martedì 29 gennaio 2013

"IDEE PER DIVENTARE ASTROFISICO", LEGGENDO MARGHERITA HACK


Come può sentirsi una mente umana impegnata nello studio dell'Universo, nell'analisi dell'infinitamente grande ed (almeno altrettanto) infinitamente sconosciuto? Quali consapevolezze possono acquisire scienziati e ricercatori sapendo che, nella nostra stessa galassia, potrebbero esserci fra le 180 e le 180mila civiltà tecnologicamente avanzate? 
Se il pianeta Terra fosse un semplice "puntino" nell'Universo, accompagnato magari dalla più classica delle scritte "voi siete qui", quanto potrebbe essere grande la "dimora" di stelle ed altr(ettant)i pianeti in essa dispersi? Prendendo a riferimento la definizione di "anno luce", identificata come la generica distanza percorsa dalla luce (velocità luce = 300mila km/s) nel vuoto in un anno, si possono scoprire dati impressionanti: 

"[...]La Galassia ha un diametro di circa 100mila anni luce. Al suo centro presenta un rigonfiamento spesso circa 15mila anni luce, mentre lo spessore del disco è 27mila anni [lucedal centro, dove si trova il Sole, è di soli 2mila anni luce.[...]"

Per poter ipoteticamente arrivare da un estremo all'altro della galassia, servirebbero (forse) 100mila anni di tempo andando ad una velocità teoricamente impossibile da raggiungere: quante generazioni di uomini servirebbero? In mezzo a questi numeri impressionanti, rimane la Terra e resta l'essere umano. 
In mezzo a questi dati dimorano, fino a prova contraria, anche le vite e le menti di coloro che tematiche come queste le hanno indagate ed esplorate a fondo: un percorso è, fra tutti i possibili, quello fatto dall'italiana Margherita Hack. 
La lettura del libro "Idee per diventare astrofisico" muove i suoi passi proprio al confine fra la scienza e la vita di questa grande scienziata italiana: quali sono stati i primi passi all'interno del mondo della ricerca, della formazione e dell'insegnamento? Quali evoluzioni ci sono state nel campo dell'astronomia e dell'astrofisica, nel percorso di esplorazione che l'essere umano va da secoli conducendo? 
Quali convinzioni e consapevolezze sono cambiate, nell'essere umano, a seguito di scoperte così grandi?
Quanto senso di impotenza dovrebbe/potrebbe nutrire l'essere umano, di fronte a tutto quello che è infinitamente grande ed ancora oggi largamente sconosciuto? 
In un "mare galattico" formato da oltre 400 miliardi di stelle, ci sono anche il Sole e la Terra: come cambia la percezione dello studioso, a seguito della conoscenza di numeri simili a questi? 
A queste e molte altre domande cerca di rispondere questo lungo dialogo con Margherita Hack, estendendosi anche a "sfere" appartenenti a tematiche differenti: ricerca scientifica, divulgazione, insegnamento, scoperte ed emozioni, ricerca e progresso, [...].
Risulta così possibile scoprire che la ricerca può avere, alle volte, anche fortissime componenti dettate dall'intuizione o da incidenti fortuiti: quanto può incidere il caso nel percorso del progresso?
Quanto può incidere una scoperta sul percorso e sulla vita di un singolo ricercatore, di un interessato alle discipline scientifiche? 
Come può sentirsi uno scienziato conoscendo l'infinito lavoro che rimane da fare nell'infinitamente grande ed ancora terribilmente sconosciuto?
Un libro come questo può contenere, senza dubbio, anche qualche utile idea per capire a quale "spaziale" carriera votarsi: rimangono molte galassie da esplorare, moltissimi pianeti da trovare. 
Qualche idea con cui inaugurare una propria consapevolezza personale? 

"[...]Nell'Universo dovrebbero esserci all'incirca un centinaio di miliardi di galassie. 
Quante ne siano state censite esattamente [...]saranno comunque parecchie decine di migliaia.[...]"

