venerdì 25 aprile 2014

RE-ESISTENZA, CON GLI OCCHI DEL FUTURO... #25APRILESEMPRE


"Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero perché lì è nata la nostra Costituzione."

(Piero Calamandrei)

giovedì 24 aprile 2014

"A SINISTRA!", RICERCANDO UN ORIZZONTE...

In un contesto socio-economico-[...] in cui vengono da molt(issim)i (o troppi, a seconda dei punti di vista) fraintesi i concetti di fondo e le linee di "confine" fra destra e sinistra, è lecito provare a fare luce su alcune zone tutt'ora rimaste eccessivamente in ombra.
Su questo fronte cerca di sbrogliare qualche matassa il libro "A Sinistra!", scritto da Stefano Corradino e Giorgio Santelli per Melampo Editore.
Le domande da porsi per indagare se questi confini (r)esistano ancora sono numerosissime; ne possono esistere infatti mille per ogni tragedia non risolta di questa crisi, tanto per fermarsi con lo sguardo al "recente".
Alcune delle possibili questioni da porsi sono riportate nel retro del libro stesso:

"Che cosa significa oggi dichiararsi o sentirsi di Sinistra?
Esistono cose di Sinistra?
Quali valori, quali principi ideali, quali battaglie accomunano Partiti, Associazioni, Movimenti, cittadini che si identificano con questa parola?
Ha ancora senso una prospettiva di Sinistra nella società contemporanea?
E in che modo essere di Sinistra si differenzia dal passato? "

Per ognuna di queste domande quante risposte potrebbero esistere, in chiave teorica?
Il solo canale che può trasporre in pratica l'insieme di proposte virtuali è, fino a prova contraria, costituito da quella cosa tanto complicata che chiamiamo politica.
Politica che sia, ovviamente e logicamente, supportata da una tecnica all'altezza delle sfide da compiere.
Cosa potrebbe diversificare nel concreto, ammesso che esistano ancora anche flebili linee di confine, politiche di destra da politiche di sinistra?
Quali "settori" sono influenzabili? A queste domande cerca di rispondere l'introduzione dello stesso libro:

"[...] Cosa è di Sinistra e cosa di Destra? 'Canticchiar con la chitarra è di Sinistra.
Con il Karaoke è di Destra. I collant sono quasi sempre di Sinistra. Il reggicalze è più che mai di Destra', cantava Giorgio Gaber mettendo in risalto, ironicamente e magistralmente, le presunte differenze nei luoghi comuni di Destra e Sinistra.
Trasferiamo il gioco delle differenze sul piano dei valori: la pace, la libertà, il lavoro, l'eguaglianza, lo stato sociale, la giustizia, l'ambiente, le pari opportunità, i diritti civili, la solidarietà, la sicurezza...Quale di questi valori è di Destra e quale di Sinistra?
O forse sarebbe più opportuno affermare che questi sono, semplicemente, i 'temi', ma che diametralmente diversa è (o dovrebbe essere) la risposta fornita dalla Sinistra e dalla Destra? [...]"

La possibilità di indagare attraverso queste (reali od eventuali?) linee di confine consente la definizione di un'analisi attualizzata nei confronti dei tanti temi all'ordine del giorno nel dibattito contemporaneo. Lo ricordano, infatti, gli autori stessi riferendo anche le "modalità" concrete con cui intraprendere questa analisi:

"[...] Per rispondere a queste domande abbiamo dunque fatto dialogare a distanza dieci personalità con storie, esperienze, provenienze e professioni diverse.
Abbiamo chiesto loro di declinare la parola 'Sinistra' e spiegarci che valore assume oggi.
Lo abbiamo chiesto a un giurista (Stefano Rodotà), a un sindacalista (Maurizio Landini), a una scrittrice (Dacia Maraini), a una cantante (Fiorella Mannoia), a un attore di teatro (Moni Ovadia).
E abbiamo interpellato gli esponenti di alcuni Partiti e Movimenti politici: Pippo Civati (Pd), Nichi Vendola (Sel), Michele Giarrusso ('ortodosso' M5S) e Francesco Campanella ('dissidente' M5S), per cercare un doppio ponte: far dialogare personalità politiche di schieramenti (e per qualcuno inconciliabili) e trovare possibili minimi comuni denominatori fra la politica e la cosidetta 'società civile', le organizzazioni sindacali, il mondo giuridico e quello della cultura. [...]"

