domenica 12 dicembre 2010

GIOCO D'AZZARDO, TRA OSSESSIONE E COMPULSIONE

Dagli schermi di computer e televisioni si vedono assaggi di poker, dai telegiornali e dai mass-media nazionali si amplificano con enorme rilevanza promettenti vittorie, esorbitanti montepremi.
Propinare altra ed alta realtà, quantomeno in apparenza: sembra questa la ricetta segreta del calderone televisivo della presunta "informazione".
Girando tra i canali televisivi di numerose emittenti locali, si notano con facilità maghi e ciarlatani spandere numeri testati e personalizzati per vincere grandi somme. Grazie ad una semplicissima telefonata ad un "modico" costo è possibile ottenere numeri per una felicità eterna.
L'Italia è un paese strano, capace di districarsi con scioltezza tra leggi e numeri ad personam. Dietro al business, cosa si nasconde in realtà? Incentivate pubblicità, sottocelando ipocriti lavaggi di coscienza da parte delle autorità statali con slogan del tipo "Giocate responsabilmente".
Pubblicizzando potenziali successi, perchè mai quasi nessuno divulga i pressochè certi insuccessi del gioco d'azzardo.
Sotto qualsiasi forma possibile, si intenda bene.
Lo sbadieratissimo SuperEnalotto fa vincere cifre allucinanti azzeccando 6 cifre, non ripetibili, su un totale di 90 differenti possibilità.
Azzecca sei numeri ed ottieni centinaia di milioni di Euro: la ricetta sembra molto semplice.
Giocando e giocando, però, pochi si interrogano davvero sulla reale fattibilità di una vicenda come questa.
Spendendo e spandendo per l'acquisto di ticket miracolosi, l'illusione è forse troppo forte.
Secondo un ricercatore del CNR, Roberto Natalini, è più probabile che un asteroide colpisca la Terra invece che vincere al SuperEnalotto.
La probabilità, essendo branca ristretta e circoscritta alla matematica, non può assolutamente sbagliare. Quantificando in termini mumerici le possibilità in gioco, si scoprono numeri oggettivamente differenti:
  • probabilità pari all' 1,06*10^(-7) % di vincere al SuperEnalotto;
  • probabilità pari allo 0,0025% di vedere la Terra colpita da un asteroide.
Ragionando in termini puramente matematici, c'è una probabilità di oltre 20mila volte superiore di vedere la Terra morire per colpa di un cattivo asteroide al posto di trionfare su una piccola schedina di carta tanto sponsorizzata.
Eppure, in tempo di crisi, le pubblicità riguardo oscenità come queste non cessano in alcun modo.
Nonostante tutto, il SuperEnalotto è uno dei giochi più cattivi.
Il massimo premio di vincita è, in altri giochi, affetto da probabilità molto più bassa (ma ancora pressochè impossibile, nds):
  • 2,27*10^(-6) % di fare cinquina secca al lotto;
  • 1,54*10^(-4) % di fare avere alla prima mano una scala reale servita al poker;
  • 2,63% di vincere puntando su un numero qualsiasi al gioco della roulette;
  • percentuali oscillanti ed alte per quanto rigurda il generico "Gratta&Vinci".
Nonostante questo, troppi continuano a sponsorizzare a man bassa reali impossibilità come queste. Il motivo della sponsorizzazione non è la responsabilità nel gioco, nè tantomeno il desiderio di vincita per risollevare il popolo.
La ragione è introitare, senza colpo ferire, cifre imponenti nelle casse dello Stato; senza ragioni valide, infatti, le cifre incassate superano di moltissime volte quelle delle massime vincite realizzabili.
Prendendo in esame le prime 7 mensilità del 2010 in conclusione, la realtà è evidente: 1milione e 250mila di schedine giocate, per una spesa totale di 3miliardi di Euro.
Di fatto, una tassa occulta quantificabile in circa 52 Euro a testa (approssimando la popolazione a 57milioni di paganti, nds). Analizzando la sola Romagna, stando ad un report emesso da "Bandiera Gialla", si notano cifre choc; nella sola regione si contano oltre 61mila persone affette da compulsione relativa al gioco d'azzardo.
E'una malattia nuova, in costante crescita dopo il periodo di crisi economica recente e dopo le devastanti campagne pubblicitarie intraprese.
Matteo Iori, Presidente del Coordinamento Nazionale r Gruppi Giocatori d'Azzardo, spiega motivazioni e cifre di questa tragedia silenziosa: "Il messaggio che si vuole comunicare è uno solo è uno solo, forte e allettante: vincere è facile e grosse somme sono alla portata di tutti. [...] Nei periodi di recessione economica si assiste a un aumento del gioco d'azzardo gli slogan sottolineano che con pochi euro si può dare una svolta alla propria vita, senza contare che l'assenza del lavoro, la precarietà e il tempo libero consentono di passare molte ore davanti a una slot machine al bar."
Gioco d'azzardo che, anzichè generare ricchezza e responsabilità, produce in primis ulteriore povertà: tra i più assidui giocatori, infatti, permangono un 47% di già indigenti, un 66% sul totale dei già disoccupati.
Giocano ancora l 56% circa degli appartenenti al ceto medio-basso.
Giocando e sognando, per un miglioramento delle condizioni di vita.
Giocano pensionati, studenti, casalinghe e disoccupati.
Giocando giocando, ed inaugurando una nuova malattia fatta di ossessivi, compulsivi e mortiferi atteggiamenti.
Al di là della vittoria, è altamente più probabile che arrivi un asteroide a disintegrarci.
Puntate, nel caso, tutto sul 2036 (trascurando un 2012 a cui non crede più nessuno, nds).

sabato 11 dicembre 2010

"CAMBIERA'": CORRENDO VERSO UNA NUOVA ALBA

Un giorno, ormai molto lontano, chiesero ad Albert Einstein le ragioni per cui si erano scoperti gli atomi ma non i mezzi per controllarli. Si era arrivati talmente in profondità nello studio dell'infinitamente piccolo, per cui era lecito che l'umanità intera godesse di qualche immaturo delirio di onnipotenza.
A questa domanda, la sua risposta fu lapidaria e fulminante:
"E' semplice, amico mio: perchè la politica è più difficile della fisica."
Tale affermazione è un contributo tratto da un'intervista rilasciata al "New York Times", datata 22 aprile 1955.
Allo stesso modo, oggi, l'arte politica si prefigura come un insieme di virtù dalle soluzioni indecifrabili.
Rimanendo nell'iperurano delle idee e ideologie, guardando alla realtà italiana ci si chiede con sempre maggiore disillusione come e cosa sia possibile fare per cambiare rotta.
Cosa si possa fare per cambiare orizzonte, in chi si debba credere per sperare in un lavoro sicuro, in un ambiente rispettato.
Ci si chiede da qualche pulpito ascoltare le prediche, ricevendo ormai da qualsiasi parte schiaffi di incoerenza senza precedenti.
Arrivati al punto di costituire nuovi precedenti in giurisprudenza relativamente alla corruzione ideologica in seno ad alcuni incerti di partito, larga parte dell'Italia si chiede come e quanto sia possibile fare piazza pulita di un osceno status quo.
Dai fatti recenti emerge un'Italia impaurita, senza passioni ma solo affetta da compulsioni.
Emerge un Paese affetto da disturbi ossessivi, giustamente ripetitivi, come salire su gru per protestare contro un lavoro inesistente od affollare scuole ed edifici pubblici per far sentire una voce che fatica moltissimo a venire fuori.
Eppure, nonostante tutto, la politica è una disciplina che va oltre qualsiasi arte disposta ad analizzare il reale.
Le radici della fisica prevedono formule matematiche disposte ad approssimare il reale svolgersi di semplici situazioni: dal movimento di un piede al volare di un missile aerospaziale, tutto è fisica o fisicamente analizzabile.
Allo stesso modo, in un devastato quadro privo di futuro come quello italiano, è necessario chiedersi cosa sia politicamente analizzabile o realizzabile.
"[...] di questi tempi si vende qualsiasi cosa anche la verità [...]" scriveva Neffa nella sua canzone Cambierà.
In tempi di compravendite mescolate a voti ed ideali, la verità sembra un traguardo irraggiungibile e non analizzabile.
"[...] celebriamo il momento e il tempo che verrà [...]"  continuava a scrivere, perseguendo forse un sogno che oggi pare politicamente molto difficile da realizzare.
Costruire un qualcosa che non sappia solo di alternativa, ma anche di svolta: è questa la missione vincente che la sinistra deve inseguire per riaccendere sogni ormai morti nell'elettorato ormai esclusivamente potenziale?
Cambierà veramente qualcosa?
Citando ancora una volta Neffa, "[...] io stringo i pugni e mi dico/ che tutto cambierà/ per ogni vita che nasce/ per ogni albero che fiorirà/ per ogni cosa del mondo finchè il mondo girerà [...]"
Appuntamento rimandato a quando la politica saprà tornare ad analizzare il mondo che la circonda; magari meglio della fisica stessa.

