martedì 21 settembre 2010

MORBO DI ALZHEIMER: QUANDO NON SERVE UNA SOLA GIORNATA...

Il morbo di Alzheimer è una delle tante malattie bastarde che attanagliano la vita dell'essere umano.
E' un male che ti annulla, un disturbo capace di azzerarti completamente.
Non sai più chi sei, nè più quali siano le realtà facenti parte della tua vita.
Finisci per smarrirti completamente, in un mare sconosciuto di nulla.
Navighi a vista nella vita reale, divenendo un peso enorme soprattutto per coloro che più ti amano.
Inizia con poco, facendoti dimenticare alcune cose.
Pian piano, però, quelle dimenticanze assorbono completamente tutto il tuo mondo.
Lo assorbono prepotentemente, senza lasciarti quasi niente dentro.
E' un disturbo che venne "descritto" per la prima volta nel 1907, dal neurologo tedesco che diede il nome alla malattia.
All'epoca ne vennero descritti solamente sintomi ed aspetti neuropatologici; vennero riscontrati tutti dagli esami svolti su una donna deceduta per una malattia allora ritenuta strana. E' un male che crea danni irreversibili per il tessuto cerebrale, azzerando quasi completamente le produzioni di sostanze vitali per il funzionamento dei neurotrasmettitori coinvolti nella comunicazione tra le cellule nervose.
Ha un decorso lento, quantificato in circa 8-10 anni.
Durante questo arco di tempo si viene azzerati, molto gradualmente.
Alla fine, spesso, qualsiasi funzione cognitiva viene annullata.
Si viene gettati in una dimensione parallela, senza alcuna connessione con l'esterno e, soprattutto, con la consapevolezza di sè stessi.
Nella giornata mondiale scelta per ricordare questo male, tanto vale scrivere qualcosa per ricordare a che punto si è arrivati nella lotta a questo nemico terribile.
Nei laboratori di ricerca si sta lavorando a principi attivi che sappiano, sostanzialmente, rallentare il decorso della malattia.
La ricerca ha ancora molto da fare, troppa strada da compiere.
Per facilitare questo percorso deve, però, essere adeguatamente sostenuta.
Nel mondo si contano, infatti, oltre 35milioni di malati di una qualche forma di demenza; in mezzo a queste anche l'Alzheimer.
Il costo complessivo di cura ed assistenza è stimabile in circa 604 miliardi di dollari.
Si tratta di una cifra impressionante, pari a circa l'1% del PIL mondiale lordo di tutto il mondo.
Il numero di malati è destinato a salire, seguendo una tendenza pressochè esponenziale.
Dalle ultime previsioni emerge, a quanto pare, che nel 2030 ne dovremmo avere 67 milioni.
Passando al 2050, invece, se ne dovrebbero avere oltre 115milioni.
Nella sola Italia abbiamo, stando alle stime presentate dalla Federazione Alzheimer Italia, circa 1milione di malati. 600mila di questi sono, invece, affetti da specifico Alzheimer.
Ciascuno di loro costa circa 60mila Euro, in complessivo.
Al di là di tutto, dalle ultime statistiche si evince un'emergenza fondamentale nei confronti di questi mali.
Malattie sempre troppo bastarde e stronze.
Sconosciute arrivano e così, sconosciuto anche a te stesso, ti fanno diventare.
Se qualcosa si può fare, passa per concreti aiuti alla ricerca.
Le cifre sopra citate parlano da sole, più di qualsiasi giornata "celebrativa".

lunedì 20 settembre 2010

CESENA CALCIO, UN MERITATISSIMO PRIMO POSTO

Nonostante un tifo conclamato per il Bologna, è impossibile non guardare con ammirazione al miracolo Cesena.
Miracolo calcisticamente inteso, si intenda benissimo.
Reduce da due promozioni consecutive, la squadra romagnola è ritornata nella massima serie dopo molto tempo.
Nonostante problemi societari ed economici, sta riuscendo ad imporre un nuovo modello all'attenzione della serie A e dell'intero corpo tifosi.
Ha cambiato pure l'allenatore, fuggito al laboratorio generazionale Cagliari.
Perso un Bisoli, recuperi un tattico come Ficcadenti dal curriculum non entusiasmante.
Recuperi un gioco dinamico, dovendoti ritrovare però ad allestire una squadra pressochè da zero. Cambiano gli obiettivi con una promozione, si riducono i punti che devi fare per poterti garantire una sicura permanenza. Servono progetti a lungo termine, serve puntare su giovani assetati di notorietà e su metronomi dalla sicura esperienza.
Servono giocatori ferrati al mestiere e giocatori dalla carta d'identità non esasperata.
Per garantirsi la permanenza in serie A, ciascuna squadra bassa o medio-bassa deve garantirsi la cifra collaudata di 40 punti.
Solo così, secondo calcoli dettati dall'esperienza, si potrà evitare il baratro della retrocessione.
In un calcio che mangia miliardi su miliardi, una favola come quella del Cesena è bella da vedere.
In un calcio che ha sempre e solo Ibrahimovic in copertina, è bello vedere lo sconosciuto in questione Giaccherini diventare qualcuno, almeno per una sola domenica.
In un calcio che distorce i valori e che, purtroppo, qualcuno dice che ben rappresenti questo Paese, è bello vedere l'impresa compiuta al momento dal Cesena.
Dopo tre giornate di campionato ti ritrovi una squadra al primo posto in classifica.
Dopo sole tre partite hai 7 punti in classifica, di quei 40 necessari per raggiungere l'agognato traguardo.
Traguardo che sembra ancora più vicino soprattutto se, a fischio avvenuto, una difesa non ha ancora subito nessun gol.
Il miracolo Cesena nasce e respira con pochissimo:
"[...] Facciamo miracoli, 11.000 abbonati, stadio pieno, risultati importanti. Con la tessera del tifoso tutti sono calati almeno del 20% in su, noi abbiamo fatto il 28% in più dello scorso anno, quando già avevamo raddoppiato il numero degli abbonati rispetto all'ultima stagione di B.
[...] Cominciano ad arrivare i diritti, Sky è puntualissima. Si è invertita una tendenza in campo finanziario, andiamo verso un consolidamento positivo dopo aver pagato Vavassori e l'iscrizione alla A.
Andiamo nella giusta direzione, un biennio in massima serie sarebbe la cura definitiva".
E' questo il succo economico della questione Cesena, espressa per bocca del direttore generale Luca Mancini.
E' bello vedere, in un calcio distrutto, una squadra capace di porre al primo posto dell'elenco spese l'iscrizione alla massima serie e la liquidazione ad un ex-allenatore.
Vive con i soldi ricevuti da Sky, appunto.
Tutto il resto è affidato al saper fare calcio, in maniera vera.
Il Cesena è riuscito, con quest'ultimo mercato, a mettere una firma d'autore sul saper scegliere giocatori funzionali al proprio modulo di gioco, adatti alla dimensione di una piccola città desiderosa di sognare.
Avendo inquadrato da lontano i tempi del glorioso Cesena guidato dal bisonte Dario Hubner, ci si ritrova con un pugno di rinnovate speranze in mano.
Il mercato del Cesena è stato avaro di grandi nomi, ma ricco probabilmente di veri giocatori.
In porta è stato preso Cavalieri, oscillante al Liverpool tra panchina e tribuna.
Per il resto, piena fiducia al 41enne Antonioli.
In difesa il primo nome su cui si è puntato è stato il terzino Nagatomo, fino ad ora solido e fenomenale.
Raggiunto il prestito del laterale, sono poi arrivati a completare il reparto il centrale Von Bergen dall'Hertha, l'atalantino Pellegrino ed il difensore rubato alla Juventus Benalouane.
Quest'ultimo giunto dalla squadra francese del Saint-Etienne. Di quelli citati fino ad ora, solo quest'ultimo è stato pagato qualcosa.
A centrocampo ci sono stati, invece, numerosi movimenti sia in entrata che in uscita.
Perso il fenomenale ma discontinuo Do Prado, si è puntato sul genio e sulla creatività del prigioniero ternano Luis Jimenez.
All'acquisto del giocatore erano stati fatti venire prima altri arrivi: il giovane regista Gorobsov dal Torino, il mediano difensivo Caserta dall'Atalanta ed il giovane nazionale greco Under21 Tatchsidis via Genoa.
A questi si aggiunge il fenomeno assoluto ma sfortunato Stephen Appiah, prelevato a parametro zero dal Bologna che lo ha rimesso in forma dopo un passato turco, nel quale ha sfiorato addirittura la morte.
In attacco, infine, si sono giocate tutte le carte di questo portento d'inventiva assoluta.
Perso il trascinatore Bucchi, è arrivato a parametro zero l'albanese Bogdani. Autore di pochissimi gol in carriera, vedremo come e quanto arricchirà le due reti fino ad ora siglate.
Il reparto è stato poi completato con gli innesti di Ighalo, giovane giunto via Udinese, Budan ed infine Paonessa.
Affiancato da tutti questi nuovi arrivi, fiducia al 25enne Giaccherini.
Giocatore che, fino ad ora, ha stupito tutti.
Per il resto, nella già collaudata ossatura della squadra, piena fiducia al giovane fenomeno Schelotto.
Inutile scrivere che, ben presto, sentiremo parlare e riparlare di questo laterale atipico.
Alla fine dei conti, il Cesena è stata una delle squadre che ha speso di meno in questo mercato.
Spero con tutto il cuore che questo fenomeno continui, il più a lungo possibile.
Scrivendo, ovviamente, con un bel pò di invidia da tifoso bolognese.
Vedremo e vivremo il prossimo derby emiliano-romagnolo.