Quali punti di vista emergono dal confronto (o scontro, data l'urgenza delle questioni poste e dei temi affrontati) fra posizioni e mondi anche molto lontani l'uno dall'altro? Può esistere una sintesi comune, nonostante le (giustificabili) resistenze e diffidenze che i cittadini hanno nei confronti del mondo partitico?
Le sole alternative sono incompatibilità ed incomunicabilità?
Quali prospettive sono imputabili (realmente e concretamente) all'orizzonte della Sinistra, sempre ammesso che ne esistano ancora?
Gli autori del libro e delle interviste trovano una sintesi delle opinioni di ciascun intervistato parafrasando, ironicamente ma non troppo, una citazione attribuita ad Ennio Flaiano:

"[...]Riprendiamo e sviluppiamo [...] la domanda iniziale: è possibile tornare a immaginare una prospettiva di 'Sinistra' in questo Paese, non necessariamente in un unico soggetto politico ma che su alcuni temi possa fare un percorso comune e ottenere risultati utili a temperare il trionfo di un'Europa e di un'Italia che si sono affidate [...] all'incubo [...] neoliberista?
Se uno si ferma alle cronache parlamentari, alla discussione politica, quei ponti di dialogo restano precari e a volte semidistrutti.
Ma se ai giochi di potere, ai facili compromessi, ai trasformismi si sostituisse il principio del 'bene comune', una speranza per la sinistra-Sinistra sarebbe ancora possibile. [...] Parafrasando Flaiano, la situazione della Sinistra in Italia è grave, ma non è seria. [...]"

Ai lettori (ed elettori) le ardue sentenze.


martedì 22 aprile 2014

"E SE CI DIRANNO", CITANDO LUIGI TENCO...


"[...] E se ci diranno/ che nel mondo la gente/ 
o la pensa in modo diverso/ o non vale niente./ 
Noi che non abbiamo finito ancora di contare/ 
Quelli che il fanatismo ha fatto eliminare,/ 
Noi risponderemo, noi risponderemo/ 
no no no no [...]"

sabato 19 aprile 2014

A PROPOSITO DI PASQUA, FRA SPERANZA E FUTURO...

"Dall'uovo di Pasqua
è uscito un pulcino
di gesso arancione
col becco turchino.
Ha detto: "Vado,
mi metto in viaggio
e porto a tutti
un grande messaggio".
E volteggiando
di qua e di là
attraversando
paesi e città
ha scritto sui muri,
nel cielo e per terra:
'Viva la pace,
abbasso la guerra.'"
["Dall'uovo di Pasqua", G.Rodari]


venerdì 18 aprile 2014

"ISTRUZIONI PER L'USO DEL FUTURO", FRA CULTURA E DOMANI

L'obiettivo del libro "Istruzioni per l'uso del futuro - Il patrimonio culturale e la democrazia che verrà" sembra essere chiaro sin dalla citazione riportata nel retro della copertina del testo stesso:

"[...] Come si impara a essere cittadini, in Italia?
Sono fondamentali la famiglia, la scuola: ma da millenni qualcos'altro ci educa a essere quello che siamo, ci lega al nostro passato e ci permette di costruire il nostro futuro: questa cosa si chiama 'patrimonio culturale', ed è l'altra lingua degli italiani. Ne fanno parte il paesaggio, le opere d'arte, le biblioteche, gli archivi, i siti archeologici...
Chi lo ritiene 'il petrolio d'Italia' , un magazzino di oggetti da affittare al magnate di turno o da svendere nell'ennesima mostra-evento, è un nostro nemico: ci sta togliendo un bene primario come l'aria, ci sta privando di un diritto fondamentale [...].
Per questo [...] Tomaso Montanari scrive un libro sull'Italia possibile, su un progetto di comunità basato sulla cultura, su ciò che potrà essere la Repubblica italiana quando sapremo render finalmente concreto l'attualissimo disegno della Costituzione.
'Istruzioni per l'uso del futuro' è un piccolo alfabeto civile: ventuno idee che ci mostrano come per trasformare un Paese non bastano le nostalgie o le indignazioni ma servono responsabilità e conoscenza. [...]"

E' purtroppo risaputo che, in Italia, la parola cultura fa rima troppo spesso con concetti teoricamente diametralmente opposti e completamente inadatti al suo campo semantico: svalutazione, sottovalutazione, scontatezza, minimizzazione, [...].
Ne sono state dette moltissime, anche troppe (e fatte anche di più?), sul non-ruolo che la cultura dovrebbe avere nel sistema Italia; quanto e cosa si potrebbe riabilitare per cercare di riavviare al meglio possibile l'economia e la società di un'Itala completamente ribaltata?
La cultura, in chiave teorica ma non scontata, dovrebbe contribuire a far sentire l'essere umano, nella sola vita a disposizione, una specificità importante nell'Universo intero: il suo (soprav)vivere su questa Terra non dovrebbe essere per troppi motivi percepito come una casualità. Condizionale d'obbligo, visto lo status quo di degenerazione attuale.
Quali finalità può pertanto inseguire un'opera che si pone l'obiettivo fermo di restituire dignità ad un settore enormemente sottovalutato come quello afferente al campo culturale?
Il libro in esame fornisce informazioni importanti riguardo a questa tematica specifica:

