sabato 23 aprile 2011

CON L'ACQUA ALLA GOLA, SVILENDO IL REFERENDUM

Il referendum dei prossimi 12-13 giugno avrà (o avrebbe dovuto avere?, nds) la necessità principale di dare la parola ai cittadini italiani relativamente a tre temi di fondamentale importanza per l'uguaglianza e per il futuro dell'Italia intera:
  • questione energetica con specifico richiamo alla possibilità di rinunciare alla re-introduzione delle centrali nucleari nel sistema italiano;
  • acqua pubblica, per ribadire una volta di più la necessità di disporre di una fonte primaria per l'umanità intera su base non privatizzata;
  • legittimo impedimento, per arginare il vulnus di chi, democraticamente eletto dallo Stato, possa altrettanto non democraticamente abrogare il principio di giustizia e leggi uguali per tutti.
Minacciati dall'avvicinarsi delle date fatidiche e dal raggiungimento del tanto insperato quorum, i governanti stanno pensando a qualsiasi artificio possibile per svuotare di importanza e contenuto un appuntamento come questo.
Il primo passo, riguardante l'emendamento al Decreto Legge contenente la re-introduzione sul nucleare, è di appena qualche giorno fa. Il secondo, invece, attacca le decisioni sull'acqua che fino a qualche giorno fa sembravano essere così valide e fondate.
Citando le parole del sottosegretario Saglia, è stato messo in cantiere per la metà di maggio "un decreto per istituire l'authority per il settore idrico in modo che vengano fissate prima le regole del gioco sia per gli interventi da fare che per le tariffe."
La domanda, a tale questione, è una sola e molto semplice: perchè pensarci proprio adesso?
Sarà forse per salvare dall'annullamento del legittimo impedimento un vecchio pensionato e cantante incollato alla poltrona? Sarà forse per evitare il confronto diretto con i cittadini?
Ciò che più conta, comunque, sembra la necessità di doverle provarle TUTTE per scongiurare il raggiungimento del quorum. Salvato dai Responsabili (dello sfascio futuro, nds), qualche arzillo vecchietto va picconando a colpi anti-costituzionali quella che fino a poco tempo fa era la stupenda scultura italiana.
E' significativa relativamente al referendum l'opinione di Luigi Zanda, vicepresidente dei Senatori PD: "(i tentativi di levare di mezzo i quesiti referendari) sono pezzi di una tecnica collaudata per trasformare una democrazia parlamentare in un regime camuffato."
Scrivere di chi ha contribuito a rendere queste tecniche così infallibili è, purtroppo, un altro discorso troppo lungo da fare. Seguendo la variante imposta dal Ministero per lo Sviluppo Economico riguardo all'acqua pubblica, si impone fondamentalmente un argine ai timori (giustificati) dei cittadini di avere ulteriori speculazioni in bolletta, con relativo aumento dei prezzi per mettere a norma ed in funzionamento pieno gli acquedotti italiani.
Svuotare il referendum per salvare il legittimo impedimento: sembra questa la linea di fondo delle misure fino ad ora intraprese.
Con l'acqua alla gola, appunto, senza dimenticarlo mai: "La lotta per la salvaguardia dei valori storico-naturali del nostro paese è la lotta stessa per l'affermazione della nostra dignità di cittadini."
(Antonio Cederna)

venerdì 22 aprile 2011

COLLETTIVO ATTO D'ACCUSA, CITANDO SEVERN SUZUKI

"Buonasera, sono Severn Suzuki e parlo a nome di ECO (Environmental Children Organization).
Siamo un gruppo di ragazzini di 12 e 13 anni e cerchiamo di fare la nostra parte, Vanessa Suttie, Morgan Geisler, Michelle Quaigg e me.
Abbiamo raccolto da noi tutti i soldi per venire in questo posto lontano 5000 miglia, per dire alle Nazioni Unite che devono cambiare il loro modo di agire.
Venendo a parlare qui non ho un’agenda nascosta, sto lottando per il mio futuro.
Perdere il mio futuro non è come perdere un’elezione o alcuni punti sul mercato azionario.
Sono a qui a parlare a nome delle generazioni future.
Sono qui a parlare a nome dei bambini che stanno morendo di fame in tutto il pianeta e le cui grida rimangono inascoltate. Sono qui a parlare per conto del numero infinito di animali che stanno morendo nel pianeta, perchè non hanno più alcun posto dove andare.
Ho paura di andare fuori al sole perché ci sono de buchi nell’ozono, ho paura di respirare l’aria perchè non so quali sostanze chimiche contiene. Ero solita andare a pescare a Vancouver, la mia città, con mio padre, ma solo alcuni anni fa abbiamo trovato un pesce pieno di tumori.
E ora sentiamo parlare di animali e piante che si estinguono, che ogni giorno svaniscono per sempre.
Nella mia vita mia ho sognato di vedere grandi mandrie di animali selvatici e giungle e foreste pluviali piene di uccelli e farfalle, ma ora mi chiedo se i miei figli potranno mai vedere tutto questo.
Quando avevate la mia età, vi preoccupavate forse di queste cose? Tutto ciò sta accadendo sotto i nostri occhi e ciò nonostante continuiamo ad agire come se avessimo a disposizione tutto il tempo che vogliamo e tutte le soluzioni.
Io sono solo una bambina e non ho tutte le soluzioni, ma mi chiedo se siete coscienti del fatto che non le avete neppure voi.
Non sapete come si fa a riparare i buchi nello strato di ozono, non sapete come riportare indietro i salmoni in un fiume inquinato, non sapete come si fa a far ritornare in vita una specie animale estinta, non potete far tornare le foreste che un tempo crescevano dove ora c’è un deserto.
Se non sapete come fare a riparare tutto questo, per favore smettete di distruggerlo.
Qui potete esser presenti in veste di delegati del vostro governo, uomini d’affari, amministratori di organizzazioni, giornalisti o politici, ma in verità siete madri e padri, fratelli e sorelle, zie e zii e tutti voi siete anche figli.
Sono solo una bambina, ma so che siamo tutti parte di una famiglia che conta 5 miliardi di persone, per la verità, una famiglia di 30 milioni di specie.
E nessun governo, nessuna frontiera, potrà cambiare questa realtà.
Sono solo una bambina ma so e dovremmo tenerci per mano e agire insieme come un solo mondo che ha un solo scopo. La mia rabbia non mi acceca e la mia paura non mi impedisce di dire al mondo ciò che sento.
Nel mio paese produciamo così tanti rifiuti, compriamo e buttiamo via, compriamo e buttiamo via, compriamo e buttiamo via, e tuttavia i paesi del nord non condividono con i bisognosi.
Anche se abbiamo più del necessario, abbiamo paura di condividere, abbiamo paura di dare via un po’ della nostra ricchezza. In Canada, viviamo una vita privilegiata, siamo ricchi d’acqua, cibo, case abbiamo orologi, biciclette, computer e televisioni.
La lista potrebbe andare avanti per due giorni.
Due giorni fa, qui in Brasile siamo rimasti scioccati, mentre trascorrevamo un po di tempo con i bambini di strada. Questo è ciò che ci ha detto un bambino di strada: "Vorrei essere ricco, e se lo fossi vorrei dare ai bambini di strada cibo, vestiti, medicine, una casa, amore ed affetto".
Se un bimbo di strada che non ha nulla è disponibile a condividere, perchè noi che abbiamo tutto siamo ancora così avidi?
Non posso smettere di pensare che quelli sono bambini che hanno la mia stessa età e che nascere in un paese o in un altro fa ancora una così grande differenza; che potrei essere un bambino in una favela di Rio, o un bambino che muore di fame in Somalia, una vittima di guerra in medio-oriente o un mendicante in India.
Sono solo una bambina ma so che se tutto il denaro speso in guerre fosse destinato a cercare risposte ambientali, terminare la povertà e per siglare degli accordi, che mondo meraviglioso sarebbe questa terra!
A scuola, persino all’asilo, ci insegnate come ci si comporta al mondo.
Ci insegnate a non litigare con gli altri, a risolvere i problemi, a rispettare gli altri, a rimettere a posto tutto il disordine che facciamo, a non ferire altre creature, a condividere le cose, a non essere avari.
Allora perché voi fate proprio quelle cose che ci dite di non fare?
Non dimenticate il motivo di queste conferenze, perché le state facendo?
Noi siamo i vostri figli, voi state decidendo in quale mondo noi dovremo crescere.
I genitori dovrebbero poter consolare i loro figli dicendo: "Tutto andrà a posto. Non è la fine del mondo, stiamo facendo del nostro meglio".
Ma non credo che voi possiate dirci più queste cose. Siamo davvero nella lista delle vostre priorità? Mio padre dice sempre siamo ciò che facciamo, non ciò che diciamo.
Ciò che voi state facendo mi fa piangere la notte. Voi continuate a dire che ci amate, ma io vi lancio una sfida: per favore, fate che le vostre azioni riflettano le vostre parole.”


 Non basta un giorno solo per salvare la Terra.