venerdì 10 dicembre 2010

IMPORTANZA DEL PROGRESSO SCIENTIFICO-CULTURALE IN PERIODO DI CRISI: RICORDANDO ALBERT EINSTEIN

I recenti tagli al sistema culturale hanno minato una grandezza italiana, fatta di eredità acquisite e di patrimoni da incentivare e far conoscere al mondo.
Cultura estesa trasversalmente su più campi, su più arti e su varie discipline. E' culturale, infatti, tutto ciò che serve all'uomo per non sentirsi casuale nell'universo intero.
Con la cultura l'essere umano ha sottomesso parte delle avversità presenti nel mondo, raggiungendo e ragionando su traguardi importanti in grado di semplificare la vita della stessa umanità.
A rigor di logica, più tempo passa più è lecito aspettarsi traguardi importanti per la cultura e per il progresso, generalmente inteso. La sfida da vincere è sottostare alle regole umane, senza farsi "influenzare" troppo dal cambiamento delle condizioni al contorno imposte dal modificarsi delle necessità sociali.
Esempio concreto potrebbe essere, infatti, quello di poter curare il campo della ricerca scientifico-culturale anche in tempo di rigida ed inevitabile crisi economica.
A prescindere dalle condizioni storiche, il rapporto tra vita umana e progresso è ben sigillato e contenuto in un frammento di pensiero appartenente ad Albert Einstein:
"[...] Tutto quello che la razza umana ha fatto e pensato è volto a soddisfare i bisogni e placare il dolore.
Lo si deve sempre ricordare se si vogliono capire i movimenti spirituali ed il loro sviluppo. [...]"
Soddisfare bisogni e semplificare esigenze sono le prime istanze del progresso tecnologico e dell'approccio ingegneristico nei confronti di un mondo esterno all'uomo, da decifrare.
Universo che da esterno deve diventare per l'uomo complementare, in quanto facente parte di quell'unica realtà che l'essere umano deve/dovrebbe sentire come parte integrante di sè.
E' lecito, in tempo di crisi, sforbiciare a tutte quelle forze trainanti che permettono di far avanzare a gran giornate il progresso scientifico, la cultura e quindi lo stato di benessere dell'umanità stessa?
In linea di principio, fedelmente alla linea base del ragionamento, assolutamente no.
Traendo piena forza dalla linfa economica, dovrebbe essere sbagliato liquidare con meno fondi il progresso scientifico, o la cultura parimenti intesa.
Tale congettura non trova, però, purtroppo alcun riscontro nelle congiunture del mondo.
Limitandoci alla realtà italiana, basti pensare allo sfacelo imposto alla sfera culturale e scientifica italiana dalle più e meno recenti manovre aggiusta bilancio.
Evidenziando la cultura come fattore casuale e non fondamentale, è possibile giungere a quello che lo stesso Einstein identificava come "triste condizione della scienza" nel suo capolavoro filosofico "Il mondo come io lo vedo".
Citando dagli scritti lasciati dal grandissimo scienziato, sembra che non sia passata nessuna goccia d'acqua sotto i ponti del tempo:
"[...] In tempi di crisi la gente è generalmente ignara di tutto quello che è fuori dalle sue immediate necessità. Pagherà solo per attività che siano direttamente produttive per la sua ricchezza materiale. Ma la scienza, se deve prosperare, non deve mirare a scopi pratici. [...]"
L'arduo compito della scienza è quello di coniugare approccio teorico a sperimentazione pratica, per poter conseguire risultati preziosi su entrambi i piani: riscontri positivi od, almeno, indizi di pericolosi precedenti da evitare per fare progredire quel pilastro che si identifica sotto il nome di metodo sperimentale.
In parole povere, è lecito e giusto finanziare la scienza, la cultura ed il progresso tecnologico anche se non lasciano immediati risultati e positivi riscontri? Stando alle parole dello scienziato, la risposta è assolutamente affermativa:
"[...] Come regola generale, il sapere e i metodi che crea perseguono gli scopi pratici solo indirettamente e, in molti casi, non prima che siano trascorse diverse generazioni. [...]"
A cosa conduce il trascurare l'aspetto scientifico e l'approccio sperimentale indotto dalla ricerca stessa?
Giunge a ricordarlo lo stesso Einstein: "[...] Trascurare la scienza porta alla susseguente povertà di intellettuali capaci, in virtù dell'indipendenza della loro visione e del loro giudizio, di illuminare nuovi percorsi per l'industria o di adattarsi alle nuove situazioni. [...]"
Perdendo ruolo, presenza e peso di intellettuali, sarà inevitabile la dispersione dei propulsori fondamentali di una società:
"[...] Laddove la ricerca scientifica viene bloccata, la vita intellettuale della nazione si inaridisce, il che significa il prosciugamento di tante possibilità di futuro sviluppo. Ecco quello che dobbiamo prevenire. [...]"
La missione preponderante, confermata anche in questi aridi tempi moderni, è quella di prevenire l'inaridimento morale e culturale di una nazione intera. Avvallando carenze in un fragile campo come questo si potrebbe, non a troppo torto, commettere un genocidio culturale per tutta quell'Italia che verrà negli anni a venire.
Indebolendo uno Stato, i rischi che si corrono sono troppo grandi per poter essere stimati nel breve tempo:
"[...] Ora che lo Stato viene indebolito da cause non politiche, tocca ai membri della comunità economicamente più forti venire direttamente in aiuto per prevenire la rovina della vita scientifica.
Uomini lungimiranti con una chiara comprensione della situazione hanno fondato istituzioni grazie alle quali il lavoro scientifico di qualsiasi genere viene mantenuto in vita [...]. Aiutate a rendere tali sforzi un vero successo. [...]"
Alimentare il progresso scientifico investendo parti consistenti di quello che l'ottica capitalistica vede come profitto da incrementare potrebbe essere una soluzione per migliorare la condizione della ricerca?
Come sempre, contributo e ringraziamento più grandi vanno nei confronti delle future generazioni:
"[...]In verità sembra che la nostra situazione disastrosa abbia di fatto accelerato l'attaccamento a beni non materiali. Ovunque la gente lavora con ardente entusiasmo nelle circostanze più ardue.
Badate a che la forza di volontà e il talento della gioventù d'oggi non periscano sotto la dolorosa ferita dell'intera comunità."
Crisi allora, crisi oggi. Se la storia è fatta di corsi e ricorsi, l'essere umano ha il sacro dovere di imparare qualcosa per sbagliare meno delle volte precedenti.

mercoledì 8 dicembre 2010

MUSICA TRA ASCOLTO, GUSTI ED ARTE: RICORDANDO JOHN LENNON

"[...]
D.: Che musica ascolti oggi?

 R.: Non ne ascolto. Se parliamo di dischi, da quando ascolto le radio locali mi piace qualcosa di Neal Young "Something special", e di Elton John.
Una sua canzone. E qualcos'altra cosa che ho ascoltato. Ma non sono riuscito...a scoprire chi fossero. In FM.
Suoni davvero ottimi, ma poi non c'è...non c'è seguito. Magari c'è una sezione di fantastici suoni che provengono dalla radio, poi aspetti la conclusione od il concetto o qualcos'altro, e non succede nulla, va avanti e basta.
Come in una jam session o roba del genere.

D.: A New York hai avuto la possibilità di ascoltare la radio in FM. Cosa hai sentito?

R.: Già. "My Sweet Lord". Ogni volta che mi sintonizzo sulla radio passa quel "Oh my Lord": sto cominciando a pensare che dev'esserci un Dio per forza! Mi resi conto che non c'era quanto gli "Hare Krisna" non arrivarono ai vertici con il loro disco, questo davvero mi insospettì sul serio. Dicevamo spesso loro: "Voi potreste arrivare al numero 1", e loro rispondevano: "Ancora più in alto".
Cosa ascoltiamo? Van Morrison è interessante. Suona bella roba, una specie di musica nera anni Settanta: è uno di quelli diventati americani come Eric Burdon. Non ho davvero mai tempo per un album intero.
Ho solo sentito un paio di volte Neil Young: riesci a distinguerlo ad un chilometro di distanza, ha uno stile unico.
Scrive belle canzoni.
Non sono un patito di "Sweet Baby" [James Taylor, ndg]: sentendolo alla radio mi piace un pò di più, ma non sono mai stato colpito dalle sue cose.
Mi piacciono i Creedence Clearwater Revival. Fanno ottimo rock'n'roll.
Vedi, è difficile rispondere quando mi chiedi cosa mi piace, c'è un mucchio di roba che ho ascoltato e penso sia fantastica alla radio di qui, ma metà delle volte non riesco a capire chi siano.
Ma io sono interessato a più cose in tutto il mondo...a...come si chiama, ciò che possiede un significato universale, non solo per qualche ragazzino che ascolta musica di sottofondo.
Sono davvero interessato alla poesia e ad ogni tipo di arte. E lo sono sempre stato.
Ecco qual'è la mia fissazione, sforzarsi continuamente di essere Shakespeare o qualcuno del genere. Ecco ciò che faccio.
Non mi perdo in cazzate. Considero me stesso in confronto a loro, non competo con Elvis.

[Yoko: o con artisti eclettici]

O con artisti eclettici. Io mi sento in gioco un pò in tutti i campi.
Nelle idee e enlla filosofia, negli stili di vita e in tutti i movimenti nella storia.
Non mi interesso ai chitarristi bravi. Proprio come Van Gogh o qualsiasi altro di quelle fottute persone, loro non sono nè più nè meno come sono io o Yoko.
Non sono maggiori o minori, semplicemente vivevano in un altro tempo. Sono interessato a produrre...esprimere me stesso, come facevano anche loro, e questo significherà qualcosa per le persone in qualsiasi Paese, lingua, periodo della storia. Si dà il caso che il rock sia stato il mezzo espressivo in mezzo al quale sono nato io, ecco tutto.
Era l'unico. Così come quelle persone hanno preso in mano il pennello, Van Gogh probabilmente voleva essere Renoir o chiunque fosse esistito prima di lui.
Ed io volevo essere Elvis o chiunque ca..o d'altro.
Ma per me si tratta di arte.
[...]"









martedì 7 dicembre 2010

L'ITALIA...EPPUR NON SI MUOVE...

Laddove il vecchio anno finisce, il nuovo anno si porta dietro scorie devastanti capace di minare ancora di più quella che chiamare oggi instabilità italiana è un eufemismo.
Poco o niente è stato fatto in questo tempo per provare a risolvere problemi che, in un futuro più che vicino, diventeranno pericolose realtà. I sondaggi parlano fin troppo chiaro, nell'illustrare le percezioni degli italiani, in questa tremenda calma apparente.
Parlano, ancora più chiaro, i rapporti Censis di questi ultimi giorni; pagine su pagine fatte di altrettanti numeri su numeri, capaci di restituirci un resoconto, senza colpo ferire, assolutamente desolante.
Il 91% delle famiglie monoreddito in Italia sono a rischio povertà, mentre il 59% degli intervistati dichiara che le politiche di lotta alla povertà intraprese (davvero o per scherzo?) non hanno alcun impatto nell'agevolare la vita quotidiana.
Il 40% degli italiani intervistati dichiara di non avere più risparmi da investire, mentre chi possiede ancora qualche cosa di consistente preferisce buttarsi sul mattone. I beni immobili rappresentano, in questo momento, la prima scelta di tutti coloro che vogliono far fruttare un qualcosa messo da parte.
Facendo riferimento alla questione giovanile, si mostrano altre lacrime.
Esulando dal contesto e dalle giuste proteste intraprese nel mondo della scuola e delle università, purtroppo, la questione non migliora affatto. Nel solo 2009 sono andati persi 485mila posti di lavoro nella fascia d'età under35, mentre i primi due trimestri del 2010 ne hanno recisi altri 400mila.
Facendo un semplice conto, in neppure due anni un milione di posti di lavoro per i giovani è andato completamente bruciato. Le colpe sono attribuibili, da più parti, all'inefficienza di qualsivoglia sistema di controllo, oltrechè all'impossibilità dilagante di arginare e far fronte al turbinio dei fenomeni di quella che si può gentilmente etichettare come eccessiva flessibilità.
Tra quei giovani che vanno cercando lavoro, il 37% possiede appena la licenza media. La maggioranza mantiene comunque un diploma od un attestato di qualifica professionale, a fronte di un 13,8% che può esibire una laurea.
Oltre alla flessibilità eccessiva, che rende già di per sè impossibile la costruzione di un futuro, abbiamo un 16,3% di giovani che non cercano assolutamente nulla: nè lavoro e neppure studio, persi in un vuoto pneumatico ed assoluto.
Un esercito dalle dimensioni imponenti, questo NEEF (not in employment, education or formation, nds).
Resi sfiduciati dal clima e dall'aria di insofferenza capace di affogare qualsiasi indignazione possibile, si preferisce trincerarsi dietro una calma apparente ma in realtà devastante.
Spesa media delle famiglie in calo, tracollo decisivo di tutte quelle componenti che dovrebbero garantire la giusta indipendenza economica delle famiglie.
In aggiunta a questi danni, anche una serie infinita di beffe riguardo rincari ed aumenti di tasse.
Le cosiddette tassazioni occulte arriveranno a toccare una quota prossima ai 2300 Euro, per una famiglia di sole tre persone.
Sullo sfondo, invece, un'evasione quantificabile in 100 miliardi di Euro l'anno. Cifre prossime ad un 17% del PIL, in netta ripresa rispetto alle stime passate, nonostante i troppi scudi intrapresi per il rientro di risorse "utili" alla causa.
Al di là di tutto l'altro possibile, di chi sono le colpe per tutto questo oggettivo ed obiettivo sfacelo?
Il richiamo alla politica ed alle autorità politiche è, senza ombra di dubbio, spontaneo.
Qualificando la politica a pieno regime come arte di amministrare la cosa pubblica, emergono spontaneamente prese di consapevolezza e responsabilità più che mai necessarie, quantomeno ai bassi livelli.
Ciò che si dovrebbe fare, per fortuna o purtroppo, è muoversi per migliorare il pianto osceno che affligge il Paese.
Come districarsi tra decisioni politiche salvando il futuro dei giovani e di un Paese intero? 
Citando Nelson Mandela arrivano suggerimenti utili su questa orrenda situazione:
"[...] Solo i politici da tavolino sono immuni dal commettere sbagli. Gli errori sono insiti nell'azione politica.
Quelli che si trovano al centro della lotta politica, che devono risolvere problemi pratici ed urgenti, hanno poco tempo per riflettere e nessun precedente a guidarli, e sono destinati a sbagliare innumerevoli volte.
Ma a tempo debito, e purchè siano flessibili e disposti ad esaminare il proprio lavoro in maniera critica, acquisiranno l'esperienza e la lungimiranza necessarie ad evitare le solite insidie ed a scegliere la propria strada in mezzo all'agitazione degli eventi. [...]"
Nel mentre il nulla regna, l'italiana devastazione prosegue.


domenica 5 dicembre 2010

"INVERNO", RICORDANDO FABRIZIO DE ANDRE'

Sale la nebbia sui prati bianchi
come un cipresso nei camposanti
un campanile che non sembra vero
segna il confine fra la terra e il cielo.