sabato 18 settembre 2010

...QUANDO, PRIMA O POI, TORNERANNO A RIVEDER LE STELLE

Storie di terribile e cruda umanità alle volte scuotono le coscienze del mondo, ma solo per brevissimi periodi.
Terminata l'eco dell'informazione globale, quelle stesse storie diventano oggettini da collocare in pietosi e polverosi dimenticatoi.
La storia che fa vibrare e fare incubi alle coscienze è quella dei 33minatori imprigionati dallo scorso 5 agosto a 700 metri di profondità, in quel del deserto dell'Acatama.
Incubi che loro, in primo luogo, cercano di scacciare con ogni mezzo.
Provano ad allontanarli dalle vite dei loro cari, tranquillizzandoli e mostrandosi pieni di polvere e speranza.
Sempre così, colmi di futuro più radioso di tutti quei cunicoli bui che li ospitano, da troppo tempo a questa parte.
Si diceva che sarebbero usciti solamente vicino a Natale, si diceva che avrebbero dovuto chiamare psicologi ed assistenti medici per instaurare con loro un continuo dialogo di sostegno ed aiuto.
Deve essere umanamente impossibile permanere per troppo tempo in quelle condizioni.
Tuttavia, credo che in questi fatti persone come i minatori acquistino capacità quasi eroiche.
Per troppi motivi possibili e scrivibili, larga parte dei quali dovuti a questo lavoro infinitamente usurante.
E' impossibile sopravvivere, eppure loro ce la stanno facendo.
Stanno giocando la loro partita di vita, in quell'orrendo e caldo inferno.
Da poco è giunta, finalmente, una buona notizia a consolare questi eroi: a quanto pare, infatti, una delle due perforatrici è quasi arrivata allo scoglio dei fatidici 700metri.
Ad ora la perforatrice T-130 è infatti giunta alla profondità di 630 metri, proprio nei giorni della commemorazione per il bicentenario del Paese.
I lavori procedono per il meglio, al quanto pare. Si sarebbe, addirittura, molto in anticipo sulla tabella di marcia.
Lo conferma il Ministro delle Risorse Minerarie Laurence Golborne:
"Siamo riusciti ad arrivare, con molta precauzione, nell'officina vicina al rifugio dove si trovano i minatori. Ora dovremo cambiare e montare i martelli della trivella che hanno cinque grosse 'teste' per poter perforare: quindi inizierà il vero e proprio procedimento per allargare il tunnel, fatto che impiegherà diverse settimane. [...]
Stiamo avanzando un po' meglio della tabella di marcia prevista, forse riusciremo a finire a novembre."
Pian piano si va avanti.
Si procede con molta calma per svariati motivi; si potrebbe, in fase di lavorazione, incrementare la velocità di rotazione della perforatrice incorrendo in cedimenti strutturali pericolosi da parte del terreno sovrastante, oltrechè andare ad occludere nuovamente quello spiraglio di speranza che va emergendo in questi momenti.
Nonostante tutte le previsioni iniziali, farli uscire con un mese di anticipo si prefigura come un enorme successo ingegneristico ed operativo.
La perforatrice attualmente in opera, la T-130 appunto, sta agendo alla notevole velocità di traslazione di circa 18 metri all'ora.
E' un dato significativo, in quanto indica che mediamente mancherebbe davvero poco a completare quei fatidici ed ultimi 70metri.
Le altre due perforatrici entrebbero, al quanto sembra, in opera seguendo altre date.
La più vicina partenza è programmata per il 20 settembre prossimo venturo.
I coinvolti nelle procedure di salvataggio, in questi giorni di festa, si mostrano più che mai coinvolti ed al contempo affascinati dal percorso che stanno compiendo:
"Siamo soliti fare perforazioni per estrarre cose come petrolio, gas, acqua e minerali. [...]
Perforare per salvare delle vite umane è un compito del tutto diverso, molto più importante di qualsiasi altra cosa fatta finora nel corso della nostra carriera."
E' questa l'opinione di Brandon Fisher, uno degli uomini impiegati nelle operazioni di salvataggio.
Ad ora, scavato il tunnel, inizierà l'operazione più difficile.
Terminata la fase di foratura inizierà, infatti, l'operazione di alesatura od adeguamento del foro fatto a diametri più consoni per permettere ai minatori di uscire.
Il diametro attuale del buco è, infatti, di soli 30 centimetri.
Tutto ciò va a complicare ulteriormente le procedure, in quanto si dovranno raggiungere indici dimensionali prossimi ai 70 centimentri.
Più del doppio, quindi.
Si dovranno usare punte specifiche per la nuova foratura, per impedire in primo luogo ai detriti accumulati di occludere nuovamente il collegamento ristabilito con l'esterno.
Dovranno essere impiegati anche i minatori stessi, in operazioni di rimozione e spostamento dei detriti che arriveranno all'interno di quella angusta prigione.
Raggiunto il fatidico indice di 70 centimetri, potranno riuscire ad uscire con l'aiuto di una campana di sollevamento comandata dall'esterno.
Oltre tutto ciò, ad ora, anche loro festeggiano la Festa della Liberazione.
Mangiando asado ed empanadas, calati dall'esterno.
In una prigione, dalla quale spero usciranno presto per tornare a rivedere le stelle.
In stile perfettamente dantesco, si intende.

venerdì 17 settembre 2010

WHAT'S GOING ON? DOMANDE E RISPOSTE (TRADOTTE) DA MARVIN GAYE

Madre, madre
Ci sono troppi di voi che piangono
Fratello, fratello, fratello,
Ci sono troppi di voi che muoiono/ che stanno morendo
Sai che dobbiamo trovare una maniera
Per portare un pò di amore qui oggi..
Padre, padre, non abbiamo bisogno di peggiorare (la situazione)
Vedi, la guerra non è la soluzione
Sai che dobbiamo trovare una maniera
Per portare un po' di amore qui oggi
Cortei di protesta, e i loro cartelli
Non punirmi con brutalità (brutalmente)
Parlami, cosi puoi vedere,cosa sta succedendo
Cosa sta succedendo
Cosa sta succedendo
Nel frattempo
Andiamo avanti, baby
Andiamo avanti
Andiamo avanti
Padre, padre
Tutti pensano che sbagliamo
Oh, ma chi sono loro per giudicarsi
Semplicemente perché i nostri capelli sono lunghi
Oh sai che dobbiamo trovare una maniera
Per portare un po' di comprensione qui oggi
Cortei di protesta, e i loro cartelli
Non punirmi con brutalità (brutalmente)
Parli con me
Cosi puoi vedere
Cosa sta succedendo
Cosa sta succedendo
Dimmi cosa sta succedendo
Ti dico cosa sta succedendo
Andiamo avanti baby
Andiamo avanti baby

giovedì 16 settembre 2010

CONTRO IL NUCLEARE IN ITALIA: ANCHE GREENPEACE SI MOBILITA...

La distrutta informazione italiana sicuramente non ne parlerà nè ne riferirà, in alcun modo. Siamo in preda di un progetto d'investimento realizzato su tecnologie nucleari obsolete, per un assieme di costi esorbitanti quantificabili in miliardi di Euro non ammortizzabili in alcun modo. La recente svolta nucleare intrapresa dal governo non promette, sotto tutti gli aspetti possibili, nulla di buono. Politiche fatte da uomini con carte d'identità troppo ingiallite per guardare al futuro con lungimiranza e consapevolezza hanno firmato questo trattato di acquisto dalla Francia; tecnologie nucleari che, in altri Stati nordeuropei, vorrebbero non aver mai introdotto nel sistema di produzione e gestione dell'energia. Da oggi la battaglia contro il nucleare in Italia ha qualche sostenitore in più; si è mobilitata anche GreenPeace, bloccando l'ambasciata italiana di Vienna. Su un balcone del palazzo uno striscione, fin troppo esplicativo, esposto in lingua tedesca ma di immediata traduzione: "Stop alla follia nucleare di Berlusconi" Accordi stipulati senza pensare al futuro, appunto. Al centro delle polemiche di GreenPeace è, in primo luogo, la necessità di conoscere quelle località che da oltre un anno vengono tenute assolutamente top secret. Non si possono conoscere ancora le zone esatte che questi "esperti" avrebbero individuato per regalarci questa energia pulita. Poca trasparenza per luoghi già decisi, che sono sconosciuti al popolo intero. Ci sono indiscrezioni che vorrebbero, in caso di scoperta delle esatte locazioni, polemiche e malumori provenienti anche da oltre Italia. Ad esempio, tanto per fare un caso specifico, in caso di centrale nucleare progettata nei pressi di Chioggia, si potrebbero avere proteste dallo stesso governo austriaco. Costruire centrali nucleari senza tener conto di canoni paesaggistici, di parametri di sostenibilità ambientale da imporre, prima di tutto, assieme ad una corretta etica energetica di responsabilità. La centrale nei pressi di Chioggia, tanto per proseguire nel caso specifico, potrebbe minare la salvaguardia paesaggistico-culturale di ambienti come Venezia, Jesolo o Lignano. Tutto ciò senza dimenticare, appunto, quei 160 chilometri di fatidica lontananza dal confine italo-austriaco. In aggiunta a ciò, moltissimi altri problemi manifestati dagli ambientalisti di GreenPeace. Oltrechè alla pericolosità in caso di incidente ci sarebbero manifeste incognite riguardo ai criteri utilizzati per la scelta di queste miracolose località, utili a questa nuova fase di sostenibilità ed indipendenza energetica. In un Paese instabile e sotto molti aspetti vulnerabile, infatti, problematiche come il trattamento delle scorie nucleari diventerebbero fardelli insopportabili ed insostenibili. Per avvalorare tutto ciò è sufficiente ricordare, ad esempio, la tristissima vicenda dei rifiuti che ha devastato e sta devastando tutt'ora Napoli e parte della Campania intera. Sostegno agli attivisti di GreenPeace, dunque. Critiche forti verso la grande, ennesima, follia dello psiconano Silvio Berlusconi. Avere 73 anni ed essere, completamente, incapaci di guardare con lungimiranza al futuro dell'Italia che verrà. Giusto quel tanto che basta per rimanere fuori dal tribunale a vendere fumo.

