare quel rigore nei conti pubblici tanto difeso e sbandierato dal Governo del Fare (schifo, nds). 
La tempesta speculativa che ha di recente colpito l'Italia ha reso lontani secoli luce i mesi in cui il Premier suggeriva l'ottimismo come rimedio per scappare alla crisi. 
Il bagaglio di inesattezze ha raggiunto dimensioni storiche, specialmente se rapportato a giornate come quelle di inizio settimana dove in un giorno sono finiti bruciati miliardi di Euro. 
Al senso diffuso di tranquillità quasi nessuno crede più, tantomeno se confrontato con lo status quo al quale l'italiano è (e sarà, nds) sottoposto (anche nei decenni a venire, nds). 
E' simbolica di questi momenti la continua navigazione a vista, senza poter in alcun modo parlare di crescita o ripresa economica. 
Si tratta, nei fatti, di parole e concetti quasi banditi dal sistema Italia. 
Nel mentre, le sole cose a crescere sono la disoccupazione e gli interessi da maturare sulle azioni di debito vendute agli investitori-speculatori. Un Governo che ha perso la credibilità nella notte dei tempicontinua, arroccato dentro a Palazzi, nel perorare tesi assurde: dal trasferimento dei Ministeri al Nord alle mancate dimissioni di Ministri responsabili ed implicati in processi per mafia. 
Si parla del nulla per non fare attenzione al devastante tutto che sta, non troppo lentamente, arrivando. 
Verremo travolti da una marea di manovre aggiustaconti ripara-interessi
Riusciremo a vedere abbassarsi il tetto del debito pubblico senza far ricadere le colpe sulle teste degli italiani che nasceranno nei decenni a venire? 
Pianificare una politica decente sarà possibile, a fronte della marea di Euro che gravano rossi sulle nostre spalle?
Nel mentre rimangono le correzioni apportate dal Senato: si parla di una manovra gravante per circa 70 miliardi di Euro sull'Italia già piena di problemi.  
Si tratta di correzioni leggere, portate da 17 a 24 miliardi nel solo 2013 e da 25 a 48 miliardi di Euro nel solo 2014. 
Tutto graverà sulle spalle e sui consensi del prossimo Governo, senza riserva alcuna. 
Il peso complessivo della Manovra sarà, pertanto, di oltre 70 miliardi di Euro. 
Sullo sfondo, rimangono le solite maniere per racimolare soldi: tagli lineari a tutte le agevolazioni fiscali, da attuarsi senza distinzione alcuna. 
I rischi immensi a cui è esposta l'Italia sono già preannunciati dallo stesso Presidente Napolitano, secondo il quale nei mesi prossimi serviranno "[...]altre prove di coesione."
Ciò equivale a scrivere, forse, che serviranno altre manovre disperate per evitare il default imposto da speculatori e da decenni di politiche promosse con il portafoglio mai adeguatamente pieno? 
Con questa Manovra viene affossato il Federalismo tanto sbandierato a più riprese dalla Lega con lo spadone ormai ricurvo. Le parole del Governatore Vasco Errani si commentano da sole:
"[...]Lo squilibrio dei tagli proposti dalla manovra che gravano in modo insopportabile su Regioni e Enti locali, basti pensare che poco meno del 50% dell'intervento finanziario grava sui bilanci delle Regioni, rappresenta un'ingiustizia e necessita di un serio riequilibro.[...]"
Per come sono messe le cose dell'Italia di oggi, forse, sarebbe sufficiente un equilibrio solo istantaneo.
La biglia Italia saprà scappare al piano inclinato di scadenze ed eventi che stanno a ripetizione avvenendo da troppo tempo a questa parte? 
Un popolo attende risposte e certezze, al di fuori dei chiusi e polverosi Palazzi.

lunedì 11 luglio 2011

ITALIA, MONDO ED ECONOMIA: IL PEGGIO DEVE ANCORA VENIRE?