Ma tu che vai, ma tu rimani
vedrai la neve se ne andrà domani
rifioriranno le gioie
passate col vento caldo di un'altra estate.

Anche la luce sembra morire
nell'ombra incerta di un divenire
dove anche l'alba diventa sera
e i volti sembrano teschi di cera.

Ma tu che vai, ma tu rimani
anche la neve morirà domani
l'amore ancora ci passerà vicino
nella stagione del biancospino.

La terra stanca sotto la neve
dorme il silenzio di un sonno greve
l'inverno raccoglie la sua fatica
di mille secoli, da un'alba antica.

Ma tu che stai, perché rimani?
Un altro inverno tornerà domani
cadrà altra neve a consolare i campi
cadrà altra neve sui camposanti.

sabato 4 dicembre 2010

QUANDO IL BATTERIO ALIENO E' GIA' SULLA TERRA...

E' spontaneo e curioso, a volte, chiedersi che ne sarebbe delle religioni umano-centriche qualora si potessero scoprire e documentare con solide ed inconfutabili certezze forme di vita extra-terrestri.
Quante volte l'essere umano, nel suo incedere sul pianeta Terra, ha saputo chiedersi se e quanto fosse solo all'interno dell'Universo intero. Che ne sarebbe di un divino creatore dell'uomo a sua immagine e somiglianza, qualora venissero scoperte forme di vita differenti completamente dalla fisicità dell'uomo stesso?
La visione del signore buono che con capelli e barba bianchi ci accoglie che dimensione nuova potrebbe assumere?
Giunti al 2010, domande come queste sono più che mai essenziali.
Muovendosi nel calderone dell'Universo, l'essere umano si trova a fare i conti con il paradosso di un Universo infinito ma anche in espansione. Come è possibile che un qualcosa reputato senza fine possa espandersi ancora?
Come è possibile che milioni di stelle continuino ancora oggi ad allontanarsi, l'una dall'altra, quasi come fuggissero da un centro sconosciuto?
Le domande, su temi come questi, ancora non hanno risposte certe ed assolute.
In tutto questo infinito, quanta probabilità esiste riguardo all'assoluta solitudine dell'essere umano?
Da trasmissioni tenico-scientifiche del passato, ricordo che un calcolo approssimativo capace di rendere effettiva probabilità diceva che la probabilità di essere soli nell'Universo era pari a quella di veder costruire un aereo da zero grazie ad un colpo di vento che mettesse in movimento e montaggio sue componenti generiche depositate in un capannone.
In parole povere, questa teoria diceva che l'uomo non può essere in nessun modo solo nell'Universo intero.
Altre considerazioni potrebbero riguardare la natura di altre forme viventi diverse dalla nostra.
Come potrebbero sopravvivere e crescere altre forme di vita dislocate su altri pianeti?
Avrebbero tutte bisogno di respirare ossigeno per dare aria ad eventuali apparati respiratori?
Anche su temi come questi, appunto, le opinioni si sprecano.
Nei giorni in cui WikiLeaks minaccia di far comparire dossier riguardo questo tema, emerge spontanea un'altra notizia che avvia prepotentemente verso direzioni nuove all'essere umano. Dall'America giunge infatti la notizia che la vita può esistere anche in forme diverse da quella che conosciamo.
E' stato infatti scoperto un batterio alieno, capace di sopravvivere nutrendosi di arsenico.
Il termine alieno è riferito al fatto che è capace di implementare il suo metabolismo attraverso un elemento che per la vita terrestre è assolutamente dannoso.
Il batterio colpevole è del ceppo GFAJ-1 della famiglia Halomonadaceae della classe Gamma Proteobacteria, vivente nei fondali del Mono Lake, in California. Tale lago è noto per le sue percentuali altamente alcaline, con un pH assai elevato.
In una zona dall'ambiente completamente differente dal nostro, estrema per le nostre abitudini, qualche forma di vita riesce autenticamente a svilupparsi.
Il batterio, condotto e trattato nei laboratori dell'Istituto di astrobiologia dell' Arizona State University, è stato poi reso completamente dipendente dall'arsenico.
Una scoperta come questa è la prova provata che la vita può esistere dovunque, anche in condizioni estreme ed impossibili perchè si realizzino quelle condizioni che per noi sono funzionali ed essenziali a sopravvivere.
Se non siamo soli neppure sul pianeta Terra, non è facile essere convinti di esserlo anche nell'intero Universo...
 Batteri del ceppo GFAJ-1 (Ap)

venerdì 3 dicembre 2010

"L'INTOLLERANZA E' DI DIRITTO NATURALE O DI DIRITTO UMANO?"

"[...] Il diritto di natura è quello che la natura addita a tutti gli uomini. Avete allevato vostro figlio, ed egli vi deve rispetto come padre e riconoscenza come benefattore.
Avete diritto ai prodotti della terra da voi coltivata con le vostre mani; avete dato e ricevuto una promessa che deve essere mantenuta.
Il diritto umano non può in nessun caso essere fondato che su questo diritto di natura; e il grande, l'universale principio di entrambi è su tutta la Terra: 'Non fare agli altri ciò che non vuoi che ti sia fatto.'
Quindi non si vede come mai, secondo questo principio, un uomo possa dire ad un altro: 'Credi ciò che io credo e che tu non puoi credere, o morirai.'  [...] In altri Paesi ora ci si contenta di dire: 'Credi, o ti aborrisco; credi, o ti farò tutto il male possibile; mostro, non sei della mia religione; devi far orrore ai vicini, alla città, alla provincia.'
Se comportarsi così fosse del diritto umano, bisognerebbe che il giapponese detestasse il cinese, il quale esecrerebbe il siamese; costui perseguiterebbe i gangaridi, i quali si getterebbero contro gli abitanti dell'Indo; un mogol strapperebbe il cuore al primo malabarese che incontrasse; il malabarese potrebbe sgozzare il persiano, che a sua volta massacrerebbe il turco; e tutti insieme si getterebbero sui cristiani, che per un pezzo si sono divorati tra loro.
Il diritto dell'intolleranza è quindi assurdo e barbaro; è il diritto delle trigri; anzi, è anche il più orribile, perchè le tigri non sbranano che per mangiare, mentre noi ci siamo sterminati per dei paragrafi. [...]"

("Sulla tolleranza", Voltaire)

mercoledì 1 dicembre 2010

SCIENZA: CONTINUANO RICERCA E RINCORSA DEL FUTURO

Nasceva oltre 350 anni fa la Royal Society, una delle prime associazioni al mondo capaci di occuparsi di scienza in termini critici, etici ed umanistici. Di pari passo allo sviluppo scientifico marcia anche il progresso umano e filosofico, capace di adeguare a pieno ritmo le consapevolezze umane di coloro che sono interiormente predisposti.
Da quel 30 novembre del 1660, sono passati sotto i ponti dell'umanità davvero moltissimi fiumi.
A distanza di così tanti anni, per celebrare un'anniversario così particolare ed importante, il presidente della Royal Society Martin Rees ha voluto analizzare nel dettaglio tutte quelle questioni che saranno fondamentali per la scienza in chiave futura.
Temi importantissimi, da non sottovalutare; argomenti posti sottoforma di sapienti domande tutt'oggi senza alcuna spiegazione. Sono riportate, nel seguito, le questioni preventivate come fulcro del futuro dibattito scientifico:

1) Cos'è la coscienza?
Non si può spiegare un mistero, appunto. Nell'intreccio delle interiore si depositano ancora misteri affascinanti, tremendi ed inquietanti. Sublimi, si potrebbe quasi scrivere rimanendo fedeli alle definizioni del tardo Romanticismo inglese. "Capiremo mai la coscienza? Forse no. [...] Spero che nel corso della vita ci avvicineremo ad avere qualche sentore intorno a cosa ed a chi siamo veramente." (Kathy Sykes, docente di Scienze all'Università di Bristol);

2) Che cosa c'era prima del Big Bang?
Non ci basta ancora quella famosa vibrazione di fondo dell'universo, quasi fosse un segnale che ancora riecheggia da tempo immemore. In un quadro che vedrebbe un'immensa esplosione diventare la nostra divinità più grande, si inseriscono ancora oggi studi del Cern ed accelleratori di particelle alla ricerca di elementi capaci di generare massa e materia. "Dichiarare semplicemente che prima del Big Bang non esistevano lo spazio ed il tempo e che la domanda quindi non ha senso è difficile da accettare e fa pensare che la materia sia stata creata dal nulla. Ma allora, se c'era già una sorta di caos primordiale poi modellato dalla mano di Dio nell'universo, da dove ha avuto origine il caos?"
(Joan Bakewell, giornalista);

3) Come affronteremo il boom demografico mondiale?
Immersi in una società capace di orientarsi solo con la bussola del capitalismo sfrenato, chiedersi che ne sarà di noi è il minimo tollerabile. "[...] Il tema più importante è quello della popolazione. [...] Su questo molti ancora tacciono. Abbiamo fatto di quello alla riproduzione un diritto umano da difendere. Ma presto o tardi bisognerà intervenire. Ci sarà un momento in cui l'eccesso di popolazione renderà il pianeta invivibile." (Tracy Chevalier, scrittrice);

4) Passeremo dalla produzione di massa alla produzione individuale?
Svolta di lancio contro al consumismo e, soprattutto, al conformismo. Produrre in maniera sostenibile per migliorarsi, incentivando nuove forme di controllo e protezione nei confronti della sostenibilità;

5) Esiste una sequenza nei numeri primi?
Mistero immenso, di impossibile risoluzione. Sono da sempre ossessione e compulsione per moltissimi matematici e scienziati, all'inseguimento di quell'enigma che si portò dentro sè il celebre Fermat: "[...] Ogni generazione ha contribuito ad un altro capitolo della nostra odissea per capire questi numeri fondamentali. Ora c'è la sensazione che la risposta all'enigma dei numeri primi possa essere finalmente vicina."  (Marcus Du Sautoy, scrittore);

6) Il pensiero razionale scientifico conquisterà il mondo?
Sarà possibile estendere il trionfale metodo sperimentale alle altre branche del sapere e della consapevolezza umana? Sarà possibile costruire qualcosa di solido e stabile contando e ricontando tutti i tentativi fatti e tutti gli errori commessi?
"Credo che solo quando la maggior parte della popolazione capirà i metodi della scienza ed accetterà la guida offerta da ricerche che si basano sull'evidenza allora saremo in grado di costruire un mondo più sicuro, tranquillo, prospero e pacifico. L'educazione scientifica dovrà essere il principio su cui si baserà il nostro futuro". (Brian Cox, fisico dell'Università di Manchester e del Cern);

7) Come garantire la sopravvivenza della nostra specie?
Essere umano destinato, come moltissime altre specie, ad esaurire il suo incedere sul pianeta Terra. Morirà prima l'essere umano od il nostro Pianeta? Nel dibattito etico, psicologico e scientifico una domanda come questa deve essere preponderante e pesante. "Questo è il contesto in cui assisteremo alle scoperte più eccitanti. [...] Saremo in grado di sopravvivere solo pensando in una maniera più ampia e collettiva di quanto siamo stati abituati a fare. Le scienze naturali dovranno lavorare insieme con le scienze sociali ed i governi per ottenere risultati." (John Sulston, studioso)

8) Riusciremo a spiegare il concetto di infinito?
Il dilemma dell'infinito è stato visto, da sempre, come una questione dirimente per l'essenza dell'umanità stessa. E' stato prosato, reso poesia, studiato ed osservato sottoforma di stelle e galassie. Infinito reso matematizzabile e fisicamente decifrabile dalla fisica post-newtoniana, parola che non sa rendere piena consapevolezza al mistero che riveste. "L'idea che non ci sia fine allo spazio sembra logicamente impossibile. [...] Come non possono esserci limiti allo spazio? Sappiamo che l'universo è in espansione, ma in cosa si sta espandendo? [...] Sappiamo che anche l'universo può contrarsi nel tempo. Ma che cosa sostituisce lo spazio che era occupato dall'Universo?" (Andrew Motion, poeta)

9) Registreremo quel che passa per il cervello come registriamo i programmi tv?
"Vorrei poter riprovare qualcosa di significante, [...] Vorrei riuscire a registrare i miei sogni. Vedere di nuovo le immagini, rimandarle ancora indietro. Certo, se poi altre persone trasmettessero i nastri di altri nelle loro menti, la tecnologia si troverebbe davanti a nuovi problemi dilaganti ed all'invasione definitiva della privacy" (Lionel Shriver, scrittore)

10) L'umanità raggiungerà le stelle?
Astronomi e scienziati hanno ipotizzato le teorie più variegate e disparate per analizzare quello straordinario mistero costituito dall'universo. Scegliendo di pensare a buchi neri come porte per spostarsi da un punto all'altro dell'Universo, od ancora ragionando su anni-luce come fossero semplici metri da percorrere con umane tecnologie. Ad oggi, mistero inevitabilmente intatto: "Nei prossimi 100 anni avremo conosciuto i limiti del nostro sistema solare e li avremo esplorati minuziosamente grazie ai robot. [...] I robot raggiungeranno per primi le altre stelle ed ognuno potrà vederli nel suo salotto. Poi seguiranno gli umani, sebbene ancora non si sappia come si farà a tenerli in vita, se ibernandoli o cosa a causa della distanza e dei tempi richiesti."