Per saperne di più: http://www.altraopinione.org/2009/07/22/la-ragazzina-che-zitt-il-mondo-per-6-minuti/

mercoledì 20 aprile 2011

"PICCOLA STORIA DEI PEANUTS": CIO' CHE UN GENIO HA LASCIATO AL MONDO

"Se mi fosse data l'opportunità di donare qualcosa alle future generazioni, vorrei che fosse la capacità di imparare a ridere di se stessi."
E' forse questa la sola lezione di vita che la straordinaria mente di Charles M. Schulz ha lasciato al mondo? Creatore di un universo straordinario, ha saputo influenzare la cultura e la consapevolezza di intere generazioni grazie a bambini sempreverdi, che sono riusciti a far innamorare il mondo intero.
Un libro descrive, attraverso un tuffo tra storia, arte, cultura e linguaggio, il contributo di innovazione e bellezza che un capolavoro come questo ha lasciato: "Piccola storia dei Peanuts - Le strisce più famose d'America tra arte, cultura e linguaggio."
Scritto da Simona Bassano di Tufillo ed edito da Donzelli, descrive un viaggio stupendo in qualcosa che chiamare fumetto è riduttivo e sprecato. Si analizza quindi un fenomeno assoluto e stupendo, partendo da quei tanti nomi che hanno reso speciale ed unica questa opera: Charlie Brown, Snoopy, Linus, Lucy, Schroeder, Pig-Pen, Frieda, Patty, Sally, Shermy, Violet, Woodstock, Peppermint, Patty, Marci, Franklin, Eudora e Rerun sono i protagonisti di questo viaggio che ha fatto divertire, emozionare e riflettere moltissime generazioni.
Tra le righe del libro si ritrovano, pagina dopo pagina, anni di storia, filosofia ed arte che hanno permesso alle fibre di questa opera di forgiarsi e fortificarsi, in maniera tale da diventare quel successo mondiale che è conosciuto oggi.
Il fenomeno Peanuts non conosce rivali: venduto ad oltre 2000 quotidiani, ha toccato picchi di 355 milioni di lettori, venendo pubblicato regolarmente in 75 paesi e tradotto in 21 lingue.
Il libro analizza le origini del fumetto americano, quelle stesse radici che hanno predisposto il terreno favorevole per la crescita di questo mito straordinario. Vengono proposte riflessioni su quello che è divenuto il post-Peanuts,su quelli che sono stati gli eredi e le eredità di Charlie Brown e del suo mondo.
Tra le pagine del libro è facile perdersi tra la tematica dei fiocchi di neve, per poi ritrovarsi poche righe dopo ai monologhi filosofici dello stupendo e fragile Linus.
Si possono trovare incroci con coperte salvavita ed aquiloni, diventati improbabili prede di alberi sempre affamati.
Il rapporto individuo-mondo nella società americana può ritrovarsi tra le pagine di questo fumetto, come ribadito perorato tra le pagine di questo capolavoro.
Individualismo e società si mescolano stabilmente ad un terrore nell'affrontare la vita giorno per giorno, seguendo un Charlie Brown nel quale tutti, almeno una volta nella vita, ci siamo identificati.
Il fumetto mescola elementi impossibili e sognanti, che il libro recensisce ed illustra, pagina dopo pagina: da cani ed uccelli pensanti, fino ad arrivare a muri di scuole che riescono a comunicare con sorelle svogliate.
Nell'Universo di Schulz è possibile trovare bracchetti capaci di essere tutto: da avvocati in divisa ad eroi della seconda guerra mondiale, ogni cosa è possibile.
Si ritrovano partite a baseball confuse con lotte per la sopravvivenza e per il trionfo del migliore, dove società ed amicizia riescono a prendere strade divergenti.
Tra le pagine del libro si trovano tematica e poetica del genio, ricollegate ad elementi che ne hanno permeato ed assicurato il trionfo su scala mondiale.
L'autrice descrive così l'incredibile e mai noiosa ripetitività che ha appassionato intere generazioni:
"[...]Nelle strisce realizzate da Schulz in cinquant'anni non succede quasi nulla. Non cambia l'età dei protagonisti, non cambia il prezzo delle diagnosi al banchetto psichiatrico di Lucy, non cambia l'abbigliamento, incurante delle mode furiosamente alternatesi dagli anni Cinquanta al Duemila, e gli eventi di quei decenni sono entrati di rado nella narrazione.
Della realtà storica, sociale e di costume di cui sono figli, i Peanuts hanno rispecchiato poco più che l'alternarsi delle stagioni nella sonnolenta, immutabile provincia americana, perfetto sfondo per la reiterazione senza fine di gesti, tradizioni, abitudini. Nell'ordinario, ovvero questo substrato comune di quotidianità, Schulz ha inserito lo straordinario: l'autunno porta la scuola, le foglie che cadono, ma anche il rito del calcio piazzato che Charlie Brown non riuscirà mai a tirare; l'inverno arriva con la festa di Halloween, in cui si inserisce il nuovo rito dell'attesa di Linus per la Grande Zucca.
C'è la neve, ma anche l'anniversario della nascita di Beethoven, su cui il baby-pianista Schroeder tenta invano di portare l'attenzione degli indifferentissimi compagni; c'è San Valentino e le infinite varianti delle lamentazioni di Charlie Brown per la cassetta vuota della posta.
La primavera porta le gite scolastiche ma anche l'albero divora-aquiloni, e ancora scuola, compiti, tv: riti coniugati in forme nuove, inaspettate, stranianti; ed infine lestate, le vacanze estive ma anche il banchetto di aiuto psichiatrico; le partite di baseball in mille salse ma sempre perse.
Tutto ciclicamente torna, uguale a se stesso ma illuminato dal genio comico di Schulz, capace di spiazzare all'infinito la piatta quotidianità attraverso trovate, grafiche e testuali, sempre imprevedibili e fantasiose, in grado di rendere la reiterazione mai uguale a se stessa, creando grande attesa, anno dopo anno, per i micro-eventi in costante evoluzione spiraliforme. [...] Le parole con cui Italo Calvino scelse un simbolo augurale per il nuovo millennio, mentre preparava il materiale per delle lezioni che purtroppo non avrebbe mai tenuto presso l'Università di Harvard, si adattano perfettamente a quello che l'opera di Schulz ha significato e continuerà a significare: <l'agile salto improvviso del poeta-filosofo che si solleva sulla pesantezza del mondo, dimostrando che la sua gravità contiene il segreto della leggerezza, mentre quella che molti credono essere la vitalità dei tempi, rumorosa, aggressiva, scalpitante e rombante, appartiene al regno della morte, come un cimitero d'automobili arrugginite.>[...]"
Si tratta di un incrocio fenomenale tra arte, filosofia, linguaggio, società e storia, sullo sfondo della maglietta a strisce che tanto ha amato il mondo.
Concludere con le parole dell'autrice è un modo efficace per far capire il perchè consigliare questo libro:
"[...]Mi auguro, dunque, che questo lavoro possa rivelarsi utile a chi, come me, ha conosciuto ed amato i Peanuts alla follia pur non sapendo bene perchè e spero possa essere una degna introduzione allo straordinario universo in bianco e nero di Schulz, per chi abbia voglia di avvicinarsi a questo fumetto sempreverde.[...]"


lunedì 18 aprile 2011

REPORT E BOLOGNA: SGUARDO (POCO) AMPIO SU PROBLEMI (TROPPO) GRANDI

Non tutte le ciambelle devono riuscire con il buco, anche ad una brava giornalista come Milena Gabanelli.
Qualche errore di montaggio, taglio e percorso può starci, per una trasmissione che come Report descrive ancora un'Italia libera (o meno prigioniera di altre?, nds).
Nello spaccato giornalistico fornito ieri sera della nostra città, poco si è capito e troppo caos è stato fatto.
Troppo si è detto su cose ormai inutili e superflue: dall'intervista a Cinzia Cracchi alla questione CUP2000, alla quasi persecuzione avvenuta nei confronti del candidato più pericolante che pericoloso Carcano.
Nei confronti di certe tematiche è avvenuto un inutile ed improduttivo sguardo al passato.
Il taglio dato alle tematiche trattate non risponde alla domanda principale che, da troppo tempo, divide Bologna ed i bolognesi. Citando esplicitamente il capolavoro "A Bologna", scritto dal genio di Samuele Bersani, secondo il quale (i portici dalle braccia operaie, metafora libera di questo grandissimo poeta) "fingono di essere sordi e di non sapere/chi sta prendendo la città/a calci nel sedere".
Un cittadino italiano, guardando con occhio critico ai concetti posti, potrebbe sentirsi fiero di non essere bolognese.
Colpa del taglio giornalistico imposto ai servizi o colpa della classe politica che si è addossata eccessiva autorità?
Il servizio era stato presentato come una città nella quale "rischiano di fallire tutti".
Ciò che è certo è che, qualsiasi Sindaco arriverà, dovrà fare l'impossibile per ribaltare le aspettative attualmente circolanti. La sfiducia è grande, preda di una classe politica percepita come fossilizzata, fatta da chi "di chi nasce già/conservatore/vecchio nel cuore", tanto per citare ancora Bersani.
Poco importavano le interviste fatte all'ex-proprietario del BfC od all'ex-proprietaria Menarini (COGEI), tenendo anche in conto le loro glissanti e nulle risposte.
Si sono visti lavoratori a rischio perenne, prede di giochi e logiche imposte da predatori superiori: ne sono l'emblema i dipendenti Verlicchi, ceduti senza alcun controllo ad una società detentrice di una squadra di pallacanestro.
Si sono visti tagli a 360°, nei confronti di un Comune che vivrà l'avvenuto commissariamento come una ferita mai rimarginata.
In quattordici mesi di amministrazione, la Commissaria Cancellieri riesce però così a sintetizzare il difficilissimo compito che spetterà al nuovo Sindaco: (il sindaco che arriverà dovrà) "ascoltare la gente di questa città, perché sono cittadini di grandissima maturità, in grado di non perdonarti nulla, ma anche di darti tutto. Ha un senso civico elevatissimo e hanno capito tutto, basta ascoltare loro."
Bologna è soprattutto questo, appunto. E' una città in declino, da qualsiasi punto di vista la si guardi.
Report ha mostrato interviste ed intervistati che, a domande scomode o non concordate, smontano baracca e burattini invitando il giornalista ad uscire di scena.
Può Bologna rappresentare in piccolo la situazione italiana? Per molti aspetti, sicuramente.
Nel passaggio tra Seconda e Terza Repubblica, sta avvenendo una progressiva decadenza della figura del leader.
Sta crollando quell'idea inaugurata ed incensata dal berlusconismo, secondo cui le facce politiche siano propedeutiche ad accertare la buona condotta dei programmi elettorali.
Report ha dimostrato, forse, che i giochi stanno lentamente cambiando? Prima programmi precisi, svincolando da leader ed ex-rettori che chiamano amici tutti i principali Candidati a Sindaco.
Integrando su larga scala, è un pò ciò che sta accadendo da troppo tempo in Italia.
Spazio ha avuto il Civis, sistema di trasporto maledetto da moltissimi cittadini. Si sono visti commercianti preoccupati per il futuro delle loro attività, a causa di un cantiere perenne che non tarderà a prolungarsi (per via dei problemi giudiziari, nds).
Si sono sospettati prima e palesati poi interessi personali, dietro alle palate di milioni di Euro investite su questo progetto unico al mondo (in senso negativo, nds).
Sempre citando Samuele Bersani, "abbiamo esaurito i passaggi segreti" per definirci città modello.
Nessun riferimento al tessuto solidaristico della città, se non in conclusione di puntata: per una città che vede nella socialità uno dei suoi punti di forza, un punto a sfavore. Poco riferimento è stato dato ai candidati a Sindaco più attendibili, trattati con scherno o non considerati proprio.
Ridurre l'esperienza di Virgino Merola a qualche battuta sul Bologna calcio è inadatto, così come è stato sbagliato non cercare di individuare anche a sinistra qualche colpa e colpevole per ciò che sta avvenendo (forse riducibile solo a 6 mesi di Delbono?).
Bologna non è solo calcio e malaffare, così come Report non è stato solo grillismo e qualunquismo allo stato puro.
Largo silenzio è stato fatto sulle battaglie fatte da Massimo Bugani, candidato Sindaco per il M5S di Bologna: ridurlo ad interventi della stessa durata di quello fatto ad altri volti minori è stato un fattore inopportuno.
Pur essendo molto lontano dal modo di fare e dai toni di demolizione perenne usati dal Grillo nazionale, riconosco in questo Movimento una spinta di partecipazione e disagio che sarebbe da miopi sottovalutare.
In un momento in cui il bisogno di civismo, partecipazione e collettività è imponente, deve essere significativo lo scollamento dall'anti-politica per un movimento che a livello nazionale è percepito come di molta protesta e poca proposta.
In un momento di transizione, Bologna ed i bolognesi hanno bisogno di obiettività, trasparenza e coerenza.
Per ricordare cosa è stata e cosa può ancora essere questa città, si riportino frammenti di una canzone.
Sono pezzi partoriti da un tale Guccini, che la ha vissuta ed amata oltre qualunque misura:

"Bologna è una vecchia signora dai fianchi un po' molli/col seno sul piano padano ed il culo sui colli,/Bologna arrogante e papale, Bologna la rossa e fetale,/Bologna la grassa e l' umana già un poco Romagna e in odor di Toscana [...]