"[...] l'ambiente e il patrimonio storico e artistico della nazione italiana dureranno solo se gli italiani 'trasmuteranno' la loro mentalità. Per farlo abbiamo bisogno di pensieri diversi, di parole che non siano quelle - fruste, inefficaci, fallimentari - che affondano ogni giorno il discorso pubblico.
Le pagine che seguono provano a costruire un vocabolario differente, un alfabeto rivoluzionario: un altro modo per guardare alla funzione della cultura. Un modo che riprenda le parole e lo spirito della Costituente: e soprattutto che ne riprenda  lo sguardo [...] libero dall'angoscia del presente e capace di guardare lontano.
E' di quel punto di vista che abbiamo disperatamente bisogno se vogliamo rompere l'opprimente stato delle cose nell'Italia di oggi: abbiamo bisogno di uno sguardo pieno di fiducia e amore, di un progetto carico di futuro. [...]"

Potrebbe quindi essere possibile riabilitare un'intera nazione, inseguendo un nuovo paradigma di pensiero ed impostazione del domani? Quali 'ingredienti' potrebbero teoricamente essere impiegati per ricostruire un alfabeto capace di esprimere una nuova lingua? Da quale spirito e da quali convinzioni è necessario ripartire per riavviare un sistema in evidente crisi come quello italiano? Il testo in questione prova di rispondere a quest'ultima e a molt(issim)e altre domande significative:

"[...] le nostre città, i nostri musei, il nostro paesaggio non contengono solo cose belle: contengono valori e prospettive che possono liberarci, innalzarci, renderci di nuovo umani, restituirci un'idea dell'uomo e un'idea di comunità che ci permettano di costruire un futuro diverso. [...]"

Si tratta quindi di proporre un alfabeto fatto di parole importanti, di concetti intrisi di 'buone pratiche' a cui poter attingere o di più teoriche (ma necessarie) dichiarazioni di intenti.
Ad ogni lettera dell'alfabeto una parola: parola conosciuta ma sottovalutata, parola forse neppure analizzata in un dibattito pubblico (pur)troppo abituato a discutere di tematiche economiche largamente maggioritarie.
Sarà quindi possibile leggere di Ambiente, di Bene comune, di Conoscenza, di Diritti e doveri.
Seguiranno raffronti e "conversazioni" su Educazione, Finanziamenti, Generazioni, Humanitas e 'Ius soli', in un contesto italiano che continua a sottovalutare troppe tematiche utili a creare potenzial(ment)e nuova forma di coesione sociale.
Si potranno leggere nel seguito di progetti afferenti al campo del Lavoro, di Musei e di Narrazione utile a divulgare al meglio una metafora culturale finalizzata al (tentativo di) salvare una larga parte del Paese.
Spazi maggiori saranno riservati alla necessità di imporre una (ri)Organizzazione al 'settore cultura', fornendo anche suggerimenti e proposte per restituire valore e pregio a comparti oggi spesso esclusi, come quello delle Periferie.
L'inseguimento di nuove frontiere potrà essere spiegato e definito ritrovando un Quotidiano con cui fare i conti e non solo far economicamente "di conto", effettuando una Ricerca costante per riabilitare competenze, percorsi di studio e di formazione allo stato attuale pressoché sepolti nel dimenticatoio delle buone intenzioni.
L'obiettivo di restituire alla cultura ed al pensiero costruttivo prevede la (ri)assegnazione di uno Spazio pubblico degno di tale nome, richiamandosi alla necessità di fornire sia Tutela che Uguaglianza per un settore ad oggi troppo scarsamente protetto e valorizzato.
Tutte queste attività andranno svolte sotto la ferma stella polare della Verità; parimenti a questo intento, infatti, il rapporto che intercorre fra questa virtù e l'arte sembra essere estremamente  radicato e consapevole:

"[...] Per secoli, e in qualche modo anche oggi, gli artisti sono state persone capaci di dire - malgrado tutto, e non di rado malgrado loro stessi, la verità. Le loro opere sono spesso la nostra sola possibilità di conoscerla, la verità. E più quelle  opere sono grandi, più è terribile la verità che svelano. [...]"