La Consob studia pacchetti di misure straordinarie per tenere sotto controllo vendite scoperte, piovono appelli alla coesione ed all'unità di intenti da ogni schieramento politico. 
Il Presidente del Consiglio sceglie di non parlare e di non presenziare alla Festa Nazionale del suo Partito, facendosi scudare da Ministri e coordinatori vari. 
L'America, in questi stessi momenti, fa appello all'Unità ed alla Responsabilità di democratici e repubblicani per rendere meno precaria la crescita e per stabilizzare con misure concrete gli indici di debito. La sensazione comune è che, forse, qualcosa stia traballando di nuovo economicamente; dalla Grecia nuovamente instabile al resto dei pericolanti PIIGS, sembra che qualcuno tema nuovi pericoli e nuove speculazioni.
Concetti quali debito pubblicoPIL mancato, spread Btp-Bund rating sembrano poter cancellare qualsiasi parvenza di crescita che riesca a rimettere in moto l'economia mondiale. 
Qualcosa sta tornando a non convincere, mettendo in moto speculatori e crolli di indici in borsa. 
In questa nuova fase del gioco come sta l'Italia? 
Che ruolo è costretta a recitare? 
In una crisi che ha morso e che continuerà ancora per molto a manifestare terribili conseguenze l'economia sta trovando una via per riprendersi? 
L'informazione, attraverso un gioco di allarmismo costante, sta giocando un ruolo essenziale nel ribadire cautela ed attenzione nel valutare le situazioni che si sono venute a creare. 
Servono (o servirebbero, nds) unità di intenti, chiarezza negli obiettivi da perseguire e coesione a livello mondiale per trascinare il mondo e le popolazioni fuori dal baratro. 
Chiarire cosa bolle in pentola sembra il primo rimedio minimo, forse, per fare capire ciò che sta accadendo (o ciò che sta per accadere?, nds).

domenica 10 luglio 2011

AMANDO BOLOGNA, ANCHE NELLE NOTTI D'ESTATE


"Ricordo una vecchia città, rossa di mura e turrita, arsa su la pianura sterminata nell'Agosto torrido, con il lontano refrigerio di colline verdi e molli sullo sfondo.
Archi enormemente vuoti di ponti sul fluire impaludato in magre stagnazioni plumbee: sagome nere di zingari mobili e silenziose sulla riva: tra il barbaglio lontano di un canneto forme ignude di adolescenti e il profilo e la barba giudaica di un vecchio: e a un tratto dal mezzo dell'acqua morta le zingare e un canto, da la palude afona una nenia primordiale monotona e irritante: e del tempo fu sospeso il corso. 

Inconsciamente io levai gli occhi alla torre barbara che dominava il viale lunghissimo dei platani. 
Sopra il silenzio fatto intenso esso riviveva il suo mito lontano e selvaggio: mentre per visioni lontane, per sensazioni oscure e violente un altro mito, anch'esso mistico e selvaggio mi ricorreva a tratti la mente. 
Laggiù avevano tratto le lunghe vesti mollemente verso lo splendore vago della porta le passeggiatrici, le antiche: la campagna intorpidiva allora nella rete dei canali: fanciulle dalle acconciature agili, dai profili di medaglia, sparivano a tratti sui cartellini dietro gli svolti verdi. 
Un tocco di campana argentino e di dolce lontananza: la Sera: nella chiesetta solitaria, all'ombra delle modeste navate, io stringevo Lei, dalle carni rosee e dagli accesi occhi fuggitivi:
Anni ed anni fondevano nella dolcezza trionfale del ricordo. [...]"

("La notte", Dino Campana, Canti Orfici, 1914)

sabato 9 luglio 2011

"COSTRUIRE", TRA VITA ED IMPERFEZIONE, CITANDO NICCOLO' FABI


"Chiudi gli occhi
immagina una gioia 
molto probabilmente 
penseresti a una partenza 

ah si vivesse solo di inizi 
di eccitazioni da prima volta 
quando tutto ti sorprende e 
nulla ti appartiene ancora 

penseresti all'odore di un libro nuovo 
a quello di vernice fresca 
a un regalo da scartare 
al giorno prima della festa 

al 21 marzo al primo abbraccio 
a una matita intera la primavera 
alla paura del debutto 
al tremore dell'esordio 
ma tra la partenza e il traguardo 

nel mezzo c'è tutto il resto 
e tutto il resto è giorno dopo giorno 
e giorno dopo giorno è 
silenziosamente costruire 
e costruire è potere e sapere 
rinunciare alla perfezione 

ma il finale è di certo più teatrale 
così di ogni storia ricordi solo 
la sua conclusione 

così come l'ultimo bicchiere l'ultima visione 
un tramonto solitario l'inchino e poi il sipario 
tra l'attesa e il suo compimento 
tra il primo tema e il testamento 

nel mezzo c'è tutto il resto 
e tutto il resto è giorno dopo giorno 
e giorno dopo giorno è 
silenziosamente costruire 
e costruire è sapere e potere 
rinunciare alla perfezione 

ti stringo le mani 
rimani qui 
cadrà la neve 
a breve."