mercoledì 15 settembre 2010

UCCIDERSI, DA DOTTORANDI SENZA FUTURO

Mi sono sempre chiesto se le eccessive conoscenze sul mondo potessero, in un qualche modo, rendere l'uomo per qualche verso più debole.
Cercare di conoscere e faticare per il proprio futuro in un Paese che, per colpa di troppi, non ne ha può fare male.
Molto male. Può spingere in logiche mentali pericolose, distorte.
Investire parte della propria esistenza in una formazione universitaria comporta sacrifici, anni di studio aggiunti che vanno a sommarsi a quelli basilari per essere considerati, ad errata ragione, "qualcuno" nel mondo del lavoro.
Studiare sui libri per poi coltivare sogni, ambizioni e speranze.
L'Italia è una terra che ha da sempre avuto in formazione e cultura due delle sue prerogative più pesanti ed essenziali.
Giunti all'oggi, molte lauree e troppi attestati non contano più niente.
Ci si ritrova così, con qualche pugno di mosche in mano, in compagnia di pergamene ricche d'inchiostro e vuote di significati e prospettive.
Compiendo tagli con forche caudine su istruzione, università e ricerca si distrugge anche il futuro di chi rappresenta il futuro per l'Italia.
Le nuove generazioni sono senza volto di prospettiva, senza fiducia verso chi dovrebbe metterli in condizione di lottare per migliorare tutto ciò che non va o che potrebbe andare meglio.
In una società dove lo studio perderà sempre più peso specifico, pesano oltre 11miliardi di Euro in tagli.
La formazione è una prerogativa, quasi una scelta opzionale sconsigliata per il nostro futuro.
Nonostante tutto questo, provo nel mio piccolo a lottare.
Lottare con tutte le mie forze, giorno per giorno.
Denunciando ciò che mi fa schifo, scrivendo i miei pensieri su un mondo che dovrebbe rendersi pienamente consapevole di ciò che può ancora fare per salvarsi dal baratro.
Lotto, con molte forze in più, quando leggo di certi morti che, silenziosi, si muovono in questa orrenda Italia.
Ho saputo del dottorando Norman Zarcone, 27enne palermitano morto suicida nell'Università di Palermo.
Su un quaderno d'appunti ha lasciato qualche sua ultima, ed intima, riflessione:
"Perchè la libertà di pensieri è anche libertà di morire."
Libero di morire, appunto.
Si è gettato nel vuoto, da una finestra della facoltà di Lettere dell'Università palermitana.
Aveva lasciato detto agli amici di ogni giorno che si sarebbe assentato per una sigaretta.
Un'ultima sigaretta, appunto.
Senza troppi riferimenti allo Zeno di Italo Svevo.
Norman Zancone, due lauree maturate in pochissimo tempo: Filosofia della conoscenza e della comunicazione e Filosofia e storia delle idee.
Entrambe conseguite con un voto pari a 110e lode, ovviamente.
Attualmente stava svolgendo, senza dubbio grazie a meriti maturati e dimostrati, un dottorato di ricerca in Filosofia del linguaggio, senza alcuna borsa di sostegno economico.
Morto così, senza una ragione e senza colpevoli apparenti.
Nella realtà, purtroppo, il padre Claudio vede mandanti ben definiti; la morte del figlio è da lui definita, a tutti gli effetti, come "omicidio di Stato".
Nel mare di parole possibili, meglio affidarsi direttamente a sue parole riportate in cronaca:
"Me lo hanno ammazzato. [...] Un omicidio di Stato. [...]
Lo avevano isolato, in tutti i modi gli avevano fatto capire che non c'era spazio per lui, il dottorato lo faceva senza borsa, perchè con borsa lo fanno solo i raccomandati.
E'stato un gesto simbolico, ha scelto proprio la sua facoltà.
[...] Filosofia e musica: questo era mio figlio."
Un lavoro suppletivo da bagnino, svolto per apprendere l'essenziale etica del lavoro.
Nel mentre, viveva.
Viveva in una Palermo svuotata di futuro.
"Era molto giù in questi giorni, si sentiva un fallito. Ma mi diceva di stare tranquillo, che tutto si sarebbe risolto. L'avevo visto consultare siti di università estere, guardava bandi per borse di studio, pensavo stesse valutando di andare via: non avrei mai creduto che..."
Inaspettatamente, il peggio possibile si è verificato.
Lasciatosi cadere, nel vuoto.
Morto a 27 anni, con una mafia serpentina e sibillina come estremo mandante:
"E' stato ucciso dalla mafia: ha mille volti la mafia, una di questa ha ucciso mio figlio."
Morto, così, dietro logiche di baronato e compromessi veicolati al fallimento da tagli allucinanti fatti ad una delle colonne portanti dello Stato.
Norman credeva in un determinato e diverso "altrove", ultimamente.
Lo scriveva ad un amico, questo pensiero continuo che ha finito per dominarlo:
"Compare, non so se ho capito tutto, poco o forse niente. Ma sto per fare una nuova esperienza, solo non potrò raccontarvene."
Così scrivendo, ha scelto la sua nuova esperienza senza ritorno.
Tutto attorno a questa morte, terra bruciata.
Terra bruciata di lauree che, in un paese malato terminale, non hanno più peso specifico alcuno.
Terra bruciata di vite che, ad anni di studio trascorsi, non vedono più la pesantezza del loro investimento riconosciuta.
Tutto ciò svilisce e demolisce quelli che, rimasti qui, lottano per regalare un futuro a tutti quelli che verranno dopo.
Terra bruciata, appunto.
Con un senso di dubbio sull'aver capito tutto o niente dalla vita, questo giovane uomo ha preferito farla finita.
Terra bruciata anche su quell'altrove che tanto cercava, appunto.
In questo inferno c'è ancora molto da dire, e da fare.
Rimboccarsi le maniche può aiutare, forse.

martedì 14 settembre 2010

PROGETTO "DESERTEC" VERSO IL FALLIMENTO?

In origine, almeno a livello teorico, si trattava di un'idea molto forte da proporre su scala mondiale.
Secondo i più recenti progetti, il nucleo del progetto (sogno? ,nds) prevedeva la fornitura di energia elettrica all'Europa intera tramite un'enorme distesa di pannelli solari, collegati a loro volta ad impianti a ciclo combinato a gas od a carbone.
Con una sufficiente porzione di territorio ricoperto si sarebbe potuti arrivare, seguendo stime approssimative, a ricoprire fino al 15%-20% dell'intero fabbisogno energetico del Vecchio Continente.
Il progetto avrebbe rappresentato, con effetto dirompente, una prepotente rottura con un passato figlio esclusivamente di logiche energetiche non rinnovabili.
Servivano impegni trasversali a più aspetti, per tutta Europa e per quella parte dell'Africa che avrebbe dovuto accogliere le distese di solare rinnovabile.
Due dei paesi cardine nel trainare e nel mettere in opera il progetto avrebbero, purtroppo, declinato la volontà di farne parte.
Nello specifico, a quanto emerge dalle ultime voci, si tratterebbe di Germania ed Algeria.
Ciascuno Stato avrebbe, però, motivazioni molto differenti per essere indotto all'abbandono dell'innovativo progetto.
La Germania, nello specifico, per questioni probabilmente per la maggiore economiche, avrebbe preferito non inserire concretamente il progetto "Desertec" nelle logiche energetiche di breve termine.
Nel piano energetico nazionale fatto trapelare dai mezzi di comunicazione mancherebbero, infatti, cenni a questa avvincente rivoluzione.
Con l'abbandono dello Stato tedesco il progetto perderebbe quota, in quanto la Germania era uno dei maggiori contribuenti a livello economico e costruttivo.
D'altro fronte, invece, i motivi di abbandono presunti dell'Algeria.
Secondo le ultime voci l'idea avrebbe perso quota per motivi intrecciati tra duplici ragioni, politiche ed economiche.
Il motivo di diniego essenziale sarebbe rappresentato dalla "minaccia" di vedere larga parte del proprio territorio statale invaso da pannelli solari di proprietà ed utilizzo estero.
Ci sarebbero dietro ragioni, forse anche parzialmente giuste, di vedere persa o compromessa larga parte della propria sovranità territoriale.
Dal punto di vista dei costi, invece, la logica energetica algerina spingerebbe verso investimenti sul breve termine, specialmente per quanto riguarda l'introduzione del nucleare civile.
A tale scopo sarebbero stati già sottoscritti, infatti, accordi di collaborazione con stati nuclearmente avanzati come Stati Uniti e Francia, oltrechè con Cina ed Argentina.
Il fulcro dell'abbandono di un progetto così pulito, innovativo e prepotente consiste forse in eccessive problematicità politiche ed economiche alle quali si dovrebbe fare fronte, in chiave neppure troppo ipotetica.
Ciò che stupisce è che si siano trascurate, per l'ennesima volta, le intenzioni originali del progetto. Intenti nobilitanti, definibili in maniera più che positiva sotto moltissimi aspetti.
Il progetto base nacque, infatti, dall'intuizione di Trec (Trans-Mediterranean Renewable Energy Cooperation) ; con il progetto Desertec si sarebbe potuta lanciare, qualche anno fa, la possibilità di sfruttare il più grande deserto del mondo per fornire energia pulita al Pianeta e desalinizzare l'acqua a favore dei paesi poveri.
Ripulire le acque di chi ha meno, od addirittura di chi non ha neppure un millilitro di questa risorsa così tremendamente preziosa.
L'idea vincente del progetto Desertec risiede, forse, nel fatto che con un'area desertica di circa 800chilometri quadrati si potrebbe ricoprire, in chiave putroppo solo teorica, il fabbisogno energetico dell'intero pianeta.
Le ambizioni sane, si sa, non fanno purtroppo parte del bagaglio dell'umanità.
Da troppo tempo, ormai.