Quale potrebbe quindi essere lo Zenit finale a cui poter puntare in un orizzonte che veda la cultura come opportunità e non esclusivamente come costo da smaltire/ridurre/annullare/svilire/[...]?
Il testo informa, in maniera tale da suscitare adeguate riflessioni, nel seguente modo sotto riportato:

"[...] La sfida vera è dimostrare con i fatti che lo Stato esiste ancora.
Non lo Stato persona giuridica astratta: lo Stato comunità, la collettività.
Noi tutti. Dobbiamo dimostrare di saper fare il nostro stesso, vero interesse: l'interesse di tutti, l'interesse pubblico. Ma prima dobbiamo avere la forza, culturale e morale, per comprendere e affermare che quell'interesse non è solo materiale, economico, monetario. Ogni disputa sul ruolo del patrimonio chiama [...] in causa una disputa più grande: anzi, la disputa oggi fondamentale.
Quella tra la maggioranza che accetta la religione totalitaria del neoliberismo, che vuole l'uomo a una sola dimensione - l'homo oeconomicus - e quella della minoranza decisa a ribaltare il paradigma stesso della nostra epoca, cioè a fare una rivoluzione culturale e politica. [...]"

Leggere per riflettere e, forse, per innescare un circolo positivamente vizioso capace di reindirizzare verso alt(r)i livelli questa Italia confinata in uno sbando senza precedenti.


mercoledì 16 aprile 2014

FRA INSEGNAMENTO E RICHIESTA DI FUTURO, INSEGUENDO IL DOMANI...

"[...] L'onestà intellettuale ci comanda di mettere in chiaro che oggi tutti coloro i quali vivono in attesa di nuovi profeti e nuovi redentori si trovano nella stessa situazione che risuona in quel bel canto della sentinella di Edom durante il periodo dell'esilio, raccolto nell'oracolo di Isaia: 
'Una voce chiama da Seir in Edom: sentinella, quanto durerà ancora la notte? 
E la sentinella risponde: verrà il mattino, ma è ancora notte; se volete domandare, ritornate un'altra volta.'
Il popolo al quale veniva data questa domanda ha domandato e atteso ben più di due millenni, e conosciamo il suo sconvolgente destino. 
Ne vogliamo trarre l'insegnamento che anelare e attendere non basta, e faremo altrimenti: ci metteremo al nostro lavoro, e adempiremo 'alla richiesta di ogni giorno' come uomini, e nel nostro lavoro. [...]"

(Max Weber, La scienza come professione - 1917)

Fonte: "Istruzioni per l'uso del futuro - Il patrimonio culturale e la democrazia che verrà", T.Montanari, Minimum fax Editore


martedì 15 aprile 2014

PER UNA LIRA (O PER UN EURO?), FRA OGGI E IERI... #ECONOMIAMUSICALE


"[...] E' un affare sai/ basta ricordare/ di non amare,/ di non amare./ 
Amico caro/ se c'e' qualcosa che non va./ Se ho chiesto troppo/ tu dammi pure la meta'./ 
E' un affare sai / basta ricordare/ di non amare [...]"


lunedì 14 aprile 2014

"INDAGINI SUL VENTENNIO": COSA RESTERA'?

Gli intenti presentati nell'ultima opera scritta da Enrico Deaglio e pubblicata da "Serie Bianca - Feltrinelli" sono chiari sin dal pezzo legato al fondo del testo in questione:

"[...] Stiamo parlando di un delitto, o perlomeno di un pasticciaccio brutto.
Questa è l'impostazione dell'Indagine. Se invece altri pensano che il Ventennio sia stato buono, che abbia portato freschezza, novità e liberalismo, devo avvilirli che questo libro non fa per loro. [...]"

Cosa rimarrà di questo Ventennio in fase di (probabile) esaurimento? E' possibile promuovere ulteriori (e scomode) analogie con un altro ventennio (pur)troppo noto alle cronache storiche?
Le premesse, per un confronto non rischioso ed esule da variabili scomodità, sono richiamate sin dall'incipit dell'introduzione:

"Il Ventennio è quello berlusconiano (1994-2014).
Purtroppo passerà alla storia con questa qualifica. Il secondo Ventennio.
Calcolando gli ultimi cento anni, quaranta sono stati così. [...]"