venerdì 8 luglio 2011

TRA SATURNO, POTENZA E POESIA: SGUARDO SULL'INFINITAMENTE GRANDE


Oltre il cielo terrestre e la dimensione umana esistono fenomeni che sono davvero difficili da immaginare. 
Puntando telescopi ed orecchie oltre l'atmosfera si trovano cose che è poco definire straordinarie e spettacolari. 
Rimanendo fedele alla spettacolarità della tradizione astronomica, il pianeta Saturno è riuscito a catturare l'attenzione delle scienze umane mondiali. 
La Sonda Cassini, nata dalla collaborazione tra Nasa ed Agenzia Spaziale Europea (Esa) ed italiana (Asi), nel suo viaggio nel Sistema Solare è riuscita a fotografare una tempesta di proporzioni gigantesche. 
Nel pianeta gassoso ai margini del nostro angolo d'Universo conosciuto, infatti, è stata immortalata una specie di nube bianca avente un'estensione pari ad almeno otto volte quella del pianeta Terra.
In termini numerici, stando a calcoli fatti da esperti, la tempesta coprirebbe una superficie prossima a circa 4 miliardi di chilometri quadrati. 
Si tratta di una proporzione sterminata, inimmaginabile. 
E' caratterizzata da intensi e continui lampi di luce, affiancati da pennacchi caldi e ricchi di ammoniaca che si innalzano verso l'atmosfera di Saturno. 
In media, sulla base degli esclusivi fenomeni rilevati storicamente, il pianeta è soggetto a fenomeni come questi circa una volta ogni 30 anni.
La violenza di fulmini e lampi di luce è devastante, pari a circa 10mila volte quella dei fratelli terrestri a cui siamo tutti più abituati. Se ne sono registrati, inoltre, almeno dieci al secondo. 
Se non è potenza e poesia questa, cosa altro può esserlo?


Per saperne di più:

http://www.unita.it/scienza/notizie/saturno-sconvolto-da-una-tempesta-br-grande-8-volte-la-terra-1.311473

http://www.repubblica.it/scienze/2011/07/07/foto/nasa_tempesta_saturno-18778146/1/

mercoledì 6 luglio 2011

GIOVANI, GIOCHIAMO A FARE LA FAME?


Mentre il tempo avanza, la forbice delle disuguaglianze sociali si allarga a dismisura. 
Con il futuro sempre più alle porte, ciò che attende chi ha oggi la disgrazia di essere giovane non è niente di buono. 
Stando al report presentato da una ricerca del Censis per Unipol presentata a Roma al convegno "Welfare, Italia. Laboratori per nuove politiche sociali", infatti, quelle che oggi sono note alle cronache come generazioni mille Euro sono condannate ad un'esistenza precaria ed economicamente devastata. 
In sintesi estrema, chi oggi è nella fascia 25-34 anni avrà una pensione nel 2050 inferiore ai mille Euro mensili. 
Il 42% circa di chi ha la sfortuna di essere giovane vedrà un crepuscolo di vita rovinato, dopo decenni di lavoro ed onesto versamento di contributi. 
Se è difficile già oggi arrivare alla terza settimana del mese con cifre simili, è troppo facile immaginare ciò che accadrà tra circa trentanove anni. Inutile scrivere che quasi tutti avranno una pensione inferiore al reddito percepito all'inizio della carriera lavorativa. 
Questa previsione, nella miseria più assoluta, si rivolge agli individui più fortunati
Lo studio è infatti riferito a quei 4 milioni di giovani già sufficientemente inseriti nel mondo del lavoro, con contratti reputati standard. 
Per chi è ancora più giovane, sembra, nessuna speranza. 
Fuori dal tragico conteggio rimangono, purtroppo, i giovani autonomi o con contratti atipici. 
Le statistiche annoverano in tale gruppo circa un milione e mezzo di italiani, senza ovviamente contare altri due milioni di giovani che nè studiano e nè lavorano. 
In mezzo a questo, miracolosamente, spuntano leggi ad aziendam fatte da cialtroni assetati di condoni e di multe da evitare. Se sono queste le priorità reali di un Paese devastato, meglio piangersi addosso o ridere di gusto per l'indegna tragicommedia. 
Emblematico è il riscontro fatto pervenire dalla ricerca stessa: "[...]Negli ultimi tempi il dibattito sulle pensioni si è sterilizzato perchè i conti degli enti previdenziali sono stati rimessi in ordine. Ma a soffrire in futuro saranno i conti delle famiglie: quanti oggi possono dire con serenità: mi godrò la pensione?[...] Il sistema pensionistico dovrà confrontarsi con seri problemi di compatibilità ed equità. [...] Se le riforme delle pensioni negli anni '90 hanno garantito la sostenibilità a medio termine, oggi preoccupa il costo sociale della riduzione delle tutele per le generazioni future.[...]"
Inutile infine sottolineare come si vada verso la necessità di versare, come minimo, circa 40 anni di contributi. 
La priorità sarebbe vedere classi dirigenti meno cialtrone e paroliere occuparsi in maniera seria e coerente di incubi simili. 
Cosa suggerire a chi ha oggi meno di 25 anni o deve ancora nascere? Può cominciare attaccandosi al tram, appunto.
Qualche ricetta è ancora possibile da mettere in campo per fronteggiare l'emergenza sociale in detonazione? 
Laddove l'ignorante domanda, la politica ha il dovere di rispondere. 