lunedì 13 settembre 2010

"EARTH BLUES": RICORDANDO JIMI HENDRIX

E' stato un musicista di grandissimo rilievo, pioniere di un uso innovativo e sperimentale della chitarra elettrica.
Nel suo brevissimo periodo di successo ha saputo creare uno stile tutto personale, riuscendo a fare musica solamente "sentendola" dentro.
Hendrix fu, infatti, assolutamente incapace sia di leggere che di scrivere la musica.
Dovette scrivere, suonare e sperimentare in maniera istintiva, quasi animale appunto.
Nella sua breve vita cercò di fare musica con tutto ciò che aveva in pugno, inclusa una scopa che trovò sul pavimento quando era ancora piccolissimo.
Dal sito ufficiale si trova infatti questo ricordo, elargito agli internauti interessanti dal padre, James "Al" Hendrix:
"[...] ricorda quando ha notato l’interesse di Jimmy per la chitarra: “Di solito chiedevo a Jimmy di pulire la stanza mentre ero fuori e quando rientravo trovavo sempre vicino ai piedi del letto dei pezzettini di paglia della scopa.
Una volta gli ho detto: ‘Bé, non hai pulito il pavimento?’ e lui mi ha risposto: ‘Oh, sì.’ Poi ho scoperto che se ne stava seduto ai piedi del letto strimpellando la scopa come se fosse stata una chitarra.”[...]"
Da episodi come questi si scopre, nella genialità più assoluta, una dimensione quasi intuitiva o perennemente infantile del fare arte.
Una disciplina come la musica, per un musicalmente incapace come Jimi Hendrix, fu ancora più difficile da imparare e sperimentare.
Nonostante tutto ciò, eppure, seppe lo stesso diventare ciò per cui è ricordato ancora oggi.
Si formò, in giovanissima età, ascoltando musiche provenienti da ogni filone possibile; mescolava in sè sangue di popoli molto differenti tra loro, quali furono gli indiani Cherokee, i neri ed i messicani.
E' affascinante credere che questo straordinario istinto musicale potesse essere in lui anche per quel motivo, chi può saperlo.
Creatore di uno stile tutto particolare si scriveva prima, per l'appunto: fu capace, nel suo percorso artistico, di unificare dolore "musicale" lancinante ad una mai esasperata vena blues che continuò a caratterizzare larghissima parte dei suoi successi.
Fu di breve ma impressionante concretezza, dotato di una musicalità e di una bravura senza precendenti nè eredi, ad oggi.
Morì il 18 settembre del 1970, scatenando un vespaio di voci che tutt'ora non tardano a sparire.
Dopotutto, forse, per i più grandi di sempre è lecito lasciare qualche velo di dubbio.
Esulando dalla persona, ci rimane l'artista.
Ci rimane il genio, ci rimangono canzoni stupende e stupendamente arrangiate.
Da un'anima musicale, coniugando questi spregiudicati e tristi tempi, riporto la traduzione di un suo grandissimo capolavoro.
Si tratta di "Earth Blues", altresì traducibile come "Blues della Terra".
C'è chi, soprattutto nel rock, crede che dal blues debba partire la trama per ritrovare il giusto grado di contaminazione e sperimentazione per riportare la musica su binari miglioRi di quelli di oggi.
Allo stesso modo, c'è chi come me crede nel blues della Terra per migliorare questa storta umanità.
Riporto una traduzione sommaria di seguito:
"Vedo mani e facce solcate dalle lacrime
Protese verso l'alto ma non abbastanzada toccare la terra promessa
Assaggio le lacrimee un sacco di preziosi anni sprecati
Dicendo alla fortuna perfavore dacci una mano
Dio, devono esserci dei cambiamenti
bisognerebbe riordinare un sacco di cose
Fai meglio a sperare che l'amore sia la risposta
Si meglio che arrivi prima dell'estate
Bene, tutti riescono a sentire il suono
del cuore sanguinante della libertà
Le sirene si schiantano con la terrae la roccia e la pietra
E' meglio che mi amima sarà l'ultima volta
E dillo al bambino che ha seppellito i vecchi vestiti del padre
Si, loro stanno dicendo che bisogna stare uniti
Uniti per l'amore, l'amore, l'amore
E' meglio che speri che l'amore sia la risposta piccola
Credo che per te sia meglio sperare che arrivi prima di quest'estate
Tutti quanti ogni sorella ogni amante
Per sentire la luceche brilla viva, piccola tutti quanti
Dobbiamo vivere insieme
Bene piccola
Senti quei blues della terra raggiungerti
Non lasciare che la tua immaginazione ti prenda di sorpresa
Mi pulisco ogni occhio, per vedere un giorno
La mia testa tra le nuvole i miei piedi dovunque
Non ti sballare troppo per favore ricordati che sei un essere umano
Dio, devono esserci dei cambiamenti
vivere insieme significherà riordinare molte cose
E' meglio che ti tieni pronta, Dio, Dio sa
Speriamo che l'amore arrivi prima dell'estate
Tutti quanti dovete sentire la luce
Devi sentire la luce baby
Tutti quanti dovete vivere insieme
Fino in fondo insieme
Bene insieme
Tutti insieme in piedi per il blues della terra che arriva
amore, amore, amore
Giusto in tempo
In tempo baby, in tempo
Facciamolo per quello che sta venendo
Stiamo sempre uniti
Vedo mani e facce solcate dalle lacrime
Protese verso l'alto ma non toccare la terra promessa
Assaggio le lacrime e un sacco di preziosi anni sprecati
Dicendo alla fortuna perfavore dacci una mano
Dio, devono esserci dei cambiamenti
bisognerebbe riordinare un sacco di cose
Fai meglio a sperare che l'amore sia la risposta
Si meglio che arrivi prima dell'estate
Bene, tutti riescono a sentire il suono del cuore sanguinante della libertà
Le sirene si schiantano con la terrae la roccia e la pietra
E' meglio che mi amima sarà l'ultima volta
E dillo al bambino che ha seppellito i vecchi vestiti del padre
Si, loro stanno dicendo che bisogna stare uniti
Uniti per l'amore, l'amore, l'amore
E' meglio che speri che l'amoresia la risposta piccola
Credo che per te sia meglio sperare che arriviprima di quest'estate
Tutti quanti ogni sorella ogni amante
Per sentire la luce che brilla viva, piccola tutti quanti
Dobbiamo vivere insieme
Bene piccola
Senti quei blues della terra raggiungerti
Non lasciare che la tua immaginazione ti prenda di sorpresa
Mi pulisco ogni occhio, per vedere un giorno
La mia testa tra le nuvolei miei piedi dovunque
Non ti sballare troppo per favore ricordati che sei un essere umano
Dio, devono esserci dei cambiamenti vivere insieme significherà riordinare molte cose
E' meglio che ti tieni pronta, Dio, Dio sa
Speriamo che l'amore arrivi prima dell'estate
Tutti quanti dovete sentire la luce
Devi sentire la luce baby
Tutti quantidovete vivere insieme
Fino in fondo insieme Bene insieme
Tutti insieme in piedi per il blues della terra che arriva amore, amore, amore
Giusto in tempo
In tempo baby, in tempo
Facciamolo per quello che sta venendo
Stiamo sempre uniti."
In prossimità di celebrare i quarant'anni dalla scomparsa, un omaggio per un grande ed istintivo artista, troppo presto scomparso.

domenica 12 settembre 2010

NON SI PUO' MORIRE DI LAVORO

Sono sei parole dal significato prepotente, racchiuse in un biglietto esposto ieri nella sala Norberto Bobbio a Torino.
Parole racchiuse in biglietti che, però, non lasciano concreti riscontri nella realtà.
Realtà che sa di morte, in un Paese disastrato come l'Italia.
Lavorare è già miracolo, così come è ancor più miracoloso avere la vita salva alla fine delle ore di servizio.
Giusto nella giornata di ieri ce ne sono stati quattro, quasi come nostra perfetta media.
Nel complesso, le cifre fanno paura. Si contano 119mila infortunati registrati nel corso dell'intero 2009, per un totale di 1050 morti accertati e registrati dall'Inail.
Ciò non esclude, purtroppo, che fra le piaghe del lavoro nero ce ne possano essere anche altre, non segnalate.
I dati effettivi sono in calo; diminuzione dovuta principalmente alla crisi economica congiunturale, al quanto sembra.
Meno ore lavorative producono, appunto, meno occupati e meno morti.
Se ne sono andati in quattro, nella giornata già di tragico ricordo come quella di ieri.
I primi tre sono morti a Capua, nella ditta farmaceutica Dsm.
Scesi inizialmente in due per ripulire una cisterna, sono stati poi raggiunti da un terzo arrivato per cercare di aiutarli nelle operazioni di pulizia.
Se ne sono andati, troppo presto e troppo in fretta, lasciando famiglie senza più appigli. Si ricordano, così, Giuseppe Cecere, Antonio di Matteo e Vincenzo Musso.
Il primo, 50 anni, lascia qui una moglie e tre figli.
Antonio era a pochi mesi dalla pensione, mentre l'ultimo aveva solo 43 anni.
Sono morti quasi subito, preda di esalazioni che avrebbero dovuto mancare.
Quel maledetto silos, infatti, avrebbe dovuto essere sicuro e bonificato.
Rimanere tramortiti dai gas e scivolare, cadendo dentro un mostro di morte profondo quindici metri.
Quel sabato avrebbe dovuto essere un giorno di riposo, di tempo libero trascorso magari con quelle famiglie che oggi vedono dentro loro un vuoto incolmabile.
Lavorare dentro quel silos sarebbe durato pochissimo: al massimo due o tre ore.
La cisterna maledetta avrebbe dovuto essere pulita, appunto.
Condizionale d'obbligo, dato che purtroppo qualcuno si era dimenticato di adempiere al suo dovere.
Si attendono responsi efficaci dall'inchiesta aperta per omicidio colposo plurimo.
In teoria, proprio la Dsm ha fissato come cardine essenziale del suo fare industria il fattore sicurezza.
Multinazionale dalle dimensioni notevoli, è presente in 49 paesi e conta oltre 30mila addetti.
Il compito principale dei periti nominati sarà quello di determinare se la bonifica fosse stata o meno eseguita a regola d'arte.
Come si scriveva prima, però, tre morti sono brutalmente "in media". E' proprio questo uno degli aspetti più desolanti, ma forse irreversibili, di questa realtà moderna: operai divenuti banalmente, senza perchè, solamente numeri e matricole.
L'altra morte, che ci fa uscire da questa aritmetica di morte, è avvenuta in quel di Calamari, presso la provincia di Pistoia.
A farne le spese questa volta è stato un romeno di 36 anni, Marius Birt.
E' rimasto schiacciato da una pressa, in un'azienda nella quale lavorava da circa sette anni.
Assunto con un regolare contratto, lavorava e viveva in quest'azienda "3F Ecologia".
Dimorava infatti dentro lo stabilimento, presso un'ubicazione appositamente ricavata.
Stava compiendo lavori di manutenzione ordinaria, fino a quando non è stato colpito alle spalle da un cancelletto della pressa.
Si parla, dovunque, di ridurre costi d'impresa con risultati tragici.
La logica del profitto esasperato conduce, alle volte, al mancato rispetto di norme rigorose ed essenziali.
Rigorose per l'azienda e per la dignità, essenziali per la vita dei lavoratori stessi.
Prestando manodopera, oggi, si cede momentaneamente anche la propria esistenza.
La cosa migliore, a ricordo delle morti, tristemente aritmetiche, avvenute, mi pare chiamare in mio aiuto il mai troppo rimpianto Enzo Biagi.
Dal suo ultimo libro, uscito postumo, "Consigli per un Paese normale", il giornalista ricorda che uno dei cardini di civiltà di uno Stato deve essere il considerare le morti sul lavoro come piaghe inaccettabili.
Ce lo ricorda in un frammento di conversazione con Salvatore Giannella, che riporto per tratti di seguito:
"Ho ricevuto una grande lezione da mio padre, operaio, Dario...Il mio pensiero va ai tanti operai che ho conosciuto nella mia vita...L'Italia è grande non solo per Leonardo o Marconi, ma anche per loro, e per la loro umanità. [...] Ormai si va in molti luoghi di lavoro come si va in guerra.
E le cifre confermano l'emergenza: tre-quattro morti al giorno sono un bilancio agghiacciante.
Nonostante l'impegno di sindacati ed amministrazioni, troppe norme di sicurezza vengono disattese e molte fabbriche e cantieri diventano luoghi di lutti e di dolori.
Purtroppo fanno statistica e basta. [...] "
Nel mentre, i morti si trasformano in misere statistiche.