Vent'anni di maturate cronache che hanno regalato alla storia italiana "pacchi" clamorosi, in così largo numero che è impossibile sintetizzarli con consapevolezza.
Anno dopo anno, sembra essere maturato un quadro più vecchio ed orribile di un "Dorian Gray" vecchia maniera: nulla di più somigliante a quella "dittatura morbida" che il giornalista Enzo Biagi predisse in un confronto con il Collega, Indro Montanelli. Il secondo Ventennio segnato da un "ghe pensi mi" che ha finito per aggravare quel che tutti hanno (purtroppo) sotto gli occhi: un Paese in macerie, ancora fumanti.
La conduzione di un libro così complesso, definito in un quadro che dalla politica ha avuto "riflessioni" su argomenti afferenti ad ogni campo possibile (ed inimmaginabile) della società italiana, è da articolarsi prestando ascolto non alle opinioni di uno solo. In virtù di questa obiettività da ricercare, pertanto, è stato possibile definire un quadro specifico dentro il quale argomentare questi lungh(issim)i anni.
Anni misti fra distrazione e distruzione, appunto.
L'autore stesso informa sulle modalità perseguite per la definizione della presente opera:

"[...] Per scrivere questa indagine, ho chiesto il parere, il giudizio e le informazioni di numerose persone.
Ho chiesto [...] di darmi una definizione, se possibile, di berlusconismo; e poi di raccontarmi le loro riflessioni personali.
Ho cercato le persone per me più stimabili e 'informate dei fatti'.
Di diverse competenze, di diversa età. [...]
Parlano di politica, giustizia, televisione, economia, psicoanalisi, costume, mafia, parlano di Sud e di Nord, di esperienze personali (quando il berlusconismo ti prende da giovane, è davvero una gran brutta bestia, perchè cresci senza aver visto altro. Se ti prende da adulto, è ancora peggio, perchè ti viene il terrore di poter morire prima di lui. Il tempo, da adulti, è importante. Il Ventennio per me è stato soprattutto una enorme perdita di tempo). [...]"

Autori e fautori di questa immensa perdita di tempo sono sotto gli occhi (e nelle tasche) di tutti, in un continuo dibattito che concorre troppo spesso ad assolvere l'italiano medio.
Su questa figura sarebbe infatti necessario scaricare una buona dose di colpe per il maturato status quo: l'essere sempre vittima e mai carnefice del proprio destino, il votare senza controllare meticolosamente l'operato del proprio "delegato" nazional-regional-provincial-comunale-[...], l'etica secondo la quale sono "tutti uguali e tutti ugualmente incompetenti". A questo "leitmotiv" può essere (anche o soprattutto, a seconda dei punti di vista) associato il declino culturale ed etico che ha prodotto lo sfascio attuale.
Le ipotesi su cosa sia stato questo "ventennio" sono abbondanti, abbondate, discusse e discutibili:

"[...] Cos'è stata l'Italia degli ultimi vent'anni? Un regime parafascista?
Un Paese della cuccagna che si è svegliato rovinosamente? Un grande reality show, dove ha vinto chi la sparava più grossa? Una finta repubblica, dove il potere vero era in mano a cricche e mafie (se non alla mafia vera e propria)?
Tutte domande legittime, che è il momento di porsi e che, forse, possono persino trovare qualche risposta, ancorché provvisoria. Enrico Deaglio [...] segue l'evoluzione degli scenari politici, tratteggia le storie personali degli eroi e dei miracolati, racconta i retroscena di cui all'epoca non sapevamo nulla, presta attenzione alle nuove parole che hanno popolato il chiacchiericcio quotidiano, affronta senza paura le zone più controverse e male illuminate del Ventennio: dalle ragioni e gli antefatti della discesa in campo alla mirabolante apoteosi della 'gnocca', dal sottovalutato razzismo leghista all'incomprensibile subalternità della sinistra, fino a un rapporto riservatissimo inviato dalla Dia alla vigilia delle elezioni del 1994. [...]"

Un libro utile a promuovere un'opera di memoria, passata e recente, funzionale al realizzare una massima attribuita al filosofo greco Antistene:

"La scienza più necessaria è quella di non dimenticare ciò che si è appreso."
(Frammenti, V-IV sec. a.c.)

Quanto sarebbe importante, per Italia ed italiani, non dimenticare un certo passato ed i (penosi) volti che lo hanno contraddistinto?


venerdì 11 aprile 2014

COME SIAMO/ COME ERAVAMO: FRAMMENTI DA UN'ITALIA IN TRANSIZIONE...