Fonte: http://www.unita.it/sociale/futuro-nero-per-i-giovani-br-nel-2050-pensioni-sotto-i-mille-euro-1.310926


martedì 5 luglio 2011

ETERNIT ED UMANITA': COME SE FOSSE UN'ETERNA MALEDIZIONE


Crisotilo, amosite e crocidolite. Non è una ricetta magica, ma l'elenco dei differenti tipi di fibre che hanno causato fino ad oggi la silenziosa pandemia delle vittime da amianto. 
Bastano pochissime fibre, di questo amianto che fino a non troppo tempo fa era un prodotto ritenuto miracoloso. 
Essendo dotato di ottime proprietà isolanti, termiche e fisiche, venne usato dappertutto e nessuno tra gli scopritori/inventori si chiese mai troppo sulla sua effettiva salubrità. 
Nessun prodotto della natura può avere solo ed esclusivamente punti forti. 
Il 27 marzo del 1992, dopo un periodo troppo lungo di morti ed ammalati, amianto e cemento-amiantovennero dichiarati semplicemente fuorilegge. 
Troppi lo avevano respirato, troppe altre fibre erano rimaste intrappolate in vestiti e divise che gli operai delle imprese che lo lavoravano avevano fatto lavare da mogli o madri. 
Senza alcuna sopresa, ammalate e/o morte anche loro per delle malattie di una sofferenza atroce. 
Genitori premurosi lo avevano messo nei materassi e nei cuscini dei letti dei loro figli, purtroppo inconsci del male che queste fibre killer potevano causare se troppo volatili. 
Leggi hanno provato e stanno provato ad arginare questo delitto che ha sconvolto e sconvolgerà tutto il mondo. 
La cosa più brutta è la latenza che le malattie da amianto hanno: si va dai 10 fino ai 40 anni, per le forme tumorali più gravi ed incurabili. 
Mesotelioma, placche pleuriche, asbestosi, silicosi e tumori vari sono solo alcune delle maledizioni in cui i lavoratori di questa sostanza potranno incorrere. 
Stando alle stime, il peggio deve ancora venire in termini di morti e di ammalati. 
Nessuno tra i promotori di questo materiale killer ha mai saputo niente?
Nessuno era in grado di fermare questo scempio per tempo? 
Nessuno tra chi ha esportato e studiato le proprietà di questo materiale nei laboratori delle aziende che lo hanno diffuso era in grado di denunciarne le potenzialità?
Ad oggi, purtroppo, rimangono impuniti gli imputati. 
Con le richieste fatte ieri da Pubblico Ministero Raffaele Guariniello si apre un primo spiraglio di giustizia per tutte quelle famiglie che hanno sofferto o che tutt'oggi patiscono sofferenze indicibili: venti anni di reclusione, sia al miliardario svizzero Stephen Schmideiny che al barone belga (quasi novantenne, nds) Louis De Cartier. 
L'accusa mossa e tragicamente documentata riguarda "disastro ambientale doloso in relazione alla dispersione dell'amianto dai loro stabilimenti ed omissione volontaria di cautele nei luoghi di lavoro."
Ad un novantenne venti anni di reclusione serviranno, purtroppo, a poco. 
Ciò che deve incutere più sdegno è che ad essere stati condannati siano stati un miliardario ed un barone: individui schifosi, indegni, che si sono arricchiti probabilmente conoscendo i rischi che questo materiale avrebbe potuto comportare per la salute umana. 
Le parole pronunciate da Guariniello ieri sono più chiare di qualunque altra parola possibile: "[...]Una tragedia immane. In tanti anni non avevo mai visto una tragedia come questa, che ha colpito regioni diverse nel nostro paese, popolazioni di lavoratori e cittadini, che continua a seminare morte e che continuerà a farlo per chissà quanto. [...] E' praticamente il massimo possibile della pena, nè nell'ambito del lavoro nè in quello dell'ambiente sono mai state previste e comminate pene così gravi in Italia.[...]"
Il disastro avvenuto per il PM è stato articolato "[...]sotto un'unica regia in Italia ed in altri paesi del mondo, senza che mai nessun tribunale abbia chiamato a rispondere i responsabili per l'enorme danno cagionato."
Parenti delle vittime e sindacati hanno così commentato con una nota congiunta: "[...]Un momento atteso da trent'anni da tutti noi e da coloro che ancora devono lottare nei tre quarti del pianeta dove l'amianto continua ad essere estratto o utilizzato, prenotando ulteriori centinaia di migliaia di malattie e di morti di lavoratori e di popolazioni, perlopiù ignare ed ancora ingannate in modo criminale. [...]"
Criminale, ma che bastasse a fare le veci del dio denaro. 
In aggiunta alla condanna, sono state emanate tre pene accessorie: interdizione perpetua dai pubblici uffici, incapacità di trattare con la pubblica amministrazione per tre anni e l'interdizione temporanea dalla direzione di imprese per dieci anni.
L'eterna maledizione prosegue, sperando in una doverosa giustizia. 