Rimane anche qui un larghissimo lavoro da intraprendere, senza però dimenticare le due più grandi sfide che occuperanno i secoli prossimi: materia oscura ed energia oscura su tutte. 
In questo sfondo, vita e suggerimenti di Margherita Hack possono costituire esempi molto utili con cui confrontarsi per far nascere un interesse, una consapevolezza e, perchè no, anche una carriera di lavoro e studio.
Resta, sullo sfondo, la (da) sempre presente curiosità umana. 


lunedì 28 gennaio 2013

27 GENNAIO 2013 : GIORNATA DELLA MEMORIA





27 GENNAIO 2013 - PER NON DIMENTICARE[..]


Ecco la difficoltà di questi tempi: gli ideali, i sogni, le splendide speranze non sono ancora sorti in noi che già sono colpiti e completamente distrutti dalla crudele realtà. È un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo. Mi è impossibile costruire tutto sulla base della morte, della miseria, della confusione. Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto, odo sempre più forte il rombo l’avvicinarsi del rombo che ucciderà noi pure, partecipo al dolore di milioni di uomini, eppure, quando guardo il cielo, penso che tutto volgerà nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza cesserà, che ritorneranno l’ordine, la pace e la serenità. Intanto debbo conservare intatti i miei ideali; verrà un tempo in cui forse saranno ancora attuabili". (Anna Frank) 




"Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario" (Primo Levi)

giovedì 24 gennaio 2013

FRA SOGNO, CONSAPEVOLEZZA ED EMOZIONE...

"Se un sogno è il tuo sogno, quello per cui sei venuto al mondo, puoi passare la vita a nasconderlo dietro una nuvola di scetticismo, ma non riuscirai mai a liberartene. 
Continuerà a mandarti dei segnali disperati, come la noia e l'assenza di entusiasmo, confidando nella tua ribellione."
(M.Gramellini, Fai bei sogni, 2012)

sabato 19 gennaio 2013

"RIPARTE IL FUTURO", UN PIENO DI LEGALITA'


"[...] Oltre ad essere una battaglia di civiltà [...] che vuol far ripartire le migliori energie del paese e della buona politica, la campagna vuole essere uno strumento diverso, aperto alla partecipazione di tutti, senza colore nè partito. La corruzione [...] influisce sulle vite di ciascuno di noi a tal punto da essere tra le cause più importanti della stessa disoccupazione giovanile.[...]"

Sono queste le parole di Don Luigi Ciotti, utilizzate per spiegare le ragioni fondanti della campagna "Senza Corruzione Riparte il Futuro". 
Costruire un'Italia nuova può e dovrebbe significare, in primo luogo, liberarsi dai vincoli imposti da fondamenti ed elementi di cattiva amministrazione e/o scarsa competenza: quanto costa, in termini reali, la corruzione nel nostro Paese? Le cifre dipingono un conflitto perenne con tutti quelli che, all'interno di questo Stato, lottano ogni giorno per costruire un'Italia migliore. 
Al sito della campagna vengono presentati in maniera molto evidente e radicale i "vincoli" imposti da corruzione e/o mancata cultura della legalità: 