sabato 11 settembre 2010

11 SETTEMBRE: NOVE ANNI DOPO QUALCHE RIFLESSIONE TRA RICORDO, REALTA' ED INCUBO

In una data come questa, qualsiasi parola risuona vuota e colma di retorica.
Ormai già nove anni fa, il mondo cambiò corso e direzione in maniera repentina.
Si capovolse tutto, si invertirono equilibri apparentemente stabili e certezze millenarie con quell'attacco improvviso al Paese più sicuro e forte al mondo.
Il cantautore e poeta Samuele Bersani esaurì in poche parole il senso profondo di quella giornata di settembre di nove anni fa; troviamo il riferimento nella canzone "Che vita", inserita nell'omonima raccolta di vecchi successi:
"L’ amore oggi nel 2002
è un apparecchio momentaneo infilato sotto il petto
Forse perché da quella data di settembre
è aumentato il senso
corrisposto del sospetto [...]"
In un attimo, dunque, tutto il mondo è cambiato.
Si sono rivoluzionati concetti d'amore, argomenti in itinere ed in profonda discussione hanno visto, forse per sempre, minate certe reciproche posizioni di compromesso.
Quel "senso corrisposto del sospetto" ha fatto e continuerà per molto altro tempo a mietere vittime, ad uccidere anche chi già morì in quella tragica giornata.
Il ricordo più vivido e livido corre nella mente, troppo velocemente.
Il ricordo corre al me bambino, incollato davanti alla tv in un giorno prima di iniziare il liceo scientifico.
Il ricordo corre a quegli aerei portatori di morte, con quei kamikaze moderni che di "vento divino" non hanno mai avuto niente.
Il ricordo più devastante va a quell'uomo che, fatto pervenire in diretta mondiale, in preda ad un estremo istinto di vita si buttò giù dalla quasi cima del grattacelo ancora in piedi.
Il ricordo va alle rivendicazioni, a quei tremila morti.
L'incubo va al volto di Osama Bin Laden, fatto passare per difensore autentico dell'Islam.
Non ho dubbi che, se per caso fosse stato cattolico o chissà cos'altro, nulla sarebbe cambiato nel suo carattere.
Episodi come questi, fra ricordi ed incubi, avvengono.
Ciò che ci rimane da fare, in quanto umani, è apprendere da questa Storia che ci insegna il percorso meno sbagliato da compiere.
Per chi rimane, in questo complicato mondo, il solo modo per celebrare ed onorare morti è trasmettere ogni giorno modelli diversi di visione e soluzione di problemi tragicamente importanti come questi.
Rimpiangere serve, purtroppo, a pochissimo.
E' necessario cambiare, inaugurare un nuovo punto di svolta definitivo.
Se una qualsiasi forma di rivoluzione culturale è possibile, va intrapresa nell'assoluto agire intelligente.
Solo così, forse, il "senso corrisposto del sospetto" potrà diventare certezza d'amore reciproca.
I vantaggi dell'agire intelligente erano moltissimi, anche secondo Albert Einstein.
In risposta ad una domanda di Milton James, in una lettera datata 7 ottobre del 1948, descrisse quanto segue:
"[...]Agire intelligentemente nei rapporti umani è possibile soltanto se si tenta di comprendere i pensieri, i motivi e i timori dell'avversario fino al punto di riuscire a vedere il mondo attraverso i suoi occhi. [...]"
Il dato che deve far riflettere, a distanza di nove anni, è forse che sia la Storia che l'agire intelligente ci hanno insegnato ben poco.
Alla storta umanità non è servita neppure una tragedia come questa per imparare le basi convinte e solide del vivere civile.
Così, in un anniversario che scotta tremendamente, un folle sacerdote riesce a trovare spazio nell'informazione di tutto il mondo riguardo la sua intenzione di salutare l'11 settembre bruciando in pubblica sede il Corano.
La sola cosa possibile era dare voce ad un demente?
Il male maggiore in casi come questi non sono le ideologie o le fedi, ma i caratteri delle persone.
Se fosse stato buddista, sarebbe stato lo stesso.
Questo "pastore" Terry Jones con una frasaccia più volte smentita, riconfermata e poi ritrattata, ha messo in ginocchio precari equilibri faticosamente rattoppati in questi nove anni.
Per non bruciare il sacro libro dell'Islam, ospite di fulgide e schierate conferenze stampa, ha preteso sacri vincoli di compromesso, come lo spostamento della Moschea in progetto vicino a Ground Zero.
Fatto fare il giro del mondo alla notizia, sono arrivati i primi episodi di risposta a questo assurdo fondamentalismo.
Con altrettanta spinta integralista, nei Paesi di fede islamica la tensione è salita alle stelle: proteste pubbliche con roghi nelle piazze tra i primi segnali.
C'è stato addirittura un tentativo di attentato, presso un hotel di Copenaghen.
Ciò, purtroppo, non esclude che potrebbero anche esserci altri episodi di follia.
La prima follia, però, è stata quella di dar voce ad un demente.
Dar voce ad uno squilibrato, specialmente in un periodo fragile come questo.
Fosse rimasto solo in una stanza con un Corano, senza le luci della ribalta mediatica, molto probabilmente sarebbe stato anche tentato ad aprirlo, quell'orrendo libro.
Il "senso corrisposto del sospetto" si auto-alimenta anche grazie ad episodi come questi.
Dare voce ad episodi come questi, con così tanta e ripetuta enfasi, equivale a disonorare tutte le vittime decedute per un fondamentalismo lontano secoli luce da qualsiasi convinzione religiosa.
Opinioni di un folle qualunque come me?
Per fortuna no.
Riporto qualche riga di un'intervista de L'Unità di oggi fatta a Nabil El Fattah.
Considerato tra i più autorevoli studiosi dell'Islam radicale nel mondo, è uno dei ricercatori di punta del centro di studi strategici di Al-Ahram, punto di riferimento della diplomaziona egiziana e dell'èlite politica del Paese.
Riporto di seguito:
"D.: Il reverendo Jones sembra aver rinunciato al rogo del Corano. Il mondo tira un sospiro di sollievo...
R.: Ma dopo il sospiro, vale la pensa di riflettere...
D.: Su cosa, professore El Fattah?
R.: Sul fatto che quel fanatico fondamentalista ha catturato l'attenzione del mondo. Il ricatto ha pagato, e non solo dal punto di vista mediatico...
D.: E da quale altro punto di vista?
R.: Vede, faccio fatica a credere che questo personaggio sia una scheggia impazzita, un fanatico isolato, un corpo estraneo alla coscienza della Nazione Americana. Questa mi pare una ricostruzione consolatoria. Temo invece che il reverendo Jones e i suoi seguaci siano l'espressione più estrema di quell'America che guarda con aperta ostilità al nuovo Inzio di Barack Hussei Obama. Un'America che si sente orfana di quel Conflitto di Civiltà che ha segnato l'agire della precedente Amministrazione Bush. [...]"
Sbattere il mostro Jones in prima pagina, senza preoccuparsi di andare oltre l'anfratto mediatico, di analizzare quei fondamenti di terrore che inquietano certe frange di società non è stato modo accorto nè intelligente di trattare fuochi così pericolosi.
Analizzare fenomeni con alto profilo, informazione consapevole ed, appunto, "agire intelligente".
Solo così, forse, si potrebbe portare dovuto rispetto e ricordo a quei morti per una causa ancora oggi in fase di spiegazione.
Nel mentre, sono già trascorsi nove anni.

venerdì 10 settembre 2010

TASSA "DI SCOPO" PER IL NUCLEARE? POSSIBILE...

La notizia è risalente ormai a qualche giorno fa, ma è sempre motivante per discutere e dibattere di questo nucleare ritenuto così fondamentale per la sicurezza energetica dell'Europa intera.
Secondo alcuni siti e blog di impronta ecologico-ambientalistica, nelle realtà che hanno intrapreso un percorso nucleare "consolidato" va emergendo sempre più un problema di assoluto sforamento di costi per manutenzione e messa in opera delle centrali.
Se i costi degli impianti schizzano alle stelle, qualcuno ha pensato di ovviare al problema introducendo tassazioni aggiunte riguardo agli impianti di produzione d'energia da fonti fossili.
Specificatamente scrivendo, ci si riferirebbe a tutte quelle realtà industriali che producono da fonti primarie quali gas o carbone.
Il blog "Inchiesta Nucleare" riporta una notizia ben precisa, secondo la quale tale idea sarebbe venuta in Inghilterra al Ministro dell'energia Charles Henry.
Tale convinzione nell'introdurre una tassa di scopo aggiuntiva per il nucleare deriverebbe dal solo bisogno di "rattoppare" i costi fuori controllo delle centrali nucleari in costruzione o già presenti nel Paese.
Il problema del surplus nelle spese per il nucleare è cosa, purtroppo, non straordinaria; in Bulgaria, tanto per fare un esempio, una centrale in fase di costruzione in prossimità del Danubio ha visto schizzare i suoi costi da 4 ad 11,5 miliardi di Euro.
A conti fatti, un incremento sulle previsioni di quasi due volte rispetto alle cifre inizialmente previste.
A bocce ferme, superando tale notizia, ci si chiede ancora una volta se sia davvero così utile una tassa di scopo per il nucleare.
Propinata alla bocca delle folle come risorsa "rinnovabile" tale da garantirci piena indipendenza in termini di energetica e sostenibilità, viene sbandierata da moltissimi come sola via percorribile per liberarci da questi, dannati, combustibili fossili.
Anche alla luce della tassa di scopo sopra citata, si potrebbe anche credere, con giusta ragionevolezza, che favorendo il nucleare si possano eliminare i ricorsi continui a qualsiasi forma di oro nero.
Da un certo punto di vista, niente di più sbagliato.
Il caro-petrolio non è infatti collegato in nessun modo ad un, magari eventuale, ricorso al nucleare. Tutto ciò per motivi molto semplici.
Citando da un libro scritto a quattro mani da Nicola Armaroli e Vincenzo Balzani, si scopre quanto segue:
"Il petrolio serve principalmente per produrre combustibili liquidi per i trasporti e come prodotto di base per la petrolchimica. L'energia nucleare è invece unicamente elettricità. Le due cose dunque sono del tutto disgiunte: ad esempio la Francia, che produce il 78% dell'elettricità per via nucleare, consuma più petrolio dell'Italia che con una popolazione molto simile non ha centrali nucleari."
Combustibili fossili ed energia nucleare sono dunque due argomenti tra loro notevolmente slegati.
Sarebbe stato differente introdurre una tassa "di scopo" sui combustibili fossili per incentivare riconversioni industriali e finanziamenti a settori quali fotovoltaico, eolico o geotermico?
Per molti aspetti, anche etici, sicuramente si.
In primo luogo perchè le energie concesse dalla Madre Terra sono pure, completamente sicure e continuamente utilizzabili da parte degli utenti.
Il nucleare non conviene comunque, dal momento che i costi di manutenzione e produzione sono, similmente a quanto scritto sopra, completamente fuori da qualsiasi previsione o controllo.
L'energia solare costituisce, tanto per citare un esempio, una sorgente infinita ed infinitamente potente di possibile sostentamento energetico.
Scrivendo in termini fisici, infatti, si scopre che il Sole invia alla Terra 400milioni di miliardi di Joule ogni ora.
Tale cifra, impressionante, è quella di cui l'umanità ha bisogno in un anno intero.
In termini spiccioli, il Sole fornisce in un singolo giorno tanta energia quanta ne serve all'umanità in un anno intero.
Trascurando per un calcolo pratico eventuali rendimenti al negativo o possibili perdite, in uno Stato come l'Italia basterebbe ricoprire di pannelli fotovoltaici lo 0,6% circa del territorio per soddisfare il fabbisogno energetico di tutta la popolazione.
Sarebbe bellissimo, facendo uno sforzo di immaginazione, avere un'area estesa quanto la provincia di Piacenza completamente piena di pannelli solari.
Sicurezza, infinita produzione e sostenibilità energetica potrebbero essere nuovi cardini per una politica ambientale all'avanguardia.
Esulando dagli infiniti dibattiti e dagli sterminati costi aggiuntivi sul nucleare, appunto.
Il tema dell'energia, giunti al 2010, è un argomento caldo e più che mai importante. Da esso dipendono, in maniera più o meno larga, tutte le altre emergenze italiane.
Scrivere sull'energia e sul cambio di mentalità da apportare all'umanità in tempi come questi è un qualcosa che non deve stancare mai; sia mai che a qualche politicante italiano non venga in mente la strana idea di introdurre una tassa di scopo per le possibili centrali nucleari (si faranno mai?, nds).
Potremmo un giorno pentircene tutti, ad eccezione di manager arricchiti e di psiconani di troppo.