Bologna per me provinciale Parigi minore [...] Oh quanto eravam tutti artistici, ma senza pudore o vergogna/cullati fra i portici cosce di mamma Bologna/ Bologna è una donna emiliana di zigomo forte,/Bologna capace d' amore, capace di morte,/che sa quel che conta e che vale, che sa dov' è il sugo del sale,/che calcola il giusto la vita e che sa stare in piedi per quanto colpita [...] Bologna è una ricca signora che fu contadina:/benessere, ville, gioielli... e salami in vetrina,/che sa che l' odor di miseria da mandare giù è cosa seria/e vuole sentirsi sicura con quello che ha addosso, perchè sa la paura. [...]"
Nel tirare fuori una città dal pantano serviranno moltissime cose: competenza, esperienza, trasparenza, partecipazione, ascolto e coinvolgimento, solo per citarne alcune.
Se Bologna possa divenire un laboratorio di nuovo dialogo per una società civile e per un modello di nascente Terza Repubblica da impostare su scala nazionale, solo il tempo saprà dirlo.
Ciò che conta, ad oggi, è non rimanere immobili dinnanzi a questa bellezza declinante:
"Bologna adesso voltati/mi fai commuovere/lo sai che esagero/con le parole."

domenica 17 aprile 2011

"BROTHERS IN ARMS", CITANDO I DIRE STRAITS



"These mist covered mountains
Are a home now for me
But my home is the lowlands
And always will be
Some day you'll return to
Your valleys and your farms
And you'll no longer burn
To be brothers in arm

Through these fields of destruction
Baptism of fire
I've watched all your suffering
As the battles raged higher
And though they did hurt me so bad
In the fear and alarm
You did not desert me
My brothers in arms

There's so many different worlds
So many different suns
And we have just one world
But we live in different ones

Now the sun's gone to hell
And the moon's riding high
Let me bid you farewell
Every man has to die
But it's written in the starlight
And every line on your palm
We're fools to make war
On our brothers in arms."

TRADUZIONE:

"Queste montagne coperte di nebbia
ora per me sono una dimora
ma la mia casa sono le pianure
e sempre sarà così
un giorno ritornerete
alle vostre valli e alle vostre fattorie
e non avvamperete più
per essere fratelli armati

In questi campi di distruzione
battesimi di fuoco
ho guardato tutte le vostre sofferenze
mentre le battaglie imperversavano
e sebbene mi abbiano colpito così malamente
nella paura e nel timore
non mi avete abbandonato
fratelli miei armati

Ci sono così tanti mondi differenti
tanti soli differenti
e noi abbiamo solo un mondo
ma viviamo in mondi diversi

Ora il sole è andato all'inferno
e la luna si sta alzando
lasciate che vi dica addio
ogni uomo deve morire
poiché sta scritto nella luce delle stelle
e in ogni linea del vostro palmo
Siamo sciocchi a far guerra
ai nostri fratelli armati."

sabato 16 aprile 2011

THYSSEN TRA LAVORO, VITA E GIUSTIZIA: UN PRECEDENTE PROMETTENTE

A distanza di quasi quattro anni si ricordano morti tra fiamme, olio incandescente, grasso, fumo e nera cenere depositata ovunque. Sono passati molti giorni da quella notte, a cavallo tra 5 e 6 dicembre 2007.
I morti per ustioni se ne andarono lentamente, tra sofferenze atroci. Con la Sentenza di ieri, forse, si sono riscritte pagine importanti, soprattutto rivolte alla tutela di tutti quei lavoratori che, giornalmente, affidano ai datori di lavoro la propria integrità psico-fisica in cambio di denaro.
Con questo giudizio il tema della Sicurezza sul Lavoro trova una sponda fortissima con cui rafforzare appieno la sua necessaria idea di utilità.
Prevenire infortuni è essenziale, prescindendo da qualsiasi contesto produttivo.
Le armi per minimizzare gli incidenti sono notevoli, corredati da norme efficaci e ben strutturate: Documenti di Valutazione dei Rischi (DVR), Dispositivi di Protezione Individuale (DPI), Deleghe di Funzione solo per citarne alcune.
Prevenire è possibile, va ricordato soprattutto in questi casi.
Il rogo della Thyssen è stato, per i giudici, omicidio volontario con dolo eventuale. Per l'amministratore delegato Herald Espenhahn sono state confermate le richieste fatte dal procuratore Guariniello: 16 anni e mezzo di reclusione.
Detenzioni a pioggia sono state comminate anche a tutti gli altri imputati, anch'essi accusati di omicidio colposo.
Si poteva prevedere, dunque.
Il precedente che questa sentenza potrà costituire avrà una portata potenzialmente devastante: niente avvenne per caso, gli impianti di gestione erano scarsamente manutenuti, con mancato utilizzo volontario delle necessarie misure di sicurezza. Un precedente come questo servirà, forse, ad affermare che i costi per la sicurezza non sono poi così inutili.
Prevenire significa sottrarre qualcosa all'utile immediato, ma prevedendo incassi maggiori per il futuro. Le parole del pm Guariniello confermano la portata della sentenza: "E' una svolta epocale, da oggi in poi i lavoratori possono contare molto di più sulla sicurezza."
Nonostante la sentenza, niente e nessuno potrà alleviare il dolore di quelle famiglie che hanno perso i loro cari.
La Thyssen, chiamata inevitabilmente a strutturare una strategia di difesa, aveva parlato di processo politico ed ideologico, votato a condannare il capitalismo.
In casi come questi, per fortuna, è evidente che non c'è capitalismo che tenga.
E'opportuno ripensare la struttura economica, connettendo temi come questi ad efficaci codici di responsabilità sociale di impresa: è opportuno ristrutturare i finanziamenti, investendo in opere di formazione ed informazione che impediscano il ripetersi di episodi così terribili ed, al tempo stesso, terribilmente evitabili.
Prevenire facendo sicurezza è un'attività necessaria, non più rimandabile: tutto questo va alla memoria dei morti per quella assurda strage: Antonio Schiavone, Roberto Scola, Angelo Laurino, Bruno Santino, Rocco Marzo, Rosario Rondinò e Giuseppe Demasi.
Si poteva evitare, non finiamo mai di ripetercelo.
Al di là di qualsiasi Testo Unico o di qualsiasi legge a supporto, è opportuno usare questi episodi per rievocare lo spirito fondamentale dell'etica della sicurezza.
Il diritto del Lavoro e la Giurisprudenza hanno inferto all'ignoranza produttiva un colpo mortale, destinato a farsi sentire ancora per moltissimo tempo.
I poteri di spesa ed amministrazione delle risorse di bilancio potevano essere investite dai dirigenti in opere di manutenzione, miglioramento od attenta pianificazione delle opere di sicurezza e protezione: si poteva evitare, per usare parole poverissime.
Si poteva evitare, è meglio ripeterselo.
E' altrettanto doveroso ripetre le parole dell'uomo che quella notte chiamò i soccorsi, Piero Barbetta:
"[...]è la prima volta che vngono date delle condanne così pesanti a degli industriali di questa portata. E' una sentenza in un certo senso storica. [...]Resta tutto (nella mente di quella notte, nds). Sono ricordi che non svaniranno mai, anche quando il tempo avrà allontananto di molti anni quella tragedia. [...]"
La giustizia finirà di fare il suo corso, consapevole di avere iniziato a tracciare un sentiero comunque importante. Per il resto, attenti al processo breve: processi come questi vedono questa norma come un'impietosa Spada di Damocle.



venerdì 15 aprile 2011

"RESTIAMO UMANI", NONOSTANTE TUTTO. DEDICATO A VITTORIO ARRIGONI


"Restiamo umani è l'adagio con cui firmavo i miei pezzi per il Manifesto e per il blog; è un invito a ricordarsi della natura dell'uomo. Io non credo nei confini, nelle barriere e nelle bandiere.

Credo che apparteniamo tutti, indipendentemente dalle latitudini e dalle longitudini, ad una stessa famiglia che è la famiglia umana. [...] Trascorrevamo le nostre notti prestando il nostro supporto sulle ambulanze e di giorno cercavamo, in maniera molto difficoltosa, dei punti internet dove riuscire a trascrivere e mandare in Italia e all'estero ciò di cui quotidianamente eravamo testimoni: una strage di masse di civili. [...]
Credo che ci siano diversi tipi di Resistenza: c'è una resistenza armata che da queste parti non è stata molto efficace nel cercare di arrestare l'avanzata dell'esercito israeliano [...]e c'è un'altra resistenza, una resistenza civile portata avanti, anche in questi giorni, dai contadini e dai pescatori di Gaza. [...] Durante il massacro, la prima forma di resistenza civile era rappresentata proprio dai paramedici che [...] io li considero i primi eroi di questo massacro, perchè sapevano benissimo i rischi a cui andavano incontro.
Altri eroi subito dopo sono i giornalisti, perchè anch'essi erano considerati obiettivi . [...]"