"[...] un Paese corrotto è un Paese in cui:
  • i servizi pubblici sono inefficienti;
  • l’innovazione e la ricerca si fermano;
  • le imprese oneste sono penalizzate;
  • la “furbizia” diventa “indispensabile”;
  • la reputazione del Paese peggiora;
  • gli investimenti scarseggiano;
  • la disoccupazione sale;
  • la democrazia e i legami sociali si inquinano nelle logiche del ricatto;
  • la criminalità organizzata trova facili strade per penetrare nei mercati. [...]"
Potrebbe la cultura della legalità costituire un (ennesimo) volano di rilancio per il Paese? 
Potrebbe la costruzione di una nuova classe politica e dirigente contribuire a costruire solide fondamenta sulle quali rilanciare il futuro italiano (e degli italiani)? 
Far ripartire il futuro dovrebbe significare, pertanto, fare di tutto per uscire dall'inverno in cui ci hanno precipitato corrotti e corruttori. Sono queste le basi della campagna "Riparte il futuro", promossa da persone ed associazioni che hanno deciso di non arrendersi di fronte alla triste e drammatica realtà dei fatti. Quale miglior momento per richiedere una presa di posizione forte e decisa davanti a queste tematiche, stando al periodo di elezioni politiche ormai imminente? 
La costruzione di un futuro migliore deve ad ogni costo passare attraverso la correzione e l'eliminazione completa di elementi indegni come quelli afferenti al campo della corruzione, dell'evasione, dell'illegalità, [...]. La campagna "Riparte il futuro!" vorrebbe, in questo senso, riaffermare l'istituzione di classi politiche e dirigenziali all'altezza della situazione imposta dai tempi. 
Firmare questo appello significa, pertanto, sottoscrivere un impegno forte e coerente con la necessità di riscrivere un'Italia migliore, libera da certi pesanti vincoli. Perchè firmare? 

"[...] Firmare per metterci in gioco noi e chiedere di mettersi in gioco a chi si è candidato. Creare insieme un nuovo patto: la lotta alla corruzione ha bisogno di graffiare le coscienze degli uni e degli altri in modo chiaro, pulito e trasparente. Un atto di democrazia. [...]"

E' questa la spiegazione promossa dallo stesso Don Ciotti. La costruzione di un "nuovo patto" è una dimensione che va sviluppata imponendo, alla classe politica veterana e/o esordiente alle prossime elezioni, una notevole presa d'atto morale per l'Italia che verrà. Firmare per far sottoscrivere un impegno forte, serio ed al tempo stesso semplice. Il fine della campagna è articolabile, infatti, in una sorta di "agenda" composta da cinque punti tremendamente semplici per uno Stato normalmente degno di essere identificato come tale. In sintesi estrema, ad ogni candidato dovrebbero essere sottoposti i seguenti punti: 
  1. Inserire nella propria campagna elettorale la promessa di continuare il rafforzamento della legge anticorruzione iniziato con la riforma del novembre 2012. Concretamente, chiediamo sia modificata la norma sullo scambio elettorale politico-mafioso (416 ter) entro i primi cento giorni di attività parlamentare, con l’aggiunta della voce “altra utilità”;
  2. Pubblicare il proprio Curriculum Vitae con indicati tutti gli incarichi professionali ricoperti;
  3. Dichiarare la propria situazione giudiziaria e quindi eventuali procedimenti penali e civili in corso e/o passati in giudicato;
  4. Pubblicare la propria condizione patrimoniale e reddituale;
  5. Dichiarare potenziali conflitti di interesse personali e mediati, ovvero riguardanti congiunti e familiari.
Sottoscrivere un appello come questo può bastare a riavviare il sistema moral-sociale dell'intero Paese? 
Per rispondere positivamente a questa domanda dovrebbe servire invece la forza del collettivo.
Per rispondere esaurientemente a questa domanda dovrebbero servire classi politiche e tecniche veramente all'altezza delle tensioni morali che amministrazione e responsabilità comportano. 
Sottoscrivere un appello come questo potrebbe significare,in termini reali, lanciare grida di dignità in un deserto di intenti ed azioni positive senza quartiere. 
Perchè firmare e perchè diffondere, dunque? 

"Più siamo a firmare questa petizione, più i candidati dovranno ascoltare le nostre richieste.Firma adesso per un futuro senza corruzione."



Per saperne di più: 

www.riparteilfuturo.it


martedì 15 gennaio 2013

QUANTI PIANETI SIMILI ALLA TERRA? QUALI PROSPETTIVE PER L'UOMO?