giovedì 9 settembre 2010

EINSTEIN, MUSICA, VITA E MISTERO: DOVE LA SCIENZA ALLARGA IL PUNTO DI VISTA SUL MONDO

"La cosa più bella della vita è il suo lato misterioso. E' questo il sentimento profondo che si trova sempre nella culla dell'arte e della scienza pura.
Chi non prova più nè stupore nè sorpresa, è come morto, una candela spenta."
(da "What I Believe", 1930)
"La musica non influenza il lavoro di ricerca, ma entrambi sono alimentati dallo stesso tipo di desiderio, e si completano a vicenda per il senso di appagamento che ci danno."
(lettera a Paul Plaut, ottobre 1928)

mercoledì 8 settembre 2010

QUALITA' DELL'ACQUA: E' ALLARME MONDIALE

Il paradosso è che certe urgenze vengono nascoste, abilmente celate.
Molti potranno anche immaginarle, ma il senso di allarme è frenato dalle mancate luci della ribalta che l'informazione assegna a certe tematiche.
Arrivano nel mondo i vaccini per salvare popoli da una pandemia che uccide "solo" 25mila persone, mentre certe emergenze rimangono silenziose ed affossate nel più completo disinteresse.
Uno dei problemi più urgenti, ed altrettanto d'assoluto disinteresse mediatico, riguarda i drammi ecologico-ambientali nei quali il pianeta Terra sta versando.
In viaggio su questa sola astronave immersa in un Universo ad oggi senza alternative, non ci si dovrebbe mai stancare di mettere al primo piano temi come questi nelle agende programmatiche dei potenti.
Fra i tanti punti di questo immenso libro nero, si sta discutendo in questi giorni dell'acqua.
Nello specifico, nella città di Stoccolma, ha preso avvio il World Water Week 2010 che durerà fino all'11 settembre prossimo.
Migliaia di esperti, su proposta del SIWI (Stockholm International Water Institute), si sono riuniti nella città per discutere faccia a faccia di questo tema di fondamentale e primaria importanza.
Si discuterà, più nel dettaglio, di temi incentrati su "Le sfide relative alla qualità dell’acqua - Prevenzione, Adeguato Utilizzo e Riduzione".
E' proprio questa una sfida di straordinaria urgenza, che non si può più in alcun modo rimandare.
Oltrepassando il fatto dell'acqua come ovvio diritto di tutti, approfondendo gli aspetti più tragici di questo tema si scoprono numeri impressionanti.
Cifre di entità ingente, superiori di gran lunga a qualsiasi pandemia immaginabile ed oggettivamente riconosciuta.
In base a statistiche delle Nazioni Unite, oltre 884 milioni di persone non hanno accesso all’acqua pulita.
In aggiunta a ciò, oltre 2,6 miliardi vivono in condizioni di insufficienza igienico-sanitaria.
Ai fatti, oltre un terzo degli abitanti di questa meravigliosa astronave Terra.
A questi dati si aggiungono 2milioni di bambini che ogni anno nel mondo muoiono di sete o dopo malattie contratte per aver assunto acqua non potabile.
Più della metà degli ospedali di queste zone "pericolose" hanno come degenti pazienti che soffrono di patologie riconducibili alle acque inquinate.
Secondo i report più attuali presentati in quel di Stoccolma, il problema delle "acque malate" può compromettere anche sul breve termine l'efficienza e la stabilità degli ecosistemi più produttivi.
Lo scarico delle acque reflue non trattate o non depurate adeguatamente può debilitare l'essere umano molto più facilmente di quanto si pensi: tutto ciò grazie ad un incontrollato proliferare di batteri e virus che possono compromettere la salvaguardia degli esseri umani.
In base alle statistiche delle Nazioni Unite 884 milioni di persone non hanno accesso all’acqua pulita e 2,6 miliardi vivono in condizioni di insufficienza igienico-sanitaria.
Due milioni sono i bambini che ogni anno nel mondo muoiono di sete o dopo malattie contratte per aver assunto acqua non potabile e più della metà degli ospedali hanno come degenti pazienti che soffrono di patologie riconducibili alle acque inquinate.
Voce ancora più autorevole in merito arriva dagli scienziati dell'IUCN (International Union for Conservation of Nature), secondo i quali servono urgenti ed immediati finanziamenti per fronteggiare la crescente crisi idrica mondiale.
In aggiunta alla crisi idrica, si mescoli nel calderone la questione climatica.
Il cambiamento climatico, secondo i report presentati a Stoccolma, formerebbe con la questione idrica un'urgenza ancora maggiore.
Per la FAO, infatti, si deve al global warming una maggiore frequenza di periodi di siccità e l'intensificazione di uragani ed inondazioni, “che distruggono coltivazioni, contaminano le falde acquifere e danneggiano le strutture dove si conserva e si trasporta l’acqua”.
Specialmente in Africa ed Asia, ad esempio, milioni di contadini dipendono da un'agricoltura pluviale le cui "funzionalità" e periodicità sono state notevolmente compromesse dall'instabilità e dai cambiamenti climatici apportati in prima istanza dall'inquinamento e dal surriscaldamento globale.
La soluzione, in paesi come questi, è di difficile e complessa percorribilità: per i ricercatori dell'IWMI potrebbe consistere in un approccio integrato alla questione, che includa grandi opere come le dighe e interventi di minore impatto per la raccolta e la conservazione dell'acqua quali vasche e serbatoi capaci di fare la differenza, per una strategia di adattamento e per contribuire ad assicurare la sopravvivenza e migliorare la vita di tanti piccoli agricoltori.
In mezzo a questa ed a tante altre urgenze si mescolano problematiche di necessaria analisi.
Con qualche consapevolezza in più nel cuore, potremmo essere tutti un pò più vicini alle soluzioni.

martedì 7 settembre 2010

RICCHEZZA E' LUOGO DOVE SI VIVE: RICORDANDO ANGELO VASSALLO

Gli scampi davano soddisfazione, ora se ne trovano sempre meno.
Il tonno è il più difficile perché lotta fino alla fine, mentre la spigola è la più intelligente e furba.
Non la trovi mai nelle reti.
Ah, e poi c’è l’alice.
Quest’anno c’è stata una buonissima annata di alici, tanto da attirare molti pescherecci, addirittura dalla costiera napoletana.
Le alici sono intelligenti, hanno deciso di soggiornare qui da noi, dove il mare è pulito. Sulle nostre spiagge fiorisce anche il giglio di mare, che è molto bello e pregiato.
Noi l’avevamo individuato molti anni fa: avevamo chiesto allo Stato una concessione di 1500 metri, dove abbiamo realizzato una riserva naturale.
La cosa divertente – si fa per dire – è che noi paghiamo allo Stato un canone di non poche lire per mantenere questa riserva... l’Italia è un paese di matti.
Stamattina sono per mare dalle cinque. Ho preso due aragoste, le porto a mio figlio che ha un ristorante qui in paese.
Noi siamo legati al nostro territorio.
Abbiamo coscienza del nostro territorio, i cittadini hanno capito che è la nostra prima ricchezza.
Basta guardare il nostro porto: lo abbiamo ristrutturato e messo a posto noi.
Eppure, alla fine il proprietario è lo Stato.
Noi abbiamo fatto mutui per quarant’anni, investiamo e costruiamo per arricchirlo, ci lavorano tanti nostri giovani; e lo Stato cosa fa?
Addirittura nell’assegnazione delle banchine, lo Stato preferisce i privati che si arricchiscono e non ci lasciano neanche un euro, mentre il comune, con i soldi che guadagna dalle concessioni, riesce a manutenere questa struttura e perfino a destinare una parte dei guadagni nei servizi per i nostri cittadini.
Abbiamo costruito un caffè letterario nel paese più piccolo.
Abbiamo realizzato un lungomare pedonale a Pioppi, dove altrimenti la gente non sapeva nemmeno dove incontrarsi.
Stiamo costruendo un centro nautico che gestiranno dei ragazzi disabili. Ed entro la prossima estate rifaremo tutto il piazzale a fronte del porto.
Per avere la concessione della struttura, che ci costa un sacco di soldi, abbiamo dovuto fare causa allo Stato. Cose da pazzi.
Noi siamo una delle poche realtà in Italia ad arricchire lo Stato.
Lo Stato invece fa profitti e basta. Posso dirlo? Questa è un'amministrazione di sinistra, ma noi siamo "leghisti".
E speriamo veramente che la Lega sappia risolvere questi problemi: il decentramento, la riforma delle autonomie locali, e riteniamo necessario che gli interessi dei cittadini siano curati dall'ente a loro più vicino, il comune, che riesce ad intercettare i loro bisogni e le loro necessità.
L’Italia siamo noi, la somma dei comuni, e il danno della politica a livello nazionale è che non conosce i territori e non sa più ascoltare.
Noi non vogliamo niente dallo Stato, ma almeno ci lasci le nostre cose.

lunedì 6 settembre 2010

RITORNA IN VOGA IL NUCLEARE...

La voce trasversale a più schieramenti ritorna in Italia per celebrare il nucleare, ritenuto più che mai necessario.
A detta di veri o presunti "esperti", lo Stato non può più farne a meno.
E' una risorsa troppo preziosa da sfruttare, seconda solo alla sicurezza ed all'affidabilità degli impianti di produzione e smaltimento delle scorie.
Dopo qualche mese di silenzio, la miccia si è infatti riaccesa.
Tutto merito di risultati esposti in una ricerca realizzata da "The European House Ambrosetti" per conto di Enel ed Edf.
Presentandone gli esiti nel Workshop di Cernobbio, sono stati divulgati valori ritenuti di bella speranza.
Secondo lo studio, il nucleare potrebbe portare al disastrato bilancio italiano un risparmio da 4,5 ad 11 miliardi di Euro l'anno.
A conti fatti, nel giro di due anni e qualche mese si potrebbero depennare gratuitamente cifre pari a quella dell'ultima manovra finanziaria, od ancora ai tagli annuali fatti dal duo Gelmini-Tremonti all'Istruzione.
In un arco di tempo pari a 10 anni i costi di produzione si potranno ridurre di oltre 69 miliardi di Euro, mentre le emissioni di anidride carbonica crollerebbero fino a 381mila tonnellate.
Sarebbe inoltre previsto, sul medio termine, un taglio alle bollette relative ai costi dell'energia fatta pervenire nelle realtà italiane.
Il piano attualmente in corso d'opera, previsto e strutturato dal Governo Berlusconi, prevede l'inizio della costruzione entro il 2013.
Saranno, nel numero attualmente previsto, 8 con una capacità da 1600MW raggiunta entro il 2026.
Il costo necessario per accollarsi la costruzione delle centrali ammonterebbe ad oltre 40miliardi di Euro.
Secondo questo "partito" trasversale, il ricorso al nucleare rappresenta la chiave di volta per la competitività del Paese.
Ne è convinto, da esperto assoluto, lo stesso Ministro Tremonti:
"Si dice che l'Italia è un pò debolina sul PIL, ma è perchè noi competiamo con Paesi che hanno il nucleare. Dobbiamo farlo anche noi. [...]"
Dalle parole del ministro si capisce che la causa di debolezza economica è strettamente collegata all'esclusiva mancanza del nucleare.
Concetto da altro mondo, appunto: gli sprechi a bilancio vengono da miriadi di scelte passate sbagliate, non frutto esclusivamente di una cultura dell'atomo mancante.
Il Partito trasversale dell'atomo ha, per fortuna, notevoli detrattori. Uno di essi è Ermete Realacci, responsabile green economy del Pd:
"Quella della discesa del costo della bolletta è un'enorme frottola. Senza un forte sostegno pubblico l'attuale nucleare non è competitivo ed i costi ricadrebbero proprio sulle tasche degli italiani, che già oggi ogni anno pagano 400milioni di Euro sulle bollette elettriche per smaltire le scorie del vecchio nucleare."