lunedì 4 luglio 2011

INDIANI E NATURA, QUANDO ANCORA OGGI TUTTO E' DA IMPARARE


"Il grande Capo che sta a Washington ci manda a dire che vuole comprare la nostra terra.
Il grande Capo ci manda anche espressioni di amicizia e di buona volontà.
Ciò è gentile da parte sua, poiché sappiamo che egli ha bisogno della nostra amicizia in contraccambio. Ma noi consideriamo questa offerta, perché sappiamo che se non venderemo, l’uomo bianco potrebbe venire con i fucili a prendere la nostra terra.
Quello che dice il Capo Seattle, il grande Capo di Washington può considerarlo sicuro, come i nostri fratelli bianchi possono considerare sicuro il ritorno delle stagioni.
Le mie parole sono come le stelle e non tramontano.
Ma come potete comprare o vendere il cielo, il colore della terra?
Questa idea è strana per noi.
Noi non siamo proprietari della freschezza dell’aria o dello scintillio dell’acqua: come potete comprarli da noi?
Ogni parte di questa terra è sacra al mio popolo. Ogni ago scintillante di pino, ogni spiaggia sabbiosa, ogni goccia di rugiada nei boschi oscuri, ogni insetto ronzante è sacro nella memoria e nella esperienza del mio popolo.
La linfa che circola negli alberi porta le memorie dell’uomo rosso.
I morti dell’uomo bianco dimenticano il paese della loro nascita quando vanno a camminare tra le stelle.
Noi siamo parte della terra ed essa è parte di noi.
I fiori profumati sono nostri fratelli. Il cervo, il cavallo e l’aquila sono nostri fratelli.
Le creste rocciose, le essenze dei prati, il calore del corpo dei cavalli e l’uomo, tutti appartengono alla stessa famiglia. Perciò quando il grande Capo che sta a Washington ci manda a dire che vuole comprare la nostra terra, ci chiede molto.
Egli ci manda a dire che ci riserverà un posto dove potremo vivere comodamente per conto nostro.
Egli sarà nostro padre e noi saremo i suoi figli. Quindi noi considereremo la Vostra offerta di acquisto.
Ma non sarà facile perché questa terra per noi è sacra.
L’acqua scintillante che scorre nei torrenti e nei fiumi non è soltanto acqua ma è il sangue dei nostri antenati.
Se noi vi vendiamo la terra, voi dovete ricordare che essa è sacra e dovete insegnare ai vostri figli che essa è sacra e che ogni tremolante riflesso nell’acqua limpida del lago parla di eventi e di ricordi, nella vita del mio popolo.
Il mormorio dell’acqua è la voce del padre, di mio padre.
I fiumi sono i nostri fratelli ed essi saziano la nostra sete.
I fiumi portano le nostre canoe e nutrono i nostri figli.
Se vi vendiamo la terra, voi dovete ricordare e insegnare ai vostri figli che i fiumi sono i nostri fratelli ed anche i vostri e dovete perciò usare con i fiumi la gentilezza che userete con un fratello.
L’uomo rosso si è sempre ritirato davanti all’avanzata dell’uomo bianco, come la rugiada sulle montagne si ritira davanti al sole del mattino.
Ma le ceneri dei nostri padri sono sacre. Le loro tombe sono terreno sacro e così queste colline e questi alberi.
Questa porzione di terra è consacrata, per noi.
Noi sappiamo che l’uomo bianco non capisce i nostri pensieri.
Una porzione della terra è la stessa per lui come un’altra, perché egli è uno straniero che viene nella notte e prende dalla terra qualunque cosa gli serve.
La terra non è suo fratello, ma suo nemico e quando la ha conquistata, egli si sposta, lascia le tombe dei suoi padri dietro di lui e non se ne cura.
Le tombe dei suoi padri e i diritti dei suoi figli vengono dimenticati.