Questa è qualche riga proveniente da un'intervista video che tenne, qualche tempo fa, l'Eroe Vittorio Arrigoni.
 Dal suo profilo Facebook si definiva lavoratore per vocazione presso International Solidarity Movement.
 E così è stato, fino all'ultimo anelito di vita.
 La sua pagina riporta una citazione splendida, riportata nel seguito:

"Andai nei boschi per vivere con saggezza, vivere con profondità e succhiare tutto il midollo della vita, per sbaragliare tutto ciò che non era vita e non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto." (Henry David Thoreau)

Nel suo punto di morte si sarà accorto di essere vissuto davvero?
E' stato forse l'eccezione che conferma la regola?
Sono convito che sia così, anche se il midollo della vita gli è stato strappato via con troppa forza.
Il suo sito riportava, all'incipit di pagina, parte delle cause che ne hanno mosso le azioni e la vita:

"Guerriglia alla prigionia dell'Informazione. Contro la corruzione dell'industria mediatica, il bigottismo dei ceti medi, l'imperdonabile assopimento della coscienza civile. La brama di Verità prima di ogni anelito, l'abrasiva denuncia, verso la dissoluzione di ogni soluzione precostituita, L'infanticidio di ogni certezza indotta. La polvere nera della coercizione entro le narici di una crisi di rigetto. L'abbuffata di un pasto nudo, crudo amaro quanto basta per non poter esser digerito."
(da http://guerrillaradio.iobloggo.com/)

Sempre dal suo sito si ritrova un indizio di diagnosi su un male troppo comune, che affligge troppo in grande l'uomo moderno:

"Il tumore si propaga, trova terreno fertile nell'ignoranza, nella presupponenza. Pretendiamo di andare a innescare l'orrore della guerra in Afghanistan, poi in Iraq chiudendo gli occhi sulla tragedia della Palestina (che crepino pure questi porci di musulmani) e poi partire belli tonti e beati sicuri di esser al sicuro in paradisi artificiali egiziani.Qualcuno dovrebbe scrivercelo, sui deplians turistici che anche se non così non pare, l'artificiale Sharm el-Sheick si trova in Egitto, e l'Egitto confina con Gaza."
(da http://guerrillaradio.iobloggo.com/)

Presi da millemila voglie di viaggiare in prima, spesso ci dimentichiamo del cattivissimo odore che invade e pervade questo mondo distrutto. Persone come Vittorio Arrigoni sono, forse, condannate a morire da eroi.
Ci sarà, forse, una qualche legge naturale che non conosciamo a far terminare così le esistenze di certi lottatori per fare arrivare messaggi importanti all'umanità intera?
Eroi di questa portata servono a farci ricredere su certi assurdi paradossi, questioni che troppo spesso perdiamo di vista strada facendo.
Sia mai che non ci accorgeremmo troppo tardi di non aver vissuto mai, senza bisogno d'avere saggezza e profondità per cercare di succhiare il midollo della vita.
Questa stessa anima nuda è la sola cosa che potrebbe permetterci di rimanere umani, di non perdere di vista quel prossimo che sembra nascondersi a noi così tremendamente bene.
Di seguito qualche frammento proveniente da un'intervista fatta alla madre:

"[...]Io e Vittorio eravamo molto uniti come idee, obiettivi e ideali, sono molto orgogliosa di lui, è sempre stato così. [...] D: Cosa si sentirebbe di dire a tutte le persone che come Vittorio dedicano la loro vita agli altri e alla pace? R: Direi loro di non perdere mai il coraggio e di avere come obiettivo non la propria realizzazione personale ma lavorare per gli altri, soprattutto per i più sfortunati come faceva Vittorio. [...]Lui non ha mai frequentato i potenti, i palazzi di Hamas, ma viveva a contatto con la gente in un due localini di un condominio che guardava sul porto. [...] Ripeteva sempre: restiamo umani anche nei momenti più difficili [...] e io alle volte gli chiedevo: come si fa a restare umani in certi momenti? E lui rispondeva: perche' nonostante tutto l'umanità deve esserci sempre dentro di noi e dobbiamo portarla agli altri. E' sempre stato così, da quando ha finito la maturità ha cominciato ad andare in paesi diversi.[...] In Israele e Palestina è arrivato nel 2002 quasi casualmente, mi diceva: 'Sono entrato dal Damasco Gate, sono arrivato a Gerusalemme Est e sono rimasto quasi folgorato. In quel momento ha capito [...] che il suo lavoro si sarebbe concentrato nella Palestina".
(da www.ansa.it)
Restiamo umani, dunque.
Nonostante tutto e tutti.
Solo così, forse, potrà sentirsi ancora vivo.



giovedì 14 aprile 2011

CAMBIARE IL MONDO CON DUE SOLE MANI, CITANDO BEN HARPER



"Now I can change the world
With my own two hands
Make it a better place
With my own two hands
Make it a kinder place
With my own two hands
With my own, with my own two hands
Now I could make peace on Earth
With my own two hands
And I could clean up the Earth
With my own two hands
And I can reach out to you
With my own two hands
With my own, with my own two hands
I'm gonna make it a brighter place
With my own two hands
I'm gonna make it a safer place
With my own two hands
I'm gonna help the human race
With my own two hands
With my own, with my own two hands
Now I could hold you
With my own two hands
And I can comfort you
With my own two hands
But you got to, got to use
Use your own two hands
Use your own, use your own two hands
Oh, you got to use your own two hands
With our own, with our own two hands "

TRADUZIONE:

"Ora io posso cambiare il mondo
Con le mie due mani
Renderlo un posto migliore
Con le mie due mani
Renderlo un posto più accogliente
Con le mie due mani
Con le mie, con le mie due mani
Ora io potrei portare la pace sulla Terra
Con le mie due mani
E potrei ripulire la Terra
Con le mie due mani
E potrei protendermi verso di te
Con le mie due mani
Con le mie, con le mie due mani
Lo renderò un posto più luminoso
Con le mie due mani
Lo renderò un posto più sicuro
Con le mie due mani
Aiuterò la razza umana
Con le mie due mani
Con le mie, con le mie due mani
Ora potrei tenerti
Con le mie due mani
E posso confortarti
Con le mie due mani
Ma tu devi usare, devi usare
Usare le tue due mani
Usa le tue, usa le tue due mani
Oh, devi usare le tue due mani
Con le nostre, con le nostre due mani "


mercoledì 13 aprile 2011

CITAZIONI LIBERE, IN DIFESA DELLA CULTURA SCIENTIFICA

"La filosofia è scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi a gli occhi (io dico l'universo), ma non si può intendere se prima non s'impara a intender la lingua, e conoscer i caratteri, né quali è scritto. Egli è scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli, cerchi, ed altre figure geometriche, senza i quali mezzi è impossibile a intenderne umanamente parola; senza questi è un aggirarsi vanamente per un oscuro laberinto."
(Galileo Galilei, Il Saggiatore)

"Dal progresso delle scienze dipende in modo diretto il progresso complessivo del genere umano. Chi frena il primo frena anche il secondo."
(Johann Gottlieb Fichte, Sulla missione del dotto)

"La scienza non fa veri progressi se non quando una verità nuova trova un ambiente pronto ad accoglierla."
(Pëtr Kropotkin, Memorie di un rivoluzionario)

"L'ambizione ultima della scienza consiste nel chiarire la relazione tra l'uomo e l'universo."
(Jacques Monod, Il caso e la necessità)

 "La preoccupazione dell'uomo e del suo destino devono sempre costituire l'interesse principale di tutti gli sforzi tecnici. Non dimenticatelo mai in mezzo a tutti i vostri diagrammi ed alle vostre equazioni."
(Albert Einstein)

"La lotta generale per l'esistenza degli esseri viventi non è una lotta per l'energia, [...] ma è una lotta per l'entropia."
(Ludwig Boltzmann)

martedì 12 aprile 2011

INCIDENTE DI FUKUSHIMA AL LIVELLO 7: QUANTO (NON) NE SAPPIAMO?

La nuova scossa sismica registrata in quel di Fukushima sembra non aver, per fortuna, causato alcun danno rilevante alla centrale della morte che da un mese tiene sotto scacco una nazione e sotto preoccupazione il mondo intero.
Ciò che maggiormente allarma, però, è l'avvenuto passaggio al grado 7 della scala Ines di valutazione dei disastri nucleari: in virtù di ciò, quello che sta accadendo può essere ufficialmente definito come incidente catastrofico.
Fukushima come Chernobyl, dunque?
Non proprio o non esattamente, allo stato attuale delle cose.
Le premesse, tuttavia, non sono nè ottime nè ottimistiche: "La perdita radioattiva non si è ancora arrestata completamente e la nostra preoccupazione è che possa anche superare Chernobyl.", rivela un funzionario della Tepco.
Gregory Jaczko, capo della Nrc (Nuclear Regulatory Commission), parla di un margine di sicurezza prossimo a raggiungere una circonferenza di 80 km di raggio dalla centrale di Fukushima; al contempo le autorità giapponesi riferiscono di soli 30 km per la soglia di sicurezza.
Qualcosa che non va anche qui c'è, è piuttosto evidente. Il rischio di allargamento dell'area pericolosa porterebbe a migliaia di sfollati in più, creando di fatto una nuova emergenza nell'emergenza.
Allo stato attuale quali sono le condizioni interne dei reattori sotto strettissima sorveglianza?
Si elencano nel seguito:
  • nuclei 1 e 3 danneggiati, nucleo 2 gravemente danneggiato;
  • stato del contenitore nel reattore 1 ignoto, mentre si sospettano danni ai contenitori dei reattori 2 e 3;
  • temperatura nel reattore 1 è alta e stabile, in reattori 2 e 3 è più bassa e stabile;
  • pressione in aumento nel contenitore del reattore 1, stabile nei reattori 2 e 3;
  • severamente danneggiati edifici esterni dei reattori 1 e 3, come quello del reattore 4 (già spento al momento del sisma).
La situazione potrebbe essere comunque peggiore di quella ufficialmente descritta?
A parere di esperti in materia, probabilmente si. Potrebbe esserci combustibile fuso uscito all'esterno: sarebbe questo uno dei motivi principali del passaggio da 5 a 7 nella scala Ines.
Le domande sorgono spontanee, appunto: Quanta radioattività è uscita, sta ancora uscendo ed uscirà?
Quali sono i rischi per la salute? Esistono complicazioni anche potenziali a lunga distanza?
L'esplosività di Chernobyl potrebbe divenire addirittura più innocua di questa silenziosa ed inarrestabile minaccia costante? Nel mentre, urge ripensare a fondo i criteri di valutazione e percezione del rischio nei confronti di complicate realtà impiantistiche come quelle nucleari.
Urge modulare nuovamente il calcolo del pericolo connesso ad eventi rari e straordinari: occorre valutare anche l'imprevedibile, in parole povere.
Esistono rischi per Stati collocati a grande distanza dal Giappone?
Nonostante esperti riferiscano di no, è opportuno fornire una panoramica completa della questione in merito.
C'è chi crede che ripercussioni siano possibili anche nella nostra Europa: è l'opinione del CRIIRAD, organismo indipendente per il controllo delle radiazioni.
A detta loro, il rischio di contaminazione da iodio 131 (prodotto radioattivo della fissione nucleare, nds) per latte, verdure a foglia larga e pioggia è tutt'altro che trascurabile.
Secondo l'Istituto la precauzione migliore sarebbe quella di prestare attenzione al consumo di verdure a foglia larga e latte sopratutto da parte di bambini, donne incinte o che allattano.
L’avviso può essere ragionevolmente esteso a Stati come Svizzera, Italia, Belgio, Germania e Francia.
Allo stato attuale, comunque, non si presenterebbero rischi da contaminazione pericolosi o rilevanti: "semplicemente" non più trascurabili.
Per chi lo attendeva, da ora è ufficiale: l'incidente di Fukushima è definito come catastrofico.
A livello di ufficiosità, invece, c'è forse qualcosa di più che non possiamo sapere?
Si continui a parlare di bunga bunga o processo breve, nel mentre: la distrazione è ottima.