Al partito del nucleare non vanno, però, in testa due problematiche estremamente semplici:
  1. come gestire, ammortizzare e smaltire le scorie nucleari;
  2. con quanti e quali fondi comprare le score di uranio necessarie per avviare il ciclo operativo delle centrali;

L'Italia, votandosi al nucleare, avrebbe come prima urgenza quella di reperire materia prima "necessaria".

Ai primi posti tra i Paesi da cui si potrebbe comprare, l'Italia non c'è.

I primi fornitori mondiali di uranio sono infatti Australia, Kazakistan, Canada, Stati Uniti e Sudafrica.

Altra tematica interessante è che, a fini energetici, il nucleare è una risorsa capace di produrre solo energia elettrica.

Incidendo per un 23% sul bilancio mondiale, non si spiega completamente dove potrà mai avvenire tutto questo calo di emissioni inquinanti.

L'ennesima questione che si evita è, invece, la più importante.

Perchè rincorrere un nucleare potenzialmente rischiosissimo quando si può vincere la sfida energetica ricorrendo ad un incremento della green economy e delle energie rinnovabili?

L'Italia, nello specifico, potrebbe essere uno dei Paesi in cui il fotovoltaico potrebbe ricoprire l'intero fabbisogno energetico senza sforzi.

Sarebbe sufficiente ricoprire lo 0,8% circa del territorio di pannelli d'ultima generazione, per consegnare il Paese in mano ad una risorsa sicura, innocua e, soprattutto, infinita.

Eppure, nonostante le potenzialità, il partito del nucleare rimane purtroppo in voga.

Sarà colpa di esperti un pò troppo improvvisati?

domenica 5 settembre 2010

CONTESTAZIONE A SCHIFANI? ASCOLTARE, SENZA PERO' GIUSTIFICARE, QUESTA "PARTE INTOLLERANTE"...

Schifani contestato alla festa nazionale del Partito Democratico; scritta così, sembrerebbe una cosa assolutamente normale.
Sarebbe quantomeno lecito, specialmente dinnanzi a chi sostiene senza nè pesi nè misure l'avversario corruttore avendo nutrito anche, in passato, conoscenze ed amicizie assai dubbie.
Nonostante tutto questo, però, nella situazione di ieri c'è un qualcosa che fa attrito.
Permane, in situazioni come quella verificatasi, un qualcosa che va oltre il semplice confronto politico.
Era significativo il titolo dell'incontro tra Fassino ed il Presidente del Sentato: "Le istituzioni alla prova".
Titolo significativo in quanto, a fatti avvenuti, qualcuno considera la prova non superata.
Molti altri considerano la prova non superata, ma da troppo tempo.
Purtroppo vuoti e privi di senso certi richiami fatti dall'esponente Pd:
"Provate ad ascoltare...Noi abbiamo definito squadristi quelli che si stavano organizzando per andare a contestare Fini a Mirabello".
Al di là di una ragionevole e dovuta replica, in altre vesti moltissimi esponenti del Pd sono i primi a dire di non ascoltare esponenti del PdL in fibrillazione.
Non si deve mai dimenticare, però, che le Feste de L'Unità (Festa del Pd è un concetto troppo elitario, nds) sono una platea di confronto, ascolto e dibattito.
Dovrebbero essere luoghi in cui gli stessi ascoltanti hanno pieno diritto di esprimere consenso o dissenso.
La chiave di volta deve essere il diritto di espressione, in piena ed assoluta civiltà.
Tutto ciò perchè è la democrazia a dirlo e, giustamente, pretenderlo.
Nonostante tutto, l'intolleranza mostrata ieri da quei pochi o molti contestatori DEVE avere una radice sensata; la parte intollerante in ognuno di noi ha un fascino tutto particolare, ed è capace di sentirsi sollecitata quando è necessario.
Per i contestatori, forse, ieri era necessario. Ce lo ricorda anche Caparezza, in una sua canzone-capolavoro:
"Trovo molto interessante la mia parte intollerante che mi rende rivoltante tutta questa bella gente"
Ciascuna parte intollerante ha una qualche forma di interesse, sempre meritevole di ascolto.
Contestare è lecito, dunque.
E' lecito senza però, mai, oltrepassare limiti di civiltà e convivenza democratica.
Lasciar parlare il Presidente del Senato era doveroso, quantomeno per poter avvertire ancora di più la vera differenza che esiste tra sinistra e destra.
Nonostante tutto ciò, la contestazione è avvenuta con toni esasperati.
Esasperati, così come altrettanto esasperata è la parte intollerante di una larghissima fetta di Italia.
Esasperata è la parte intollerante che è figlia di una condizione sempre più inaccettabile per moltissimi italiani.
Esasperato è il tentativo fatto dal Pd di invitare ad un dialogo costruttivo un Presidente del Senato che, nonostante la diversità di opinione, accetta il confronto.
La difficoltà che risiede nell'accettare passivamente il confronto con certi personaggi risiede, forse, nella plurivalenza che queste persone rivestono nel tessuto statale italiano.
L'attrito risiede forse nel contestare un Presidente Del Senato che, sotto il lato umano, ha avuto frequentazioni e trascorsi piuttosto dubbi con esponenti di dubbia lucidità e trasparenza.
Attrito evidente, nel senso che contestare il primo è ritenuto sbagliato, mentre avere qualcosa da "chiedere" al primo è assolutamente lecito.
Il problema è, forse, tutto qui.
A sentirlo ieri, eppure, qualcosa di buono lo stava anche dicendo:
"E' stata l'estate dello scontro, dell'imbarbarimento. [...] Se non fosse possibile ricomporre (il PdL, nds) tutto torna nelle mani del Capo dello Stato, un grande statista. Lui è garante della Costituzione, lo è sempre stato. Ha dimostrato di esserlo in maniera impeccabile in ogni momento della vita del paese. E'un grande statista, ha un grande senso di responsabilità e saprà lui fare le scelte migliori nel caso in cui la maggioranza dovesse andare in crisi. [...]" Discorso diverso è invece quello di cercare, nel marasma totale, i veri colpevoli di questo imbarbarimento e di questa Italia "intollerante" che va esasperando le proprie manifestazioni di dissenso.
E' forse questo il vero problema.
E' un problema che ha tinte esasperate, drammatiche e senza uscita.
Ha il colore del popolo viola, ha la voce del multimedialmente affermato Beppe Grillo; il male diffusamente percepito è forse lecito che si concretizzi, in modi magari sbagliati, anche in Feste de L'Unità.
Le dichiarazioni rilasciate dal leader del Movimento 5 Stelle dovrebbero, purtroppo, parlare chiaro alla classe politica del Paese:
"Questo è solo l'inizio. Devono rendersi conto che è finita. [...] Io non sono l'autore o il sobillatore, io interpreto quello che vedo e che sento: la gente non ne può più."
Il malessere deve essere affidato alla voce di Grillo e non a quella di rappresentanti politici d'esperienza e, si auspicherebbe, di coerenza?
Il mistero è aperto, la risposta è scontata, a parer mio.
La sobrietà nelle contestazioni va, forse, di pari passo allo stato di sopportazione degli italiani.
Ne è consapevole lo stesso Napolitano, riprendendo una nota alla contestazione svoltasi ieri:
"Il tentativo di impedire con intimidatorie gazzarre il libero svolgimento di manifestazioni e discorsi politici è un segno dell'allarmante degenerazione che caratterizza i comportamenti di gruppi sia pur minoritari (ne siamo poi così sicuri?, nds) incapaci di rispettare il principio del libero e democratico confronto e di riconoscere nel Parlamento e nella stessa magistratura le Istituzioni cui è affidata nel sistema democratico ogni chiarificazione e ricerca di verità."
Allarmante degenerazione, appunto: si tratta forse di una degenerazione, però, a suo modo altrettanto dotata di giustificazioni e ragioni.
Al di là di qualsiasi giudizio, per la parte intollerante italiana "Le istituzioni alla prova" hanno già fallito in partenza.
Non c'è bisogno di dibattere troppo a lungo.

sabato 4 settembre 2010

ECONOMIA, LAVORO CHE MANCA ED ITALIA: DA TRENT'ANNI LA POESIA NON E' CAMBIATA

La crisi economica sarà anche finita, a detta di qualche Ministro.
Passato il picco critico, nulla toglie che rimangano strascichi enormi da rattoppare.
Le soluzioni rincorse dalla politica hanno visto iniezioni di incentivi al mercato dell'automobile, capaci di produrre solamente incrementi a singhiozzo sulla domanda di mercato.
Ad incentivi dismessi ci sono state paurose decrescite, fino a raggiungere minimi storicamente mai toccati.
Chi si ricorda più di quella, tanto pubblicizzata, social card?
Avrebbe dovuto essere panacea nel welfare dei meno abbienti, soprattutto anziani.
Avrebbe dovuto ricostruire, con iniezioni periodiche, il potere d'acquisto minimo di italiani altrimenti alla canna del gas.
La drammaticità della situazione era stata, a propaganda, tappata con il tanto conclamato piano per investimenti sulle case.
Chiunque avesse voluto, avrebbe potuto ampliare casa, con pochi problemi di condono ed abusivismo edilizio.
Crisi economica che ha fatto tacere, poi, il governo, su contratti capestro per i diritti dei lavoratori.
Ad oggi, a picco critico finito, ci ritroviamo con futuri pugni di mosche nelle mani.
Con un Ministero allo Sviluppo Economico affidato ad interim ad un corruttore, ci si ritrova in una situazione drammatica.
Si contano 400mila lavoratori in cerca di un futuro, 200 tavoli di concertazione per la crisi messi in piedi.
Si annoverano,senza alcuna enfasi, più di un milione di lavoratori finiti a casa.
E' triste non poterne fare nomi e cognomi; tutto ciò testimonia ancora di più la visione moderna per la quale l'operaio è solo cartellino o matricola.
E' triste vedere la base della piramide produttiva funzionale solo a catene di montaggio o statistiche.
Si contano 300mila giovani senza lavoro, su percentuali prossimo al 30% del totale.
Giovani disoccupati senza alcun finanziamento minimo, senza alcuna indennità di disoccupazione.
Tutto ciò, ovviamente, all'insegna della più assoluta flessibilità.
La testimonianza di un Paese senza futuro alcuno prende voce, purtroppo, dal trattamento subito dalle basi produttive.
Leggendo il bimestrale MicroMega n°5, ho trovato una poesia scritta da un operaio FIAT.
E' corta, dedicata a tutti coloro i quali già trent'anni fa dovevano sottostare ad equilibri già allora ritenuti critici e precari.
E' un componimento ad opera di tale Raffaele Scali, che riporto nel seguito:
"Addio compagni di lavoro e di lotta
in tanti anni abbiamo imparato
che l'unità di classe è indispensabile
Dobbiamo sempre lottare contro i padroni
ma la fabbrica comunque noi l'amiamo
La vogliamo pù bella e come la casa
per 8 ore al giorno ci viviamo
E nessuno può demolirla
Anzi la vogliamo più bella
più accogliente più pulita
è il luogo dove si passano
i migliori anni della nostra
VITA."
Stando all'attuale modernità, pare che agli uomini divenuti matricole sia stata tolta la vita.
Stando all'attuale modernità, che cosa potrebbe dedicarci il poeta operaio Raffaele Scali?