Egli tratta sua madre, la terra e suo fratello, il cielo, come cose che possono essere comprate, sfruttate e vendute, come fossero pecore o perline colorate.
Il suo appetito divorerà la terra e lascerà dietro solo un deserto.
Non so, i nostri pensieri sono differenti dai vostri pensieri. La vista delle vostre città ferisce gli occhi dell’uomo rosso.
Ma forse ciò avviene perché l’uomo rosso è un selvaggio e non capisce.
Non c’è alcun posto quieto nelle città dell’uomo bianco. Alcun posto in cui sentire lo stormire di foglie in primavera o il ronzio delle ali degli insetti.
Ma forse io sono un selvaggio e non capisco.
Il rumore della città ci sembra soltanto che ferisca gli orecchi.
E che cosa è mai la vita, se un uomo non può ascoltare il grido solitario del succiacapre o discorsi delle rane attorno ad uno stagno di notte?
Ma io sono un uomo rosso e non capisco. L’indiano preferisce il dolce rumore del vento che soffia sulla superficie del lago o l’odore del vento stesso, pulito dalla pioggia o profumato dagli aghi di pino.
L’aria è preziosa per l’uomo rosso poiché tutte le cose partecipano dello stesso respiro.
L’uomo bianco sembra non accorgersi dell’aria che respira e come un uomo da molti giorni in agonia, egli è insensibile alla puzza. Ma se noi vi vendiamo la nostra terra, voi dovete ricordare che l’aria è preziosa per noi e che l’aria ha lo stesso spirito della vita che essa sostiene.
Il vento, che ha dato ai nostri padri il primo respiro, riceve anche il loro ultimo respiro. E il vento deve dare anche ai vostri figli lo spirito della vita.
E se vi vendiamo la nostra terra, voi dovete tenerla da parte e come sacra, come un posto dove anche l’uomo bianco possa andare a gustare il vento addolcito dai fiori dei prati. Perciò noi consideriamo l’offerta di comprare la nostra terra, ma se decideremo di accettarla, io porrò una condizione.
L’uomo bianco deve trattare gli animali di questa terra come fratelli.
Io sono un selvaggio e non capisco altri pensieri. Ho visto migliaia di bisonti che marcivano sulla prateria, lasciati lì dall’uomo bianco che gli aveva sparato dal treno che passava.
Io sono un selvaggio e non posso capire come un cavallo di ferro sbuffante possa essere più importante del bisonte, che noi uccidiamo solo per sopravvivere.
Che cosa è l’uomo senza gli animali?
Se non ce ne fossero più gli indiani morirebbero di solitudine.
Perché qualunque cosa capiti agli animali presto capiterà all’uomo.
Tutte le cose sono collegate.
Voi dovete insegnare ai vostri figli che il terreno sotto i loro piedi è la cenere dei nostri antenati.
Affinché rispettino la terra, dite ai vostri figli che la terra è ricca delle vite del nostro popolo.
Insegnate ai vostri figli quello che noi abbiamo insegnato ai nostri, che la terra è nostra madre.
Qualunque cosa capita alla terra, capita anche ai figli della terra.
Se gli uomini sputano sulla terra, sputano su se stessi.
Questo noi sappiamo: la terra non appartiene all’uomo, è l’uomo che appartiene alla terra.
Questo noi sappiamo. Tutte le cose sono collegate, come il sangue che unisce una famiglia.
Qualunque cosa capita alla terra, capita anche ai figli della terra.
Non è stato l’uomo a tessere la tela della vita, egli ne è soltanto un filo.
Qualunque cosa egli faccia alla tela, lo fa a sè stesso.
Ma noi consideriamo la vostra offerta di andare nella riserva che avete stabilita per il mio popolo. Noi vivremo per conto nostro e in pace.