Per saperne di più:
http://www.ecoblog.it/post/12412/fukushima-effetto-accumulo-radiazioni-nucleari-in-europa-rischio-non-piu-trascurabile
http://www.unita.it/mondo/giappone-nuova-scossa-br-fukushima-come-chernobyl-1.282212
http://www.corriere.it/esteri/11_aprile_12/giappone_livello_alzato_cenrale_fukushima_f3ee4a46-64c3-11e0-99a5-e45596b05597.shtml

lunedì 11 aprile 2011

SGUARDO ALLA POLITICA DEI MISEREVOLI: TRA CINEMA E FUTURO, SOGNANDO L'ONOREVOLE ITALIA

Tristezza è vedere un pensionato invitare al bunga bunga neo-laureate a pieni voti che, inorridite od intimidite dalla nana prepotenza del losco figuro, sorridono inopportunamente.
Tristezza è sentire che quel nostro tempo che ogni giovane invoca, molto probabilmente, non arriverà mai. E' triste vedere che parole come amore o responsabilità vengono strumentalizzate da cialtroni, incapaci di scollarsi da caldissime poltrone.
E' tristissimo vedere un centrosinistra sempre lamentoso, quando in un tempo corretto e non corrotto moltissimi sostengono che avrebbe potuto tagliare alla radice questa degenerazione, divenuta nel tempo  irreversibilmente cronica.
E' triste vedere un processo breve che ammazzerà la sete di giustizia di famiglie che hano perso figli, costrette a scrivere lettere ad autorità che di Onorevole hanno poco o nulla.
E' emblematico di questa condizione di malinconia assoluta l'opinione di Daniela Rombi, madre di una delle vittime della strage di Viareggio. Grazie al tanto amato processo breve, questa e tante altre tragedie potrebbero finire nell'oblio:
"[...]Ma io voglio rivolgermi direttamente al Presidente del Consiglio. [...] Gli vorrei dire che non deve pensare solo a sè stesso, ha già tanti soldi, tanto potere. Perchè deve ancora schiacciare questa pItalia che si definisce democratica?
I processi vanno fatti, velocemente ma vanno fatti.
Non si può far finta che a Viareggio non sia successo niente. Se non è successo niente perchè mia figlia non torna a casa la sera? All'Aquila sono morte 308 persone, perchè non tornano a casa la sera?
Perchè è successo qualcosa e chi ha sbagliato deve pagare. Se nessuno paga vuol dire che questa non è più una società civile. [...] Per la strage di Viareggio le imputazioni sono di omicidio colposo e disastro colposo, gli imputati sono tutti incensurati, le pene previste non superano i cinque anni.
Mi dice lei chi paga se entra in vigore la prescriione breve?[...] A noi non bastano nè due, nè cinque anni, figurarsi se possiamo accettare che la prescrizione breve vanifichi tutto. Faremo tutto ciò che è in nostro potere per fermarli.[...]"
Qualcuno fermi la nuova (vecchia) classe politica, fatta non da onorevoli ma da pensionati e gerontocrati miserevoli.
Si dia spazio al civismo cavalcante, si dia spazio ai giovani disoccupati o precari ed alle donne, senza bisogno di citare le quote rosa. Onorevole era chi sosteneva i giovani a tutta forza, incitandoli a difendere i valori che erano stati conquistati con dure battaglie nel passato; onorevole era chi pensava al domani e non alla poltrona, onorevole era chi dava priorità alla giustizia collettiva e non individuale.
Tutto questo è tristezza, oltrechè assurda incoerenza.
Al di fuori della malinconia, forse, prima o poi usciremo a riveder le stelle.
Nel mentre, limitiamoci a ricordarle cinematograficamente scrivendo:
"Mi dispiace, ma io non voglio fare l'Imperatore: non è il mio mestiere; non voglio governare né conquistare nessuno. Vorrei aiutare tutti, se possibile: ebrei, ariani, uomini neri e bianchi.
Tutti noi esseri umani dovremmo aiutarci sempre, dovremmo godere soltanto della felicità del prossimo, non odiarci e disprezzarci l'un l'altro. In questo mondo c'è posto per tutti.
La natura è ricca, è sufficiente per tutti noi; la vita può essere felice e magnifica, ma noi lo abbiamo dimenticato.
L'avidità ha avvelenato i nostri cuori, ha precipitato il mondo nell'odio, ci ha condotti a passo d'oca fra le cose più abbiette.
Abbiamo i mezzi per spaziare, ma ci siamo chiusi in noi stessi. La macchina dell'abbondanza ci ha dato povertà; la scienza ci ha trasformato in cinici; l'avidità ci ha resi duri e cattivi; pensiamo troppo e sentiamo poco. Più che macchinari, ci serve umanità; più che abilità, ci serve bontà e gentilezza.
Senza queste qualità la vita è violenza e tutto è perduto.
L'aviazione e la radio hanno riavvicinato le genti; la natura stessa di queste invenzioni reclama la bontà nell'uomo, reclama la fratellanza universale, l'unione dell'umanità.
Perfino ora la mia voce raggiunge milioni di persone nel mondo, milioni di uomini, donne e bambini disperati, vittime di un sistema che impone agli uomini di torturare e imprigionare gente innocente.
A coloro che mi odono, io dico: non disperate!
L'avidità che ci comanda è solamente un male passeggero, l'amarezza di uomini che temono le vie del progresso umano. L'odio degli uomini scompare insieme ai dittatori e il potere che hanno tolto al popolo ritornerà al popolo e, qualsiasi mezzo usino, la libertà non può essere soppressa.
Soldati! Non cedete a dei bruti, uomini che vi disprezzano e vi sfruttano, che vi dicono come vivere, cosa fare, cosa dire, cosa pensare, che vi irreggimentano, vi condizionano, vi trattano come bestie. Non vi consegnate a questa gente senza un'anima, uomini macchina, con macchine al posto del cervello e del cuore.
Voi non siete macchine, voi non siete bestie: siete uomini!
Voi avete l'amore dell'umanità nel cuore, voi non odiate, coloro che odiano sono quelli che non hanno l'amore altrui. Soldati! Non difendete la schiavitù, ma la libertà! Ricordate nel Vangelo di S. Luca è scritto: "Il Regno di Dio è nel cuore dell'uomo".
Non di un solo uomo o di un gruppo di uomini, ma di tutti gli uomini. Voi! Voi, il popolo, avete la forza di creare le macchine, la forza di creare la felicità.
Voi, il popolo, avete la forza di fare che la vita sia bella e libera; di fare di questa vita una splendida avventura. Quindi, in nome della democrazia, usiamo questa forza.
Uniamoci tutti! Combattiamo per un mondo nuovo che sia migliore!
Che dia a tutti gli uomini lavoro; ai giovani un futuro; ai vecchi la sicurezza.
Promettendovi queste cose dei bruti sono andati al potere, mentivano!
Non hanno mantenuto quelle promesse, e mai lo faranno!
I dittatori forse sono liberi perché rendono schiavo il popolo. Allora combattiamo per mantenere quelle promesse! Combattiamo per liberare il mondo, eliminando confini e barriere; eliminando l'avidità, l'odio e l'intolleranza.
Combattiamo per un mondo ragionevole. Un mondo in cui la scienza e il progresso diano a tutti gli uomini il benessere. Soldati, nel nome della democrazia, siate tutti uniti!
Hannah, puoi sentirmi? Dovunque tu sia, abbi fiducia.
Guarda in alto, Hannah! Le nuvole si diradano: comincia a splendere il Sole.
Prima o poi usciremo dall'oscurità, verso la luce e vivremo in un mondo nuovo.
Un mondo più buono in cui gli uomini si solleveranno al di sopra della loro avidità, del loro odio, della loro brutalità. Guarda in alto, Hannah!
L'animo umano troverà le sue ali, e finalmente comincerà a volare, a volare sull'arcobaleno verso la luce della speranza, verso il futuro. Il glorioso futuro che appartiene a te, a me, a tutti noi.
Guarda in alto Hannah, lassù."
(Charlie Chaplin, discorso da Il Grande Dittatore)
Speranza, luce e futuro sembrano essere gli ingredienti per combattere questa malcelata ipoteca sull'avvenire delle giovani generazioni.
Anche questa può essere definita moderna dittatura, è risaputo.

domenica 10 aprile 2011

TRACCIANDO LA LINEA DELLA VITA: CITANDO FRANCESCO DE GREGORI



"Che è tutta una vita che passo da qua,
e ancora rischio di perdermi,
magari è questione di troppa sensibilità,
o sono soltanto motivi tecnici...

E tu dici una bussola, dovevi almeno portarla con te,
una bussola potevi almeno spiegarmelo come si usa
una bussola, scusa....

Ci sono amori che non si ricordano
e baci che non si dimenticano,
persone che passano e non si salutano e sputano,
e cani bianchi che a volte ritornano.

E tu dici la vita dovevi almeno capire perché,
la vita, il tempo che cambia col vento che arriva
quest'anima stanca che pure respira
quest'angolo piatto che gira, quest'anima
dolce e cattiva, che dice "guardami..."
dice "perché non parli...?" dice "sbrigati
prima che sia troppo tardi... guardami...
perché non parli? Fermati prima che
sia troppo tardi...."