"[...] I matrimoni religiosi nel 1994 rappresentavano l'80,9% del totale, nel 2013 il 60,8%. 
Il 2011 fu l'anno del sorpasso di quelli civili nelle regioni del Nord. [...]
Nell'Italia del 1994 le unioni gay non erano legalmente riconosciute. 
Come vent'anni più tardi, del resto. 
Le interruzioni volontarie di gravidanza fecero registrare un calo costante: nel 1994 furono 142mila, nel 2012 105mila. I ginecologi obiettori invece aumentarono: erano il 62,2% nel 1992, raggiunsero il 69,3% nel 2011 [...]. Dal 1994 al 2013 i suicidi nelle carceri furono 1108, venti volte superiore rispetto al tasso di suicidi tra la popolazione italiana.
Gli omicidi volontari diminuirono [...], dai 958 del 1994 ai 526 del 2012, la cifra più bassa mai registrata in Italia negli ultimi 150 anni. 
Contribuì a questo calo anche la criminalità organizzata: i delitti mafiosi passarono dai 181 del 1994 ai 53 del 2011. Solo i femminicidi aumentarono.
Nel 1994 si chiamavano ancora delitti passionali e ce ne furono 96. 
Centoventotto le donne uccise nel 2013. 
Le pensioni minime passarono dalle 602350 lire al mese del 1994 ai 495.43 Euro del 2013.
Nel 1994 lo stipendio minimo di un dirigente d'industria equivaleva a 2111 Euro lordi al mese. 
Vent'anni dopo ne guadagnava 3385.
Il salario minimo per operai e impiegati nel 1994 si aggirava attorno ai 768 Euro lordi mensili che salirono a 1223 nel 2013. 
L'Osservatorio indipendente di Bologna morti sul lavoro contò 571 vittime nel 2013. 
Nel 1994 furono 1325. Solo nel 2010 si scese per la prima volta sotto i mille. 
All'inizio del Ventennio [1992-1994, ndr] la pressione fiscale incideva per il 40,77%, nel 2012 il 44%. 
Il tasso di disoccupazione era al 10,6% nel 1994, fece segnare il minimo nel 2007 (6,1%) e continuò poi a crescere fino al 12,2% nel 2013.
Nel 1994 quasi 6 milioni e mezzo di persone vivevano in condizioni di povertà, l'11,5% della popolazione. Nel 2012 erano più di 9 milioni e mezzo, il 15,8%. 
Lo spread esisteva già. Nel maggio 1994 [...] era a 340 punti base; raggiunse il record minimo, sotto i 50 punti base, nel 1998 con l'ingresso dell'Italia nell'Unione monetaria [...]
Nel novembre 2011 [...] il picco massimo: 575 punti base.
All'inizio del 2014 [...] lo spread oscillava attorno ai 200 punti base. 
I cittadini di origine straniera residenti in Italia erano mezzo milione nel 1994, vent'anni dopo se ne contavano almeno cinque milioni.
Secondo Fortress Europe, dal gennaio 1994 all'ottobre 2013 nel Canale di Sicilia morirono annegate 7065 persone mentre dal Nord Africa cercavano di raggiungere le coste italiane o maltesi. 
Nel tratto di mare tra Algeria e Sardegna le vittime furono 229. 
Almeno 705 persone salpate da Albania, Montenegro e Grecia non sopravvissero ai naufragi nelle acque dell'Adriatico e dello Ionio. [...]"

Tratto da: "Indagine sul ventennio", Enrico Deaglio - Serie Bianca Feltrinelli


mercoledì 9 aprile 2014

"CHE VITA!", CITANDO SAMUELE BERSANI...


"[...] Che vita!/ Ah, puoi dirlo, sento sempre il peso/ 
di un controllo appeso al collo./ Che vita!/ 
Si direbbe fuori dal contesto/ su nell'Universo nello spazio [...]"

lunedì 7 aprile 2014

"VITE RINVIATE", COMPRIMENDO ESISTENZE E SICUREZZE?

Il paradigma alla base di qualsiasi iniziativa sul lavoro sembra essere, in termini estremi ed estremamente sintetici, riconducibile ad una sola parola chiave fondamentale: flessibilità.
Grazie alla flessibilità la disoccupazione potrebbe diminuire, grazie alla flessibilità le realtà imprenditoriali potrebbero tornare ad investire in un Paese trasformatosi in una desolata landa di iniziativa, grazie alla flessibilità potrebbero in un medio-lungo termine (ri)tornare a lavorare tutti.
Se la parola flessibilità fosse stata coniugata e meglio tradotta in atti concreti, forse qualcosa di più si sarebbe potuto comprendere nel panorama socio-economico italiano; ad oggi, purtroppo, non sembrano essere queste le sensazioni di una larg(hissim)a parte del popolo italiano.
Il nucleo fondamentale delle (troppe) promesse fatte in questi anni di (contro)riforme troppo velocemente attuate è esponibile attraverso poche ma efficaci righe:

"[...] Il lavoro flessibile produce occupazione: è la promessa miracolosa che ha legittimato il progressivo smantellamento delle tutele del lavoro. La realtà è diversa, molto diversa. [...]"