Importa dove spenderemo il resto dei nostri giorni.
I nostri figli hanno visto i loro padri umiliati nella sconfitta.
I nostri guerrieri hanno provato la vergogna.
E dopo la sconfitta, essi passano i giorni nell’ozio e contaminano i loro corpi con cibi dolci e bevande forti.
Poco importa dove noi passeremo il resto dei nostri giorni: essi non saranno molti.
Ancora poche ore, ancora pochi inverni, e nessuno dei figli delle grandi tribù, che una volta vivevano sulla terra e che percorrevano in piccole bande i boschi, rimarrà per piangere le tombe di un popolo, una volta potente e pieno di speranze come il vostro.
Ma perché dovrei piangere la scomparsa del mio popolo? Le tribù sono fatte di uomini, niente di più.
Gli uomini vanno e vengono come le onde del mare.
Anche l’uomo bianco, il cui Dio cammina e parla con lui da amico a amico, non può sfuggire al destino comune.
Può darsi che siamo fratelli, dopo tutto. Vedremo.
Noi sappiamo una cosa che l’uomo bianco forse un giorno scoprirà: il nostro Dio è lo stesso Dio.
Può darsi che voi ora pensiate di possederlo, come desiderate possedere la nostra terra.
Ma voi non potete possederlo. Egli è il Dio dell’uomo e la sua compassione è uguale per l’uomo rosso come per l’uomo bianco. Questa terra è preziosa anche per lui.
E far male alla terra è disprezzare il suo creatore.
Anche gli uomini bianchi passeranno, forse prima di altre tribù.
Continuate a contaminare il vostro letto e una notte soffocherete nei vostri stessi rifiuti.
Ma nel vostro sparire brillerete vividamente, bruciati dalla forza del Dio che vi portò su questa terra e per qualche scopo speciale vi diede il dominio su questa terra dell’uomo rosso.
Questo destino è un mistero per noi, poiché non capiamo perché i bisonti saranno massacrati, i cavalli selvatici tutti domati, gli angoli segreti della foresta pieni dell’odore di molti uomini, la vista delle colline rovinate dai fili del telegrafo.
Dov’è la boscaglia? Sparita.
Dov’è l’aquila? Sparita.
E che cos’è dire addio al cavallo e alla caccia? La fine della vita e l’inizio della sopravvivenza.
Noi potremmo capire se conoscessimo che cos’è che l’uomo bianco sogna, quali speranze egli descriva ai suoi figli nelle lunghe notti invernali, quali visioni egli accenda nelle loro menti, affinché essi desiderino il futuro.
Ma noi siamo dei selvaggi. I sogni dell’uomo bianco ci sono nascosti.
E poiché ci sono nascosti noi seguiremo i nostri pensieri.
Perciò noi considereremo l’offerta di acquistare la nostra terra. Se accetteremo sarà per assicurarci la riserva che avete promesso.
Lì forse potremo vivere gli ultimi nostri giorni come desideriamo.
Quando l’ultimo uomo rosso sarà scomparso dalla terra ed il suo ricordo sarà l’ombra di una nuvola che si muove sulla prateria, queste spiagge e queste foreste conserveranno ancora gli spiriti del mio popolo.
Poiché essi amano questa terra come il neonato ama il battito del cuore di sua madre.
Così, se noi vi vendiamo la nostra terra, amatela come l’abbiamo amata noi. Conservate in voi la memoria della terra com’essa era quando l’avete presa e con tutta la vostra forza, con tutta la vostra capacità e con tutto il vostro cuore conservatela per i vostri figli ed amatela come Dio ci ama tutti.
Noi sappiamo una cosa, che il nostro Dio è lo stesso Dio.
Questa terra è preziosa per Lui.
Anche l’uomo bianco non fuggirà al destino comune.
Può darsi che siamo fratelli, dopo tutto. Vedremo!"