Nel suo viaggio, fra Storia e Scienza, nella mente dell'uomo è balenata molto spesso (fra le molte altre domande) la questione facente rima stretta con la questione del "Siamo soli nell'Universo?
Da questa risposta sono 'scese' teorie, ricerche ed esperimenti finalizzati alla ricerca di altre forme di vita simili od almeno comprensibili per la nostra; potrebbero infatti esistere altre forme di esistenza da noi non conosciute e, pertanto, per noi assai difficilmente concepibili?
Lo sviluppo della vita sarebbe forse più facile all'interno di un pianeta simile a quello terrestre? 
Attraverso quali declinazioni si potrebbe pervenire alla scoperta di altre razze intelligenti, eventualmente complementari all'essere umano? 
Dalla ricerca di risposte a domande simili a queste sono nate teorie, formule e ricerche finalizzate alla definizione di certezze capaci di far sentire (forse) l'essere umano meno solo.
All'interno del dibattito scientifico, fra domande e questioni tutt'ora largamente irrisolte, rimangono solo pochi capisaldi destinati ad essere assunti come "certezze"; il primo su tutti è richiamato da una frase attribuita ad grandissimo scienziato (ed uomo) che, senza particolare sorpresa, riesce a riassumere al meglio due limiti (/potenzialità) del genere umano:

"Due cose sono infinite: l'universo e la stupidità umana. Della prima non sono ancora sicuro."

Intendendo la stupidità in termini "allargati", è forse possibile riferirla anche al percorso che rimane (e rimarrà) da fare per fare luce sui troppi elementi attualmente sconosciuti nei confronti dell'infinitamente grande? All'interno di un Universo infinito (ed infinitamente sconosciuto) sono stati moltissimi i tentativi promossi per capire quante altre forme di vita simili alla nostra potessero esserci. 
Sono state effettuate ricerche, elaborate formule, ripensati esperimenti e complesse teorie. 
Sono stati costruiti "palazzi " meravigliosi, utilizzando i medesimi criteri radicati nella sola disciplina che potrebbe (forse) farci sentire un pò meno "universalmente stupidi":

"Una cosa ho imparato nella mia lunga vita: che tutta la nostra scienza è primitiva e infantile eppure è la cosa più preziosa che abbiamo."

Citando ancora una volta frasi attribuite al celeberrimo Albert Einstein, è sempre possibile trovare immense forme di spunto e riflessione: siamo veramente costretti a fare luce sui misteri che ci avvolgono utilizzando una luce al tempo stesso primitiva, infantile e preziosa? Saremo costretti a farlo per sempre? 
Quanta solitudine ha l'essere umano nell'infinitamente grande che lo circonda? 
In un Universo infinito ma stranamente in espansione, emerge una citazione abbastanza famosa nella letteratura e poi nella cinematografia: 

"Se fossimo soli nell'Universo allora l'Universo stesso sarebbe solo un grande spreco di spazio."

E' davvero solamente questo il punto centrale e risolutivo della questione? 
In un'eternità fisica piena di stelle, buchi neri, galassie, pianeti, asteroidi, [...] l'uomo può veramente definirsi "solo"? A domande come queste si sono aggiunte poi le riflessioni imposte dalle teorie religiose, seguendo un piano inclinato su cui la razionalità fa alle volte moltissima difficoltà a rimanere in equilibrio.
Quanto è solo l'essere umano, dentro ad un sistema immenso come questo?
Quanti pianeti simili alla Terra potrebbero esistere nell'Universo, rimanendo fedeli alla definizione di vita come esclusivamente similare a quella umana? A domande come queste hanno cercato di rispondere anche equazioni particolari (cfr. Equazione di Drake), quasi come se la determinazione della vita potesse essere una questione di rilevanza ed esattezza matematiche. 
Può essere la solitudine della Terra un'inevitabile verità con cui far di conto? 
Quali informazioni provengono da ultimi studi condotti nel settore scientifico? 
Stando a quanto riportato dai giornali, durante il meeting dell'American Astronomical Society, è stato presentato uno studio riguardante il numero presunto di pianeti extrasolari simili alla nostra astronave-Terra: tale report ha condotto ad un risultato pari a circa 17 miliardi di pianeti dalla "taglia" simile a quella terrestre, anche se nella sola Via Lattea. 
Alcuni di questi pianeti potrebbero essere, inoltre, sufficientemente predisposti alla formazione di un qualche cosa di assimilabile alla "vita": acqua ed illuminazione sono solo due delle condizioni minime per poter permettere la concreta formazione di questo grandissimo ma sconosciuto mistero. 
Condanna a rimanere soli o possibilità di vedere meglio sfruttato questo immenso spazio che ci avvolge? 
A posteri ed esperti le ardue sentenze. 
Maturate grazie a lenti scientifiche, ovviamente. 