Fino a che punto è possibile evidenziare, discutere ed analizzare in maniera il più possibile critica ed il meno possibile parziale un argomento così tanto importante e per troppo tempo sottovalutato nel dibattito contemporaneo?
A questa e moltissime altre domande cerca di rispondere il libro "Vite rinviate - Lo scandalo del lavoro precario", scritto dal Professore Emerito Luciano Gallino e pubblicato da Editori Laterza-La Repubblica nell'ambito del progetto multimedial-cartaceo iLibra.
Nonostante molte certezze definite tali in maniera ferrea ed inoppugnabile, infatti, sono molti gli aspetti critici di una tematica così radicalmente importante per la definizione di politiche social-economiche nazionali:

"[...] La flessibilità produce profonde disuguaglianze e ha costi personali e sociali che non si possono sottacere. Costa prospettive di carriera professionale. Costa percorsi formativi iniziati e interrotti. 
Costa rapporti familiari instabili. Costa fatica fisica e nervosa per il continuo riadattamento a un nuovo contesto. Ma ancor di più costa alla persona, per la sensazione rinnovata ogni giorno che la propria esistenza dipenda da altri. Costa la certezza amara che non è possibile guidare la propria vita come si vorrebbe, o come si pensa d'aver diritto di fare. Cosa la comprensione che la libertà è alla prova dei fatti una parola priva di senso. [...]"

Il concetto di una libertà sfuggente ed eccessivamente delimitabile presuppone la necessità di affiancare alla parola precedentemente sovracitata un ulteriore concetto chiave: sicurezza.
La parola sicurezza, potenzialmente richiamante un'infinita serie di differenti concetti, dovrebbe avere l'obiettivo di controbilanciare l'indeterminatezza delle conseguenze derivanti dalla parola flessibilità.
Tale analisi rischia di avere ancora maggiore importanza, se confrontata con un "terreno" abitualmente poco propenso ad assorbire in breve tempo radicali cambiamenti come quello italiano.
In cosa consisterà, in un futuro non lontano, la definizione specifica di "uomo flessibile"?
Sarà davvero solo un uomo disposto incondizionatamente ad adeguarsi a qualsivoglia tipo di cambiamento o finirà per flettersi fino a "rottura" socio-economica-caratteriale-[...]?
I margini di scelta e risposta ad una questione simile sono labili, sottili e complessi da inquadrare e definire: quanto è stretto e debole il confine che separa la flessibilità del lavoro dalla precarietà della vita?
Può la flessibilità estrem(izzat)a avere una pesante serie di costi umani attualmente non considerati e/o non adeguatamente valutati? Quali forme di sicurezza potrebbero potenzialmente essere messe in crisi e/o in cortocircuito da un'eccessiva ed esasperata idea di flessibilità?
Possono esistere altri modelli alternativi con cui costruire tematiche tanto importanti e qualificanti come quelle del lavoro e del cosiddetto welfare state, alla prima tematica enormemente legato?
Cosa ne sarebbe di una società plasmata integralmente e fedelmente rispetto al modello brevemente identificato come 7x24? Le opinioni e le possibilità a questo proposito non si sprecano:

"[...] Lavoro e consumo, cultura e intrattenimento, esercizio sportivo e rapporti con l'amministrazione pubblica: tutto è possibile per tutti 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Inoltre [...] ciascuno ha la possibiltà di adattare le proprie condizioni e i tempi di lavoro alle sue esigenze e responsabilità familiari. 
La società 7x24 [...] trova un sostegno insostituibile nelle tecnologie dell'informazione e della comunicazione. [...]"

Quale rapporto intercorre, in una società ambiziosa di definirsi moderna e modernamente concepita, fra società flessibile e lavoro flessibile? L'uno schiaccia l'altra o possono esservi reciproche relazioni di ambivalenza ed utilità?
Un Paese come l'Italia dovrebbe affrontare concretamente e pragmaticamente argomenti come questi, senza perdersi in slide dalla dubbia capacità di sintesi o in argomentazioni dalla (assai) discutibile presa diretta.
Una terra come quella italiana avrebbe il dovere di pesare l'impossibilità di effettuare riforme radicali in poco tempo, avendo preventivamente e doverosamente ragionato e valutato sulla "fertilità" del terreno circostante alla società da cambiare radicalmente.
In uno Stato nel quale gli indici di disoccupazione piangono, la crescita langue, l'inflazione è potenzialmente deflagrabile in una spirale negativa, scarseggiano i fondi per riformare con intervento attivo dello Stato l'economia ed il lavoro, [...] dovrebbe essere opportuno ridiscutere e definire rinnovati metodi di deliberazione e discussione.
Affinchè il percorso passato, presente e futuro non possa trasformarsi, in un domani non lontano, in una sorta di "cronologia dei diritti perduti" od ancora in una specie di "cimitero di infinite buone intenzioni".



venerdì 4 aprile 2014

FRA DESTRA E SINISTRA, IN UN MONDO CONFUSO...COSA NE RIMANE?