Ad oggi, troppo sembra quasi fantascienza. Si fa presto a smettere di pensare all'elemento sognante, grazie a questa stupenda virtù chiamata scienza.

martedì 30 novembre 2010

"I GIUSTI": CITANDO J.L.BORGES

"Un uomo che coltiva il suo giardino, come voleva Voltaire.
Chi è contento che sulla terra esista la musica.
Chi scopre con piacere una etimologia.
Due impiegati che in un caffè del Sud giocano in silenzio agli scacchi.
Il ceramista che intuisce un colore e una forma.
Il tipografo che compone bene questa pagina che forse non gli piace.
Una donna e un uomo che leggono le terzine finali di un certo canto.
Chi accarezza un animale addormentato.
Chi giustifica o vuole giustificare un male che gli hanno fatto.
Chi è contento che sulla terra ci sia Stevenson.
Chi preferisce che abbiano ragione gli altri.
Tali persone, che si ignorano, stanno salvando il mondo."

lunedì 29 novembre 2010

CAMBIAMENTI CLIMATICI E SALUTE? CONNESSIONE MOLTO STRETTA...

Combattere i cambiamenti climatici significa lottare per migliorare anche le condizioni di vita della popolazione mondiale?
Seguendo formule probabilistico-pratiche, non è stabilita alcuna relazione tra leggi fisiche e miglioramento delle esistenze degli uomini?
Le domande, seguendo temi come questi, trovano davvero un'infinità possibile di risposte.
Correlare la scienza a questioni etico-politiche trova terreno poco fertile, stando al vuoto pneumatico da sempre creato attorno ad argomenti così particolari.
Ogni tanto, nonostante tutto, qualche sassolino pare essere lanciato in questa immensa distesa d'acqua così tremendamente calma.
Proprio oggi, infatti, si apre nella città messicana di Cancun la Conferenza delle Nazioni Unite sul Clima COP 16.
All'interno di tale rassegna sarà presentato un documento ufficiale redatto dall' Inter Academy Medal Panel (Iamp), associazione che a livello mondiale riunisce circa settanta accademie nazionali di area medico-scientifica.
A rappresentare l'Italia ci sarà l'Accademia dei Lincei.
Giungendo al documento ufficialmente presentato, si è evidenziato come potrebbero giungere immensi benefici alla salute umana dinnanzi a prepotenti ed immediate prese di posizione sulla lotta al cambiamento climatico.
L'obiettivo fondamentale del documento, al di là di convinzioni ovvie come la precedente, consiste nel far capire come in termini pratici le politiche per combattere i cambiamenti del clima non comporteranno costi aggiuntivi nè sgravi particolari, da punti di vista sia sociali che economici.
Come tradurre gli intenti in proposte concrete?
Come realizzare un miglioramento ambientale per produrre arricchimento sociale?
Il documento presentato riesce anche a parlare in termini reali, avanzando proposte minime che potrebbero produrre su larga scala immensi benefici.
Ad esempio, stando ad anticipazioni presentate sulla rivista Lancet, l'introduzione di 150milioni di forni da cucina a bassa emissione in India potrebbe voler dire prevenire le morti di circa 2 milioni di persone tra emissioni inquinanti pericolose ed incremento esponenziale dei gas serra.
Altri passi chiave potrebbero essere, in termini ancora più concreti ed individuali, la riduzione dell'uso di auto private in città in aggiunta alla promozione di forme di mobilità alternative.
Fare tutto ciò significherebbe, infatti, ridurre le emissioni di CO2 ed il numero di malati cronici per patologie da smog od inquinamento.
Ambiente e salute umana sono quindi infinitamente più collegati di quanto ci si possa aspettare.
La linea sottile che esiste in questioni come queste viene confermata, a parole, da uno dei leader dell'associazione Iamp:
"Molti considerano i cambiamenti climatici soprattutto come una minaccia all'ambiente e sono meno consapevoli dei problemi per la salute.
Inoltre, gli abitanti dei paesi più poveri, che sono meno responsabili delle emissioni di gas serra, sono i più vulnerabili e subiscono le maggiori minacce alla loro salute".
Ancora una volta, come se non bastasse, saranno i Paesi poveri a trarne le spese peggiori.

sabato 27 novembre 2010

"BOLOGNA": CITANDO FRANCESCO GUCCINI

"Bologna è una vecchia signora dai fianchi un po' molli
col seno sul piano padano ed il culo sui colli,
Bologna arrogante e papale,
Bologna la rossa e fetale,
Bologna la grassa e l' umana già un poco
Romagna e in odor di Toscana...

Bologna per me provinciale Parigi minore:

mercati all' aperto, bistrots, della "rive gauche" l' odore
con Sartre che pontificava, Baudelaire fra l' assenzio cantava
ed io, modenese volgare, a sudarmi un amore, fosse pure ancillare.

Però che Bohéme confortevole giocata fra casa e osterie
quando a ogni bicchiere rimbalzano le filosofie...
Oh quanto eravamo poetici, ma senza pudore e paura
e i vecchi "imberiaghi" sembravano la letteratura...
Oh quanto eravam tutti artistici, ma senza pudore o vergogna
cullati fra i portici cosce di mamma Bologna...

Bologna è una donna emiliana di zigomo forte,
Bologna capace d' amore, capace di morte,
che sa quel che conta e che vale, che sa dov' è il sugo del sale,
che calcola il giusto la vita e che sa stare in piedi per quanto colpita...

Bologna è una ricca signora che fu contadina:
benessere, ville, gioielli... e salami in vetrina,
che sa che l' odor di miseria da mandare giù è cosa seria
e vuole sentirsi sicura con quello che ha addosso, perchè sa la paura.

Lo sprechi il tuo odor di benessere però con lo strano binomio
dei morti per sogni davanti al tuo Santo Petronio
e i tuoi bolognesi, se esistono, ci sono od ormai si son persi
confusi e legati a migliaia di mondi diversi?
Oh quante parole ti cantano, cullando i cliché della gente,
cantando canzoni che è come cantare di niente...

Bologna è una strana signora, volgare matrona,
Bologna bambina per bene, Bologna "busona",
Bologna ombelico di tutto, mi spingi a un singhiozzo e ad un rutto,
rimorso per quel che m' hai dato, che è quasi ricordo, e in odor di passato."




giovedì 25 novembre 2010

"DONNA", CITANDO MIA MARTINI

Donne piccole come stelle
c'è qualcuno le vuole belle
donna solo per qualche giorno
poi ti trattano come un porno.
Donne piccole e violentate
molte quelle delle borgate
ma quegli uomini sono duri
quelli godono come muli.
Donna come l'acqua di mare
chi si bagna vuole anche il sole
chi la vuole per una notte
c'è chi invece la prende a botte.
Donna come un mazzo di fiori
quando è sola ti fanno fuori
donna cosa succederà
quando a casa non tornerà.
Donna fatti saltare addosso
in quella strada nessuno passa
donna fatti legare al palo
e le tue mani ti fanno male.
Donna che non sente dolore
quando il freddo le arriva al cuore
quello ormai non ha più tempo
e se n'è andato soffiando il vento.
Donna come l'acqua di mare
chi si bagna vuole anche il sole
chi la vuole per una notte
c'è chi invece la prende a botte.
Donna come un mazzo di fiori
quando è sola ti fanno fuori
donna cosa succederà
quando a casa non tornerà.





mercoledì 24 novembre 2010

TRA RELIGIOSITA' COSMICA E FEDE, PARTENDO DA ALBERT EINSTEIN

"[...]La più bella sensazione è il lato misterioso della vita. E' il sentimento profondo che si trova sempre nella culla dell'arte e della scienza pura. Chi non è più in grado di provare nè stupore nè sorpresa è per così dire morto; i suoi occhi sono spenti.
L'impressione del misterioso, sia pure misto a timore, ha suscitato, tra l'altro, la religione.
Sapere che esiste qualcosa di impenetrabile, conoscere le manifestazioni dell'intelletto più profondo e della bellezza più luminosa, che sono accessibili alla nostra ragione solo nelle forme più primitive, questa conoscenza e questo sentimento, ecco la vera devozione: in questo senso, e soltanto in questo senso, io sono fra gli uomini più profondamente religiosi.
Non posso immaginarmi un Dio che ricompensa e che punisce l'oggetto della sua creazione, un Dio che soprattutto esercita la sua volontà nello stesso modo con cui l'esercitiamo su noi stessi.
Non voglio e non possono figurarmi un individuo che sopravviva alla sua morte corporale: quante anime deboli, per paura e per egoismo ridicolo, si nutrono di simili idee!
Mi basta sentire il mistero dell'eternità della vita, avere la coscienza e l'intuizione di ciò che è, lottare attivamente per afferrare una particella, anche piccolissima, dell'intelligenza che si manifesta nella natura.
Difficilmente troverete uno spirito profondo nell'indagine scientifica senza una sua caratteristica religiosità. Ma questa religiosità si distingue da quella dell'uomo semplice: per quest'uomo Dio è un essere da cui spera protezione e di cui teme il castigo, un essere col quale corrono, in una certa misura, relazioni personali per quanto rispettose esse siano: è un sentimento elevato della stessa natura dei rapporti tra figlio e padre.[...]"