Per saperne di più:

"Nella Via Lattea 17 miliardi di pianeti simili alla Terra", Corriere.it,
(http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/13_gennaio_08/via-lattea-pianeti-come-terra_245388a4-59a0-11e2-bf1c-a7535a9f5f63.shtml)

"L'equazione di Drake ieri ed oggi. Ma domani?", IlSole24Ore.com,
(http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2010-08-27/lequazione-drake-ieri-oggi-101908.shtml)


domenica 13 gennaio 2013

"PSYCO", CITANDO SAMUELE BERSANI...


"[...] C'è troppa pioggia e sto perdendo quota/ attraversando vuoti d'aria tra le nuvole./ 
Se piango in acqua non si nota/ e in mezzo agli altri si consiglia di sorridere./ 
A volte io ho paura di voi più che della solitudine.  [...]"

lunedì 7 gennaio 2013

"IDEE PER DIVENTARE MATEMATICO", LEGGENDO ODIFREDDI


A quale disciplina appartengono le basi a cui si ancorano le scienze che oggi sembrano descrivere meglio il mondo circostante, fra infinitamente grande ed infinitamente piccolo? Attorno a quali fondamenti sono legate discipline come la fisica, l'ingegneria, la biologia o la medicina, solo per citarne alcune?
A domande come queste, il ruolo della matematica sembra rispondere in maniera esauriente: rimane veramente solo lei alla base di fattori come questi? 
Dalla scienza del calcolo si sono dipartite, nel corso dei secoli, moltissime altre branche grazie alle quali è stato possibile realizzare grandissime scoperte, oggi sottovalutate in quanto ritenute "all'ordine del giorno": cosa ne sarebbe, ad esempio, del controllo dell'elettricità senza matematica?
Cosa rimarrebbe dei computer e della logica informatica senza gli ordinamenti matematici? Cosa resterebbe della scienza e della fisica senza le basi matematiche? Alla modernità sono infatti collegate, a "cascata", altrettante branche oggi essenziali nelle esistenze di tutti: tecnologia, informatica, fisica ed applicazioni correlate (trasportienergia, [...]), impiantistica solo per citarne alcune. 
Se larga parte del mondo è matematizzabile, come è possibile descrivere la matematica ed il ruolo del matematico?
E' attorno a questioni come queste che si muove "Idee per diventare matematico", un libro-intervista-dialogo fatto con il famoso divulgatore e Professore Piergiorgio Odifreddi: grazie al racconto di una vita (lavorativa e non) dedicata allo studio ed all'approfondimento di questa disciplina, vengono fornite opinioni e pensieri riguardo all'importanza del "saper far di conto". 
Matematica intesa come sport per giovani, matematica vista come grande trama "intessuta" di volti, dimostrazioni ed esperimenti.
Matematica intesa come disciplina rigorosa, a cui è impossibile sfuggire definendola una semplice opinione: fino a quando potrà reggere il detto "La matematica non è un'opinione?
A cosa sono attribuibili le pessime opinioni sulla matematica che studenti ed alunni hanno (purtroppo) maturato dopo anni di studio?
Quali sono le storie e le vite di esseri umani che hanno donato la propria vita all'insegna della matematica? 
Quali sono i percorsi di vita del "matematico medio"? A quali esercizi e congetture mentali si deve sottoporre nel corso della vita? 
Sono tantissime le domande e moltissimi gli ostacoli che un testo come questo riesce a portare all'attenzione del lettore: quali confini può assumere la matematica, fra passione e lavoro? 
Cosa dovrebbe rimanere nelle menti di coloro che, pur non essendo matematici di professione, includono questa disciplina come principale fondamento della loro preparazione e formazione? A questa domanda risponde, in maniera significativa, la declinazione di cultura in chiave matematica (ma non solo!): 