"[...] Il Novecento si è chiuso con una fuga disordinata dalle appartenenze politiche che ne avevano strutturato, nel bene e nel male, l'esperienza storica. 
E' quanto accaduto alla coppia 'Destra/Sinistra', valuta corrente essenziale dello scambio politico nelle democrazie occidentali, base di un sia pur precario 'ordine del discorso' dotato di una propria sintassi condivisa. [...]
Ciò che più sorprende è che le distanze politiche tra Destra e Sinistra si vanno riducendo nell'immaginario collettivo, fin quasi a perdere senso, proprio nel momento in cui le distanze sociali [...] sul piano planetario vanno crescendo o comunque rivelandosi in una dimensione fino a ieri ritenuta intollerabile. 
Che questo appannamento si manifesti proprio nel momento in cui, su scala globale, lo scandalo della diseguaglianza esplode in tutta la sua evidenza, la dice lunga sul male oscuro che sembra minare oggi, nel profondo, la razionalità politica e [...] la sfera stessa del 'politico', così come la nostra modernità l'ha concepito. [...] i professionisti della rassicurazione vanno da tempo ripetendo che va bene così. Che questo attenuarsi del contrasto tra opposte identità collettive è normale. 
Di più: che è il segno della compiuta normalizzazione, di un [...] passaggio della politica, finalmente, dallo stato adolescenziale a quello della maturità, [...] a una conquistata dimensione pragmatica, in cui la ricerca comune delle soluzioni possibili prevale sull'enfatizzazione dei problemi.
Tuttavia [...] non riescono a dissipare del tutto la sensazione di un 'disordine nuovo'.
L'impressione è che questa politica finalmente liberata dai propri consolidati 'riferimenti ideologici', più che pragmatica, sia caotica. [...] sia al contrario minata da una accentuata vuotezza, da una crescente inconsistenza di forme e figure. 
[...] le ragioni della 'famigerata' contrapposizione tra Destra e Sinistra sono ancora tutte lì, sul tappeto 'globale', [...] potenziate e ingigantite dall'unificazione dello spazio planetario.
Quello che manca [...] sembrano essere [...] le soluzioni e i soggetti politici disposti a farsene carico. 
Cosicché è difficile sottrarsi alla sensazione che questo indifferenziato convergere di programmi e proposte su un repertorio ristretto di atteggiamenti condivisi [...] non derivi, in realtà, dall'approdo a uno stile di risposta razionale alle sfide del tempo, ma da una non dichiarata né dichiarabile impotenza, da un'obiettiva assenza di risposte possibili, all'interno dell'orizzonte politico contemporaneo, alle questione vitali del nostro vivere in comune. 
Il che equivarrebbe [...] al fallimento della politica in quello che costituisce, in senso proprio, il suo compito qualificante. 
Per questo dobbiamo interrogarci sul carattere e sul destino della crisi d'identità delle tradizionali famiglie politiche: se si tratti [...] di un appannamento contingente, di un fenomeno di assestamento e di riallineamento destinato a essere più o meno rapidamente superato, o se, al contrario, non si sia di fronte a una caduta strutturale, alla 'cronaca' di una morte più volte annunciata. 
E più in generale, dobbiamo interrogarci sul rapporto che lega l'estenuazione dell'antitesi 'Destra/Sinistra' alle sorti e alla crisi del 'politico' in quanto tale: se questa perdita di consistenza delle consolidate identità contrapposte [...] non rinvii [...] a una parallela e più radicale perdita di contatto tra 'politica' e 'mondo', a una sua inedita 'inoperosità', che rivela a sua volta lo stato avanzato di decostruzione dei fondamenti stessi su cui essa si era fondata fino ad ora. [...]"

(da: Prologo - "Post-Sinistra, Cosa resta della politica in un mondo globalizzato", M.Revelli, iLibra, Editori Laterza-La Repubblica)


giovedì 3 aprile 2014

"COME VA LA VITA", RIABBRACCIANDO I NOMADI...



"[...] Come va la vita dentro te?/ Cosa vedi tra la gente intorno a te?/
Come va la vita dentro un cuore un pò più amaro che non ha né bugie e né verità? [...]"