Fede e scienza si trovano e si ritrovano quindi, capaci di creare e costruire un rapporto che la religione stessa pone in diretta subordinazione.
Il lato misterioso della vita, la ricerca spasmodica di tutti quei tratti inspiegabili permeano di razionale anche quella religione che sembra spiegabile solamente tramite dogmi e verità rivelate.
Religione sa essere filosofia, laddove permane come condizione necessaria e sufficiente per credere il sapersi sorprendere e stupire continuamente.
La meraviglia viene spontanea, guardando alle infinite e differenti realtà del mondo.
Dalle parole di Einstein si scopre, inoltre, un'altra grandissima verità: uno spirito capace di andare a fondo nell'indagare il mondo con lente scientifica non potrà mai essere completamente svuotato di religiosità.
Ateismo e scienza si muovono, dunque, su binari solo apparentemente paralleli.
La realtà circostante, se percepita ed analizzata anche in una sua infinitesima parte, è così straordinaria da dover sorprendere per forza chi la ascolta con occhio critico.
La natura ha un'intelligenza superba, onnipotente ed onniscente capace di manifestarsi anche a chi vive nutrendosi di dogmi o giustificazioni assurde dinnanzi a tutto ciò che è poco spiegabile.
Al contempo, però, la straordinaria mente dello scienziato arriva a credere fermamente che religione e scienza possano coesistere solamente in intelligenze calibrate a sufficienza per sopportare un dualismo perenne, senza alcuna soluzione definitiva.
Sotto il peso di un'incertezza costante, allo scienziato è sufficiente la percezione del mistero della vita per spiegare l'insondabile. Accontentarsi di ammaestrare e conoscere quel pochissimo concesso all'essere umano è, forse, la sola via per non cadere in complicati e tortuosi labirinti finalizzati a far disperdere la consapevolezza che l'uomo ha della natura che lo circonda.
Religiosità cosmica, quale sola via per percepire la vera essenza della fede.
Procedendo a rigore di sperimentazione scientifica e relativistica, ovviamente.

domenica 21 novembre 2010

ANTIMATERIA: DAL CERN PROSPETTIVE IMPORTANTI



La cosiddetta antimateria è, da sempre, una delle questioni più misteriose ed affascinanti su cui convergono gli studi di varie discipline come fisica, astronomia, chimica, ingegneria od ancora matematica.
Ad oggi, la cosiddetta materia oscura è qualcosa che non vediamo, nè riusciamo affatto a spiegare. Di pari passo alla scienza, appunto, la ricerca sta provando a fare luce su un mistero così grande.
Nonostante tutto, però, la limitatezza dell'uomo in un campo come questo è più che mai evidente. Grazie all'appoggio straordinario della scienza, infatti, l'uomo riesce a conoscere senza completamente spiegare un 10% del totale che esiste nell'Universo intero.
In altri termini, rimane un 90% di realtà che l'uomo non può in alcun modo nè vedere e neppure spiegare, stando agli attuali limiti palesati dalla scienza. Sulla base delle più avanzate conoscenze, infatti, materia ed antimateria sono assolutamente identiche. La sola differenza che intercorre tra di loro è puramente di matrice non strutturale: grazie alle loro opposte cariche, infatti, quando si scontrano si annichilano, dando origine a quella che l'essere umano definisce come energia. Nonostante tutto, un mondo fatto di materia mette in mostra un concetto di antimateria pressochè assente.
Assente quantomeno alla percezione limitatissima dell'essere umano.
Per questo e per moltissime altre motivazioni, lo studio delle interazioni tra materia ed antimateria è primaria fonte di spiegazione relativamente alla natura stessa di questo 90% che ci rimane oscuro.
E' questa la ragione che ha spinto il Cern di Ginevra ad adoperarsi per l'esperimento Alpha. Mirando al completamento degli studi nei confronti di ciò che è sconosciuto, i ricercatori sono riusciti ad isolare completamente atomi di anti-idrogeno.
Studiando dettagliatamente atomi di anti-idrogeno, si potrebbe arrivare a trarre precise e dettagliate informazioni su quella che è universalmente definita anti-materia. Nel dettaglio, grazie a complicatissime tecniche di cattura ed isolamento di componenti materiche, i ricercatori sono arrivati ad isolare 38 atomi di anti-idrogeno per un tempo abbastanza lungo per poterli analizzare fisicamente.
Il risultato è figlio, però, di un progetto che va avanti dal lontano 1995. In quell'anno, infatti, furono prodotti i primi nove atomi di anti-idrogeno, mantenuti in vita però per un tempo insufficiente a studiarli. Nel 2002, dopo numerosi altri tentativi, l'esperimento Athena dimostrò che si poteva produrre anti-idrogeno su larga scala e per un tempo sufficiente a poterlo studiare fisicamente.
E' dello scorso 17 novembre, infine, la tanto attesa notizia riportata in un articolo su Nature.
Ottimistiche sono le previsioni e le aspettative dei responsabili del progetto di ricerca:
"Per motivi che nessuno ancora comprende, la natura ha eliminato l’antimateria. È stato perciò molto gratificante per noi guardare nella macchina e scoprire che conteneva atomi stabili e neutri di antimateria. [...] Questo risultato ci spinge a lavorare ancora più intensamente per capire quali segreti nasconde l’antimateria." è l'opinione di Jeffrey Hangst dell'Università di Arhus (Danimarca).
Sullo sfondo, prospettive aperte da altri due studi promossi dal Cern relative ad un altro progetto di ricerca chiamato Asacusa:
"Con due metodi alternativi di produzione e, quindi, di studio dell’anti-idrogeno, l’antimateria non riuscirà a nasconderci le sue proprietà ancora per molto. [...] C’è ancora un po’ di lavoro di perfezionamento da fare, ma siamo molto contenti dell’alta qualità di questa tecnica."
E' questa l'opinione di Yasunori Yamazaki, appartentente al centro di ricerca Riken e membro di Asacusa.
Prospettive importanti, dunque, per chiarire meglio questo grande mistero che avvolge l'Universo.

sabato 20 novembre 2010

"DATE MODO AI BAMBINI DI USARE LA PENNA": FRAMMENTI D'ETERNITA' DA UN DISCORSO DI IQBAL MASIH

"Sono uno di quei milioni di bambini che stanno soffrendo in Pakistan a causa del lavoro schiavizzato e del lavoro minorile. Ma io sono fortunato. grazie agli sforzi del fronte di liberazione dei lavoratori (BLLF) sono libero e sono di fronte a voi oggi. Dopo essere stato liberato, mi sono unito alla scuola BLLF.


Adesso sto studiando in quella scuola.
Per noi bambini schiavi, Eshan Ullah Khan e il BLLF hanno fatto il solito lavoro che Abramo Lincoln fece per gli schiavi in America. Oggi voi siete liberi e anche io sono libero.
Sfortunatamente i padroni del business dove lavoravo ci dissero che è l’America che chiedeva loro di schiavizzare i bambini.
Agli americani piacciono i tappeti , le coperte , gli asciugamani a poco prezzo che noi facciamo.
Quindi loro vogliono che il lavoro schiavizzato vada avanti.
Io mi appello a voi chefermiate le persone dall’usare i bambini come manodopera perché i bambini hanno bisogno di una penna piuttosto che strumenti di lavoro.
I bambini lavorano con questi strumenti.
Se facciamo qualcosa di sbagliato veniamo picchiati con questi.... , e se veniamo feriti non veniamo portati dal dottore.
I bambini non hanno bisogno di questi strumenti , ma hanno bisogno di questo strumento, la penna, come i bambini americani hanno.
Sfortunatamente molti bambini non usano penne al momento; spero che voi aiutiate il BLLF, proprio come loro hanno aiutato noi.
Con la vostra cooperazione il BLLF può aiutare tanti bambini e dare loro lo strumento, la penna.
Sono stato abusato, come altri bambini che sono abusati,compresi quelli che sono insultati, sono appesi a testa in giù, e sono maltrattati,ricordo ancora quei giorni.
Ho visto coperte del Pakistan nei negozi americani e ciò mi rattrista, sapendo che sono state fatte dai bambini schiavizzati.
Mi sono sentito molto dispiaciuto.
Ho chiesto al Presidente Clinton di mettere sanzioni a quei Paesi che usanomanodopera dei bambini.
Di non dare aiuto a quei Paesi che ancora usano manodopera dei bambini.

DATE MODO AI BAMBINI DI  USARE LA PENNA.
Con questo ringrazio il contributo dellaReebok in questa direzione.

Mi hanno chiamato per questo premio e gli sono molto grato, grazie.

Abbiamo uno slogan a scuola quando i bambini vengono liberati, diciamo tuttiinsieme : - NOI SIAMO LIBERI
Vi chiedo di unirvi a me oggi nel pronunciare questo slogan.....Io dico :NOI SIAMO e voi direte LIBERI."

venerdì 19 novembre 2010

"IL BOLOGNA E' UNA FEDE"...TRADITA

Per tutti i tifosi, la situazione che va vivendo il Bologna da qualche anno a questa parte è incredibilmente surreale.
Permane il sospetto, pressochè continuo, di ritrovarsi all'interno di un qualche reality show dove questa povera squadra riesca a finire sempre in nomination.
Prima la discesa in serie B per logiche superiori al campo di gioco, senza bisogno di proferire altra parola; poi il ritorno in serie A, con il continuo spettro di una Romilia che avrebbe dovuto rivoluzionare la misera prospettiva di squadra relegata ai fatidici 40 punti.
Dal ritorno in serie A cambiarono, anche, i proprietari: a Cazzola seguì la famiglia Menarini, volenterosa più di ogni altra cosa al mondo di lasciare il Bologna ai bolognesi, citando convinzione diffusa nella Dotta. Dietro la Presidenza conquistata esisteva la solidità (veritiera?, nds) di un'impresa edile tra le prime in Italia, la Cogei appunto.
Nonostante tutte le ambizioni possibili, dettate da una società decorata da ben sette scudetti, si sentiva fin da subito nell'aria che qualcosa di troppo non bastava per garantire alla società un futuro all'altezza della tradizione o, quantomeno, sereno. Mercato fatto di svincolati, di prestiti e di giocatori (apparentamente) svenduti perchè ritenuti alla canna del gas.
Il solo obiettivo pareva essere quello di spendere (poco), e farlo spesso (male).
Vennero così fuori squadre dall'età media altissima, con veterani costretti a divenire mestieranti di una carriera ormai al lumicino.
Se non fosse stato per il ritrovato Campionissimo Marco Di Vaio, che ne sarebbe stato del Bologna in questi anni di serie A? La risposta è scontata, con una quasi certa retrocessione al primo giro di boa.
La tifoseria ha vissuto, ogni estate, storie sempre nuove. Cambi di proprietà, culminati addirittura con un Luciano Moggi, prima pugnalatore estremo, poi fidato consigliere di un Renzo Menarini sempre più inadeguato economicamente a reggere il peso di una permanenza ai vertici.
Sorse spontaneo,quindi, il ricorso a forze esterne capaci di tenere a galla questa gloriosa realtà del calcio italiano.
Arrivarono anche personaggi burleschi, pienamente degni di incarnare quell'atteggiamento che a Bologna tutti conoscono come "puffarolaggine". Si sono visti, nell'ordine, l'avvocato americano ed il ricco petroliere albanese. Si sono visti arrivare, e dopo pochissimo sparire. Veloci comparsate, capaci però di far sognare una tifoseria troppo poco abituata a recenti momenti di adeguata gloria.
Arrivò un tale Joe Tacopina, a capo di una presunta cordata americana chiamata "Tag partners". Coadiuvato dal vecchio proprietario Cazzola, giunse qui elargendo promesse a piene mani:
"La decisione di comprare è una grande opportunità. Per me è un sogno e questa scelta è innanzitutto dettata dalla passione. Adesso lavoriamo per migliorare i risultati sportivi, quindi ci impegneremo per aumentare i ricavi. [...] Per ora lavoriamo per rendere felici i tifosi e il Bologna ancora più forte." (cit. 17-06-2008)
Contrariamente alle promesse faraoniche, il progetto si dissolse senza alcun concreto riscontro economico. Solo intenti diffusi ai quattro venti di una città schiaffeggiata.
Arrivò, dopo il primo danno, anche l'altra beffa dell'estate successiva.
Ci fu un petroliere albanese, tale Rezart Taci, che mosse i suoi primi passi di acquisto nel giugno del 2009.
Anche al suo passaggio vennero spese parole roboanti, promesse su promesse capaci di far sognare nuovamente una tifoseria, però già scottata. Venne qui, parlando e facendosi (schifosamente, nds) fotografare in giro per la città con finto amore rossoblu.
Dovette poi ripiegare in patria, dove a lui bussò prepotentemente la giustizia. Dopo tante promesse di gloria, la squadra dovette affrontare l'ennesimo campionato con una situazione societaria allucinante, ferita a morte dalle varie Tag Partners e Taci Oil.
Tra le tante cose, il tifoso medio del Bologna chiede solamente onestà ed amore per la squadra.
Il rapporto che esiste tra Bologna F.C. e Bologna città è un qualcosa di viscerale, difficilmente spiegabile.
Una relazione a tratti schizofrenica, anche. Basta poco per far diventare un allenatore-traghettatore un nuovo Papa, così come basta pochissimo per chiederne la testa non appena viene a mancare qualche punto.
L'esperienza suggerisce che per guidare al meglio il Bologna F.C. si debba conoscere a sufficienza il rapporto a corrente alternata che intercorre tra tifoseria e squadra.
Nonostante tutti questi ladri d'immagine, tutta Bologna ignorava che si sarebbe dovuta consumare l'ultima, faraonica, sceneggiata. Un giorno come tanti, arrivò dalla stupenda Sardegna un uomo disposto a far sognare nuovamente i tifosi, delusi dall'ennesimo campionato da bassa parte destra della classifica.
Giunse tale Sergio Porcedda, accompagnato da falchi e vecchi mestieranti del calcio che conta(va), quali sono il direttore sportivo Carmine Longo ed il contabile/responsabile amministrativo Silvino Marras.
Giunse un proprietario di bagni, spiagge e discoteche disposto a fare miracoli per questo Bologna.
Ed anche da lui, immancabilmente, giunsero promesse esaltanti:
"Forza Bologna! [...] Gli obiettivi? [...] vogliamo ottenere una salvezza tranquilla. Cosa devono aspettarsi i tifosi? Un piano triennale per impostare una bella squadra con giovani e fare un campionato tranquillo offrendo un bel gioco."
(cit 6-7-2010)
Questa volta, alle promesse, seguirono fatti di calciomercato reali e, per una società abituata al vecchio stagionato, profondamente rivoluzionari. Arrivarono giovani promettenti, fenomeni ambiti da mezzo mondo come la mezz'ala uruguaiana Ramirez, giocatori inseguiti da altri club come il nazionale uruguaiano Perez.
Nelle teste dei tifosi sorse la speranza che, in concreto, qualcosa fosse davvero cambiato.
Nonostante tutto, scadenze su scadenze iniziarono ad accumularsi sulla scrivania della nuova e discussa presidenza.
Stampa sportiva e giornalisti divisi, in una lotta all'ultimo articolo per contendersi una verità che nessuno aveva davvero in pugno.
Affitto non pagato dei campi d'allenamento, quota Irpef non versata in tempo, avviso di sfratto e fidejussioni su fidejussioni accumulate per dare una qualche garanzia economica ad un progetto che, poi, di soldi non ne aveva vista neppure l'ombra.
Nel mentre, tifosi sognanti e, con il facile senno di poi, tremendamente illusi.
Di questi giorni, appunto, l'ennesima presa in giro. Stipendi non pagati da mesi, Presidente che scappa via contromano in rotonda per fugare voci e giornalisti voraci di notizie ed aggiornamenti. Da qui in poi, i vecchi proprietari Menarini a spendere parole in tutto e per tutto tinte di oscuro:
"Nella nostra gestione abbiamo sempre rispettato le scadenze. Ora dobbiamo fare di tutto, assieme a Porcedda, per salvare la vita del club e l'unica direzione possibile è quella di un altro acquirente. [...] "
Serve, dunque, qualcun altro per aiutare questa sciagurata squadra e per ridare ossigeno a questa tifoseria pugnalata e tradita. Sarebbe forse servita più consapevolezza, più attenzione dopo due attentati come quelli subiti nelle estati precedenti.
Invece, niente di tutto questo: contratti e pagamenti non onorati, fidejussioni a copertura delle trattative firmate dai vecchi proprietari. Per i mesi che verranno, punti di penalizzazione a non finire con rischio di società fallita e perdita di tutto il parco giocatori maturato in questi anni.
Nell'ipotesi più "ottimistica", 3/4 punti di penalizzazione in classifica che, per una società strutturata per farne 40, sono come un succoso anticipo di retrocessione annunciata.
Penare e pensare al futuro, in giorni sportivamente orrendi come questi.
Il minimo è sperare, salvo non cadere dentro il celeberrimo detto.
Il tifoso bolognese per eccellenza Barile salutò tutti con una citazione stupenda, pronunciata ormai molti decenni fa:
"Il Bologna è una fede".
Fede, oggi più che ieri ed oggi più che mai, ferita spaventosamente.
Qualsiasi sia, sarà o potrebbe essere il futuro, il Bologna ed i tifosi bolognesi non si meritano queste follie e questi, continui, risvegli da pietosi incubi.