"[...]La cultura matematica, così come la cultura in generale, in fondo è ciò che ti rimane quando ti sei 'dimenticato' tutto quello che hai letto od imparato. In altre parole, la cultura non è un fatto di nozioni da telequiz, che si dimenticano tanto velocemente quanto si sono apprese, ma è la forma mentale che quelle nozioni ti hanno dato, plasmandoti in qualche modo il cervello. 
In matematica [...] non è così importante ricordare a memoria mille teoremi o dimostrazioni o formule. 
Certo, le tabelline è utile saperle, così come bisogna saper muovere le dita per saper suonare. 
Ma ciò che è veramente importante è imparare un metodo che permetta di ritrovare da soli ciò che si è dimenticato, e magari ogni tanto anche di trovare qualcosa di nuovo che non si conosceva e che, se si è fortunati, non aveva mai saputo nessuno.[...]"

Può capitare di trovare qualcosa di nuovo, fra illuminazione e dimostrazione rigorosa: sono frequenti nella storia esempi di matematici che sono pervenuti a risoluzioni di dimostrazioni e problemi quasi per caso, magari a seguito di inconsce elaborazioni di nozioni e trasversali componenti della "cultura" sopra dall'autore definita. 
Quali prospettive dare infine a coloro che vedono ed immaginano la matematica come facente parte in una qualche maniera del loro percorso lavorativo e/o esistenziali? Quali suggerimenti ed esperienze raccontare a chi vuole avvicinarsi con ottimistico approccio allo studio di questa disciplina? 
A queste domande viene data risposta, cercando di illustrare soprattutto quelle fondamenta che fanno della matematica una scienza strettamente collegata a moltissime altre tematiche: 

"[...]La causa finale (della divulgazione scientifica intrapresa dall'intervistato) è stata l'esigenza di andare oltre il tecnicismo, per  capire e riuscire a far capire quanto e come la matematica sia parte della cultura in generale: qualcosa [...] che ha legami e interazioni non soltanto con tutte le scienze, ovviamente, ma anche con la filosofia, la musica, la pittura, la letteratura, la teologia, [...]"

Conoscere la matematica per poter conoscere meglio il mondo, dunque? 
E' attorno ad argomentazioni come queste che si muovono le trame di questo libro-intervista: quale ruolo può avere la matematica nelle esistenze di ognuno di noi? Conoscere bene la scienza matematica (e le sue applicazioni pratiche nella vita di ogni giorno) a cosa può servire? Quali potenzialità può "regalare"?

"[...]la matematica non è tutto, ma è già qualcosa: se la conosciamo, abbiamo a disposizione non solo un mezzo per capire la scienza e la tecnologia che permeano il mondo in cui viviamo, ma anche un linguaggio che ci serve per interpretare i fatti della vita quotidiana. 
Non mi sembra poco ed più di ciò che offrono le altre parrocchie, sacre o profane. 
Teniamola da conto, allora, e cerchiamo di farne un buon uso: non ci deluderà.[...]"

Leggere per conoscere, dunque. 

venerdì 4 gennaio 2013

PROPOSITI PER L'ANNO NUOVO, CITANDO CHARLIE BROWN...



"[...] l'anno vecchio è finito ormai/ ma qualcosa ancora qui non va. [...] 
L'anno che sta arrivando tra un anno passerà/ io mi sto preparando è questa la novità. [...]"
(Lucio Dalla, L'anno che verrà)