Saranno trent'anni che passo da qua,
e adesso fai finta di non riconoscermi.
Ma guarda la gente che salti mortali che fa
E quanti nani sui trampoli, e tu dici:
"Perdonami... ma non credevo che fossi tu, perdonami..."
Va bene perdonami, però perdonami cosa?

E tu dici "La vita", la vita.... Questa scatola vuota
quest'anima nuda, questa retta finita,
quest'acqua che corre veloce in salita,
quest'anima forte e ferita, che dice:
"guardami..." dice "perché non parli...?"
dice "fermati prima che sia troppo tardi... guardami...
perché non parli? E sbrigati prima che
sia troppo tardi, perché non parli...?"
dice "fermati prima che sia troppo tardi... guardami...
perché non parli? Sbrigati prima che
sia troppo tardi...guardami...perché non parli...?
Guardami...perché non parli?
Fermati prima che sia troppo tardi....""

sabato 9 aprile 2011

"IL MONDO COME IO LO VEDO": FILOSOFIE E RIFLESSIONI DI UN GENIO

Può una mente straordinariamente votata alla scienza partorire riflessioni senza tempo ed a tutto campo nei confronti dell'umanità intera?
Come ha potuto una persona modesta ed umile come Albert Einstein scalfire la sacra roccia della fisica classica, imponendo un nuovo modo di pensare e di analizzare la realtà attorno a noi? Non più solo moti rettilinei e relatività galileiana, ma inseguimenti verso un'energia da concepire a tutto campo e sforzi per capire come e quanto la variabile tempo sappia influenzare le normali coordinate spaziali che vediamo attorno a noi. Questo fu solo un infinitesimo del nuovo che le congetture di questo grande uomo apportarono alla scienza ed alla fisica.
In un mondo che vede impietosamente schiacciata e sottovalutata la cultura scientifica a scapito di quella divenuta ordinaria, una figura totalizzante come quella di Einstein si pone in antitesi con qualunque ipotesi possibile di inferiorità.
Gli indizi fondamentali per capire la questione si ritrovano tra le pagine del breve libro "Il mondo come io lo vedo", scritto dal pugno del grandissimo scienziato.
Dalla mente che dalla stazione di Oxford smontò secoli di fisica classica si ritrovano riflessioni pesanti ed importanti, relativamente a quell'approccio integrato che tanto manca alla contemporaneità.
Leggendo si trovano incroci tematici tra questioni essenziali e lontani tra loro, almeno apparentemente: dalla crisi economica alla natura capace di stupire e meravigliare, dal disarmo ai rimedi per migliorare a grandi passi cultura e scienza. Tra una pagina e l'altra si perviene così alla visione di un tutto che, non troppo saggiamente, oggi sembra dimenticato e cancellato.
Lungimiranza e visione della complessiva realtà nella quale siamo immersi sono due delle principali lenti di ingrandimento a cui Einstein fece riferimento per analizzare con occhio critico le più grandi questioni del suo tempo. A ben guardare, i problemi di allora non sono poi così diversi da quelli del nostro tempo: crisi economica ed occupazionale, guerre e disarmi solo annunciati, sostenibilità ambientale e decrescita economica, educazione e cultura scientifica da riscoprire, approccio totalizzante da ritrovare per meglio comprendere il futuro che ci attende.
E' sul destino dell'umanità e del singolo che si interroga, a più riprese, il grande scienziato:
"[...]Quale straordinaria situazione è quella di noi mortali! Ognuno di noi è qui per un breve soggiorno; non sa bene per quale scopo, sebbene talvolta pensi di percepirlo.
Ma dal punto di vista della vita quotidiana, senza approfondire ulteriormente, noi esistiamo per i nostri consimili - in primo luogo quelli che ci rendono felici [...]e, poi, per tutti quelli a noi personalmente sconosciuti ai cui destini siamo legati dal vincolo della solidarietà.[...]"
Non mancano frammenti di discorsi e lettere dedicate a personaggi e studiosi celeberrimi anche al giorno d'oggi; non manca neppure una lettera volta ad attaccare l'oscurantista fascismo italiano in difesa dello spirito costituente il fare scienza.
Si tratta di un libro che ripropone, a più riprese, delle grandi sfide rimaste insolute ancora oggi: dalla cooperazione internazionale alla solidarietà dimenticata, dal rispetto reciproco a quell'idea mai troppo inseguita di religiosità cosmica con cui unire i (troppi e disordinati) fili che oggi compongono la nostra società.
Tra pagine dove trovare rapporti tra pacifismo, valore del denaro e sostegno al valore supremo dell'individuo si riscoprono accorati appelli all'unità mondiale, che tutt'oggi ancora manca su tantissime tematiche non legate all'esclusivo profitto economico.
Scienziato e filosof grandissimo ed insuperabile, dunque.
Cosa lo mosse in via ad intraprendere percorsi così ripidi su così tante tematiche di difficile impostazione e risoluzione?
"Gli ideali che hanno illuminato il mio cammino sono stati la verità, la bontà e la bellezza. [...] Gli oggetti comuni degli sforzi umani- proprietà, successo pubblico, lusso- mi sono sempre sembrati spregevoli."
Per conoscere di più l'uomo, per sapere qualcosa che vada oltre lo scienziato geniale o l'uomo dalla linguaccia mondialmente famosa; per approfondire temi mai risolti che hanno saputo aggravarsi nel tempo, per valutare con occhio critico l'incedere della cultura scientifica da riscoprire.
Per approfondire paradossi e complessità di un fisico incredibile, per non fermarsi al sapere la sola formula E=mc^2.

mercoledì 6 aprile 2011

DUE ANNI DOPO, DURANTE O PRIMA: QUANDO POCO E' CAMBIATO

In corrispondenza di un anniversario pesante, rimane come verità che tutto è ancora come allora.
Dalle 3.32 di quel giorno di due anni fa molta acqua è passata sotto i ponti, ma pochissima è riuscita a scalfire il dolore dei rimasti ed ancora meno è riuscita a ridefinire nuovi argini di vivibilità per una città distrutta.
Le immagini provenienti dai (pochi) mezzi di informazione disponibili a fornire un quadro completo della situazione trasmettono un resoconto desolante ed impietrito ulteriormente dal tempo.
Ci fu un G8 fatto da potenti e promesse, troppe promesse. Ci furono luci e lustrini, disposti in maniera tale da far diventare propaganda ciò che avrebbe potuto essere gestione di un'emergenza straordinaria.
Ci furono imprenditori sciacalli che, la notte del terremoto, passarono sonni tranquilli corroborati da fragorose risate pensando al business imminente che avrebbe potuto realizzarsi; le loro inscrivibili parole sono reperibili da file audio rintracciabili su tutta la rete.
Per chi volesse rispolverare l'orrenda cronaca, una versione è disponibile all'indirizzo seguente:
http://www.youtube.com/watch?v=4C3cGOHOiPc
Servono stomaci forti e resistenti all'indignazione, si intende.
309 vittime, per un terremoto che con altre precauzioni costruttive avrebbe prodotto ben altro esito.
Si ricordano, da cronache, sabbia dentro i mattoni, progetti edili fatti con colonne portanti mancanti e troppo altro.
Da allora, purtroppo, L'Aquila è divenuta teatro: il ricordo va a individui cammuffati da giornalisti che, in piena notte, andavano a bussare ai vetri delle macchine dove terremotati cercavano un attimo di sonno al riparo da freddo ed intemperie.
Il ricordo va all'inseguimento delle cronache, alle retrospettive ed alle dietrologie promosse, senza colpo ferire, nei mesi successivi al catastrofico evento. Si parlò di new-town, così come poco tempo fa a Lampedusa qualcuno promise casinò, campi da golf e case da acquistare per goldoniane "smanie per la villeggiatura", o per più semplificanti bunga bunga.
Il ricordo va ad iniziative di cantanti ed artisti italiani, ammirevoli ma non ripetute nel tempo.
Questo 6 aprile è stato voluto come giorno senza show: a distanza di due anni, la fine delle illusioni è necessaria e doverosa. C'è di mezzo una qualche forma di dignità collettiva che ancora non so spiegare, si intenda.
A pochi giorni dall'anniversario, è intervenuto anche il carrozzone mediatico poi (per fortuna) smascherato: si rimanda a trasmissioni finte fino al midollo, dove teatranti e commedianti hanno inscenato il pubblico elogio a quanto fatto da un Governo che sta, a più riprese, esponendo l'Italia al pubblico ludibrio davanti al mondo.
Rimane una città divisa in zone colorate, ciascuna secondo un suo indice di totale o parziale abitabilità.
Rimangono associazioni nate per non dimenticare, rimangono passeggiate per un centro storico devastato e distrutto.
Rimangono sospetti più che fondati, secondo cui seguendo precisi piani di evacuazione e prevenzione un terremoto così avrebbe potuto produrre danni circoscritti e più limitati.
Rimangono carriere di studenti spezzate, sotto la pressione di una Casa sfaldatasi come sabbia asciutta sotto sole cocente. Da luglio sono ritornate le tasse da pagare, contemporaneamente sospese nella teatralità inscenata dal fenomeno Lampedusa.
Rimangono monumenti storici crollati, con 1328 persone che rimangono ancora in villeggiatura presso alberghi.
Dal prossimo novembre ritornerà, puntuale come un orologio svizzero, il pagamento degli arretrati (cumulati, ovviamente) per case e negozi anche distrutti dal sisma.
Su argomenti come questi, si sa, banche ed istituti di credito faranno valere sempre la loro perversa e legalizzata follia.
Stando alle cifre, altre 23mila vivono in alloggi a carico dello Stato (CASE, Map) per un totale di circa quasi 38mila persone complessivamente ancora in stato d'emergenza.
Nonostante questo, i soldi risultano essere l'ultimo dei problemi: il Presidente della Regione Abruzzo e Commissario straordinario per la Ricostruzione Gianni Chiodi riferisce di tre miliardi di Euro già spesi per circa 1,5, con previsto nel 2011 l'invio di un altra tranche pari a circa un altro miliardo e mezzo di Euro.
Rimane il ricordo, senza pretesa alcuna di fare show o di recitare parti troppo facili da inscenare.
Solo rispetto, corredato da più di qualche sospetto: siamo in Italia, appunto.