giovedì 18 novembre 2010

"WHEN YOU SAY NOTHING AT ALL": AMARE, CITANDO RONAN KEATING

"It’s amazing how you can speak right to my heart
Without saying a word, you can light up the dark
Try as I may I could never explain
What I hear when you don’t say a thing
The smile on your face lets me know that you need me
There’s a truth in your eyes saying you’ll never leave me
The touch of your hand says you’ll catch me wherever I fall
You say it best..when you say nothing at all
All day long I can hear people talking out loud
But when you hold me near, you drown out the crowd (the crowd)
Try as they may they can never define
What’s been said between your heart and mine
Chorus x 2
(you say it best when you say nothing at allYou say it best when you say nothing at all..)
The smile on your face
The truth in your eyes
The touch of your hand
Let’s me know that you need me..
Chorus
(you say it best when you say nothing at all
You say it best when you say nothing at all..)
The smile on your face
The truth in your eyes
The touch of your hand
Let’s me know that you need me..
(you say it best when you say nothing at all
You say it best when you say nothing at all..) "



TRADUZIONE:




"E’sorprendente come tu riesca a parlare dritto al mio cuore
Senza dire una parola puoi illuminare il buio
Provo come posso, non riesco mai a spiegare
Cosa sento quando non dici niente sorriso sul tuo viso mi dice che hai bisogno di me
C’è una verità nei tuoi occhi che dice non mi lascerai mai
Il tocco della tua mano dice mi prenderai ovunque io cada
Lo dici meglio, quando non dici assolutamente niente.
Tutto il giorno sento gente parlare forte
Ma quando mi abbracci copri il rumore della folla
Per quanto ci provino non potranno mai dire
Cos’è stato detto fra il tuo cuore e il mio.
Il sorriso sul tuo viso mi dice che hai bisogno di me
C’è una verità nei tuoi occhi che dice non mi lascerai mai
Il tocco della tua mano dice mi prenderai ovunque io cada
Lo dici meglio, quando non dici niente.
Il sorriso sul tuo viso mi dice che hai bisogno di me
C’è una verità nei tuoi occhi che dice non mi lascerai mai
Il tocco della tua mano dice mi prenderai ovunque io cada
Lo dici meglio, quando non dici niente
Lo dici meglio quando non dici niente
Lo dici meglio quando non dici niente
Il sorriso sul tuo viso
La verità nei tuoi occhi
Il tocco della tua mano
Mi dice che hai bisogno di me."





"E’sorprendente come tu riesca a parlare dritto al mio cuore

martedì 16 novembre 2010

BUCHI NERI: GRAZIE AD SN1979 C, IL MISTERO PUO' SFITTIRSI

La terminologia tecnica black holes non rende piena idea della fenomenologia tremendamente misteriosa che avvolge, da sempre, lo studio dei buchi neri.
Visti come essenze celesti pressochè sconosciute, si sa solo che nel loro muoversi tutto viene da loro inghiottito, luce compresa. Lo studio delle dinamiche e dei processi di interazione con il resto dei corpi celesti presenti è affidato a formule matematiche, corroborate giusto qualche decina d'anni fa dall'apporto fornito dalla relatività di Einstein.
Come tutti i corpi celesti, anche i buchi neri sono costretti ad essere etichettati per esistenze che sembrano eternità, dinnanzi ai già abbondanti cento anni di vita adatta all'essere umano.
Sono stati studiati, in tutto e per tutto, affiancando anche ipotesi di indubbio interesse filosofico e fantascientifico.
Avvallando tesi anche avanguardiste, c'è chi vede dentro questi buchi neri possibilità di teletrasporto, da un luogo all'altro dell'universo. In gergo fisico i buchi neri rappresentano, invece, un'estrema contrazione spazio-temporale sulla base delle premesse introdotte dalla relatività di Albert Einstein. Possono nascere per motivi ancora oggi sconosciuti, possono esaurirsi senza colpo ferire nè segnalazione alcuna.
Al di là di tutto, lo studio di queste componenti celesti è da sempre oggetto di grande interesse per tutta la comunistà astronomica e scientifica mondiale. Tutto ciò che possiamo sapere e temere dei buchi neri ci deriva da misere formule matematiche, componenti minime di quel libro della natura descritto superbamente da Galileo Galilei.
In termini più poveri, un buco nero è simile ad un normale imbuto. Esteso in superficie, ridotto ad un canaletto più piccolo nel margine inferiore. Formule matematiche ci dicono che, collocandoci su la parte superiore di quell'imbuto, chiamata "orizzonte degli eventi", potremmo vedere l'universo intero nascere e morire in pochissimi centi-millesimi di secondo.
Di fronte a dilemmi come questi, emerge spontanea la consapevolezza di quanto l'essere umano niente sappia, su tutto ciò che lo circonda.
Nonostante tutto il mistero qualcosa, a volte, riesce ad accadere sotto la voce del progresso scientifico.
E' proprio di questo campo la notizia, potenzialmente sensazionale, promossa ieri dalla NASA.
A "soli" 50 milioni di anni luce dalla Terra è stato scoperto un buco nero appena nato, avente all'incirca 30 anni.
La scoperta è stata possibile grazie al telescopio Chandra, capace di monitorare costantemente l'universo a raggi X, e dal telescopio dell'agenzia spaziale Europea chiamato XMM-Newton e da uno tedesco chiamato ROSAT.
Trent'anni di vita sono, per un buco nero, una quantità irrisoria di età. Comparandola all'umana concezione, sarebbe come osservare un essere umano a circa un solo secondo dalla sua nascita.
L'oggetto è collocato nella costellazione della Berenice, collocato nella galassia M100. E' stato identificato con il nome SN1979 C.
La rivoluzionaria scoperta è testimoniata efficacemente dalle parole di Daniel Patnaude, Responsabile del Centro Harvard-Smithsonian per la ricerca astrofisica di Cambridge:
"Se quanto abbiamo determinato è corretto, il buco nero che abbiamo scoperto è il più vicino esempio della nascita di un simile oggetto che l'uomo ha mai potuto osservare."
Grazie a tale scoperta si aprono, infatti, possibilità enormi nello studio di questi corpi sconosciuti. Si potrebbero, infatti, trovare nuovi modi per quantificare forze ed energie che intercorrono nella formazione e nella sopravvivenza di un buco nero.
Realtà come queste sono, infatti, talmente intense e discontinue da non essere riproducibili in alcun tipo di laboratorio umanamente concepibile. Studiarne uno appena nato potrebbe condurre, infatti, a scoperte o verifiche potenzialmente rivoluzionarie.

lunedì 15 novembre 2010

"RAINBOW IN THE DARK": RICORDANDO RONNIE JAMES DIO

Un inno alla vita, alla lotta nella vita per evitare una morte che la miseria del mondo può infliggerti.

Uomini liberi come fulmini, incapaci di essere rime per poter dipingere di poesia l'Universo attorno; uomo che sa di avere troppe sfumature dentro, colori migliori di qualunque arcobaleno.

Allo stesso modo, però, è nitida consapevolezza l'impotenza davanti allo schiacciante trascorrere di attimi. Momenti che rendono impotenti le volontà ed impoverite le pulsioni, secondi che regolano l'uomo alla condizione di stella danzante su un buio senza confini.
E' proprio in quel buio che l'arcobaleno interiore prende forma, regalando talenti e passioni con cui dare forma ad idee per migliorare il mondo. La mancanza perenne di luce rende l'uomo troppo poco consapevole di un imminente mattino, di una vicina svolta per migliorare tutto quello che non gira come dovrebbe.
Essere ad un bivio esistenziale comporta, per ogni essere umano, la ricerca spasmodica di un suo limite.
Essere uomo comporta avere confini, possedere condizioni di esistenza che limitano la potenza e la prepotenza del nostro arcobaleno.
Davanti a tutto, il passare del tempo che rende ogni uomo solamente un'immagine catturata dal suo continuo fluire.
Danzare tra le tenebre è la sola soluzione possibile, per potersi costruire come grandi arcobaleni senza paura.



Sullo sfondo, il ricordo di un cantante grandissimo e di valore inestimabile.