(da una lettera del Capotribù Capriolo Zoppo al Presidente USA Franklin Pierce, 1854)

sabato 2 luglio 2011

SALUTANDO LA STRAORDINARIA MAGIA DI UN PICCOLO NUMERO: ADDIO AL PIGRECO?


Stando a quanto affermato da matematici britannici, sembra giunto il tempo per il Pigreco di andare in pensione. 
Il valore approssimato e non esattamente definibile del 3.14 tanto caro a matematici e tecnici non sembra più sufficiente a spiegare ed esaurire i traguardi raggiunti dalle nuove frontiere della matematica. 
Così facendo, quel magico numero che da duemila anni regge rapporti, formule e relazioni tra cerchio e suo diametro verrebbe sicuramente meno. 
I matematici dell'Università di Leeds sono assolutamente convinti della necessità di rivedere il ruolo così fondamentale avuto fino ad oggi da questo numero: "il numero 'irrazionale' 3,14[...] , non e' di per se' sbagliato ma non e' quello che dovrebbe essere associato con le proprieta' del cerchio. [...] I libri di testo dovrebbero essere riscritti sostituendo Tau a Pi greco."
Il valore di Tau, ugualmente approssimato, nient'altro è che l'approssimazione del doppio di PiGreco. 
Si passerebbe, quindi, dall'inquadrare come numero fondamentale 6.28 e non più il solo 3.14.
Uno dei motivi addotti dai matematici risiederebbe, infatti, nella maggior semplicità riguardante la stesura di formule, calcoli e teoremi. 
Le ragioni sarebbero, a detta del duo Robert Palais- Michael Hartl, anche pedagogiche e di insegnamento: "[...]Pi greco e' la meta' di qualcosa, non qualcosa, ed e' un disastro pedagogico. Prova a spiegare a un ragazzino di 12 anni perche' la misura dell'angolo per un'ottavo di pizza e' pi greco diviso 4 e non diviso otto. [...]"
La complessità della matematica potrebbe davvero trovare qualche semplificazione dalla sostituzione di questo numero così fondamentale per la struttura intera? Guardare al 6.28 con maggiore consapevolezza sarebbe un fondamento più forte o più debole per la matematica intera?
Stando alle parole dei proponenti, sarebbe molto di guadagnato:
Passare a Tau renderebbe la matematica avanzata considerevolmente piu' facile, semplificando le formule, e aiuterebbe a rendere piu' intelligibili concetti matematici come il calcolo per molte piu' persone."
A prescindere da tutte le possibili conseguenze ignorate e non congetturabili, comunque, un minimo di ringraziamento al tanto caro PiGreco sembra doveroso. 
Dopotutto, appunto, il Tau rimarrà sempre e per sempre un suo parente stretto.

Per saperne di più:

http://mysterium.blogosfere.it/2011/06/matematici-inglesi-basta-con-il-pigreco-ecco-il-tau.html

http://ansa.it/web/notizie/rubriche/scienza/2011/06/28/visualizza_new.html_811902253.html


venerdì 1 luglio 2011

TRA RICERCA E FINANZIAMENTI DIMENTICATI, ALLA FACCIA DI QUALUNQUE MANOVRA


L'Italia avrà l'onere e l'onore di ospitare a Roma il prossimo 17 luglio i lavori della IAS Conference on HIV Pathogenesis, Treatment and Prevention
Giunta alla sua sesta edizione, è sponsorizzata dalla International AIDS Society con il suo carico di ricercatori e studi. 
Ospitare una rassegna importante non significa, ovviamente, rispettare le promesse da realizzare in concreto. 
E' questo il riscontro pratico che emerge dalla pubblicazione del rapporto della ricerca italiana su HIV ed AIDS. 
Con l'arrivo del nuovo anno, il Governo non ha messo a bilancio alcun nuovo finanziamento per sostenere in concreto il programma nazionale di questa così importante campo di ricerca medica. 
Le risorse attualmente stanziate andranno, così comodamente, ad esaurirsi con l'arrivo del 2012. 
In aggiunta a ciò, come ulteriore prova delle intenzioni lungimiranti del Governo che voleva sconfiggere il cancro, è stato dato segno tangibile alle intenzioni perorate non rinnovando neppure il contributo annuale al Global Fund to fight AIDS, Tubercolosis and Malaria. L'Italia è inoltre il solo Paese tra quelli del G8 a non aver ancora versato i fondi già promessi durante gli scorsi tre anni.
Tali risorse economiche, messe all'interno dei bilanci di previsione, corrispondono ora quindi ad un altro buco che pochi potranno giustificare consapevolmente.
L'emergenza AIDS viene, pertanto, trascurata.
In avvallo a ciò, venga detto qualcosa a quelle 6mila persone che ogni anno si ammalano in Italia ed ai rimanenti 150mila cittadini attualmente solo sieropositivi. 
Se non si è in grado di mantenere promesse o di stanziare fondi utili, sarebbe consigliabile iniettarsi nelle vene una sufficiente dose di onestà.
Le promesse, quando si vuole rimborsare le quote latte ad allevatori del Nord, sono sempre valide e mantenute. Ricordando le emergenze italiane, argomenti come questi scompaiono dall'elenco dei buoni propositi per tirare fuori argomenti scottanti quali intercettazioni, giustizia o bavagli. 
Viene da ridere, all'insegna della solita tragicommedia. 

Fonti:
http://www.galileonet.it/blog_posts/4e0c342d72b7ab1982000032

http://news.sciencemag.org/scienceinsider/2011/06/italys-funds-for-hivaids-research.html?ref=hp