martedì 5 aprile 2011

QUESTIONE NUCLEARE: PROBLEMI (NON) RISOLTI TRA FUKUSHIMA E CHERNOBYL

Poco o nulla si capisce su quanto stia accadendo in quel di Fukushima: livelli differenti di radioattività vengono diffusi, di pari passo a livelli di allarme sempre meno percepiti. Quale è, solo ufficialmente, lo stato dei sei reattori della centrale di morte?
Se ne esponga un'analisi nel seguito:
  • Reattore 1: nocciolo gravemente danneggiato, con probabile ed avvenuta fusione. 50% circa del combustibile è scoperto e mescolato ad acqua dolce;
  • Reattore 2: nocciolo gravemente danneggiato, con probabile fusione. Crepa di 20 centimetri sta sversando acqua radioattiva senza controllo nel mare, 50% circa del combustibile è scoperto e mescolato ad acqua dolce;
  • Reattore 3: nocciolo danneggiato, con danni al contenitore. 50% del materiale radioattivo è scoperto, viene aggiunta anche qui acqua dolce. Zona ad altissimo rischio in quanto presente combustibile mox (uranio+plutonio), altamente nocivo;
  • Reattore 4: spento dal 30 novembre, con incendi verificatisi nella piscina di stoccaggio del combustibile esausto. Edifici gravemente danneggiati;
  • Reattore 5-6: in stato di manutenzione al momento del sisma, dopo un periodo di seria complessità non destano preoccupazioni particolari.
Il quadro di allerta prevede un allarme limitato ai 30 chilometri di raggio calcolabili dalla centrale di Fukushima Daiichi, con i residenti invitati a rimanere al chiuso.
L'ultima soluzione pensata dalla Tepco consiste nello sversare in mare 11500 tonnellate d'acqua già radioattiva per stoccare il liquido ancora più contaminato presente nel reattore 2. Di fronte a questa soluzione, si configura un nuovo tipo di scelta: individuare il male minore come scelta maggiormente praticabile. A cosa porterebbe lo sversamento in mare di così ingenti quantità di acqua contaminata? A detta della stessa Tepco, conseguenze minime o nulle sulla salute degli stessi giapponesi residenti nelle vicinanze di Fukushima.
Questa soluzione è l'ultima dopo una serie infinita di altri ripensamenti, proposte ed errori fatti dal gestore nucleare giapponese: andando dalle barriere all'isola artificiale, per finire ai tassi di radioattività misurati con ordini di grandezza completamente sballati.
Il passo successivo riguarda una domanda terribilmente semplice: è possibile fidarsi della Tepco e di quanto pensato per far fronte all'emergenza?
La stessa Aiea, nell'invocare più trasparenza, ha previsto l'invio di esperti internazionali per concertare con autorità ed esperti giapponesi soluzioni alla gravità della questioni emerse. Il conteggio sfollati è limitato a sole 200mila unità, fatte evacuare dalla famosa area a raggio 20 chilometri.
Nonostante ogni rassicurazione, ci sono statistiche contrarie ad invocare lo stato di calma apparente. La stampa nipponica, contrariamente a quanto indicato dalla Tepco, ha affermato che già lo scorso 2 aprile i tassi di radioattività presenti nell'acqua di mare vicina alla centrale di Fukushima erano di circa 7,5 milioni di volte superiori alla norma.
Sono partiti indennizzi rivolti agli abitanti colpiti da questa strage, oltrechè test di rilevamento radioattività a tappeto su scuole ed asili della zona afferente a quei 20 chilometri.
Se sia o meno possibile fidarsi della Tepco senza alcuna riserva, è una risposta purtroppo scontata.
Sversando altre quantità di tonnellate radioattive nell'acqua già terribilmente contaminata, nient'altro si farebbe che peggiorare ulteriormente la situazione.
Tenendo conto dell'estensione dell'Oceano Pacifico, è possibile poi fare anche altre tipologie di pensieri in merito.
Che si tratti di una nuova e diversa Chernobyl, ormai, è cosa scontata.
Le autorità governative propendono per la soluzione meno peggiore, giunti a questo punto.
L'informazione italiana, non monitorando costantemente e con urgenza la situazione, sta rendendo assolutamente nullo un problema che è di rilevanza mondiale.
I tentativi per rattoppare la falla del reattore 2 sono tutti quanti caduti nel vuoto, con un continuo ed inarrestabile sversamento di acqua radioattiva come sopra scritto.
Se al quadro Tepco si aggiungono le questioni di corruzione e di omessi controlli emerse durante l'emergenza, poco di positivo è possibile pensare.
Sulla fattibilità o meno dell'ipotesi nucleare, sembra che l'ora zero si stia lentamente avvicinando.
Nel mentre, si studiano nuove forme per (ri)mettere in sicurezza il reattore di Chernobyl.
Risulta infatti al limite della resitenza la gabbia di cemento imposta come condizione estrema di sicurezza al reattore 4 della centrale che da 25 anni continua a mietere pericolo e morte.
Su questo tema, l'ennesimo dubbio da sottoporre ai filo-nuclearisti: ciò che per l'uomo è tempo significativamente lungo, quanto è per le scorie radioattive che hanno tempi di dimezzamento assestati su migliaia di anni?
E' produttivo impegnare le future generazioni ad arrovellarsi su come mantenere in sicurezza scorie che impiegano moltissime migliaia di anni per ridurre la propria pericolosità?
Domande ignoranti, forse, ma significative.


Per saperne di più:
http://www.corriere.it/esteri/11_aprile_05/radioattivita-mare-giappone_756624ba-5f54-11e0-a9b0-e35a83b9ad3b.shtml
http://www.libreidee.org/2011/04/fukushima-ora-zero-verso-una-catastrofe-planetaria/

nucleare munch

lunedì 4 aprile 2011

NATURA, MONDO ED UOMO: CIO' CHE I NATIVI AMERICANI SANNO ANCORA INSEGNARE

"Per noi i guerrieri non sono quello che voi intendete.
Il guerriero non é chi combatte, perché nessuno ha il diritto di prendersi la vita di un altro.
Il guerriero per noi é chi sacrifica se stesso per il bene degli altri.
E' suo compito occuparsi degli anziani, degli indifesi, di chi non può provvedere a se stesso e soprattutto dei bambini, il futuro dell'umanità."
(Toro Seduto)

"Ovunque tra il nostro popolo si pensa che il Creatore e tutta la Creazione sono un vasto e santo mistero: ma questo mistero può parlare ai nostri cuori se noi siamo preparati e se ascoltiamo."
(Saupaquant)

"Chi vuol essere un uomo giusto deve rispettare tutte le forme di vita su questa terra, il cielo, la luna, il sole, le stelle e quello che la natura ci dà.
Se a casa sua arriva qualcuno ed é povero, gli deve dare alloggio, da mangiare e da vestire. Così si dovrebbe comportare un uomo giusto."
(Dal compito scritto di un bambino di 12 anni: Kim Katsitsiosta)

"Pace non é solo il contrario di guerra, non é solo lo spazio temporale tra due guerre... Pace é di più. E' la Legge della vita.
E' quando noi agiamo in modo giusto e quando tra ogni singolo essere regna la giustizia."
(detto degli Irochesi)

"Vi e' molto di folle nella vostra cosiddetta civilta'.
Come pazzi voi uomini bianchi correte dietro al denaro, fino a che non ne avete così tanto, che non potete vivere abbastanza a lungo per spenderlo.
Voi saccheggiate i boschi e la terra, sprecate i combustibili naturali, come se dopo di voi non venisse piu' alcuna generazione, che ha altrettanto bisogno di tutto questo.
Voi parlate sempre di un mondo migliore, mentre costruite bombe sempre piu' potenti, per distruggere quel mondo che ora avete."
(Bufalo che Cammina, Stoney)

"La terra fu creata con l'aiuto del sole, e tale dovrebbe restare... La terra fu fatta senza linee di demarcazione, e non spetta all'uomo dividerla...
Io non ho mai detto che la terra è mia per farne ciò che mi pare.
L'unico che ha il diritto di disporne è chi l'ha creata.
Io chiedo il diritto di vivere sulla mia terra e di accordare a voi il privilegio di vivere sulla vostra."
(Capo Giuseppe)

"La primavera è tornata, il sole ha abbracciato la terra.
Presto vedremo i figli del loro amore. Ogni seme, ogni animale si è svegliato.
Anche noi siamo stati generati da questa grande forza.
Per questo crediamo che anche gli altri uomini e i nostri fratelli animali abbiano il nostro stesso diritto a vivere su questa terra."
(Toro Seduto)

"Non lasciamo che i nostri ideali ci rendano soddisfatti di noi stessi.
Ognuno di noi, in scala più o meno grande contribuisce allo sfruttamento e alla distruzione della terra, allo spreco e all'inquinamento.
Abbiamo semplicemente la possibilità di camminare più vicino alla Buona Strada.
Non di colpo, ma tappa per tappa in questa direzione, finchè non riusciamo a tornare su questo sentiero.
Per coloro che sanno ascoltare, le voci parlano ancora."
(Saupaquant Wampanoag)

"L'uomo talvolta crede di essere stato creato per dominare, per dirigere.
Ma si sbaglia. Egli è solamente parte del tutto.
La sua funzione non è quella di sfruttare, bensì è quella di sorvegliare, di essere un amministratore. L'uomo non ha nè potere, nè privilegi.
Ha solamente responsabilità."
(Orens Lyons, Onondaga)


domenica 3 aprile 2011

STORIA DELL'ITALIANO E DELLA BARZELLETTA CHE GLI INSEGNO' A VOTARE

Immancabile ritorna, con splendide barzellette degne della miglior specie.
Una grande ironia caratterizza questo uomo qualunque, nonostante lui stesso finisca con il deprecare chi ama far ridere e raccontare aneddoti satirici:
"Non è vero che io racconto le barzellette, anzi disistimo chi lo fa."
(Ansa,27-9-2002 - Berlusconario pag.191)
Non troppo tardi, per fortuna, arriva a smentire con i fatti questi suoi annunci di tristezza e sconsolazione: dalla barzelletta in cui Rosy Bindi si trasforma da orchidea a bestemmia, fino ad arrivare al gesto del cucù fatto sulle più grandi tribune europee.
Gli annuari di questo piccolo pensionato annoverano decine di irriverenti parabole, molte delle quali sono (per fortuna) state dimenticate. Prima di procedere, è significativo ricordarne qualcuna:
  • Barzelletta n°1: Un malato di Aids va dal medico e gli chiede: "Dottore, cosa posso fare per la mia malattia?". Il medico risponde: "Faccia delle sabbiature." "Ma dottore, mi faranno veramente bene?" "Bene no, ma sicuramente si abituerà a stare sotto terra." (La Repubblica, 4-4-2000);
  • Barzelletta n°2: Come fanno a convivere nella stessa gabbia un lupo e un agnello? E' facile, ogni giorno si mette nella gabbia un nuovo agnello... (Ansa, 15-10-1997 - raccontata a Porta a Porta si presume nell'ilarità generale);
  • Barzelletta n°3: L'estrazione di un dente costa cara a Mosca, come mai? Beh, come noto non si può aprire bocca e quindi...bisogna operare dal basso. (Ansa, 15-10-1997);
  • in ordine sparso: Marx, Guardia di Finanza, Carabinieri, superdotati, inverno rigido, [ecc...].
Da qualsiasi punto di vista la si guardi, questa "comicità" compulsiva deve avere un fine magari elettorale. Mentre in questa Italia fa effetto l'irriverente prepotenza della malata ironia di questo pensionato, altrove larghe fette di società non trovano alcuna risposta alla domanda "Come è stato possibile?"
Si riporti qualche esempio nel seguito:

"Nell'Italia di B. niente è mai davvero finito. Lui è il tipo che spegne un fuoco e ne accende un altro.
Ama questo tipo di teatro. Ha un vero talento per distrarre il pubblico, e passa danzando da un disastro all'altro."
(Frank Bruni, The New York Times, 29-6-2003)

"Lo Stato a terra, la politica corrotta, l'economia dell'ultimo stadio. [...] E l'unico che avrebbe il potere di cambiare le cose è il capo del governo. Ma a lui interessano solo i suoi soldi. [...] Da 14 anni l'Italia è governata quasi ininterrottamente da un miliardario capriccioso imputato in 17 processi, il quale tuttavia gode di un'enorme maggioranza tra gli elettori. [...]
Allo stesso tempo l'Italia ha vissuto un periodo di drammatico declino: una delle più grandi storie di successo europee, è diventata una delle più deboli economie nazionali del continente."
(Alexander Stille, Sueddeutsche Zeitung, 13-2-2009)

Si potrebbe continuare per pagine e pagine, appunto.
Nonostante tutto e tutti questi scandali, lo zoccolo duro dell'elettorato (rispetto al 70% votante, nds) sembra non abbandonarlo più.
Senza il satiro B., il partito dell'amore finirebbe sicuramente o con l'implodere o con il perdere voti su voti.
La banalizzazione continua nella quale siamo immersi, ormai da troppo tempo, sta delineando un quadro ben definito nel quale sarà sempre più difficile muoversi.
Sarà sempre più complicato destreggiarsi in un clima istituzionale dove alle verità di un Paese fallito si vanno sostituendo barzellette e fanfaronate varie, sarà sempre più difficile muoversi in un Paese dove conflitti istituzionali e tra sfere di potere riempiono giornalmente le pagine dei quotidiani.
Sarà impossibile muoversi in un Paese ridotto all'incapacità di poter parlare d'altro, anche per l'assoluta inesistenza di un'alternativa credibile (ad oggi per molti versi risibile, nds).
Grazie alle continue barzellette, questo pensionato ha fuso insieme le figure del principe e del giullare tipiche delle corti rinascimentali. Brandendo costantemente l'arma di un consenso popolare inequivocabile (ed inspiegabile, nds), è stato fino ad oggi democraticamente autorizzato a farsi gli affari suoi.
Qualcuno lo vota perchè vorrebbe essere come lui, qualcun altro lo vota perchè ha fiducia in un cambiamento che tarda ad arrivare ormai da quasi 20 anni.
Dopo la barzelletta della mela girevole, poco altro è giustificabile.
p.s.: qualsiasi riferimento a persone, fatti o cose realmente accadute è puramente casuale, oltrechè frutto di un'evidente mente malata.

sabato 2 aprile 2011

TRA UOMO ED ENERGIA, COMPIENDO SCELTE DI COSTRUZIONE O DISTRUZIONE

La dimensione superiore nella quale vivevano gli Indiani d'America già qualche secolo fa faceva percepire segnali del tracollo inarrestabile a cui stiamo assistendo:
"Senza la Madre Terra non saremmo qui, eppure la stiamo uccidendo, stiamo distruggendo l'aria, l'acqua, stiamo prendendole tutti i suoi poteri naturali,poteri che possono essere un elemento devastante per la nostra vita, non solo quella dei Lakota, ma quella di tutti gli esseri umani."
Non si tratta di una questione passata e limitata ai soli Lakota, in quanto il pozzo senza fondo nel quale siamo precipitati è comune condizione di tutta l'umanità. Dal Giappone continuano ad arrivare notizie tanto allarmanti quanto imprecise, tanto pericolose quanto pericolanti.
Ci sono uomini che stanno lottanto contro quantità mortali di radiazioni, per raffreddare quattro reattori impazziti che hanno iniziato a spruzzare uranio e plutonio senza poter essere arginati o controllati.
Non esistono previsioni, nè affidabili piani di rientro dal pericolo. E' tutto in balia di una lucida casualità, di una qualche forma di buona sorte che dovrebbe lambire i nostri passi.
Per l'ennesima volta. L'informazione si concentra su lucide guerre fatte per il possesso dell'ultimo oleodotto disponibile, dell'ultimo petroldollaro da scambiare con il presunto diritto all'autodeterminazione dei popoli.
Distruggendo acqua ed aria finiremo con il contaminare la nostra stessa vita; abbatteremo probabilmente futuro e speranze delle nuove generazioni, senza lasciarle possibilità alcuna di immaginare qualcosa di diverso o migliore.
I poteri naturali, ogni tanto, tornano a ricordarci quanto sia per loro facile essere al contempo devastanti e determinanti per l'umanità intera.
Il sacro compito dell'uomo dovrebbe essere quello di semplificare al massimo possibile ciò che è pericoloso, di ridefinire con coerenza e lungimiranza nuove modalità di sfruttamento energetico.
In questo senso, citando Birgil Kills Straight, i poteri naturali della Madre Terra potrebbero venirci in aiuto.
In questi momenti, putroppo, i livelli di cloro radioattivo percepito spingono a pensare che processi di fissione incontrollati siano rincominciati. L'allarme è stato reso più forte, nonostante autorità continuino a descrivere una situazione sotto controllo.
Un semplice interessato alla scienza può capire poco di verità, in argomenti così complessi come questi.
Mai si vorrebbe vedere, tuttavia, un disordine mortale per questa piccola astronave sperduta.
Costruzione di qualcosa o distruzione di tutto: il nuovo bivio è questo, purtroppo.


" Quando togliamo qualcosa alla terra, dobbiamo anche restituirle qualcosa. Noi e la Terra dovremmo essere compagni con uguali diritti. Quello che noi rendiamo alla Terra puo' essere una cosa cosi' semplice e allo stesso tempo cosi' difficile come il rispetto."
(Jimmy Begay, Navajo)

venerdì 1 aprile 2011

ICARUS, PER DARE LE ALI ALLA CURIOSITA' UMANA

"L'animo con il quale un uomo lavora in questo campo...somiglia a quello delle persone religiose o innamorate; la ricerca quotidiana non nasce da un'intenzione o da un programma, ma dritto dal cuore."
E' questo un frammento tratto da Principles of Research, discorso che Albert Einstein tenne nel 1918 in occasione del sessantesimo compleanno di Max Planck.
Si tratta di un punto chiave ed essenziale, nel quale si mescolano alla perfezione gli istiniti di sentimento e consapevolezza che governano la scienza ed il progresso tecnologico. Non c'è miglioramento senza capacità, rigore e sostenibilità in chiave di tolleranza e rispetto per l'umanità e per l'astronave Terra.
Fare ricerca è, spesso, una forma d'amore tecnicamente applicata.
Presso i laboratori dell'INFN del Gran Sasso è stato presentato il progetto Icarus, finalizzato allo studio dell'ancora sconosciuta materia oscura. Progettato dal Premio Nobel Carlo Rubbia, servirà a fare luce ulteriore su questo mistero che affascina e pervade da sempre la comunità scientifica mondiale: "Icarus è innovazione, è scienza pura, è curiosità ed è sempre stata la curiosità a spingere l'uomo al progresso, ad andare sulla Luna. [...] sarà un cacciatore di materia oscura. La materia oscura è la cosa più straordinaria ancora da capire, è una parte della materia che ci attraversa, che ci domina e che noi non conosciamo."
La materia oscura è una delle cose più tremende ed affascinanti dell'universo intero; è, in estrema sintesi, tutta quella parte di materia che non emette luce visibile. Di essa è composto quasi tutto il vuoto attorno alla Terra ed alla nostra galassia, mentre il campo d'azione su cui l'umanità si è mossa è fatto di (poche) prove sperimentali e (molte) ipotesi funzionali matematico-geometriche.
Nonostante tutto, l'innamorata ricerca persegue i suoi fini di scoperta.
Messo in opera già da qualche tempo, il rilevatore è riuscito a catturare raggi cosmici ed interazioni tra neutrini, nel tentativo di fornire quell'ulteriore prova in più per questa così complessa questione.
In sintesi, Icarus è un enorme rilevatore contenente circa 600 tonnellate di Argon liquido: con il suo lavoro sarà possibile inoltre chiarificare anche un altro dubbio essenziale della scienza, relativamente alla stabilità della materia stessa.
In Icarus sono condensate tecnologie straordinariamente precise e potenti, frutto di un lavoro di perfezionamento durato oltre vent'anni. Il percorso di scoperta porterà ad un lavoro di cooperazione ed analisi tra esperti provenienti da tutta Italia: nonostante gli ultimi sfregi alla scienza ed alla cultura, qualcosa di grande continua a battere ed essere realizzato.
"Icarus permetterà di studiare in modo nuovo e originale le interazioni dovute ai neutrini, queste straordinarie particelle di fondamentale importanza per la conoscenza dell'universo. In particolare i neutrini potrebbero essere la causa principale dell'esistenza della materia oscura, una delle più grandi scoperte degli ultimi anni. La materia oscura ci indica che ciò di cui siamo fatti non è la forma principale della materia dell'universo. Il 95% dell'universo è ancora da scoprire."
Secondo l'opinione del Nobel e progettista Rubbia, ciò che conosciamo in tutto l'universo è pari a poco meno del 5%.
Grazie ad Icarus, forse, sarà possibile far mettere le ali all'umanità per qualche scoperta essenziale ed imprescindibile per il progresso del mondo intero. A proposito di amore, appunto.
L'astronave Terra ed i suoi abitanti aspettano, in trepidante attesa.

esperimento icarus di rubbia