"Quando c’è un fulmine,lo sai, mi sento giù perché è libero e capisco di essere io colui che è perso e mai ritrovato.
Piango per la magia,la sento ballare nella luce,ma era freddo,ho perso la presadelle ombre della notte.
Non ci sono tracce dell’arrivo del mattino,sei stato lasciato da solo,come un arcobaleno nel buio,un arcobaleno nel buio.
I tuoi demoni,ti lasciano mai andare?
Quando hai cercato,loro nascondono nel profondoche è qualcuno che conosci?
Sei solo una fotografia,sei solo un’immagine catturata nel tempo.
Siamo una bugia,tu ed io siamo parole senza una rima.
Non ci sono tracce dell’arrivo del mattino,sei stato lasciato da solo,come un arcobaleno nel buio,solo un arcobaleno nel buio.
Quando vedo un fulmine,lo sai, mi sento giù perché è libero e capisco di essere io colui che è perso e mai ritrovato.
Sento la magia, la sento aleggiare nell’aria, ma è paura e sappi, la sentirai chiamarti, stai in guardia.
Non ci sono tracce dell’arrivo del mattino,sei stato lasciato da solo,come un arcobaleno nel buio,un arcobaleno,un arcobaleno nel buio.Tu sei un arcobaleno nel buio,solo un arcobaleno nel buio.Nessun segno del mattino,tu sei un arcobaleno nel buio."





domenica 14 novembre 2010

NICHI VENDOLA: SCHEGGE DA UN UOMO RIVOLUZIONARIO...

Riporto, nel seguito, alcuni frammenti tratti dal libro "Vendola- Il volto nuovo della Sinistra", autori Cristina Cosentino e Giuliano Ricciardelli. Nell'ultima parte del volume si trova un'intervista, molto personale, condotta con l'uomo che più di ogni altro ha di recente risvegliato onori, paradossi e contraddizioni del Centro-Sinistra italiano.
Intervista svolta, intimamente, all'insegna di un'anima composita, capace di inserirsi potentemente e prepotentemente all'interno del devastato panorama politico italiano.
"[...] D.: Com'era il piccolo Nichi?
R.: Sono sempre stato un bambino di straordinaria delicatezza. Non ho mai partecipato ai giochi violenti dei miei coetanei, neanche al gioco del pallone, perchè aveva una dinamica combattentistica. Un bambino curioso, gioviale, per indole completamente estraneo a qualunque forma violenta di comunicazione. La violenza mi ha sempre dato un turbamento. [...] Solo in un'epoca ho frequentato la strada con felicità: quando c'erano degli scavi; io ed altri bambini raccoglievamo le pietre luccicanti, ricordo che portavo a casa quei sacchetti pieni di pietre.
D.: Preferivi immergerti nello studio?
R.: Sono stato un bambino che ha cominciato a leggere intorno agli undici, dodici anni. A casa mia ho imparato ad esprimermi correttamente, perchè mio padre considerava l'apprendimento della lingua italiana nella sua correttezz e complessità come veicolo fondamentale della emancipazione sociale. [...] Non sono mai stato un secchione. Ero bravo, ma mai preparatissimo sull'ordine del giorno: ero bravo perchè per conto mio mi preparavo. [...] L'idea di rispondere ad un dovere era una specie di sacrificio. Quel dovere esterno alla mia coscienza lo ripudiavo di ora in ora, trovavo delle occasioni, mettevo il libro sulla scrivania e poi vedevo un altro libro e lo aprivo. Alla fine, poi, mescolando le carte lo aprivo. [...]
La mia formazione adolescenziale avviene sui testi di Gandhi e Martin Luther King, dopo viene Gramsci, le prime letture sono legate anche alla mia simpatia per il movimento cristiano per il socialismo e quindi legate anche a Don Lorenzo Milani, alla scoperta di Aldo Capitini. C'è la suggestione evocata dalla lettura dell'I have a dream di Luther King e c'è una riflessione sempre meno reticente sul Mahatma Gandhi, fino a pensare che sia stato il più grande statista del Novecento.
[...]
La verità è che il potere, quando vive di maiuscole, di autoreferenzialità e di blindature, inevitabilmente puzza di morte ed usa la morte. Quindi, da questo punto di vita, non ha colore ma solo odore, ed è molto cattivo. Un odore pessimo. [...]
D.: Dove ti porta il tuo cammino?
R.: Chi lo sa. Spero solo di poter sempre trovare un punto di equilibrio tra vita privata e vita pubblica che non mi faccia sentire infelice. La felicità per me è fatta di cose a cui non vorrei rinunciare nei momenti in cui ti senti infelice, stretto a tenaglia, quando nella vita pubblica vieni privato degli strumenti per produrre cambiamento, o quando nella vita privata sei impedito ad esercitare cose semplici e preziose. Spero di avere il diritto ad un certo punto di interrompere la mia vita pubblica. Perchè non posso fare a meno di immaginare di avere a disposizione un certo numero di salti esistenziali, di mosse del cavallo, per cui spero ancora di inventarmi nuovi mestieri e nuove vite. Avendo accumulato molte adolescenze, mi propongo di accumulare molte vecchiaie."

Consapevolmente, nutrendo grandi stima ed ammirazione per un uomo capace di abbinare emozionali valori ad avanguardiste competenze tecnico-programmatiche.

mercoledì 10 novembre 2010

ROBERTO BAGGIO: QUANDO CONTA ESSERE CAMPIONI ANCHE FUORI DAL CAMPO DI GIOCO

Roberto Baggio è stato, nel calcio italiano, un condensato enorme di straordinarie doti tecniche e fisiche. Identificato come giocatore perfetto, seppe abbinare una tecnica devastante ad un terribile senso del gol.
Fu così fenomenale da arrivare a vincere anche un Pallone d'Oro, nell'ormai lontano 1993.
Giocatore dal ruolo incerto, navigava tra attacco e centrocampo con una facilità ed una immediatezza senza pari.
Sapeva innescare le punte con assist pazzeschi, sapendo anche segnare gol preziosi per gli obiettivi delle squadre a cui prestò servizio.
Classe 1967, seppe vivere il calcio italiano in ogni sua sfaccettatura. Lottò per vincere scudetti, per raggiungere traguardi europei o per conseguire salvezze preziose come acqua.
Chiedere ai ricordi che in città da lui vissute sono maturati, come Bologna o Brescia. Gli ultimi anni di un Brescia glorioso risalgono, non a caso, agli anni che lo videro lì straordinario protagonista.
Giocò proprio a Brescia, in fase "declinante" della carriera, dal 2000 al 2004 (anno del ritiro dall'attività agonistica, nds) timbrando 95 volte il cartellino e decorando il tutto con 45 marcature. Seppe trascinare la squadra fino alle porte dell'Europa, con un talento tradito solamente da un fisico non più all'altezza della classe diamantina. Chiedere alla città di Bologna, a proposito di quell'anno di straordinarie magie che regalò al Dall'Ara. Nella Bologna del campionato 1997/1998 tutti hanno memoria di quei pesantissimi 22 gol in 30 presenze, oltrechè di quel Renato Ulivieri che non lo volle mai davvero in campo.
Nell'Italia calcistica pochi altri hanno avuto e mai avranno la sua classe ed il suo tocco divino.
Giocò anche per la Fiorentina, per il Milan, per la Juventus e per l'Inter.
In qualunque posto andò, lasciò qualche stupendo ricordo.
Roberto Baggio fu, al tempo stesso, campione di calcio e di discrezione. Riuscì a capirsi ed a gestire il proprio corpo, fino all'ultimo anno di carriera.
La sua vita fuori dal campo non fu quasi mai, al netto del ricordo, sopra le righe o davanti ai mostri dei mass-media.
Discrezione e folle talento, per un campione dentro il campo mai dimenticato. E' bello scrivere di lui anche come di un uomo che ha saputo confermare gloriosamente il suo talento, anche al di fuori del calcio giocato.
E' stato infatti insignito del "Peace Summit Award 2010", riconoscimento annuale che da sempre viene consegnato da tutti i Premi Nobel per la Pace alla personalità che più si è distinta per l'impegno verso i bisognosi.
Premio consegnato ''per il suo impegno forte e costante alla pace nel mondo e le relative attività internazionale" ; a fare compagnia al fenomeno sono state, nel passato recente, personalità come Bono Vox, Roberto Benigni, Cat Stevens, Annie Lennox e Peter Gabriel.
Che ne sarà del Premio ricevuto? Il campione è lapidario nel commentare che uso ne vorrà fare:
"Dividerò il premio che mi verrà consegnato in Giappone con tutta la brava gente della mia terra ferita a morte" , ha detto riferendosi agli alluvionati del suo Veneto.
Partirà per il Giappone, dove sarà premiato nella città di Hiroshima.
Partirà con il cuore, comunque, in tormento.
Straordinario campione, dentro e fuori da quel campo che già lo vide furoreggiare non troppi anni fa.

domenica 7 novembre 2010

ENZO BIAGI: UNA MANCANZA SEMPRE PIU' PESANTE

"[...]Sono stato qui fino alla terza elementare. La maestra era mia nonna, poi sono andato a Bologna ma qui sono sempre tornato. Anzi, in realtà non me ne sono mai andato.
Questi monti fanno parte di me, ci sono gli itinerari della mia vita.
Ricordo la prima volta che sono andato con mio padre alla Segavecchia e mi tornano in mente certe grandi ortiche.
Portavo ancora le braghe corte e sono tornato a casa con le gambe che mi facevano male. Penso alle ragazze con i panieri pieni di fragole, lamponi e mirtilli che vendevano alla gente.
E all'arrivo dei pastori. Si sentiva l'abbaiare del cane.
Erano riti che accompagnavano le stagioni. Più avanti c'era la raccolta delle castagne.
Terminato il lavoro nei castagneti, i pianaccesi portavano in chiesa grossi cesti pieni di castagne per regalarli al prete.
Non cercate Pianaccio sulle carte geografiche; ha un campanile ed un cimitero, non c'è più l'ufficio postale, la scuola è chiusa e la canonica è stata venduta.
Arriva un prete per le feste e la domenica, dice messa e se ne va.
Abbiamo anche due torrenti ma il mulino non macina più. [...]"

Queste le parole pronunciate dal grandissimo e mai adeguatamente rimpianto Enzo Biagi, a proposito della sua terra natia Pianaccio. Figure come la sua sono state potenti e prepotenti per questa Italia, per quello stesso stivale che questo grande giornalista eroe amava.
Più di ogni altra cosa al mondo. Da lì è partito e lì è tornato, dopo una vita spesa per l'amore di un mestiere senza pari.
Su queste basi, a distanza di tre anni, non si finisce ancora di celebrare adeguatamente tutto ciò che questo grande eroe è stato.
Enzo Biagi seppe creare giornalismo denunciando e raccontando le piccole storie di ogni giorno, tutti quei fatti che sommati assieme rendono un quadro fedele e consapevole dell'andamento e del futuro di un Paese.
Seppe cercare, nel suo intimo essere giornalista, gli eroi nella gente normale.
Riuscì a dare, in ogni istante della sua vita, massima attenzione all'umanità ed alle vicende umane come dimostrazioni di un tornasole inarrivabile. Per qualunque cronaca possibile.
Seppe essere accogliente, riuscendo a delineare armonicamente i confini sotto i quali riunire il concetto di Paese normale.
Normalità da non lasciare in disparte, normalità da riabilitare per ritrovare la Stella Polare sotto cui far benedire un'Italia sempre più dispersa. Necessario ritrovare una bussola civile con la quale guardare al mondo, necessario ripercorrere strade comuni di diritti, giustizia, informazione, merito e modelli positivi.
Coltivare memoria, riscoprire educazione e moralità per dare un seguito e non un epilogo al nostro futuro di Stato e di italiani.
Nel suo pieno, Enzo Biagi fu anche questo.
A distanza di tre anni dalla scomparsa, un piccolo tributo per ricordarne le straordinarie figure e dignità.
Grazie ancora, Enzo.


sabato 6 novembre 2010

"LE STAGIONI NEL SOLE": CANTO DI VITA DA ROBERTO VECCHIONI

"Addio per sempre, amico mio, ne abbiam passate di stagioni al sole, da far invidia a chi so io, ne abbiam cantate di illusioni fino a sembrare due coglioni.
Addio, che bello aver vent'anni, essere al centro della primavera, volare a vela in mezzo ai sogni, partire senza mai ritorno e avere una ragazza al giorno.
Le stagioni nel sole finiscono, lo sai proprio quando ti accorgi di amarle più che mai.
Addio papà, ti voglio bene, è tanto che te lo volevo dire: non siamo stati granché insieme; ma ho visto il mondo coi tuoi occhi e l'ho chiamato col tuo nome;
addio papà, vado in un sogno, ma il vero sogno è stato aver vissuto bruciando tutte le stazioni, e alla stazione del saluto avere ancora più canzoni.
Le stagioni nel sole finiscono, lo sai proprio quando ti accorgi di amarle più che mai.
Addio bambina, addio bambina, non sapevamo neanche far l'amore, tirando notte a far mattina: noi cercavamo stelle in mare e tu continuale a cercare;
addio ragazza, amore mio, ricorda sempre di sorridere, io prendo un treno che mi paga Dio: scusa se non ti aspetterò si prende il treno che si può:
le stagioni nel sole finiscono, lo sai, proprio quanto ti accorgi di amarle più che mai, ma tu vivile sempre, e vivile per me, le stagioni nel sole continuano con te.
Addio mio piccolo futuro, piccolo raggio in questa notte scura, dal giorno che ti ho preso in braccio: non devi avere mai paura io sarò sempre nel tuo viaggio.
Le stagioni nel sole finiscono lo sai proprio quando ti accorgi di amarle più che mai, ma tu vivile sempre, e vivile per me: le stagioni nel sole continuano con te. "


 dall'album Contastorie (2005)

venerdì 5 novembre 2010

COSA E' IL POPULISMO? CITANDO GIOVANNI FLORIS...