EINSTEIN E SCIENZA: RAPPORTO UMANO COME FATTORE ESSENZIALE

Operando nella scienza, capita non di rado di identificare il proprio ruolo con un qualcosa di simile al divino.
Chi crea, progetta o plasma un'invenzione realizza infatti, nel concreto, un pensiero; mette in piedi qualcosa che fino a pochi istanti prima poteva sembrare solo utopia.
Regole, neppure forse troppo esatte, permettono all'essere umano di raggiungere valori ideali con cui produrre pezzi meccanici, dimensioni auree e moduli con cui costruire macchine complicatissime.
Regole sperimentate fino all'ennesima potenza hanno, forse, illuso l'uomo di poter governare anche l'incontrollabile.
Nel tempo larga parte dell'umanità si è creduta superiore a qualsiasi, oggettivo, limite della natura.
Realizzando macchine sempre più veloci ha ridotto le necessarie sicurezze e consapevolezze nei guidatori.
Realizzando strutture e palazzi sempre più complessi e sempre più grandi ha trascurato canoni di sostenibilità e tollerabilità ambientale.
Da qualsiasi angolo del sapere si faccia scienza, non andrebbero mai trascurate le necessità di rendere tollerabili e di ridotto impatto negativo i traguardi raggiunti dal progresso scientifico.
In quanto uomini "in prestito" su questo pianeta, dovremmo avere la sacra responsabilità di trasmettere una Terra migliore di quella che abbiamo vissuto, a tutte le future generazioni.
L'umanità scientifica è un concetto che, per come si sono evolute certe dinamiche contemporanee, pare un concetto impossibile da perseguire.
L'aspetto umanista nello scienziato o nel tecnico dovrebbe essere ai primi posti nel "curriculum valoriale", se di questo si può scrivere con sufficiente consapevolezza.
Ce lo ricorda, con monito assoluto, il genio assoluto di Albert Einstein:
"La preoccupazione per l'uomo e per la sua sorte deve rimanere l'interesse prevalente della tecnica...perchè le creazioni della nostra mente siano una benedizione e non una maledizione per l'umanità.
Non dimenticatelo mai, in mezzo ai vostri diagrammi ed alle vostre equazioni.
[...] Perchè questa stupenda scienza applicata che risparmia lavoro e rende la vita più facile ci porta così poca felicità?
La risposta è semplice: perchè non abbiamo ancora imparato a farne un uso assennato." (Discorso al California Institute of Technology, febbraio 1931) "Il miglioramento delle condizioni in tutto il mondo non dipende in maniera essenziale dalla conoscenza scientifica ma dalla realizzazione delle tradizioni e degli ideali umani." (1952) La preoccupazione di chi fa scienza dovrebbe, per sommari capi, coincidere con l'amore per l'uomo e per il tutto che lo circonda. Stando a recenti, non episodici, fenomeni, pare proprio l'assoluta realtà?

giovedì 2 settembre 2010

A.C. MILAN: AMORE RITROVATO O MACCHINA ELETTORALE DA RIAVVIARE?

Il calciomercato di fine estate promosso dal Milan ha fatto sorprendere moltissimi; sono arrivati, nel giro di due giorni, giocatori di calibro internazionale quando per due mesi e ventotto giorni erano giunti in quel di Milano solamente miseri "scarti", provenienti da squadre di media classifica.
Lo strano percorso che ha fatto questa squadra deve far riflettere, ancora di più in proporzione alle devastanti furbizia e falsità del Presidente Silvio Berlusconi.
Deliri di fine estate? Non proprio, o quantomeno esagerazioni largamente condivise da persone intelligenti.
Faccio l'esempio de "Il Guerin Sportivo", unico giornale sportivo rimasto leggibile in mezzo a tutte le oscenità di oggi.
Nel numero di agosto, giudicando la campagna acquisti promossa dalla squadra, esprimeva giudizi impietosi:
"E' la fine di un'epoca
E' un Milan vecchio come il suo presidente, che ormai può solo raccontare quanto ha vinto e speso nel passato, aspettando l'opportunità di passare la mano.
Intanto, ubbidisce alla figlia e cerca di rientrare nei capitali, magari convincendo ex campioni come lui a spalmarsai gli ingaggi milionari su rinnovi spacciati per colpi di mercato.
E' stato imbarazzante vedere l'uomo che volò in Olanda a scoprire Gullit e Van Basten affannarsi per spiegare ai cronisti che Ronalidinho è il migliore calciatore del mondo. Un insulto alla storia rossonera, una prova di più che l'era di Berlusconi è finita da un pezzo, ma non si riesce a trovare l'uscita. Non siamo ancora arrivati allo smantellamento, ma poco ci manca. [...]"
Esprimendo valutazioni oggettivamente negative, l'allora mercato estivo della squadra si basava su pochissimi ed arrangiati acquisti.
Nello specifico, prese in prestito il portiere Marco Amelia dal Genoa con l'intento di fargli fare da secondo al titolare Christian Abbiati.
Sistemata la porta, a sovvertire gli ordini di una difesa invecchiata e distrutta erano arrivati il centrale Mario Yepes dal Chievo ed il difensore tuttofare greco Sokratis Papasthatopoulous, sempre dal Genoa.
Con questi tre arrivi, qualcuno disse che la squadra era al completo.
Non serviva più nessuno, era un Milan competitivo come sempre.
Dinnanzi a proteste e malcontenti dei tifosi, però, qualcosa di ulteriore si è mosso.
E'arrivato, con la formula del prestito oneroso, il centrocampista di contenimento Kevin Boateng. Giunto sempre via Genoa, ovviamente in prestito.
Nonostante questo, le offese e le ingiurie contro questo "amore finito" del Presidente andavano proseguendo.
Invece di confermare questa linea rinnovata di contenimento spese, qualcosa dentro i piani del Presidentissimo è cambiato.
Nel giro di tre giorni sono arrivati il fenomeno Ibrahimovic dal Barcellona ed il funambolo del pallone Robinho, acquistato a peso d'oro dal Manchester City.
Sulla natura dei due calciatori è inutile fare ragionamenti, avendoli ritenuti da sempre fenomeni assoluti del gioco del calcio.
Ci si può interrogare sul perchè siano stati presi, soprattutto perchè siano stati acquistati in così poco tempo.
Molti, salendo sul carro del vincitore come da tradizione italiana, hanno parlato e scritto di "amore ritrovato" del Presidente Berlusconi.
Pochi altri vedono in frasi come queste l'ennesima occasione per schifarsi dinnanzi ad una nuova ondata di servilismo calcistico.
Il Milan, funzionale agli interessi del Cav, è tornato ciò che più era servito negli anni passati: una macchina elettorale pressochè perfetta.
Silenziare le proteste dei tifosi con acquisti di peso è un modo per attrarre voti e consensi.
Minacciato dal crollo pressochè verticale dei sondaggi ed affiancato dalle orde finiane disposte a ristabilire il collegamento tra onestà e politica, il Premier ha ritenuto indispensabile riaprire il portafogli per dispensare nuove trame d'amore.
Deliri di un folle? Purtroppo no.
Ne è convinto a suo modo anche Gennaro Gattuso, in un'intervista su Repubblica di oggi:
"D.: Rino Gattuso, come si sta nel nuovo Milan di Ibra e Robinho? R.: Non ci capisco più niente: sembravamo un club che non aveva più soldi nemmeno per la spesa al supermercato e in 5 giorni è cambiato tutto. Dopo questa campagna acquisti di Berlusconi non abbiamo più scuse, dobbiamo battere l'Inter. La Champions, invece, dipende da troppe variabili. [...]"
Con tutta la sincerità e la spontaneità che lo hanno da sempre contraddistinto, il centrocampista esprime dubbi leciti dinnanzi ad un cambiamento di condotta così repentino.
Campagna d'acquisti sfarzose equivalgono in ritorno mediatico e gradimento politico, in un Paese da Berlusconi abilmente trasformato e manovrato.
Basti pensare che il bacino tifosi del Milan è il terzo d'Italia, con quasi 6 milioni di sostenitori ufficiali.
In questi tempi, si sa che qualche milione di consensi certi in più fanno sempre comodo.
Vero, Berlusconi?

mercoledì 1 settembre 2010

LA FIGLIA DI UN'INSEGNANTE PRECARIA SCRIVE ALL'ITALIA

Gaia Russo è figlia di Daniela Basile, esponente del Comitato dei precari sanniti che vanno, da giorni, attuando uno sciopero della fame per far sentire le loro esigenze; bisogni che andrebbero percepiti e valutati adeguatamente, dando loro spazio e rilievo in quella che dovrebbe essere l'agenda delle "priorità" italiane.
Non usa mezzi termini per denunciare, questa giovane figlia.
Non usa mezzi termini per denunciare anche lo stato di tutti quelli che, come la madre, sanno di lottare senza avere però alcuna voce.
Nel mio piccolo provo a dare voce a lei ed a quelli che, come lei, cercano di squarciare questo orrendo abisso di superficialità e di perenne distrazione:
"Negli ultimi sei giorni di presidio permamente in cui mia madre sta scioperando per avere il diritto di lavoro, ho finalmente aperto gli occhi sulla nostra città.
Non chiedo troppo, voglio solo che qualcuno si accorga che mia madre sta rischiando per voi, non solo per i precari, perchè toccherà agli altri impieghi di lavoro, ed i tagli non ci saranno solo sulla scuola. [...]
A mia madre avete levato il diritto anche di mangiare, dormire in un letto caldo e, soprattutto, le avete levato la dignità. [...]
Una lettera di una ragazzina non credo farà molta notizia, ma per me conta, perchè io lascio mia madre a dormire in una tenda ogni notte e mi sento impotente perchè so che non posso cambiare nulla. [...]
Se rimarrò orfana, la colpa sarà solo vostra."
A tutti coloro che resistono ancora, si aggiunge un urlo in più.