"[...] Facciamo però un passo indietro e domandiamoci: che cosa è il populismo?
In politica è la tendenza di un soggetto a rivolgersi direttamente ad un non meglio identificato "popolo", da lui considerato portatore di valori positivi in contrasto a una non meglio identificata "elitè" [...] portatrice di valori negativi.
Dal punto di vista del populista il popolo è ovviamente quello che è d'accordo con le sue idee, che le acclama, che non le discute.
Fuori dal popolo, e mosso da intenti perniciosi, è chi alle idee del leader non si accoda, o che comunque in qualche modo le contrasta o falsifica, o delle quali semplicemente dubita.
Il "popolo" , insomma, è in genere quello che dice si alle idee del leader populista. Il populista semplifica i problemi in maniera rozza, elimina la complessità, il più delle volte divide la realtà in due squadre, alza i toni del confronto e si rivolge direttamente a chi vuole guidare, considerando ogni realtà intermedia tra lui e il popolo un ostacolo, quando non un'arma diretta contro di lui dall'elitè conservatrice.
Il populista chiede di rispondere si o no alle sue domande, non accetta di preparare le domande insieme ad altri. Figuriamoci se alle domande ama rispondere. [...]"

A ragionamenti fatti, ricorda qualcuno o qualcosa?

mercoledì 3 novembre 2010

DISSESTO IDROGEOLOGICO: DATI ALLA MANO, OLTRE QUALSIASI TRAGEDIA...

Dati alla mano, il dissesto idrogeologico è per l'Italia un rischio sempre più grave e concreto.
Dinnanzi alle insistenti precipitazioni di questo inizio autunno, parte del territorio si va sfaldando come gelatina. Si contano così madri decedute abbracciando figli piccoli sotto fiumi di fango dal tetto entranti, si contano anziani separati da figli in pochissimi secondi.
Sfollati a migliaia, tentativi di arginare il fenomeno mescolando l'intervento di volontari della Protezione Civile e soldati.
In Italia manca, allo stato attuale, una mappatura attualizzata delle emergenze e delle zone potenziali di rischio.
Ad oggi, la possibilità di evitare certe catastrofi coincide con questioni di fortuna.
Stando a report del 2007 emessi dall'Apat (Agenzia Nazionale per la Protezione dell'Ambiente e per i Servizi Tecnici, nds), sulla totalità degli 8191 Comuni italiani ben 5596 sono ritenuti a potenziale rischio.
In percentuali più impressive si tratta del 69% circa del totale territorio italiano.
Frane avvenute per circa il 6,6% del territorio nazionale, consegnando di fatto gli avvenimenti di questi giorni a miseri fatti di cronaca non eccezionali.
Sorge spontaneo valutare se, di fronte a potenziali cambiamenti climatici innescati dalla corsa al troppo intrapresa dall'uomo, la situazione non sia in qualche modo destinata a peggiorare o, quantomeno, cronicizzarsi.
Al di là degli aspetti tecnici, può l'uomo fare qualche cosa per limitare queste tragedie?
A bocce ferme, pochi stanno realmente facendo ciò che sarebbe necessario provare ad intraprendere.
Dal 2008 ad oggi, tanto per scriverne una, sono stati dimezzati i fondi destinati ad arginare e prevenire il rischio di dissesto idrogeologico.
Attualmente si aggirano a poche centinaia di milioni di Euro, cifre assolutamente inadeguate per lo studio e la ridefinizione del fenomeno e dei criteri di rischio.
Aggiungendo al calderone anche lo squilibrio introdotto e perorato dell'abusivismo edilizio, quello che si ottiene è un cocktail paurosamente esplosivo. Oltre qualsiasi realtà, non si guarda al futuro più lontano.
L'Italia, eppure, dovrebbe essere un Paese ottimamente predisposto ad affrontare certi rischi:
"L'Italia per il modo in cui è fatta è un paese fragile dal punto di vista della stabilità del suolo e dell'equilibrio idrogeologico, è un dato oggettivo, ma proprio per questo le politiche di tutela del territorio e di messa in sicurezza dovrebbero essere priorità per ogni governo."
E' questa l'opinione del parlamentare Pd Roberto Della Seta.
Dimezzando i fondi, si rischia di sminuire concretamente l'emergenza.
Problema che non è un mero fatto secondario, ma una realtà sempre più attuale: al di là di qualsiasi tecnicismo possibile.
Per non scrivere poi dell'altro oceano di problemi legato all'insicurezza degli edifici, guardando ad esempio al solo filone dell'edilizia scolastica: è inutile sparare sull'ambulanza, appunto.
Si dovrebbe, contrariamente alle abitudini italiane, investire in prevenzione.
Fattore sconosciuto alla maggior parte degli italiani, costretti a fare i conti con una precarietà onnipotente.
La "messa in sicurezza" dell'Italia potrebbe costare, stando a dossier di qualche mese fa, all'incirca 4,1 miliardi di Euro.
In fatti concreti, questi soldi servirebbero per realizzare un'immensa "sommatoria" di piccoli micro-interventi: sistemare torrenti o canali, fare manutenzione ad argini, ecc...
Manutenzioni distribuite su tutto il Paese, indistintamente dagli interessi ma privilegiando tassi di rischio ed emergenze.
Scrivere di tantissimi micro-interventi equivale, in termini lavorativi ed economici, a parlare di incentivi all'occupazione ed alla creazione di posti di lavoro.
Conviene quindi alle autorità permeare il Paese di interventi microscopici e poco propagandistici? Sicuramente no, in quanto tergiversare equivalenti fondi su grandi appalti converrebbe a grandi aziende realizzatrici ed a tasse pagate dai contribuenti all'erario statale.
Non curare il rischio di dissesto idrogeologico costa, attualmente, circa 1,2 miliardi di Euro l'anno ai contribuenti italiani.
E' una vera e propria tassa, capace di togliere circa 22 Euro l'anno ad ognuno di noi.
Secondo gli ultimi studi, per ripianare il rischio di dissesto si potrebbero spendere le stesse cifre messe in conto per realizzare il Ponte sullo Stretto di Messina, creatura dall'inutilità pressochè assoluta.
In fondo, chissà, qualche morto in più conviene all'economia disastrata di questo Paese.

martedì 2 novembre 2010

LADDOVE UN OMUNCOLO INFANGA L'INTELLETTO D'AMORE...

Invitato a presenziare al Salone delle Moto, si sarà forse sentito autorizzato a sviscerare tutti i torpiloqui e tutte le oscenità che dovrà fingere di non saper neppure pensare quando parlerà alla Conferenza Nazionale della Famiglia.
Il declinante psiconano mostra una faccia consunta, trita, completamente rifatta; giorno dopo giorno, sta arrivando ad avere il volto che si merita.
Non la smette, nonostante tutto, di continuare a spandere segni di un'ideale di amore osceno e deviante.
Gli ultimi colpi di coda del berlusconismo si portano dietro, come se non bastasse, una serie di mazzate all'architrave dei valori fondamentali della personalità di ogni essere umano consapevole.
Con oggi, sono giunti altri segnali di questo deflagrante sintomo di devastazione mentale.
Attacchi alla Costituzione continui, prolungati sfregi alla dignità delle pubbliche autorità: sono questi solo alcuni degli ingredienti di quel "tanfo da basso Impero" citato da Le Monde che non sa rendere affatto "onore alla Penisola."
Arranca sulla vita privata, con una condotta ai limiti della demenza.
Incapace di rinunciare a questi metodi di distrazione, non riesce ad auto-limitare il proprio desiderio di spargere oscenità.
Qualsiasi cosa provenga dalla sua bocca, ormai perde capacità di creare scandalo ed indignazione.
I motivi di questo sonno etico e valoriale dove affondano le loro solide radici? Risposta infinita e maleodorante, purtroppo.
Nonostante tutto, in barba a qualsiasi pudore o vergogna, è completamente incapace di porsi un limite.
Arriva così a dire, con assoluti gaudio e pubblico ludibrio, che l'amare donne è sempre e comunque meglio di essere omosessuali. Al di là del concetto, stupisce come un "uomo" di tale istituzionalità sappia far sprofondare ogni volta il peso di valori, sentimenti ed emozioni.
Nella sua straordinaria capacità di essere anche uomo-Caritas, chiede ad un responsabile dell'organizzazione di trovare un lavoro per una certa Ruby. Sullo sfondo emergono giri di prostituzione e stupefacenti, all'insegna di altri festini organizzati in uno dei suoi puttanai.
Più che mai preoccupato dal tracollo della sua pubblica sete di consensi, torna a brandire la spada della legge-bavaglio e della riforma della giustizia affiliata.
Consiglia di non leggere i giornali, raccomandando indirettamente di assimilare alti dosaggi di informazione dalle varie fetecchie televisive da lui controllabili od a lui assimilabili.
L'assoluta devianza del suo malcostume va trascinando l'Italia, purtroppo, dentro un baratro senza precedenti.
Tristissime le risate dietro il suo tronfio sorriso, pessime le sue mani che rimestano di continuo nei peggiori lati dell'umana sensibilità.
Eppure, in momenti come questi, è necessario fornire altri esempi di cui fu capace, in un tempo lontano, questa Italia.
Superando la figura di un 74enne incarognito dal tempo e dal declino, ci si ricorda di tanti altri uomini che seppero scrivere, a caratteri cubitali e maiuscoli, valori importanti e mai compassati.
Ricordando lo Stilnovo della prima letteratura italiana;ricordando quell'arte che fu capace di sublimare nello scrivere e nel sentire caratteri inarrivabili di rispetto e di amore verso la figura femminile, ritenuta tramite tra l'uomo ed il divino.
Di fronte al Dante consapevole di inseguire una Beatrice senza temere tempo, la figura di questo vecchietto sempre in doppio petto sbiadisce.
"Donne ch'avete intelletto d'amore", questo nano da giardino non vi merita, nè si merita la vostra rabbia e la vostra indignazione.
Se sua moglie chiese, in un giorno non lontano, aiuto per un marito malato, qualcosa che non andava già c'era.
Qualcosa che non va c'è ancora oggi, non solo il lui ma anche nell'Italia intera che con lui andrà spegnendosi.
Sullo sfondo, il turpiloquio scenico con valore apotropaico del tardo berlusconismo.
Fin quando abuserai della nostra pubblica dignità, nanetto?
L'Italia, e soprattutto gli italiani, si meritano altro.